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Profili teologici e scientifici dello ‘sguardo dell’anima e della ragione’: da occhi di ombra ad occhi di fede
Tuttavia, è importante ricordare che questi segnali non verbali trasmessi attraverso gli occhi non sono sempre validi a livello universale. Sono fortemente influenzati da fattori come il carattere individuale della persona, la sua cultura, l’educazione ricevuta e il contesto specifico in cui si trova. Pertanto, mentre gli occhi possono essere potenti narratori, la loro ‘storia’ deve essere interpretata considerando queste variabili, ricordando che la comunicazione (verbale e non) è sempre un linguaggio complesso, che può prestarsi a più interpretazioni.
Uno degli esempi più notevoli proviene da Gustavo Adolfo Bécquer, un influente scrittore spagnolo della seconda metà dell’800. Bécquer ha descritto con poesia l’intensità espressiva degli occhi, affermando che:‘L’anima che può parlare con gli occhi, può anche baciare con lo sguardo.’
Sebbene non permettano di stabilire con certezza l’origine dell’espressione, queste citazioni letterarie evidenziano il fascino duraturo del legame tra occhi e anima attraverso la letteratura e la cultura popolare degli scorsi secoli.
La connessione tra gli occhi e l’anima è stata ampiamente esplorata nel campo della psicologia, sia nella teoria psicoanalitica sia nella ricerca empirica. La scuola freudiana e post-freudiana, con figure come Jacques Lacan, ha profondamente indagato il ruolo dello sguardo nello sviluppo psichico, nelle relazioni sociali e affettive, e nell’empatia.
Non posso non illustrare in materia (gli occhi sono lo specchio dell’anima) la dottrina di Sant’Agostino d’Ippona, Dottore della Chiesa cattolica
( cfr. https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://psiche.santagostino.it/occhi-specchio-anima/&ved=2ahUKEwjU9c2i6vKLAxVKywIHHTpWKskQFnoECBMQAw&usg=AOvVaw2n6MTxRvJ1BFFxPvQ6yMWs ).
In questo testo, che condivido pienamente, viene evidenziato che vi sono alcuni i quali ritengono che la religione cristiana debba essere derisa piuttosto che accettata, perché in essa, anziché mostrare cose che si vedono, si comanda agli uomini la fede in cose che non si vedono. Dunque, per confutare coloro ai quali sembra prudente rifiutarsi di credere ciò che non possono vedere, noi, benché non siamo in grado di mostrare a occhi umani le realtà divine che crediamo, tuttavia dimostriamo alle menti umane che si devono credere anche quelle cose che non si vedono.
E, in primo luogo, a coloro che la stoltezza ha reso così schiavi degli occhi carnali che giudicano di non dover credere ciò che con quelli non scorgono, va ricordato quante cose non solo credano ma anche conoscano, che pure non possono vedere con tali occhi. Già nel nostro animo, che è di natura invisibile, ce ne sono innumerevoli. Per non parlare di altro, proprio la fede con la quale crediamo o il pensiero con il quale sappiamo di credere o di non credere qualcosa, sono totalmente estranei agli sguardi di codesti occhi; eppure che c’è di più manifesto, di più evidente, di più certo dell’interiore visione dell’animo?
Come dunque possiamo non credere ciò che non vediamo con gli occhi del corpo, quando ci accorgiamo di credere o di non credere pur non potendo giovarci degli occhi del corpo? Cfr. https://www.monasterovirtuale.it/s-agostino/la-fede-nelle-cose-che-non-si-vedono.html
In riferimento alla memoria ed al corpo, si discute affinché sia evidente che l’anima non può essere considerata piccola o grande secondo l’ estensione (“oculare” ); in tale “ottica” si pongono delle domande esplicative:
(cfr. Sant’ Agostino https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://www.monasterovirtuale.it/s-agostino/la-grandezza-dell-anima.html&ved=2ahUKEwjxwbzgnvWLAxX03AIHHbWuNCsQFnoECCMQAQ&usg=AOvVaw3MGsgFZ2efVikjjcFTUUiS :
“ Dimmi, per gentilezza, se ritieni che la facoltà, denominata memoria, è un nome vuoto. E chi lo riterrebbe? E pensi che appartiene all’anima ovvero al corpo? Anche qui sarebbe ridicolo dubitare. Non può essere oggetto né di fede né di pensiero che un corpo esanime si ricordi di qualche cosa. Ti ricordi ancora di Milano? La ricordo bene. Ed ora, dal momento che è stata rievocata alla mente, ricordi la sua grandezza e configurazione? Certo che ricordo, anzi nessun ricordo è così fresco e completo. Ed ora, sebbene non la vedi con gli occhi, la rievochi nella coscienza. Sì. Ricordi, penso, quanto ora dista da noi? Sì, anche questo ricordo. Vedi dunque nella coscienza la distanza stessa.? Sì. Quindi se la tua anima è dove è il tuo corpo e non si estende al di fuori di esso, come è stato dianzi dimostrato, come avviene che essa intuisce tutte quelle cose? Avviene mediante la memoria, penso, e non perché è presente a quei luoghi.
Sul piano giuridico sottolinea “ Non ti colpisce una certa grande e stabile giustizia anche in queste cose? E come? Perché, a mio avviso, noi concepiamo la giustizia come equità ed è manifesto che equità è denominata da eguaglianza. Ora l’equità in questa virtù comporta che sia dato a ciascuno il suo. E certamente non si può dare a ciascuno il suo, se non mediante una certa distinzione. La pensi diversamente?. È chiaro e son pienamente d’accordo. E ritieni che si dia distinzione, se tutte le cose fossero eguali e non differissero in nulla fra di loro? No, certamente. Quindi non si può attuare la giustizia, se nelle cose, in cui è attuata, vi sia una certa, per così dire, ineguaglianza e dissimiglianza. Capisco.
Dunque noi ammettiamo che le figure, di cui stiamo trattando, una che risulta di tre angoli e l’altra di quattro, sono dissimili, sebbene siano composte di linee eguali. Non ti sembra quindi che è stata conservata una certa giustizia, nel senso che la prima, la quale non può avere l’eguaglianza dei contrari, mantiene una rigida eguaglianza degli angoli, nella seconda invece, poiché v’è grande corrispondenza dei contrari, la legge degli angoli tolleri una certa ineguaglianza? Il principio mi ha colpito profondamente. Perciò mi è sembrato opportuno chiederti in quale misura “vedevi” l’esteticità di questa verità, equità, eguaglianza ??…”
Per il momento, compreso che cosa sono il segno, la lunghezza e la superficie, rifletti quale di essi, secondo te, necessita, per essere, dell’altro e di quale. “Vedo” che la superficie necessita della lunghezza, senza di cui è inconcepibile. Hai mai visto con “ gli occhi del corpo “un tale punto, una tale linea o una tale superficie? Mai, non sono oggetti sensibili. Dunque se gli oggetti sensibili per una certa mirabile affinità sono percepiti dagli occhi del corpo, è necessario che lo spirito, con cui vediamo gli oggetti sovrasensibili, non sia corporeo o corpo. La pensi diversamente? Suvvia, ormai sono d’accordo che lo spirito non è corpo o qualche cosa di corporeo. “Il punto mediano dell’occhio, la pupilla, non è in certo senso che il centro dell’occhio”. Ma vi risiede tanta funzionalità, che con esso da un luogo elevato può osservare, spaziando, la metà del cielo, la cui estensione è inesprimibile. Dunque non è illogico che lo spirito sia totalmente immune da grandezza corporea, la quale si ottiene con le tre dimensioni, sebbene possa rappresentarsi qualsiasi grandezza corporea. Ma a pochi è concesso “ lo spirito con lo spirito stesso, cioè che lo spirito veda se stesso. Si vede mediante l’intelligenza !!!!!!”
Cessa di stupirtene. Ti darò una risposta simile alla precedente. Lo sviluppo delle membra non è dimostrazione valida che l’anima ne tragga vantaggio, poiché molti con corporatura esile e gracile sono più prudenti di altri che hanno una gagliarda complessione. Allo stesso modo noi “vediamo” che alcuni giovani sono più attivi e costanti di parecchi anziani.
Pertanto, sembra strano, ma, come hanno confermato gli autori citati, gli occhi, gli sguardi, la vista possono essere analizzati sotto i profili più variegati e secondo le differenziate scienze e religioni, infatti in questa angolazione posso confermare che il tema è trattato anche dal Vangelo…. per cui sono indispensabili le visite costanti da parte degli specialisti in grado di descrivere tutte le forme patologiche che possono emergere purtroppo in tutte le età.
Profili teologici e scientifici dello ‘sguardo dell’anima e della ragione’: da occhi di ombra ad occhi di fede
Nell’A.T. è relazionato a Jahvè, nel N.T. a Gesù immagine di Dio( 2Cor 4,4) non copia, ma conformità all’originale, vero uomo compiuto, Adamo è un abbozzo, infatti ha sconquassato il suo “essere ad immagine di Dio”, pertanto Gesù è il vero alter ego di Dio (c’è differenza fra “essere ad immagine” ed “essere immagine”).
E’ Gesù che libera l’uomo dal peccato affinchè si realizzi il disegno divino secondo il quale: “l’uomo è predestinato a diventare immagine di Cristo, cioè immagine del Figlio suo”(Rm 8,29), infatti la teologia pasquale dell’incarnazione e della redenzione non è semplicemente “riparativa” (ma ha effetti soteriologici ed escatologici), quindi il peccato non necessiterebbe l’incarnazione di Cristo, la quale sarebbe avvenuta lo stesso, anche senza il peccato originale di Adamo.
La salvezza (soteriologia) implica sotto il profilo antropologico la compiutezza dell’uomo in tutti i suoi aspetti, compresa la relazione con l’altro, costituente il ‘locus teologicus’ che genera la comunione, cioè Chiesa, luogo della comunione-relazione.
Pertanto, occorre esaminare gli sviluppi storico-teologici:
1-Patristica (si fonda sul platonismo, l’uomo non è immagine di Dio, lo è soltanto in e per Cristo, l’ unico mediatore fra l’uomo e Dio);
2-la Tradizione asiatico-antiochena( Vescovo Ireneo: unico modello dell’uomo creato a sua immagine e somiglianza è il Verbo incarnato); 3-la Scuola Alessandrina (Origene fa invece riferimento al Verbo preesistente-Logos- immagine invisibile, immagine dell’immagine);
3-il Concilio II(GSn.10- 22:è Cristo incarnato che spiega Adamo,la sequela di Cristo restituisce all’uomo la somiglianza divina, il cristiano diviene sua immagine, realizzazione disegno divino).
L’Antropologia ruota intorno a 4 strutture, cioè la relazionalità dell’uomo con Dio, con l’altro/se stesso, col mondo e con le forme della libertà;
a)situata (in base ai contesti familiari,religiosi);
b)teologale ( in base al tipo di rapporto vissuto con Dio);
c)definitiva (in base al proprio progetto di vita: vocazione coniugale/presbiterale; fedeltà morale);
d) inglobante ( dimensione che include tutti gli ambiti della vita che gli esseri umani non devono trascurare: i propri sensi, per esempio la vista; sociali, per esempio la solidarietà; economici, per esempio il lavoro onesto; umanistici, per esempio lo sguardo concreto verso la SS. Trinità che assiste i fedeli; storici, per esempio lo studio delle epoche in cui abbiamo ottenuto evoluzioni per la pacifica crescita globale del mondo).
Infatti concordo con il famoso aforisma “ Gli occhi sono in grado di raccontare le emozioni, gli stati d’animo ( la sensibilità religiosa) e i sentimenti di una persona. Attraverso loro è possibile entrare in comunicazione con un’altra persona senza bisogno delle parole”.
La psicologia e varie ricerche scientifiche hanno effettivamente sottolineato l’importanza del contatto visivo nella comunicazione umana, rivelando come gli occhi possano essere strumenti espressivi potenti nel trasmettere emozioni e stati d’animo. Questi studi hanno dimostrato che lo “sguardo” non è solo una componente essenziale della comunicazione non verbale, ma svolge anche un ruolo cruciale nel creare connessioni affettive e comunicative tra le persone.
Ritengo utile, conseguentemente, una sintetica disamina della c.d. “ psicologia degli occhi “. Com’ è noto gli studiosi sottolineano che gli occhi inoltre possono rivelare anche la sincerità o l’inganno. Secondo la saggezza popolare, infatti, se le parole possono in qualche modo celare la verità, “gli occhi non mentono mai“.
Jeffrey Walczyk, psicologo alla Louisiana Tech University, ha studiato i comportamenti oculari durante la menzogna, scoprendo che non esistono movimenti particolari associati alla menzogna; al contrario, gli occhi possono rimanere insolitamente immobili a causa dell’aumentato carico cognitivo necessario per formulare una menzogna.
Le ricerche di Stephanie Cacioppo (Università di Chicago) e di Omri Gillath (Università del Kansas) hanno invece esplorato il ruolo degli occhi nelle dinamiche amorose e di seduzione, evidenziando come gli sguardi e le direzioni dello sguardo possano segnalare interesse romantico o sessuale, e come la focalizzazione sul viso possa essere collegata alla ricerca di tratti desiderabili in un partner sentimentale.
Anche Luigi Pirandello, celebre scrittore e drammaturgo italiano premio Nobel, ha toccato questo tema.‘Gli occhi sono lo specchio dell’anima […], cela i tuoi se non vuoi che ne scopra i segreti.’
Una conferma dal paradigma di Tania Singer
In una ricerca condotta nel 2004, sono stati esplorati due distinti stili cognitivi e il loro impatto sulla risposta emotiva, basandosi sul paradigma proposto dalla neuroscienziata Tania Singer. Questo paradigma si concentra sull’analisi delle reazioni neurali e psicologiche alle emozioni altrui, contribuendo alla comprensione dei meccanismi cerebrali che regolano l’empatia.
Gli stili cognitivi esaminati erano:-Hot: Generativo di emozioni, caratterizzato da una maggiore risposta emotiva e coinvolgimento empatico- Cold: Più analitico e sistematizzatore, con una tendenza a focalizzarsi sui dettagli e un minor coinvolgimento emotivo.
Gli esperti spiegano ”Cosa comunicano gli occhi“. Gli occhi sono spesso descritti come finestre sull’anima, capaci di veicolare un’ampia gamma di emozioni e di comunicare senza parole. Possono raccontare storie profonde, affermare la sicurezza o tradire la timidezza. Per esempio:
• Abbassare lo sguardo può indicare imbarazzo o paura, una sorta di rifugio in momenti di incertezza. Tale gesto può variare a seconda delle persone e dei contesti, essendo a volte situazionale (legato al contesto specifico); altre cronico (causato dall’indole della persona).
• Un contatto visivo diretto e prolungato, d’altra parte, può esprimere sfida o, paradossalmente, nascondere timidezza e imbarazzo dietro una facciata di sicurezza.
• L’accompagnare lo sguardo con un respiro calmo e un leggero inclinare della testa può segnalare interesse e attenzione, rivelando una connessione con l’interlocutore. Inversamente, uno sguardo evasivo può suggerire tensione o essere un modo per attenuare un’emozione intensa ma nascosta.
• Sbattere frequentemente le palpebre può segnalare la necessità di vedere più chiaramente, sia in senso fisico che metaforico.
• Guardare lontano, verso l’orizzonte, può essere un modo per prendere distanza dalla situazione attuale, come un tentativo di sfuggire da una conversazione difficile.
• I movimenti rapidi degli occhi, infine, possono indicare una mente agile e vivace, attiva e attenta anche in apparenza distratta.
Profili teologici e scientifici dello ‘sguardo dell’anima e della ragione’: da occhi di ombra ad occhi di fede
Sono sicuro che molti si chiederanno perché ho elaborato questo testo, la risposta è semplice in quanto l’ho maturato nella mia memoria visiva, avendo perduto per un certo periodo ( da Dicembre 2024 a Marzo 2025) l’efficienza dei miei 2 occhi e pertanto ho preferito tenerli spesso chiusi, usando gli altri sensi, ma in 3 mesi ( ho subìto 2 interventi a Palermo, durante i quali sono apparsi in ciascuno per 20 minuti variegati, luminosi arcobaleni, ad opera del bravo oculista Dr. Giuseppe Giunchiglia, con la collaborazione del suo brillante staff, in particolare con l’ottima anestesista dr.ssa G. Piscopo, con terapia a casa per 3 mesi di 750 “gocce” anche a base di cortisone, grazie al mio amico fraterno Alessandro Mineo, eccellente tecnico oftalmico con elevata sensibilità religiosa, marito di una mia ex impiegata della Corte dei conti signora N.S. che anni fa con grande fede ebbero la Grazia di un “miracolo” di cui si occupò anche la TV) ho potuto “rivedere” moltissimi ricordi della mia vita, assistito amorevolmente da mia moglie Marcella, dalle preghiere del nostro fraterno amico Rev.mo Padre Salvatore Lazzara (attuale v. Parroco del Santuario Basilica della Madonna di Altavilla Milicia-Palermo, per 25 anni, fino all’anno scorso, colonnello cappellano dell’Arma dei Carabinieri e delle FF.AA. in giro per le basi militari e le sedi cultuali anche delle altre Religioni esistenti in tutto il il mondo) e dai contatti telefonici dei nostri figli (lontani) e dei nostri parenti più affettuosi in 1 mia chat.
Nel contempo ho ascoltato musica classica, Bibbia ed approfondendo testi scientifici audioparlati ( il mio amico frate rev.mo sacerdote Padre Paolino Saia mi ha scritto: “IMPARA IL PIÙ POSSIBILE :Vivi orientato verso l’eternità, cercando di studiare e apprendere cose utili e vantaggiose per te e per il tuo prossimo. Quando cessiamo di imparare e di progredire, cominciamo realmente a morire. Impara più che puoi, in tutti i rami del sapere, per illuminare il tuo spirito al massimo.
Approfitta di tutti i minuti che hai per imparare, per aumentare le tue conoscenze” :principio costituente il fondamento del mio c.v. aggiornato al 2008 https://mail.google.com/mail/u/1?ui=2&ik=aba35fb2ca&attid=0.1&permmsgid=msg-a:r4535232235745738886&th=195ae15fc852637f&view=att&disp=safe&realattid=195ae15b797b30a19491&zw ) che mi hanno indotto a concepire questo articolo su cui gradirei ricevere le vostre opinioni in base alla vostra scienza e coscienza.
Preliminarmente sottolineo, sul piano spirituale, che diversi sono i riferimenti che troviamo anche nel Vangelo in ordine allo “sguardo” di Gesù: alza gli occhi al cielo, guarda attorno la folla, guarda i campi, gli alberi – ma anzitutto guarda gli uomini. Il suo sguardo (che mi ha sempre seguito durante le mie 2 operazioni chirurgiche) penetra le persone fino nel profondo del cuore “ Se anche i nostri sguardi girano attorno, non trovando accoglienza da parte di nessuno – non siamo da soli. Cerchiamo lo sguardo di Gesù, diamogli l’accoglienza nel nostro cuore. Ritrovando e accogliendo il suo sguardo non potremo mai essere feriti da nessuno. Come scrisse il maestro Eckhart: “L’occhio con cui io vedo Dio è lo stesso occhio con cui Dio vede me”. (cfr.
https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://www.interris.it/intervento/sguardo-dio/&ved=2ahUKEwiYwPW9_IaMAxVVg_0HHRG7Ax4QFnoECBMQAw&usg=AOvVaw0WZMC7PiVcRNIOfzPAedvN )
Pertanto, a tal proposito, sottolineo (dalla mia recensione dei libri di Testo della STB San Luca ev. di Palermo, cfr. https://gloria.tv/post/x29DBQkVEucp2HQfiHkc9omvQ ) che la Bibbia presenta 2 brani riguardanti i nostri occhi (che soltanto con la vista efficiente possono essere letti e meditati) attinenti alla creazione: Gen. 1,1-2,4a (di fonte sacerdotale “P”) e Gen.2,4b-3,24 ( di fonte Javista”J”, più antica), essi si distanziano di 3 secoli. Nel primo Dio crea parlando, lo stile ha una cadenza ritmica, si nota un crescendo: tutto è bello e buono ed al 6° giorno con l’uomo e la donna è assai bello e buono; il racconto è articolato in 7 giorni, ci sono norme relative al culto, vertice è il sabato, giorno di riposo, viene rimossa l’idolatria verso sole e luna, che attraverso i nostri occhi ( interiori ed esteriori) sono mostrati come lampadari fatti da Dio, introduce la benedizione per gli esseri viventi.
Nell’altro Dio è un giardiniere che pianta, il genere letterario è il mito (esprime il senso). Gli ebrei non conoscevano il globo, la terra corrispondeva alla “Mezzaluna fertile” (i testi di riferimento si collocano fra il IX ed il VI sec. A.C,) dalla cui configurazione derivano insegnamenti su “Dio creatore, datore della vita e della vista , sul posto che l’uomo ha nel mondo, sulla pari dignità uomo-donna, sul combattimento dell’idolatria”.Esso spiega le ragioni dell’esistenza della sofferenza, fatica e morte, considerato che ciò che Dio crea è buono. L’uomo è creato da solo, ma anche la donna (considerato il torpore di Adamo), in ogni uomo c’è l’umanità intera, è irripetibile; il termine “adam” significa uomo e si collega alla sua origine “adamah”, cioè terra, infatti ha la medesima radice; inoltre la corrispondenza uomo-donna (capacità di stare l’uno di fronte all’altro) è espressa con termini aventi anch’essi la stessa radice “is e issah”.
La donna porta alla luce l’uomo, ma ha avuto origine dall’uomo (equilibrio), è il peccato (sempre contro Dio e contro l’uomo, è la scelta fra due parole, quella di Dio e quella del serpente) che provocò gli squilibri nella relazione, lo stesso avvenne nel fratricidio, esso genera diseguaglianze (ricchi e poveri) e disordini non rientranti nel progetto di Dio, confermato anche dalla fonte sacerdotale: “l’uomo è creato ad immagine e somiglianza di Dio” per cui il suo fondamento risiede nella creazione. Infatti i termini usati sono “selem”(immagine) nell’accezione di statua (eretta da un re per raffigurare la sua autorità su territori conquistati) e
“De mut”(somiglianza) identificato con una capacità razionale immanente (possibilità di conoscere e di vedere con gli occhi il bene ed il male). Confrontando le altre religioni antiche il termine selem evoca il concetto di “rappresentante o alter ego di Dio”, per cui l’uomo ha un potere regale su tutto il creato, ciò viene confermato dal Salmo 8 il quale afferma che “l’uomo è stato fatto come un “elohim”(nome di Dio al plurale), per tale ragione esercita un potere vicario sulla creazione, è al servizio del creato, è il tu della creazione ed il tu di Dio (è al centro, un medium, è in relazione).
Quarta domenica del Tempo Ordinario: festa della presentazione di Gesù al tempio
La quarta domenica del tempo ordinario quest’anno coincide con la festa della purificazione della Vergine Maria o presentazione di Gesù al tempio: è il 40° giorno dopo il Natale. La festa di oggi fa da ponte tra il Natale e la Pasqua di risurrezione. La liturgia ci presenta oggi l’incontro del bambino Gesù nel Tempio di Gerusalemme con l’anziano Simeone e con la profetessa Anna: due personaggi che attendevano la venuta del Messia promesso da Dio e vivevano con la fondata speranza di non morire prima di avere visto il salvatore.
Simeone ed Anna incarnano la parte più eletta del popolo di Dio che aspettava con fede la consolazione d’Israele. Maria e Giuseppe con il Bambino Gesù si recano al Tempio per obbedire alla legge del Signore, che prescriveva l’obbligo della offerta del Bambino al Tempio e della purificazione della madre, nel quarantesimo giorno dalla nascita, offrendo così a Dio un agnello o una colomba ed una tortora, che dovevano essere sacrificati in olocausto. Consapevoli che i figli sono di Dio e della famiglia, questa offriva anche un obolo per riscattare il figlio, che sarebbe poi cresciuto ed educato nella e dalla famiglia.
Questa legge non era stata fatta certo per lei, Vergine e madre, ma lo Spirito Santo guidava la sacra famiglia perchè Gesù gradatamente doveva rivelarsi al suo popolo. Maria e Giuseppe appaiono veri missionari portando Gesù dove il Padre li spingeva; questa poi diventa la missione di ogni vero cristiano. Ad individuare la presenza fisica di Gesù è il vecchio Simeone che ringrazia Dio dicendo: ‘Posso finalmente morire perchè i miei occhi hanno visto oggi il Signore’.
Maria è felice di deporre il bambino Gesù sulle braccia di Simeone, che si rivolge alla Madonna con una profezia che unisce il Natale alla Pasqua: ‘Egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione’. Davanti a Gesù l’umanità sarà divisa in due: o con Cristo Gesù o contro di Lui. Gesù è il Salvatore, ma rispetta la libertà e le scelte dell’uomo; e così al Natale seguirà la Pasqua di morte e risurrezione. L’anziano Simeone era vissuto sempre a Gerusalemme e, uomo dalla fede profonda, viveva nella fiduciosa speranza di vedere, prima di morire, con i suoi occhi il Messia, promesso da Dio al suo popolo: quella mattina, illuminato dallo Spirito Santo, si era voluto recare al Tempio dove sulla soglia scorse la sacra Famiglia e il divino Bambino.
Lo stesso avvenne con la profetessa Anna, una pia donna rimasta vedova dopo sette anni di matrimonio ed ora arrivata all’età di anni 84. Anche Anna unì la sua voce a quella di Simeone per ringraziare l’Altissimo, che aveva così mantenuto la sua promessa. Simeone guardando Maria, la madre di Gesù, profetizza: ‘A te, donna, una spada trafiggerà l’anima’, un presagio della futura passione e morte di Gesù per salvare l’umanità. Giornata memoranda quella di oggi nella quale la Chiesa compie la solenne benedizione delle candele: la giornata è detta della ‘candelora’; è una tre benedizioni solenne che la Chiesa celebra nell’anno liturgico: la benedizione delle candele, la benedizione delle ceneri (all’inizio della quaresima), la benedizione delle palme (inizio della settimana santa).
La Chiesa ha voluto consacrare questa stessa giornata alla vita: la vita è la più grande avventura verso la luce, essa è vero dono di Dio come la pace; pace e vita sono beni supremi nell’ordine civile: vogliamo la pace?, difendiamo la vita! Da qui l’invito del Pontefice agli operatori sanitari, medici, farmacisti, infermieri, sacerdoti e religiosi: Gesù con la loro professione li vuole servitori e custodi della vita umana. Ogni vita umana, scrive papa Benedetto XVI, merita ed esige di essere sempre difesa e promossa. Amiamo la vita, dono mirabile di Dio.
Bruno Racine: la relazione attraverso l’arte al Padiglione della Santa Sede a Venezia
Gli artisti Maurizio Cattelan, Bintou Dembélé, Simone Fattal, Claire Fontaine, Sonia Gomes, Corita Kent, Marco Perego & Zoe Saldana, Claire Tabouret e la partecipazione speciale del critico Hans Ulrich Obrist all’interno del public program: saranno questi i protagonisti del Padiglione della Santa Sede alla 60. Biennale di Venezia, fino al 24 novembre. Realizzato all’interno del Carcere Femminile della Giudecca (in collaborazione con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia), avrà per titolo ‘Con i miei occhi’.
Nella presentazione del padiglione della Santa Sede il card. José Tolentino de Mendonça, prefetto del dicastero per la Cultura e l’Educazione, ha spiegato la scelta del luogo veneziano: “Non è un caso che la Santa Sede abbia scelto di presentare il suo padiglione alla Biennale di Venezia (nell’anno in cui questa celebra la sua sessantesima edizione) in un luogo apparentemente inaspettato, come lo può essere il Carcere femminile dell’Isola della Giudecca. E non è certo un caso che il titolo del padiglione, ‘Con i miei occhi’, voglia focalizzare la nostra attenzione sull’importanza di come costruiamo il nostro sguardo sociale, culturale e spirituale, di cui siamo tutti responsabili”.
Insieme al card. José Tolentino de Mendonça erano presenti il dott. Giovanni Russo, capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria del Ministero della Giustizia della Repubblica italiana; il dott. Paolo Maria Vittorio Grandi, Chief Governance Officer Intesa Sanpaolo; la dott.ssa Chiara Parisi ed il dott. Bruno Racine, curatori del Padiglione della Santa Sede a Venezia.
Al direttore di Palazzo Grassi abbiamo chiesto di spiegarci il motivo per cui la Santa Sede partecipa con un padiglione all’esposizione d’arte: “Papa Francesco ha voluto rilanciare il dialogo tra gli artisti e la Chiesa. La Santa Sede ha già partecipato in passato alla Biennale Arte, ma l’intenzione oggi è di avere una presenza sistematica in grado di incarnare questo dialogo con un messaggio potente”.
‘Con i miei occhi’: in quale modo l’arte può contribuire a costruire uno sguardo sociale?
“L’arte e la fede hanno in comune, in modo diverso tra loro, la capacità di cambiare il nostro sguardo sulla realtà e sull’altro. Con questo progetto, si mette in atto questo cambiamento di prospettiva per tutti i soggetti coinvolti, dagli artisti alle detenute, così come per il pubblico”.
Alla costruzione del padiglione hanno partecipato anche le detenute: in quale modo l’arte può contribuire ad instaurare una relazione?
“Insieme agli artisti abbiamo voluto coinvolgere attivamente le detenute nel progetto, in modo che la loro partecipazione contribuisse alla loro evoluzione personale e allo stesso tempo aiutasse a cambiare lo sguardo dei visitatori sulla realtà umana di un carcere”.
‘Stranieri ovunque’: l’arte può ‘abbattere’ la linea di confine?
“Entrare in un carcere è come attraversare un confine. I confini non spariranno mai, ma non devono essere barriere invalicabili. In questo modo il Padiglione della Santa Sede è in sintonia con il tema della Biennale Arte 2024. Il titolo di questa edizione è tratto da un’opera del collettivo artistico ‘Claire Fontaine’, che tra l’altro partecipa anche al Padiglione della Sante Sede”.
In quale modo un luogo può essere un messaggio?
“In questo caso specifico il luogo porta con sé un’intensità storica ed umana che entra in dialogo con l’arte. E’ il contrario del famoso ‘white cube’, lo spazio neutro e impersonale che spesso ospita l’arte contemporanea”.
Papa Francesco visiterà la Biennale di Venezia: come può essere fecondo il dialogo tra arte e fede?
“Il dialogo è fecondo quando è basato sul rispetto reciproco. Come sostiene il card. José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede e commissario del Padiglione della Santa Sede per la Biennale di Venezia, l’arte non deve essere una cassa di risonanza per la Chiesa, ma nella sua autonomia di linguaggio può aprire nuovi orizzonti per tutti”.
(Foto: Biennale di Venezia)
A Venezia la Biennale d’Arte: Stranieri Ovunque
Fino a domenica 24 novembre, ai Giardini e all’Arsenale di Venezia è ospitata la 60^ Esposizione Internazionale d’Arte dal titolo ‘Stranieri Ovunque – Foreigners Everywhere’, a cura di Adriano Pedrosa e prodotta dalla Biennale di Venezia. Dal 2021 La Biennale ha avviato un percorso di rivisitazione di tutte le proprie attività secondo principi consolidati e riconosciuti di sostenibilità ambientale. Anche per il 2024 l’obiettivo è quello di ottenere la certificazione della ‘neutralità carbonica’, conseguita nel 2023 per tutte le attività programmate dalla Biennale: la 80^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, i Festival di Teatro, Musica e Danza ed, in particolare, la 18^ Mostra Internazionale di Architettura, che è stata la prima grande Mostra di questa disciplina a sperimentare sul campo un percorso tangibile per il raggiungimento della neutralità carbonica, riflettendo essa stessa sui temi di decolonizzazione e decarbonizzazione.
Il titolo ‘Stranieri Ovunque – Foreigners Everywhere’ è tratto da una serie di lavori realizzati a partire dal 2004 dal collettivo Claire Fontaine, nato a Parigi e con sede a Palermo. Queste opere consistono in sculture al neon di vari colori che riportano in diverse lingue le parole ‘Stranieri Ovunque’. L’espressione è stata a sua volta presa dal nome di un omonimo collettivo torinese che nei primi anni 2000 combatteva contro il razzismo e la xenofobia in Italia, come ha spiegato Adriano Pedrosa:
“L’espressione ‘Stranieri Ovunque’ ha più di un significato. Innanzitutto, vuole intendere che ovunque si vada e ovunque ci si trovi si incontreranno sempre degli stranieri: sono/siamo dappertutto. In secondo luogo, che a prescindere dalla propria ubicazione, nel profondo si è sempre veramente stranieri”.
Il termine italiano ‘straniero’, il portoghese ‘estrangeiro’, il francese ‘étranger’ e lo spagnolo ‘extranjero’ sono tutti collegati sul piano etimologico rispettivamente alle parole ‘strano’, ‘estranho’, ‘étrange’ ed ‘extraño’, ovvero all’estraneo. Viene in mente ‘Das Unheimliche’ di Sigmund Freud, Il perturbante nell’edizione italiana, che in portoghese è stato tradotto con ‘o estranho’, lo strano che, nel profondo, è anche familiare. Secondo l’American Heritage e l’Oxford English Dictionary, il primo significato della parola ‘queer’ è proprio ‘strange’ (‘strano’), pertanto la Mostra si svilupperà e si concentrerà sulla produzione di ulteriori soggetti connessi: l’artista queer, che si muove all’interno di diverse sessualità e generi ed è spesso perseguitato o messo al bando; l’artista outsider, che si trova ai margini del mondo dell’arte, proprio come l’autodidatta o il cosiddetto artista folk o popular; l’artista indigeno, spesso trattato come uno straniero nella propria terra. La produzione di questi quattro soggetti sarà il fulcro di questa edizione e andrà a costituire il Nucleo Contemporaneo”.
Inoltre il direttore ha sottolineato i due elementi fondamentali dell’esposizione: “Nel corso della ricerca sono emersi in modo piuttosto organico due elementi diversi ma correlati che sono stati sviluppati fino a imporsi come leitmotiv di tutta la Mostra. Il primo è il tessile, esplorato da molti artisti coinvolti, a partire da figure chiave nel Nucleo Storico, fino a molti autori presenti nel Nucleo Contemporaneo… Tali opere rivelano un interesse per l’artigianato, la tradizione e il fatto a mano, così come per le tecniche che, nel più ampio campo delle belle arti, sono state a volte considerate altre o straniere, estranee o strane… Un secondo elemento è rappresentato dagli artisti, molti dei quali indigeni, legati da vincoli di sangue… Anche in questo caso la tradizione gioca un ruolo importante: la trasmissione di conoscenze e pratiche da padre o madre a figlio o figlia oppure tra fratelli e parenti”.
La Mostra sarà affiancata da 88 Partecipazioni Nazionali negli storici Padiglioni ai Giardini, all’Arsenale e nel centro storico di Venezia. Sono 4 i Paesi presenti per la prima volta alla Biennale Arte: Repubblica del Benin, Etiopia, Repubblica Democratica di Timor Leste e Repubblica Unita della Tanzania. Nicaragua, Repubblica di Panama e Senegal partecipano per la prima volta con un proprio padiglione.
Il Padiglione Italia alle Tese delle Vergini in Arsenale, sostenuto e promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, è a cura di Luca Cerizza, con il progetto Due qui / To hear dell’artista Massimo Bartolini, che include contributi appositamente ideati da musiciste/i e da scrittrici/scrittori.
Il Padiglione della Santa Sede, promosso dal Prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede, Cardinale José Tolentino de Mendonça, avrà luogo nella Casa di reclusione femminile di Venezia alla Giudecca. La mostra ha come titolo ‘Con i miei occhi’ ed è a cura di Chiara Parisi e Bruno Racine, con la collaborazione del Ministero della Giustizia – Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Il card. José Tolentino de Mendonça, Prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede e Commissario del Padiglione, ha affidato la curatela di ‘Con i miei occhi’ a due dei più importanti curatori del panorama artistico internazionale, Chiara Parisi e Bruno Racine, che hanno chiamato a partecipare otto artisti: Maurizio Cattelan, Bintou Dembélé, Simone Fattal, Claire Fontaine, Sonia Gomes, Corita Kent, Marco Perego & Zoe Saldana, Claire Tabouret.
Il progetto espositivo, con l’allestimento e la produzione affidati allo studio COR arquitectos e Flavia Chiavaroli, si distingue per la convivenza di una comunità artistica che nasce sfidando le convenzioni, un’entità nuova che riflette la diversità e l’unità di vite lontane. Ogni iniziativa, dai workshop alle installazioni, dalla danza al cinema, dalla performance alla pittura, è espressione di questa energia condivisa, in linea con l’urgenza del dialogo poliedrico proposto da papa Francesco.
Le visite al Padiglione, su prenotazione, condotte dalle detenute-conferenziere, sfideranno il desiderio di voyeurismo e di giudizio verso artisti e detenute stesse, erodendo i confini tra osservatore e osservato, giudicante e giudicato, per riflettere anche sulle strutture di potere nell’arte e nelle istituzioni.
Per Chiara Parisi, la forza del progetto risiede nella sua idea di fondo: “In un angolo sorprendente del mondo, artisti e detenute uniscono le forze espressive in un’insolita collaborazione, la realtà penitenziaria e l’illimitata espressione artistica si incontrano e si seducono: questo è il cuore del Padiglione della Santa Sede alla Biennale Arte 2024, un progetto con un’incredibile narrazione visiva.
Con i miei occhi ci invita a esplorare le storie e i desideri di chi vive dentro il carcere attraverso progetti, workshop, opere, poesie, e spazi vitali come palestre e giardini… Il percorso attraverso il Padiglione, senza telefoni e senza documenti, permetterà alle detenute di guidare i visitatori ‘con i loro occhi’, rivelando come bellezza e speranza siano tessute nella vita quotidiana e come la necessità della libertà persista nella complessità e nella criticità della vita”.
Bruno Racine parte da una domanda che cerca risposta: “Come si può interpretare oggi il concetto di ‘padiglione nazionale’ storicamente tramandato? La peculiarità della Santa Sede, uno Stato singolare, privo di una scena artistica nazionale, ci ha spinto a sperimentare una formula nuova. La Casa di reclusione femminile della Giudecca è stata la risposta. La scelta del luogo, dunque, è un manifesto, uno statement. Artisti di varie origini e senza distinzioni di fede si uniscono in questo luogo per testimoniare un messaggio universale di inclusione, collaborando strettamente con le detenute e arricchendo il progetto con il loro lavoro artistico e relazionale.
Il visitatore è invitato a immergersi in questa esperienza poetica intensa, privato dei suoi dispositivi digitali e guidato da detenute formate, affrontando così un viaggio che sfida preconcetti e apre nuove prospettive sull’arte come mezzo di espressione e connessione umana. Anche se è vietato scattare fotografie, confidiamo che questa esperienza possa rimanere nella memoria del visitatore…con i suoi occhi”.
Infine il Ministero della Giustizia – Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria attraverso le parole del Capo Dipartimento Giovanni Russo ha espresso grande felicità per la collaborazione: “L’arte è un mezzo di comunicazione efficace e potente, capace di esplorare il linguaggio delle emozioni in tutte le sue sfumature; un mezzo di comunicazione sociale capace di veicolare una testimonianza della nostra umanità e della nostra diversità. L’innovativa idea della Santa Sede di allestire un Padiglione all’interno della Casa di reclusione femminile di Venezia rende orgogliosa tutta l’Amministrazione Penitenziaria, che si riconosce appieno nei valori espressi dalla Chiesa e nel suo impegno per la salvezza di ogni persona, orientando la sua bussola verso l’indirizzo e la formazione delle coscienze”.
(Foto: Marco Cremascoli)
Il card. Tolentino de Mendonça ha presentato il padiglione della Santa Sede alla Biennale di Venezia
Oggi il card. José Tolentino de Mendonça, prefetto del dicastero per la Cultura e l’Educazione, ha presentato il Padiglione della Santa Sede alla Biennale di Venezia, sul tema ‘Con i miei occhi’, visitabile dal 20 aprile al 24 novembre, che sarà visitato anche dal papa domenica 28 aprile: “E’ con grande gioia, quindi, che abbiamo accolto la notizia della visita di papa Francesco al Padiglione. Si tratterà di un momento storico poiché papa Francesco sarà il primo papa a visitare la Biennale di Venezia, il che dimostra chiaramente la volontà della Chiesa di consolidare un dialogo fecondo e ravvicinato con il mondo delle arti e della cultura”.
Ha spiegato il tema scelto dalla Santa Sede per la Biennale veneziana: “Non è un caso che la Santa Sede abbia scelto di presentare il suo padiglione alla Biennale di Venezia, nell’anno in cui questa celebra la sua sessantesima edizione, in un luogo apparentemente inaspettato, come lo può essere il Carcere femminile dell’Isola della Giudecca. E non è certo un caso che il titolo del padiglione, ‘Con i miei occhi’, voglia focalizzare la nostra attenzione sull’importanza di come costruiamo il nostro sguardo sociale, culturale e spirituale, di cui siamo tutti responsabili”.
E’ lo sguardo che è trait d’union tra l’esperienza artistica e l’esperienza di fede: “Viviamo in un’epoca, marcata dal predominio del digitale e dal trionfo delle tecnologie di comunicazione a distanza, che propongono uno sguardo umano sempre più differito e indiretto, correndo il rischio che esso rimanga distaccato dalla realtà stessa.
La contemporaneità preferisce metaforizzare lo sguardo; invece, vedere con i propri occhi conferisce alla visione uno statuto unico, poiché ci coinvolge direttamente nella realtà e ci rende non spettatori, ma testimoni. Questo è ciò che accomuna l’esperienza religiosa con l’esperienza artistica: nessuna delle due smette di valorizzare l’implicazione totale del soggetto”.
In questo sessantesimo anniversario della Biennale il prefetto del dicastero ha ricordato anche il sessantesimo anniversario della proiezione del film di Pier Paolo Pasolini, ‘Il Vangelo secondo Matteo’ a Venezia: “E Pasolini confessò allora che il suo fascino per il Gesù narrato dall’evangelista Matteo era dovuto ‘ai limiti della metaforicità, fino ad essere una realtà’. Basti ricordare il capitolo 25 del Vangelo di Matteo…
Questo è uno dei testi biblici più commentati da papa Francesco e che possiamo certamente associare alle linee portanti del Suo pontificato… Riacquistare la capacità di guardare la realtà, come punto di partenza per ridisegnarla, coreografando nuove possibilità: questo ha sottolineato papa Francesco agli artisti quando li ha ricevuti nello storico incontro dello scorso giugno, nella Cappella Sistina”.
Mentre Giovanni Russo, capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del Ministero della Giustizia, intervenuto alla presentazione del padiglione della Santa Sede alla Biennale di Venezia, visitabile nel Carcere femminile della Giudecca, ha affermato che “il carcere è un luogo inaspettato, ma dove l’attesa è una condizione permanente…
Il nostro compito è quello di aiutare i detenuti, in questo caso le detenute, a ricostruire il proprio vissuto dopo gli errori che, per svariate ragioni, sono stati compiuti nella loro vita precedente. Le detenute sono state chiamate non solo ad ospitare, ma anche a collaborare attivamente alla costruzione del Padiglione, e ciò ha avuto un importante ruolo riparativo, un modo per vivere in concreto la generosità, la solidarietà, e tutti quei valori che sono tipici del cristianesimo e che loro nella loro vita passata avevano per ragioni diverse calpestato”.
Invece per per Bruno Racine, curatore del Padiglione della Santa Sede: “Trovare un luogo che sia già in sé un messaggi… sarà un’esperienza per gli artisti, le detenuti e i visitatori, che dovranno capire che attraversano un confine, in sintonia con il tema generale della Biennale, Stranieri ovunque”.
Chiara Parisi, anche lei curatrice del Padiglione della Santa Sede, ha parlato della ‘doppia creatività’ degli artisti e delle detenute, che ha portato frutti come un docufilm girato nel carcere, a cui hanno partecipato una ventina di detenute, ed opere ispirate alle foto di famiglia delle recluse o a poesie scritte da loro.
(Foto: la biennale)
Santa Teresa di Lisieux, il viaggio a Roma e l’incontro con il Papa
Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo, proclamata da papa Pio XI co-patrona delle missioni insieme a san Francesco Saverio, ha vissuto buona parte della sua breve e fragile vita (morì a 24 anni di tubercolosi) tra le mura di un monastero. Ma prima di iniziare il suo tempo di clausura, la santa di Lisieux, di cui domenica 1 ottobre si è celebrata la memoria liturgica, ebbe modo di attingere con il suo stile imparagonabile alle memorie apostoliche e martiriali della Chiesa di Roma.
Papa Francesco invita ad abbracciare Gesù
“La Giornata per la vita consacrata, che culminerà il 2 febbraio con la celebrazione eucaristica presieduta da papa Francesco nella Basilica di San Pietro, sarà un’opportunità d’incontro segnato dalla fedeltà di Dio che si manifesta nella perseveranza gioiosa di tanti uomini e donne, consacrate e consacrati”: è quanto hanno scrtto, in una lettera, il card. João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, e il segretario del dicastero, mon. José Rodríguez Carballo.





























