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‘Il bambino della promessa’ di Cristina Bellemo, quando poesia, fede e arte si fondono in un volume
E’ in libreria da pochi giorni il libro ‘Il bambino della promessa’ di Cristina Bellemo per i tipi delle Edizioni Messaggero Padova (EMP). Un volume prezioso e raffinato che unisce poesia e arte, con versi dell’autrice e suggestive immagini a tema tratte dagli affreschi di maestri quali Giotto, Giusto de’ Menabuoi, Altichiero da Zevio, Jacopo Avanzi e Jacopo da Verona, ovvero gli artisti della cosiddetta ‘Padova Urbs Picta’ patrimonio Unesco, scelti tra quelli conservati in Basilica del Santo, Battistero della Cattedrale e Cappella degli Scrovegni. E’ un libro che si presta a diventare una strenna natalizia.
Nata e cresciuta a Bassano del Grappa, Cristina Bellemo è giornalista e scrittrice ecclettica, ha pubblicato con diversi editori libri che sono stati tradotti in una ventina di Paesi nel mondo sia per bambini, che per ragazzi e adulti. Ha ottenuto diversi riconoscimenti e nel 2021 le è stato assegnato il Premio Andersen come miglior scrittrice italiana per l’infanzia.
Nelle prossime settimane l’autrice sarà impegnata in una serie di presentazioni: – sabato 29 novembre, alle ore 16.00, all’ex monastero della Santa Croce di Campese, a Bassano del Grappa (VI), presentazione del libro tra lettura, immagini e parole a cura dell’associazione Il Sicomoro; introduce Roberta Peruzzo, all’arpa Letizia Pellanda;
– martedì 2 dicembre, alle ore 20.45, in Sala dello studio teologico della Pontificia Basilica del Santo a Padova, dialogo tra Cristina Bellemo e padre Antonio Ramina, rettore della Basilica;
– sabato 13 dicembre, alle ore 17.00, l’autrice sarà all’Antico oratorio di Santa Maria in Rossignago a Spinea (VE) per una presentazione-concerto delle sue poesie, tra cui anche alcune de Il bambino della promessa (ed. EMP), con la violoncellista Anna Campagnaro nell’ambito della rassegna ‘Spinea in Musica & Poesia’ (ingresso fino a esaurimento posti; per info Biblioteca comunale, tel. 041 5071371)
– domenica 14 dicembre, alle ore 16.00 al Centro Studi di Psicomotricità Psicopedagogia Counseling L’Arcipelago, a San Bonifacio (VR), via Fontanelle 83/d;
– martedì 16 dicembre, alle ore 20.45 alla Biblioteca comunale di Tribano (PD).
Papa Leone XIV ai Movimenti popolari: lottate per le cose nuove
“Cari fratelli e sorelle, è la prima volta che ho la gioia di incontrarvi, proseguendo nel cammino iniziato da papa Francesco che, in questi anni, ha dialogato spesso con la vostra realtà, mettendone in luce l’importanza profetica nel contesto di un mondo segnato da problematiche di vario genere”: nel tardo pomeriggio papa Leone XIV ha ricevuto i Movimenti popolari, arrivati a Roma per il V Incontro internazionale e il pellegrinaggio giubilare, ribadendo che ‘terra, casa e lavoro’ sono ‘diritti sacri’.
Inoltre ha sottolineato la scelta del suo nome papale: “Uno dei motivi per cui ho scelto il nome ‘Leone XIV’ è l’enciclica ‘Rerum novarum’, scritta da Leone XIII durante la rivoluzione industriale. Il titolo Rerum novarum significa ‘cose nuove’. Ci sono certamente ‘cose nuove’ nel mondo, ma quando diciamo questo, in genere adottiamo uno ‘sguardo dal centro’ e ci riferiamo a cose come l’intelligenza artificiale o la robotica. Tuttavia, oggi vorrei guardare alle ‘cose nuove’ con voi, partendo dalla periferia”.
Nel dialogo con i protagonisti il papa ha ripreso alcune loro espressioni: “Più di dieci anni fa, qui in Vaticano, papa Francesco vi ha detto che eravate venuti per piantare una bandiera. Cosa c’era scritto? ‘Terra, casa e lavoro’. ‘Tierra, techo, trabajo’, come ci ha detto Guadalupe poco fa. Era una ‘cosa nuova’ per la Chiesa, ed era una cosa buona! Facendo eco alle richieste di Francesco, oggi dico: la terra, la casa e il lavoro sono diritti sacri, vale la pena lottare per essi, e voglio che mi sentiate dire : Ci sto!, sono con voi!”
Per questo il papa ha sottolineato cosa siano le ‘cose nuove’: “Chiedere terra, casa e lavoro per gli esclusi è una ‘cosa nuova’? Visto dai centri del potere mondiale, certamente no; chi ha sicurezza finanziaria e una casa confortevole può considerare queste richieste in qualche modo superate. Le cose veramente ‘nuove’ sembrano essere i veicoli autonomi, oggetti o vestiti all’ultima moda, i telefoni cellulari di fascia alta, le criptovalute ed altre cose di questo genere”.
Il discorso del papa è un invito a guardare la realtà da una prospettiva diversa: “Dalle periferie, però, le cose appaiono diverse; lo striscione che sventolate è così attuale che merita un intero capitolo nel pensiero sociale cristiano sugli esclusi nel mondo di oggi”.
Questa prospettiva è la periferia: “Questa è la prospettiva che desidero trasmettere: le cose nuove viste dalla periferia e il vostro impegno che non si limita alla protesta, ma cerca soluzioni. Le periferie spesso invocano giustizia e voi gridate non ‘per disperazione’, ma ‘per desiderio’: il vostro è un grido per cercare soluzioni in una società dominata da sistemi ingiusti. E non lo fate con microprocessori o biotecnologie, ma dal livello più elementare, con la bellezza dell’artigianato”.
Per questo c’è bisogno di ‘poesia sociale’: “E questa è poesia: voi siete ‘poeti sociali’. Oggi portate di nuovo lo stendardo della terra, della casa e del lavoro, camminando insieme da un centro sociale, Spin Time, al Vaticano. Questo camminare insieme testimonia la vitalità dei movimenti popolari come costruttori di solidarietà nella diversità. La Chiesa deve essere con voi: una Chiesa povera per i poveri, una Chiesa che si protende, una Chiesa che corre dei rischi, una Chiesa coraggiosa, profetica e gioiosa!”
Però tutto ciò deve essere animato dall’amore: “Conosco realtà ed esperienze simili presenti in altri Paesi, veri e propri spazi comunitari pieni di fede, speranza e soprattutto di amore, che rimane la virtù più grande di tutte. Infatti quando si formano cooperative e gruppi di lavoro per sfamare gli affamati, dare riparo ai senzatetto, soccorrere i naufraghi, prendersi cura dei bambini, creare posti di lavoro, accedere alla terra e costruire case, dobbiamo ricordarci che non si sta facendo ideologia, ma stiamo davvero vivendo il Vangelo”.
Per questo ha ricordato la sua missione in Perù: “Come vescovo in Perù, sono felice di aver sperimentato una Chiesa che accompagna le persone nei loro dolori, nelle loro gioie, nelle loro lotte e nelle loro speranze. Questo è un antidoto contro un’indifferenza strutturale che si va diffondendo e che non prende sul serio il dramma di popoli spogliati, derubati, saccheggiati e costretti alla povertà. Spesso ci sentiamo impotenti dinanzi a tutto questo, eppure, a questa che ho definito ‘globalizzazione dell’impotenza’, dobbiamo iniziare ad opporre una ‘cultura della riconciliazione e dell’impegno’. I movimenti popolari colmano questo vuoto generato dalla mancanza di amore con il grande miracolo della solidarietà, fondata sulla cura del prossimo e sulla riconciliazione”.
E’ stato un invito a guardare dalla periferia e non dal centro: “Come dicevo, il normale discorso sulle ‘cose nuove’ (con le loro potenzialità e i loro pericoli) omette ciò che accade alla periferia… Al contrario, i poveri sono al centro del Vangelo. Perciò, le comunità emarginate dovrebbero essere coinvolte in un impegno collettivo e solidale volto a invertire la tendenza disumanizzante delle ingiustizie sociali ed a promuovere uno sviluppo umano integrale”.
E’ stato un invito a garantire le ‘novità’ per tutti: “Poiché condividiamo tutti la stessa umanità, dobbiamo assicurarci che le ‘novità’ siano gestite in modo adeguato. La questione non dovrebbe rimanere nelle mani delle élite politiche, scientifiche o accademiche, ma dovrebbe invece riguardare tutti noi. La creatività di cui Dio ha dotato gli esseri umani e che ha generato grandi progressi in molti ambiti, non è riuscita ancora ad affrontare al meglio le sfide della povertà e, perciò, non è riuscita a invertire la rotta sulla drammatica esclusione di milioni di persone che rimangono ai margini”.
Questo ha fatto papa Leone XIII: “Quando il mio predecessore Leone XIII scrisse la ‘Rerum novarum’ alla fine del XIX secolo, non si concentrò sulla tecnologia industriale o sulle nuove fonti di energia, ma piuttosto sulla situazione dei lavoratori. E’ qui che risiede la forza evangelica del suo messaggio: l’attenzione principale era rivolta alla situazione dei poveri e degli oppressi di quel tempo. E, per la prima volta e con assoluta chiarezza, un papa disse che le lotte quotidiane per la sopravvivenza e per la giustizia sociale erano di fondamentale importanza per la Chiesa”.
Ed ha evidenziato le novità di quell’enciclica: “Nell’Enciclica di Leone XIII non troviamo le parole ‘disoccupazione’ od ‘esclusione’, perché all’epoca i problemi riguardavano piuttosto il miglioramento delle condizioni dei lavoratori, lo sfruttamento, l’urgenza di una nuova armonia sociale e di un nuovo equilibrio politico, obiettivi che gradualmente sono stati raggiunti grazie a tante leggi sul lavoro e alle istituzioni di sicurezza sociale. Oggi, invece, l’esclusione è il nuovo volto dell’ingiustizia sociale. Il divario tra una ‘piccola minoranza’ (l’1% della popolazione) e la stragrande maggioranza si è ampliato in modo drammatico”.
Quindi ha elencato alcune crisi, prima di tutto quella climatica: “La crisi climatica è forse l’esempio più evidente. Lo vediamo in ogni evento meteorologico estremo, che si tratti di inondazioni, siccità, tsunami, terremoti: chi ne soffre di più? Sono sempre i più poveri. Perdono quel poco che hanno quando l’acqua spazza via le loro case e spesso sono costretti ad abbandonarle senza avere un’alternativa adeguata per riprendere la loro vita. La stessa cosa accade quando, ad esempio, contadini, agricoltori e popolazioni indigene perdono le loro terre, la loro identità culturale e la produzione locale sostenibile a causa della desertificazione del loro territorio”.
Altre ‘novità’ riguardano la povertà ed il gioco d’azzardo: “Un altro aspetto delle “novità” che colpisce in modo particolare gli emarginati ha a che fare con le angosce e le speranze dei più poveri in riferimento ai modelli di vita che oggi vengono costantemente promossi. Per esempio: come può un giovane povero vivere con speranza e senza ansia quando i social media esaltano costantemente un consumo sfrenato e un successo economico totalmente irraggiungibile?
Ed, ancora, un altro problema di non poco conto è rappresentato dalla diffusione della dipendenza dal gioco d’azzardo digitale. Le piattaforme sono progettate per creare dipendenza compulsiva e generare abitudini che creano assuefazione”.
Anche la tecnologia è una novità, che sfrutta i poveri: “Vorrei anche sottolineare che lo sviluppo delle nuove tecnologie dell’informazione e delle telecomunicazioni dipende dai minerali che spesso si trovano nel sottosuolo dei Paesi poveri. Senza il coltan della Repubblica Democratica del Congo, ad esempio, molti dei dispositivi tecnologici che utilizziamo oggi non esisterebbero. Tuttavia, la sua estrazione dipende dalla violenza paramilitare, dal lavoro minorile e dallo sfollamento delle popolazioni. Il litio è un altro esempio: la competizione tra le grandi potenze e le grandi aziende per la sua estrazione rappresenta una grave minaccia alla sovranità e alla stabilità degli Stati poveri, al punto che alcuni imprenditori e politici si vantano di promuovere colpi di Stato e altre forme di destabilizzazione politica, proprio per mettere le mani sull’ ‘oro bianco’ del litio”.
Infatti ci sono molto analogie con il tempo di papa Leone XIII: “Oggi sta accadendo qualcosa di simile, perché i sindacati tipici del XX secolo rappresentano ormai una percentuale sempre più esigua dei lavoratori e i sistemi di sicurezza sociale sono in crisi in molti Paesi; perciò, né i sindacati né le associazioni dei datori di lavoro, né gli Stati né le organizzazioni internazionali sembrano in grado di affrontare questi problemi. Ma ‘uno Stato senza giustizia non è uno Stato’, ci ricorda sant’Agostino. La giustizia esige che le istituzioni di ogni Stato siano al servizio di ogni classe sociale e di tutti i residenti, armonizzando le diverse esigenze e gli interessi”.
Per questo la Chiesa sostiene la ‘giusta’ lotta: “La Chiesa sostiene le vostre giuste lotte per la terra, la casa e il lavoro. Come il mio predecessore Francesco, credo che le vie giuste partano dal basso e dalla periferia verso il centro. Le vostre numerose e creative iniziative possono trasformarsi in nuove politiche pubbliche e diritti sociali. La vostra è una ricerca legittima e necessaria. Chissà se i semi dell’amore, che voi seminate, piccoli come semi di senape potranno crescere in un mondo più umano per tutti e aiutare a gestire meglio le cose nuove”.
(Foto: Santa Sede)
Il Cantico delle creature tra poesia e ecologia
La prossima festa di san Francesco introdurrà nell’ottavo centenario della sua morte e quindi l’anno dedicato al Cantico delle creature si avvia alla sua conclusione, significativamente celebrando dal 1° settembre al 4 ottobre il ‘Tempo del Creato’. Lo stesso papa Leone XIV ha evidenziato l’importanza di tale iniziativa ecumenica nel suo Messaggio per la X Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato che si è celebret il 1° settembre scorso.
Negli incontri, pubblicazioni, mostre e convegni che in questi mesi hanno ricordato e celebrato la suddetta lauda dell’Assisiate giustamente più di uno ha affermato che considerare tale scritto di Francesco come un manifesto ecologico è un vero e proprio anacronismo. In vari interventi e scritti il poeta Davide Rondoni, anche in veste di presidente del Comitato Nazionale all’Ottavo centenario della morte del Patrono d’Italia, ha richiamato da tali letture ideologiche fuorvianti rispetto alla lode indirizzata a colui che è riconosciuto quale ‘Altissimu, onnipotente, bon Signore’.
Infatti – come ha ben evidenziato Carlo Paolazzi nei suoi studi – il sole, la luna, le stelle, la terra e le altre creature menzionate dall’Assisiate non sono la causa della lode ma il mezzo con cui Francesco vuole magnificare l’Altissimo (Laudato si’ mi’ Signore).
L’attenzione verso la vita e scritti dell’Assisiate dopo otto secoli non è scontata e mostra quindi che san Francesco ha avuto una posterità giunta fino a noi. Infatti lungo gli anni e le traversie della storia la sua esperienza cristiana è stata studiata, approfondita e vissuta non quale reperto archeologico o delle ceneri da custodire, ma come realtà capace trovare risposte adeguate all’attualità.
E la sua esperienza cristiana espressa nei suoi scritti ha avuto come effetto nell’ultimo secolo che il suo nome è associato all’ecologia. Fu l’americano Lynn White (1907-1987) in un suo articolo del 1967 inerente alle radici storiche della crisi ecologica a indicare l’Assisiate quale modello esemplare di cura dell’ambiente; questo non fu l’ultimo motivo che spinse Giovanni Paolo II a proclamare nel 1979 san Francesco patrono dei cultori dell’ecologia.
Quindi, per onestà intellettuale e igiene mentale, c’è da riconoscere in modo perentorio che il Cantico delle creature e il suo autore, ossia frate Francesco, in sé stessi non hanno nulla a che fare con l’ecologia, tuttavia, lungo i secoli la loro posterità ha avuto come effetto quello di considerare l’Assisiate esempio di una visione ecologica della realtà. E proprio nella capacità indicata da Leone XIV di cogliere e tenere assieme ciò che è stato e quello che è diventato, cioè la dimensione pasquale e quella ecologica, permette di scoprire e vivere la ricchezza di tale lauda nonché di goderne i suoi frutti.
(Tratto da Assisi ofm: Foto: Vetrata del Monastero Ss. Annunziata di Terni; opera di Marcello Ercole 1993)
A Realmonte (Agrigento) il Premio Letterario ‘Scala dei Turchi – Dina Russiello’ 2025: un tributo al talento siciliano tra storia, poesia e cultura
Nella suggestiva cornice della Villa Romana di Durrueli a Realmonte, in provincia di Agrigento, si è tenuta venerdì scorso la quarta edizione del Premio Letterario ‘Scala dei Turchi – Dina Russiello’, una iniziativa intitolata alla figura di questa donna intellettuale, prematuramente scomparsa e profondamente radicata nel cuore del piccolo ma antico centro il cui nome deriva dal latino medievale ‘Mons Regalis’, che significa Montagna del Re.
Tra i nomi dei premiati la giovane promessa della narrativa siciliana (classe 2003) Beatrice Gucciardo, alla quale è stato conferito il Premio Emergenti per la sua opera prima ‘Una leggera, sottile illusione’, edita da VGS LIBRI. Un riconoscimento che celebra la capacità della scrittrice di restituire al lettore un paesaggio dell’anima in cui le emozioni si muovono con eleganza tra fragilità e introspezione.
Fra gli altri scrittori emergenti lo storico Marco Spada per il saggio ‘Fiumi d’inchiostro tra il Piave e l’Isonzo. I diari di guerra (1915-1918)’ edito da Armando Siciliano Editore.
«In questa curatela – ha spiegato Spada – fortemente voluta dalla splendida comunità di Castel di Lucio e, in primis, dalla docente Maria Rita Sacco, ho voluto mantenere l’originalità del testo trascritto, con fatica ardua, dai diari del fante Giuseppe Iacono arruolatosi nella brigata “Etna” durante la Grande guerra. È stata una sfida tra due giovani – ognuno nella sua rispettiva epoca – che hanno voluto raccontare e riportare ciò che è la guerra, senza fronzoli derivanti da qualsivoglia vezzo letterario. Quattro anni che – conclude lo storico – è stato difficilissimo riassumere in circa centoventi pagine dove trasuda fortemente lo spirito patriottico di un giovane che, fino ad allora, aveva conosciuto soltanto le dure fatiche della vita contadina».
Nella categoria Scrittori affermati l’insegnante siciliano Francesco Bellanti che, nel suo romanzo Il quadro di Stalin (Carello Edizioni, Catanzaro 2023, pp. 158), narra di un quadro raffigurante il dittatore georgiano che scompare in un paese della Sicilia Occidentale che lo scrittore chiama Almeda ma che somiglia molto al suo paese d’origine, cioè Palma di Montechiaro, in provincia di Agrigento.
L’incontro di Realmonte, presentato dalla giornalista e presentatrice televisiva Margherita Trupiano, ha visto la partecipazione di numerosi ospiti, rappresentanti di istituzioni e appassionati in generale di letteratura. Ideato dallo scrittore italo-francese Pascal Schembri, il Premio Scala dei Turchi – Dina Russiello, si conferma anche quest’anno un vero e proprio ‘faro’ sul talento letterario e saggistico siciliano nonché sulla centralità della cultura come forma di memoria, resistenza civile e rinascita.
«Anche quest’anno – ha dichiarato in proposito Schembri, principale patron dell’evento che a Realmonte, suo paese natio, ha fondato una ‘Casa del libro’ le cui profonde motivazioni sono raccontate in una delle sue ultime opere, ‘Figli adottivi’ – accendiamo un faro sulla cultura e sulla ineguagliabile bellezza della Scala dei Turchi, un modo per coniugare la magnificenza del sito con il talento dei siciliani, nel nome di Dina, la mia adorata moglie, che tanto amò questa terra».
E proprio la Villa Romana di Realmonte – affacciata sul mare, custode di mosaici raffinati e memorie antiche – ha fatto da perfetto sfondo a un premio che celebra l’incontro tra le civiltà del passato e i sogni della letteratura futura.
La giuria del Premio ha selezionato anche in questa edizione autori emergenti e scrittori affermati, senza tralasciare poeti, artisti e figure di rilievo nel mondo della cultura e dello spettacolo. Ecco quindi l’elenco completo dei premiati dell’edizione 2025:
‘Premio Emergenti’:
- Beatrice Gucciardo – Una leggera, sottile illusione;
- Marco Spada – Fiumi d’inchiostro tra il Piave e l’Isonzo.
‘Scrittori affermati’:
- Francesco Bellanti – Il quadro di Stalin;
- Gerlando Cilona – Girgenti-Agrigento. Ieri-Oggi, Capitale della Cultura 2025;
- Federico Li Calzi – Il peso del dubbio;
- Enzo Di Natali – Nanà e le luci di Racalmare;
- Giuseppe Crapanzano – Antonio Vaccaro. Avvocato, Sindaco, Capitano;
- Salvatore Parlagreco – Eschilo. L’enigma dell’aquila assassina.
‘Premio ai Poeti’:
- Alberto Guarneri Cirami – I versi perduti;
- Sebastiano Valfrè – Pagine di vita.
Premi Speciali e alla Carriera:
- Giuseppe Iatì – Premio Speciale al Poeta;
- Giuseppina Mira – Premio alla Carriera per ‘È ritornato Francesco’;
- Diego Romeo – Premio alla Carriera per il film ‘La notte dei mandorli in fiore’;
- Gaetano Aronica – Premio alla Carriera;
- Francesco Sidoti – Premio alla Carriera.
‘Premio alla Memoria’: Enzo Alessi.
‘Premio d’Onore’: dott. Salvatore Caccamo, Prefetto di Agrigento.
Don Nicola Rotundo: Intelligenza Artificiale è strumento del cuore
“Nell’era dell’intelligenza artificiale, non possiamo dimenticare che per salvare l’umano sono necessari la poesia e l’amore. Ciò che nessun algoritmo potrà mai albergare sarà, ad esempio, quel momento dell’infanzia che si ricorda con tenerezza e che, malgrado il passare degli anni, continua a succedere in ogni angolo del pianeta. Penso all’uso della forchetta per sigillare i bordi di quei panzerotti fatti in casa con le nostre mamme o nonne. E’ quel momento di apprendistato culinario, a metà strada tra il gioco e l’età adulta, in cui si assume la responsabilità del lavoro per aiutare l’altro”: papa Francesco si sofferma a riflettere sull’Intelligenza Artificiale anche nell’enciclica ‘Dilexit Nos’, in cui evidenzia il valore del cuore nella vita della persona, sottolineando come il cuore è il luogo della sincerità, dove non si può ingannare né dissimulare.
Don Nicola Rotundo, sacerdote nell’arcidiocesi metropolitana di Catanzaro-Squillace, con dottorato in Teologia Morale all’Accademia Alfonsiana a Roma, membro del consiglio direttivo del Centro Interuniversitario di Ricerca Bioetica (CIRB), condirettore delle collane ‘Tra storia e religioni’ e ‘Harmonic Innovation’, collaboratore all’Università della Calabria su temi etici legati all’economia e all’innovazione, spiega il motivo, per cui nell’Enciclica ‘Dilexit Nos’ parla anche di Intelligenza Artificiale: “Al n. 20 dell’Enciclica, papa Francesco parla esplicitamente di Intelligenza Artificiale, perché l’impatto delle tecnologie, in un mondo sempre più connesso, ci ha proiettati nell’era digitale in cui tutti viviamo. Questa realtà, se non orientata eticamente, rischia di disumanizzare le relazioni. Il papa ne parla anche perché vuole marcare la differenza che intercorre tra ‘un dato’ archiviato in una ‘memoria meccanica’ e un ricordo, un sentimento, un atto di donazione, i quali scaturiscono solo da un cuore umano”.
Perché il papa dice che per salvare l’uomo non serve l’Intelligenza Artificiale, ma poesia ed amore?
“Fëdor Michajlovič Dostoevskij, nel suo romanzo ‘L’idiota’, pone sulle labbra dell’ateo Ippolit il famoso quesito al principe Myskin: ‘Quale bellezza salverà il mondo?’ L’Intelligenza Artificiale non possiede la bellezza intesa come il bene per il genere umano, caratteristica propria dell’umanità. Gli algoritmi sono ‘freddi’ calcoli computazionali che non consentono per esempio di trasmettere, attraverso l’empatia, l’amore e la poesia, il senso del mistero della vita come dono finalizzato al perseguimento del bene sommo, storico ed eterno, per sé e per gli altri.
Per questo Papa Francesco al n. 11 dell’enciclica ‘Dilexit Nos’ sostiene: ‘Quando non viene apprezzato lo specifico del cuore, perdiamo le risposte che l’intelligenza da sola non può dare, perdiamo l’incontro con gli altri, perdiamo la poesia’. Il proprio dell’essere umano, non è l’intelligenza in sé, ma l’atteggiamento del cuore che è capace di creare relazioni vere con il prossimo usando l’intelligenza per il perseguimento del bene morale e solo di esso. Gesti semplici come quelli manifestativi di attenzione verso l’altro, arricchiscono la società e sono il riflesso dell’amore di Dio per gli uomini. Senza di essi, i rapporti diventano più ‘freddi’ e distaccati”.
Come coniugare Intelligenza Artificiale e cuore?
“Se per un verso l’algoritmo è in antitesi con il cuore, poiché è il cuore che consente di mettere in comunione le persone (cfr. n. 14 ‘Dilexit Nos’), è anche vero che lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale permette di venire incontro a tante esigenze: per esempio gli assistenti vocali hanno portato una rivoluzione nella vita degli ipovedenti, che tramite il controllo vocale hanno la possibilità di accedere ai contatti dello smartphone e avviare chiamate telefoniche e così via. Questo è un solo uno dei tanti esempi che possiamo fare. Vi sono applicazioni concrete che snelliscono processi lavorativi e non solo.
Ma un conto è rendere più fruibili, più agevoli tante piccole attività quotidiane di una persona, altro è fare sentire amata una persona, curata, ‘oggetto’ di attenzioni salvifiche. Posta questa differenza, rimane il fatto che l’Intelligenza Artificiale, in qualche modo, potrebbe essere usata come uno ‘strumento’ che manifesta il desiderio di uomini intelligenti che, avendo ‘a cuore’ l’umanità, vogliono permetterle di migliorare alcune relazioni interumane oltre che di vita quotidiana”.
In cosa consiste il ‘Sistema 0’?
Il Premio Nobel Daniel Kahneman aveva affermato che le persone, per prendere decisioni e affrontare i problemi, utilizzano due diversi sistemi cognitivi: il ‘Sistema 1’, caratterizzato da pensiero rapido, intuitivo e automatico, e il ‘Sistema 2’, che rappresenta un pensiero più lento, analitico e riflessivo. Nell’alveo dell’human enhancement (miglioramento umano, ndr.), in cui avviene un vero e proprio potenziamento umano, recentemente è stato teorizzato il ‘Sistema 0’ da un gruppo di ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano sulla rivista ‘Nature Human Behaviour’, in cui si permette l’interazione fra l’intelligenza umana e quella artificiale, quasi in una forma ibrida, al fine di aiutare il pensiero critico: una sorta di estensione cognitiva o un assistente invisibile che potenzia le capacità intellettive, che certamente non può sostituire l’estro, l’intuito e il pathos che albergano nell’essere umano”.
Cosa può accadere se il cuore viene ‘svalutato’?
“Al n^ 11 dell’enciclica il papa scrive: ‘Se il cuore è svalutato, si svaluta anche ciò che significa parlare dal cuore, agire con il cuore, maturare e curare il cuore’. Sono queste le parole del papa che ci permettono di comprendere come sia necessario che l’umanità sia guidata verso l’autentico sviluppo della persona umana, sotto la luce della sapienza. L’invito del Signore ad amare ‘con tutto il tuo cuore’, ci ricorda che svalutare il cuore significa perdere la pregnanza dell’umanità: solo un cuore che è dal cuore di Cristo, che è conformato al Suo Cuore, che attinge da esso il suo amore, può amare, e non gli algoritmi calcolatori”.
(Foto: Aci Stampa)
Anna Bonanno: una testimonianza di fede viva ancora oggi
Mi hanno messa a conoscenza di questa storia. Ringrazio Giorgia Rapisarda, la nipote di Anna. Ci sono persone speciali che, pur non seguendo il percorso della canonizzazione, sono un esempio da vita cristiana. Per Giorgia, sua nonna è una testimone di Fede e vuole farla conoscere.
Questo articolo non vuole dire, se e quanto, Anna Bonanno sia santa, vuole solo mostrare una vita gradita a Dio durante il viaggio terreno e anche dopo il suo ritorno al cielo. Questo articolo racconta fatti portati alla luce da Giorgia e da Luigi Bulla, che ha condiviso il di lei testo sui social. Ma chi è Anna Bonanno?
Anna Bonanno nasce a Borrello (Belpasso) giovedì 27.08.1931. Riceve il sacramento del Battesimo quando è in pericolo di vita, l’08.09 dello stesso anno. Sin da piccola mostra una forte sensibilità alla Fede e un grande amore verso Dio. Riceve la Prima Comunione, a soli 7 anni, presso l’Istituto delle Suore del Sacro Cuore di Gesù di Acate (RG). Con la famiglia, viva la prima infanzia e la Seconda guerra mondiale, dopo il trasferimento a Ragusa.
Nel novembre del 1941, nonostante abbia solo 10 anni, riceve il Sacramento della Confermazione nella Chiesa Madre di Acate. Dopo la guerra e la tragica morte prematura del padre e del fratello Alfredo, Anna torna a vivere a Belpasso. Frequenta l’Istituto Magistrale Regina Elena, dove si diploma il 18.10.1952. Anna è una giovane ragazza piena di bellezza e talento, una promessa del cinema e del teatro che, però, preferisce, infatti, dedicarsi pienamente alla sua famiglia.
Dopo poco, incontra Stefano, l’amore della sua vita. I due si fidanzano ufficialmente il 06.04.1958, domenica di Pasqua. L’01.06.1960, nella Parrocchia S. Maria della Mercede, i due si sposano.
Anna è una donna innamorata della sua famiglia: cresce, infatti, anche sua cugina Letizia, più piccola di vent’anni. E’ una donna piena di Spirito Santo che, con la sua Fede, riesce a convertire delle persone lontane da Dio, fa diversi sogni premonitori e organizza gruppi di preghiera e recita del Santo Rosario.
Anna ha una marea di passioni e interessi, come la lettura e la scrittura di lettere. Grande amante di piante e fiori, coltiva alcuni di essi nel giardino di casa. Nasce al Cielo in modo improvviso, a causa di due ictus, a soli 61 anni, mercoledì 28.07.1993. Si trova presso il Policlinico di Catania e da lí lascerà questo mondo per il cielo. Il giorno successivo, nel Santuario della Addolorata in Mascalucia, circondata da molta gente che tanto l’ha amata e ammirata nel suo pellegrinaggio terreno, si svolge il funerale .
Dalla sua nascita al Cielo ad oggi, non smette di stupire la sua presenza in questo mondo. Molte persone, infatti, dicono che è venuta loro in sogno. Una volta, in particolare, ha annunciato che sarebbe nata, nonostante diverse difficoltà, sua nipote Giorgia. Questo in una data speciale: 6.04.1999.
E poi darà ancora molto altro, seppur dal cielo. Giorgia, consapevole che quella di sua nonna è una vita spesa per il prossimo più bisognoso d’amore, si impegna e riesce a dedicarle una sezione all’interno di un premio letterario.
Il Concorso Letterario Nazionale ‘Gaetano Trifoglio’ Estate di Versi Poesie del Solleone, giunto alla quinta edizione, prevede dei premi speciali: Il Premio religioso dedicato alla memoria del Sacerdote Luciano Cosentino, il premio giovani dedicato alla memoria del Giovane Salvo Vadalà, il premio all’amicizia dedicato a Gaetano Trifoglio, e d’ora in poi, il premio della critica memorial ‘Anna Bonanno’.
‘Dare luce alle stelle’: cortometraggio dedicato all’Annunciazione a Maria da un componimento di mons. Angiuli
La Fondazione di Partecipazione PCE ‘Terre del Capo di Leuca – De Finibus Terrae’ comunica che mercoledì 14 e giovedì 15 dicembre alle ore 19.00, presso l’ Auditorium Benedetto XVI – S.S. 275 – Alessano, con ingresso libero, sarà possibile assistere alla visione del cortometraggio ‘Dare luce alle stelle’ ispirato al componimento poetico ‘L’annuncio dell’Angelo a Maria’ di mons. Vito Angiuli.
Papa Francesco fermerà la guerra con la ‘Poesia della Fede’, che scaturisce dai contenuti del documento sulla Fratellanza Umana
“E’ difficile fermare la guerra, certo, ma non impossibile! Perché nulla è impossibile a Dio. Lo afferma tenacemente Papa Francesco. Egli sa che l’amore di Dio penetra, con la sua forza dirompente, nei cuori di pietra. Ed entrerà anche nel cuore di Putin e di coloro che lo sostengono ed anche nel cuore di Zelensky, che vede alcuni suoi territori rivendicati da Putin. L’obiettivo della Pace universale è ratificato, insieme ad altri rilevanti obiettivi umanitari, nel Documento ‘Sulla Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune’, sottoscritto, ad Abu Dabhi, in data 4 febbraio 2019, da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tavveb . Il messaggio della pace è rivolto a tutti gli esseri umani, a tutte le religioni e a tutti i leader politici del mondo”:
Filippo Davoli: ‘Tenerissimo Amore’ è abbandonarsi alla luce di Dio
“Mi cattura il tuo essere, Giuseppe. L’orma di terra, la consistenza d’uomo nei cui occhi si riflette la luce degli occhi del Bambino. Ricordo che bambino ti guardavo nella statua in cortile della scuola. Un’aiuola educata la cingeva, e una ringhiera bianca di granito. Alto svettavi tu, ma sorridendo verso noi, verso me. Ti riportavo, dopo, nei miei segreti pomeriggi. Tornasti tempo dopo, poco fa, nella matura età che fa più semplici i turbamenti, e aperti gli occhi all’Alto. Tu sempre padre, io sempre bambino. Eppure ormai fratello, nell’età”.
Asmae Dachan racconta la speranza ad Aleppo
Ancona e Aleppo celebrate nel nuovo libro di poesie della giornalista e scrittrice italo-siriana Asmae Dachan, che vive a Rosora, nell’anconetano: ‘Non c’è il mare ad Aleppo’ è il terzo libro di poesie di Asmae Dachan, che con versi impregnati di delicatezza tratteggia i sentimenti e le esperienze più tragiche, insegnando a chi legge che solo attraverso la memoria si può andare verso il futuro.




























