La morte di Gianluca e Flavio è una ‘responsabilità collettiva’

“Abbiamo una responsabilità collettiva per quello che è accaduto. Forse non siamo stati del tutto capaci di fare il nostro dovere”: così il procuratore della Repubblica di Terni, Antonio Liguori, ha detto in conferenza stampa per aggiornare sugli sviluppi relativi all’inchiesta sulla morte nel sonno di Gianluca e Flavio, i due adolescenti ternani scomparsi, con un monito pacato ma deciso.

Lo stesso che è arrivato dal vescovo di Terni-Narni-Amelia, mons. Giuseppe Piemontese, il quale ha sottolineato come la tragedia che ha sconvolto la città sia il sintomo di uno smarrimento generale per il quale è necessaria una maggiore responsabilità da parte di tutti.

Il procuratore Alberto Liguori ha posto l’accento sulle due facce del mondo giovanile, sottolineando come siano stati proprio i colloqui con il giro di amici delle due vittime, ad aver avuto un ruolo chiave nel restringere il campo dei possibili sospetti fino al fermo del pusher, un tossicodipendente seguito dal Sert che si procura la droga spacciando, ma allo stesso tempo si è detto sconvolto dal fatto che conoscessero effetti e colori delle varie droghe sintetiche:

“Scoprire da loro che la ‘codeina’ dà un colore violaceo, che il metadone è invece biancastro, sono tutti elementi tecnici che i ragazzi hanno nel proprio patrimonio di conoscenze. Giovani di 15, 16, 17 anni che discettano su questi con competenze da addetti ai lavori, fa riflettere e molto”.

Secondo i primi rilievi, ad uccidere i due adolescenti sarebbe stato il malore provocato dall’assunzione del mix letale composto dal makatussin, un comune sciroppo per la tosse a base di codeina e metadone: “Non vedo responsabilità genitoriali ma sociali sì”, ha aggiunto il procuratore.

Mons. Piemontese ha espresso preoccupazione per queste morti: “Ognuno esprime conforto secondo la propria sensibilità. La Chiesa cattolica, pur avvertendo il peso insostenibile della morte di due ragazzi, sull’esempio di Gesù che si unisce al pianto e al conforto della madre vedova e di Giairo, osa ribadire che la morte non avrà l’ultima parola.

E tuttavia nel bisbigliare dei capannelli di amici e curiosi si stigmatizza l’assurdità di queste giovani morti e la solitudine esistenziale di chi ha ancora bisogno di protezione, sostegno e accompagnamento educativo verso la vita. Tante sono le chimere e gli agguati sottovalutati, dagli esiti pericolosi e a volte ahimè tragici”.

Ha ribadito la mancanza di attenzione ‘sociale’ e superficialità: “E’ tanta la superficialità con cui, noi adulti, cattivi maestri, trattiamo materie che affidiamo a fragili mani in nome della libertà, il cui esito spesso inesorabilmente porta al baratro.

Molte volte abbiamo lamentato l’insufficienza di attenzione educativa e sociale verso le giovani generazioni; ancora più frequentemente siamo stati derisi come retrogradi quando abbiamo stigmatizzato proposte legislative e sociali, che sottovalutano i rischi connessi a ‘ragazzate’, a ‘modiche dosi’, ad ‘usi personali’, che col tempo portano a tragedie collettive.

Confortiamo le mamme e i papà in lutto e per loro invochiamo la carezza di Maria Santissima Addolorata, madre di un figlio morto innocente, maestro e artefice di conforto e consolazione.

Fissando i volti spenti di Gianluca e Flavio, accresciamo in noi la compassione e l’amore per la vita.

Tutti noi vogliamo lasciarci coinvolgere dalla responsabilità verso le giovani generazioni, ciascuno secondo la propria missione, affinché tali tragedie non si ripetano mai più”.

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