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Funerali del rettor Anelli: dall’enigma al Mistero

Giovedì 23 maggio era stato trovato morto a Milano il prof. Franco Anelli, rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, il cui mandato sarebbe terminato tra pochi mesi ed avrebbe compiuto 61 anni il 26 giugno, i cui funerali si sono svolti venerdì 31 maggio. Secondo quanto riscostruito dai carabinieri, intervenuti su posto con il medico legale, dopo gli operatori del 118, Franco Anelli, si è suicidato buttandosi dal sesto piano del palazzo del centro di Milano in cui viveva. Gli investigatori e il medico legale hanno escluso l’intervento di terze persone.

Nel giorno successivo papa Francesco, in un telegramma a firma del segretario di Stato vaticano, card. Pietro Parolin, lo aveva ricordato per “l’impegno per la promozione dei valori cristiani in ambito universitario, favorendo il dialogo con le giovani generazioni”. Mentre nell’incontro di preghiera e congedo svoltosi venerdì 31 maggio nella mattinata nell’Aula Magna dell’Università Cattolica di Milano il presidente della Cei, card. Matteo Maria Zuppi, ha rivolto un pensiero per la madre del rettore:

“Siamo tutti colpiti dalla sua tragica scomparsa. Le parole appaiono parziali, insufficienti e lasciano spazio alla preghiera, al rispettoso silenzio e all’intima riflessione. E proprio in questa dimensione del mistero la memoria va all’invito rivolto dal caro professor Anelli, proprio in questa Sala qualche mese fa in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’Anno Accademico”.

Un ricordo intenso animato dalla passione del prof. Franco Anelli per lo studio: “Il Rettore Magnifico ha vissuto intensamente la vocazione dell’Università. Cattolica, che coltiva la passione per l’uomo e la sua piena realizzazione, l’impegno perché ogni persona possa diventare protagonista all’interno della società, sempre attenta al bene comune, che è sempre l’unica parte che la Chiesa sceglie e per quale sarà sempre libera.

La Cattolica, secondo lo spirito dei suoi fondatori, vuole assicurare una presenza nel mondo universitario e culturale di persone impegnate a capire e affrontare, alla luce del messaggio cristiano e dei principi morali, i segni dei tempi, i problemi della società e della cultura. La vita del professor Anelli si è snodata lungo questo sentiero, illuminato dalla luce di tante persone illustri e testimoni esemplari. Come non ricordare, ad esempio, il venerabile Giuseppe Lazzati, che fu rettore in anni particolarmente difficili”.

Anche mons. Mario Delpini, arcivescovo di Milano e presidente dell’Istituto Toniolo, ha ricordato il rettore dell’Università Cattolica, affrontando l’enigma della morte: “L’enigma è l’incomprensibile che sconcerta, il non trovare spiegazioni nonostante il cercare, l’immaginare, lo speculare; l’enigma è lo smarrirsi di un pensiero troppo semplice, banale, intrappolato nel meccanismo di causa-effetto”.

Ma solo con l’aiuto della Grazia di Dio è possibile passare dall’enigma al Mistero: “Ci sia data la grazia di passare al mistero, quel modo di comprendere che si lascia illuminare da una sapienza che viene da Dio. Il mistero è quel vedere con gli occhi della fede che il Cristo crocifisso visita anche gli abissi più profondi, entra anche nel buio più impenetrabile, nella solitudine più irraggiungibile, e tende la mano e strappa dalla morte e abbraccia con quell’affetto commovente che si chiama misericordia. Ecco: dallo strazio alla consolazione. Con questa fiducia preghiamo per il professor Anelli consegnato al mistero di Dio”.

La Grazia concede di compatire e di andare aldilà della morbosità: “La curiosità morbosa continua a ronzare intorno al macabro, mai si sazia di pettegolezzi, di mezze parole. Chiediamo la grazia della discrezione che sa compatire, di quella sobrietà che preferisce il silenzio alle inutili parole di circostanza. Dalla curiosità alla discrezione”.

La Grazia, infatti, permette una rilettura della vita: “Chiediamo la grazia di passare dall’enfasi sulla morte alla sapienza che rilegge la vita. L’enfasi sulla morte assedia l’evento della morte sconcertante del prof. Anelli con la retorica e le esclamazioni, con l’affollarsi delle partecipazioni e l’esibizionismo delle presenze. Chiediamo di passare alla sapienza che interpreta la vita, il bene compiuto, le fatiche sostenute, i punti di vista discutibili o ammirevoli, i meriti scientifici. Dall’enfasi sulla morte alla sapienza che rilegge la vita”.

Tale morte può essere occasione di assunzione di responsabilità: “Chiediamo la grazia di passare all’assunzione di responsabilità perché ciascuno si metta di impegno per servire il bene della comunità universitaria, ciascuno offra il suo contributo di pensiero e di disponibilità, perché si scriva una storia che erediti tutto il bene e che si avvii su nuovi cammini, per nuovi climi e narrazioni persuasive. Dall’inquietudine verso il futuro all’assunzione di responsabilità”.

Nella celebrazione funebre mons. Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica, ha sottolineato che lo sgomento è vinto dalla Resurrezione: “Di fronte a tutto questo potremmo essere umanamente sopraffatti dallo smarrimento e dallo sconcerto, ma siamo qui perché ci è data la grazia di poter vedere e considerare le cose da un altro punto di vista che non cancella il dramma umano ma lo inserisce in un orizzonte infinitamente più grande che è quello spalancato dalla fede in colui che ci ha detto: ‘Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno’. Ed è nell’incontro con il Risorto che anche noi vogliamo leggere questa vicenda e accomiatarci, per quanto possibile, con cuore sereno e animo fiducioso dal carissimo Franco sapendo che è nelle mani di Dio e che nulla potrà più allontanarlo dall’abbraccio della sua infinita misericordia”.

Ed ha ricordato le azioni intraprese per mantenere alto il livello dell’Università: “Davvero grandi sono i suoi meriti: dalle vicende del Policlinico A. Gemelli, risanato e rilanciato ai vertici della sanità e della ricerca a livello nazionale e internazionale, ai momenti difficili della pandemia affrontati con grande determinazione ed efficacia; dal rinnovamento e rilancio di tutte le sedi, con progetti innovativi e ambiziosi, alla crescente internazionalizzazione;

dalla sua personale statura scientifica in ambito giuridico alle molteplici iniziative culturali che hanno dato sempre più prestigio al nostro Ateneo, dalle significative celebrazioni per il centenario al sapiente contributo dato alla missione educativa dell’Ateneo, come rilevato in questi giorni nelle espressioni di cordoglio del Santo Padre Francesco e di tante personalità del mondo ecclesiale, della realtà accademica e della società civile che ringraziamo ancora una volta per la vicinanza, l’affetto e la preghiera”.

(Foto: Università Cattolica)

Papa Francesco: compito dell’Università è lavorare per la risoluzione dei conflitti

Ricevendo in udienza la delegazione della Loyola University di Chicago papa Francesco ha sottolineato sottolinea che c’è bisogno di uomini e donne che siano pronti a lavorare perché ‘il mondo possa trovare la pace’, con l’invito a non dimenticare la speranza, sottolineando il significato di pellegrinaggio: “La vostra esperienza di visita ai luoghi che hanno plasmato la vita e la spiritualità di Ignazio sicuramente vi ha arricchito e ispirato nel vostro itinerario di formazione accademica e personale. E’ stata una visita alle radici”.

Il chiaro invito è quello di riscoprire le radici: “Tornate dunque alle radici per andare avanti. Non si può andare avanti senza radici, dalle quali si prende la forza: la forza la si prende dalle radici. Tornate dunque alle radici per andare avanti. Le radici della vostra Istituzione sono nell’esperienza del Fondatore, che metteva sempre Dio al primo posto ed era alla costante ricerca della volontà di Dio.

Questo si traduceva in lui in un’assidua tensione al servizio. Andare avanti per servire. Il suo percorso spirituale, segnato dal discernimento e dall’impegno per la giustizia, continui ad ispirare e guidare la vostra vita e la vostra azione”.

E la ‘Loyola University’ affonda le proprie radici nella tradizione della Compagnia di Gesù: “Questa tradizione vi invita oggi a cercare la verità attraverso lo studio serio, l’ascolto attento e l’azione coraggiosa. Vi incoraggio a perseverare in questo cammino, a essere testimoni di speranza in un mondo spesso segnato da divisioni e conflitti”.

E, come sabato nell’Arena di Verona, anche oggi il papa ha sottolineato che si devono risolvere i conflitti con il discernimento: “Grazie a Dio che ci sono i conflitti, ma i conflitti si risolvono su un altro piano, superiore. I conflitti ci portano a camminare nei labirinti e dal labirinto si esce da sopra e non da soli. Il conflitto ci spinge a lavorare.

Perseverate dunque in questo cammino, che vi insegna a coltivare il senso critico, la capacità di discernimento e la sensibilità verso le sfide globali; a porvi sempre la domanda: come può la nostra Università contribuire a fare del mondo un luogo migliore? Sempre tendere al meglio!”

Il cambiamento avviene attraverso l’educazione: “In un momento storico segnato da rapidi cambiamenti e da sfide sempre più complesse, il ruolo delle istituzioni accademiche è cruciale. Avete il compito non solo di formare menti brillanti, ma anche di coltivare cuori generosi e coscienze attente alla dignità di ogni persona. L’educazione si fa su tre piani: con la testa, con il cuore e con le mani. Pensare quello che tu senti e fai, sentire quello che tu pensi e fai, fare quello che tu pensi e senti. Ma sempre in armonia, le tre cose”.

Quindi l’educazione è un metodo: “L’educazione, oltre che trasmissione di conoscenze, è un impegno e un metodo per formare persone capaci di incarnare i valori della riconciliazione e della giustizia in ogni aspetto della vita.

Mente, cuore e mani non possono crescere bene separatamente, e solo insieme possono coinvolgersi con la realtà e le esigenze del tempo… Per andare avanti nella vita, bisogna sognare. Una persona che ha perso la capacità di sognare manca di creatività, manca di poesia, e la vita senza poesia non funziona”.

E’ stato un incoraggiamento a coltivare la ‘curiosità’ intellettuale: “C’è bisogno di uomini e donne che siano pronti a mettere le proprie competenze al servizio degli altri, a lavorare per un futuro in cui ogni persona possa sviluppare le proprie capacità e vivere con dignità e rispetto, e il mondo possa trovare la pace.

Questo mi colpisce molto oggi: nella situazione di crisi dell’ordine mondiale sembra che manchi un orizzonte di speranza. E senza speranza non si può vivere. Non dimentichiamo la speranza, che è l’ancora, alla riva, e noi siamo aggrappati alla corda. La speranza non delude mai!”

Il papa ha concluso l’incontro affidando loro alcuni ‘compiti’: “Vi affido, in particolare, il dialogo interculturale e interreligioso come strumento per favorire la comprensione reciproca, la cooperazione e la costruzione di ponti tra diverse tradizioni, culture e visioni del mondo”.

(Foto: Santa Sede)

A Macerata Premio Vox Canonica 2024 alla prof.ssa Boni

Lo scorso 4 aprile, nella splendida cornice della Sala delle Conferenze del Dipartimento di Economia e Diritto dell’Università di Macerata si è svolta la IV edizione del Premio Vox Canonica, assegnato alla prof.ssa Geraldina Boni, Ordinaria di Diritto Canonico ed Ecclesiastico dell’Alma Mater Studiorum di Bologna.

A fare gli onori di casa la prof.ssa Elena Cedrola, direttrice del Dipartimento di Economia e Diritto, e il prof. Stefano Pollastrelli, direttore del Dipartimento di Giurisprudenza, i quali hanno ricordato l’importanza di riavvicinare l’accademia al mondo dei giovani, così da ricostituire quell’alleanza generazionale che ha assicurato il progresso e il benessere sociale.

Il prof. Paolo Picozza, emerito di Diritto Ecclesiastico, ha presieduto l’incontro e ha tracciato le priorità della scienza canonistica ed ecclesiasticistica nella contemporaneità: saper cogliere le sollecitazioni e le inquietudini provenienti dalla società attuale; rafforzare l’elemento spirituale della fede cristiana; purificare la memoria da nostalgie storicamente infondate; accettare le sfide del pluralismo religioso e imparare a perseguire una sana e critica laicità.

Nel corso dell’introduzione, il prof. Giuseppe Rivetti si è soffermato sul crescente interesse per l’indagine del fattore religioso, in grado di offrire un campo di conoscenze trasversale e plurale e di sviluppare quelle competenze che sono essenziali per il giurista contemporaneo.

Gli interventi del fondatore del periodico, Rosario Vitale, e di un membro del comitato di redazione, Andrea Miccichè, hanno avuto per obiettivo la presentazione della storia e delle iniziative di Vox Canonica. In particolare, il primo ha evidenziato come nel campo giornalistico fosse assente una testata che si dedicasse alla divulgazione del diritto canonico, materia troppo spesso sentita distante e riservata a una ristretta cerchia di addetti ai lavori, soprattutto chierici e religiosi.

Da questa constatazione e dalla voglia di mettersi in gioco nasce un progetto condiviso con alcuni colleghi di atenei pontifici e statali. Il cuore dell’attività è la diffusione di ‘pillole’ di diritto canonico, relazionate con l’attualità sempre in divenire della vita della Chiesa; a ciò si aggiungono l’organizzazione di eventi per la promozione della cultura canonistica e l’offerta di supporto a quanti vogliano soddisfare la propria curiosità circa la normativa ecclesiastica.

Il secondo, invece, ha presentato i simboli scelti dalla redazione di Vox Canonica per identificare la propria attività, ossia il logo, tratto dagli emblemi di Alciato; la frase giovanneo-paolina in calce ad ogni contributo (Cum caritate animato et iustitia ordinato, ius vivit) e la figura di San Raimondo da Peñafort quale patrono e modello di un seria e costruttiva collaborazione tra Legislatore e dottrina.

Dopo questi momenti introduttivi, la cerimonia è entrata nel vivo con la lettura della laudatio, in cui sono state sintetizzate le motivazioni che hanno portato alla scelta di premiare la prof.ssa Boni. Tra le molteplici qualità che connotano la brillante carriera, hanno avuto risalto il suo impegno per promuovere un rinnovamento della cultura giuridica occidentale nel segno di una riscoperta degli orizzonti spirituali del diritto; il contributo appassionato e professionale a favore della Sede Apostolica; la serietà e l’acume nel condurre ricerche a tutto tondo nel panorama della giustizia.

Alla consegna del bassorilievo in terracotta con l’effigie di San Raimondo da Peñafort ha fatto seguito la lectio magistralis della premiata, esempio cristallino di rigore metodologico, di attenzione alle dinamiche che animano la società italiana e di propositività nel trovare soluzioni alle questioni centrali del dibattito legislativo, giurisprudenziale e dottrinale.

La prof.ssa Boni ha preso le mosse dal ricordo dei quarant’anni dalla conclusione dell’Accordo di Villa Madama di modificazione del Concordato lateranense con la Chiesa cattolica e dalla stipulazione della prima intesa con la Tavola Valdese.

Il quadro delle fonti del diritto ecclesiastico italiano ha rappresentato il filo rosso della lezione, in un costante raffronto tra le tappe politiche del dialogo tra lo Stato e le confessioni religiose, e con un riferimento al paradigma concordatario, nel quale confluiscono armonicamente l’ordinamento statale e quello della Chiesa cattolica.

La professoressa ha ripercorso l’attuazione del principio di bilateralità, segnalando le criticità emergenti e i problemi aperti, e proponendo alcune opzioni per superare l’impasse legata all’inerzia del legislatore, alle incomprensioni confessionali, alle incursioni creative giurisprudenziali, dal tono non sempre rispettoso degli accordi con la Santa Sede, così da garantire l’eguale libertà religiosa sancita dall’art. 8 Cost.

Il momento ha avuto la propria chiusura con il dibattito, animato dal presidente della sessione, nel quale hanno trovato posto considerazioni sulla distinzione tra ordine della Chiesa e ordine dello Stato, sulle garanzie dello stato di diritto, sulle forme di manifestazione del pluralismo religioso, sull’importanza che la cultura canonistica ha avuto e continua ad avere nella società europea.

(Tratto da Vox Canonica)

Papa Francesco: educazione e formazione necessari per non abbandonare i giovani

Questa mattina papa Francesco ha incontrato i membri della ‘Fondazione Blanquerna’, istituto di istruzione superiore fondato nel 1948 e integrato nell’Università Ramon Llull di Barcellona, sottolineando l’attualità del messaggio contenuto nel nome stesso della Fondazione, che è il nome di un personaggio letterario (eroe senza macchia che sa sempre quale sia la migliore strada da percorrere nella vita)  protagonista di un libro del filosofo e beato Raimondo Lullo che descrive la società del proprio tempo offrendo spunti per la realizzazione del ‘progetto’ di Dio:

“Allo stesso tempo, il filosofo cerca di fornire, in modo pedagogico, modelli di vita cristiana che possano servire a chiunque per seguire Cristo, ovunque Egli lo chiami. E tutto questo è una lezione di sorprendente attualità, poiché ci parla di un linguaggio nuovo e accessibile, di un modo di comunicare forse insolito per l’epoca, ma gradevole e chiaro per i suoi contemporanei”.

Durante l’incontro il papa ha sottolineato che tali personaggi avevano lo scopo di far scoprire il disegno di Dio su ciascuno: “Una pedagogia che si allontana dagli eroi fantastici che cercano di sfuggirci dalla nostra realtà, come erano allora i personaggi cavallereschi, e, al contrario, propone modelli di vita semplici, modelli di vita naturali, in cui possiamo servire il Signore ed essere felici. Quanto dolore e frustrazione producono oggi, ancor più che ai tempi dei Beati, gli stereotipi irraggiungibili che mercati e gruppi di pressione cercano di imporci. Che grande compito scoprire ai giovani il disegno di Dio su ciascuno di loro”.

Questi sono i valori che devono essere contenuti nei progetti educativi dell’Università: “Formare, sì, con un linguaggio attuale, moderno, agile, pedagogico, con un’analisi accurata della realtà; ma tenendo sempre conto che formiamo uomini e donne completi, non repliche illusorie di ideali impossibili. Per esempio, ci sono alcune università che ho conosciuto in America che sono troppo liberali, che cercano solo di formare tecnici, formare specialisti e si dimenticano che devono formare uomini e donne.

Persone integre che cercano di dare il meglio di sé nel servizio a cui Dio li chiama, sapendo che sono pellegrini, che in realtà tutto è cammino verso una meta che supera questa realtà, l’incontro dell’amico con l’amato”.

Ha chiuso l’incontro con un pensiero del filosofo beato Lullo sull’assenza di Cristo: “Questo è il mio augurio per voi, che possiate illuminare la vita dei vostri alunni con la presenza di Gesù, che questa certezza vi renda consapevoli della vostra dignità di amici, di Dio e degli uomini, e che possiate dissipare le tenebre che copre questo mondo lontano dalla sua vera essenza”.

Ugualmente con i membri della Confederazione Nazionale Formazione Aggiornamento Professionale (CONFAP), che compie 50 anni, papa Francesco ha parlato di giovani, formazione, professione: “Col vostro impegno quotidiano, voi siete espressione della ricca e variegata spiritualità di diversi Istituti Religiosi, che hanno nel loro carisma il servizio ai giovani attraverso la formazione professionale. Si tratta di percorsi formativi all’avanguardia, che vantano un’alta qualità di metodologie, esperienze di laboratorio e possibilità didattiche, tanto da costituire un fiore all’occhiello nel panorama della formazione al lavoro”.

Il papa ha elogiato la loro formazione che è integrale e diretta anche ai giovani un po’ emarginati: “E, cosa ancora più importante, la vostra proposta formativa è integrale, perché oltre alla qualità degli strumenti e della didattica, riservate una cura e un’attenzione speciali soprattutto verso i giovani che si trovano ai margini della vita sociale ed ecclesiale. Grazie per quello che fate; grazie ai formatori che si dedicano con passione ai giovani. E con questo spirito di gratitudine, vorrei offrirvi alcune riflessioni intorno alle tre parole che caratterizzano il vostro impegno: giovani, formazione, professione”.

E’ stata un’esortazione a non ‘abbandonare’ i giovani: “I giovani, sempre colmi di talenti e di potenzialità, sono anche particolarmente vulnerabili, sia per alcune condizioni antropologiche che per diversi aspetti culturali del tempo in cui viviamo. Alludo non solo ai NEET che non sono né in formazione né in attività, ma ad alcune scelte sociali che li espongono ai venti della dispersione e del degrado.

Molti giovani, infatti, abbandonano i loro territori di origine per cercare occupazione altrove, spesso non trovando opportunità all’altezza dei loro sogni; alcuni, poi, intendono lavorare ma si devono accontentare di contratti precari e sottopagati; altri ancora, in questo contesto di fragilità sociale e di sfruttamento, vivono nell’insoddisfazione e si dimettono dal lavoro”.

Per il papa tale ‘abbandono’ educativo è una vera tragedia con un invito all’incoraggiamento: “Dinanzi a queste e ad altre situazioni simili, tutti noi dobbiamo prendere consapevolezza di una cosa: l’abbandono educativo e formativo è una tragedia! Sentite bene, è una tragedia. E, se occorre promuovere una legislazione che favorisca il riconoscimento sociale dei giovani, ancora più importante è costruire un ricambio generazionale dove le competenze di chi è in uscita siano al servizio di chi entra nel mercato del lavoro. In altre parole, gli adulti condividano i sogni e i desideri dei giovani, li introducano, li sostengano, li incoraggino senza giudicarli”.

Inoltre la formazione è indispensabile per i giovani: “Le trasformazioni del lavoro sono sempre più complesse, anche a motivo delle nuove tecnologie e degli sviluppi dell’intelligenza artificiale. E qui siamo chiamati a respingere due tentazioni: da un lato la tecnofobia, cioè la paura della tecnologia che porta a rifiutarla; dall’altro lato la tecnocrazia, cioè l’illusione che la tecnologia possa risolvere tutti i problemi. Si tratta invece di investire risorse ed energie, perché la trasformazione del lavoro esige una formazione continua, creativa e sempre aggiornata. E nello stesso tempo occorre anche impegnarsi a ridare dignità ad alcuni lavori, soprattutto manuali, che sono ancora oggi socialmente poco riconosciuti”.

Inoltre è necessario un coinvolgimento delle famiglie per non ‘improvvisare’ la formazione professionale: “Serve un legame con le famiglie, come in ogni tipo di esperienza educativa; e serve un sano ed efficace rapporto con le imprese, disposte a inserire giovani al proprio interno. Questi per voi sono i due poli di riferimento, perché insieme alle competenze tecniche sono importanti le virtù umane: una tecnica senza umanità diventa ambigua, rischiosa e non è veramente umana, non è veramente formativa. La formazione deve offrire ai giovani strumenti per discernere tra le offerte di lavoro e le forme di sfruttamento”.

Infine ha sottolineato l’importanza della formazione: “Il lavoro è un aspetto fondamentale della nostra vita e della nostra vocazione. Eppure, oggi assistiamo a un degrado del senso del lavoro, che viene sempre più interpretato in relazione al guadagno piuttosto che come espressione della propria dignità e apporto al bene comune. Pertanto, è importante che i percorsi di formazione siano al servizio della crescita globale della persona, nelle sue dimensioni spirituale, culturale, lavorativa”.

(Foto: Santa Sede)

Cei: l’Università Cattolica sia motore di speranza per i giovani

Nei giorni scorsi è stato diffuso il Messaggio della Presidenza della CEI per la 100ª Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore che si celebrerà domenica 14 aprile sul tema: ‘Domanda di futuro. I giovani tra disincanto e desiderio’, scelto per celebrare, domenica 14 aprile, la 100^ giornata dedicata all’Università Cattolica del Sacro Cuore, offrendo la possibilità di sviluppare alcune considerazioni utili a comprendere la missione dell’Ateneo dei cattolici italiani:

“In questi ultimi anni un susseguirsi di eventi sta modificando in profondità la percezione della realtà e dell’esperienza umana, soprattutto in rapporto al futuro. Guardando in particolare al mondo giovanile si registra una situazione di grande incertezza che oscilla tra paure e slanci, smarrimento e ricerca di sicurezze, senso di solitudine e rincorsa ad abitare i social media”.

E’ un invito a prendere la domanda dei giovani sul futuro seriamente: “Ci troviamo ad affrontare scenari imprevedibili, determinati dai cambiamenti climatici, dai devastanti conflitti in corso, dai precari equilibri internazionali, dalle criticità economiche. A questi macro-fattori si aggiungono le situazioni personali e contingenti percepite in modo più diretto dai giovani come la mancanza di lavoro, la fragilità dei legami affettivi, i rapidi cambiamenti sociali determinati dalle innovazioni tecnologiche, la crisi demografica che fa dell’Italia un Paese in progressivo e rapido invecchiamento”.

Per i vescovi italiani la vita dei giovani si muove tra la speranza e la disillusione, specchio della società contemporanea: “C’è tutta la disillusione rispetto a un futuro che non offre certezze e finisce per scoraggiare e demotivare. Nello stesso tempo, però, resta forte la ricerca del senso da dare alla propria esistenza, del posto da assumere nel mondo e delle strade da percorrere per non sentirsi vecchi prima del tempo.

I giovani sono il termometro di una società in deficit di speranza e incapace di vivere il presente come piattaforma reale e concreta per costruire il futuro. Tutto sembra consumarsi nel vissuto quotidiano senza più considerare il futuro, troppo fluido e confuso, mentre dovremmo costruirlo assieme valutando in tale prospettiva le scelte di oggi”.

I giovani sono in ricerca di luoghi in grado di offrire concretezza ai desideri e l’Università è uno dei luoghi: “I giovani cercano luoghi che siano in grado di alimentare i loro desideri, che sappiano dare concretezza ai loro sogni e che non soffochino la loro speranza. L’Università Cattolica del Sacro Cuore è nata sulle macerie di una guerra mondiale e in un quadro sociale e politico di grande incertezza”.

L’Università Cattolica mette a disposizione competenze capaci di renderli protagonisti: “L’Ateneo ha preso forma grazie alla intraprendenza di p. Agostino Gemelli e della beata Armida Barelli, in una stagione certamente non più facile dell’attuale e da oltre cento anni con la sua proposta formativa, originale e integrale, vuole essere uno spazio fecondo e creativo per dare ai giovani non tanto aspettative per il futuro quanto certezze per un presente da protagonisti e da veri artefici di un domani che sia più sostenibile, fraterno e pacifico per tutta l’umanità. Sono però necessarie alcune condizioni per non rendere evanescente il futuro e per radicarlo piuttosto in un vissuto ricco di senso e di solide prospettive umane e spirituali”.

L’Università Cattolica è nata grazie ai cattolici, che hanno impresso una ‘matrice popolare’: “La sua matrice popolare, anche se oggi non si registra la mobilitazione del passato, si manifesta nel suo essere comunità educante di respiro nazionale e nel suo essere sotto molteplici aspetti a servizio della comunità ecclesiale, sia curando la formazione delle nuove generazioni sia offrendo un rilevante apporto culturale alla presenza dei cattolici nel Paese. L’attuale cammino di ripensamento sinodale della vita e della missione della Chiesa potrà certamente ricevere un prezioso contributo da questa presenza culturale e formativa a servizio della comunità ecclesiale e della società in Italia”.

La seconda dimensione caratterizzante l’Università Cattolica riguarda l’innovazione: “Gli sviluppi dell’intelligenza artificiale interpellano la comunità scientifica e la società civile sotto diversi profili. E’ certamente doveroso valorizzare le tante opportunità offerte sapendo, allo stesso tempo, valutare le implicazioni etiche, culturali, sociali ed economiche.

Ricerca scientifica, valutazione etica, processi formativi, implicazioni socioculturali richiedono, pertanto, una visione d’insieme e un approccio transdisciplinare. Sono le caratteristiche proprie di una comunità accademica plasmata da un approccio davvero unitario e universale, come quello che scaturisce da un sentire autenticamente cattolico, aperto cioè alla totalità e attento a tutti i valori in gioco”.

La terza dimensione riguarda l’aiuto ai giovani, secondo il magistero della Chiesa: “Compito di un Ateneo cattolico, alla luce delle indicazioni offerte dal magistero di papa Francesco, è quello di aiutare i giovani: a essere artefici di uno sviluppo davvero sostenibile e attento alle necessità di tutti, soprattutto i più poveri ed emarginati;

ad essere protagonisti di una cultura della fratellanza che sappia valorizzare le differenze e disarmare con la solidarietà la violenza che sta distruggendo relazioni e convivenze tra popoli; a ridisegnare il volto dell’umano sfigurato da visioni e modelli che snaturano il senso degli affetti, la dimensione trascendente della vita umana, la domanda di verità e di bene che abita il cuore di ogni donna e di ogni uomo”.

Papa Francesco: i linguaggi sono necessari per educare

Papa Francesco continuamente ritorna sul tema educativo ed anche oggi, ricevendo il Presidente e il Board of Trustees della ‘University of Notre Dame’ dell’Indiana, ha ribadito che è la missione fondamentale della Chiesa e di questa università cattolica, fondata dal beato Basil Moreau: “Fin dalla sua fondazione, l’Università di Notre Dame si è dedicata all’incremento della missione della Chiesa di annunciare il Vangelo attraverso la formazione di ogni persona in tutte le sue dimensioni”.

Papa Francesco: i santi indicano la strada per l’unità dei cristiani

Ad inizio della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani papa Francesco ha ricevuto in udienza la delegazione ecumenica finlandese, che si prepara nel 2030 a celebrare il millenario della morte di Sant’Olav, in occasione della festa di sant’Enrico, che è patrono della Finlandia. Riprendendo il discorso introduttivo del vescovo Åstrand sui santi nel cammino ecumenico papa Francesco ha evidenziato il significato della Chiesa pellegrina:

Papa Francesco ai francescani: studiare la Parola di Dio è bello

Lo Studium Biblicum Franciscanum (SBF) è un’istituzione accademica facente capo alla famiglia francescana con sede a Gerusalemme, parte integrante della Pontificia Università Antonianum di Roma di cui costituisce la Facoltà di Scienze Bibliche e Archeologia ma con una relativa autonomia. La sede dell’Istituto è presso il convento della Flagellazione, nel quartiere musulmano di Gerusalemme, all’inizio della Via Dolorosa e a ridosso della parte nord della Spianata delle Moschee (sede dell’antico Tempio salomonico).

Papa Francesco al Partito Popolare Europeo: la fraternità per rianimare l’Europa

Le condizioni di salute di papa Francesco sono in miglioramento e dal Policlinico ‘Gemelli’ ha inviato un messaggio ai membri del gruppo del Partito Popolare nel Parlamento Europeo, istituzione che ha visitato nel novembre del 2014, riflettendo sul significato di rappresentanti dei cittadini;

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