Tag Archives: Territorio

A Palermo inaugurata la sede dell’associazione Viviballarò

“Oggi con il taglio del nastro inizia in maniera ufficiale la nostra attività nel quartiere Albergheria, nel centro storico di Palermo, che mi vede impegnata già da sette anni – spiega Sabrina Ciaramitaro Presidente dell’associazione Viviballarò-. Sono finora una decina i bimbi che vengono nella sede a fare doposcuola dal lunedì al venerdì.

Abbiamo individuato, in questi vari anni di attività sul territorio, come fondamentale, l’aiuto scolastico gratuito, perché tante famiglie, essendo povere, non potevano affrontare questa spesa per i propri figli. Grazie al contributo del progetto TumìAmì abbiamo potuto attrezzare la sede di tutto il necessario per aiutare questi bimbi nello studio. Sono tanti i bisogni in questa area e noi a poco a poco, oltre alla sede, stiamo recuperando gli spazi intorno a noi”.

“Grazie al contributo economico del progetto TumìAmì, – spiega il coordinatore del progetto Pierluca Orifici- ideato dall’associazione Life and Life e finanziato dalla Regione Siciliana Assessorato della Famiglia delle Politiche Sociali e del Lavoro- è stato possibile acquistare i computer, la stampante, tutti gli arredi, l’impianto elettrico e di internet, per la sede dell’associazione Viviballarò a Palermo.

Inoltre il progetto prevede la retribuzione di due insegnanti, per 300 ore, che si affiancano ai volontari dell’associazione Viviballarò per fare doposcuola gratuito ai bimbi (8-13 anni) poveri della zona Albergheria. La sede serve non solo per lo studio, ma anche come centro aggregativo e luogo sicuro per i ragazzi, dove potersi incontrare, giocare, condividere esperienze”.

“L’associazione LIFE and LIFE, capofila del progetto TumìAmì – conclude la Vice Presidente Valentina Cicirello – opera da più di 10 anni nella zona della stazione centrale come luogo aggregativo per i ragazzi di varie età in difficoltà di diverse etnie. Abbiamo individuato nella zona dell’Albergheria nell’associazione Viviballarò una realtà per realizzare la stessa esperienza di accoglienza e aiuto dei giovani a rischio”.

‘La Xylella dal 2014 al 2026’ con il libro ‘La Xylella  – distruzione e rinascita degli olivi’

L’Ufficio diocesano di Ugento-S. Maria di Leuca della Pastorale Sociale del Lavoro, Giustizia e pace – Custodia del Creato e il Circolo “Laudato Si – Don Tonino Bello” di Tricase comunicano che oggi, in Località Acquarica, dalle ore 19.00 alle ore 21.00, presso la Sala Consiliare del Comune di Presicce-Acquarica, in Piazza dell’Amicizia, si svolgerà l’incontro: “La Xylella dal 2014 al 2026”.

 L’iniziativa, che si svolge con il patrocinio del Comune di Presicce – Acquarica, sarà moderata dalla giornalista dott.ssa Luana PRONTERA, dopo i saluti dell’Avv. Paolo RIZZO, Sindaco di Presicce – Acquarica, sarà proiettato un piccolo video presentato nel primo incontro voluto dal vescovo, mons. Vito Angiuli, di attenzione alla problematica della Xylella, del 22 novembre del 2014 dove fu presente anche l’autore del libro.

L’incontro porrà al centro la presentazione del libro “La Xylella – Distruzione e rinascita degli olivi”, Enzo Lavarra, già parlamentare europeo e vice presidente della Commissione Agricoltura dal 1999 al 2009. Seguiranno gli interventi del Dott. Giovanni MELCARNE, imprenditore agricolo e ricercatore, che interverrà sul tema: “La rinascita dei territori, i campi sperimentali di olivi”, del Dott. Flavio POLO e dell’ Avv. Andrea MONSELLATO, Assessore del Comune di Presicce-Acquarica, che relazioneranno su: “L’impegno del Comune – Cresciamo insieme: rigeneriamo le campagne di Presicce-Acquarica”, concluderà Mons. Vito ANGIULI, Vescovo della Diocesi di Ugento – S. Maria di Leuca. A conclusione della serata si potranno assaggiare degli oli prodotti da aziende del territorio.

Il libro ‘La Xylella -Distruzione e rinascita degli olivi’ con prefazione di Gianfranco Viesti – Edizione Rubbettino. L’autore, Enzo Lavarra, ripercorre la cronologia dei cambiamenti generati dall’arrivo e dalla diffusione del batterio Xylella fastidiosa, impattando inesorabilmente sul paesaggio, ma anche sull’economia della Puglia, sottolineando quelli che considera errori e individua nella ricerca l’unica via d’uscita. Dopo le faticose fasi dell’emergenza, dell’adattamento, della ricerca si deve ora passare alla prospettiva di rinascita del territorio.

Gianfranco Viesti nella prefazione scrive: “Il pericolo per l’olivicoltura rappresentato dalla diffusione della Xylella non è stato in Puglia un fenomeno marginale: ha messo a repentaglio non solo aziende e produzioni, ma la stessa configurazione della regione; il mondo nel quale i pugliesi quotidianamente vivono. Un pericolo che, seppure con modalità maggiormente controllate e una maggiore capacità di contrasto, incombe ancora. Come è potuto succedere? Che cosa si è fatto, sin dall’inizio, per contrastare la diffusione di questo patogeno? Quali ostacoli si sono incontrati? […] A tutti questi interrogativi prova a rispondere questo volume.

La sua particolarità è legata alle caratteristiche dell’autore, che non è un agricoltore né uno scienziato. Invece, è un pugliese con una significativa carriera politica che ha potuto approfondire per anni tutte le vicende della Xylella. Da più punti di vista”.

Ad Arezzo nasce l’Istituto Diocesano di Musica Sacra ‘D.I.M.A. – San Donato’ polo di formazione che unisce cultura, ambito religioso e territorio

Nella città che ha dato i natali a Guido Monaco, padre della notazione musicale moderna, e a Francesco Petrarca, simbolo dell’umanesimo europeo, prende vita un progetto destinato a lasciare un segno profondo: nasce ad Arezzo l’Istituto Diocesano di Musica Sacra ‘D.I.M.A. – San Donato’. Frutto della collaborazione tra la Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro e Associazione Culturale D.I.M.A. di Arezzo, gode del patrocinio e del sostegno del Comune di Arezzo, rappresentando la prima esperienza strutturata di questo genere per la città, ponendosi come luogo stabile di formazione, diffusione e valorizzazione della musica sacra e liturgica.

“La formazione nel campo della musica sacra – ha commentato mons. Andrea Migliavacca, vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro – appartiene alla grande formazione liturgica, alla luce anche di quando presenta ‘Sacrosanctum concilium’ del Vaticano II. Sono contento che anche in diocesi, che si è impegnata in modo significativo anche economicamente, parta un progetto per questa importante formazione al fine di favorire nella liturgia la ‘acrisia participatio’ di tutti i fedeli”.

“Salutiamo con grande favore la nascita di un ulteriore Istituto di alta formazione in città, legato alla musica – dichiara il vicesindaco di Arezzo Lucia Tanti -: ringrazio per questo i promotori, l’associazione D.I.M.A. e la Diocesi, rispetto ai quali l’Amministrazione comunale si è subito affiancata, insieme ad altri partner di rilievo come il conservatorio ‘Luigi Cherubini’ di Firenze. Siamo convinti che tramite quest’arte che vanta radici nobili e lontane possiamo definire l’orizzonte dell’Arezzo di domani: città non dello studio ma degli studi, dai testi universitari agli spartiti, dalle aule dove si parla a quelle dove si suona e canta. Non lo stiamo solo sognando, lo stiamo costruendo”.

“Con il Centro Diocesano di Musica Sacra ‘D.I.M.A. – San Donato’ – ha dichiarato Giorgio Albiani direttore di D.I..M.A., chitarrista concertista e docente – Arezzo riscopre il suo suono profondo. La musica sacra diventa ponte tra tradizione e futuro, educazione e bellezza. Vogliamo creare un luogo dove voci, strumenti e comunità risuonino in armonia con l’identità del territorio”.

“Questa iniziativa va a completare degnamente la profonda e non facile opera di rinnovo liturgico/musicale nella cattedrale aretina iniziata anni fa, con l’augurio che possa diventare luogo di formazione e di avvicinamento al bellissimo mondo del ‘far musica nella liturgia’ aperto a tutti, giovani compresi” – dice Cesare Ganganelli, Maestro di Cappella della Cattedrale di Arezzo.

L’Istituto Diocesano di Musica Sacra ‘D.I.M.A. – San Donato’ nasce con l’intento di educare e formare musicisti al servizio della liturgia e del concerto, attraverso un’offerta che integra teoria e pratica e attraversa i grandi repertori della tradizione: dal canto gregoriano alla polifonia rinascimentale, fino alle espressioni contemporanee. Si caratterizza per una duplice vocazione, spirituale e culturale, ed esprime la volontà della Diocesi di dotarsi di un centro stabile di formazione musicale e liturgica rivolto a bambini, giovani e adulti, in stretta connessione con la Cappella Musicale della Cattedrale diretta dal Maestro Cesare Ganganelli e con la Commissione Diocesana di Musica Sacra.

Obiettivo generale: Avviare una Scuola Diocesana di Musica Sacra capace di formare cori di voci bianche, cori giovanili e di adulti, oltre a gruppi strumentali, al servizio della liturgia nella Cattedrale di Arezzo e nelle parrocchie della diocesi.

Obiettivi a breve termine: Creazione dello staff didattico – Avvio dei cori di voci bianche e di adulti – Costruzione di una base stabile di allievi – Consolidamento del rapporto con le parrocchie. Obiettivi a lungo termine: Ampliamento dei repertori e degli organici – Sviluppo di un’attività concertistica strutturata – Percorsi formativi sul valore storico e spirituale della musica liturgica – Creazione di un polo stabile capace di ospitare festival, masterclass e scambi internazionali.

L’Associazione Culturale D.I.M.A., cui è affidata la direzione artistica e didattica, mette a disposizione dell’Istituto una consolidata esperienza decennale in ambito formativo e musicale, oltre a una rete di relazioni con istituzioni di rilievo nazionale e internazionale, tra cui il Conservatorio ‘L. Cherubini’ di Firenze e il Conservatorio ‘B. Maderna – Lettimi’ di Cesena e Rimini.

Oltre alla dimensione pastorale e didattica, l’Istituto si propone come un laboratorio permanente di dialogo tra Chiesa e città, in cui la musica diventa strumento di coesione sociale, crescita civile e valorizzazione del patrimonio spirituale e artistico del territorio. Sono previste collaborazioni con scuole, istituzioni culturali, realtà locali e professionisti del settore, rafforzando il ruolo di Arezzo come crocevia di esperienze formative e creative.

Il progetto poggia sulla riconosciuta esperienza dell’Associazione D.I.M.A., apprezzata per l’alto livello delle proprie attività formative, artistiche e di ricerca. Il corpo docente è composto da musicisti e insegnanti con titoli accademici, esperienza nella ricerca artistica e scientifica, nella didattica e nell’attività concertistica di alto profilo, anche in ambito internazionale.

La presenza dei docenti DIMA in scuole, licei musicali e conservatori rende l’Istituto un autentico punto di raccordo tra i diversi livelli dell’istruzione musicale, favorendo progetti di filiera e percorsi di ampio respiro.

Nel medio-lungo periodo, l’Istituto Diocesano di Musica Sacra ‘D.I.M.A. – San Donato’ ambisce a diventare un modello virtuoso di cooperazione tra fede, educazione e cultura, contribuendo a riaffermare Arezzo come città di riferimento per la musica sacra. Opererà in dialogo con reti nazionali e internazionali, promuovendo iniziative didattiche e concertistiche in collaborazione con istituzioni di formazione, ricerca artistica e scientifica e produzione culturale, aretine, italiane e internazionali, restituendo alla musica sacra il suo ruolo di linguaggio vivo, capace di parlare al presente e di costruire futuro.

Finanziare l’impatto sociale col risparmio privato: il modello del Cammino di San Francesco Caracciolo

Nei giorni scorsi si è svolta a Roma, presso la sede della Fondazione con il Sud la tavola rotonda dal titolo ‘I depositi sociali a supporto della rigenerazione dei territori – nuove forme di investimento nel Terzo Settore’. Fondazione Etica, Banca Etica e Fondazione con il Sud hanno presentato il lavoro che stanno svolgendo insieme per rendere sistemica una modalità innovativa di finanziare il sociale, così da renderlo motore di sviluppo anche economico sui territori, attraverso il coinvolgimento del risparmio privato, che in Italia supera € 6.000.000.000.000: una ricchezza che non può e non deve essere relegata solo ad attività speculative.

Su proposta di Fondazione Etica, che si è ispirata ai ‘titoli di solidarietà’ previsti dal Codice del Terzo Settore del 2017, Banca Etica ha realizzato un prodotto bancario denominato social time deposit, funzionale a sostenere il progetto TAPPA (Territori Attivi per Paesi Accoglienti) che, cofinanziato da Fondazione con il Sud, si propone di portare molteplici benefici ai territori coinvolti attraverso la riattivazione del Cammino di San Francesco Caracciolo e il rafforzamento dell’accoglienza turistica e dell’offerta culturale.

Chiunque, da tutta Italia, può sottoscrivere il social time deposit, pensato per coinvolgere piccoli e grandi risparmiatori, anche quelli istituzionali, in modo sicuro e professionale: si tratta di un conto deposito che prevede sia la remunerazione del capitale investito, sia il riversamento di una percentuale degli interessi a favore del progetto. Il cliente così può ottenere, oltre a un beneficio fiscale sulle somme donate, un beneficio maggiore: scoprire di persona il Cammino e contribuire alla ripresa delle tradizioni ed economie di territori oggi marginali.

Per Fondazione Etica non si tratta di una sperimentazione ex-novo, ma del consolidamento di quanto già realizzato con successo: prima in Toscana, attraverso il progetto pilota “Luci nel Parco”, insieme a Regione Toscana, Ente Terre Regionali Toscane e Caritas Grosseto, tra i numerosi promotori, e poi a Napoli con “Casa Comune”, insieme a Fondazione FOQUS, Guber Banca e l’Amministrazione Comunale di Napoli.

L’alleanza tra i promotori dell’iniziativa rappresenta, dunque, una concreta applicazione dei principi della Riforma del Terzo Settore, ha commentato Camilla Turelli, direttrice di Fondazione Etica: “Da sempre riteniamo che la sperimentazione sia una fase essenziale al successivo sviluppo di metodi e buone prassi: spesso in Italia assistiamo a lunghi dibattiti preventivi su ciò che potrà essere mentre, nel frattempo, il tempo scorre e le istanze sociali aumentano. Noi vogliamo dimostrare che determinate azioni sono già possibili: questo è il terzo progetto che promuoviamo e confidiamo che il percorso verso una sistematizzazione sia ormai tracciato”.

Le fa seguito il presidente di Fondazione con il Sud, Stefano Consiglio: “La Fondazione con il Sud è impegnata nel promuovere lo sviluppo delle regioni meridionali mettendo a disposizione una serie di strumenti, che vanno dal bando alle iniziative in cofinanziamento con altri enti, dalle fondazioni di comunità ai partenariati speciali pubblico-privato. Il progetto che presentiamo oggi rappresenta una ulteriore novità rispetto al sostegno e alla partecipazione della comunità locale al proprio processo di sviluppo. Il social time deposit può ‘moltiplicare’ le risorse destinate agli interventi nel sociale al Sud, attivando la comunità locale che, attraverso questo strumento finanziario, può contribuire allo sviluppo del proprio territorio”.

Per parte sua, “Banca Etica ha accolto con grande favore il coinvolgimento nel progetto TAPPA, riconoscendone la concreta rilevanza per la rigenerazione e lo sviluppo dell’economia territoriale nelle aree interne del Paese. La finanza etica partecipa attivamente a  questa progettualità innovativa attraverso la creazione di uno strumento finanziario ‘su misura’, il social time deposit, che può consentire al risparmio privato e istituzionale di contribuire direttamente al benessere comune. Insieme alla partnership inedita che sostiene l’iniziativa, TAPPA rappresenta un’esperienza stimolante per chi intende promuovere il Terzo Settore, offrendo un modello che consente di dirigere risorse finanziarie verso lo sviluppo sociale ed economico”, ha affermato il presidente di Banca Etica, Aldo Soldi.

Il valore del progetto TAPPA e dell’innovazione economico-finanziaria che porta con sé, a supporto di aree in via di spopolamento e soggette a continua erosione dei servizi a favore della cittadinanza, ha già raccolto anche il supporto di numerose istituzioni, tra cui il Dipartimento per gli Affari Regionali e le Autonomie della Presidenza del Consiglio, l’Unione Comuni e Comunità Montani (UNCEM), la Confederazione Italiana Agricoltori (CIA) ed Enti locali. Giovanni Vetritto, Direttore del Dipartimento per gli affari regionali e le autonomie della Presidenza del Consiglio e responsabile di ITALIAE, progetto a supporto della capacitazione degli Enti locali e del rafforzamento delle filiere territoriali:

“In una fase restrittiva delle politiche di bilancio, dovuta alla necessità di uscire dalla procedura di infrazione europea, è estremamente importante che gli enti locali sperimentino modalità di innovazione finanziaria, allo scopo di reperire le risorse utili a perseguire obiettivi strategici ambiziosi. Esempi come quello di oggi hanno un valore in sé, rispetto allo specifico progetto, ma hanno ancora di più un valore pedagogico, indicando possibili nuove strade per gli enti locali”.

Di fatto, il progetto TAPPA, attraverso la valorizzazione del Cammino di San Francesco Caracciolo e dei saperi, delle tradizioni e del patrimonio anche immobiliare dei territori attraversati, ambisce a diventare un modello di progettazione “integrata”, replicabile su altre tappe dell’intero Cammino, che risponde a più bisogni del territorio, coinvolgendo enti pubblici ed enti no-profit, includendo categorie svantaggiate, restituendo beni storici alla comunità, promuovendo attività commerciali e culturali.

Attraverso i suoi tre moduli progettuali, il progetto lega i territori dell’Alto Casertano al Molise, prevedendo interventi sia materiali (mezzi di mobilità sostenibile, recupero di strutture ricettive, mappatura e segnaletica…) sia comunicativi (creazione del brand etico del Cammino, festival caracciolino…), oltre che formativi. Nicola Caracciolo, presidente della Cooperativa Con la Mano del Cuore: “Con il progetto TAPPA vogliamo favorire e portare innovazione a 360° in tutte le innumerevoli sfaccettature della progettualità di un Cammino, e stimolare presso una platea che vada oltre quella degli appassionati di trekking la possibilità concreta di essere parte attiva del futuro di giovani e anziani residenti in territori tenuti ai margini se non addirittura dimenticati”.

La FISH Calabria compie 30 anni: 18 ottobre le celebrazioni a Lamezia Terme

La FISH Calabria si prepara a celebrare un traguardo storico: 30 anni di attività sul territorio. Dalla sua fondazione, la Federazione regionale si è affermata come punto di riferimento cruciale e voce autorevole nelle politiche regionali sulla disabilità, promuovendo con costanza l’inclusione sociale e la piena attuazione dei diritti.

Per onorare questo significativo anniversario, sabato 18 ottobre a Lamezia Terme, la FISH Calabria ha organizzato una importante giornata di celebrazioni. L’evento sarà l’occasione non solo per celebrare i traguardi raggiunti in tre decenni di impegno, ma anche per prepararsi alle sfide del presente e del futuro nel campo dei diritti e dell’inclusione.

“Festeggiare il traguardo dei 30 anni di attività con il Congresso elettivo, che vedrà la partecipazione del presidente della FISH nazionale Vincenzo Falabella, è stata una scelta importante. Abbiamo voluto mettere al centro il desiderio di ritrovarsi in presenza e di rinnovare gli Organi Statutari che dovranno traghettare la nostra associazione verso il futuro”, dichiara la presidente della FISH Calabria, Annunziata Coppedè.

Il futuro della Federazione regionale si concentra su un rinnovato e proattivo impegno: portare la prospettiva delle persone con disabilità al centro di tutti i tavoli decisionali, della programmazione strategica e dei servizi essenziali della Regione. L’obiettivo primario resta l’adozione e l’applicazione capillare della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità da parte di tutti gli enti e associazioni calabresi.

“Celebriamo con grande orgoglio i 30 anni di instancabile impegno della FISH Calabria. La sede calabrese non è solo una nostra diramazione territoriale; è un modello di attivismo e competenza che ha saputo incidere profondamente sulle politiche regionali. Alla FISH Calabria i nostri migliori auguri. Il loro lavoro è un pilastro essenziale per il pieno riconoscimento della cittadinanza attiva di ogni persona con disabilità, in Calabria e in tutta l’Italia. Avanti con rinnovata forza!”, così il presidente della FISH nazionale Vincenzo Falabella.

            ‌

‌            ‌

La Santità tra Noi

Diffondere la nostra mission e il nostro spirito attraverso nuove forme di comunicazione”. Esordisce così la Presidente della San Vincenzo De Paoli Consiglio Centrale di Brescia, Elena Bissolotti in occasione dell’incontro “La Santità possibile per tutti” che dall’8 all’11 maggio ha ospitato ad Odolo la mostra itinerante dedicata al beato Pier Giorgio Frassati.

Un evento fortemente voluto che incarna lo spirito della San Vincenzo De Paoli di essere una Chiesa in uscita, come esortava Papa Francesco, sempre pronta a muoversi, raggiungere l’altro e rispondere ai suoi innumerevoli bisogni.

Dopo il successo registrato al Duomo Vecchio di Brescia, abbiamo constatato che c’è sete di confronto, voglia di tornare a guardarsi negli occhi, fame di storie vere. Oggi più che mai. Da qui il desiderio di organizzare altre tappe della mostra itinerante. Una forma comunicativa – aggiunge la Presidente Bissolotti – che attraverso i vissuti di persone impregnate di santità può contribuire a dare uno slancio nuovo alla vita di ciascuno. Ci siamo così calati nei territori dove l’azione della San Vincenzo De Paoli prende vita ogni giorno”, ha affermato Elena Bissolotti.

La mostra è stata esposta nella chiesa di San Bartolomeo dove 8 pannelli in un climax di immagini hanno narrato i momenti salienti della vita di Frassati avvalendosi anche di documenti rari del Beato, come quel biglietto scarabocchiato sul letto di morte: “Le iniezioni sono di Converso. La polizza è di Sappa, rinnovala tu a mio nome.” Un gesto piccolo, immenso, che racconta di un giovane già santo nello spirito, che anche morente pensava a “quei poveri” affidati a lui dalla Società di San Vincenzo De Paoli. L’evento è stato arricchito con altri 8 pannelli della mostra “Apostolo di Internet” dedicata alla vita di Carlo Acutis e da lui stesso ideata, progettata e realizzata sulle apparizioni della Madonna.

Il racconto di due giovani, vissuti in epoche diverse, ma accomunati dal grande amore per Gesù è diventata così un mezzo per mostrare il volto bello e giovane della Chiesa. “Come Presidente sono stata felice, onorata di avere questa possibilità e di coinvolgere le Conferenze del territorio”, aggiunge la Bissolotti. Il sindaco Marino Zinelli ha ringraziato la San Vincenzo  De Paoli per l’operato quotidiano che: “Si contraddistingue per una carità vissuta nel silenzio, per la vicinanza ai fragili e per l’attenzione alla comunità mostrata anche attraverso questo evento”. 

Il parroco don Diego Facchetti ha elogiato l’operato della Conferenza di Odolo definendola: “Attiva e presente sul territorio attraverso diverse iniziative”. Il presbitero ha poi invitato i giovani a visitare la mostra: “Uno strumento che attraverso le vite di Acutis e Frassati aiuta a comprendere come farsi prossimi dei bisogni dei compagni in difficoltà”.

All’inaugurazione, che ha visto la partecipazione della comunità e dei bambini del catechismo, erano presenti tutte le socie e la presidente della Conferenza attiva nel territorio di Odolo, Adriana Rivadossi.

L’esposizione sarà allestita nel mese di giugno a Breno. Dal 11 al 18 Agosto a Pisogne. Dal 12 al 21 Settembre a Brescia, chiesa di san Giovanni. Dal 26 al 6 Ottobre a Desenzano (Bs) ed è a disposizione dei Consigli Centrali della Società di San Vincenzo De Paoli che ne faranno richiesta. L’iniziativa è stata inaugurata lo scorso 5 aprile nel suggestivo Priorato di Saint-Pierre ad Aosta ed ha già toccato molte città italiane.

A Milano festeggiati i primi 100 giorni del Fondo Schuster – Case per la gente

A 100 giorni dall’annuncio in Duomo del 15 dicembre 2024, nell’ambito delle iniziative per celebrare i cinquant’anni di Caritas Ambrosiana, è possibile tracciare un primo bilancio sull’avvio del ‘Fondo Schuster – Case per la gente’. Voluto dall’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, il progetto nasce con l’obiettivo di affrontare l’emergenza abitativa, un tema sempre più urgente in una metropoli come Milano, così come in altre zone della Diocesi, dove profondi squilibri e disuguaglianze economiche rendono sempre più difficile garantire il diritto alla casa.

In questa prima fase il lavoro si è sviluppato su due fronti: da un lato, sono state rafforzate le alleanze istituzionali con enti pubblici e privati, che hanno messo a disposizione appartamenti e donato risorse economiche; dall’altro, sono state avviate le prime azioni per rendere operativo il Fondo, offrendo ai primi beneficiari nuove possibilità di alloggio e sostegno economico per il pagamento di utenze, affitti arretrati e altre spese per la casa.

Ad oggi sono stati raccolti oltre € 2.000.000. Per avviare il progetto la Diocesi di Milano, che ha affidato alla Caritas Ambrosiana la gestione del Fondo, ha messo a disposizione un milione di euro di risorse proprie. In questi tre mesi, € 500.000 sono stati donati dalla Fondazione ‘Peppino Vismara’; € 150.000 dagli Enti bilaterali di terziario e turismo (espressione di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza e Filcams Cgil Milano, Fisascat Cisl Milano e Metropolie Uiltucs Lombardia); infine, quasi € 400.000 provengono da contributi di privati.

L’iniziativa è sostenuta anche dalle istituzioni pubbliche: Regione Lombardia, tramite l’Aler Milano, ha messo a disposizione 120 appartamenti nel capoluogo. Di questi, è stato selezionato un primo blocco sperimentale di 15 unità, distribuite in diverse zone della città (5 nel quartiere Mazzini, 5 nel quartiere Forlanini-Crescenzago, 2 a Stadera, 1 a Calvairate, 1 a Molise e 1 a Barona). Il Comune di Milano intende contribuire inizialmente con 12 appartamenti situati in via Ricciarelli, cui seguirà la disponibilità di altri alloggi vuoti; sono in corso i confronti tecnici sulle modalità di collaborazione.

Inoltre, sono state messi a disposizione 15 immobili da parrocchie e cittadini, attualmente soggetti a valutazione tecnica, anche in relazione ai lavori di sistemazione che richiedono. Nel frattempo si stanno definendo, e verranno resi noti ai Centri di ascolto territoriali, i criteri di assegnazione delle abitazioni su cui si deciderà di operare.

Infine, a partire dal 1° gennaio il servizio Siloe e l’area Casa di Caritas Ambrosiana hanno selezionato, tra le segnalazioni e le richieste di supporto inviate dai Centri d’ascolto dell’intera Diocesi, 43 casi, ovvero persone o famiglie in stato di bisogno cui sono state concesse erogazioni monetarie, per un valore complessivo di € 85.000 da utilizzare per affrontare spese connesse all’abitazione (utenze, spese condominiali, arretrati affitto, ristrutturazioni…).

“Il Fondo Schuster sta generando grande attenzione su un tema altamente problematico sia a Milano che nei territori della Diocesi – commenta Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana. Sul versante dei contributi a persone e famiglie in difficoltà economica a causa di spese legate alla casa il Fondo offre risorse preziose per rendere ancora più efficace l’aiuto e l’accompagnamento offerti dai Centri d’ascolto territoriali e dal servizio diocesano Siloe. Ma ci stiamo attrezzando al meglio anche su altri versanti, affinché il diritto a un abitare dignitoso sia esigibile non soltanto da chi ha un solido patrimonio e un robusto reddito.

Stiamo stringendo alleanze, con le istituzioni pubbliche e con altri soggetti del mondo imprenditoriale, finanziario e filantropico, affinché gli interventi abbiano senso e durata, e divengano elemento strutturale del nostro agire. Ma soprattutto si qualifichino come stimolo a politiche di settore che evitino la polarizzazione tra città e quartieri per ricchi, e città e quartieri per gli altri ceti sociali. Ci teniamo alla coesione e dunque della sicurezza delle nostre comunità, ma anche alla qualità delle relazioni umane e alla tenuta democratica dei nostri territori”.

Il ‘Fondo Schuster – Case per la gente’ ha l’obiettivo di affrontare il problema dell’emergenza abitativa attraverso tre azioni principali. In primo luogo, si prevede di effettuare lavori di riqualificazione su immobili da destinare a famiglie e individui che incontrano difficoltà nell’accesso a soluzioni abitative a prezzo di mercato, con il 50% delle risorse destinate a questo scopo.

In secondo luogo, il Fondo intende fornire garanzie ai privati che decidono di mettere a disposizione appartamenti a prezzi calmierati, per renderli accessibili a famiglie o individui in difficoltà. A questa finalità verrà destinato il 20% delle risorse. Infine, il Fondo prevede di erogare contributi per supportare le persone in difficoltà economica nelle spese abitative, come affitti, bollette, spese condominiali e interventi di riqualificazione energetica, destinando il 30% delle risorse a queste esigenze.

Per la gestione delle risorse, il Fondo si avvarrà della rete dei Centri di ascolto Caritas, coordinati dal Servizio Siloe, che si occuperanno di individuare le famiglie beneficiarie degli interventi sul territorio della Diocesi. Inoltre, la Fondazione San Carlo, promossa dalla Diocesi e Caritas, collaborerà con altri soggetti per la riqualificazione e la gestione degli appartamenti conferiti al Fondo.

Il Fondo è stato intitolato al card. Ildefonso Schuster nel 70° anniversario dalla sua morte (31 agosto 1954) per ricordare una delle attenzioni principali che caratterizzarono il suo ministero pastorale nel secondo dopoguerra. Tra queste, spicca il progetto della ‘Domus Ambrosiana’, una grande opera di solidarietà che, grazie a una grande raccolta fondi a cui parteciparono anche banchieri e industriali, permise la costruzione di tre quartieri con 239 alloggi a canone accessibile, offrendo agli inquilini anche la possibilità di riscattare la propria abitazione. Obiettivi e meccanismi di funzionamento del Fondo sono illustrati dal sito internet www.fondoschuster.it.

(Foto: Fondo Schuster)

Alluvione in Romagna e Marche: vicinanza dalla Chiesa

A distanza di 16 mesi la Romagna e le Marche sono state ancora sommerse dalle acque, che hanno distrutto ciò che si stava ricostruendo, ma anche dalle polemiche politiche, che purtroppo hanno distrutto il morale dei cittadine, nonostante che molti argini hanno retto; allo stesso tempo il card. Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della CEI, ha espresso “vicinanza e solidarietà alle tantissime persone sfollate a causa dell’alluvione e delle esondazioni in Emilia Romagna e nelle Marche”, invitando le comunità parrocchiali a farsi prossime e a pregare per quanti stanno vivendo questa nuova sofferenza:

“Speranza non è sinonimo di ingenuità, ma è quella forza che aiuta a guardare con fiducia al domani, anche quando tutto sembra, ancora una volta, perduto. Di fronte a questo dramma che torna ad abbattersi sul territorio dell’Emilia Romagna e delle Marche, siamo chiamati, come Abramo, a restare saldi nella speranza contro ogni speranza”.

Nel ringraziare le Forze dell’Ordine, Vigili del Fuoco, Protezione Civile e volontari, che si stanno adoperando nei soccorsi alla popolazione, il presidente della Cei ha rinnovato l’appello alle Istituzioni, affinché si mettano in atto tutte le misure necessarie per andare incontro alle esigenze delle famiglie e delle comunità locali, oltre che per evitare che catastrofi del genere si ripetano con tale frequenza: “Ancora una volta vediamo la fragilità del nostro territorio. Prevenzione e messa in sicurezza della Casa comune non possono restare lettera morta, ma sono azioni necessarie e doverose”.

Filippo Monari, direttore della Caritas di Forlì-Bertinoro e delegato regionale per l’Emilia Romagna, raggiunto telefonicamente dall’Agenzia Sir, ha affermato che sono stati attivati numeri telefonici per l’emergenza: “Abbiamo attivato dei numeri d’emergenza per qualsiasi necessità . Contestualmente stiamo contattando gli alluvionati del 2023 per verificare la loro condizione”.

Solidarietà alle popolazioni colpite dall’alluvione è giunta dalla Federazione Nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli attraverso la presidente nazionale, Paola Da Ros, ed il responsabile nazionale del settore ‘Solidarietà e Gemellaggi nel Mondo’:

“Ancora una volta, la natura si abbatte con forza su una regione già provata, lasciando dietro di sé danni, sofferenza e un senso di smarrimento. In quella drammatica occasione del 2023, la Società di San Vincenzo De Paoli intervenne attraverso il Settore Solidarietà e Gemellaggi nel Mondo, fornendo un supporto concreto alle famiglie seguite dalle Conferenze vincenziane dei Consigli Centrali di Cesena, Forlì e Imola-Lugo”.

Ed ha assicurato la vicinanza alla popolazione: “Le famiglie che vivono in condizioni di disagio, già messe a dura prova quotidianamente, in momenti come questi si trovano a essere vittime due volte: alla precarietà della loro condizione si aggiungono i danni e le difficoltà causati da eventi naturali così violenti. Davanti a queste calamità, come davanti ai problemi della vita, non possiamo restare indifferenti, ecco perché Volontarie, Volontari, Consorelle e Confratelli della Società di San Vincenzo De Paoli sono sempre presenti al fianco dei più vulnerabili. Fedeli al nostro motto: ‘serviens in spe’, ci adoperiamo e ci adopereremo sempre per portare una luce di speranza ovunque ci sarà un bisogno”.

Anche le Acli hanno espresso solidarietà alle comunità colpite dalle gravi alluvioni che hanno interessato l’Emilia Romagna e le Marche, attraverso le parole del presidente Emiliano Manfredonia: “Di fronte a questi eventi sempre più frequenti, le Acli fanno appello al Governo e a tutte le istituzioni locali e nazionali affinché si intervenga con urgenza nelle opere di prevenzione e messa in sicurezza del territorio.  I danni provocati dai cambiamenti climatici stanno diventando una realtà quotidiana in molte delle nostre regioni e non ci si può più limitare a gestire l’emergenza.

E’ necessario investire in una strategia a lungo termine per affrontare il dissesto idrogeologico e proteggere le persone e le infrastrutture dalle conseguenze sempre più evidenti del climate change. Le Acli si impegnano a collaborare con le istituzioni e le comunità locali per contribuire al supporto delle popolazioni colpite e ribadiscono la necessità di una politica ambientale che metta al centro la prevenzione e la sicurezza del territorio nazionale”.

(Foto:  Acli)

La presidente di Azione Cattolica di Macerata, Stefania Sagripanti: abbracciare il territorio

A fine maggio Giuseppe Notarstefano è stato confermato presidente nazionale dell’Azione cattolica italiana per il triennio 2024-27, che ha espresso gratitudine per la riconferma nel ricordo dell’incontro svoltosi il 25 aprile scorso con papa Francesco: “In questo cammino ci sia sempre di sostegno l’insegnamento e l’esempio di papa Francesco. E’ vivissimo nel cuore di tutti i ragazzi, i giovani e gli adulti di Ac il ricordo del bellissimo Incontro nazionale dello scorso 25 aprile in piazza san Pietro, che ha visto decine di migliaia di soci e amici dell’Ac cingere in un unico grande abbraccio il Santo Padre. La nostra casa è una casa aperta a tutti; è la casa dell’Evangelii gaudium e della Fratelli tutti”.

Ed ha richiamato la vocazione dell’associazione nella vita sociale: “Mentre muove i primi passi questo nuovo triennio della vita associativa, nel solco di quanto indicato dai lavori della XVIII Assemblea nazionale dell’Ac, l’Associazione vuole essere ancora di più uno spazio di amicizia e di condivisione della vita di tutti. Per promuovere stili e pratiche di vita di cura e per contribuire nella tessitura di alleanze per il bene di tutti, attraverso l’educazione alla responsabilità personale, all’impegno pubblico, al senso delle istituzioni, alla partecipazione, alla democrazia e, mi piace sottolinearlo nell’anniversario della strage di Capaci, alla legalità.

Come amava dire Vittorio Bachelet, l’Azione cattolica vuole aiutare tutti ad amare Dio e gli uomini, vivendo responsabilmente la vita della Chiesa, delle nostre comunità, ricucendo le ferite del vivere, dentro una complessità che non manca mai di rivelare la Speranza”.

Partendo dalle parole del prof. Notarstefano abbiamo incontrato la neo presidente dell’Azione Cattolica della diocesi di Macerata, Stefania Sagripanti, che racconta le giornate ‘romane’:

“Tutto è cominciato la mattina del 25 aprile, quando, insieme a 120 giovani e adulti della nostra diocesi, siamo partiti per l’incontro nazionale ‘A braccia aperte’, in piazza San Pietro, sostenuti dalla preghiera degli altrettanti che ci seguivano da casa.

Una mattinata densa di racconti, testimonianze, musica, insieme a circa altri ottanta mila aderenti all’AC. Preghiera, ricordo dei tanti studenti e lavoratori, laici e religiosi, di AC e FUCI, caduti nella Resistenza contro il fascismo. Sorrisi e, come ci ha ricordato papa Francesco, tanti abbracci”.

Quale ‘stimolo’ è scaturito dall’assemblea?

“Il presidente Notarstefano ci ha stimolato a ‘scegliere la strada, non facile, del pensare e della sana dialettica argomentativa, per cercare e trovare soluzioni altre ed alte. Come cristiani e come aderenti all’Azione Cattolica siamo chiamati a trovare la capacità di affrontare insieme le difficoltà recuperando uno stile contemplativo delle iniziative e una promozione evangelica dell’altro’.

L’adempimento burocratico è stato quello di modificare e approvare, insieme ai centinaia di delegati da tutta Italia, il nuovo documento assembleare, che traccia la linea per i prossimi tre anni. Come ci ha detto il papa, non un adempimento formale, ma un vero e proprio segno come laici cristiani, e come molte volte è stato sottolineato, una scuola di democrazia e di corresponsabilità”.

In quale modo l’Azione Cattolica può abbracciare il territorio?

“Ci siamo sentiti dire che l’Azione Cattolica è la rete che tesse dialoghi nelle parrocchie, nelle diocesi, come cammino sinodale, in ogni realtà. Forse, il messaggio più importante da non dimenticare mai e poi mai è proprio l’abbraccio che salva di cui ci ha parlato papa Francesco. La Parola scelta per questa assemblea nazionale, tratta dagli Atti degli Apostoli, dice così: ‘Sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone. Egli è il Signore di tutti. E noi siamo testimoni di tutte le cose da Lui compiute’.

Torniamo nella nostra diocesi dopo quest’Assemblea con la meraviglia nel cuore per la bellezza di fede testimoniata da tanti laici e sacerdoti incontrati e con il desiderio di poter camminare in questo triennio proprio con questo stile di accoglienza attiva, facendo circolare talenti e competenze e consentendo a tutti di dare il meglio di sé: Coraggio, riprendiamo il largo!”

Pier Giorgio Frassati sarà proclamato santo nel prossimo anno: in quale modo può essere proposto ai giovani?

“Pier Giorgio è stato un giovane ‘come tutti gli altri’, e come tutti i giovani amava la vita; anzi era, come lo definisce un suo amico, ‘una valanga di vita’, di una vitalità prorompente, tanto che era soprannominato ‘Fracassati’, proprio per la sua risata fragorosa che scoppiava all’improvviso nei corridoi del Politecnico, annunciandone l’arrivo, con il suo seguito di goliardia sfrenata.

Pier Giorgio Frassati era un giovane che ‘non voleva vivacchiare ma vivere’! Oggi si direbbe, citando l’espressione di papa Francesco, non voleva essere un ‘giovane-divano’, ma vivere in pienezza la propria esistenza! Vivere in pienezza voleva dire per lui assumersi prima di tutto le proprie responsabilità di cittadino.

Pier Giorgio Frassati ci ricorda che l’amore profondo per Cristo muove verso le altezze, non in un cammino solitario, improvvisato, occasionale, ma comunitario, costante, perseverante con i fratelli, nel rispetto dei diversi passi di ciascuno. Le opere silenziose di Pier Giorgio Frassati sono state semi produttivi in ogni terreno della sua vita e di quella degli altri e la sua testimonianza ha aiutato a moltiplicare azioni volte verso il bene”.

151.11.48.50