A Briatico si torna a scavare: archeologi e studenti dell’Unical nell’antico insediamento rurale

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Si torna a scavare nel territorio di Briatico in provincia di Vibo Valentia. Nell’ambito dell’accordo quadro siglato tra il comune di Briatico, la soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Reggio Calabria e la provincia di Vibo Valentia, l’università degli studi di Siena, l’università degli studi della Basilicata e l’università della Calabria, sono state avviate le ricerche preliminari sul territorio di Briatico, coordinate dalla cattedra di archeologia cristiana e medievale dell’Unical sotto la direzione scientifica della professoressa Adele Coscarella.

Tali indagini sono finalizzate a documentare le testimonianze archeologiche relative all’età tardoantica e medievale, come caldamente promosso dall’amministrazione comunale di Briatico guidata dal dottor Lidio Vallone.

Lo studio preliminare eseguito in stretta collaborazione con il funzionario di zona, il dottor Michele Mazza (Sabap-RC e VV) vede l’equipe dell’unical (Marco Campese, Fabio Lico, gli allievi del corso di laurea magistrale in archeologia) impegnata in indagini estensive e ricognizioni mirate alla verifica di quanto documentato sul territorio attraverso l’utilizzo di metodi innovativi al fine di ricostruire la narrazione del rapporto uomo-ambiente.

Il paesaggio storico rurale di Briatico assume notevole rilevanza all’interno del comprensorio del Poro per le sue numerose e ricche testimonianze riferibili ad un ampio arco cronologico dalla Preistoria al Medioevo e oltre, come evidenziato da studi pregressi che riportano una quantità cospicua di nuclei insediativi e aree funerarie e come le verifiche stanno dimostrando. In particolare, nelle ultime settimane, le attività di ricognizione sono dedicate ad indagare un ampio settore dell’agro rurale che si estende nelle attuali frazioni di Potenzoni, San Costantino e San Leo.

L’area interessata dalle ricognizioni estensive (circa 4 kmq) è collocata su pianori posti in posizione strategica e orograficamente favorevole rispetto alla stretta fascia costiera e perciò verosimilmente destinata ad un uso diversificato di sfruttamento agricolo sin dal periodo tardoantico, utilizzo che sembra perdurare anche nei periodi successivi.

Le evidenze individuate, da una prima analisi preliminare, documentano la presenza di piccoli nuclei insediativi rurali di età tardoantica, che nonostante l’estensione superficiale contenuta, mostrano capacità ricettive importanti come documenta la presenza di ceramica fine da mensa e anfore di importazione africana.

Un ulteriore approfondimento prevederà l’indagine sistematica di documentazione e studio delle aree funerarie del territorio attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie, in particolare rilievi tramite strumentazione GPS e droni per la realizzazione di foto aeree e indagini con termocamere finalizzate all’individuazione di ulteriori comparti funerari e insediativi non visibili in superficie.

Questa prima fase di intervento sarà seguita da ulteriori ampliamenti delle aree da sottoporre a ricognizioni di superficie e da eventuali approfondimenti attraverso indagini di scavo archeologico delle aree cimiteriali. Questo approccio integrato e globale potrà finalmente definire al meglio una ricostruzione storico-archeologica più articolata delle dinamiche di popolamento e sfruttamento dell’ambiente rurale e fare luce sul rapporto tra l’antica Euriátikon/Briatico e gli insediamenti minori.

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