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Gipo Montesanto alle prese con un filo molto particolare
– Ciao! Bentrovati e grazie per questo ulteriore spazio che mi consente di raccontare cose belle!
Dici: “Mi trovo bene fuori dalle ‘scene’ a passare più tempo in home studio”. Cosa intendi ieri fuori dalle scene e cosa realizzi, senza troppi spoiler, in home studio?
– Intendo che negli ultimi mesi sono stato un po’ fuori dalla musica dal vivo per dedicarmi con molta più passione e dedizione alla produzione musicale in studio. Sia per la mia musica ma specialmente per quella di tanti autori che hanno bellissime idee musicali ma che non hanno i mezzi o le competenze tecniche per arrivare ad un brano completo. A volte la canzone è un semplice idea realizzata con voce e chitarra e diventa una canzone completa di arrangiamento per gli store online.
L’immagine di copertina di questo nuovo lavoro mostra un filo multicolore, che simbolo è per un canto scout per Lupetti e Coccinelle?
– Si tratta del logo del Convegno AGESCI ‘Da filo a trama’ che si è svolto recentemente per i capi della Branca Lupetti/Coccinelle e “Con un filo” è il canto di questo evento nazionale.
Per questo brano di Paolo Favotti hai curato una piccola parte dell’arrangiamento ed hai completato la produzione con il mix e il mastering. Cosa volevi realizzare con questo lavoro musicale: che atmosfera, che significato nascosto o meno enfatizzare?
– Devo dire che il merito va totalmente a Paolo. Come sempre scrive brani bellissimi e mi ha chiesto una mano per la produzione finale. L’atmosfera doveva essere adatta ad un canto per bambini e credo che ci siamo riusciti… ma ripeto, grazie a Paolo.
Il canto è infatti in due versioni: Bosco e Giungla. Che differenza c’è tra le due versioni e come hai realizzato la tua parte musicale?
– Mie sono solo le seconde voci nei ritornelli e nelle strofe della versione Bosco. Il brano infatti è uscito per la Semper Scout Records sia in versione “Bosco” che in versione “Giungla”). La differenza sta nel testo delle strofe. I ritornelli sono uguali in entrambe le versioni. Per il resto mi sono occupato, molto tecnicamente, di mix e mastering.
Hai altro da dire su questo brano o su altre tue novità musicali?
– Tante novità in arrivo… ad esempio oggi esce ‘Orifiamma’, un nuovo canto scout nato in casa SCOUT D’EUROPA (la mia associazione scout) e non vedo l’ora di farvelo ascoltare. Continuate a seguire la musica di Paolo Favotti e la mia sui nostri canali e sulle piattaforme online. Grazie ancora per questa intervista!
Papa Leone XIV agli studenti cattolici: lo studio è una missione
“Cari amici, sono lieto di salutare tutti voi, membri delle Associazioni studentesche cattoliche tedesche, che vi riunite per un convegno comune, la Cartellversammlung, per la prima volta fuori dalla Germania. La vostra decisione di venire qui a Roma, ad Petri Sedem, è motivata dalla fede cattolica che vi definisce, dalla comunione che ci lega come discepoli di Gesù e dalle attività culturali che svolgete. Vorrei riflettere brevemente su questi tre aspetti per rafforzare il vincolo di fratellanza che vi unisce e la vostra comune dedizione alla Chiesa”: incontrando le associazioni studentesche cattoliche tedesche, riunite nel Cartellversammlung, papa Leone XIV ha sottolineato l’importanza della fratellanza.
Il primo punto sottolineato dal papa ha riguardato l’identità, che emerge dallo stile di vita: “Per quanto riguarda la vostra identità cattolica, il vostro saldo impegno verso la fede è rispecchiato dai quattro principi che guidano la vostra associazione: religio, scientia, amicitia e patria. Dinanzi al despotismo e alle ideologie del passato, la fede cattolica non è mai stata solo una facciata o un’etichetta, ma piuttosto uno stile di vita da condividere negli ambienti universitari e lavorativi”.
E’ un’identità che porta benefici: “Come il lievito del Vangelo, la vostra fratellanza continua a crescere sia in ambito scientifico e politico, sia all’interno di diversi circoli accademici, professionali e sociali. Questa dimensione comune delle vostre attività non reca beneficio solo al vostro Paese, ma anche a tutta l’Europa, al centro della quale si trova la Germania”.
E’ stata una richiesta di non perdere l’identità davanti alla sfida tecnologica: “A questa centralità geografica giustamente aggiungete la centralità culturale della persona umana, creatura di Dio e artefice della propria vita. Dinanzi alle sfide della rivoluzione tecnologica, dovete dedicare una particolare attenzione allo studio e alla promozione della nostra comune umanità.
Nella sua irriducibile espressione di maschio o femmina, la persona umana di fatto è sempre relazionale e limitata, e per questo chiamata a diventare un impegno per sé e un dono per l’altro. Proprio come l’esercizio della ragione, anche la luce della fede illumina le promesse e le illusioni del tempo presente, invitando ogni persona a fare del proprio meglio per contribuire a costruire una società giusta e pacifica”.
Dall’identità deriva la comunione: “Per quanto riguarda lo spirito di comunione che anima questa iniziativa, sono lieto di ricordare il vostro motto: In necessariis unitas, in dubiis libertas, in omnibus caritas. Queste parole testimoniano i veri fondamenti, il dialogo critico e la costante dedizione che caratterizzano la vostra associazione. Il rapporto tra membri di molte associazioni non si limita alla condivisione della conoscenza, ma diventa stima reciproca. Non è limitato alle idee, ma diventa una pratica collaborativa”.
Di conseguenza si attiva il bene comune e non l’individualismo: “Mentre tutti voi seguite Cristo, unico Signore e Maestro di vita, rappresentate i valori cattolici nella società non come portabandiera di parte, bensì come rappresentanti del bene comune dell’umanità. In Germania, in Italia e nel mondo intero, la stessa fede cattolica rafforza la nostra cooperazione senza scendere a compromessi con le mode del momento, senza anteporre le preferenze individualistiche alla Tradizione comune della Chiesa. Nella gioia della fratellanza, vi incoraggio pertanto a promuovere l’evangelizzazione della cultura: le vostre organizzazioni universitarie attraggono continuamente nuovi giovani perché danno testimonianza di passione, competenza e amicizia cristiana autentica”.
Quindi la cultura diventa ‘vocazione’: “Per quanto riguarda le varie attività culturali che svolgete nei diversi campi dello studio e del lavoro, vi siete resi conto che non si tratta semplicemente di dedicarsi a una professione (Beruf), ma di seguire una vocazione (Berufung). In effetti, la ricerca della verità è un bene che vale la pena desiderare e trasmettere. Quando la perseguiamo con metodo, ci rendiamo conto che nessun campo di studio può essere ridotto a mera speculazione”.
E lo studio è un ‘impegno’: “Proprio perché coinvolge l’esercizio sia dell’intelletto sia della volontà, lo studio è piuttosto un impegno che richiede autodisciplina e conversione: una trasformazione della mente, che coltiviamo come un terreno fertile perfezionando i nostri strumenti di lavoro. Facendo del nostro meglio, diventiamo custodi responsabili nella società senza essere sedotti da carriere incentrate sul denaro”.
Da qui deriva la cultura come bene per un nuovo umanesimo, riprendendo il discorso di papa Benedetto XVI: “Piuttosto, riconosciamo che la cultura è il bene dell’umanità: la verità ci rende liberi, mentre la falsità distorce nomi e cose. Dinanzi a ciò che deumanizza le persone (specialmente i più piccoli tra noi, i poveri e i malati) vi chiedo di essere testimoni dell’umanesimo cristiano”.
In ciò consiste l’ecologia integrale: “L’ecologia integrale, tanto cara a papa Francesco mette in luce il fatto che il mondo è pieno di significato e non un’entità inerte da plasmare a proprio piacimento o per sete di potere. Noi, infatti, non siamo un insieme casuale di particelle, ma corpi aperti alla trascendenza: orientando la nostra sete di vita e di giustizia, di saggezza e di amore, scopriamo insieme la verità nel conoscere, nel fare e nel credere”.
In questo consiste la missione culturale: “Dopotutto, gli esseri umani sono sempre alla ricerca di Dio, ed egli si è rivelato a noi come nostro Salvatore. Dunque, non è malgrado le nostre attività, ma proprio attraverso ciò che facciamo che instauriamo una relazione con Dio, che diventa un cammino verso la santità. Sì, la missione culturale dei cristiani consiste nell’orientare la società e la storia verso questa vetta di una vita incentrata su Dio. Per l’intercessione di san Bonifacio, evangelizzatore della Germania, possiate essere testimoni di questa saggezza del Vangelo nella società tedesca ed europea”.
(Foto: Santa Sede)
Papa Leone XIV agli universitari: costruiamo un mondo nuovo
“Ho voluto cominciare questa visita stamattina qui nella Cappella, in questa bella chiesa, punto di incontro con il Signore. Perché innanzitutto questa mia visita stamattina è una visita pastorale: conoscere un po’ l’Università, conoscere voi, poter salutare e condividere un breve momento nella fede. Chi ricerca, chi studia, chi cerca la verità, alla fine cerca Dio, incontrerà Dio, troverà Dio precisamente nella bellezza della creazione, in tante forme in cui Dio ha voluto mettere la sua impronta, in tutto quello che siamo noi, soprattutto come figli e figlie di Dio, creature fatte a sua immagine, ma anche nella sua creazione”: con questo saluto è iniziata questa mattina la visita di papa Leone XIV all’Università ‘Sapienza’, affermando che occorre ‘lavorare’ insieme per la ricerca dell’amicizia tra i popoli.
Dopo il saluto iniziale, in cui ha sottolineato che chi studia cerca Dio, il papa ha evocato il diritto allo studio per tutti, con uno specifico riferimento ad un ‘corridoio umanitario’ per gli studenti di Gaza: “La vostra Università si caratterizza come polo d’eccellenza in diverse discipline e, al contempo, per il suo impegno in favore del diritto allo studio, anche di chi ha minori disponibilità economiche, delle persone con disabilità, dei detenuti e di chi è fuggito da zone di guerra.
competitAd esempio, apprezzo molto che la Diocesi di Roma e la Sapienza abbiano firmato una convenzione per l’apertura di un corridoio umanitario universitario dalla striscia di Gaza. E’ dunque importante per me, che sono Vescovo di Roma da poco più di un anno, potervi incontrare. Con cuore di pastore vorrei rivolgermi dapprima agli studenti e poi ai docenti”.
Con un riferimento a sant’Agostino il papa ha invitato i giovani a ‘scoprire’ il desiderio verso lo studio: “Allora, gli studi che fate, le amicizie che sorgono in questi anni e l’incontro con diversi maestri del pensiero sono promessa di ciò che può cambiare in meglio noi stessi, prima ancora che la realtà attorno a noi. Quando il desiderio di verità si fa ricerca, la nostra audacia nello studio testimonia la speranza di un mondo nuovo”.
E’ stato questo che ha animato sant’Agostino: “Sapete che sono legato spiritualmente a sant’Agostino, che fu un giovane inquieto: fece anche gravi errori, ma nulla andò perduto della sua passione per la bellezza e la sapienza. A questo proposito, mi ha fatto piacere ricevere da parte vostra un gran numero di domande: centinaia! Ovviamente non è possibile rispondere a tutte, ma le tengo presenti, augurando a ciascuno di cercare più occasioni per dialogare. Anche per questo esistono nell’università le cappellanie, dove la fede incontra le vostre domande”.
Questo dialogo è stato anche un invito a non farsi ingabbiare dal malessere: “Dell’inquietudine esiste però anche un volto triste: non dobbiamo nasconderci che molti giovani stanno male. Per tutti ci sono stagioni difficili; qualcuno però può avere l’impressione che non finiscano mai. Oggi questo dipende sempre più dal ricatto delle aspettative e dalla pressione delle prestazioni”.
Ecco il motivo per cui la competitività è una menzogna: “E’ la menzogna pervasiva di un sistema distorto, che riduce le persone a numeri esasperando la competitività e abbandonandoci a spirali d’ansia. Proprio questo malessere spirituale di molti giovani ci ricorda che non siamo la somma di quel che abbiamo, né una materia casualmente assemblata di un cosmo muto. Noi siamo un desiderio, non un algoritmo! Proprio questa nostra speciale dignità mi porta a condividere con voi due domande”.
Al contempo ha chiamato gli adulti ad assumere le proprie responsabilità verso un mondo pacificato: “Un mondo purtroppo storpiato dalle guerre e dalle parole di guerra. Si tratta di un inquinamento della ragione, che dal piano geopolitico invade ogni relazione sociale. La semplificazione che costruisce nemici va allora corretta, specie in università, con la cura per la complessità e il saggio esercizio della memoria.
In particolare, il dramma del Novecento non va dimenticato. Il grido ‘mai più la guerra!’ dei miei Predecessori, così consonante al ripudio della guerra sancito nella Costituzione Italiana, ci sprona a un’alleanza spirituale con il senso di giustizia che abita il cuore dei giovani, con la loro vocazione a non chiudersi tra ideologie e confini nazionali”.
Per questo ha ‘tuonato’ forte contro il riarmo: “Ad esempio, nell’ultimo anno la crescita della spesa militare nel mondo, e in particolare in Europa, è stata enorme: non si chiami ‘difesa’ un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune. Occorre inoltre vigilare sullo sviluppo e l’applicazione delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile, affinché non de-responsabilizzino le scelte umane e non peggiorino la tragicità dei conflitti”.
Ed ecco il pensiero a Gaza ed all’Ucraina: “Quanto sta avvenendo in Ucraina, a Gaza e nei territori palestinesi, in Libano, in Iran descrive la disumana evoluzione del rapporto fra guerra e nuove tecnologie in una spirale di annientamento. Lo studio, la ricerca, gli investimenti vadano nella direzione opposta: siano un radicale ‘sì’ alla vita! Sì alla vita innocente, sì alla vita giovane, sì alla vita dei popoli che invocano pace e giustizia!”
Altro punto di impegno comune ha riguardato l’ecologia, riprendendo l’enciclica ‘Laudato sì’: “In questo scenario incoraggio soprattutto voi, cari giovani, a non cedere alla rassegnazione, trasformando invece l’inquietudine in profezia. Specialmente chi crede sa che la storia non piomba senza scampo nelle mani della morte, ma è sempre custodita, qualsiasi cosa accada, da un Dio che crea vita dal nulla, che dà senza prendere, che condivide senza consumare.
Oggi, proprio l’implosione di un paradigma possessivo e consumistico libera il campo al nuovo che già germoglia: studiate, coltivate, custodite la giustizia! Insieme a me e a tanti fratelli e sorelle, siate artigiani della pace vera: pace disarmata e disarmante, umile e perseverante, lavorando alla concordia tra i popoli e alla custodia della Terra”.
Per questo sono necessarie l’intelligenza e l’audacia dei giovani: “C’è bisogno di tutta la vostra intelligenza e audacia. Voi, infatti, potete aiutare chi vi ha preceduto a ristabilire un autentico orizzonte di senso, per non fermarci all’ennesima, rapida fotografia della situazione nella quale ci troviamo. Occorre passare dall’ermeneutica all’azione: così poco considerati da una società con sempre meno figli, testimoniate che l’umanità è capace di futuro, quando lo costruisce con sapienza”.
Infine si è rivolto anche agli insegnanti: “Insegnare è una forma di carità quanto deve esserlo soccorrere un migrante in mare, un povero per la strada, una coscienza disperata. Si tratta di amare sempre e comunque la vita umana, di stimarne le possibilità, così da parlare al cuore dei giovani, senza puntare solo alle loro cognizioni. Insegnare diventa allora testimoniare valori con la vita: è cura per la realtà, è senso di accoglienza verso ciò che non si comprende ancora, è dire la verità”.
E prima di ritornare in Vaticano un invito a collaborare per un nuovo mondo: “Collaboriamo insieme, siamo tutti costruttori di pace nel mondo, lavoriamo, studiamo, facciamo tutto, dai rapporti fra gli amici, le nostre parole, il nostro modo di pensare, per costruire la pace nel mondo. Abbiate sempre speranza nella possibilità di costruire un mondo nuovo!”
Ed a tal proposito anche nel messaggio per il 60^ anniversario della fondazione dell’università cattolica boliviana ‘San Pablo’ ha ribadito la necessità della formazione: “Pertanto, l’università esiste per promuovere la formazione integrale della persona, poiché la vera educazione ‘propone la formazione della persona umana in relazione al suo fine ultimo e al bene delle diverse società di cui l’uomo è membro’… Da questa prospettiva, la verità, ricercata con rigore intellettuale ed onestà scientifica, trova il suo orizzonte e il suo criterio ultimo nella carità, poiché dire la verità è, per i cristiani, un atto d’amore che edifica, guarisce e guida la persona verso la sua pienezza”.
(Foto: Santa Sede)
Gipo Montesanto alle prese con un filo molto particolare
– Ciao! Bentrovati e grazie per questo ulteriore spazio che mi consente di raccontare cose belle!
Dici: “Mi trovo bene fuori dalle ‘scene’ a passare più tempo in home studio”. Cosa intendi ieri fuori dalle scene e cosa realizzi, senza troppi spoiler, in home studio?
– Intendo che negli ultimi mesi sono stato un po’ fuori dalla musica dal vivo per dedicarmi con molta più passione e dedizione alla produzione musicale in studio. Sia per la mia musica ma specialmente per quella di tanti autori che hanno bellissime idee musicali ma che non hanno i mezzi o le competenze tecniche per arrivare ad un brano completo. A volte la canzone è un semplice idea realizzata con voce e chitarra e diventa una canzone completa di arrangiamento per gli store online.
L’immagine di copertina di questo nuovo lavoro mostra un filo multicolore, che simbolo è per un canto scout per Lupetti e Coccinelle?
– Si tratta del logo del Convegno AGESCi ‘Da filo a trama’ che si è svolto recentemente per i capi della Branca Lupetti/Coccinelle e “Con un filo” è il canto di questo evento nazionale.
Per questo brano di Paolo Favotti hai curato una piccola parte dell’arrangiamento ed hai completato la produzione con il mix e il mastering. Cosa volevi realizzare con questo lavoro musicale: che atmosfera, che significato nascosto o meno enfatizzare?
– Devo dire che il merito va totalmente a Paolo. Come sempre scrive brani bellissimi e mi ha chiesto una mano per la produzione finale. L’atmosfera doveva essere adatta ad un canto per bambini e credo che ci siamo riusciti… ma ripeto, grazie a Paolo.
Il canto è infatti in due versioni: Bosco e Giungla. Che differenza c’è tra le due versioni e come hai realizzato la tua parte musicale?
– Mie sono solo le seconde voci nei ritornelli e nelle strofe della versione Bosco. Il brano infatti è uscito per la Semper Scout Records sia in versione “Bosco” che in versione “Giungla”). La differenza sta nel testo delle strofe. I ritornelli sono uguali in entrambe le versioni. Per il resto mi sono occupato, molto tecnicamente, di mix e mastering.
Hai altro da dire su questo brano o su altre tue novità musicali?
– Tante novità in arrivo… ad esempio il prossimo 13 Giugno uscirà ‘Orifiamma’, un nuovo canto scout nato in casa SCOUT D’EUROPA (la mia associazione scout) e non vedo l’ora di farvelo ascoltare. Continuate a seguire la musica di Paolo Favotti e la mia sui nostri canali e sulle piattaforme online. Grazie ancora per questa intervista!
Papa Leone XIV alla LEV: il libro è occasione di incontro
“Oggi ci incontriamo per un anniversario che potremmo dire ‘di famiglia’: i cento anni della nostra casa editrice, la Libreria Editrice Vaticana. Era infatti il 1926 quando essa venne resa autonoma dalla più longeva Tipografia Vaticana, nata nel lontano 1587. In questi cento anni di vita la Libreria Editrice Vaticana ha servito nove Pontefici, propagandone il Magistero come contributo alla diffusione del Vangelo nel mondo”: incontrando il personale della Libreria Editrice Vaticana, in occasione dei 100 anni dalla nascita, papa Leone XIV ha esortato ‘a guardare avanti’ per accendere la curiosità.
Quindi ha indicato tre riflessioni perché la lettura di un libro è occasione di riflessione: “Nell’epoca del digitale, la fisicità del libro ci rimanda al ruolo del pensiero, della riflessione e dello studio. Leggere è nutrire la mente, aiuta ad alimentare un senso critico consapevole e formato, a guardarsi da fondamentalismi e scorciatoie ideologiche. Per questo esorto tutti a leggere libri, come antidoto alla chiusura mentale, che si riflette in atteggiamenti rigidi e in visioni riduttive della realtà”.
Inoltre la lettura di un libro è un invito ad incontrarsi: “Il libro è un’occasione per incontrare. Quando abbiamo in mano un libro, incontriamo idealmente il suo autore. Ma nello stesso tempo incontriamo coloro che lo hanno letto prima di noi, o che lo stanno leggendo o lo leggeranno. E sempre di più si verificano occasioni in cui scrittori e lettori si riuniscono, per parlare e ascoltarsi. Papa Francesco ci ha insegnato a praticare la cultura dell’incontro: il libro è un ponte verso gli altri, è un motivo di confronto che ci arricchisce, uno stimolo ad allargare il proprio punto di vista”.
Per terzo punto il papa ha sottolineato che il libro è anche un’opportunità per l’annuncio della fede cristiana: “Infine, per noi cristiani il libro è un’occasione per annunciare Cristo. Sappiamo bene come la lettura di una biografia di un santo o di una riflessione spirituale ben proposta possa toccare il cuore.
La Vergine Maria è raffigurata spesso, nell’Annunciazione, intenta a leggere le Sacre Scritture. Sant’Antonio di Padova regge il Libro dei Vangeli, aperto, su cui sta in piedi Gesù Bambino. Sant’Agostino lo vediamo spesso seduto a uno scrittoio dinanzi a un grande libro e, a volte, tiene in mano un cuore: verità e carità. Alla scuola di Maria e dei Santi, nutriamoci della Parola di Dio, perché essa plasmi la nostra mentalità e il nostro agire”.
Ed ha concluso l’incontro con le parole di papa san Paolo VI, che invitava a ‘guardare avanti’: “Carissimi amici, faccio mie le parole che San Paolo VI rivolse ai vostri colleghi di allora quando, nel 1976, li incontrò in occasione del 50° anniversario della Libreria Editrice Vaticana: li esortò a ‘guardare avanti, per una messa a punto di idee e di programmi per l’avvenire’. Vi ringrazio per il vostro lavoro, che vi auguro di compiere con dedizione e passione. E di cuore benedico ciascuno di voi e i vostri cari”.
Inoltre dopo il giuramento delle Guardie svizzere, avvenuto ieri, oggi ha espresso il suo ringraziamento per l’opera del Corpo militare vaticano, posto a custodia del Palazzo apostolico e delle Basiliche Maggiori dello Stato della Città del Vaticano: “Questi luoghi, ricchi di storia e di fede, vi inducono alla riflessione e alla preghiera. Infatti, mentre state al vostro posto di guardia, potete provare meraviglia per la bellezza che si offre ai vostri occhi. Questa bellezza viene da Dio e conduce a Dio, il Padre del Bello e del Buono. La vostra missione, che è innanzitutto militare, è tuttavia inscindibile dalla vocazione alla santità di ogni battezzato”.
Infine li ha esortati ad ‘andare incontro’ ai bisognosi di aiuto, non solo dei membri della Curia o dei funzionari in visita in Vaticano, ma anche dei pellegrini e dei turisti, raccomandando di. nutrire l’anima con letture e meditazioni: “La vita in caserma è un luogo privilegiato per sviluppare le virtù umane del servizio verso il prossimo, della generosità e dell’umiltà. Attraverso la solidarietà fraterna che caratterizza i vostri rapporti, costruirete un clima di armonia e di gioia all’interno della Guardia, che si rifletterà su tutti coloro che incontrerete. Vi incoraggio a perseverare su questa strada, spesso impegnativa, ma che porta frutto”.
(Foto: Santa Sede)
Pace, dialogo inclusione e cooperazione internazionale: siglata l’intesa tra l’Università di Udine e l’Associazione Rondine Cittadella della Pace
L’Università di Udine e l’Associazione Rondine Cittadella della Pace hanno formalizzato un accordo di collaborazione triennale volto a promuovere la cultura del dialogo, la gestione dei conflitti e la cooperazione internazionale. La convenzione quadro, siglata dal rettore dell’Ateneo friulano, Angelo Montanari, e dal vicepresidente di Rondine, Angiolo Fabbroni, punta a integrare l’eccellenza accademica con l’esperienza concreta dello studentato internazionale toscano, rafforzando l’impegno congiunto nella promozione della cultura del dialogo, della pace e della cooperazione internazionale.
L’accordo nasce dalla volontà condivisa di valorizzare percorsi formativi innovativi e internazionali, mettendo al centro gli studenti e il loro sviluppo umano e professionale. In particolare, la convenzione prevede l’attivazione di un programma dedicato agli studenti provenienti dall’esperienza Rondine.
Tra i principali benefici per gli studenti, la convenzione prevede innanzitutto un accesso facilitato all’università: fino a tre studenti all’anno provenienti dai percorsi formativi di Rondine potranno iscriversi gratuitamente al primo anno dei corsi di studio, favorendo l’inclusione e il diritto allo studio anche per giovani provenienti da contesti di conflitto e valorizzando esperienze internazionali di grande valore.
A questo si affianca l’eventuale possibilità di ottenere il riconoscimento di crediti formativi per le attività svolte nell’ambito dei programmi Rondine, con particolare attenzione alle competenze trasversali legate alla gestione dei conflitti e al dialogo interculturale. Gli studenti dell’Ateneo potranno inoltre accedere a opportunità di stage e tirocini presso l’Associazione, entrando in contatto diretto con realtà impegnate nella cooperazione internazionale e nel peacebuilding.
La collaborazione prevede anche l’attivazione di una didattica innovativa e interdisciplinare, attraverso workshop, seminari e attività formative dedicate a temi di grande attualità come le relazioni internazionali, il dialogo interreligioso e la costruzione della pace. Infine, grazie al legame con la World House di Rondine, gli studenti avranno l’opportunità di confrontarsi con coetanei provenienti da Paesi in guerra o post-conflitto, sviluppando competenze relazionali e una visione sempre più globale.
“La convenzione rappresenta un’alleanza strategica per formare cittadini capaci di disinnescare le tensioni della contemporaneità e si inserisce in una strategia più ampia volta a formare cittadini consapevoli, capaci di affrontare le sfide globali con spirito critico e apertura al dialogo – sottolinea il rettore dell’ateneo friulano Angelo Montanari -.
conflittoAttraverso questa collaborazione, l’Università di Udine conferma il proprio ruolo attivo nella promozione della pace, dell’inclusione e della cooperazione internazionale. Questa convenzione rappresenta un passo significativo verso un’università sempre più inclusiva, internazionale e attenta alla formazione di cittadini consapevoli, capaci di contribuire attivamente alla costruzione di un futuro più giusto e pacifico”.
“La firma di questa convenzione rappresenta un passo importante che si inserisce in un rapporto costruito nel tempo con il territorio friulano, fondato su fiducia, dialogo e collaborazione con istituzioni, scuole e società civile –afferma il vicepresidente di Rondine, Angiolo Fabbroni – In questi anni abbiamo visto crescere una rete sempre più ampia di realtà che hanno riconosciuto il valore del Metodo Rondine, scegliendolo come strumento educativo per affrontare le sfide del presente.
Ne è testimonianza l’attivazione delle Sezioni Rondine in diverse scuole del territorio, l’alta partecipazione di giovani friulani al Quarto Anno Rondine e i numerosi percorsi formativi rivolti agli studenti, pensati per promuovere la cultura del dialogo, la gestione dei conflitti e il senso di responsabilità civile. Con l’Università di Udine rafforziamo oggi questo cammino, offrendo ai giovani nuove opportunità per diventare protagonisti consapevoli di una società più giusta e pacifica”.
Per garantire l’attuazione e il monitoraggio delle attività, sono stati nominati responsabili scientifici Tommaso Piffer, delegato del rettore dell’università di Udine per l’Educazione alla pace e alla nonviolenza e Mauro D’Andrea, direttore del dipartimento formazione e relazioni internazionali per Rondine.
(Foto: Rondine Cittadella della Pace)
Papa Leone XIV ricorda l’importanza dell’archeologia cristiana
“Ricorrono oggi cent’anni da quando il mio venerato predecessore Pio XI, nel Motu proprio ‘I primitivi cemeteri di Roma cristiana’, ricordava come ‘i Romani Pontefici riguardarono sempre come loro stretto dovere la tutela e la custodia’ del patrimonio sacro, in particolare i ‘cemeteri sotterranei comunemente appellati Catacombe’, senza trascurare ‘le basiliche fiorite entro le mura della Città di Roma con i loro grandiosi mosaici, le serie innumerevoli delle iscrizioni, le pitture, le sculture, la suppellettile cemeteriale e liturgica’. Nel medesimo documento Pio XI menzionava il ‘non mai abbastanza lodato Giovanni Battista de Rossi’ e ‘l’infaticabile investigatore delle sacre romane antichità Antonio Bosio’, cioè gli iniziatori dell’archeologia cristiana”: lo ha detto papa Leone XIV ai professori, studenti e familiari del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana ricevuti in occasione dei 100 anni di attività.
Quindi nella festa di san Damaso patrono dell’Istituto, il Papa ha ricordato quanto l’archeologia possa essere parte della diplomazia della cultura e occasione di riflessioni sulle radici cristiane dell’Europa:: “In quella occasione il papa aveva deliberato di aggiungere alla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra e alla Pontificia Accademia Romana di Archeologia il Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, al fine di ‘indirizzare giovani volenterosi, di ogni paese e nazione, agli studi e alle ricerche scientifiche sopra i monumenti delle antichità cristiane’. A un secolo di distanza, tale missione è più che mai viva, grazie anche ai congressi internazionali di archeologia cristiana, attraverso i quali l’Istituto promuove gli studi in una disciplina che è caratterizzante non solo per le scienze storiche, ma anche per la fede e per l’identità cristiana”.
Proprio in questo giorno il papa ha pubblicato una lettera, della quale ha puntualizzato alcuni punti: “In primo luogo, l’insegnamento di ‘Archeologia cristiana’, inteso come lo studio dei monumenti dei primi secoli del Cristianesimo, ha un proprio statuto epistemologico per le sue specifiche coordinate cronologiche, storiche e tematiche. Ciò nonostante, notiamo che in altri contesti tale insegnamento viene inserito nell’ambito dell’archeologia medievale.
Al riguardo, suggerisco di farvi sostenitori della specificità della vostra disciplina, in cui l’aggettivo ‘cristiana’ non vuole essere espressione di una prospettiva confessionale, bensì qualifica la disciplina stessa con una propria dignità scientifica e professionale”.
Inoltre l’archeologia cristiana è uno ‘strumento’ per valorizzare l’ecumenismo, ricordando il suo primo viaggio apostolico: “L’archeologia cristiana, inoltre, è un ambito di studio che riguarda il periodo storico della Chiesa unita, per cui può essere un valido strumento per l’ecumenismo: infatti, le diverse Confessioni possono riconoscere le loro comuni origini attraverso lo studio delle antichità cristiane e fomentare così l’aspirazione alla piena comunione.
A tal proposito, ho potuto fare questa esperienza proprio nel mio recente viaggio apostolico, quando a İznik, l’antica Nicea, ho commemorato il primo Concilio ecumenico insieme con i rappresentanti di altre Chiese e Comunità ecclesiali. La presenza dei resti degli antichi edifici cristiani è stata per tutti noi emozionante e motivante. Su questo tema, ho apprezzato la giornata di studio che avete organizzato in collaborazione con il Dicastero per l’Evangelizzazione”.
Ecco che l’archeologia cristiana può diventare una ‘diplomazia della cultura’: “Vi esorto, altresì, a prendere parte, attraverso i vostri studi, a quella “diplomazia della cultura”, di cui il mondo ha molto bisogno ai nostri giorni. Attraverso la cultura l’animo umano oltrepassa i confini delle nazioni e supera gli steccati dei pregiudizi per mettersi al servizio del bene comune. Anche voi potete contribuire a costruire ponti, a favorire incontri, ad alimentare la concordia”.
Ed a distanza di 100 anni ecco un altro giubileo: “Pertanto il vostro Istituto, in un certo senso, si trova idealmente proteso tra la pace e la speranza. Ed in effetti voi siete portatori di pace e di speranza dovunque operate con i vostri scavi e le vostre ricerche, così che, riconoscendo il vostro vessillo bianco e rosso con l’immagine del Buon Pastore, vi possano spalancare le porte non solo in quanto portatori di sapere e di scienza, ma anche come annunciatori di pace”.
Mentre nella lettera il papa ha ricordato la formazione offerta da questo Istituto Pontificio: “In tutti questi anni, il Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana ha formato centinaia di archeologi del cristianesimo antico provenienti, come gli stessi professori, da tutte le parti del mondo, i quali, rientrati nei propri Paesi, hanno ricoperto importanti incarichi di docenza o di tutela; ha promosso ricerche a Roma e nell’intero orbe cristiano; ha svolto un efficace ruolo internazionale per la promozione dell’archeologia cristiana, sia con l’organizzazione dei ciclici congressi e con numerose altre iniziative scientifiche, sia per le strette relazioni e gli scambi costanti con università e centri di studio di tutto il mondo”.
Ed è stato anche promotore della pace: “L’Istituto ha saputo essere, in alcuni momenti, promotore di pace e di dialogo religioso, ad esempio organizzando il XIII Congresso internazionale a Spalato durante la guerra nella ex-Jugoslavia (scelta difficile e con molti dissensi nell’ambiente accademico) o confermando la propria operatività con missioni all’estero in Paesi politicamente instabili. Non ha mai derogato agli obiettivi dell’alta formazione, privilegiando il contatto diretto con le fonti scritte e i monumenti, tracce visibili e inequivocabili delle prime comunità cristiane, attraverso visite, soprattutto alle catacombe e alle chiese di Roma, ed i viaggi annuali di studio nelle aree geografiche interessate dalla diffusione del Cristianesimo”.
Quindi l’archeologia cristiana ha avuto un ruolo importante sia per la Chiesa sia per la società: “Il cristianesimo non è nato da un’idea, ma da una carne. Non da un concetto astratto, ma da un grembo, da un corpo, da un sepolcro. La fede cristiana, nel suo cuore più autentico, è storica: si fonda su eventi concreti, su volti, su gesti, su parole pronunciate in una lingua, in un’epoca, in un ambiente. E’ questo che l’archeologia rende evidente, palpabile. Essa ci ricorda che Dio ha scelto di parlare in una lingua umana, di camminare su una terra, di abitare luoghi, case, sinagoghe, strade”.
L’archeologia cristiana è, dunque, un aiuto fondamentale per capire la fede: “Non si può comprendere fino in fondo la teologia cristiana senza l’intelligenza dei luoghi e delle tracce materiali che testimoniano la fede dei primi secoli. Non è un caso che l’evangelista Giovanni apra la sua Prima Lettera con una sorta di dichiarazione sensoriale: ‘Quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita’. L’archeologia cristiana è, in un certo senso, una risposta fedele a queste parole. Essa vuole toccare, vedere, ascoltare il Verbo che si è fatto carne. Non per fermarsi a ciò che è visibile, ma per lasciarsi condurre al Mistero che vi si cela”.
Ecco l’importanza di una teologia dei sensi: “L’archeologia, occupandosi dei vestigi materiali della fede, educa a una teologia dei sensi: una teologia che sa vedere, toccare, odorare, ascoltare. L’archeologia cristiana educa a questa sensibilità… In tal senso, l’archeologia è anche scuola di umiltà: insegna a non disprezzare ciò che è piccolo, ciò che è apparentemente secondario. Insegna a leggere i segni, a interpretare il silenzio e l’enigma delle cose, a intuire ciò che non è più scritto. E’ una scienza della soglia, che sta tra la storia e la fede, tra la materia e lo Spirito, tra l’antico e l’eterno”.
Ed è anche una scuola di educazione all’ecologia spirituale: “E’ un’educazione al rispetto della materia, della memoria, della storia. L’archeologo non butta via, ma conserva. Non consuma, ma contempla. Non distrugge, ma decifra. Il suo sguardo è paziente, preciso, rispettoso. E’ lo sguardo che sa cogliere in un pezzo di ceramica, in una moneta corrosa, in un’incisione consunta il respiro di un’epoca, il senso di una fede, il silenzio di una preghiera. E’ uno sguardo che può insegnare molto anche alla pastorale e alla catechesi di oggi”.
L’archeologia cristiana è un aiuto essenziale alla Chiesa: “Questo è ancora oggi il compito dell’archeologia cristiana: aiutare la Chiesa a ricordare la propria origine, a custodire la memoria viva dei suoi inizi, a narrare la storia della salvezza non solo con parole, ma anche con immagini, forme, spazi. In un tempo che spesso smarrisce le radici, l’archeologia diventa così strumento prezioso di un’evangelizzazione che parte dalla verità della storia per aprire alla speranza cristiana e alla novità dello Spirito”.
Infatti aiuta a riscoprire le radici: “Parla ai credenti, che riscoprono le radici della loro fede; ma parla anche ai lontani, ai non credenti, a quanti si interrogano sul senso della vita e trovano, nel silenzio delle tombe e nella bellezza delle basiliche paleocristiane, un’eco di eternità. Parla ai giovani, che spesso cercano autenticità e concretezza; parla agli studiosi, che vedono nella fede non un’astrazione ma una realtà storicamente documentata; parla ai pellegrini, che ritrovano nelle catacombe e nei santuari il senso del cammino e l’invito alla preghiera per la Chiesa”.
Ed ha un riflesso per la teologia della Rivelazione: “In una prospettiva più sistematica, è possibile affermare che l’archeologia ha una rilevanza specifica anche nella teologia della Rivelazione. Dio ha parlato nel tempo, attraverso eventi e persone. Ha parlato nella storia di Israele, nella vicenda di Gesù, nel cammino della Chiesa. La Rivelazione è dunque sempre anche storica. Ma se è così, allora la comprensione della Rivelazione non può prescindere da un’adeguata conoscenza dei contesti storici, culturali e materiali nei quali essa si è realizzata.
L’archeologia cristiana contribuisce a questa conoscenza. Essa illumina i testi con le testimonianze materiali. Interroga le fonti scritte, le completa, le problematizza. In alcuni casi, conferma l’autenticità delle tradizioni; in altri, le ricolloca nel loro giusto contesto; in altri ancora, apre nuove domande. Tutto questo è teologicamente rilevante. Perché una teologia che voglia essere fedele alla Rivelazione deve restare aperta alla complessità della storia”.
Quindi la lettera è terminata con un invito allo studio per non perdere la memoria: “Chi conosce la propria storia, sa chi è. Sa dove andare. Sa di chi è figlio e a quale speranza è chiamato. I cristiani non sono orfani: hanno una genealogia di fede, una tradizione viva, una comunione di testimoni. L’archeologia cristiana rende visibile questa genealogia, ne custodisce i segni, li interpreta, li racconta, li trasmette. In questo senso, essa è anche ministero di speranza.
Perché mostra che la fede ha già attraversato epoche difficili. Ha resistito alle persecuzioni, alle crisi, ai cambiamenti. Ha saputo rinnovarsi, reinventarsi, radicarsi in nuovi popoli, fiorire in nuove forme. Chi studia le origini cristiane, vede che il Vangelo ha sempre avuto una forza generativa, che la Chiesa è sempre rinata, che la speranza non è mai venuta meno”.
(Foto: Santa Sede)
All’Auxilium di Roma chiuso il ciclo di incontri sul mondo adolescenziale
Gli adolescenti di oggi sono immersi nel mondo digitale con le fragilità di questa età, impegnati a ricercare la propria identità e a progettare un futuro professionale. In questa realtà che appare loro sempre più fluida e complessa da vivere, molti giovani italiani tra i 15 e i 29 abbandonano la scuola, non lavorano, non si formano, restano in una sorta di ‘bolla’, non accedono a servizi di orientamento, ignorano il mercato del lavoro ed aspettano soluzioni dagli adulti, che spesso non arrivano.
Di questa urgente presa in carico degli adolescenti del terzo millennio, hanno dibattuto oggi alla Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium, Anna Grimaldi, psicologa, ricercatrice all’Inapp (Istituto nazionale sull’analisi delle politiche pubbliche), e Stefano Pasta, pedagogista, docente all’Università Cattolica di Milano, membro del Centro di ricerca sull’educazione ai media all’innovazione e alla tecnologia (Cremit) dello stesso ateneo. A moderare gli interventi, il prof. Mirko D’Angelo, insegnante di religione della diocesi di Porto-Santa Rufina.
Anna Grimaldi ha proposto alcuni obiettivi per migliorare il benessere individuale degli adolescenti e la coesione sociale. Aiutare i ragazzi ad orientarsi nelle professioni secondo le loro inclinazioni e aspirazioni; potenziare la fiducia in se stessi su capacità e competenze; prepararli su possibili fallimenti e su come superare le crisi; stimolarli a partecipare alla vita sociale. Grimaldi si è detta convinta che istruzione, orientamento, occupazione, inclusione sociale e partecipazione civica debbano procedere in parallelo per formare l’identità personale e professionale degli adolescenti.
Ad affrontare la complessità del vivere digitale per gli adolescenti, che sono già nati in questa dimensione, è stato Stefano Pasta, che ha sgombrato il campo da semplificazioni di comodo, invitando a riconoscere l’ibridazione dei saperi e delle esperienze online e offline, ponendosi il punto di vista di formare i “cittadini” digitali. Pasta ha chiesto quindi di considerare i cambiamenti in atto su modalità informative, comunicative, relazionali e sociali con cui gli adolescenti crescono onlife.
Nel dibattito che ne è seguito molte le domande sulle sfide che restano aperte. Gli adulti oggi vivono infatti anch’essi fasi di fragilità e di transizione che li riportano a manifestare gli stessi bisogni degli adolescenti: ascolto, orientamento, accompagnamento. Da qui la richiesta per gli educatori e gli insegnanti di strumenti e opportunità di apprendimento riflessivo, in una società che cambia di continuo velocemente e li interroga sui propri valori, credenze, visione del mondo. Ogni giovane porta con sé nuove prospettive di significato, che si scontrano spesso con gli schemi di decodifica degli adulti. Tenere il passo con gli adolescenti “digitali e fluidi” per sostenerli è difficile e questo non va nascosto.
Da qui l’importanza di un percorso interdiscilplinare di riflessione sui ‘mondi adolescenti’ offerto dalla Facoltà Auxilium per una presa d’atto e di responsabilità degli adulti non più rinviabile. Con questo incontro, si conclude il percorso interdisciplinare: “Mondi adolescenti: una riflessione educativa” promosso dalla Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione ‘Auxilium’. Le tappe precedenti si sono realizzate: ‘Mondi adolescenti. Una domanda che attende risposta’, Università Lumsa, Roma, 30 ottobre 2025; ‘Mondi adolescenti: tra identità e ricerca di senso’, Facoltà «Auxilium», Roma, 22 novembre 2025.
Papa Leone XIV alla Lateranense delinea il cammino per essere nel mondo
“Sono lieto di essere qui in mezzo a voi, nella Pontificia Università Lateranense, per l’inaugurazione del 253^ anno accademico dalla sua fondazione. Si tratta di un’occasione speciale, in cui, mentre guardiamo con gratitudine alla lunga storia che ci precede, siamo protesi anche alla missione che ci attende, ai sentieri da esplorare, al servizio da offrire alla Chiesa nella realtà di oggi e dinanzi alle sfide future. Uno sguardo grato per il passato, dunque, ma anche occhi e cuore puntati verso il futuro, perché c’è bisogno del prezioso servizio reso dall’università”: questa mattina papa Leone XIV ha inaugurato l’anno accademico alla Università pontificia, che ha un legame particolare con il vescovo di Roma.
In un’epoca in cui si tende a pensare che la ricerca e lo studio non servano per la vita reale, o che conti nella Chiesa più la pratica pastorale che la conoscenza teologica, biblica o giuridica, il papa ha spiegato il rapporto particolare con il papa: “Ogni università, infatti, è luogo di studio, di ricerca, di formazione, di relazioni, di rapporti con la realtà in cui è inserita. In particolare, le Università ecclesiastiche e pontificie, erette o approvate dalla Sede Apostolica, sono comunità in cui viene elaborata la ‘necessaria mediazione culturale della fede che, articolandosi in una riflessione aperta al dialogo con gli altri saperi, trova la sua sorgente primaria e perenne in Gesù Cristo’.
Tra le istituzioni accademiche, l’Università Lateranense ha un vincolo del tutto speciale con il Successore di Pietro, e questo è un tratto costitutivo della sua identità e missione fin dalle sue origini, quando nel 1773 Clemente XIV affidò la scuola di teologia del Collegio Romano al clero secolare, chiedendo che tale istituzione dipendesse dal Papa per formare i suoi presbiteri”.
Ed ha ripercorso la storia di questo rapporto con i papi: “Da quel momento tutti i successivi Pontefici hanno mantenuto e rafforzato un rapporto privilegiato con quella che sarebbe diventata l’attuale Università Lateranense. Tra di essi, il Beato Pio IX, che diede l’assetto, tuttora vigente, della quattro Facoltà: Teologia, Filosofia, Diritto canonico, Diritto civile, col potere di conferire gradi accademici in Utroque Iure; Leone XIII, che fondò l’Istituto di Alta Letteratura; Pio XII, che eresse presso l’Ateneo il Pontificio Istituto Pastorale; san Giovanni XXIII, che conferì all’Ateneo il titolo di Università; e san Paolo VI, che, già professore in queste aule, visitando l’Università appena eletto ribadì lo stretto legame tra essa e la Curia Romana. Questo peculiare rapporto è stato sottolineato da san Giovanni Paolo II. Con parole altrettanto affettuose, tale legame è stato ribadito da papa Benedetto e da papa Francesco; quest’ultimo ha voluto istituire due cicli di studi: in Scienze della Pace ed in Ecologia e Ambiente”.
Quindi ha sottolineato la missione di questa Università oggi: “Questa Università, a differenza di altre illustri istituzioni accademiche, anche romane, non ha un carisma del fondatore da custodire, approfondire e sviluppare, ma suo peculiare orientamento è il magistero del pontefice. Per sua natura e missione, dunque, essa costituisce un centro privilegiato in cui l’insegnamento della Chiesa universale viene elaborato, recepito, sviluppato e contestualizzato. Da questo punto vista, si tratta di una istituzione a cui anche il lavoro della Curia Romana può fare riferimento per il suo quotidiano lavoro”.
Dopo aver elencato i rapporti con le altre università il papa ah invitato a declinare la fede nelle sfide nel mondo: “Cari amici, oggi abbiamo urgente bisogno di pensare la fede per poterla declinare negli scenari culturali e nelle sfide attuali, ma anche per contrastare il rischio del vuoto culturale che, nella nostra epoca, diventa sempre più pervasivo.
In particolare, la Facoltà di Teologia è chiamata a riflettere sul deposito della fede e a farne emergere la bellezza e la credibilità nei differenti contesti contemporanei, perché appaia come una proposta pienamente umana, capace di trasformare la vita dei singoli e della società, di innescare cambiamenti profetici rispetto ai drammi e alle povertà del nostro tempo e di incoraggiare la ricerca di Dio. Questa missione richiede che la fede cristiana sia comunicata e trasmessa nei diversi ambiti della vita e dell’azione ecclesiale, e per questo ritengo di vitale importanza il servizio svolto dall’Istituto Pastorale”.
Per questo gli studi filosofici e giuridici devono sempre essere alla ricerca della verità: “Nell’Università Lateranense, lo studio della filosofia deve essere volto alla ricerca della verità attraverso le risorse della ragione umana, aperta al dialogo con le culture e soprattutto con la Rivelazione cristiana, per uno sviluppo integrale della persona umana in tutte le sue dimensioni. Si tratta di un impegno importante, anche a fronte di un atteggiamento talvolta rinunciatario da cui è segnato il pensiero contemporaneo, così come rispetto alle emergenti forme di razionalità legate al trans-umanesimo e al post-umanesimo.
Le Facoltà giuridiche, di Diritto canonico e civile, che da secoli contraddistinguono la nostra Università, sono chiamate a studiare e insegnare il Diritto attraverso la più ampia valorizzazione della comparazione fra i sistemi giuridici degli ordinamenti civili e quello della Chiesa cattolica. In modo particolare, vi incoraggio a considerare e studiare a fondo i processi amministrativi, urgente sfida per la Chiesa”.
Ugualmente i nuovi percorsi di studio introdotti da papa Francesco: “Infine, una parola a parte meritano i cicli di studio di Scienze della Pace ed Ecologia e Ambiente, che negli anni andranno ad assumere una loro conformazione istituzionale più definita. Le tematiche che essi affrontano sono parte essenziale del recente Magistero della Chiesa, la quale, stabilita come segno dell’alleanza tra Dio e l’umanità, è chiamata a formare operatori di pace e di giustizia che edificano e testimoniano il Regno di Dio. La pace è certamente dono di Dio, ma richiede al contempo donne e uomini capaci di costruirla ogni giorno e di supportare a livello nazionale e internazionale i processi verso un’ecologia integrale. Chiedo pertanto alla mia Università di continuare a sviluppare e potenziare a livello inter- e trans-disciplinare questi due cicli di studio e, se necessario, di integrarli con altri percorsi”.
Al termine ha segnalato le tre caratteristiche dell’Università, di cui la prima è la fraternità: “La prima è questa: al centro della formazione devono esserci la reciprocità e la fraternità. Oggi, purtroppo, si usa spesso la parola ‘persona’ come sinonimo di individuo, e il fascino dell’individualismo come chiave per una vita riuscita ha risvolti inquietanti in ogni ambito: si punta alla promozione di sé stessi, si alimenta il primato dell’io e si fatica a fare cooperazione, crescono pregiudizi e muri nei confronti degli altri e in particolare di chi è diverso, si scambia il servizio di responsabilità con una leadership solitaria e, alla fine, si moltiplicano le incomprensioni e i conflitti”.
E’ stata una chiara richiesta di reciprocità: “La formazione accademica ci aiuta a uscire dall’autoreferenzialità e promuove una cultura della reciprocità, dell’alterità, del dialogo. Contro quello che l’enciclica ‘Fratelli tutti’ definisce ‘il virus dell’individualismo radicale’, vi chiedo di coltivare la reciprocità, attraverso relazioni improntate alla gratuità ed esperienze che aiutino la fraternità e il confronto tra culture diverse. La Pontificia Università Lateranense, ricca dalla presenza di studenti, docenti e personale dei cinque continenti, rappresenta un microcosmo della Chiesa universale: siate perciò segno profetico di comunione e di fraternità”.
Eppoi un’università non può trascurare la ‘scientificità’: “Il servizio accademico spesso non gode del dovuto apprezzamento, anche a motivo di radicati pregiudizi che purtroppo aleggiano pure nella comunità ecclesiale. Si riscontra a volte l’idea che la ricerca e lo studio non servano ai fini della vita reale, che ciò che conta nella Chiesa sia la pratica pastorale più che la preparazione teologica, biblica o giuridica”.
Per questo ha sollecitato la formazione di laici e sacerdoti competenti: “Il rischio è quello di scivolare nella tentazione di semplificare le questioni complesse per evitare la fatica del pensiero, col pericolo che, anche nell’agire pastorale e nei suoi linguaggi, si scada nella banalità, nell’approssimazione o nella rigidità.
L’indagine scientifica e la fatica della ricerca sono necessarie. Abbiamo bisogno di laici e preti preparati e competenti. Perciò, vi esorto a non abbassare la guardia sulla scientificità, portando avanti una appassionata ricerca della verità e un serrato confronto con le altre scienze, con la realtà, con i problemi e i travagli della società”.
Infine l’università ha lo scopo di educare al bene comune: “Il fine del processo educativo e accademico, infatti, dev’essere formare persone che, nella logica della gratuità e nella passione per la verità e la giustizia, possano essere costruttori di un mondo nuovo, solidale e fraterno. L’Università può e deve diffondere questa cultura, diventando segno ed espressione di questo mondo nuovo e della ricerca del bene comune”.
(Foto: Santa Sede)



























