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Papa Leone XIV: invita a custodire i vulnerabili
“Il tema che avete scelto quest’anno, ‘Human Compassion and Empathy in Modern Times’ è particolarmente opportuno per il nostro mondo attuale. Di fatto, questi non sono sentimenti marginali, ma piuttosto atteggiamenti fondamentali di entrambe le nostre tradizioni religiose e aspetti importanti di ciò che significa vivere una vita autenticamente umana”: ricevendo i partecipanti al Colloquio promosso dal Dicastero per il Dialogo Interreligioso e dal Royal Institute for Inter-Faith Studies, papa Leone XIV, questa mattina, ha ricordato il valore condiviso della compassione nelle tradizioni cristiana e musulmana.
Citando l’esortazione apostolica ‘Dilexi te’ il papa ha sottolineato il valore della compassione nelle due religioni: “La tradizione musulmana associa la compassione, ra’fa, con la misericordia quale dono posto da Dio nel cuore dei credenti, e uno dei nomi divini, al-Ra’uf, ci ricorda che la compassione ha sempre origine in Dio stesso.
Similmente, nella tradizione cristiana, la Sacra Scrittura rivela un Dio che non rimane indifferente alla sofferenza… In Gesù Cristo questa compassione divina diventa visibile e tangibile. Dio va oltre il vedere e l’ascoltare, assumendo la nostra natura umana al fine di diventare l’incarnazione vivente della compassione. Seguendo l’esempio di Gesù, la compassione cristiana diventa un partecipare o ‘soffrire con’ gli altri, specialmente con i più svantaggiati”.
La compassione, come aveva detto papa Leone XIII, è una componente importante per la società: “Per le nostre tradizioni, la compassione umana e l’empatia non sono un qualcosa in più o qualcosa di facoltativo, bensì una chiamata di Dio a riflettere la sua bontà nella nostra vita quotidiana.
Questa convinzione, pertanto, ha implicazioni sociali. Papa Leone XIII ha insegnato che i poveri e gli emarginati meritano un’attenzione e un aiuto speciale da parte della società e dello Stato. A tale riguardo, desidero esprimere il mio apprezzamento per i generosi sforzi del Regno Hashemita di Giordania nell’accogliere rifugiati e assistere i bisognosi in circostanze difficili”.
Il rischio invece che si corre è quello dell’apatia: “Cari amici, purtroppo la compassione e l’empatia oggi rischiano di scomparire. I progressi tecnologici ci hanno resi più connessi che mai, ma possono portare anche all’indifferenza. Il flusso costante di immagini e video delle difficoltà degli altri può rendere i nostri cuori insensibili piuttosto che commuoverli… Questo genere di apatia sta diventando una delle sfide spirituali più serie del nostro tempo”.
Per questo il papa ha sollecitato i fedeli delle due religioni a ‘ravvivare’ la società: “In questo contesto, cristiani e musulmani, attingendo alla ricchezza delle rispettive tradizioni, sono chiamati a una missione comune: ravvivare l’umanità laddove si è raffreddata, dare voce a coloro che soffrono e trasformare l’indifferenza in solidarietà. La compassione e l’empatia possono essere i nostri strumenti, poiché hanno il potere di ripristinare la dignità dell’altro”.
Ugualmente ai membri della ‘Vatican Observatory Foundation’, organizzazione con sede negli Usa che sostiene e promuove le attività della Specola Vaticana, il papa ha ricordato la necessità della verità: “Oggi, tuttavia, sia la scienza sia la religione affrontano una minaccia diversa e forse più insidiosa: quella di quanti negano l’esistenza stessa della verità oggettiva”.
Per questo ha ribadito la necessità della responsabilità condivisa nella cura del pianeta e nel benessere dei vulnerabili: “Troppe persone nel nostro mondo rifiutano di riconoscere ciò che la scienza e la Chiesa insegnano chiaramente: che abbiamo la solenne responsabilità di custodire il nostro pianeta e di garantire il benessere di coloro che lo abitano, specialmente i più vulnerabili, la cui vita è messa a repentaglio dallo sfruttamento sconsiderato sia delle persone sia del mondo naturale. E’ proprio per questo che l’adesione della Chiesa ad una scienza rigorosa ed onesta rimane non solo preziosa, ma anche essenziale”.
Per questo ha espresso gratitudine alla fondazione: “Il vostro impegno consente agli scienziati del Vaticano di impegnarsi in modo costruttivo con il grande pubblico e con la comunità scientifica mondiale. La vostra generosità permette alla Specola Vaticana di condividere la meraviglia dell’astronomia con studenti di tutto il mondo e di proporre laboratori e scuole estive a quanti lavorano in scuole cattoliche e parrocchie. Ed è, in definitiva, la vostra dedizione a far sì che i telescopi e i laboratori dell’Osservatorio rimangano ciò che sono sempre stati destinati a essere: luoghi in cui s’incontra la gloria del creato di Dio con riverenza, con profondità e gioia”.
Infine ha ricordato il fine della Fondazione: “Non dobbiamo mai perdere di vista la visione teologica che anima tutto ciò. La nostra è una religione dell’Incarnazione. La Scrittura ci insegna che sin dal principio Dio si è fatto conoscere attraverso le cose che ha creato, e che Dio ha tanto amato il suo creato da mandare suo Figlio perché vi entrasse e lo salvasse.
Non sorprende, quindi, che persone dalla fede profonda si sentano spinte a esplorare le origini e il funzionamento dell’universo. Il forte desiderio di comprendere il creato più a fondo non è altro che il riflesso di quel desiderio inquieto di Dio che dimora nel profondo di ogni animo”.
(Foto: Santa Sede)
San Tommaso d’Aquino: l’attualità del rapporto tra fede e ragione
“Infatti la scienza di una cosa non è compatibile con l‘opinione, poiché la scienza esige che chi conosce veda che l‘oggetto conosciuto non può essere diversamente, mentre l‘opinione implica l‘accettazione di questa possibilità. Se invece si tiene una cosa per fede si deve affermare l‘impossibilità che essa sia diversamente, data la certezza della fede; tuttavia una stessa cosa non può essere sotto lo stesso aspetto oggetto di scienza e di fede, poiché ciò che è conosciuto per scienza è visto, mentre ciò che è creduto non è visto, come si è spiegato [nel corpo]”:così scriveva san Tommaso d’Aquino nella Summa Teologica, sottolineando che la scienza non è un’opinione.
Ed ancora in un altro passo l’Aquinate ha sottolineato lo ‘stretto’ legame tra fede e ragione: “L’intelletto, più partecipa della luce della gloria, più perfettamente vede Dio. Ma partecipa di più della luce della gloria chi ha un grado superiore di carità, poiché là vi è maggiore carità dove vi è maggiore desiderio, quel desiderio che in qualche modo rende colui che desidera adatto e pronto a ricevere la cosa desiderata. Da cui deriva che colui che avrà avuto più carità, vedrà più perfettamente Dio”.
Partendo da tali sollecitazioni con il teologo domenicano p. Antonio Olmi riflettiamo su tale rapporto, chiedendogli di spiegare quale posto hanno fede e ragione in san Tommaso d’Aquino:
“Il Catechismo della Chiesa cattolica insegna che la retta ragione guida alla fede, e che la fede purifica e illumina la ragione. ‘Ragione’ non intesa come ‘razionalità scientifica’, che opera solo attraverso evidenze concettuali e certezze dimostrabili, bensì come ‘ragionevolezza sapienziale’: che si fonda, al tempo stesso, sul ‘buon senso’ e sul ‘buon cuore’, facoltà comuni agli esseri umani di ogni tempo, ogni luogo e ogni cultura.
Tra tutti i pensatori cristiani, san Tommaso d’Aquino (‘il più santo tra i dotti, il più dotto dei santi’, come lo ha definito papa Pio XI nel 1923) è quello che più, e meglio, di ogni altro ha sottolineato il rapporto che lega la ragione naturale alla fede, mettendo in luce il rapporto di unità-distinzione-ordinamento tra le due: la fede e la ragione sono distinte, la fede è superiore alla ragione, ma ambedue sono unite per giungere alla conoscenza di Dio che ci è data dalla Rivelazione cristiana”.
Perché il ‘Doctor communis’ è una risorsa per la Chiesa?
“Il titolo di ‘Doctor communis’, cioè di ‘dottore universale’, è stato attribuito a san Tommaso d’Aquino nel corso dei secoli a causa dell’autorità e della diffusione del suo pensiero filosofico-teologico. ‘Universale’, proprio perché la comprensione profonda che egli ha avuto del rapporto tra ragione è fede è un contributo indispensabile per approfondire e per vivere ciò che la Chiesa cattolica (‘universale’, appunto) ci tramanda dell’insegnamento di Gesù Cristo. Tale contributo, nel mondo contemporaneo, è particolarmente significativo: in un momento in cui le istanze della ragione e della fede sembrano divergere, ai limiti dell’incompatibilità, l’insegnamento dell’Aquinate costituisce la risorsa più preziosa per un approccio al cristianesimo rispettoso delle caratteristiche e dei limiti dell’intelligenza umana”.
‘Canta, o mia lingua, il mistero del corpo glorioso e del sangue prezioso che il Re delle nazioni,
frutto benedetto di un grembo generoso, sparse per il riscatto del mondo: questo è l’inizio di. ‘Pange, lingua tantum èrgo sacramentum’. Per quale motivo la lingua ‘canta un sì grande sacramento’?
“Canta, o mia lingua, un così grande sacramento (‘Pange, lingua, tantum ergo sacramentum’) è il titolo dell’inno eucaristico più noto della Chiesa cattolica. Papa Urbano IV, in occasione del miracolo di Bolsena del 1263, nel quale l’ostia aveva sanguinato al momento della consacrazione, l’anno seguente istituì la solennità del Corpus Domini, e diede a san Tommaso d’Aquino l’incarico di comporre un inno che ne esprimesse il significato.
Manifestando anche le sue doti poetiche, oltreché dottrinali, l’Aquinate in questi versi esprime il mistero eucaristico (‘Il Verbo fatto carne cambia con la sua parola / il pane vero nella sua carne / e il vino nel suo sangue’), mettendolo in relazione con il piano salvifico della misericordia divina, con il mistero della nascita verginale, con la vita pubblica di Cristo, con il passaggio dall’Antica alla Nuova Legge”.
Allora, cosa significa per la Chiesa che l’Aquinate è co-patrono della missione educativa?
“Nominare san Tommaso d’Aquino co-patrono della missione educativa (insieme a san John Henry Newman) ha significato per la Chiesa cattolica riaffermare l’unione indissolubile tra fede e ragione, promuovendo un’educazione che sia intellettualmente rigorosa, profondamente umana e aperta alla verità. In questa prospettiva l’educazione diventa un atto di carità intellettuale, grazie al quale la conoscenza di Dio si riflette nell’amore per il prossimo; non solo come trasmissione di nozioni ma come un ‘compito d’amore’, che mira a far scoprire la propria vocazione alla santità, formando e sostenendo lo sviluppo dell’intera persona”.
Dopo 800 anni dalla nascita quale è la sua attualità?
“L’attualità perenne di san Tommaso d’Aquino consiste nell’aver fondato l’esercizio della ragione (inteso non solo come ricerca scientifica delle «cause seconde» delle cose ma come ricerca sapienziale delle ‘cause prime’) sulla valorizzazione e rigorizzazione di quella che san Giovanni Paolo II ha chiamato ‘filosofia implicita’: vale a dire, l’insieme di ‘certezze originarie dell’esperienza’ (le cose sono, il mondo è ordinato, l’io esiste, ed altre) e di ‘princìpi primi della conoscenza’ (causalità, finalità, identità, non contraddizione) che guidano la ragione naturale a giungere alla verità, cioè all’ ‘adeguazione dell’intelletto alla realtà’.
Solo questa adeguazione permette al pensiero di ‘funzionare’ correttamente, e quindi di esercitarsi come «retta ragione» che conduce dal mondo a Dio, e che permette di accogliere e di interpretare correttamente la Rivelazione di Dio all’uomo”.
Il papa in udienza generale ha chiesto ai giovani di seguire l’esempio di san Tommaso d’Aquino: in quale modo si possono trasmettere ai giovani i ‘frutti della contemplazione’?
“Papa Leone XIV, nell’esortare i giovani a radicare la propria vita nel ‘cuore di Gesù’, fonte di sapienza e di santità, si è richiamato proprio all’esempio di san Tommaso. Radicarsi nell’amicizia con Gesù, pregare per e con gli altri, vivere un Vangelo concreto, ‘camminare insieme’ con il prossimo, educarsi all’amore fedele: tutti questi elementi costitutivi di un percorso di santità che inizi nell’età giovanile e prosegua con frutto nell’età matura sono possibili solo ‘obbedendo alla realtà’.
Solo insegnando ai giovani come esercitare la ‘retta ragione’, che accetta le cose per quello che sono e ne riconosce le perfezioni come partecipi della Perfezione suprema, è possibile insegnare loro a vivere un autentico atteggiamento contemplativo, in senso propriamente cristiano: che non solo è attratto dalla verità ma è mosso dalla carità della verità”.
Quindi un mistico per il tempo contemporaneo?
“Contemplare, e trasmettere agli altri i frutti della contemplazione. In questa celebre frase, divenuta anch’essa un motto dell’Ordine domenicano, si riassume l’eredità di san Tommaso d’Aquino: la ‘carità della verità’ con cui egli si è santificato, ed ha indicato alla Chiesa una via di santificazione che nessuna moda culturale, od influenza dello spirito del mondo, potrà rendere impercorribile od obsoleta”.
(Tratto da Aci Stampa)
SOUL Festival di Spiritualità Milano: dal 18 al 22 marzo la terza edizione
Cinque giorni e oltre 60 appuntamenti diffusi in città (tra lecture e dialoghi, reading e performance, cene monastiche, esercizi spirituali, laboratori e altro ancora) per esplorare le molteplici dimensioni del mistero, dalla letteratura alla scienza, dalla psicoanalisi alla filosofia, dalla teologia alle arti, attraverso lo sguardo di 80 protagonisti d’eccezione. Apre il Festival lo scrittore Javier Cercas mercoledì 18 marzo alle ore 18.00 nell’Aula Magna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Fra gli ospiti: Antonio Ballista, Teresa Bartolomei, Anna Bonaiuto, Roberto Casati, Adolfo Ceretti, Pablo d’Ors, Mariangela Di Santo, mons. Mario Delpini arcivescovo di Milano, Anais Drago, Josep Maria Esquirol, Stefano Faravelli, Elio Franzini, Antoine Garapon, Dario Doshin Girolami, Gilles Gressani, Mariangela Gualtieri, Lino Guanciale, Isabella Guanzini, François Jullien, L’Antidote, Nicola Lagioia, Simona Lo Iacono, Mauro Magatti, don Luca Peyron, Silvano Petrosino, Edwige Pezzulli, Yarona Pinhas, Amir Ra, Massimo Recalcati, Pierangelo Sequeri, card. José Tolentino de Mendonça, card. Jean-Paul Vesco arcivescovo di Algeri, e molti altri.
Dal 18 al 22 marzo si svolge la terza edizione di SOUL Festival di Spiritualità Milano, l’appuntamento promosso da Università Cattolica del Sacro Cuore e Arcidiocesi di Milano, con il patrocinio del Comune di Milano, che per cinque giorni coinvolge la città con un palinsesto diffuso di lecture, dialoghi, reading, spettacoli, performance e laboratori sul tema ‘Mistero, il canto del mondo’, declinato attraverso lo sguardo di oltre 80 protagonisti d’eccezione (scrittori, filosofi, teologi, artisti, giornalisti e scienziati) e molteplici prospettive d’analisi, dalla letteratura alla scienza, dalla psicoanalisi alla filosofia, dalla teologia alla musica, alla poesia e alla danza.
“Io temo tanto la parola degli uomini, dicono sempre tutto così chiaro… mentre a me piace sentire le cose cantare”. Con questi versi di Rainer Maria Rilke, SOUL Festival invita ad aprirsi al mistero del mondo in un tempo in cui la sensibilità umana fatica a spingersi oltre il tangibile, satura com’è di iperconsumo, immersione nel digitale e fiducia nell’onnipotenza della tecnica. Il festival esplora il lato della realtà invisibile e indisponibile che continuamente chiama il nostro sguardo, invitandoci a sostare davanti all’inaccessibile, ascoltarne il canto e risuonare della sua bellezza.
Ideato dal comitato curatoriale composto da mons. Luca Bressan, Armando Buonaiuto, Valeria Cantoni Mamiani e Aurelio Mottola, il programma culturale si articola in oltre 60 appuntamenti diffusi in città, fra momenti consolidati come le cene monastiche al Refettorio Ambrosiano, la meditazione all’alba sulle Terrazze del Duomo, la rassegna SOUL Young quest’anno ospitata da ADI Design Museum, e novità quali un ciclo di approfondimento dedicato ai poeti che affianca quello dei maestri di mistero, le proiezioni di film al Cinema Anteo e una speciale collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano che intreccia la propria programmazione a quella del festival.
Ad inaugurare la terza edizione di SOUL Festival, mercoledì 18 marzo alle ore 18.00 presso l’Aula Magna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, sarà lo scrittore spagnolo Javier Cercas in dialogo con il curatore Aurelio Mottola sul potere della letteratura di cogliere il mistero della vita, a partire dal suo libro ‘Il folle di Dio alla fine del mondo’. Ad accompagnarli il violoncellista Issei Watanabe che eseguirà due preludi delle suite di Bach.
Nei giorni a seguire il festival vedrà la partecipazione di ospiti italiani e internazionali fra cui Antonio Ballista, Teresa Bartolomei, Anna Bonaiuto, Roberto Casati, Adolfo Ceretti, Pablo d’Ors, Mariangela Di Santo, mons. Mario Delpini arcivescovo di Milano, Anais Drago, Josep Maria Esquirol, Stefano Faravelli, Elio Franzini, Antoine Garapon, Dario Doshin Girolami, Gilles Gressani, Mariangela Gualtieri, Lino Guanciale, Isabella Guanzini, François Jullien, Nicola Lagioia, L’Antidote, Simona Lo Iacono, Mauro Magatti, don Luca Peyron, Silvano Petrosino, Edwige Pezzulli, Yarona Pinhas, Amir Ra, Massimo Recalcati, Pierangelo Sequeri, card. José Tolentino de Mendonça, card. Jean-Paul Vesco arcivescovo di Algeri, e molti altri.
SOUL Festival di Spiritualità Milano è reso possibile grazie ai Main Partner Intesa Sanpaolo, Humanitas University, Edison, al Partner CFMT – Centro di Formazione Management del Terziario, al contributo di Fondazione Cariplo, Fondazione Rocca, ai Media Partner Avvenire, Rai e al Content Partner Rai Radio 3. Si ringraziano Comieco, Fondazione Amplifon, Aboca.
Durante il festival, il mistero sarà oggetto di diverse letture e interpretazioni attraverso molteplici dimensioni: dal rapporto tra visibile e invisibile del mondo ai segni della trascendenza; dalle domande sull’universo poste da fisica e astrofisica alla forza dell’arte come chiave per vedere con altri occhi la realtà; dal mistero dell’inconscio a quello dell’altro, declinato sia nella coppia sia nella fratellanza, fino al mistero del male e della morte. Saranno poi approfondite tematiche quali la relazione con il mistero della fine, il silenzio, il vino come simbolo sacro e processo alchemico, l’imponderabilità del futuro e il bisogno umano di prevederlo. Ampio spazio sarà dato alla scienza e alla medicina come pratiche umane che indagano il mistero del corpo e della natura e un approfondimento sarà dedicato al transumanesimo e all’intelligenza artificiale, in dialogo con le grandi questioni spirituali e filosofiche.
Anche per questa edizione SOUL Festival vedrà la collaborazione di importanti luoghi e istituzioni culturali, artistiche, educative, sociali, laiche e religiose della città che ne ospiteranno il palinsesto, a partire da Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Memoriale della Shoah di Milano, Piccolo Teatro di Milano, Castello Sforzesco, Duomo di Milano, Museo Diocesano di Milano, Refettorio Ambrosiano, Basilica di San Simpliciano. Partecipano per la prima volta Chiesa di Santa Maria presso San Satiro, Pinacoteca di Brera, Cinema Anteo, Teatro alla Scala, ADI Design Museum, Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa, Auditorium San Fedele, e altri ancora.
Dopo l’ampia e attenta adesione nei primi due anni, SOUL Festival si pone nuovamente come progetto aperto e interrogante nell’ambito del palinsesto culturale milanese, per rispondere a un bisogno condiviso di interiorità, consapevolezza e dialogo. Mettendo al centro la ricerca di significato che anima ogni essere umano, SOUL mira a offrire occasioni di riflessione attorno all’“umano che è comune” colto nelle sue molteplici manifestazioni, in costante dialogo con diverse sensibilità culturali e tradizioni religiose.
Hildegard von Bingen. La fonte della Sapienza
Skira presenta ‘Hildegard von Bingen. La fonte della Sapienza’, un ampio volume che – dopo Viaggio nelle immagini (2019) e Nel cuore di Dio (2021) – rappresenta il capitolo conclusivo della trilogia a cura di Sara Salvadori dedicata alla poliedrica figura di Hildegard von Bingen, storica monaca benedettina, scrittrice, teologa, santa e dottore della Chiesa.
Il volume intende ripercorrere attraverso le immagini i viaggi pastorali che la monaca benedettina intraprese in tarda età (fino al 1170), raggiungendo con la propria parola le cattedrali di tutta Europa. Fu proprio durante questi spostamenti che Hildegard affidò la propria opera alla pittura, trasmettendo il suo messaggio religioso mediante illustrazioni in cui forme, colori e movimento esprimono la meraviglia da lei provata di fronte all’ordinamento divino.
La pubblicazione affianca le riproduzioni in formato originale delle immagini contenute nei codici ildegardiani a una selezione di illustrazioni inedite, finora celate all’interno delle miniature.
Il volume si articola in tre sezioni: la prima dedicata alla ricostruzione del viaggio cosmico immaginato da Hildegard tra la cosiddetta sfera della creazione e quella dell’anima; la seconda incentrata sull’analisi del processo di scrittura e di composizione delle immagini; la terza rivolta all’approfondimento del codice sapienziale utilizzato per la costruzione dell’opera, basato sulle arti e sulle scienze del quadrivium (aritmetica, geometria, musica e astronomia).
L’inedito approccio di ricerca di Sara Salvadori applicato alla trilogia ha reso nuovamente accessibile la visionaria opera di Hildegard von Bingen, aprendo al contempo la strada a un nuovo filone di studi sulle opere medievali. Attraverso un’approfondita analisi iconografica e del simbolismo nascosto nelle immagini, la curatrice è riuscita a ricostruire la visione originaria in uno spazio tridimensionale, rivelando la poetica e le immagini rimaste finora inedite all’interno del codice sapienziale.
Il volume fa parte di una trilogia in cui i due titoli precedenti, Viaggio nelle immagini (2019) e Nel cuore di Dio (2021), sono dedicati rispettivamente alla riscoperta del complesso testo profetico Scivias e allo studio delle raffinate miniature contenute nel Codice di Lucca.
Mons. Pighin: un manuale per conciliare scienza e teologia
Nei scorsi mesi è uscita in libreria una nuova opera di mons. Bruno Fabio Pighin, professore ordinario della Facoltà di Diritto Canonico di Venezia e di bioetica nello Studio Teologico in Pordenone, consultore del Dicastero per la Dottrina della Fede, dedicata alla bioetica teologica, ‘Bioetica teologica. Manuale di sintesi globale’, che affronta le ‘questioni più scottanti sulla vita umana:dalla procreazione artificiale alla maternità surrogata, all’ingegneria genetica alla piaga dell’aborto, dalla sterilizzazione al cambio di sesso, dal trapianto di organi all’uso delle cellule staminali, dall’eutanasia al suicidio ‘assistito, dall’omicidio agli orrori delle guerre, dalla legittima difesa alla pena di morte’.
Il primo capitolo costituisce il grande portale di accesso a tutta la trattazione successiva perché si trovano descritti, in forma chiara e documentata, i principi fondativi della bioetica teologica. Gli altri 15 capitoli scandiscono le tematiche inerenti alla vita umana. Non solo un manuale su temi bioetici, già difficili per i complessi rapporti tra medicina, etica e diritto, ma anche sulla scienza teologica, ambito del sapere non meno articolato, perché richiede competenze sulla Bibbia, sulla storia della Chiesa, sulle correnti filosofiche e le dottrine sociali, sul diritto canonico ed ecclesiastico, sul vasto tesoro del magistero della Chiesa:
“L´idea di realizzare una sintesi globale sulla bioetica teologica mi è sorta più di 20 anni fa. Mi fu suggerita dall´editrice Edb di Bologna, la quale era interessata a una mia pubblicazione del genere. Da allora raccolsi molta documentazione aggiornandola continuamente al progresso biomedico e agli sviluppi psicosociali e giuridici. Gli interventi del papa mi hanno stimolato a portarla a termine. E’ noto, infatti, l´assillo del pontefice per le questioni bioetiche. Egli invoca continuamente la fine dei sanguinosi conflitti bellici che stanno provocando orrendi massacri. Ripete con insistenza che ogni guerra tra popoli è una sconfitta per tutti. Ricorda pure altre guerre più subdole che causano un numero spaventoso di vittime nel mondo”.
Perché un libro che tratta la bioetica dal lato teologico?
“Ho inteso colmare un vuoto nella bibliografia in materia, che è abbondantissima, ma spesso è datata, parcellare e priva di sistematicità. La nuova opera fornisce una sintesi aggiornata e globale, come è precisato dal suo sottotitolo. E’ una specie di ‘mosaico’ unitario che evita il rischio di presentare temi scollati tra loro. Perciò la pubblicazione assume la veste di ‘manuale’ che affronta in forma critica la riflessione sull’intero arco della vita umana: la problematica alla sua origine, la cura della salute e delle malattie e il dramma del fine-vita terrena”.
Teologia e bioetica: quali sono i punti di ‘contatto’?
“La bioetica non è chiusa in sé stessa. Per sua natura, ha un carattere interdisciplinare e transculturale, oggi spesso trascurato, perché viene privilegiata la specializzazione spinta a scapito dei molti aspetti nel quadro generale della vita. Il nuovo volume gode di una originalità in direzione opposta: riflette sulla persona dal suo concepimento alla sua morte naturale mettendo in dialogo le scienze biomediche con le norme giuridiche italiane e internazionale, le risultanze socioculturali con le risonanze psicologiche.
Questo ampio respiro viene sempre illuminato dalla fede cristiana che offre un apporto enorme ed insostituibile. I punti di contatto tra teologia e bioetica sono tantissimi, perché emergono dal loro rapporto intrinseco. Basti pensare ai seguenti principi che innervano la trattazione: il rispetto per la dignità assoluta della persona che trascende l’orizzonte terreno; la gestione responsabile di sé di fronte alla propria coscienza e a Dio; la solidarietà umana e cristiana nella famiglia universale”.
E’ possibile tutelare la vita di fronte alle scoperte scientifiche?
“I progressi della biomedicina vanno considerati con grande favore per i singoli e per l’umanità. Consentono di sostituire organi malati con il trapianto. La nuova era della genetica e quella delle cellule staminali aprono orizzonti di vita prima insperati. Tuttavia gli interventi tecnologici d’avanguardia e non possono essere utilizzatati in forma ambivalente, talvolta a sfregio della dignità assoluta della persona umana. Inoltre, ogni conquista biomedica va incontro alla sicura sconfitta della morte. Questa viene spesso esorcizzata ignorando l’esigenza del paziente inguaribile in condizioni critiche di essere accompagnato con le ‘cure palliative’, senza renderlo bersaglio dell’accanimento terapeutico o porlo sulla china dell’eutanasia e del suicidio assistito, che rappresentano una sconfitta per tutti”.
Ragione e rivelazione cristiana sono ‘inconciliabili’?
“Le conquiste della ragione sono un bene essenziale. Esse però pongono interrogativi ai quali non riescono a dare una risposta, che la rivelazione offre in abbondanza, senza sostituirsi alla scienza, ma stabilendo con essa un’alleanza. In ambito bioetico la fede cristiana scongiura la caduta in catastrofi, come sono i conflitti bellici tra popoli. Ma ci sono pure altre ‘guerre’ più subdole da evitare. Assumono vari nomi: aborto e omicidio volontari, incidenti stradali e infortuni sul lavoro, eutanasia e suicidio, pena capitale ed eventi climatici disastrosi, favoriti da politiche dissennate. E’ innegabile quindi l’apporto della fede per la vita delle persone e dell’intera umanità”.
Giuseppe Lubrino: la difesa della fede in Joseph Ratzinger
“Nel panorama culturale attuale, come Chiesa e come umanità, siamo immersi in un’epoca di profonde trasforma-zioni, di sfide inedite e di interrogativi che scuotono le fondamenta stesse del nostro vivere e del nostro credere. In que-sto scenario complesso, il pensiero teologico di Joseph Ratzinger, poi Papa Benedetto XVI, risuona con una pertinenza ed una profondità che, lungi dall’essere attenuate dalla sua dipartita terrena, appaiono ogni giorno più luminose e necessarie.
Il saggio di Giuseppe Lubrino, ‘Difendere la Fede: la teoria di Joseph Ratzinger/Benedetto XVI. Una Risposta a Paolo Flores d’Arcais’, è un’occasione preziosa per riappropriarci di questa ricchezza intellettuale e spirituale. L’autore ci offre una confutazione puntuale e argomentata delle accuse mosse da Paolo Flores d’Arcais, dimostrando come la visione di Ratzinger non fosse affatto quella di un ‘oscurantista’ o di un ‘antimo-dernista’ chiuso al dialogo, bensì quella di un pensatore acuto e coraggioso, impegnato a tessere un dialogo fecondo tra fede e ragione, tra Cristianesimo e modernità. Potrebbe sembrare, a prima vista, che l’opera di papa Ratzinger, data la sua scomparsa, abbia concluso un capitolo. Invece, la sua eredità teologica, custodita nei suoi scritti, nelle sue encicliche, nei suoi discorsi, rappresenta una fonte inesauribile a cui attingere per orientarci nel presente…
Affrontare i temi di attualità con una solida preparazione teologica significa attingere a fonti autorevoli come quella offerta dal magistero ratzingeriano. Significa comprendere che la modernità non è un nemico da combattere, ma un campo in cui seminare il Vangelo, riconoscendo i grandi valori che in essa sono germinati anche grazie al Cristianesimo”.
Dall’introduzione del domenicano, fra Gabriele Giordano M. Scardocci, al volume ‘Difendere la Fede: la teoria di Joseph Ratzinger/Benedetto XVI. Una Risposta a Paolo Flores d’Arcais’ del prof. Giuseppe Lubrino, docente di religione cattolica, prendiamo spunto per farci raccontare il motivo di questo libro: “Questo libro nasce da una conversazione con il prof. Pasquale Giustiniani, docente di filosofia, teologo e autore di numerosi libri e saggi.
Prevalentemente, esso intende far conoscere, ad un pubblico più ampio, la ricchezza e la profondità del pensiero teologico di Joseph Ratzinger. Ho provato (in punta di piedi) a fornire una lettura alternativa della parabola ratzingeriana, così come presentata dal noto filosofo Paolo Flores d’Arcais nel suo saggio ‘La fede e l’anatema. La crociata oscurantista di Benedetto XVI contro la modernità’. Il direttore di Micromega effettua un bilancio dell’insegnamento e del pontificato ratzingeriano piuttosto negativo, e le sue disquisizioni sembrano essere più dettate da finalità ideologiche che da reali esigenze ermeneutiche”.
Perchè papa Ratzinger ha cercato di instaurare un dialogo tra fede e ragione?
“Ratzinger (a mio modesto parere) può essere definito un pioniere del dialogo tra ‘fides et ratio’. Il motivo principale per cui egli ha insistito su tale aspetto, credo risieda nel fatto che Benedetto XVI ritenesse indispensabile, per poter risvegliare il problema di Dio nella coscienza dell’uomo contemporaneo, recuperare la dimensione razionale della fede. La fede cristiana è sorretta da un utilizzo adeguato della ragione.
Senonché la religione oggi (come egli sapientemente afferma nell’introduzione del suo bestseller ‘Introduzione al Cristianesimo’) rischia di assomigliare al clown descritto da Kierkegaard. La lectio magistralis tenuta a Ratisbona nel 2006 costituisce una pietra miliare in tal senso: l’incontro tra rivelazione biblica e pensiero greco è alla base della civiltà occidentale ed europea. Recuperare il ‘cuore’ di tale civiltà, ispirata ai grandi valori umani, significa promuovere un dialogo autentico tra fede e ragione. Da questi presupposti si può cogliere anche l’influenza che Sant’Agostino ha esercitato sul papa tedesco”.
Però anche la Chiesa alcune volte ha chiuso a questo dialogo?
“Se ci si riferisce al Sillabo (elenco contenente i principali errori del nostro tempo, chiamato Sillabo, ndr) pubblicato l’8 dicembre 1864, bisogna essere cauti. La Chiesa, pur essendo un’istituzione divina, è formata da esseri umani fragili e peccatori. Pertanto, in tutte le stagioni della storia umana, essa è stata caratterizzata da luci e ombre, santi e uomini meno santi. Fondamentalmente, la Chiesa non ha mai rigettato il dialogo. Tuttavia, in alcune epoche ha esercitato un’eccessiva prudenza. Laddove si rinnega il dialogo tra fede e ragione, come Ratzinger ha affermato più volte, si sfocia in un mero ed aggressivo fondamentalismo”
Quale è il ruolo educativo della Chiesa per il pensiero ratzingeriano?
“Credo che la Chiesa oggi, sotto la guida paterna e sapiente di papa Leone XIV, debba valorizzare e diffondere l’insegnamento di Joseph Ratzinger, che costituisce un’eredità spirituale molto ricca in termini di cultura e spiritualità, e molto equilibrata per i tempi che viviamo. Ratzinger è un pioniere della ‘paideia’ cristiana. Recuperare l’aspetto educativo e formativo della fede credo sia molto efficace in un’epoca in cui i giovani sono sempre più esposti a nuove e aggressive forme di disagio, disorientamento e confusione esistenziale. Ritrovare nei fondamenti della civiltà cristiana un porto sicuro non appare temerario”.
Quale è stato l’approccio di papa Benedetto XVI nei confronti del dialogo interreligioso, specialmente con l’ebraismo?
“Contrariamente alle numerose accuse ricevute, Benedetto XVI ha curato molto il dialogo interreligioso e, in modo particolare, quello con l’Ebraismo. La sua corrispondenza con il rabbino Arie Folger ne costituisce un esempio emblematico in tal senso”.
Cosa è la storia per Ratzinger?
“”Riprendendo una delle fonti principali del suo pensiero teologico, ovvero san Bonaventura, per Ratzinger la storia è essenzialmente un ‘luogo teologico’, ovvero lo spazio entro cui il Dio della Rivelazione giudeo-cristiana si è fatto conoscere dall’umanità in maniera graduale e progressiva. La storia è metaforicamente il “teatro” entro cui si realizza il progetto salvifico di Dio a favore dell’umanità. E’ epifania e svelamento del Dio-Uomo”.
(Tratto da Aci Stampa)
Intelligenza Artificiale e medicina: il paziente non è un dato numerico
Nei giorni scorsi la Federazione Internazionale delle Associazioni Mediche Cattoliche e la Pontificia Accademia per la Vita hanno organizzato a Roma un meeting point a conclusione del convegno sul tema ‘Intelligenza Artificiale e Medicina’, sottolineando che l’Intelligenza Artificiale non si può sostituire al medico: “L’enorme sviluppo dei sistemi di intelligenza artificiale negli ultimi anni genera sia meraviglia per i loro risultati sia preoccupazione per i numerosi problemi che li affliggono. Sorge anche un grande interrogativo sul futuro che vogliamo costruire attraverso queste tecnologie. Per una riflessione etica sull’Intelligenza Artificiale, come per qualsiasi tecnologia, è importante non limitarsi alla sola considerazione delle prestazioni che consente, per quanto spettacolari; anche l’impatto che ha sulle relazioni personali e sociali deve essere incluso nella valutazione”.
Quindi il presidente della Pontificia Accademia per la Vita, mons. Renzo Pegoraro, ha esposto le caratteristiche principali del congresso, evidenziando come esso abbia analizzato il rapporto medico-paziente, le possibilità dell’Intelligenza Artificiale in diagnosi e prognosi e il suo impatto sul territorio, anche in ambito epidemiologico, senza trascurare la consapevolezza dei rischi: “Un’altra componente fondamentale è stata l’internazionalità con contributi provenienti dall’India, dall’America Latina, dall’Europa e dagli Stati Uniti, per comprendere esperienze e sfide globali… Il medico deve conoscere i dati e le loro dinamiche, ma non può limitarsi a un ruolo meramente tecnico: il paziente è un vissuto complesso, fatto di emozioni, paure e sentimenti”.
Per questo ha chiarito il ruolo della Chiesa nell’orientare l’uso etico delle nuove tecnologie: “Non si tratta di dire subito se strumenti come ChatGPT siano ‘buoni’ o ‘cattivi’, ma di capire come funzionano, se siano trasparenti, non discriminatori, e privi di pregiudizi… La Rome Call for AI Ethics è stata firmata da grandi aziende tecnologiche e dalle religioni abramitiche; l’anno scorso, a Hiroshima, anche buddismo, hinduismo e taoismo hanno partecipato a iniziative simili”.
Mentre il dott. Bernard Ars, presidente della federazione internazionale delle associazioni dei medici cattolici (Fiamc) ha sottolineato il successo del congresso, evidenziando come si sia trattato di una collaborazione nuova e fruttuosa: “I livelli di discussione sono stati elevati, con interventi di alto profilo e dibattiti interdisciplinari e interculturali, che hanno coinvolto sia professionisti senior sia giovani colleghi. E’ stata una riflessione che offre punti di riferimento importanti per il futuro”.
Anche il dott. John Lane, vicepresidente della Fiamc, ha definito ‘straordinario’ il congresso, che ha saputo unire esperti tecnici e riflessioni filosofiche sull’intelligenza artificiale: “Il concetto chiave che mi porto dietro è l’importanza di preservare l’elemento umano nella somministrazione delle cure, evitando che le relazioni personali tra medico e paziente vengano sostituite da algoritmi. La cura è un lavoro impegnativo, come qualsiasi relazione umana, e non possiamo accettare scorciatoie che privino di umanità la pratica medica”.
La prof.ssa Therese Lysaught, teologa e bioeticista della PAV, ha evidenziato come l’intelligenza artificiale rappresenti una novità importante anche per chi studia la bioetica cattolica: “Tradizionalmente essa reagisce agli sviluppi; oggi, invece, grazie al lavoro della Pav e al sostegno del papa, possiamo mettere questi temi al centro delle discussioni in modo proattivo, valorizzando quanto di buono abbiamo visto in questi tre giorni di discussioni… Per la medicina questo approccio è affascinante, quasi come in Star Trek. Dal punto di vista della salute globale, report dall’India e dalla Catalogna mostrano come queste tecnologie possano promuovere la salute e la sua erogazione, offrendo molte possibilità di speranza a chi lavora nel settore”.
Il dott. Otmar Kloiber, segretario generale della World Medical Association, ha osservato come l’intelligenza artificiale stia rapidamente permeando la medicina, con un avvertimento sui pericoli: “L’Intelligenza Artificiale può ridurre l’interazione umana con il paziente e diventare uno strumento per fornire cure a basso costo solo a chi non può permettersi un medico. La tecnologia, invadendo i nostri spazi, può aumentare lo stress e creare nuove disuguaglianze sociali”.
Lo statement finale, firmato da mons. Pegoraro e dal dott. Ars, quindi non chiude un dibattito, ma lo apre: “Come custodi dell’assistenza ai pazienti, i medici hanno un ruolo fondamentale nel definire le modalità di adozione dell’Intelligenza Artificiale. Insistendo sul rigore etico e sulla progettazione incentrata sul paziente, possiamo garantire che l’Intelligenza Artificiale rafforzi, non comprometta, l’integrità della pratica medica. Siamo allo stesso tempo consapevoli della necessità di cooperare con gli altri attori che operano nel settore: il potere e gli interessi in gioco nella ricerca e nel controllo delle tecnologie digitali rendono essenziale un’alleanza tra tutti gli stakeholder. Questo è ciò che significa ‘Etica by design’.
Le tecniche numeriche basate sul calcolo, per quanto efficaci, presentano molti limiti epistemologici e logici. Pertanto, non possono sostituire tutte le sfaccettature del pensiero umano e tutte le dimensioni delle relazioni umane. Alcune dimensioni profonde dell’assistenza al paziente non possono essere sostituite da procedure numeriche ottimizzate e robot autonomi. Implicano gesti empatici, sguardi pieni di tenerezza e un prendersi il tempo senza alcuna considerazione per l’efficacia e la redditività.
L’Intelligenza Artificiale non può far dimenticare che la medicina non è solo una scienza o una tecnica, ma un modo umano di supportare il paziente nella sua sofferenza, anche quando qualsiasi tecnologia è inutile. Il rischio principale dei successi dell’Intelligenza Artificiale in medicina potrebbe essere il modo insidioso di suggerire progressivamente che la medicina è solo una tecnica per curare e non una profonda relazione umana di cura. Il paziente non è un problema da risolvere (con l’Intelligenza Artificiale od altre tecnologie): è un mistero che rivela Cristo stesso”.
Italia-Egitto: 50 anni di cooperazione scientifica e tecnologica
Quest’anno ricorre il 50° anniversario della firma dell’accordo di cooperazione scientifica e tecnologica bilaterale tra l’Italia e la Repubblica Araba d’Egitto, la terza più grande economia del mondo arabo dopo l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti.
Per valorizzare questa intesa, firmata nel 1975 dal Governo Moro IV (1974-76), l’Ambasciata d’Italia al Cairo, in collaborazione con l’Autorità egiziana per il finanziamento della scienza, della tecnologia e dell’innovazione (STDF), ha organizzato sabato prossimo nella sua sede un workshop con l’obiettivo di presentare i progetti di collaborazione italo-egiziana in corso e che rientrano nel “Programma Scientifico Esecutivo 2024-2026” e illustrarne le opportunità di formazione e di sviluppo professionale.
L’accordo con l’Egitto che, a tutt’oggi, costituisce il terzo produttore di petrolio e di gas nell’ambito dei paesi del Nord Africa, è uno fra i tanti che vengono predisposti per favorire anche il dialogo tra il mondo accademico e l’industria espressione di contesti nazionali, talvolta molto diversi fra loro come nel caso in questione.
L’evento sarà anche l’occasione per discutere delle prospettive future di cooperazione scientifica e tecnologica tra Italia ed Egitto attraverso l’elaborazione dei prossimi Programmi Esecutivi triennali, previsti appunto dall’accordo del 1975, i quali sono pensati per finanziare progetti di ricerca in aree prioritarie individuate congiuntamente dalle parti.
Il programma del workshop che, come detto, avrà luogo per tutta la giornata del 7 luglio a El Cairo, inizierà alle ore 11.30 con i discorsi di apertura dell’Ambasciatore d’Italia in Egitto Michele Quaroni e del Ministro egiziano dell’Istruzione Superiore e della Ricerca Scientifica Mohamed Ayman Ashour.
Fra i relatori italiani ai due successivi seminari che si terranno alle ore 13 (dal titolo: Il Programma Scientifico Esecutivo 2024-2026) e alle 15.30 (Programmi di formazione internazionale, opportunità di carriera, dialogo accademico-industriale e trasferimenti di tecnologie) sono previsti il prof. Valter Sergo, Ordinario del dipartimento di Ingegneria ed Architettura dell’Università di Trieste e prorettore vicario del medesimo Ateneo, la prof.ssa Maria Serena Chiucchi, Direttore del Dipartimento di Management (DIMA) e Vice Rettore dell’Università Politecnica delle Marche, il prof. Marco Paolino, docente di Storia contemporanea all’Università Pegaso, il dott. Salvatore Di Bartolo, Vice Presidente dell’Africa Commercial and Business Development della LEONARDO-Space S.p.A., il dott. Leonello Fani dell’ENI-Egitto e, infine, in videocollegamento dall’Italia, la d.ssa Chiara Sarnataro, Responsabile ENI dei Rapporti con le istituzioni universitarie.
Concluderà i lavori prima della tavola rotonda finale il video messaggio della prof.ssa Maria Cristina Pedicchio, Presidente dell’Agenzia Italiana per la Promozione della Ricerca Europea (APRE), istituzione che sostiene e accompagna la partecipazione nazionale ai programmi dell’Unione europea e l’intervento illustrativo del Panel di missioni archeologiche in Egitto del prof. Giuseppe Cecere, docente di Lingua e Letteratura Araba presso il Dipartimento di Storia, Culture, Civiltà dell’Università Alma Mater di Bologna e Direttore del Centro Archeologico Italiano.
L’importanza dell’incontro del Cairo si rileva sia per il genere e l’entità dei programmi di collaborazione previsti nel triennio 2024-2026, che ammontano ad un importo di circa 1,2 milioni di euro, nei settori della gestione delle acque, dell’agricoltura e della tecnologia alimentare, della scienza dei materiali, dell’energia rinnovabile e sostenibile e del patrimonio culturale, sia per lo slancio che il Piano Mattei sta conferendo e apporterà ancor di più nei prossimi anni all’ambito della cooperazione bilaterale italo-egiziana all’interno dell’associazione dell’Egitto all’UE e del processo di internazionalizzazione della ricerca e dell’istruzione che il Paese di al-Sisi sta, pur fra difficoltà e margini di miglioramento dal punto di vista politico-istituzionale, meritoriamente attraversando.
Profili teologici e scientifici dello ‘sguardo dell’anima e della ragione’: da occhi di ombra ad occhi di fede
In qualunque fase della vita, la salute degli occhi va tutelata con una dieta e uno stile di vita equilibrati. Assicurarsi di riposare molto, ridurre il tempo speso davanti agli schermi, fare esercizio fisico e sottoporsi regolarmente a controlli oculistici sono gli accorgimenti da avere per proteggere la vista. Inoltre, è importante essere consapevoli delle diverse condizioni che possono colpire l’occhio nell’arco dell’intera vita, partendo dalla nascita fino alla vecchiaia (https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://www.osservatoriomalattierare.it/news/attualita/16314-malattie-dell-occhio-sono-tante-e-possono-colpire-a-tutte-le-eta&ved=2ahUKEwjz1NLe9ZWMAxWY2AIHHWDyH5gQFnoECBYQAQ&usg=AOvVaw1JG__TC_7ia04nMVvmRF-u Roshni Patel si é laureata in Optometria nel 2004, presso il College degli Optometristi a Londra. La sua esperienza professionale si divide tra gli aspetti clinici e commerciali dell’optometria, dal fornire un training professionale agli optometristi pre-registrati fino a ricoprire ruoli nel settore universitario e in collaborazione con il College degli Optometristi, oltre a collaborare con esperti alla sperimentazione di nuove tecnologie nel campo dell’optometria ) :
-NASCITA E PRIMA INFANZIA
Durante il primo anno di vita la vista si sviluppa molto velocemente, ma ci vogliono diversi mesi prima che i neonati siano in grado di mettere a fuoco. Poiché la vista si sviluppa proprio in questi primi mesi critici, non è strano che lo sguardo del neonato sia perso o poco focalizzato.
-ADOLESCENZA
Un primo fattore chiave a cui prestare attenzione tra gli adolescenti è rappresentato dagli infortuni, che possono essere conseguenza di sport o di uno stile di vita particolarmente attivo e che possono causare anche traumi agli occhi.
-ETÁ ADULTA: 20-40 ANNI
Con l’età adulta termina la fase di sviluppo dell’occhio ma rimangono comunque delle misure e degli accorgimenti da adottare per proteggere la vista. Oltre a mantenere uno stile di vita sano, seguendo una dieta equilibrata e ricca di antiossidanti, evitando di fumare e facendo regolare attività fisica, ci sono alcune malattie dell’occhio a cui prestare attenzione.
-ETÁ ADULTA: 40-60 ANNI
Quando si raggiunge la mezza età, tra i cambiamenti più comuni nella vista vi è una diminuzione della capacità di vedere da vicino, che spesso risulta in una difficoltà a leggere. Questo problema prende il nome di presbiopia e progredisce con il tempo. Per coloro che già indossano occhiali o lenti a contatto sarà possibile correggere questo difetto con lenti multifocali. La presbiopia non va confusa con sintomi quali sfocatura generale, sensibilità alla luce, secchezza e infiammazione, che possono essere associati ad altre patologie come, ad esempio, cataratta e glaucoma.
Cataratta
Opacizzazione parziale o totale del cristallino che è la lente biconvessa posizionata all’interno del bulbo oculare (tra l’iride e il corpo vitreo). Il cristallino ha il compito di mettere a fuoco l’immagine e, nel momento in cui viene danneggiato, perde la propria trasparenza e si ha una riduzione della capacità visiva. Se non viene curata, può causare una cecità permanente.
Percepita come un annebbiamento delle lenti dell’occhio, questa condizione, di solito, è segno di invecchiamento ed è molto comune nei più anziani. La cataratta può anche manifestarsi prematuramente a causa di certe condizioni mediche o di alcuni medicinali, come gli steroidi. I sintomi possono includere visione offuscata, colori sfocati, sensibilità alla luce, riduzione della capacità di vedere di notte e visione doppia.
-ETÁ AVANZATA: 60 ANNI O PIÚ
Gli ultrasessantenni possono manifestare una degradazione della vista dovuta all’età. La presbiopia continua in questa fascia d’età, spingendo al bisogno di occhiali per la lettura o di lenti a contatto multifocali…..
( cfr. https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://www.polimedalab.it/2022/01/20/le-principali-patologie-oculari-come-riconoscerle/&ved=2ahUKEwjg4Pzm8pWMAxUM2AIHHRnyKLMQFnoECBQQAw&usg=AOvVaw2U-6bdVdWWOpAwBlhi7mZo )
Pertanto, ritengo utile, opportuno ed importante per tutti riportare un recente evento dell’Associazione Italiana Medici Oculisti “il riconoscimento alla carriera al Direttore della Banca degli Occhi del Veneto”
Ha all’attivo più di trent’anni di attività nel settore, ed è a tutti gli effetti uno dei principali esperti di eye banking a livello internazionale. Sperimentatore e innovatore, Diego Ponzin è stato insignito in questi giorni del Premio AIMO 2022, riconoscimento alla carriera conferito dall’Associazione italiana Medici Oculisti (AIMO).Padovano, oculista e Direttore sanitario di Fondazione Banca degli Occhi del Veneto, attualmente Presidente di SIBO (Società Italiana Banche degli Occhi), Diego Ponzin ha conosciuto e condiviso la visione pionieristica del prof. Giovanni Rama, che immaginò già negli anni ‘80, primo in Italia, la creazione di una banca che potesse conservare i tessuti oculari
(cfr. https://www.osservatoriomalattierare.it/news/attualita/19297-dall-associazione-italiana-medici-oculisti-il-riconoscimento-alla-carriera-al-direttore-della-banca-degli-occhi-del-veneto ).
Io ho avuto recentemente l’onore di apprezzare personalmente un grande professionista che, congiuntamente ad un eccellente staff, ha risolto patologie che affliggevano da alcuni mesi i miei occhi che nel momento in cui scrivo sono ancora destinatari di quasi “gocce” terapeutiche ( 750 in 3 mesi) molto efficaci da cui è anche derivata una positiva, bellissima sorpresa non programmata ( eliminazione di ogni tipo di occhiali, semplicisticamente per guardare lontano, per leggere, per usare computer, tablet e cellulare che mi ha consentito di elaborare, come speciale ringraziamento, questo articolo dedicato a tutti ed in particolare al Dott. Giuseppe Giunchiglia-Palermo, c.v. straordinario).
Proseguendo nell’ “ottica” religiosa ho apprezzato pure questo stupendo commento teologico di Padre Ermes Ronchi che con mia moglie Marcella abbiamo conosciuto quando illustrò una catechesi durante il nostro secondo corso annuale di specializzazione ( in cui il Prof. Damiano Cadar svolse un’ originale lezione su “lo sguardo di Gesù menzionato dal Vangelo”,link citato in premessa) in Teologia (dopo il Titolo conseguito dopo 3 anni di Corso ordinario al Centro accademico diocesano San Luca Evangelista-Palermo).
“Ciascuno di noi può adottare verso il campo del cuore questo sguardo positivo e vitale, liberandosi dai falsi esami di coscienza negativi. La nostra coscienza matura, chiara e sincera deve mettere a fuoco non tanto i difetti, ma il bene e il bello che è stato seminato in noi.
Una parabola leggera e potente che, accolta, può cambiare il nostro rapporto con Dio, portandoci dal negativo al positivo, dallo sguardo giudicante a quello abbracciante, da occhi d’ombra a occhi di mattino. È successo anche a me, tanti anni fa: mi ha fatto uscire dalla fede intesa come un’aula di tribunale, e mi sono felicemente perso in un campo di grano. Questione di sguardo: gli occhi dei servi si fissano sulla zizzania, sul negativo, quelli del padrone riposano sul buon grano. Questione di priorità: vuoi che andiamo a strapparla via? La risposta è netta: no, perché mettete a rischio il grano, che viene prima e vale di più. Prospettiva solare, fiduciosa, divina: il male non revoca il bene; è invece il bene che revoca il male nella tua vita”.
( cfr. https://youtu.be/_gGzqw6Nj48?si=vbxZBm3SUW2qrDG8 : Sapienza 12, 13.16-19; Salmo 85; Rom,ani 8, 26-27; Matteo 13, 24-43
https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/da-occhi-d-ombra-a-occhi-di-mattino&ved=2ahUKEwjqi-C10vKLAxWB-AIHHVGvOlMQFnoECCoQAQ&usg=AOvVaw13iH2muTgj6qkQlPP8PJNP).




























