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Cerimonia solenne a Roma per la festa di san Tommaso d’Aquino

In occasione dell’annuale festa di san Tommaso d’Aquino (1224-1274), frate Domenicano e Dottore della Chiesa, sarà celebrata stasera a Roma, nella splendida cornice gotica della Basilica di Santa Maria sopra Minerva, una Santa Messa solenne presieduta dal card. Dominique Mamberti, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.

L’inizio della celebrazione è alle ore 18, in piazza della Minerva 42 (nelle vicinanze del Pantheon), con possibilità, in occasione della festa e durante tutta la giornata, di venerare l’insigne reliquia dell’avambraccio del Doctor Angelicus.

La scelta della data del 28 gennaio per la festa liturgica di questo straordinario santo caso è strettamente legata a un evento significativo nella storia della sua canonizzazione e devozione. Dopo la sua morte, infatti, Tommaso d’Aquino fu rapidamente riconosciuto dal popolo cristiano come santo e canonizzato da Papa Giovanni XXII il 18 luglio 1323, a meno di cinquant’anni dalla morte.

Il legame con la data del 28 gennaio si spiega con un evento successivo alla canonizzazione: la traslazione delle sue reliquie. Nel 1369, le sue spoglie furono traslate dal monastero cistercense di Fossanova, dove era morto, alla chiesa dei Giacobini di Tolosa, una città con una forte tradizione domenicana. Questa traslazione, nota come traslazione delle reliquie, avvenne il 28 gennaio e fu considerata un evento importante per l’ordine domenicano e per la Chiesa in generale.

Per onorare questo evento, quindi, la Chiesa scelse questa data come festa liturgica di San Tommaso e, ancora oggi, tale ricorrenza costituisce una preziosa occasione per meditare sui suoi insegnamenti, in particolare sulla sua insistenza sul principio del conoscere ch’è l’intelletto e sull’unione di fede e ragione.

Per maggiori informazioni sulla Santa Messa in suo onore si può consultare il sito della Basilica (che è anche sede del convento domenicano di Santa Maria sopra Minerva) www.santamariasopraminerva.it oppure chiamare al numero di telefono 06/6793926.

Imminente l’apertura ad Assisi delle celebrazioni ufficiali per l’VIII Centenario del Transito di San Francesco

Dopodomani, sabato 10 gennaio 2026, nella suggestiva cornice della Basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola (Perugia), saranno aperte alle ore 10 le celebrazioni ufficiali dell’VIII Centenario del Transito di San Francesco di Assisi 1226/2026.

Il rito prenderà significativamente vita presso la ‘Cappella del Transito’ del Poverello d’Assisi, custodita dietro la Porziuncola, che è memoria degli ultimi momenti terreni di san Francesco che, ormai cieco e segnato dalle stimmate, qui volle essere deposto ‘nudo sulla nuda terra’, il 3 ottobre 1226, come gesto supremo di fede nella paternità di Dio e di accettazione della «sorella morte corporale».

Per l’occasione sarà eccezionalmente esposto nella Basilica il più antico dipinto raffigurante san Francesco di Assisi conservato presso il Museo della Porziuncola, ovvero l’opera del cosiddetto ‘Maestro di San Francesco’ (metà del XIII secolo), che raffigura il Santo con le stigmate chiaramente visibili, espressione della sua piena e definitiva conformatio Christi.

Saranno presenti i rappresentanti delle Famiglie Francescane del mondo, fra u quali fra Massimo Fusarelli OFM, Ministro generale dei Frati Minori, fra Carlos Alberto Trovarelli OFM Conv, Ministro generale dei Frati Minori Conventuali, fra Roberto Genuin OFM Cap, Ministro generale dei Frati Minori Cappuccini, Tibor Kauser OFS, Ministro generale dell’Ordine Francescano Secolare, fra Amando Trujillo Cano, Ministro generale del Terzo Ordine Regolare e suor Daisy Kalamparamban, Presidente della Conferenza Francescana Internazionale dei Fratelli e delle Sorelle del Terz’Ordine Regolare. L’intero rito sarà trasmesso in diretta streaming sui canali ufficiali della Provincia Serafica di San Francesco d’Assisi, che gestisce i luoghi francescani storici come la Porziuncola, San Damiano e l’Eremo delle Carceri e coordina la vita spirituale e missionaria dei frati minori in Umbria e Sardegna: https://assisiofm.it/.

XXXI Domenica del Tempo Ordinario: Signore, dona la pace a chi confida in te!

La Chiesa oggi, dopo la celebrazione ieri della festa i tutti i santi, ci invita a ricordare nella Messa tutti i defunti. Dove sono costoro? Oggi sono qui, accanto a noi; il loro corpo riposa al Cimitero, che per noi è ‘Camposanto’; la loro anima è in cielo. Nessuno di noi può pensare che essi sono assenti: quel corpo infatti , che nella vita aveva subito tante trasformazioni (piccolo, appena nato, adolescente, maturo per l’età), oggi riposa al Cimitero, per noi ‘Camposanto’, il luogo dove i santi di Dio aspettano la risurrezione finale perché figli di Dio.

Gesù infatti ebbe a dire: vado a prepararvi un posto: come Gesù è in cielo anima e corpo, come la Madonna è stata assunta in cielo, così noi diciamo: ‘Credo nella risurrezione della carne’.  La vita terrena è infatti un cammino verso il cielo; in questa vita terrena dobbiamo seminare bene per raccogliere a pieni mani, come ci ha ricordato il Cristo.

I defunti, che oggi ricordiamo e per i quali preghiamo esprimendo il nostro affetto cristiano, sono fratelli e sorelle nostre, entrati ormai nel secondo stadio della vita: la vita eterna. Da qui la necessità di ritrovarci oggi davanti a Dio per testimoniare il nostro amore.     

Le loro anime, infatti, sono in cielo in attesa di riprendere il loro corpo. Il cielo non è un luogo lontano, ad esempio: sopra le stelle; dire ‘in cielo’ significa che non si vedono e non si toccano non perchè sono lontano ma perché sono entrate nella dimensione dello spirito; esse sono accanto a Dio, che è presente in ogni luogo.       

Noi preghiamo per essi; essi non possono essere lontano: tutti siamo davanti a Dio, che è in ogni luogo. La Chiesa oggi ci invita a pregare Dio, Padre di tutti, perchè sia sempre vero padre, ricco di misericordia e perdono. Il Signore, amici carissimi, che leggete o ascoltate, è la risurrezione e la vita; Cristo è la speranza che non delude, il Signore è veramente luce che vince le tenebre del peccato e della morte. 

Come famiglia di Dio oggi ciascuno di noi non deve pensare solo ai propri defunti ma a tutti i morti perché sono nostri fratelli e sorelle. Ciò che sostiene la nostra preghiera ed infonde in noi serenità è la nostra fede; la certezza, perché ‘Parola di Dio’, che con la morte la vita non è tolta ma trasformata. Dall’assemblea eucaristica oggi deve emergere un grido di speranza: la morte cede alla vita; Cristo è morto e risuscitato  e prepara per noi un posto nel regno dei cieli. Siamo confortati, amici carissimi,dalla presenza della Santissima Vergine Maria, madre di Gesù e madre nostra. 

Il primo miracolo operato da Gesù fu alla nozze di Cana per  intercessione di Maria.  Invochiamola di cuore: rivolgi a noi, Madre, gli occhi tuoi misericordiosi; santa Maria, madre di Dio e nostra, prega per noi. siamo peccatori, ma figli tuoi, a Te consegnati da Cristo Gesù morente in croce. I nostri fratelli e sorelle defunti ci hanno solo preceduti; ma Gesù ci ricorda oggi l’amore: amatevi come io vi ho amato. Seminare bene nel Vangelo, parola di Dio, è amare in nome di Dio, che invochiamo: ‘Padre nostro, che sei nei cieli’.

Halloween, una festa nata cattolica e distorta dalle scelte politiche di Elisabetta I d’Inghilterra

Ogni anno nascono tra i credenti infinite discussioni sulla festa di Halloween ma il testo ‘Halloween, Alba dell’Eternità. Un itinerario di chiarificazione’”, scritto a quattro mani, da Lucia Graziano (storica della Chiesa e del folclore cristiano) e Paul Freeman (teologo), edito da “Associazione Culturale Zammerù Maskil”, la nostra Associazione, desidera porre luce e chiarezza sia dal punto di vista storico che dalla prospettiva teologico-pastorale.

Gli autori offrono un itinerario graduale e propedeutico unendo i loro due diversi e concordi approcci. Da una parte quello storico basato sull’analisi precisa delle fonti certe e dall’altra quello rigoroso della esegesi biblica e della teologia pastorale. Un testo indispensabile per i pastori e capace di evitare due pericolose derive.

Da una parte quella concessionista che fa assumere i caratteri degradati e malsani della festa come normali e malsanamente permessi, come purtroppo si vede talvolta in alcune parrocchie al motto del “che male c’è in fondo… ” e dall’altra quello altrettanto malsano di demonizzare tale giornata alla luce di fonti pregiudiziali e distorte, cariche di approcci manichei, tra l’altro indotti dalla riforma protestante anglicana, che di cattolico non hanno nulla e che sono stati l’incipit della distorsione culturale e cultuale di tale giornata.

Due atteggiamenti malsani che, tra il permissivismo superficiale e da altra parte la demonizzazione, rischiano di sconfinare nell’abuso delle coscienze. E di questo, i rispettivi pastori, devono stare severamente attenti. Il testo è introdotto da Padre Pietro Messa, già rettore dell’Antonianum della sezione di Studi Francescani e amico del grande e stimatissimo pastore d’anime e studioso, anche di fenomeni di ‘confine’, Si aggiungono nell’introduzione anche uno sguardo prospettico al testo sia la prof. ssa Cristina Carnevale che il professore e dirigente scolastico Samuele Giombi.

Il corpus rigoroso ed ampio delle fonti condotto da Lucia Graziano è ricco ed affascinante ed ha un ritmo serrato. Non si trova da nessuna parte nella bibliografia mondiale un testo così ampio, rigoroso e godibile di ricerca storica in lingua italiana né in lingua inglese, sul tema. Tale testo dunque è un ineludibile unicum per la verità storica di tale giornata.

Dall’altra il “nostro” Paul Freeman offre un approccio biblico fondato sulla dimensione propedeutica del “Ricordati” (Zakhor) come imperativo e come ‘conductus’ di tutta l’azione pastorale e liturgica e che apre ad una sana mens propedeutica necessaria per vivere ogni tipo di festività e, nel nostro caso, la Solennità di Tutti Santi e la memoria con i fedeli defunti. E, occorre sottolinearlo, e Paul Freeman lo ricorda chiaramente con dovizia teologica, è quello che la Chiesa, Madre e Maestra, ha sempre fatto tra le genti, valorizzando, discernendo, promuovendo, purificando, sostenendo.

La dott. ssa Graziano comincia a destrutturare, con fonti alla mano, il legame di tale giornata con la festa di Samhain, osservata da alcune popolazioni celtiche prima dell’evangelizzazione di tali terre. La festa era oramai in disuso attorno al ‘900 dopo Cristo e il passaggio dal Capodanno celtico di Samhain alla celebrazione dei Santi, come amici di Cristo, e alla memoria dei fedeli defunti è stato, di fatto, graduale, senza forzature. Anzi il legame con la dimensione ultraterrena, ben sentito da quelle popolazioni, aveva di fatto preparato, in certo qual modo, per semina verbi (come ricorderà poi Paul Freeman nella sua parte), alla feconda semina della festa dei Santi e della Santità. Questa dimensione propedeutica è stata colta dalla Chiesa proprio per fissare in quel periodo tale ricorrenza liturgica.

Senza voler anticipare la ricchissima parte della dott. ssa Lucia Graziano, e privare il lettore dal fascino di avventeturarsi, mano nella mano, nelle fonti, possiamo certamente dire che tale ricorrenza, All hallows’ Eve ne esce totalmente rivista e, in certo qual modo, purificata, facendo un’operazione intellettualmente onesta del rispetto, doveroso e dovuto, ai fedeli cattolici inglesi che, per centinaia di anni, con il sostegno del clero, hanno vissuto questa giornata di preparazione alla Solennità di tutti i santi fino all’avvento di Elisabetta I d’Inghilterra.

Infatti Lucia Graziano, insiste sulle tradizioni popolari che la Chiesa cattolica non ha mai sentito il bisogno di avversare perché in quegli umanissimi desideri, finanche pagani, aveva colto l’opportunità per parlare efficacemente di Cristo e dell’Eternità: “Mai o quasi mai (con l’esclusione di pochi e isolati sermoni che, nell’età della Controriforma, tacciarono di superstizione queste consuetudini) la Chiesa Cattolica sentì il bisogno di combattere delle pratiche popolari che – pur nella loro evidente ingenuità – non sembravano del tutto prive di valore, nella misura in cui sottolineavano la comunione tra vivi e morti e ricordavano ai primi la necessità di continuare a prendersi cura dei secondi” (fine del Cap III).

Gregorio IV nell’834 d.C. probabilmente colse l’opportunità pastorale di fissare la data del 1 novembre per commemorare tutti i Santi. Una scelta nata per favorire i popoli delle isole britanniche e poi perchè era vicina alla ricorrenza di san Martino dell’11 novembre. Ronald Hutton, citato dalla Graziano afferma che: ‘l’intero processo si svolse nell’arco di una vita umana’; non solo, ma è significativo come “l’agiografia britannica non conosca un singolo caso di un religioso evangelizzatore che viene messo a morte dai pagani che rifiutano di accettare la nuova religione”. Occorre altresì ricordare che tale ricorrenza di festeggiare la grazia del Cristo risplendente in tanti fratelli e sorelle, era già sentita nella Chiesa da diversi secoli e con diverse date (ad esempio il 13 maggio) e che trova alla fine del primo millennio la collocazione del 1 novembre e successivamente anche del 2 novembre proprio per incastro propedeutico con la stagione autunnale/invernale e con l’umanissima sensibilità ed il profondo anelito di legame con i defunti.

Le cose cambiarono dopo la Riforma Protestante proprio per la negazione soteriologica dei Santi e del Purgatorio. “L’Inghilterra riformata, scrive Lucia Graziano, accese una vera e propria crociata anti-cattolica contro Halloween” (Cap. VIII). Così furono proibite il suono delle campane come usanze papiste. Ricordiamo che siamo nel 1561, e, da allora, inizia una serie di condanne a chi non rispetta il divieto. La ‘resistenza cattolica’ alla riforma anglicana si svolge dunque a suon di scampanate nel giorno di All Hallows’ Eve, come una reiterata dimensione di chiara protesta religiosa e quindi di marcata appartenenza cattolica.

Il ‘peccato originale’ di All hallows’ Eve era proprio questo per la riforma protestante, essere una festa squisitamente cattolica e così, dunque, per sradicare questo sentire popolare Elisabetta I d’Inghilterra fece un’operazione di detrazione culturale feroce: ‘La diffusione di una retorica antiromana che associava la religione cattolica alla pratica della magia’ (Cap. IX). La propaganda per screditare la chiesa per una presunta associazione con la magia fu fortemente utilizzata, lungo tutto il XVI secolo. La Graziano ne parla diffusamente nel Cap.IX.

È il solito luogo comune della ‘caccia alle streghe’ utilizzato qui per manipolare il sentire cattolico e per attaccare e far dimenticare al popolo britannico la festa cristiana di Halloween, propedeutica alla festa di Ognissanti. Un’opera orchestrata a tavolino di carattere tattico-politico destinata a rinforzare una chiarissima indipendenza da Roma alla luce di un potere monarchico fortemente identitario.

Ad ogni modo nel testo trovate dettagliatamente molto altro e, come si accennava più sopra, la festa di Halloween ne esce totalmente trasformata. Recuperare questa memoria storica è decisamente significativo come sottolineerà poi Paul Freeman, nella sua trattazione. Infatti ricordo, memoria e gradualità pastorale sono indispensabili per condurre correttamente a celebrare ogni festa della Grazia. La parte di Freeman è più ridotta in numero di pagine ma incredibilmente densa tanto da considerarla, senza diminutio, come un vero e proprio piccolo Bignami catechistico sui fondamenti della liturgia e della teologia pastorale. Anche qui non anticipiamo nulla ma invitiamo a prendere il testo e farne oggetto di riflessione e, perché no, di programma pastorale.

Incarnarsi significa cogliere il buono che è presente, persino nei culti pagani, e questo, precisa Paul Freeman, “non significa abbassare la guardia verso pratiche disumane e disumanizzanti di carattere magico e divinatorio […]” (Cap. XVII). Il discernimento e la cura pastorale è venuta a mancare nella festività di All Hallows’ Eve dall’epoca Elisabettiana. “Nata come festività propedeutica e cattolica è stata volutamente inquinata, a cominciare dall’era Elisabettiana e, da quel momento, viene volutamente deformata proprio nel suo prezioso legame con l’amicizia dei santi e la memoria dei fedeli defunti […]”. Sostanzialmente si è spostato l’asse dalla Chiesa celeste e purgante, e dalla bellezza dell’Eternità a quello intramondano dell’orrorifico, solleticando le parti “basse” e contorte dell’umano.

Uno scippo vero e proprio del nemico dell’uomo che, pertanto, non deve andare rinforzato con leggerezze pastorali che vedono Halloween come una carnevalata, né con demonizzazioni che tradiscono il significato originario della vigilia. Entrambe, come dicevamo, e come ripete dettagliatamente Paul Freeman, sono in realtà il gioco del nemico, il quale è ben contento di inquinare ogni forma mistica ed umanissima di preparazione alla festa luminosa dell’Eternità.

Spegnendo la speranza e la gioia che essa porta a piene mani. Depauperando il Sacro come forma essenziale e profonda del cuore dell’uomo dove risuona, magari in forme velate, la nostalgia di Dio.

Pertanto relegare questa giornata alle sue deformazioni e non viverla come preparazione alla Festa di Tutti i Santi e alla memoria dei fedeli defunti vuol dire snaturarla della sua reale finalità, oltre che perdere una occasione pastorale. Non è una festa in sé che va festeggiata in sé ma un ‘conductus’ preparatorio al Sole che ci attende e che i nostri Santi, amici di Cristo e nostri, assieme ai fedeli defunti ci portano alla nostalgia del Cielo.

Siamo fatti per l’Eternità e la preghiera, la lode, la carità, la solidarietà, una visita e un tempo per l’ascolto di una persona nel bisogno, il digiuno o la sobria condivisione di un dolce sono la cifra autentica per vivere questa giornata di Halloween e cacciare via ogni tenebra ed ogni obnubilazione dei desideri profondi dell’uomo.

Al termine della parte teologico-pastorale il testo si conclude con un desiderio concordato tra Lucia Graziano e Paul Freeman, che è anche il fine ultimo di questo lavoro a quattro mani: iniziare un percorso di Ri-Significazione e Ri-Appropriazione della vera festa di All Hallows’ eve, mutata poi, terminologicamente, in Halloween. Fare diventare Halloween quella che era in passato, una festa popolare preparatoria (e propedeutica) per condurre alla solennità di Ognissanti e alla memoria dei fedeli defunti.

E sarebbe un vero peccato se la Chiesa non cogliesse, responsabilmente e a piene mani, questa opportunità pastorale, magari con la ricca proposta creativa del testo, riprendendo para-liturgicamente ciò che le appartiene e condurre i fedeli a guardare in alto con stupore e meraviglia nella Vigilia di tutti i santi verso la Gioia del Cielo.

(Tratto da www.ilcattolico.it Salvatore F.)

(Tratto dal blog Il Cattolico – Salvatore F.)

Papa Leone XIV: i santi sono segni di speranza

“Cari fratelli e sorelle, sono contento di incontrarvi all’indomani della canonizzazione dei sette nuovi Santi ai quali siete, per vari motivi, molto legati. Saluto ciascuno di voi, in particolare i Cardinali, i Vescovi, le Superiore religiose e le Autorità civili qui presenti. L’evento gioioso e solenne che abbiamo celebrato ieri ci ricorda che la comunione della Chiesa coinvolge tutti i fedeli, nello spazio e nel tempo, in ogni lingua e cultura, unendoci come popolo di Dio, corpo di Cristo e tempio dello Spirito Santo”: il giorno successivo della canonizzazione dei nuovi santi papa ha ricevuto i fedeli che sono giunti in Vaticano per l’occasione.

Rivolgendosi ai presenti ha sottolineato che essi sono segni di speranza con un particolare pensiero al santo armeno, che ha fatto una scelta precisa: “Gli uomini e le donne che ieri abbiamo proclamato santi sono per tutti noi segni luminosi di speranza, perché hanno offerto la propria vita nell’amore di Cristo e dei fratelli. Condividiamo tutti la gioia dell’amato popolo armeno, guardando alla santità del vescovo martire Ignazio Maloyan. Fu un pastore secondo il cuore di Cristo e, nei momenti di grande difficoltà, non abbandonò il suo gregge, anzi lo incoraggiò a rafforzarne la fede.

Quando gli fu chiesto di rinunciare alla fede in cambio della libertà, non esitò a scegliere il suo Signore, fino al punto di versare il proprio sangue per Dio. Questo mi fa pensare con affetto al popolo armeno, che scolpisce la croce nella pietra come segno della sua fede salda e incrollabile. Possa l’intercessione del nuovo Santo rinnovare il fervore dei credenti e portare frutti di riconciliazione e pace per tutti”.

Oppure a quello di Papua Nuova Guinea, che ha difeso le verità della fede: “Possiamo vedere la profonda fede del popolo della Papua Nuova Guinea riflessa in san Pietro To Rot, che ci offre un esempio ispiratore di fermezza e forza d’animo nel predicare le verità del Vangelo di fronte a difficoltà e sfide, persino minacce alla nostra vita. Sebbene fosse un semplice catechista, dimostrò uno straordinario coraggio rischiando la vita per svolgere il suo apostolato in segreto, perché il suo lavoro pastorale era proibito dalle forze di occupazione durante la Seconda Guerra Mondiale. Allo stesso tempo, quando queste autorità permisero la pratica della poligamia, San Pietro To Rot difese fermamente la santità del matrimonio e affrontò persino alcuni potenti… Cari fratelli e sorelle, l’esempio di san Pietro To Rot ci incoraggi a difendere le verità della fede, anche a costo di sacrifici personali, e ad affidarci sempre a Dio nelle nostre prove”.

Inoltre un pensiero è rivolto al popolo venezuelano: “Cari fratelli e sorelle, i vescovi del Venezuela hanno pubblicato lo scorso 7 ottobre una lettera in occasione del gioioso avvenimento di vedere elevati agli onori degli altari due figli della loro amata terra, san José Gregorio Hernández e santa Carmen Rendiles, chiedendo al Signore che siano un forte stimolo affinché tutti i venezuelani si riuniscano e sappiano riconoscersi come figli e fratelli di una stessa patria, riflettendo così sul presente e sul futuro, alla luce delle virtù che questi santi vissero in modo eroico”.

Ed ha riflettuto sulle virtù della fede e della speranza: “Bisognerebbe chiedersi: quali sono queste virtù che devono motivarci? Certamente la fede. Dio era presente nella loro vita e la trasformava, facendo della semplice esistenza di una persona comune, come uno qualunque di noi, un lume che nella quotidianità illuminava tutti con una luce nuova.

Poi, senza dubbio, la virtù della speranza: se Dio è la nostra ricompensa eterna, le nostre fatiche e le nostre lotte non possono concludersi in mete che, oltre che indegne e degradanti, sono effimere. Infine, la carità, che nasce dall’accogliere e dal condividere il dono ricevuto, che ci fa scoprire il vero senso di una vita e ci chiede di costruirla per mezzo del servizio ai malati, ai poveri, ai più piccoli”.

Quindi le virtù sono importanti per agire: “Ebbene, come può la riflessione su queste virtù aiutarci nel momento presente? Può farlo se, guardando a queste due grandi figure, vediamo in loro soprattutto persone molto simili a noi, che vissero affrontando problematiche che non ci sono estranee, e che noi stessi possiamo affrontare come fecero loro, seguendone l’esempio.

Ed inoltre considerando che chi vive al mio fianco (come me, come loro) è chiamato alla stessa santità, e che devo dunque vederlo, anzitutto, come un fratello da rispettare e da amare, condividendo il cammino dell’esistenza, sostenendoci nelle difficoltà e costruendo insieme il regno di Dio con gioia“.

La parte conclusiva è dedicata ai santi italiani: “Lodiamo inoltre il Signore per suor Maria Troncatti, santa salesiana che ha dedicato la vita al servizio delle popolazioni indigene dell’Ecuador. Coniugando competenza medica e passione per Cristo, questa generosa missionaria ha curato le membra e i cuori di quanti assisteva con l’amore e la forza che attingeva dalla fede e dalla preghiera. La sua opera, davvero instancabile, è per noi esempio di una carità che non si arrende nelle difficoltà, trasformandole piuttosto in occasioni per un dono gratuito e totale di sé.

Nella sua provvidenza, Dio ha donato alla Chiesa suor Vincenza Maria Poloni, fondatrice delle Suore della Misericordia. Il suo carisma testimonia la compassione di Gesù verso gli ammalati e gli emarginati. Nutrendo l’impegno sociale con una profonda spiritualità eucaristica e con la devozione mariana, santa Vincenza ci incoraggia a perseverare nel servizio quotidiano ai più fragili: è proprio lì che fiorisce la santità di vita!

Questa trasformazione, che la grazia di Dio opera nel cuore, trova in Bartolo Longo un esempio di particolare intensità. Convertitosi da una vita lontana da Dio, egli dedicò ogni energia a opere di misericordia corporale e spirituale, promuovendo la fede in Cristo e l’affetto per Maria mediante la carità verso gli orfani, i poveri, i disperati.

Riconoscente al suo fondatore, il Santuario di Pompei custodisca e diffonda il fervore di san Bartolo, apostolo del Rosario: di cuore raccomando questa preghiera a tutti, ai sacerdoti, ai religiosi, alle famiglie, ai giovani. Contemplando i misteri di Cristo con lo sguardo di Maria, giorno per giorno assimiliamo il Vangelo e impariamo a praticarlo”.

In precedenza il papa aveva ricevuto la comunità del Pontificio Collegio Portoghese, fondato a Roma da papa Leone XIII: “Puntando sempre alla missione, la Chiesa, chiamata oggi a rafforzare il suo stile sinodale, con gioia fa tesoro di queste esperienze ecclesiali e, nel custodirle come eredità spirituale, trova in esse una spinta per far crescere la comunione.

Quando, per la promozione umana e per la gloria di Dio, ci mettiamo in ascolto gli uni degli altri e rispettiamo quello che lo Spirito Santo suscita in ogni fedele, noi distinguiamo con maggiore chiarezza e fiducia i segni dei tempi, lavorando uniti nella costruzione del Regno di Cristo. E il fatto di essere a Roma per approfondire lo studio della teologia o delle scienze umane e sociali, implica di allenarsi ogni volta di più nell’arte dell’ascolto, così importante per l’unità tra di noi, discepoli del Signore”.

E’ stato un invito a ‘costruire’ una casa, dove ‘sostare’, ricordando le parole di san Paolo VI: “Cari fratelli e care sorelle, mentre siete a Roma, costruitevi anche una ‘casa’, ovvero un ambiente casalingo dove, rientrando dai vostri impegni accademici, possiate sentirvi in famiglia… Dunque, edificate una casa collegiale, che sia anche accogliente, come dev’essere la Chiesa. Lo troviamo scritto nella storia del Collegio, che ha ricevuto il titolo di ‘Casa di Vita’, a causa dell’accoglienza degli ebrei durante la seconda guerra mondiale. Questo titolo è allo stesso tempo un’eredità e una responsabilità nella vostra quotidiana costruzione della fraternità”.

(Foto: Santa Sede)

Storia, miti e tradizioni, la verità su Santa Lucia  per non farsi rovinare la festa

Si avvicina un periodo difficile: le feste in cui i bambini ricevono doni. Insegnanti solerti e compagni invidiosi potrebbero rovinare la festa dicendo che Babbo Natale, Santa Lucia, San Basilio e San Nicola (alcuni lo chiamano col suo vero nome e non Babbo Natale, figura mitologica a lui ispirata) non esistano o sono i genitori.  Potrebbero anche insinuare il dubbio che i genitori mentano a figli che ancora credono in queste figure. Cosa peggiore, che essi lo facciano perché non vogliono bene alla loro prole.

Ebbene, mettiamo in chiaro che la tradizione è una cosa e la religione è un’altra. Le tradizioni vengono portate avanti dagli uomini , ma la religione c’entra con Dio e i santi sono davvero esistiti. Può essere, come in alcuni casi viene detto dalla loro vera storia, che questo santi abbiano aiutato bambini e ragazzi, per questo essi possono vederli come loro protettori; quindi non è tutto falso. Molti genitori tengono alla tradizione e la portano avanti, altri, invece, la seguono perché i figli ne sentono parlare dai compagni e desiderano anche loro festeggiare queste date.

Essendo stata coinvolta in una diatriba tipo quella citata all’inizio, solo per gelosia circa i miei regali di Natale,  che ero disponibile a dividere con la persona che a, suo modo, mi svelò una parte della verità, desidero proteggere gli altri. La cosa migliore sarebbe dire tutto ai bambini prima che qualcun lo faccia al posto dei genitori, ma non si può sapere quando potrebbe accadere, perciò difendiamoci in un altro modo. Spieghiamo bene ai nostri figli che i santi esistono, parlate dei santi e della loro storia, dimostrando che è vera. Anche se non si è cattolici, ma si segue la tradizione,si può dire che sono persone che hanno  fatto cose grandi in nome del loro credo .

L’importante è fare del bene a prescindere dalla religione che si ha. Sì, alcune storie contengono ingiustizie, ma  il bambino imparerà che esistono e che, a volte, anche se si ha ragione, si perde. Tuttavia, il mondo ricorda, festeggiandoli, i buoni, non i cattivi. Perciò una giustizia, prima o poi, c’è sempre. Questo servirà alle nuove generazioni quando dovranno affrontare momenti difficili e vivranno l’ingiustizia.

Ho analizzato già il rapporto tra Santa Claus/Babbo Natale e San Nicola. Ora vorrei trattare quello tra Santa Lucia, la santa della luce e Santa Lucia , la portatrice di doni.

Il 13 dicembre, Santa Lucia,in groppa al suo asinello, porta doni ai bambini. Anche a lei si possono scrivere letterine. I genitori lasciano, nella stanza dove lei arriverà, una fetta di pane a forma di occhio, per scongiurare le malattie alla vista o pezzi di pane e latte.

C’è anche ci prepara un piatto di biscotti e un bicchiere di vin santo. La leggenda narra che, dopo la sua conversione al cristianesimo, Santa Lucia perse la vista, solitamente è detto che le vennero  strappati gli occhi, perché non voleva cedere al ricatto che le venne posto davanti. Credette alle idee cristiane e non mollò. Quanto al motivo per cui porta doni ai bambini, la tradizione si intreccia con un gesto di generosità attribuito alla Santa. Secondo la tradizione popolare di Brescia e provincia, la Santa lasciò dei sacchi di grano per il popolo alle porte della città, proprio nella notte tra il 12 e il 13 dicembre.

A Verona, invece,  tutto risale al 1200 quando, dopo un’epidemia che fece ammalare agli occhi molti bambini, i loro genitori andarono in processione a Sant’Agnese promettendo loro di tornare con dolci e giocattoli. Per tradizione, infatti, si danno via giochi in buone condizioni da donare ai bambini bisognosi per il giorno de Santa Lucia. Le chiese fanno ancora le raccolte, anche se nell’epoca dei millennials era più frequente. In Sicilia la festa di Santa Lucia è molto sentita. Qui, addirittura, si decide cosa si può mangiare o meno. Sono accetti il granoi e i legumi, soprattutto a pranzo, vietati,invece,pane e pasta.

Ecco delle informazioni storiche  sulla Santa. Le fonti più antiche e attendibili su Santa Lucia sono gli atti greci e latini degli inizi del V secolo,in particolare, la ricerca scientifica più recente in campo agiografico ha ribadito l’autenticità della “Passio” latina, giudicando veritieri il testo, l’esattezza terminologica del linguaggio giuridico e la congruenza dei dati storici. Santa Lucia (Siracusa, III secolo – Siracusa, 13 dicembre 304) è una Vergine e martire che si festeggia il 13 dicembre.

E’ patrona della città di Siracusa e dei ciechi, degli oculisti e degli elettricisti. Protegge dalle malattie degli occhi. L’emblema, ciò con cui viene raffigurata, può essere: Occhi su un piatto, Giglio, Palma, Libro del Vangelo: “La vergine e martire Lucia è una delle figure più care alla devozione cristiana. Come ricorda il Messale Romano è una delle sette donne menzionate nel Canone Romano. Vissuta a Siracusa, sarebbe morta martire sotto la persecuzione di Diocleziano (intorno all’anno 304).

Gli atti del suo martirio raccontano di torture atroci inflittele dal prefetto Pascasio, che non voleva piegarsi ai segni straordinari che, attraverso di lei, Dio stava mostrando. Proprio nelle catacombe di Siracusa, le più estese al mondo dopo quelle di Roma, è stata ritrovata un’epigrafe marmorea del IV secolo che è la testimonianza più antica del culto di Lucia. Una devozione diffusasi molto rapidamente: già nel 384, sant’Orso le dedicava una chiesa a Ravenna, papa Onorio I, poco dopo un’altra a Roma. Oggi in tutto il mondo si trovano reliquie di Lucia e opere d’arte a lei ispirate” (cit. da santtiebeati.it.)

Circa il legame con sant’Agata, si deve parlare dei miracoli. Santi e Beati racconta che, un giorno, la giovane ‘Lucia propose alla madre, di nome Eutichia, di recarsi insieme a lei in pellegrinaggio nella vicina città di Catania’ per visitare ‘il sepolcro dell’illustre vergine martire Sant’Agata’. Li avrebbero. Chiesto a Dio “la grazia della guarigione di Eutichia, da molto tempo gravemente ammalata. Giunte in quel luogo, il 5 febbraio dell’anno 301, pregarono intensamente fino alle lacrime implorando il miracolo.

Lucia consigliò alla madre di toccare con fede la tomba della Santa patrona di Catania, confidando nella sua sicura intercessione presso il Signore. Ed ecco, Sant’Agata apparve in visione a Lucia dicendole: ‘Sorella mia Lucia, vergine consacrata a Dio, perché chiedi a me ciò che tu stessa puoi ottenere per tua madre? Ecco che, per la tua fede, ella è già guarita! E come per me è beneficata la città di Catania, così per te sarà onorata la città di Siracusa’. Subito dopo la visione, Eutichia constatò l’effettiva guarigione miracolosa”.

A questo punto, Lucia decise di svelare ‘alla madre il proprio desiderio di donare tutta la propria vita a Dio, rinunciando a uno sposo terreno ed elargendo tutte le proprie ricchezze ai poveri, per amore di Cristo’. Lucia decise di dare in beneficenza i suoi averi. L’uomo che avrebbe dovuto sposarla, però, si vendicò accusandola di essere cristiana.  Era l’epoca di Diocleziano e i cristiani venivano perseguitati. A processo, la Santa citò le Sacre Scritture, ma  a nulla valse il suo sforzo: dopo torture a cui sopravvisse, fu uccisa.

Non è chiaro se davvero le furono strappati gli occhi , magari durante le torture, oppure no, ma la chiesa così la raffigura. Avendola scelta come patrona della vista, è possibile. Santi e Beati non cita nel dettaglio le torture che subì la Santa.

Questa è la sua storia e può essere raccontata si bambini per ricordare che i figli possono amare i genitori e viceversa.  L’esempio di Lucia, che vuole guarire la madre malata, e della donna che  accetta un cambiamento radicale nella vita della figlia, dovrebbero fare riflettere molte famiglie.

Fonti :club med, la gazzetta dello sport,veneziatoday,todis, santi e beati

Solennità di tutti i Santi: Festa della Chiesa: una, santa, cattolica, apostolica

La solennità di ‘Tutti i Santi’, che si celebra il 1° novembre, ci invita ad innalzare gli occhi al cielo e a meditare la vita divina che ci attende. Con il Battesimo ci siamo innestati a Cristo, ‘siamo  divenuti figli di Dio, ma ciò che ci attende non ci è stato ancora rivelato’ (1 Gv., 3,2). Veri figli amati da Dio, riceviamo anche la grazia e gli aiuti per sopportare tutte le prove della vita. Come veri figli di Dio, raggiungere la santità è lo scopo primario della vita sulla terra; d’altronde non si può dimenticare che con il  battesimo siamo divenuti tralci dell’unica feconda ‘vite’ che è Cristo Gesù: ‘Io sono la vite, voi siete i tralci’ insegna Gesù; membra del corpo mistico che è Cristo Gesù.

La solennità di oggi è pertanto la festa della Chiesa, di tutti i cristiani sia che sono gi passati attraverso la grande tribolazione, sia quelli che ci troviamo ancora in questo cammino  terreno  ma diretti tutti verso l’unica meta che è la vita eterna. Così oggi, solennità di tutti i Santi, siamo chiamati a contemplare la città del cielo, che è nostra vera patria eterna. Per raggiungere questa meta Dio ha conferito a ciascuno di noi talenti, carismi e vari doni celesti, doni mirabili della sua misericordia divina.

Ciascuno di noi è chiamato a mettere a fuoco i doni ricevuti  e con la forza dello Spirito santo, che abbiamo ricevuto nel Battesimo, a vivere la nostra vita terrena nella gioia cristiana. La vita infatti è un cammino verso la meta,  la patria eterna. Ciascuno di noi è chiamato a svolgere con santità, slancio, umiltà e fortezza il proprio ministero: papa, vescovi, sacerdoti, coniugi, lavoratori ricchi e poveri. Realizzare la santità svolgendo nella gioia il proprio ruolo.   

Da qui il discorso sulla montagna di Gesù, che abbiamo ascoltato nella lettura del vangelo; il discorso che è il documento ufficiale con il quale Gesù ha proclamato le ‘beatitudini’, invito chiaro e mirabile a vivere responsabilmente ciascuno la propria vocazione. Gesù non è venuto ad insegnare come si possa stare bene sulla terra ma come si può e si deve conquistare la felicità vera che ci permette di vivere e camminare  per raggiungere la vita eterna.

Nell’annuncio Gesù inizia con il dire ‘beati’; è l’annuncio principale: avere la felicità, la gioia, che non è una conquista umana ma la scoperta e la consapevolezza di essere figli di Dio, perciò vero dono di Dio. Senza gioia la fede è opprimente; in paradiso non c’è posto per i tristi, i musoni, gli arrabbiati: non c’è vera santità senza la gioia.

La vocazione dell’uomo è essere felici; questa felicità si conquista attuando il progetto divino dell’amore: amare Dio creatore e padre, amare i fratelli nel nome di Dio. Ecco in sintesi cosa necessita per avere la vera gioia. Da qui le beatitudini; beati i poveri di spirito, beati coloro che non hanno l’anima legata alla cose terrene, alle ricchezze ma a Dio con l’amore; hanno il cuore libero da ogni impaccio terreno e gli occhi e il cuore rivolti solo alla meta. la vita eterna. 

Beati i miti: non sono i timorosi, i pusillanimi ma quelli che si aprono a Dio senza invidia per i fratelli e sperano solo nel Signore Gesù. Beato (sono felici) quelli che hanno fame e sete della giustizia:  giustizia è rispetto verso Dio e verso i fratelli: dare a ciascuno il suo. Come vedi: la beatitudini sono un messaggio controcorrente; laddove il modo dice e predica ai quattro venti: beati i ricchi, i potenti, quelli che godono fama e successo, quanti si divertono; le beatitudini del Vangelo hanno un tenore  diametralmente opposto. 

Le beatitudini sono la profezia dell’umanità nuova, redenta da Cristo Gesù: costituiscono  la vera regola d’oro dei Figli di Dio. Oggi rendiamo onore a tutti i Santi di tutti i tempi; domani rivolgiamo preghiere e suffragi per i nostri cari defunti. Nella festa di tutti i Santi un posto mirabile è riservato a Maria, la Madre del Verbo incarnato; Maria è al vertice della comunione dei santi, la vera Regina degli angeli e dei santi.

La Beata Vergine, guida sicura alla santità, noi la imploriamo perchè ci prenda per mano, ci copra con il suo manto materno  nel nostro pellegrinaggio terreno verso il cielo.  Non dimentichiamo: se la santità è la comune meta di ciascuno di noi, le Beatitudini enunciate da Gesù indicano la strada che ci viene offerta per raggiungerla.

Solennità di Tutti i Santi. La Chiesa: un vero giardino di Dio

La solennità di tutti i Santi ci rivela  oggi il mondo come un ‘giardino’ dove lo Spirito di Dio   suscita con mirabile fantasia una moltitudine di Santi e Sante di ogni età e condizione sociale, popolo e cultura. Come le cellule del corpo umano sono una miriade e l’una è diversa dall’altra, così ogni Santo è diverso dall’altro e ciascuno possiede un proprio carisma spirituale; tutti i santi hanno però impresso il sigillo di Cristo Gesù morto e risorto (Ap. 7,3) e l’impronta del suo amore misericordioso.

Prof. Paolo Trianni: necessario un vegetarianesimo cristiano

“Negli ultimi decenni si è andato delineando un nuovo filone di ricerca nelle discipline filosofico-teologiche volto ad indagare il ruolo assegnato agli animali all’interno della tradizione ebraico-cristiana. Le ragioni di questa nuova attenzione sono state generalmente, e comprensibilmente, rinvenute nella contemporanea crisi ecologica che ha spinto l’essere umano ad interrogarsi circa le radici del marcato antropocentrismo con cui guarda al resto del vivente, altro da sé”.

Estate: resta fedele al tuo animale

In questo bellissimo periodo in cui ci si può riposare, è bene ricordare che non ci siamo solo noi e che anche altri soffrono e hanno un cuore. Se qualcosa esiste, è vivente, ha dei sentimenti e noi abbiamo il diritto e il dovere di non ferirli. In questo periodo dell’anno ci divertiamo, ma non condividiamo questo con i nostri amici più cari che ci accompagnano durante tutti i mesi rigidi e gelidi.

Se pensiamo a chi ha già raggiunto la meta celeste, ci rendiamo conto che ci sono molte testimonianze a favore degli animali. Ad esempio, Denise Cascasi scriveva: “Scrivo questa lettera a voi, persone, che prima di andare in vacanza, fate un gesto orribile: abbandonate gli animali. Per tanti motivi portate a casa animali domestici, cani, gatti, per fare compagnia a voi stessi, o a persone anziane o ai vostri figli.

Quindi, durante l’inverno, questi poveri animali soddisfano i vostri desideri e quando si avvicinano le vacanze, senza pensarci su due volte, li abbandonate. Siete delle persone senza cuore: il vostro gesto è da condannare…Spero che vi rendiate conto dello sbaglio che fate e vi do un consiglio: trovate una sistemazione per i vostri animali, che fanno parte della vostra vita”.

Anche Giulia Zedda amava gli animali. Nel libro ‘Tutti i colori di Giulia’, la mamma Eleonora racconta di questo amore  e riassume ciò che ha imparato da Giulia, in parole e fatti, nel capitolo ‘Giulia e gli animaletti’.

Ecco cosa Giulia, tramite sua mamma, continua ad insegnarci. “Gli animali anche senza usare le parole ci insegnano tante cose importanti: -Si avvicinano per conoscerci e salutarci; -Chiedono le coccole sia da cuccioli che da grandi; -Si accorgono quando abbiamo una brutta giornata e restano vicino a noi e con la loro pazienza cercano di consolarci. Se sei arrabbiato impara dal cane evita di mordere quando solo un ringhio è sufficiente”.

Impariamo da loro, quindi, ed amiamo gli animali che abbiamo scelto come compagni di vita. Portarli in vacanza con noi è un atto d’amore verso di loro.

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