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Per far ‘fiorire’ l’educazione, un bosco all’interno del parco ‘Melvin Jones’ di Argenta

Don Giovanni Minzoni, don Pino Puglisi, Vittorio Pranzini, san Giovanni Bosco, don Peppe Diana, don Lorenzo Milani, Alberto Manzi, don Oreste Benzi, Maria Montessori e don Tonino Bello hanno dedicato la vita all’educazione, all’inclusione, alla legalità, all’accoglienza; ed i loro nomi, insieme a quelli di quindici altri riformatori sociali (Mariele Ventre, Piero Bartolini, Sergio Neri, Armida Barelli, Enrico Capo, Rosa e Carolina Agazzi, Nicolò Garaventa, don Mario Picchi, Antonietta Giacomelli, Andrea Canevaro, Mario Mazza, Mario Lodi, Giulio Cesare Ugellini-Kellly, Aldo Capitini, don Giorgio Basadonna), sono legati a 25 alberi piantati nel ‘Bosco dell’Educazione’ all’interno del parco ‘Melvin Jones’ di Argenta, in provincia di Ferrara, promosso dal M.A.S.C.I. insieme al Movimento ‘Laudato sì’, chiudendo le celebrazioni per il 70^ anniversario del Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani, durante le quali è stata anche donata una culla termica a Lampedusa ed avviata una falegnameria nello Zambia.

La presidente nazionale del movimento scoutistico, Vilma Marchino, ha spiegato che il bosco è stato un dono ai bambini ‘perché possano giocare in un ambiente bello’, ma anche un luogo di riflessione per i grandi che “leggendo le targhette, si interroghino su chi siano queste persone e che cosa abbiano fatto di bello nel mondo dell’educazione”.

Inoltre ha annunciato che le prossime attività del Movimento saranno articolate su quattro ‘sguardi’, quali la speranza ‘per non farsi abbattere dalle difficoltà’; l’unitarietà della persona ‘contro la frammentazione della società’; l’attenzione verso l’altro per ‘costruire relazioni’; la libertà e la responsabilità: “E’ una scelta di servizio diversa dal volontariato. E’ una dimensione più profonda, è l’attitudine a servire chi ha bisogno. Dobbiamo ricordarlo continuamente, altrimenti si rischia di fare tante cose belle dimenticando lo spirito giusto per farle”.

Per quale motivo un bosco dedicato all’educazione?

“L’occasione fornita dalla celebrazione dei 70 anni dalla fondazione del MASCI ha dato vita ad un progetto nazionale che unisce memoria, impegno e futuro. L’idea nasce dal desiderio di lasciare un segno concreto e duraturo, non una semplice celebrazione simbolica. Il bosco rappresenta la natura come luogo educativo, centrale nel metodo scout; la cura del creato e l’attenzione all’ambiente, la responsabilità civile degli adulti scout verso il territorio; un dono alle nuove generazioni, che potranno vivere il bosco come spazio di crescita, attività e riflessione. Il progetto coinvolge comunità MASCI, scuole, enti locali e cittadini, trasformando il bosco in un vero laboratorio di educazione ambientale, civica e spirituale. In questo modo il settantesimo diventa non solo un anniversario da ricordare, ma un’occasione per piantare futuro”.

Secondo quale criterio sono scelti i testimoni dell’educazione?

“Gli educatori scelti per il bosco di Argenta rispondono ai criteri di rilevanza educativa nazionale, di coerenza con i valori scout (libertà di educare, servizio, responsabilità, impegno civile, cura dei più fragili), testimonianza di vita esemplare, impatto duraturo sulla società, riconoscibilità pubblica”.

Ed il ‘primo’ albero è dedicato a don Giovanni Minzoni: per quale motivo puntava sull’educazione civile con i giovani?

“Don Giovanni Minzoni puntava sull’educazione civile dei giovani, perché la considerava l’unico antidoto reale contro la violenza, l’autoritarismo e l’omologazione culturale. Don Giovanni riteneva che solo giovani liberi, responsabili e capaci di pensiero critico potessero costruire una società giusta. Per questo difese lo scautismo e la libertà educativa anche quando ciò gli costò minacce e, nel 1923, la vita per mano di un manipolo di fascisti.

Il Bosco dell’Educazione nasce proprio ad Argenta, luogo simbolo della vita e del martirio di don Minzoni, Il primo albero è intitolato proprio a lui, riconosciuto come colui che ‘rivendicò la libertà di educare attraverso i valori dello scautismo’. In altre parole, il Bosco dell’Educazione è la continuazione vivente del suo progetto educativo: un luogo dove i valori che Minzoni difese fino al sacrificio diventano spazio, natura, memoria e futuro”.

In quale modo l’educazione può ‘disegnare nuove mappe di speranza’?

“Viviamo in un tempo in cui le trasformazioni rapide, le crisi sociali e le incertezze del futuro rendono difficile trovare punti di riferimento. Per questo educare e educarsi oggi significa disegnare nuove mappe di speranza il cui punto di partenza, la prima mappa, è riconoscere il valore dell’altro, riconoscere che l’altro esiste e ha un suo posto nel mondo. Le mappe di speranza non si costruiscono da soli, sono il frutto di una responsabilità condivisa: famiglie, scuole, comunità, istituzioni, associazioni e movimenti.

Una società che educa insieme genera futuro. Una società che delega o si ritrae, invece, lascia vuoti che diventano ferite. Infine, educare e educarsi significa costruire ponti. In un mondo che tende a dividere, l’educazione unisce: mette in dialogo generazioni, culture, saperi. Aiuta a trasformare le difficoltà in possibilità, i limiti in risorse, le differenze in ricchezza. Le nuove mappe di speranza nascono così: da relazioni che aprono, da comunità che sostengono, da adulti che testimoniano fiducia. L’educazione non cambia il mondo da sola, ma cambia le persone che cambieranno il mondo. E questo, oggi, è il gesto più concreto di speranza che possiamo offrire”.

Come si diventa artigiani della democrazia?

“Artigiani di democrazia significa diventare persone che costruiscono attivamente la democrazia, con cura, responsabilità e partecipazione quotidiana. Non è uno slogan astratto: è un invito molto concreto che ricorre sia nel discorso civile sia in quello religioso. Essere artigiani implica manualità, pazienza, creatività, precisione. Applicato alla democrazia, significa che questa non è un meccanismo automatico, ma un’opera collettiva.

Diventare artigiani di democrazia significa prendersi cura della vita pubblica come un artigiano si prende cura della sua opera: con responsabilità, creatività e dedizione quotidiana. Non è un ruolo riservato ai politici, ma un compito di tutti. Papa Francesco, ad esempio, invitava ad essere ‘artigiani di democrazia’, perché l’indifferenza è un cancro della democrazia e la partecipazione ‘va allenata’ con solidarietà e sussidiarietà”.

(Tratto da Aci Stampa)         

Papa Leone XIV in Turchia richiama alla responsabilità della pace

“Grazie di cuore per la cortese accoglienza! Sono lieto di iniziare dal vostro Paese i viaggi apostolici del mio pontificato, dal momento che questa terra è legata inscindibilmente alle origini del cristianesimo e oggi richiama i figli di Abramo e l’umanità intera a una fraternità che riconosca e apprezzi le differenze”: nel primo discorso alle autorità della Turchia papa Leone XIV ha esortato a valorizzare le diversità, sottolineando il desiderio da parte dei cristiani di contribuire all’unità del Paese.

Nel discorso alle autorità il papa ha evidenziato la responsabilità a realizzare la pace: “E’ vero, il nostro mondo ha alle spalle secoli di conflitti e attorno a noi esso è ancora destabilizzato da ambizioni e decisioni che calpestano la giustizia e la pace. Tuttavia, davanti alle sfide che ci interpellano, essere un popolo dal grande passato rappresenta un dono e una responsabilità”.

Riprendendo l’immagine del ponte sullo stretto dei Dardanelli, scelta come logo del viaggio papale, il papa ha sottolineato il ‘posto’ che ha questo Paese: “Voi avete un posto importante nel presente e nel futuro del Mediterraneo e del mondo intero, anzitutto valorizzando le vostre interne diversità. Prima di collegare Asia ed Europa, Oriente e Occidente, infatti, quel ponte lega la Türkiye a sé stessa, ne compone le parti e così ne fa, per così dire, dall’interno un crocevia di sensibilità, che omologare rappresenterebbe un impoverimento. Una società, infatti, è viva se è plurale: sono i ponti fra le sue diverse anime a renderla una società civile. Oggi le comunità umane sono sempre più polarizzate e lacerate da posizioni estreme, che le frantumano”.

Tale ponte può essere un presidio contro la ‘globalizzazione dell’indifferenza’: “L’immagine del grande ponte è di aiuto anche in questo senso. Dio, rivelandosi, ha stabilito un ponte fra cielo e terra: lo ha fatto perché il nostro cuore cambiasse, diventando simile al suo. E’ un ponte sospeso, grandioso, che quasi sfida le leggi della fisica: così è l’amore, che, oltre alla dimensione intima e privata, ha anche quella visibile e pubblica”.

Per questo è importante la religione: “Giustizia e misericordia sfidano la legge della forza e osano chiedere che la compassione e la solidarietà siano considerate criteri di sviluppo. Per questo, in una società come quella turca, dove la religione ha un ruolo visibile, è fondamentale onorare la dignità e la libertà di tutti i figli di Dio: uomini e donne, connazionali e stranieri, poveri e ricchi. Tutti siamo figli di Dio e questo ha conseguenze personali, sociali e politiche. Chi ha un cuore docile al volere di Dio promuoverà sempre il bene comune e il rispetto per tutti”.

Ed ha sottolineato che lo sviluppo è una grande sfida: “Oggi questa è una grande sfida, che deve rimodellare le politiche locali e le relazioni internazionali, specialmente davanti a un’evoluzione tecnologica che potrebbe altrimenti accentuare le ingiustizie, invece di contribuire a dissolverle. Persino le intelligenze artificiali, infatti, riproducono le nostre preferenze e accelerano i processi che, a ben vedere, non sono le macchine, ma è l’umanità ad avere intrapreso. Lavoriamo dunque insieme, per modificare la traiettoria dello sviluppo e per riparare i danni già inferti all’unità della famiglia umana”.

Infatti contro il consumismo il papa ha ‘opposto’ la cultura dei legami: “A questo inganno delle economie consumistiche, in cui le solitudini diventano business, è bene rispondere con una cultura che apprezza gli affetti e i legami. Solo insieme diventiamo autenticamente noi stessi. Solo nell’amore diventa profonda la nostra interiorità e forte la nostra identità. Chi disprezza i legami fondamentali e non impara a sostenerne persino i limiti e le fragilità, più facilmente diventa intollerante e incapace di interagire con un mondo complesso”.

In tali legami è fondamentale il ruolo della donna: “Nella vita familiare infatti emergono in modo del tutto specifico il valore dell’amore coniugale e l’apporto femminile. Le donne, in particolare, anche attraverso lo studio e la partecipazione attiva alla vita professionale, culturale e politica, sempre più si mettono a servizio del Paese e della sua positiva influenza nel panorama internazionale. Dunque, sono molto da apprezzare le importanti iniziative in tal senso, a sostegno della famiglia e del contributo femminile alla piena fioritura della vita sociale”.

In conclusione ha ricordato l’importanza del dialogo: “Oggi più che mai c’è bisogno di personalità che favoriscano il dialogo e lo pratichino con ferma volontà e paziente tenacia. Dopo la stagione della costruzione delle grandi organizzazioni internazionali, seguita alle tragedie delle due guerre mondiali, stiamo attraversando una fase fortemente conflittuale a livello globale, in cui prevalgono strategie di potere economico e militare, alimentando quella che papa Francesco chiamava ‘terza guerra mondiale a pezzi’. Non bisogna cedere in alcun modo a questa deriva!”

Ed è consapevole del rischio che si sta correndo, offrendo l’aiuto della Chiesa: “Ne va del futuro dell’umanità. Perché le energie e le risorse assorbite da questa dinamica distruttiva sono sottratte alle vere sfide che la famiglia umana oggi dovrebbe affrontare invece unita, cioè la pace, la lotta contro la fame e la miseria, per la salute e l’educazione e per la salvaguardia del creato.

La Santa Sede, con la sua sola forza, che è quella spirituale e morale, desidera cooperare con tutte le Nazioni che hanno a cuore lo sviluppo integrale di ogni uomo e di tutti gli uomini e le donne. Camminiamo insieme, allora, nella verità e nell’amicizia, confidando umilmente nell’aiuto di Dio”.

(Foto: Santa Sede)

Il centenario della nascita di Robert Kennedy ricordato ad Irsina

Nell’anno giubilare un convegno nell’Auditorium ‘don Vito Manfredi’ di Irsina, in provincia di Matera, per celebrare nel giorno del centenario della nascita un ‘testimone di speranza’: Robert Kennedy: sposo, padre di una numerosa famiglia, politico cattolico. Il pomeriggio inizierà alle 17:00 con la Celebrazione Eucaristica in suffragio di R. Kennedy nella Parrocchia SS. Salvatore all’Immacolata presieduta dal Parroco Sac. Giuseppe Calabrese che continua a costruire ponti umani con i cittadini irlandesi e americani che nel corso dell’anno vivono o frequentano per brevi periodi il borgo Lucano.

Al termine della S. Messa inizierà il convegno moderato dalla scrittrice Agnese Ferri dal titolo: “Cent’anni e un sogno spezzato 20 Novembre 1925-2025″. Dopo l’esecuzione del canto: “Siamo noi” a cura del coro della Parrocchia guidati da Giuseppe Scibelli, ci saranno i saluti istituzionali. Prenderanno la Parola: il Sac. Giuseppe Calabrese Parroco e Promotore del Convegno, il Dott. Giuseppe Candela Sindaco della Città di Irsina, il Consigliere Della Regione Basilicata: Avv. Nicola Massimo Morea, Il Presidente della Provincia di Matera: Francesco Mancini, L’Assessore Giuseppe Casino a nome del Sindaco di Matera e altri ospiti presenti.

Al termine dei saluti istituzionali la parola passerà al Sen. Salvatore Adduce che ripercorrerà la vicenda terrena di R. Kennedy dal titolo: “R. Kennedy: l’uomo, il politico e il credente”. In seguito ci sarà l’intervento del Sen. Emilio Nicola Buccico con una presentazione dal titolo: “la lotta alla corruzione a partire da R. Kennedy lievito di speranza nella società”. Poi avremo l’onore e il piacere di accogliere e di ascoltare l’intervento della Prof.ssa Antonia Di Rienzo della Fondazione R. Kennedy in Italia che ci illustrerà i progetti e le prospettive della Fondazione.

Successivamente l’intervento del Prof. Sac. Domenico Monaciello che presenterà: “la dimensione profetica del cristiano impegnato in politica e la virtù della speranza”. Infine chiuderà il convegno un videomessaggio del Prof. Marco Venturini sulla comunicazione efficace di R. Kennedy e l’esecuzione del brano ancora a cura del coro della Parrocchia. Il Convegno terminerà alle ore 20:00.

Il Convegno è rivolto a tutti particolarmente alle autorità civili e militari, al mondo scolastico, alle associazioni, ai giornalisti e ai giovani.

L’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana aderisce al World Religious Tourism Network (WRTN)

L’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana (ORI) https://ospitalitareligiosa.it/ ha annunciato con soddisfazione di essere stata accolta nel World Religious Tourism Network (WRTN), http://www.tourismandsocietytt.com/red-mundial-turismo-religioso rete internazionale che rappresenta un’importante piattaforma di confronto e collaborazione tra realtà culturali e religiose di 18 diversi Paesi, con l’obiettivo di promuovere una visione inclusiva e pacifica del turismo spirituale.

Coordinatore per l’Italia del Network è il giornalista, scrittore e comunicatore Biagio Maimone, da tempo attivo nella promozione del valore etico e interculturale del viaggio come strumento di conoscenza e fratellanza tra i popoli.

L’ingresso dell’Associazione nel WRTN intende offrire un contributo concreto alla crescita e al consolidamento di questa iniziativa globale, portando l’esperienza maturata nel contesto italiano dell’accoglienza religiosa e dell’ospitalità solidale. Con oltre 1300 strutture aderenti e 3000 censite sul territorio nazionale, l’Associazione si pone come punto di riferimento per un’accoglienza ispirata ai valori dell’incontro, della spiritualità e del servizio, in dialogo con il mondo:

“Entrare a far parte del WRTN – afferma il Presidente dell’Associazione, Fabio Rocchi – rappresenta un naturale sviluppo della nostra missione, rafforzando i legami internazionali e offrendo nuove opportunità di confronto e crescita per tutte le strutture religiose italiane. La dimensione spirituale del viaggio è oggi più che mai uno strumento potente per costruire ponti tra culture e fedi diverse”.

Con questa nuova collaborazione, l’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana intende rafforzare il proprio impegno verso un turismo ispirato ai valori della solidarietà, della sostenibilità e della pace, contribuendo al disegno di un mondo più aperto, accogliente e fraterno.

Papa Leone XIV invita a studiare la Dottrina Sociale della Chiesa

“Il tema della vostra Conferenza di quest’anno (‘Superare le polarizzazioni e ricostruire la governance globale: le basi etiche’) va al cuore del significato e del ruolo della Dottrina Sociale della Chiesa, strumento di pace e di dialogo per costruire ponti di fraternità universale. Specialmente in questo tempo pasquale, noi riconosciamo che il Risorto ci precede anche dove sembra che l’ingiustizia e la morte abbiano vinto. Aiutiamoci gli uni gli altri, come esortavo la sera della mia elezione, ‘a costruire ponti, con il dialogo, con l’incontro, unendoci tutti per essere un solo popolo sempre in pace’. Questo non si improvvisa: è un intreccio dinamico e continuo di grazia e libertà che anche ora, incontrandoci, rinsaldiamo”.

Incontrando oggi i membri della Fondazione ‘Centesimus Annus Pro Pontifice’, in occasione della conferenza annuale internazionale, il papa ha ribadito il ruolo fondamentale della Dottrina Sociale della Chiesa, spesso non troppo presa in considerazione nella stessa Chiesa, ricordando il momento particolare di ‘policirisi’ in cui si vive, paragonandolo al tempo di papa Leone XIII: “Già il papa Leone XIII (vissuto in un periodo storico di epocali e dirompenti trasformazioni) aveva mirato a contribuire alla pace stimolando il dialogo sociale, tra il capitale e il lavoro, tra le tecnologie e l’intelligenza umana, tra le diverse culture politiche, tra le Nazioni.

Papa Francesco ha usato il termine ‘policrisi’ per evocare la drammaticità della congiuntura storica che stiamo vivendo, in cui convergono guerre, cambiamenti climatici, crescenti disuguaglianze, migrazioni forzate e contrastate, povertà stigmatizzata, innovazioni tecnologiche dirompenti, precarietà del lavoro e dei diritti. Su questioni di tanto rilievo la Dottrina Sociale della Chiesa è chiamata a fornire chiavi interpretative che pongano in dialogo scienza e coscienza, dando così un contributo fondamentale alla conoscenza, alla speranza e alla pace”.

Per questo è necessaria la Dottrina Sociale della Chiesa: “La Dottrina Sociale, infatti, ci educa a riconoscere che più importante dei problemi, o delle risposte a essi, è il modo in cui li affrontiamo, con criteri di valutazione e principi etici e con l’apertura alla grazia di Dio”.

L’obiettivo della Dottrina Sociale della Chiesa consiste nell’affrontare insieme i problemi: “Voi avete l’opportunità di mostrare che la Dottrina Sociale della Chiesa, con il suo proprio sguardo antropologico, intende favorire un vero accesso alle questioni sociali: non vuole alzare la bandiera del possesso della verità, né in merito all’analisi dei problemi, né nella loro risoluzione. In tali questioni è più importante saper avvicinarsi, che dare una risposta affrettata sul perché una cosa è successa o su come superarla. L’obiettivo è imparare ad affrontare i problemi, che sono sempre diversi, perché ogni generazione è nuova, con nuove sfide, nuovi sogni, nuove domande”.

Ed ha ribadito la necessità di costruire una ‘cultura dell’incontro’: “Abbiamo qui un aspetto fondamentale per la costruzione della ‘cultura dell’incontro’ attraverso il dialogo e l’amicizia sociale. Per la sensibilità di molti nostri contemporanei la parola ‘dialogo’ e la parola ‘dottrina’ suonano opposte, incompatibili. Forse quando sentiamo la parola ‘dottrina’ ci viene in mente la definizione classica: un insieme di idee proprie di una religione. E con questa definizione ci sentiamo poco liberi di riflettere, di mettere in discussione o di cercare nuove alternative”.

Una dottrina, quindi, è una ‘scienza’: “Si fa urgente, allora, il compito di mostrare attraverso la Dottrina Sociale della Chiesa che esiste un significato altro, e promettente, dell’espressione ‘dottrina’, senza il quale anche il dialogo si svuota. I suoi sinonimi possono essere ‘scienza’, ‘disciplina’, o ‘sapere’. Così intesa, ogni dottrina si riconosce frutto di ricerca e quindi di ipotesi, di voci, di avanzamenti e insuccessi, attraverso i quali cerca di trasmettere una conoscenza affidabile, ordinata e sistematica su una determinata questione. In questo modo una dottrina non equivale a un’opinione, ma ad un cammino comune, corale e persino multidisciplinare verso la verità”.

Ecco il motivo per il quale ha messo in guardia dall’indottrinamento: “L’indottrinamento è immorale, impedisce il giudizio critico, attenta alla sacra libertà del rispetto della propria coscienza (anche se erronea) e si chiude a nuove riflessioni perché rifiuta il movimento, il cambiamento o l’evoluzione delle idee di fronte a nuovi problemi. Al contrario, la dottrina in quanto riflessione seria, serena e rigorosa, intende insegnarci, in primo luogo, a saperci avvicinare alle situazioni e prima ancora alle persone. Inoltre, ci aiuta nella formulazione del giudizio prudenziale. Sono la serietà, il rigore, la serenità ciò che dobbiamo imparare da ogni dottrina, anche dalla Dottrina Sociale”.

E’ stato un invito a riscoprire il senso critico: “Nel contesto della rivoluzione digitale in corso, il mandato di educare al senso critico va riscoperto, esplicitato e coltivato, contrastando le tentazioni opposte, che possono attraversare anche il corpo ecclesiale. C’è poco dialogo attorno a noi, e prevalgono le parole gridate, non di rado le fake news e le tesi irrazionali di pochi prepotenti”.

Per il senso critico sono però necessarie alcune azioni in grado di difendere i poveri: “Fondamentali dunque sono l’approfondimento e lo studio, e ugualmente l’incontro e l’ascolto dei poveri, tesoro della Chiesa e dell’umanità, portatori di punti di vista scartati, ma indispensabili a vedere il mondo con gli occhi di Dio. Chi nasce e cresce lontano dai centri di potere non va semplicemente istruito nella Dottrina Sociale della Chiesa, ma riconosciuto come suo continuatore e attualizzatore: i testimoni di impegno sociale, i movimenti popolari e le diverse organizzazioni cattoliche dei lavoratori sono espressione delle periferie esistenziali in cui resiste e sempre germoglia la speranza. Vi raccomando di dare la parola ai poveri”.

Infine, ribadendo l’attualità del Concilio Vaticano II ha chiesto di ‘sviluppare’ la Dottrina Sociale della Chiesa: “Vi invito pertanto a partecipare attivamente e creativamente a questo esercizio di discernimento, contribuendo a sviluppare la Dottrina Sociale della Chiesa insieme al popolo di Dio, in questo periodo storico di grandi rivolgimenti sociali, ascoltando e dialogando con tutti. C’è oggi un bisogno diffuso di giustizia, una domanda di paternità e di maternità, un profondo desiderio di spiritualità, soprattutto da parte dei giovani, degli emarginati, che non sempre trovano canali efficaci per esprimersi. C’è una domanda crescente di Dottrina Sociale della Chiesa a cui dobbiamo dare risposta”.

(Foto: Santa Sede)

Da Lubiana i giovani camminano per la pace

Alla fine di ogni anno migliaia di giovani provenienti da vari Paesi si riuniscono per cinque giorni in una città europea, per pregare e condividere la vita della popolazione e delle comunità ecclesiali locali; e così, dopo Madrid, Breslavia, Torino e Rostock, il 46° Meeting europeo della Comunità di Taizé si incontra da oggi fino a lunedì 1° gennaio 2024 a Lubiana, che ha come filo conduttore la lettera per il 2024 scritta dal nuovo priore di Taizé, fratel Matthew, intitolata ‘Camminare insieme’, secondo la testimonianza di un giovane, appena arrivato nella capitale slovena:

Wael Farouq: Jusur per l’amicizia fra le culture

Jusur è una parola araba che significa ‘ponti’, che traccia un percorso d’incontro tra il verbo ‘jàsara’ (andare, passare attraverso) con l’omonimo sostantivo che significa ‘audacia, coraggio del cuore’ ed è il nome scelto per la rivista (presentato all’Onu nel simposio internazionale ‘Intercultural and interreligious dialogue: building bridges between East and West’, alla presenza del presidente dell’Assemblea generale Csaba Korosi), diretta da Wael Farouq, intellettuale arabo già docente in diversi atenei occidentali, attualmente professore di Lingua e letteratura araba all’Università Cattolica di Milano, insieme ad Alessandro Banfi ed a Davide Perillo:

Papa Francesco: dall’Ungheria un invito a costruire ‘ponti’

Come è caratteristica dopo ogni viaggio apostolico papa Francesco racconta ai fedeli dell’udienza generale le impressioni ricavate attraverso alcune immagini con il ringraziamento al popolo ungherese per l’accoglienza:

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