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Per far ‘fiorire’ l’educazione, un bosco all’interno del parco ‘Melvin Jones’ di Argenta
Don Giovanni Minzoni, don Pino Puglisi, Vittorio Pranzini, san Giovanni Bosco, don Peppe Diana, don Lorenzo Milani, Alberto Manzi, don Oreste Benzi, Maria Montessori e don Tonino Bello hanno dedicato la vita all’educazione, all’inclusione, alla legalità, all’accoglienza; ed i loro nomi, insieme a quelli di quindici altri riformatori sociali (Mariele Ventre, Piero Bartolini, Sergio Neri, Armida Barelli, Enrico Capo, Rosa e Carolina Agazzi, Nicolò Garaventa, don Mario Picchi, Antonietta Giacomelli, Andrea Canevaro, Mario Mazza, Mario Lodi, Giulio Cesare Ugellini-Kellly, Aldo Capitini, don Giorgio Basadonna), sono legati a 25 alberi piantati nel ‘Bosco dell’Educazione’ all’interno del parco ‘Melvin Jones’ di Argenta, in provincia di Ferrara, promosso dal M.A.S.C.I. insieme al Movimento ‘Laudato sì’, chiudendo le celebrazioni per il 70^ anniversario del Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani, durante le quali è stata anche donata una culla termica a Lampedusa ed avviata una falegnameria nello Zambia.
La presidente nazionale del movimento scoutistico, Vilma Marchino, ha spiegato che il bosco è stato un dono ai bambini ‘perché possano giocare in un ambiente bello’, ma anche un luogo di riflessione per i grandi che “leggendo le targhette, si interroghino su chi siano queste persone e che cosa abbiano fatto di bello nel mondo dell’educazione”.
Inoltre ha annunciato che le prossime attività del Movimento saranno articolate su quattro ‘sguardi’, quali la speranza ‘per non farsi abbattere dalle difficoltà’; l’unitarietà della persona ‘contro la frammentazione della società’; l’attenzione verso l’altro per ‘costruire relazioni’; la libertà e la responsabilità: “E’ una scelta di servizio diversa dal volontariato. E’ una dimensione più profonda, è l’attitudine a servire chi ha bisogno. Dobbiamo ricordarlo continuamente, altrimenti si rischia di fare tante cose belle dimenticando lo spirito giusto per farle”.
Per quale motivo un bosco dedicato all’educazione?
“L’occasione fornita dalla celebrazione dei 70 anni dalla fondazione del MASCI ha dato vita ad un progetto nazionale che unisce memoria, impegno e futuro. L’idea nasce dal desiderio di lasciare un segno concreto e duraturo, non una semplice celebrazione simbolica. Il bosco rappresenta la natura come luogo educativo, centrale nel metodo scout; la cura del creato e l’attenzione all’ambiente, la responsabilità civile degli adulti scout verso il territorio; un dono alle nuove generazioni, che potranno vivere il bosco come spazio di crescita, attività e riflessione. Il progetto coinvolge comunità MASCI, scuole, enti locali e cittadini, trasformando il bosco in un vero laboratorio di educazione ambientale, civica e spirituale. In questo modo il settantesimo diventa non solo un anniversario da ricordare, ma un’occasione per piantare futuro”.
Secondo quale criterio sono scelti i testimoni dell’educazione?
“Gli educatori scelti per il bosco di Argenta rispondono ai criteri di rilevanza educativa nazionale, di coerenza con i valori scout (libertà di educare, servizio, responsabilità, impegno civile, cura dei più fragili), testimonianza di vita esemplare, impatto duraturo sulla società, riconoscibilità pubblica”.
Ed il ‘primo’ albero è dedicato a don Giovanni Minzoni: per quale motivo puntava sull’educazione civile con i giovani?
“Don Giovanni Minzoni puntava sull’educazione civile dei giovani, perché la considerava l’unico antidoto reale contro la violenza, l’autoritarismo e l’omologazione culturale. Don Giovanni riteneva che solo giovani liberi, responsabili e capaci di pensiero critico potessero costruire una società giusta. Per questo difese lo scautismo e la libertà educativa anche quando ciò gli costò minacce e, nel 1923, la vita per mano di un manipolo di fascisti.
Il Bosco dell’Educazione nasce proprio ad Argenta, luogo simbolo della vita e del martirio di don Minzoni, Il primo albero è intitolato proprio a lui, riconosciuto come colui che ‘rivendicò la libertà di educare attraverso i valori dello scautismo’. In altre parole, il Bosco dell’Educazione è la continuazione vivente del suo progetto educativo: un luogo dove i valori che Minzoni difese fino al sacrificio diventano spazio, natura, memoria e futuro”.
In quale modo l’educazione può ‘disegnare nuove mappe di speranza’?
“Viviamo in un tempo in cui le trasformazioni rapide, le crisi sociali e le incertezze del futuro rendono difficile trovare punti di riferimento. Per questo educare e educarsi oggi significa disegnare nuove mappe di speranza il cui punto di partenza, la prima mappa, è riconoscere il valore dell’altro, riconoscere che l’altro esiste e ha un suo posto nel mondo. Le mappe di speranza non si costruiscono da soli, sono il frutto di una responsabilità condivisa: famiglie, scuole, comunità, istituzioni, associazioni e movimenti.
Una società che educa insieme genera futuro. Una società che delega o si ritrae, invece, lascia vuoti che diventano ferite. Infine, educare e educarsi significa costruire ponti. In un mondo che tende a dividere, l’educazione unisce: mette in dialogo generazioni, culture, saperi. Aiuta a trasformare le difficoltà in possibilità, i limiti in risorse, le differenze in ricchezza. Le nuove mappe di speranza nascono così: da relazioni che aprono, da comunità che sostengono, da adulti che testimoniano fiducia. L’educazione non cambia il mondo da sola, ma cambia le persone che cambieranno il mondo. E questo, oggi, è il gesto più concreto di speranza che possiamo offrire”.
Come si diventa artigiani della democrazia?
“Artigiani di democrazia significa diventare persone che costruiscono attivamente la democrazia, con cura, responsabilità e partecipazione quotidiana. Non è uno slogan astratto: è un invito molto concreto che ricorre sia nel discorso civile sia in quello religioso. Essere artigiani implica manualità, pazienza, creatività, precisione. Applicato alla democrazia, significa che questa non è un meccanismo automatico, ma un’opera collettiva.
Diventare artigiani di democrazia significa prendersi cura della vita pubblica come un artigiano si prende cura della sua opera: con responsabilità, creatività e dedizione quotidiana. Non è un ruolo riservato ai politici, ma un compito di tutti. Papa Francesco, ad esempio, invitava ad essere ‘artigiani di democrazia’, perché l’indifferenza è un cancro della democrazia e la partecipazione ‘va allenata’ con solidarietà e sussidiarietà”.
(Tratto da Aci Stampa)
Guerra in Iran: la Rete Mondiale del Turismo Religioso per la pace e il dialogo tra i popoli
In un contesto internazionale segnato da conflitti, tensioni e crisi umanitarie, con particolare riferimento alla guerra in Iran che coinvolge civili e comunità religiose, emerge con urgenza la necessità di strumenti capaci di favorire il dialogo, l’incontro e la costruzione di ponti tra i popoli. Il turismo religioso si configura, in questo scenario, non come semplice esperienza di viaggio, ma come pratica di mediazione culturale, spirituale e umanitaria, capace di promuovere comprensione, tolleranza, coesione sociale, rispetto per la vita e la salvaguardia dei valori universali.
Secondo Biagio Maimone, coordinatore per l’Italia della Rete Mondiale del Turismo Religioso (RMRT), intervistato da una radio locale, “il turismo religioso non si limita a un fenomeno ricreativo, ma costituisce un percorso complesso di interazione culturale, spirituale e filosofica. I cammini di fede rappresentano esperienze di apprendimento, introspezione e confronto che vanno al di là della semplice visita turistica. Favoriscono la nascita di un nuovo umanesimo, fondato sul dialogo tra culture e sulla costruzione di legami duraturi tra le comunità, radicati nel rispetto della vita, nella fraternità e nella solidarietà universale”.
Maimone sottolinea la necessità di promuovere e difendere il turismo religioso, evitando che sia ridotto a mero prodotto commerciale: “Va valorizzato e tutelato e per questo è indispensabile istituire una sede istituzionale dedicata, che coordini le politiche nazionali, favorisca la formazione degli operatori e garantisca un approccio etico, rispettoso dei luoghi sacri, delle comunità ospitanti e della sacralità della vita”.
Il coordinatore richiama il magistero di papa Francesco, che pone al centro della riflessione ecclesiale il dialogo interculturale, la fraternità e l’incontro tra popoli come strumenti fondamentali per la pace globale. Evoca anche la figura storica di papa Leone XIV, simbolo di come la spiritualità possa costruire legami duraturi tra fede, cultura e territorio, e rappresenti un esempio per un turismo religioso in grado di generare coesione sociale, responsabilità civica e un profondo rispetto per la vita e la dignità umana.
Secondo Maimone, “l’organismo istituzionale proposto avrebbe il compito di promuovere il turismo religioso come veicolo di pace e dialogo tra i popoli, coordinare le politiche nazionali e internazionali, valorizzare i territori rispettando le loro identità culturali e spirituali, sostenere percorsi formativi per operatori specializzati, garantire che i luoghi sacri siano tutelati da logiche commerciali preservandone il significato profondo, e diffondere la cultura della pace, dell’incontro e della vita attraverso esperienze di pellegrinaggio e percorsi spirituali”.
Maimone evidenzia come “il turismo religioso rappresenti, soprattutto in un periodo segnato da conflitti come quello in Medio Oriente, una concreta opportunità di costruzione di ponti tra culture e comunità diverse. Non si tratta solo di visitare un luogo sacro, ma di vivere un’esperienza che educa alla comprensione reciproca, rafforza la coesione sociale, nutre lo spirito e contribuisce a sviluppare un nuovo umanesimo globale fondato sulla pace, sulla vita, sulla cultura del dialogo e sulla fratellanza tra i popoli.
No alla guerra, sì alla pace. Il turismo religioso unisce, collega e sviluppa la cultura della pace e la cura dei territori, promuovendo la cooperazione tra popoli di diversa etnia e religione senza alcuna distinzione. ‘Religious Tourism for Peace’ è lo slogan della Rete Mondiale del Turismo Religioso: un invito universale a viaggiare con il cuore, a comprendere, rispettare e proteggere la vita in tutte le sue forme, costruendo un mondo più giusto, solidale, pacifico e spiritualmente consapevole”.
La Rete Mondiale del Turismo Religioso nasce con l’obiettivo di sviluppare pace, dialogo interculturale, rispetto della vita e coesione tra i popoli, affermandosi come piattaforma internazionale per il rilancio umano e sociale dei territori e delle comunità. In un mondo sempre più interconnesso ma diviso da guerre e tensioni, il turismo religioso può diventare un laboratorio di pace, un mezzo per promuovere il dialogo interculturale, rafforzare la cultura della pace e costruire ponti tra i popoli.
Papa Leone XIV in Turchia richiama alla responsabilità della pace
“Grazie di cuore per la cortese accoglienza! Sono lieto di iniziare dal vostro Paese i viaggi apostolici del mio pontificato, dal momento che questa terra è legata inscindibilmente alle origini del cristianesimo e oggi richiama i figli di Abramo e l’umanità intera a una fraternità che riconosca e apprezzi le differenze”: nel primo discorso alle autorità della Turchia papa Leone XIV ha esortato a valorizzare le diversità, sottolineando il desiderio da parte dei cristiani di contribuire all’unità del Paese.
Nel discorso alle autorità il papa ha evidenziato la responsabilità a realizzare la pace: “E’ vero, il nostro mondo ha alle spalle secoli di conflitti e attorno a noi esso è ancora destabilizzato da ambizioni e decisioni che calpestano la giustizia e la pace. Tuttavia, davanti alle sfide che ci interpellano, essere un popolo dal grande passato rappresenta un dono e una responsabilità”.
Riprendendo l’immagine del ponte sullo stretto dei Dardanelli, scelta come logo del viaggio papale, il papa ha sottolineato il ‘posto’ che ha questo Paese: “Voi avete un posto importante nel presente e nel futuro del Mediterraneo e del mondo intero, anzitutto valorizzando le vostre interne diversità. Prima di collegare Asia ed Europa, Oriente e Occidente, infatti, quel ponte lega la Türkiye a sé stessa, ne compone le parti e così ne fa, per così dire, dall’interno un crocevia di sensibilità, che omologare rappresenterebbe un impoverimento. Una società, infatti, è viva se è plurale: sono i ponti fra le sue diverse anime a renderla una società civile. Oggi le comunità umane sono sempre più polarizzate e lacerate da posizioni estreme, che le frantumano”.
Tale ponte può essere un presidio contro la ‘globalizzazione dell’indifferenza’: “L’immagine del grande ponte è di aiuto anche in questo senso. Dio, rivelandosi, ha stabilito un ponte fra cielo e terra: lo ha fatto perché il nostro cuore cambiasse, diventando simile al suo. E’ un ponte sospeso, grandioso, che quasi sfida le leggi della fisica: così è l’amore, che, oltre alla dimensione intima e privata, ha anche quella visibile e pubblica”.
Per questo è importante la religione: “Giustizia e misericordia sfidano la legge della forza e osano chiedere che la compassione e la solidarietà siano considerate criteri di sviluppo. Per questo, in una società come quella turca, dove la religione ha un ruolo visibile, è fondamentale onorare la dignità e la libertà di tutti i figli di Dio: uomini e donne, connazionali e stranieri, poveri e ricchi. Tutti siamo figli di Dio e questo ha conseguenze personali, sociali e politiche. Chi ha un cuore docile al volere di Dio promuoverà sempre il bene comune e il rispetto per tutti”.
Ed ha sottolineato che lo sviluppo è una grande sfida: “Oggi questa è una grande sfida, che deve rimodellare le politiche locali e le relazioni internazionali, specialmente davanti a un’evoluzione tecnologica che potrebbe altrimenti accentuare le ingiustizie, invece di contribuire a dissolverle. Persino le intelligenze artificiali, infatti, riproducono le nostre preferenze e accelerano i processi che, a ben vedere, non sono le macchine, ma è l’umanità ad avere intrapreso. Lavoriamo dunque insieme, per modificare la traiettoria dello sviluppo e per riparare i danni già inferti all’unità della famiglia umana”.
Infatti contro il consumismo il papa ha ‘opposto’ la cultura dei legami: “A questo inganno delle economie consumistiche, in cui le solitudini diventano business, è bene rispondere con una cultura che apprezza gli affetti e i legami. Solo insieme diventiamo autenticamente noi stessi. Solo nell’amore diventa profonda la nostra interiorità e forte la nostra identità. Chi disprezza i legami fondamentali e non impara a sostenerne persino i limiti e le fragilità, più facilmente diventa intollerante e incapace di interagire con un mondo complesso”.
In tali legami è fondamentale il ruolo della donna: “Nella vita familiare infatti emergono in modo del tutto specifico il valore dell’amore coniugale e l’apporto femminile. Le donne, in particolare, anche attraverso lo studio e la partecipazione attiva alla vita professionale, culturale e politica, sempre più si mettono a servizio del Paese e della sua positiva influenza nel panorama internazionale. Dunque, sono molto da apprezzare le importanti iniziative in tal senso, a sostegno della famiglia e del contributo femminile alla piena fioritura della vita sociale”.
In conclusione ha ricordato l’importanza del dialogo: “Oggi più che mai c’è bisogno di personalità che favoriscano il dialogo e lo pratichino con ferma volontà e paziente tenacia. Dopo la stagione della costruzione delle grandi organizzazioni internazionali, seguita alle tragedie delle due guerre mondiali, stiamo attraversando una fase fortemente conflittuale a livello globale, in cui prevalgono strategie di potere economico e militare, alimentando quella che papa Francesco chiamava ‘terza guerra mondiale a pezzi’. Non bisogna cedere in alcun modo a questa deriva!”
Ed è consapevole del rischio che si sta correndo, offrendo l’aiuto della Chiesa: “Ne va del futuro dell’umanità. Perché le energie e le risorse assorbite da questa dinamica distruttiva sono sottratte alle vere sfide che la famiglia umana oggi dovrebbe affrontare invece unita, cioè la pace, la lotta contro la fame e la miseria, per la salute e l’educazione e per la salvaguardia del creato.
La Santa Sede, con la sua sola forza, che è quella spirituale e morale, desidera cooperare con tutte le Nazioni che hanno a cuore lo sviluppo integrale di ogni uomo e di tutti gli uomini e le donne. Camminiamo insieme, allora, nella verità e nell’amicizia, confidando umilmente nell’aiuto di Dio”.
(Foto: Santa Sede)
Il centenario della nascita di Robert Kennedy ricordato ad Irsina
Nell’anno giubilare un convegno nell’Auditorium ‘don Vito Manfredi’ di Irsina, in provincia di Matera, per celebrare nel giorno del centenario della nascita un ‘testimone di speranza’: Robert Kennedy: sposo, padre di una numerosa famiglia, politico cattolico. Il pomeriggio inizierà alle 17:00 con la Celebrazione Eucaristica in suffragio di R. Kennedy nella Parrocchia SS. Salvatore all’Immacolata presieduta dal Parroco Sac. Giuseppe Calabrese che continua a costruire ponti umani con i cittadini irlandesi e americani che nel corso dell’anno vivono o frequentano per brevi periodi il borgo Lucano.
Al termine della S. Messa inizierà il convegno moderato dalla scrittrice Agnese Ferri dal titolo: “Cent’anni e un sogno spezzato 20 Novembre 1925-2025″. Dopo l’esecuzione del canto: “Siamo noi” a cura del coro della Parrocchia guidati da Giuseppe Scibelli, ci saranno i saluti istituzionali. Prenderanno la Parola: il Sac. Giuseppe Calabrese Parroco e Promotore del Convegno, il Dott. Giuseppe Candela Sindaco della Città di Irsina, il Consigliere Della Regione Basilicata: Avv. Nicola Massimo Morea, Il Presidente della Provincia di Matera: Francesco Mancini, L’Assessore Giuseppe Casino a nome del Sindaco di Matera e altri ospiti presenti.
Al termine dei saluti istituzionali la parola passerà al Sen. Salvatore Adduce che ripercorrerà la vicenda terrena di R. Kennedy dal titolo: “R. Kennedy: l’uomo, il politico e il credente”. In seguito ci sarà l’intervento del Sen. Emilio Nicola Buccico con una presentazione dal titolo: “la lotta alla corruzione a partire da R. Kennedy lievito di speranza nella società”. Poi avremo l’onore e il piacere di accogliere e di ascoltare l’intervento della Prof.ssa Antonia Di Rienzo della Fondazione R. Kennedy in Italia che ci illustrerà i progetti e le prospettive della Fondazione.
Successivamente l’intervento del Prof. Sac. Domenico Monaciello che presenterà: “la dimensione profetica del cristiano impegnato in politica e la virtù della speranza”. Infine chiuderà il convegno un videomessaggio del Prof. Marco Venturini sulla comunicazione efficace di R. Kennedy e l’esecuzione del brano ancora a cura del coro della Parrocchia. Il Convegno terminerà alle ore 20:00.
Il Convegno è rivolto a tutti particolarmente alle autorità civili e militari, al mondo scolastico, alle associazioni, ai giornalisti e ai giovani.
Leone XIV, tre mesi di pontificato nel segno dell’unità e della pace di Cristo
“Dio ci vuole bene. Dio vi ama tutti e il male non prevarrà. Siamo tutti nelle mani di Dio. Pertanto, senza paura, uniti, mano nella mano con Dio e tra di noi, andiamo avanti. Siamo discepoli di Cristo. Cristo ci precede. Il mondo ha bisogno della sua luce. L’umanità necessita di lui come il ponte per essere raggiunta da Dio e dal suo amore. Aiutateci anche voi, poi, gli uni gli altri, a costruire i ponti con il dialogo, con l’incontro, unendo per essere un solo popolo, sempre in pace… In questo senso, possiamo tutti camminare insieme verso quella patria che Dio ci ha preparato”: con queste parole dalla Loggia delle Benedizioni, giovedì 8 maggio, il card. Robert Francis Prevost, appena eletto papa Leone XIV, salutava in piazza san Pietro il popolo cattolico, ch lo ha accolto con esultanza.
A tre mesi dalla sua elezione riflettiamo su alcuni elementi caratteristici del suo pontificato con p. Fabio Nardelli, appartenente all’Ordo Fratrum Minorum (OFM), docente di ecclesiologia alla Pontificia Università Lateranense e alla Pontificia Università Antonianum di Roma, nonché all’Istituto Teologico di Assisi: quali sono i tratti distintivi del suo pontificato?
“Se volessimo utilizzare un’espressione sintetica per definire questo pontificato, potremmo dire con le sue stesse parole che ‘questa è l’ora dell’amore’, cioè l’ora dell’unità. La comunione ecclesiale è un dato costitutivo ed identitario nella vita della Chiesa. Papa Leone XIV, sin dall’inizio, ha rilanciato la centralità del Cristo nell’annuncio missionario, sottolineando la dimensione salvifica operante nella Chiesa, per mezzo dei sacramenti. Papa Prevost (agostiniano, missionario, pastore, uomo profondamente spirituale ed umano), con lo stile dell’ascolto e del discernimento, sta accompagnando la Chiesa universale in questo momento di transizione”.
Però molti ancora non rinunciano a sottolineare discontinuità con il precedente pontificato: invece?
“Guardando alla storia della Chiesa, innanzitutto, è opportuno ricordare che ogni pontificato si inserisce ‘in contesto”, in ascolto della storia e, in particolare, delle inquietudini del mondo. Papa Leone XIV segue la scia di papa Francesco, apportando il suo specifico contributo con uno stile proprio. Egli si colloca in un processo di ‘continuità nella discontinuità’: il flusso dell’amore di Cristo continua nella successione apostolica, seguendo una via specifica. Riprendendo gli insegnamenti di papa Francesco, egli ha rilanciato immediatamente alcuni elementi essenziali dell’esortazione apostolica ‘Evangelii gaudium’da cui ripartire”.
‘Il Concilio di Nicea non è solo un evento del passato, ma una bussola che deve continuare a guidarci verso la piena unità visibile dei cristiani. Il Primo Concilio Ecumenico è fondamentale per il cammino comune che cattolici e ortodossi hanno intrapreso insieme dal Secondo Concilio Vaticano’: ha detto nello scorso giugno ai partecipanti al Simposio ‘Nicea e la Chiesa del terzo millennio: verso l’unità cattolica-ortodossa’, ribadendo la volontà di andare a Nicea: quanto è importante per il papa la comunione con gli ortodossi?
“L’elezione di papa Leone XIV è avvenuta in occasione del 1700 anniversario del concilio di Nicea, tappa fondamentale per l’elaborazione del credo condiviso da tutte le Chiese e comunità ecclesiali. E’ essenziale per lui il dialogo, la comunione in vista del ristabilimento della visibile comunione tra tutte le Chiese che professano la medesima fede in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo. Per il pontefice si tratta, innanzitutto, dell’unità di fede, ‘In illo uno unum’ (‘Nell’unico Cristo siamo uno’, ndr.), in quanto pur essendo molti, in Cristo, siamo uno. Questo deve essere il cammino deciso e coraggioso della Chiesa nel Terzo Millennio”.
Nel messaggio per la quinta giornata dei nonni e degli anziani papa Leone XIV li ha invitati alla speranza: ‘Il libro del Siracide afferma che la beatitudine è di coloro che non hanno perso la propria speranza, lasciando intendere che nella nostra vita, specie se lunga, possono esserci tanti motivi per volgersi con lo sguardo indietro, piuttosto che al futuro’. Perché essi sono segno di speranza?
“Guardando alla storia della salvezza e, in particolare, alla vita dei patriarchi, comprendiamo che Dio considera la loro vita ‘benedetta’ e ‘compiuta’, Secondo papa Leone XIV, perciò, gli anziani sono i ‘primi testimoni della speranza’ e di generazione in generazione la benedizione e la fedeltà di Dio arriva a noi anche grazie alla loro testimonianza. Essi, che non hanno perduto la speranza, illuminano il cammino delle nuove generazioni”.
‘Teniamoci uniti a Lui, rimaniamo nella sua amicizia, sempre, coltivandola con la preghiera, l’adorazione, la Comunione eucaristica, la Confessione frequente, la carità generosa, come ci hanno insegnato i beati Piergiorgio Frassati e Carlo Acutis, che presto saranno proclamati Santi. Aspirate a cose grandi, alla santità, ovunque siate. Non accontentatevi di meno. Allora vedrete crescere ogni giorno, in voi e attorno a voi, la luce del Vangelo’: questo è stato l’invito di papa Leone XIV ai giovani nella celebrazione eucaristica a conclusione del loro giubileo. Per quale motivo invita i giovani a scoprire la fede?
“Papa Leone XIV, nei suoi discorsi, riserva sempre una particolare attenzione ai giovani, invitandoli a riscoprire la fede, ma soprattutto a rispondere con entusiasmo alla chiamata di Dio, che sempre invita a partecipare in maniera attiva alla vita cristiana. Spesso nel contesto culturale ed, in particolare, nel mondo giovanile vi è la l’abitudine del rimandare; il pontefice, invece, ripetutamente ha invitato i giovani a ‘non aspettare’ e, quindi, a non posticipare la chiamata di Dio. Anche, nei giorni del Giubileo dei Giovani, ha rilanciato la centralità del Cristo quale ‘nostra speranza’ da ricercare e accogliere nella vita quotidiana, aspirando a cose grandi e contagiando tutti con la testimonianza della fede”.
(Tratto da Aci Stampa)
L’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana aderisce al World Religious Tourism Network (WRTN)
L’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana (ORI) https://ospitalitareligiosa.it/ ha annunciato con soddisfazione di essere stata accolta nel World Religious Tourism Network (WRTN), http://www.tourismandsocietytt.com/red-mundial-turismo-religioso rete internazionale che rappresenta un’importante piattaforma di confronto e collaborazione tra realtà culturali e religiose di 18 diversi Paesi, con l’obiettivo di promuovere una visione inclusiva e pacifica del turismo spirituale.
Coordinatore per l’Italia del Network è il giornalista, scrittore e comunicatore Biagio Maimone, da tempo attivo nella promozione del valore etico e interculturale del viaggio come strumento di conoscenza e fratellanza tra i popoli.
L’ingresso dell’Associazione nel WRTN intende offrire un contributo concreto alla crescita e al consolidamento di questa iniziativa globale, portando l’esperienza maturata nel contesto italiano dell’accoglienza religiosa e dell’ospitalità solidale. Con oltre 1300 strutture aderenti e 3000 censite sul territorio nazionale, l’Associazione si pone come punto di riferimento per un’accoglienza ispirata ai valori dell’incontro, della spiritualità e del servizio, in dialogo con il mondo:
“Entrare a far parte del WRTN – afferma il Presidente dell’Associazione, Fabio Rocchi – rappresenta un naturale sviluppo della nostra missione, rafforzando i legami internazionali e offrendo nuove opportunità di confronto e crescita per tutte le strutture religiose italiane. La dimensione spirituale del viaggio è oggi più che mai uno strumento potente per costruire ponti tra culture e fedi diverse”.
Con questa nuova collaborazione, l’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana intende rafforzare il proprio impegno verso un turismo ispirato ai valori della solidarietà, della sostenibilità e della pace, contribuendo al disegno di un mondo più aperto, accogliente e fraterno.
Da Lubiana i giovani camminano per la pace
Alla fine di ogni anno migliaia di giovani provenienti da vari Paesi si riuniscono per cinque giorni in una città europea, per pregare e condividere la vita della popolazione e delle comunità ecclesiali locali; e così, dopo Madrid, Breslavia, Torino e Rostock, il 46° Meeting europeo della Comunità di Taizé si incontra da oggi fino a lunedì 1° gennaio 2024 a Lubiana, che ha come filo conduttore la lettera per il 2024 scritta dal nuovo priore di Taizé, fratel Matthew, intitolata ‘Camminare insieme’, secondo la testimonianza di un giovane, appena arrivato nella capitale slovena:
Wael Farouq: Jusur per l’amicizia fra le culture
Jusur è una parola araba che significa ‘ponti’, che traccia un percorso d’incontro tra il verbo ‘jàsara’ (andare, passare attraverso) con l’omonimo sostantivo che significa ‘audacia, coraggio del cuore’ ed è il nome scelto per la rivista (presentato all’Onu nel simposio internazionale ‘Intercultural and interreligious dialogue: building bridges between East and West’, alla presenza del presidente dell’Assemblea generale Csaba Korosi), diretta da Wael Farouq, intellettuale arabo già docente in diversi atenei occidentali, attualmente professore di Lingua e letteratura araba all’Università Cattolica di Milano, insieme ad Alessandro Banfi ed a Davide Perillo:































