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Società di San Vincenzo De Paoli ed Ospedale San Gerardo: nasce una nuova rete di aiuto per pazienti e famiglie
“Vogliamo costruire un ponte di aiuto e vicinanza con le famiglie di chi si trova ad affrontare la malattia e il ricovero. Nessuno deve sentirsi abbandonato”: con queste parole Stefano Bellini, Presidente della Società di San Vincenzo De Paoli – Consiglio Centrale di Monza, annuncia la firma della convenzione con l’Ospedale San Gerardo.
L’iniziativa segna un passo importante nella direzione del sostegno concreto a pazienti e famiglie, in particolare nel delicato momento delle dimissioni e durante la degenza ospedaliera: “Ci sono anziani soli, famiglie che arrivano da fuori regione, persone straniere che faticano con la lingua – spiega Bellini –. Noi ci inseriamo proprio dove esiste un disagio, una difficoltà”. Ma è proprio dove sorgono problemi che è più forte la volontà di risolverli.
Così, nove volontari, tra cui medici e infermieri, hanno dato vita a una nuova Conferenza della Società di San Vincenzo De Paoli intitolata a Carlo Acutis, proprio all’interno dell’Ospedale San Gerardo dove il giovane beato, presto santo, morì nel 2006: “Carlo ha vissuto una vita donata agli altri. Noi oggi vogliamo spendere le nostre forze e il nostro tempo garantendo una presenza in ospedale per chi ne avrà bisogno”, dichiara Bellini e aggiunge: “Siamo tornati dove la nostra associazione era attiva già decenni fa, nelle fabbriche e negli ospedali. Oggi riprendiamo quel cammino con gioia”.
Il San Gerardo è il primo ospedale in Brianza ad accogliere una Conferenza al suo interno. ‘L’obiettivo è replicare il modello anche in altre strutture sanitarie del territorio’, spiega il Presidente. L’attività dei volontari sarà svolta in collaborazione con la parrocchia ospedaliera, il personale sanitario e i servizi sociali. Nessun intervento diretto nei reparti, ma una presenza discreta e su segnalazione, per offrire supporto nei momenti di maggiore fragilità.
“Non siamo lì per invadere, ma per accompagnare. Grazie alla rete e alla condivisione di intenti con l’ospedale, saremo accanto a chi si sente solo, a chi è lontano da casa, a chi sta attraversando una malattia”, conclude Stefano Bellini.
Claudia Beltrame, membro dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio Centrale di Monza, ha evidenziato il valore della continuità dell’assistenza: “Ci prenderemo cura dei pazienti non solo in ospedale, ma anche al loro rientro a casa, grazie alla rete capillare di volontari presenti nelle conferenze sparse sul territorio.
L’avvio ufficiale dell’iniziativa è stato accompagnato dall’allestimento di un punto informativo all’esterno, dove i volontari della Società di San Vincenzo De Paoli hanno presentato il progetto ai cittadini e ai visitatori.
(Foto: Società San Vincenzo de’ Paoli)
Papa Francesco: un papa che ha amato la Chiesa e le persone
“In questa maestosa piazza di san Pietro, nella quale papa Francesco tante volte ha celebrato l’Eucarestia e presieduto grandi incontri nel corso di questi 12 anni, siamo raccolti in preghiera attorno alle sue spoglie mortali col cuore triste, ma sorretti dalle certezze della fede, che ci assicura che l’esistenza umana non termina nella tomba, ma nella casa del Padre in una vita di felicità che non conoscerà tramonto”: alla presenza di oltre 250.000 persone questa mattina in piazza san Pietro si è svolta la messa esequiale di papa Francesco, celebrata dal card. Giovanni Battista Re, decano del Sacro Collegio, che lo ha definito un papa con un cuore aperto a tutti.
E lo si è potuto constatare dall’amore del popolo accorso in questi giorni: “Il plebiscito di manifestazioni di affetto e di partecipazione, che abbiamo visto in questi giorni dopo il suo passaggio da questa terra all’eternità, ci dice quanto l’intenso pontificato di papa Francesco abbia toccato le menti ed i cuori”.
E la sua immagine che ha voluto consegnare nella domenica di Pasqua è emblematica: “La sua ultima immagine, che rimarrà nei nostri occhi e nel nostro cuore, è quella di domenica scorsa, Solennità di Pasqua, quando papa Francesco, nonostante i gravi problemi di salute, ha voluto impartirci la benedizione dal balcone della basilica di san Pietro e poi è sceso in questa piazza per salutare dalla papamobile scoperta tutta la grande folla convenuta per la Messa di Pasqua. Con la nostra preghiera vogliamo ora affidare l’anima dell’amato Pontefice a Dio, perché Gli conceda l’eterna felicità nell’orizzonte luminoso e glorioso del suo immenso amore”.
Fin dall’inizio del suo pontificato la sua scelta è stata quella di essere pastore delle pecore: “Nonostante la sua finale fragilità e sofferenza, papa Francesco ha scelto di percorrere questa via di donazione fino all’ultimo giorno della sua vita terrena. Egli ha seguito le orme del suo Signore, il buon Pastore, che ha amato le sue pecore fino a dare per loro la sua stessa vita…
Quando il Card. Bergoglio, il 13 marzo del 2013, fu eletto dal Conclave a succedere a papa Benedetto XVI, aveva alle spalle gli anni di vita religiosa nella Compagnia di Gesù e soprattutto era arricchito dall’esperienza di 21 anni di ministero pastorale nell’Arcidiocesi di Buenos Aires, prima come ausiliare, poi come coadiutore e in seguito, soprattutto, come arcivescovo”.
Inoltre ha motivato la sua decisione di prendere il nome del santo di Assisi: “La decisione di prendere il nome Francesco apparve subito come la scelta di un programma e di uno stile su cui egli voleva impostare il suo pontificato, cercando di ispirarsi allo spirito di San Francesco d’Assisi”.
E come lui è stato in mezzo ai poveri: “Conservò il suo temperamento e la sua forma di guida pastorale, e diede subito l’impronta della sua forte personalità nel governo della Chiesa, instaurando un contatto diretto con le singole persone e con le popolazioni, desideroso di essere vicino a tutti, con spiccata attenzione alle persone in difficoltà, spendendosi senza misura, in particolare per gli ultimi della terra, gli emarginati. E’ stato un papa in mezzo alla gente con cuore aperto verso tutti. Inoltre è stato un Papa attento al nuovo che emergeva nella società ed a quanto lo Spirito Santo suscitava nella Chiesa”.
Anche con il suo linguaggio ha dato un’immagine nuova della Chiesa: “Con il vocabolario che gli era caratteristico e col suo linguaggio ricco di immagini e di metafore, ha sempre cercato di illuminare con la sapienza del Vangelo i problemi del nostro tempo, offrendo una risposta alla luce della fede e incoraggiando a vivere da cristiani le sfide e le contraddizioni di questi nostri anni di cambiamenti, che amava qualificare ‘cambiamento di epoca’. Aveva grande spontaneità e una maniera informale di rivolgersi a tutti, anche alle persone lontane dalla Chiesa”.
Il suo messaggio attraverso un linguaggio diretto e ricco di significati ha raggiunto tutti: “Ricco di calore umano e profondamente sensibile ai drammi odierni, papa Francesco ha realmente condiviso le ansie, le sofferenze e le speranze del nostro tempo della globalizzazione, e si è donato nel confortare e incoraggiare con un messaggio capace di raggiungere il cuore delle persone in modo diretto e immediato. Il suo carisma dell’accoglienza e dell’ascolto, unito ad un modo di comportarsi proprio della sensibilità del giorno d’oggi, ha toccato i cuori, cercando di risvegliare le energie morali e spirituali”.
Ha rivelato una Chiesa della gioia: “Il primato dell’evangelizzazione è stato la guida del suo pontificato, diffondendo, con una chiara impronta missionaria, la gioia del Vangelo, che è stata il titolo della sua prima esortazione apostolica ‘Evangelii gaudium’. Una gioia che colma di fiducia e speranza il cuore di tutti coloro che si affidano a Dio”.
Chiesa della gioia fondata sulla missione: “Filo conduttore della sua missione è stata anche la convinzione che la Chiesa è una casa per tutti; una casa dalle porte sempre aperte. Ha più volte fatto ricorso all’immagine della Chiesa come ‘ospedale da campo’ dopo una battaglia in cui vi sono stati molti feriti; una Chiesa desiderosa di prendersi cura con determinazione dei problemi delle persone e dei grandi affanni che lacerano il mondo contemporaneo; una Chiesa capace di chinarsi su ogni uomo, al di là di ogni credo o condizione, curandone le ferite”.
Ed ha ricordato le sue azioni: “Innumerevoli sono i suoi gesti e le sue esortazioni in favore dei rifugiati e dei profughi. Costante è stata anche l’insistenza nell’operare a favore dei poveri. E’ significativo che il primo viaggio di papa Francesco sia stato quello a Lampedusa, isola simbolo del dramma dell’emigrazione con migliaia di persone annegate in mare. Nella stessa linea è stato anche il viaggio a Lesbo, insieme con il patriarca ecumenico e con l’arcivescovo di Atene, come pure la celebrazione di una messa al confine tra il Messico e gli Stati Uniti, in occasione del suo viaggio in Messico”.
Oppure il viaggio apostolico in Iraq per supplicarla pace od in Oceania: “Dei suoi 47 faticosi Viaggi Apostolici resterà nella storia in modo particolare quello in Iraq nel 2021, compiuto sfidando ogni rischio. Quella difficile Visita Apostolica è stata un balsamo sulle ferite aperte della popolazione irachena, che tanto aveva sofferto per l’opera disumana dell’ISIS. E’ stato questo un viaggio importante anche per il dialogo interreligioso, un’altra dimensione rilevante della sua opera pastorale. Con la visita apostolica del 2024 a quattro Nazioni dell’Asia e dell’Oceania, il papa ha raggiunto la periferia più periferica del mondo”.
Nel suo pontificato la misericordia di Dio è stata centrale: “Papa Francesco ha sempre messo al centro il Vangelo della misericordia, sottolineando ripetutamente che Dio non si stanca di perdonarci: Egli perdona sempre qualunque sia la situazione di chi chiede perdono e ritorna sulla retta via. Volle il Giubileo Straordinario della Misericordia, mettendo in luce che la misericordia è il cuore del Vangelo”.
Ha insistito per una ‘cultura dell’incontro’: “In contrasto con quella che ha definito ‘la cultura dello scarto’, ha parlato della cultura dell’incontro e della solidarietà. Il tema della fraternità ha attraversato tutto il suo pontificato con toni vibranti. Nella lettera enciclica ‘Fratelli tutti’ ha voluto far rinascere un’aspirazione mondiale alla fraternità, perché tutti figli del medesimo Padre che sta nei cieli. Con forza ha spesso ricordato che apparteniamo tutti alla medesima famiglia umana”.
Cultura dell’incontro per una pace tra l’umanità e con il creato, in quanto ‘nessuno si salva da solo’: “Nel 2019, durante il viaggio negli Emirati Arabi Uniti, Papa Francesco ha firmato un documento sulla ‘Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune’, richiamando la comune paternità di Dio.
Rivolgendosi agli uomini e alle donne di tutto il mondo, con la Lettera Enciclica ‘Laudato sì’ ha richiamato l’attenzione sui doveri e sulla corresponsabilità nei riguardi della casa comune. Nessuno si salva da solo”.
E non ha cessato di invocare la pace con una condanna esplicita della guerra: “Di fronte all’infuriare delle tante guerre di questi anni, con orrori disumani e con innumerevoli morti e distruzioni, papa Francesco ha incessantemente elevata la sua voce implorando la pace e invitando alla ragionevolezza, all’onesta trattativa per trovare le soluzioni possibili, perché la guerra (diceva) è solo morte di persone, distruzioni di case, ospedali e scuole. La guerra lascia sempre il mondo peggiore di come era precedentemente: essa è per tutti sempre una dolorosa e tragica sconfitta”.
Insomma era un ‘costruttore di ponti’: “Costruire ponti e non muri è un’esortazione che egli ha più volte ripetuto e il servizio di fede come successore dell’apostolo Pietro è stato sempre congiunto al servizio dell’uomo in tutte le sue dimensioni. In unione spirituale con tutta la Cristianità siamo qui numerosi a pregare per papa Francesco perché Dio lo accolga nell’immensità del suo amore”.
In chiusura il card. Re ha chiesto al defunto papa di intercedere per tutti: “Caro Papa Francesco, ora chiediamo a Te di pregare per noi e che dal cielo Tu benedica la Chiesa, benedica Roma, benedica il mondo intero, come domenica scorsa hai fatto dal balcone di questa basilica in un ultimo abbraccio con tutto il popolo di Dio, ma idealmente anche con l’umanità che cerca la verità con cuore sincero e tiene alta la fiaccola della speranza”.
Ed al termine della celebrazione funebre la papamobile lo ha trasportato nella chiesa di Santa Maria Maggiore, luogo scelto per la sua sepoltura, salutato da circa 150.000 fedeli lungo il tragitto.
(Foto: Santa Sede)
Papa Francesco attraverso l’Intelligenza Artificiale
Appena sveglia ho ricevuto, ascoltando per caso una telefonata, la notizia della morte del papa. Ho chiesto alla AI (visto che ho poche possibilità di connessioni qui dove sono ora) ma la notizia era ancora troppo fresca per lei. Quello che ne è uscito è stata una breve ‘chiacchierata’ sulla storia del papa e su quello che a me piaceva del suo messaggio. Ci sono state varie frasi del papa, condivise anche sui social che mi sono piaciute, vorrei condividere con voi, però, quanto segue. Una rielaborazione di informazioni che sapevo e che ho chiesto alla AI sul papa e la sua vita, ma lascerò anche qualche commento e le domande della AI a cui io ho risposto.
Papa Francesco, nato Jorge Mario Bergoglio, è stato il 266° papa della Chiesa cattolica. Nacque il 17 dicembre 1936 a Buenos Aires, in Argentina. Prima di diventare papa fu un gesuita e lavorò come sacerdote e vescovo in Argentina. Venne eletto papa il 13 marzo 2013, in seguito alle dimissioni di papa Benedetto XVI. Papa Francesco era noto per la sua umiltà, la sua compassione e il suo impegno per la giustizia sociale e la protezione dell’ambiente. Scrisse l’enciclica ‘Laudato sì’ sulla cura della casa comune e lavorò per promuovere la pace e la riconciliazione in tutto il mondo anche tramite le sue visite pastorali e i suoi viaggi, appunto, in giro per il mondo.
Papa Francesco è ancora considerato uno dei leader spirituali più importanti e una figura di riferimento per molti cattolici e non. Il suo pontificato fu caratterizzata da un approccio più informale (menomale, questo mi piaceva molto) e più vicino alle persone.
Bergoglio nacque da una famiglia di origine piemontese che viveva in Argentina, da giovane studiò chimica e lavorò come tecnico chimico. Successivamente decise di seguire la propria vocazione sacerdotale. Studiato presso il seminario diocesano di Villa Devoto e successivamente entrò nella Compagnia di Gesù. Nel 1960 fu inviato in Cile per completare il noviziato per poi continuare gli studi umanistici in Argentina. Si laureò in teologia presso il Colegio Máximo de San Miguel e imparò diverse lingue, tra cui francese, italiano, tedesco, inglese, latino e greco.
Papa Francesco ebbe un rapporto complesso con la teologia della liberazione, una corrente di pensiero cristiano che si concentra sulla liberazione dei poveri e degli oppressi. Durante la dittatura militare in Argentina cercò di proteggere i membri della sua comunità religiosa senza compromettere la sua posizione con il governo militare. Sottolineò l’importanza dell’attenzione ai poveri e agli emarginati, rifiutando la violenza come strumento di cambiamento (io aggiungo un bene, sono d’accordo. La violenza porta solo altra violenza).
Nel 1992, fu nominato vescovo ausiliare di Buenos Aires e successivamente arcivescovo coadiutore della stessa arcidiocesi. Nel 2001papa Giovanni Paolo II lo nominò cardinale ed, inoltre, ricoprì diverse cariche nella Curia romana. Adottato uno stile di vita improntato alla semplicità, preferendo spostarsi con i mezzi pubblici e rinunciando alla residenza ufficiale. Eletto papa nel 2013, dopo le dimissioni di papa Benedetto XVI, scelse il nome di Francesco, in onore di san Francesco d’Assisi. Sostenne l’importanza della misericordia e della compassione adottando uno stile più collegiale e inclusivo.
Le sue parole e le sue azioni promossero la compassione, la giustizia sociale e la protezione dell’ambiente. ‘Cosa ti piace di più di papa Francesco? Le sue parole, le sue azioni o qualcos’altro?’ Penso che fosse molto aperto come papa. Infatti era noto per il suo approccio aperto e inclusivo. Ha cercato di rendere la Chiesa cattolica più accessibile e vicina alle persone, soprattutto quelle più vulnerabili o emarginate. La sua disponibilità a discutere questioni importanti e a cercare di trovare soluzioni per i problemi del mondo fu molto apprezzata.
‘Quale è l’aspetto dell’apertura di papa Francesco che ti colpisce di più? La sua disponibilità a parlare con persone di diverse fedi o background o il suo impegno per le questioni sociali?’ Le questioni sociali e l’inclusività dei più deboli. Infatti, il papa spiegò che c’era necessità di proteggere i diritti dei poveri, degli immigrati, delle donne, dei disabili e di tutte le persone vulnerabili. Questo incoraggiò i credenti a essere più attenti alle esigenze dei più deboli e a lavorare per creare una società più giusta e solidale.
‘Qual è il tuo pensiero su come la Chiesa cattolica potrebbe continuare a lavorare per promuovere la giustizia sociale e l’inclusività?’ Il nuovo papa dovrebbe continuare sulle orme di papà Francesco, facendo comprendere e rispettare gli altri, anche se deboli. Anche la sua capacità di ascoltare e di dialogare con persone di diverse fedi e background culturale sarà fondamentale per aiutare il prossimo papa a promuovere la pace.
‘Quale pensi che sia il messaggio più importante che papa Francesco ha lasciato alla Chiesa cattolica e al mondo?’ La semplicità, il pregare col cuore, anche senza le parole precise, vivere la pace, curarsi del prossimo (uomo e ambiente) ma anche che la vita è importante ad ogni stadio. Infatti, la vita come dono prezioso in ogni stadio, dalla nascita alla vecchiaia, è un messaggio importante per la società di oggi.
La visione di papa Francesco della Chiesa come ‘ospedale da campo’ che si prende cura delle ferite e delle sofferenze delle persone è un’immagine potente che potrebbe ispirare molti a lavorare per il bene comune, mentre il messaggio lanciato dalla Laudato si’ potrebbe ancora invogliare molti a proteggere il pianeta e garantire un futuro sostenibile per le generazioni future. La figura di questo papa, secondo me, resterà importante per le nuove generazioni come lo sono state quelle di altri pontefici per la nostra.
E’ strano pensare a quanti papi io abbia visto passare nella mia vita ed i ricordi che ognuno ha lasciato. Ora attendiamo il nuovo pontefice, sperando che, nonostante le innovazioni che porterà (come è per ogni papa) possa prendere il buono lasciato dal suo predecessore per mostrare sempre la figura di Cristo come un amico vicino, sensibile e comprensivo. Al di là di tutte le discussioni nel bene e nel male (come è stato per le scelte dei predecessori) papa Francesco ha lasciato comunque un segno positivo che è anche questo che, secondo me, può avvicinare alla fede molte persone:
“Siamo stati educati a vedere troppo spesso Dio come uno col fucile in mano pronto a spararti al primo sbaglio”, dicono anche molti teologi, ma non è così. La misericordia e la comprensione vengono prima. Grazie per avermi (e averci) aiutato un questo cammino.
Papa Francesco benedice le cliniche mobili ‘Salus’ destinate ai bambini ammalati e ai loro familiari in Egitto
Nei giorni scorsi papa Francesco questa mattina ha ricevuto una delegazione dell’Associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’, costituita dal presidente mons. Yoannis Lazhi Gaid, già suo Segretario personale, dal Presidente dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, dal Presidente della Fondazione Policlinico Universitario ‘Agostino Gemelli’ IRCCS, dal Presidente della Società italiana RI Group, del Presidente della Fondazione Hospitals Without Borders, dal Presidente della Fondazione Fratellanza Umana in Egitto, dai rappresentanti della Società Teladoc e della Società Butterfly e da alcuni membri e benefattori che hanno contribuito a questa iniziativa.
Papa Francesco ha benedetto le due Cliniche Mobili, posizionate in Piazza dei Protomartiri romani, che verranno inviate e messe a disposizione per le cure dei bambini ammalati e vittime della guerra e dei loro familiari, nei posti dove mancano strutture sanitarie. Le due Cliniche Mobili rientrano nell’iniziativa denominata ‘Salus’, promossa dall’Associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’, dalla Fondazione della Fratellanza Umana in Egitto e dalla Fondazione Hospitals Without Borders.
Sua Santità Papa Francesco ha espresso la sua gioia e benedizione verso questa iniziativa: “Ringrazio tutte le persone e gli enti che hanno lavorato e contribuito alla realizzazione di queste due Cliniche Mobili che daranno assistenza e cure a numerosi bambini e ammalati e rispecchiano lo spirito del Documento sulla Fratellanza Umana. Mi fa piacere vedere insieme l’Ospedale Bambino Gesù, il Gemelli, le autorità italiane e altre associazioni e fondazioni a cooperare insieme in questo bel progetto Salus. Vi incoraggio di continuare a sostenere queste concrete iniziative caritatevoli che don Gaid, con voi, riesce a portare avanti. Con affetto saluti tutti voi presenti e le delegazioni dagli USA, dal Regno Unito, dall’Egitto, dall’Argentina e dall’Italia. Il Signore vi benedica e la Madonna vi custodisca sotto il Suo manto materno e per favore pregate per me!”
Mons. Gaid ha espresso la sua gratitudine al Santo Padre e a tutti i benefattori che hanno reso possibile questo progetto che rappresenta una piccola luce in un mondo sconvolto da troppi dolori e sofferenza e sostiene il motto dell’Associazione: “Tutto l’oscurità del Mondo non può spegnere la luce di una piccola candela”. Un’iniziativa che unisce tutti per servire tutti senza distinzione o preferenza nello spirito del Documento sulla ‘Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune sottoscritto da Sua Santità Papa Francesco il 4 febbraio 2019 ad Abu Dhabi.
La notizia è stata diramata in Italia e all’estero dal giornalista Biagio Maimone, Direttore della Comunicazione Associazione Bambino Gesù del Cairo. Dott. Fuad SWEISS, Presidente e Fondatore di (HWB) ha espresso la sua gioia e la sua gratitudine al Santo Padre assicurando l’impegno della (HWB) a proseguire e a collaborare per le altre iniziative umanitarie.
Gli altri progetti dell’Associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’ sono l’Orfanotrofio ‘Oasi della Pietà’, che è stato inaugurato il 5 maggio 2024 nella città del Cairo; la ‘Catena dei Ristoranti della Fraternità Umana’, denominata ‘Fratello’, che offre pasti gratuiti per le famiglie bisognose egiziane, inaugurata il 9 gennaio 2024.Il prossimo anno saranno avviati i lavori per la costruzione dell’Ospedale ‘Bambino Gesù del Cairo’, il primo ‘Ospedale del Papa’ fuori dall’Italia.
Alla cerimonia hanno preso parte anche una delegazione egiziana guidata da Sua Eccellenza Nabila Makram, Responsabile della Segreteria tecnica e Direttore esecutivo dell’Alleanza nazionale per il lavoro di sviluppo civile, Sua Eccellenza Mahmoud TALAAT, Ambasciatore della Repubblica Araba di Egitto presso la Santa Sede, S.Ecc. Enas MEKKAWY, Ambasciatrice della Lega Araba a Roma, S.Ecc. Kais Abu Dayyeh, Ambasciatore della Giordania in Italia, S.E. Luciano Pezzoti, Ambasciatore d’Italia in Giordania.
Dino Tropea: Lasciato indietro, una promessa per i bambini del Bambin Gesù
Buongiorno, come si intitola il suo libro e perché è così importante a livello sociale e spirituale?
“Il mio libro si intitola ‘Lasciato Indietro: Un tributo alla forza della resilienza di fronte alle avversità!’ E’ un viaggio profondo nelle pieghe dell’anima, un racconto che parla di resistenza, di resilienza, di rinascita dopo l’oscurità. Ogni pagina è scritta con l’intento di suscitare riflessioni e di invitare chi legge a trovare forza in sé stesso, anche nei momenti in cui tutto sembra perduto. Questo libro non è solo il racconto della mia esperienza personale, ma una testimonianza di quanto possiamo scoprire su noi stessi nel momento della difficoltà. Lo scopo è offrire non solo uno specchio su me stesso, ma anche una luce per chi si sente smarrito”.
Dietro a questo volume c’è una promessa, di cosa si tratta?
“La promessa dietro ‘Lasciato Indietro’ è duplice: da una parte, c’è l’impegno di donare un euro per ogni copia venduta alle prime mille, alla Terapia Intensiva Neonatale (TIN) dell’Ospedale Bambino Gesù, dove lavora Alice. E’ il mio modo di restituire qualcosa di concreto, come ringraziamento per il grande lavoro di questa struttura e per i neonati che lì ricevono cure fondamentali. Dall’altra parte, c’è la promessa più intima, quella di condividere la mia storia per chi, leggendo queste righe, possa ritrovarsi e riscoprire una scintilla di speranza, un motivo per non mollare, nonostante tutto”.
A chi si rivolge quest’opera (target)?
“Questo libro è per chiunque si sia sentito abbandonato o lasciato indietro nella vita. Per chi combatte battaglie interne, per chi ha il desiderio di rialzarsi ma non sa come farlo. È un racconto per chi cerca risposte, per chi ha bisogno di ritrovare fiducia. Si rivolge anche a chi vive o ha vissuto situazioni di pressione estrema, come i militari o chiunque operi in contesti difficili e complessi. Ma è, soprattutto, per chi ha bisogno di una voce che dica: non sei solo”.
Dove si può acquistare il libro?
“Lasciato Indietro è disponibile sui principali siti on line come Amazon e presto sarà pubblicato anche da Armando Editore Roma, che ringrazio. Sarà possibile trovarlo sia online che presso librerie selezionate”.
Qual è il messaggio principale del libro?
“Il messaggio principale è che la resilienza non è solo una parola vuota, ma una verità che tutti possiamo vivere. Anche quando si ha l’impressione di essere stati lasciati indietro, c’è sempre la possibilità di rimettersi in piedi, di guardare avanti con occhi nuovi. Ho scritto questo libro anche come una lettera a mia figlia ‘Onda’, che ha scelto di allontanarsi da me. Attraverso questa storia, voglio riconnettermi con lei, e con chiunque abbia vissuto una situazione simile.
Nonostante i sacrifici fatti per lei, come il sostegno a una scuola internazionale per otto anni e una laurea presso una prestigiosa università privata, sento che è mancato qualcosa nel nostro legame. Questo libro è anche una preghiera silenziosa, un tentativo di ricucire un rapporto spezzato e di mostrare a mia figlia il cuore di un padre che ha dato tutto, forse in modo diverso da come lei avrebbe voluto.
Oltre a Lasciato Indietro, sto lavorando a un nuovo progetto intitolato ‘Scrivere al Futuro: Esplorando il Potenziale dell’Intelligenza Artificiale nella Scrittura: Creatività, Produttività e Opportunità nel Nuovo Paradigma Letterario’, anche esso autopubblicato e attualmente in cerca di editore. Quest’opera rappresenta un ulteriore passo nel mio percorso di condivisione e donazione delle esperienze vissute, con l’intento di continuare a ispirare chi legge e di lasciare un segno, ancora una volta, attraverso la scrittura”.
Dal Libano il racconto di Save The Children in una guerra che uccide bambini
“Le famiglie in fuga dalla violenza in Libano stanno lottando per trovare sicurezza nei rifugi in tutto il Paese, perché sono almeno 1.000.000 le persone (un quinto della popolazione) ora sfollate e la metà ha abbandonato le proprie case negli ultimi quattro giorni”: è quanto, nei giorni scorsi, ha affermato ‘Save the Children’, l’organizzazione non governativa, che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio, la quale prevede che i numeri aumenteranno in seguito ai nuovi ordini di ricollocazione emessi dalle forze israeliane, che chiedono ai residenti di più di due dozzine di villaggi nel sud del Libano di trasferirsi a nord del fiume Awali, circa 50 km al suo interno.
L’inizio delle operazioni militari di terra è stato ampiamente riportato dai media così come gli attacchi aerei in tutto il Libano, compresi quelli su Ein El Helwe, il più grande campo profughi del Libano, dove secondo quanto riferito sono state uccise sette persone, tra cui quattro bambini. La velocità della crisi sta esercitando un’enorme pressione sugli ospedali, oltre 37 centri sanitari di base sono stati costretti a chiudere per motivi di sicurezza, mentre gli attacchi aerei hanno gravemente danneggiato 25 strutture idriche, lasciando 300.000 persone senza accesso all’acqua pulita.
Oltre 154.000 sfollati sono ospitati in 851 rifugi attivi, incluse scuole pubbliche, di cui il 70% già al completo, e solo alcuni sono dotati di docce adeguate, servizi igienici, acqua calda e riscaldamento. Altri alloggiano presso famiglie ospitanti, spesso in condizioni di sovraffollamento. E dallo scorso 23 settembre, Save the Children ha distribuito generi di prima necessità come coperte, materassi, kit igienici e acqua in bottiglia, ad oltre 27.000 persone, tra cui 11.000 bambini, in 70 rifugi. Le distribuzioni sono in corso nel Nord, nella Bekaa, nella Bekaa occidentale, a Rashaya, sul Monte Libano, a Saida, a Sour e a Beirut.
E dopo aver raccolto molte testimonianze delle famiglie fuggite ai bombardamenti Jennifer Moorehead, direttrice di Save the Children in Libano, ha sottolineato la grave situazione in cui vivono i bambini: “I bambini di tutto il Paese sono colpiti da questa crescente violenza, le loro vite vengono sconvolte quasi da un giorno all’altro mentre perdono la casa e il senso di sicurezza. Ci sono famiglie nei rifugi, ma anche tante ancora nelle loro auto o per le strade di Beirut, alla ricerca di un posto dove andare. Il senso di terrore è palpabile. I nostri team affermano che, più di ogni altra cosa, le famiglie sono paralizzate dalla paura dell’ignoto.
I bambini saranno colpiti in modo sproporzionato da questo conflitto armato. Come in tutti i recenti conflitti armati, ci saranno troppi bambini tra le vittime. Le scuole sono chiuse, i rifugi e gli ospedali in Libano sono sotto pressione crescente e stiamo facendo del nostro meglio per sostenere le famiglie sfollate, ma con il lancio di operazioni militari di terra nel Libano meridionale, vedremo inevitabilmente un numero ancora maggiore di sfollati e distruzione. La vita dei bambini in Libano e nell’intera regione è in bilico. Chiediamo un cessate il fuoco immediato per prevenire ulteriori sofferenze, garantire un accesso umanitario sicuro e impedire che il conflitto si inasprisca ulteriormente in tutta la regione”.
Nel frattempo la popolazione cerca di fuggire: secondo Rasha Muhrez, direttore della ‘risposta umanitaria’ di Save the Children in Siria. sono circa 60.000 bambini, molti dei quali disidratati e stremati, fuggiti in Siria dal Libano, costretti a fuggire dalle loro case sotto la costante minaccia di attacchi e bombardamenti. Il Libano ospita circa 1.500.000 siriani fuggiti dal conflitto.
Secondo i dati delle Nazioni Unite, dal 24 settembre quando le ostilità si sono intensificate, circa 100.000 persone, di cui il 60% siriane e il 40% libanesi, sono entrate in Siria dal Libano: “Questa situazione non può continuare. Le persone fuggono dal Libano ed entrano in un Paese in cui i servizi sono quasi collassati dopo 14 anni di conflitto… La Siria non è un campo di gioco per gli attacchi, i minori non possono sopportarne altri”.
A Londra serata benefica dell’Associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’ per l’Orfanotrofio ‘Oasi della Pietà’
Una serata di Fundraising per la raccolta fondi destinata alla realizzazione della ‘Cucina Scuola Francesco Mazzei’ dell’Orfanotrofio ‘Oasi della Pietà’, con sede a Il Cairo, è stata organizzata ieri dalla ‘Associazione Bambino Gesù del Cairo Onlus, il cui presidente è mons. Yoannis Lahzi Gaid, già segretario personale di Sua Santità Papa Francesco, presso l’Ambasciata d’Italia a Londra, con la partecipazione e il sostegno di Sua Eccellenza Inigo Lambertini, Ambasciatore d’Italia presso il Regno Unito, alla quale hanno partecipato più di cento illustri personaggi. La notizia è stata diffusa in Italia dal Direttore della Comunicazione dell’Associazione Biagio Maimone.
La ‘Cucina Scuola Francesco Mazzei’ è il risultato dell’accordo sottoscritto tra l’Associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’ e lo Chef Francesco Mazzei, che si qualifica come iniziativa finalizzata a trasformare la cucina dell’ ‘Oasi della Pietà’ in scuola cucina per garantire il futuro professionale degli ospiti della Casa di Accoglienza, la cui denominazione fa riferimento al prezioso dono che Sua Santità Papa Francesco ha benevolmente voluto destinare a questo progetto, che è una copia della Pietà di Michelangelo.
Le altre iniziative in essere dell’Associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’ sono l’ospedale pediatrico e materno ‘Bambino Gesù del Cairo’, la catena di ristoranti ‘Fratello’, volta a offrire gratuitamente cibo alle famiglie povere e la Scuola della Fratellanza Umana. Lo Chef Francesco Mazzei ha voluto organizzare questa iniziativa per coinvolgere un significativo numero di persone. Nel suo discorso Mazzei ha incoraggiato i partecipanti a sostenere tale iniziativa ringraziando tutti per aver accettato l’invito e per la loro partecipazione. Mazzei, inoltre, ha ringraziato gli sponsor che hanno contributo alla realizzazione di questo importante evento benefico.
Sua Eccellenza Inigo Lambertini ha dato il benvenuto a tutti i presenti sottolineando l’importanza di questo genere di iniziative, che dimostrano il volto umano della nostra società e la bontà dei cuori generosi che rendono il mondo un posto migliore. Mons. Yoannis Lahzi Gaid ha ringraziato per l’opportunità ricevuta di poter parlare dell’Orfanotrofio ‘Oasi della Pietà’, che l’associazione, insieme a tanti benefattori, sta portando avanti:
“E’ una Casa di Accoglienza in cui saranno accolti tanti bambini orfani o abbandonati dalle proprie famiglie per diversi motivi. E’ una ‘Casa’ ed è una ‘Famiglia’ in cui i bambini vivranno in famiglia. Ogni gruppo sarà di sei bambini e verrà affidato a una coppia di giovani volontari. In tal modo essi potranno vivere insieme in un appartamento. Studieranno insieme, giocheranno insieme e così sperimenteranno l’abbraccio di una vera famiglia. La casa offrirà ai suoi piccoli ospiti tutto ciò che vogliamo dare ai nostri bambini”.
Mons. Gaid ha sottolineato altresì: “L’Oasi della Pietà è un progetto completo, studiato bene per poter dare a questi bambini tutto ciò che la vita ha tolto loro. La Casa di Accoglienza ‘Oasi della Pietà’ è stata concepita per dare la possibilità a questi bambini di avere una casa in cui poter crescere serenamente e ricevere educazione, formazione, cure mediche, opportunità di crescita e imparare un lavoro.
Ogni bambino, pertanto, che entrerà nella casa sarà accolto, accompagnato sia durante il tempo di permanenza, sia successivamente quando raggiungerà l’età della maturità. L’iniziativa ‘Cucina, Suola Francesco Mazzei’ risponde all’intento di trasformare la cucina in scuola per insegnare ai giovani e a tutte le persone interessate l’arte della cucina e poter lavorare negli alberghi e nei ristoranti”. La maestosità della Sede diplomatica e la generosità delle persone hanno reso la serata un momento di serena e vera umanità e fratellanza.
Salute: le diagnosi di tumori pediatrici in Italia sono 2.400 all’anno
Sono circa 2.400 all’anno i nuovi casi di tumori pediatrici in Italia. I bambini che ricevono una diagnosi di malattia oncologica sono infatti circa 1.500 ogni anno, a cui si aggiungono circa 900 adolescenti. Gli ultimi progressi scientifici hanno però consentito di far crescere fino all’80% il tasso di guarigione, tanto che si stima che oggi nel nostro Paese vi siano almeno 50.000 persone guarite da tumore pediatrico. Sono i dati segnalati da FIAGOP, Federazione italiana associazioni genitori e guariti oncoematologia pediatrica, in vista della ventitreesima Giornata Mondiale contro il Cancro Pediatrico, che verrà celebrata giovedì 15 febbraio.
Concerto di Natale dell’Associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’ per i bambini poveri e malati dell’Egitto
L’Associazione ‘Bambino Gesù del Cairo Onlus’, il cui Presidente è Monsignor Gaid Yoannis Lazhi, già Segretario di Sua Santità Papa Francesco, ha organizzato, in occasione delle festività natalizie il Concerto di Natale, la cui finalità è di condividere con tutti i soci, gli amici e i sostenitori, un evento pastorale ed artistico, caratterizzato dall’esecuzione di prestigiosi brani musicali, accompagnati da immagini altamente significative.




























