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Al Meeting di Rimini una mostra sul Concilio di Nicea per una nuova prospettiva sul mondo

Nel 325 d.C. a Nicea si tenne il primo evento ecumenico della storia della cristianità, da cui scaturì una professione di fede condivisa che da 1700 anni rappresenta per i cristiani un elemento in cui identificarsi e trovare unità, come ha scritto papa Francesco nella bolla di indizione del Giubileo ordinario, ‘Spes non confundit’:

“Si compiranno, infatti, 1700 anni dalla celebrazione del primo grande Concilio Ecumenico, quello di Nicea. E’ bene ricordare che, fin dai tempi apostolici, i pastori si riunirono in diverse occasioni in assemblee allo scopo di trattare tematiche dottrinali e questioni disciplinari. Nei primi secoli della fede i Sinodi si moltiplicarono sia nell’Oriente sia nell’Occidente cristiano, mostrando quanto fosse importante custodire l’unità del popolo di Dio e l’annuncio fedele del Vangelo…

Dopo vari dibattimenti, tutti, con la grazia dello Spirito, si riconobbero nel Simbolo di fede che ancora oggi professiamo nella celebrazione eucaristica domenicale. I Padri conciliari vollero iniziare quel Simbolo utilizzando per la prima volta l’espressione ‘Noi crediamo’, a testimonianza che in quel ‘Noi’ tutte le Chiese si ritrovavano in comunione, e tutti i cristiani professavano la medesima fede. Il Concilio di Nicea è una pietra miliare nella storia della Chiesa”.

E’ per tale motivo che al meeting dell’Amicizia tra i popoli, in programma alla Fiera di Rimini fino al 27 agosto è stata allestita dalla Pontificia Università della Santa Croce e dall’associazione ‘Patres’ la mostra ‘Luce da Luce: Nicea 1700 anni dopo’, curata da Leonardo Lugaresi, Giulio Maspero, Paolo Prosperi, Ilaria Vigorelli, con la collaborazione di Samuel Fernández: “Ma proprio a Nicea la Chiesa, di fronte alla crisi ariana, è riuscita a formulare per la prima volta la verità sconvolgente che Dio è Padre, non che fa il Padre. Quindi non è che Dio può decidere se essere Padre o non essere Padre, proprio perché Gesù è il Suo Figlio eterno. Ma ciò significa dire che Dio non può far altro che amarci e questa è una notizia che ci libera. Anzi, forse noi soffriamo così tanto proprio perché abbiamo perso tale riferimento. Perciò la mostra, in occasione di questo anniversario di Nicea, è una grande occasione per recuperare questa verità”.

Il progetto si articola in un viaggio a tappe dove, attraverso grandi grafiche, si sviluppano i temi emersi al Concilio di Nicea: partendo dalla narrazione delle contese che hanno portato alla sua convocazione; quindi si passa all’esposizione del Simbolo di Nicea, in greco e in italiano, affiancato da una grande riproduzione del Cristo Pantocratore da Hagia Sophia. A seguire le fasi successive al Concilio fino ad arrivare al rapporto con i giorni nostri.

Ad uno dei curatori, don Giulio Maspero, professore ordinario di teologia dogmatica alla Pontificia Università ‘Santa Croce’ di Roma, chiediamo di raccontarci brevemente la mostra: “La mostra introduce ad una parte della nostra storia che è all’origine proprio del Giubileo che stiamo vivendo. La speranza che ci viene offerta, infatti, non è quella di una favola, ma ha origine in un dramma e un percorso, in alcuni passaggi faticoso, per accogliere il dono della rivelazione che Gesù di Nazareth è il Figlio di Dio, cioè che è eterno come Suo Padre.

La crisi ad Alessandria di Egitto, che ha portato poi al concilio di Nicea nell’odierna Turchia, con tutti gli eventi anche ad essa successivi, rappresentano un percorso che può essere considerato liberante. Infatti, l’essere umano è sempre in tensione tra il proprio desiderio di infinito e i limiti che lo caratterizzano. Senza la verità proclamata a Nicea, l’uomo sarebbe assurdo, come ha scritto anche Gregorio di Nazianzo, un Padre della Chiesa fondamentale per la ricezione del concilio”.

Quale prospettiva sul mondo ha offerto il Concilio di Nicea?
“A prima vista, potrebbe sembrarci che si tratta di eventi passati, legati a questioni cavillose che potevano interessare solo i vescovi del IV secolo: quanto di più lontano da noi. La sfida che la Pontificia Università della Santa Croce e l’Associazione ‘Patres’, coorganizzatrici della mostra con il Meeting dell’Amicizia tra i popoli, hanno raccolto è quella di mostrare come oggi tutti ci sentiamo sbagliati, inadempienti e insufficienti, proprio perché la verità che il Dio di Gesù Cristo è trinitario è in ombra nel nostro contesto culturale. Il cuore di quanto il percorso mira a presentare è che a Nicea la Chiesa è riuscita a dire a sé stessa e al mondo che Dio è Padre e non solo fa il Padre. Ciò significa che Egli sa solo generare e rigenerare, quindi perdonare e accogliere sempre. E questo, dopo l’uccisione simbolica di Dio e del padre, da parte della modernità, è una verità che l’epoca post-moderna ha profondamente bisogno di riascoltare”.

Quanto è importante tale Concilio per l’unità dei cristiani?
“La storia di Nicea dimostra che le divisioni nella Chiesa ci sono sempre state, ma nello stesso tempo esse possono venire superate solo tornando all’unità del Dio di Gesù Cristo che è trino. Infatti, a Nicea è iniziato un percorso che ha permesso di cogliere come l’identità di ciascuno non può essere pensata in modo indipendente da quella degli altri, proprio perché siamo stati creati ad immagine e somiglianza del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, i quali sono una cosa sola nella loro mutua relazione. Questa è la verità di fede che tutti i cristiani condividono. Per questo essa deve diventare fondamento del cammino per tornare alla pienezza dell’unità tra i cristiani. Abbiamo bisogno di un ecumenismo radicale, perché è semplicemente assurdo credere nella Trinità ed essere separati”.

Inoltre al patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo, papa Leone XIV ha espresso il desiderio di andare a Nicea: sarà un passo verso un cammino di unità?
“Da tale punto di vista, la visita di papa Leone XIV a Nicea renderà visibile questo fondamento dell’unità che già è presente. E ciò corrisponde proprio alla missione del ministero petrino, che la profondità patristica dell’attuale Sommo Pontefice rende particolarmente evidente”.

Infine quale rapporto c’è tra il titolo della mostra, ‘Luce da Luce: Nicea 1700 anni dopo’, e quello del meeting, ‘Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi’?
“La parte della nostra storia che raccontiamo dice molto chiaramente come il ‘deserto’ non è caratteristico solo della nostra epoca, ma c’è sempre stato e sempre ci sarà. Come nel ‘Piccolo Principe’ di Saint-Exupéry, l’aereo della nostra anima va spesso in panne. Ma il deserto rappresenta una grande opportunità, perché abbiamo mattoni sempre nuovi per costruire la casa.

E questi mattoni sono le eredità che abbiamo ricevuto, a livello sia ecclesiale sia culturale. Esse hanno una virtualità che proprio le crisi fanno emergere. Per questo le chiamiamo ‘fonti’, infatti sono proprio sorgenti. La storia del pensiero umano dimostra che ogni grande rinascita ha avuto origine da un approfondimento del patrimonio che già si possedeva. Ogni rinascimento sorge da un ritorno alle fonti e questo è tanto più vero per ciò che riguarda la fede in Cristo, Figlio di Dio salvatore”.

(Foto: Meeting Amicizia tra i Popoli)

Il papa sottolinea il prezioso lavoro della Segreteria di Stato

“Sono molto lieto di trovarmi con voi, che offrite un prezioso servizio alla vita della Chiesa aiutandomi a portare avanti la missione che mi è stata affidata. Infatti, come afferma la Praedicate Evangelium, la Segreteria di Stato, in quanto Segreteria papale retta dal Segretario di Stato, coadiuva da vicino il Romano Pontefice nell’esercizio della sua suprema missione. Mi consola sapere di non essere solo e di poter condividere la responsabilità del mio universale ministero insieme a voi”: con queste parole oggi papa Leone XIV ha ricevuto i membri della Segreteria di Stato al completo.

Ed ha sottolineato, a braccio, che senza l’aiuto della Segreteria di Stato il papa non può gestire la complessa situazione: “Non è nel testo, però dico molto sinceramente che in queste poche settimane, ancora non siamo a un mese del mio servizio in questo ministero petrino, è evidente che il Papa da solo non può andare avanti e che ci vuole, è molto necessario, poter contare sulla collaborazione di tanti nella Santa Sede, ma in una maniera speciale su tutti voi della Segreteria di Stato. Vi ringrazio di cuore!”

Ed ha ricordato la storia della Segreteria di stato: “La storia di questa Istituzione risale, come sappiamo, alla fine del XV secolo. Col tempo, essa è andata assumendo un volto sempre più universale e si è notevolmente ampliata, con progressione crescente, acquisendo ulteriori mansioni, a motivo delle nuove esigenze sia nell’ambito ecclesiale sia nelle relazioni con gli Stati e le Organizzazioni internazionali. Attualmente quasi la metà di voi sono fedeli laici. E le donne, laiche e religiose, sono più di cinquanta”.

Questa struttura complessa raffigura la Chiesa: “Questo sviluppo ha fatto sì che la Segreteria di Stato oggi rifletta in sé stessa il volto della Chiesa. Si tratta di una grande comunità che lavora accanto al Papa: insieme condividiamo le domande, le difficoltà, le sfide e le speranze del Popolo di Dio presente nel mondo intero. Lo facciamo esprimendo sempre due dimensioni essenziali: l’incarnazione e la cattolicità”.

Quindi una Chiesa incarnata nella storia: “Siamo incarnati nel tempo e nella storia, perché se Dio ha scelto la via dell’umano e le lingue degli uomini, anche la Chiesa è chiamata a seguire questa strada, in modo che la gioia del Vangelo possa raggiungere tutti ed essere mediata nelle culture e nei linguaggi attuali. E, nello stesso tempo, cerchiamo di mantenere sempre uno sguardo cattolico, universale, che ci permette di valorizzare le diverse culture e sensibilità. Così possiamo essere centro propulsore che si impegna a tessere la comunione tra la Chiesa di Roma e le Chiese locali, nonché le relazioni di amicizia nella comunità internazionale”.

Un’incarnazione che ha bisogno di concretezza: “Negli ultimi decenni, queste due dimensioni (essere incarnati nel tempo e avere uno sguardo universale) sono diventate sempre più costitutive del lavoro curiale. Su questa strada siamo stati indirizzati dalla riforma della Curia Romana portata avanti da San Paolo VI il quale, ispirandosi alla visione del Concilio Vaticano II, ha sentito fortemente l’urgenza che la Chiesa sia attenta alle sfide della storia, considerando ‘la rapidità della vita d’oggi’ e ‘le mutate condizioni dei nostri tempi’. Al contempo, egli ha ribadito la necessità di un servizio che esprima la cattolicità della Chiesa, e a tal fine ha disposto che ‘coloro che sono presenti nella Sede Apostolica per governarla, siano chiamati da tutte le parti del mondo’.

L’incarnazione, quindi, ci rimanda alla concretezza della realtà e ai temi specifici e particolari, trattati dai diversi organi della Curia; mentre l’universalità, richiamando il mistero dell’unità multiforme della Chiesa, chiede poi un lavoro di sintesi che possa aiutare l’azione del Papa. E l’anello di congiunzione e di sintesi è proprio la Segreteria di Stato. Infatti, Paolo VI (espertissimo della Curia Romana) ha voluto dare a tale Ufficio un nuovo assetto, di fatto costituendolo come punto di raccordo e, quindi, stabilendolo nel suo ruolo fondamentale di coordinamento degli altri Dicasteri e delle Istituzioni della Sede Apostolica”.

Anche la Costituzione Apostolica ‘Praedicate Evangelium’ sottolinea l’importanza del coordinamento: “Questo ruolo di coordinamento della Segreteria di Stato viene ripreso nella recente Costituzione Apostolica Praedicate Evangelium, tra i molteplici compiti affidati alla Sezione per gli Affari Generali, sotto la direzione del Sostituto con l’aiuto dell’Assessore. Accanto alla Sezione per gli Affari Generali, la medesima Costituzione identifica la Sezione per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali, guidata dal Segretario con l’aiuto dei due Sotto-segretari, cui spetta la cura dei rapporti diplomatici e politici della Sede Apostolica con gli Stati e con gli altri soggetti di diritto internazionale in questo delicato tornante della storia. La Sezione per il personale di ruolo diplomatico, con il suo Segretario e il Sotto-segretario, lavora invece alla cura delle Rappresentanze Pontificie e dei Membri del Corpo Diplomatico qui a Roma e nel mondo”.

Infine un invito a non essere antagonisti: “So che questi compiti sono molto impegnativi e, talvolta, possono non essere ben compresi. Perciò desidero esprimervi la mia vicinanza e, soprattutto, la mia viva gratitudine. Grazie per le competenze che mettete a disposizione della Chiesa, per il vostro lavoro quasi sempre nascosto e per lo spirito evangelico che lo ispira. E permettetemi, proprio a motivo di questa mia riconoscenza, di rivolgervi un’esortazione rifacendomi ancora a san Paolo VI: questo luogo non sia inquinato da ambizioni o antagonismi; siate, invece, una vera comunità di fede e di carità, ‘di fratelli e di figli del Papa’, che si spendono generosamente per il bene della Chiesa”.

E sempre in mattinata il papa ha ricevuto i membri della Commissione ‘Tutela minori’, che è stata occasione per continuare il cammino intrapreso ‘con umiltà e speranza’, secondo la missione che papa Francesco aveva affidato alla Commissione istituendola nel 2014, nell’intento di sviluppare e promuovere “standard di salvaguardia universali e accompagnare la Chiesa nella costruzione di una cultura di responsabilità, giustizia e compassione”.

Nel comunicato si fa riferimento a quanto fatto negli ultimi due anni, intraprendendo ‘un processo di ampia portata per sviluppare una serie di linee guida universali’ per la salvaguardia delle persone, “in stretta consultazione con i leader della Chiesa, i professionisti della salvaguardia, i sopravvissuti agli abusi e gli operatori pastorali di tutto il mondo”. Uno sforzo ‘sinodale’, che ha portato ad una bozza di quadro, testata e perfezionata attraverso programmi pilota a Tonga, in Polonia, Zimbabwe e Costa Rica che hanno dato alla Commissione preziose indicazioni sulle dimensioni pratiche, culturali e teologiche della tutela.

Linee guida “profondamente teologiche, radicate nelle Scritture, nell’insegnamento sociale cattolico e nel magistero dei papi Benedetto XVI, Francesco e Leone XIV” perché generino una vera conversione del cuore e perché la salvaguardia diventi “non solo un requisito, ma un riflesso della chiamata del Vangelo a proteggere gli ultimi tra noi”.

Inoltre il papa è stato aggiornato anche sui progressi dell’iniziativa ‘Memorare’, il cui nome è ispirato ad un’antica preghiera alla Beata Vergine Maria, si tratta di un programma di sviluppo progettato per sostenere le chiese locali, in particolare nel Sud del mondo, nei loro sforzi per proteggere i minori e curare le vittime di abusi. Offre una risposta pratica e pastorale all’appello di papa Francesco affinché ogni Chiesa particolare diventi ‘il luogo più sicuro di tutti’.

(Foto: Santa Sede)

Padre Gabriele Amorth a cento anni dalla nascita: cosa resta del suo insegnamento

Cento anni fa nasceva a Modena padre Gabriele Amorth (1925-2016), il famoso esorcista appartenente alla Società San Paolo fondata dal Beato Giacomo Alberione che, per tanti anni, ha combattuto al servizio della Chiesa contro le forze del Male lanciando un chiaro messaggio di denuncia degli effetti malvagi della «modernità posseduta dal Maligno».

Il fenomeno delle possessioni diaboliche, infatti, come ci ha ripetuto tante volte il religioso, non riguarda solo i singoli, ma anche le società e i popoli. I piani terroristici dell’islamismo o di altra natura e le barbare uccisioni compiute di vittime innocenti così come la “cultura della morte” promossa dalle élite dell’Occidente postcristiano sono con tutta evidenza ispirate in ultima analisi da Satana. Ma sono diabolici anche gli abusi sessuali sui minori, la tolleranza o legalizzazione delle droghe, lo sfruttamento della prostituzione, la riduzione in schiavitù di tanti poveri costretti a lavorare per paghe miserabili, i giochi finanziari dei potenti senza scrupoli etc.

Padre Amorth ci manca molto perché non le mandava a dire, sia a potenti sia ad ecclesiastici mondani, sulle esigenze e responsabilità della lotta contro il demonio. Nel suo ultimo libro, pubblicato postumo, ha scritto tra l’altro: «Il demonio ha una forza immensa. Anche se oggi si cerca di cancellare perfino il ricordo di questo potere. Papa Francesco, invece, ha cominciato fin dai primi discorsi a parlare anche del demonio: e pure Gesù ha iniziato la sua missione pubblica lottando contro il Maligno. L’ha annientato, l’ha superato» [Gabriele Amorth, Il diavolo, oggi. Le ultime parole di un esorcista, Piemme, Casale Monferrato 2017].

Non a caso l’Associazione Internazionale Esorcisti (AIE), che il religioso paolino ha fondato nel 1994 assieme all’esorcista francese p. René Chenesseau (1924-2010), nel messaggio di cordoglio per la morte del Santo Padre, ne ha voluto ricordare in particolare il «coraggio e amore verso i più poveri, gli emarginati e, in particolare, i tribolati ad opera del maligno» (AIE, Messaggio di cordoglio per la morte di Papa Francesco, 21 aprile 2025, www.aieinternational.it). Proprio all’inizio del pontificato di Bergoglio, in effetti, l’AIE è stata finalmente riconosciuta dalla Chiesa, sia pure come ‘associazione privata di fedeli’ (2014).

Oltre alla necessità di evitare qualsiasi tipo di compromissione con il mondo dell’occulto, padre Amorth ha sempre trasmesso ai fedeli e alle persone che incontrava che il Male e il diavolo esistano realmente ma, soprattutto, esiste il Bene, ovvero l’immenso amore di Dio per gli uomini. Nel suo “testamento spirituale” ci ha lasciato in merito il chiaro messaggio: «se esiste un modo per distogliere il diavolo da noi, esso consiste nel lasciarci attrarre dalla bontà e dalla bellezza che promanano dal bene e dal nostro Dio e Padre» (Dio più bello del diavolo. Testamento spirituale, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2015).

Allo stesso tempo quella prestata da padre Amorth e dell’AIE è stata una costante opera di servizio alla Chiesa nella lotta contro il demonio ed i fenomeni malefici di cui rimangono tanto più vittime sia credenti sia non credenti in una società scristianizzata come la nostra. In un’intervista del 2001 alla rivista 30Giorni, ad esempio, si lamentava del fatto che molti, anche nel clero, non credano «più nel demonio e negli esorcismi, e nemmeno nel potere che Gesù ha concesso di scacciare i demoni». E questo era tanto più grave in un’epoca nella quale era ed è crescente l’attrazione per la magia, l’occulto, il satanismo: «Lo spaventoso calo della fede in tutta l’Europa cattolica fa sì che la gente si getti tra le mani di maghi e cartomanti, mentre prosperano le sette sataniche», non si stancava di denunciare.

Padre Amorth entrò giovanissimo nella Società San Paolo e venne consacrato sacerdote a Roma nel 1951. Fu formatore di religiosi paolini, insegnante, animatore spirituale, scrittore, giornalista. Nel 1985 il cardinale Ugo Poletti (1914-1997) lo nominò esorcista della diocesi di Roma, ruolo che lo rese celebre e a cui ha dedicato con serietà e impegno gli ultimi trent’anni della sua vita.

Nel momento della morte l’allora Superiore generale della Società San Paolo don Valdir José De Castro, assieme al superiore provinciale dell’Italia don Eustacchio Imperato, ne hanno attestato non solo il meritorio servizio alla Chiesa ma anche «l’intenso ministero paolino»con il quale padre Amorth «ha testimoniato tutto il suo amore a Gesù Maestro e a sua Madre Maria, Regina degli Apostoli» (L’Osservatore Romano, 18 settembre 2016, p. 6).

Padre Amorth ha lavorato come esorcista nella diocesi di Roma dal 1986 fino alla morte, avvenuta nell’Urbe il 16 settembre 2016. Inizialmente assistette il passionista Candido Amantini (1914-1992), che aveva ricoperto l’incarico per trentasei anni, prima di prenderne il posto. In questo periodo p. Amorth “ha salvato” migliaia di anime “in perdizione” (60.000 secondo le sue stesse affermazioni). I suoi libri continuano ad essere letti, tradotti e rieditati anche all’estero (si veda l’ultima ristampa Lutter contre les forces du mal pubblicata dalla casa editrice francese Presses du Châtelet, Parigi 2024, pp. 276). Il best-seller mondiale Un esorcista racconta (Presentazione di p. Candido Amantini, Edizioni Dehoniane, Bologna 1990, pp. 232), tradotto in 23 lingue, è giunto quest’anno alla 21° ristampa in Italia.

Dell’insegnamento del grande religioso paolino resta oggi il monito contro le pratiche occultistiche che, oltre a provocare danni psichici alla persona, come ansia, stress e apprensione, rischiano non di rado di provocare gravi rischi di natura spirituale a causa dell’intervento diretto del demonio. Denunciando l’inadeguata formazione sulla materia dello spiritismo da parte di molti sacerdoti e talvolta anche vescovi, la missione di padre Amorth servirebbe ancora nel nostro Paese a causa del progressivo venir meno del ruolo delle agenzie educative, pubbliche e private. Un esempio di tale situazione?

L’irresponsabilità recentemente manifestata dai vertici politici di alcune Amministrazioni locali che, nelle manifestazioni di socializzazione finanziate per la cittadinanza, «promuovono sempre più iniziative legate al tema della stregoneria e dell’occulto, considerandole un’attrazione che garantisce introiti ai Comuni e benefici al cosiddetto settore secondario» (Benevento e la Festa delle Streghe, Il Mattino, 29 marzo 2025).

L’ha denunciato da ultimo (non ripresa da quasi nessuno dei grandi media e, cosa ancor più grave, dalle testate cattoliche) l’Associazione internazionale degli esorcisti, stigmatizzando in particolare l’evento che si è svolto lo scorso mese a Benevento, dove il cui sindaco è Clemente Mastella, con una lunga carriera politica iniziata con la Democrazia Cristiana. Ebbene, proprio l’amministrazione da lui guidata – ha sottolineato l’AIE -ha promosso nei giorni coincidenti con l’equinozio di primavera (21-23 marzo), l’evento denominato “Janara – Le streghe di Benevento“, aperto da una conferenza con tutti i sindaci delle “città delle streghe” (Rifreddo, Triora, Castel del Monte, Uggiano, compresa la città di Salem, in Massachusetts).

«Pensare di intrattenere la popolazione, compresi i bambini e gli adolescenti, con temi appartenenti al mondo del male, del maleficio, dell’orribile e del macabro, come la stregoneria, denota un gravissimo malessere interiore e un’assenza di coscienza civile – ha affermato in un comunicato l’Associazione oggi presieduta da mons. Karel Orlita, esorcista della diocesi di Brno, Repubblica Ceca -, soprattutto in coloro che occupano ruoli politici o istituzionali e che promuovono con enfasi tali insensate iniziative. Favorire il mondo delle tenebre anziché quello della luce non può che portare prima o poi inevitabilmente a conseguenze tragiche».

La figura del sacerdote nel terzo millennio: evoluzione formativa

Sono 350 i presbiteri concelebranti, tra cui 7 Vescovi con il Vicario generale, monsignor Franco Agnesi (che proprio l’8 giugno di 50 anni fa veniva a sua volta ordinato prete), gli ausiliari di Milano, i membri del Consiglio episcopale milanese, i Canonici della Cattedrale, i Superiori del Seminario, i sacerdoti che hanno accompagnato la vita dei candidati (https://www.chiesadimilano.it/news/chiesa-diocesi/preti-novelli-un-frutto-che-rimane-e-si-moltiplica-2807462.html ). Inoltre Il 9 Giugno una trentina di residenze maschili e femminili si resero disponibili domenica ad accogliere visitatori, interessati e curiosi per l’undicesima edizione della Giornata dei monasteri aperti, nei Paesi Bassi, dal titolo Qual è la tua storia? «Con questa iniziativa i religiosi e le religiose vogliono dimostrare che l’esperienza monastica è una scelta di vita contemporanea», evidenzia la Conferenza degli ordini religiosi nei Paesi Bassi.

«Durante la Giornata dei monasteri aperti, i padri, i frati e le suore racconteranno le loro storie: chi sono, cosa fanno e perché scelgono una vita al servizio di Dio e delle persone. E farà loro piacere ascoltare le storie dei visitatori»  (https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2024-06/paesi-bassi-giornata-monasteri-aperti-religiosi-religiose.html ). Aggiungo che la data prescelta per “santificare” chi ha messo Dio al primo posto nella sua vita  è il 1° luglio, come apprendiamo dal Calendario dei prossimi eventi e celebrazioni del Pontefice previsti nei prossimi mesi. Alle 9 nella Sala del Concistoro si terrà il  concistoro ordinario pubblico per il voto su alcune cause di canonizzazione.  La convocazione del Sacro Collegio «riguarderà anche la canonizzazione dei Beati Giuseppe Allamano, Marie-Léonie Paradis, Elena Guerra e Carlo Acutis» (https://lanuovabq.it/it/nuovi-santi-concistoro-ordinario-il-10-luglio ).

 Pertanto, confermo che teologicamente e giuridicamente si può recepire  una ricostruzione dogmatica sull’evoluzione formativa, attraverso l’approfondimento di tali testi, collegati ai documenti magisteriali elaborati anche durante il Concilio Ec. Vat. II del 1965 ( “I. Regolamento di formazione sacerdotale da farsi in ogni nazione: Art. 1- In tanta diversità di popoli e di regioni non è possibile sancire leggi se non di carattere generale. Si elabori perciò in ogni nazione e in ogni rito un particolare « Regolamento di formazione sacerdotale » che dovrà essere compilato dalle conferenze episcopali (2) riveduto periodicamente ed approvato dalla Sede apostolica.

Con tale regolamento le leggi generali vengano adattate alle particolari circostanze di tempo e di luogo, in modo che la formazione sacerdotale risulti sempre conforme alle necessità pastorali delle regioni in cui dovrà svolgersi il ministero. Art. 22- Essendo necessario proseguire e perfezionare la formazione sacerdotale, a motivo soprattutto delle circostanze della società moderna, anche dopo che è terminato il corso degli studi nei seminari (48) sarà cura delle conferenze episcopali nelle singole nazioni studiare i mezzi più adatti – quali potrebbero essere istituti pastorali in collaborazione con parrocchie opportunamente scelte, convegni periodici, appropriate esercitazioni -, in modo che il giovane clero venga introdotto gradualmente nella vita sacerdotale e nell’attività apostolica sotto l’aspetto spirituale, intellettuale e pastorale e sia in grado di rinnovare e perfezionare sempre più l’una e l’altra (  https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decree_19651028_optatam-totius_it.html&ved=2ahUKEwjgoOX73cuGAxVFhv0HHXwlA40QFnoECBAQAQ&usg=AOvVaw36_-EwBOrxPbHyuuiKT67g      -28 ottobre 1965).

Conseguentemente il 25 marzo 1992, solennità dell’Annunciazione del Signore, il Santo Papa Giovanni Paolo II elaborò questo importante documento magisteriale  (“Il contenuto essenziale della formazione spirituale in un preciso itinerario verso il sacerdozio è bene espresso dal decreto conciliare « Optatam Totius »: « La formazione spirituale sia impartita in modo tale che gli alunni imparino a vivere in intima comunione e familiarità col Padre per mezzo del suo Figlio Gesù Cristo nello Spirito Santo. https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://vocazioni.chiesacattolica.it/esortazione-apostolica-pastores-dabo-vobis-1992/&ved=2ahUKEwiGz7iS2suGAxUIS_EDHX5jAmMQFnoECBoQAQ&usg=AOvVaw1ZlEni6rsyiJpcVgXUygST   “):Assemblea Cei: comunicato finale, approvata la “Ratio” per i seminari

16 Novembre 2023 (SIR) : Ad Assisi  I vescovi hanno approvato il documento che coniuga l’adeguamento alla “Ratio Fundamentalis sacerdotalis” per i Seminari in Italia con i contributi dei Presuli e dei formatori, offrendo orientamenti comuni e indicazioni condivise perché ogni singola Conferenza Episcopale Regionale possa costruire il progetto formativo dei propri Seminari. È quanto si legge nel comunicato finale della 78ª Assemblea generale straordinaria dei vescovi italiani, che si conclude oggi ad Assisi. Il testo, emendato secondo le indicazioni dell’Assemblea, sarà ora sottoposto alla conferma da parte del Dicastero per il Clero.

I presuli – si legge nel comunicato – hanno rimarcato l’importanza della formazione permanente per rispondere alle sfide della società attuale e per venire incontro alle mutate condizioni della vita e del ministero dei presbiteri. Riprendendo le parole del cardinale Zuppi, l’Assemblea ha sottolineato che la figura del prete “è decisiva in una Chiesa di popolo, che sia vicina alla gente e che sia fermento nella storia del Paese”. Non a caso, la discussione nei gruppi di studio ha fatto emergere la riflessione sulla distribuzione del clero sul territorio e la necessità di una pastorale declinata in una chiave realmente sinodale. I lavori  sono stati occasione per ribadire la gratitudine della Conferenza episcopale italiana ai sacerdoti per il loro ministero in un contesto in continuo mutamento e, al tempo stesso, per la loro dedizione a creare spazi ecclesiali di ascolto cordiale e di serio accompagnamento vocazionale.

 Tuttavia dobbiamo comprendere preliminarmente  il significato autentico di “vocazione” ( Nuova ratio fondamentalis institutionis sacerdotalis “Papa Francesco ha firmato il documento il 13 Ottobre 2016 e la Congregazione per il Clero lo ha reso pubblico l’8 dicembre 2016. Così la nuova Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis sostituisce le precedenti  “ratio” del 1970 e del 1985 e diventa ufficialmente l’itinerario che tutti i candidati  al sacerdozio, anche quelli degli Istituti  (la natura giuridica della “Missione  Speranza e Carità di Palermo, cfr.  Francesco Trombetta https://l.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.korazym.org%2F85887%2Fin-memoria-di-biagio-conte-il-mio-primo-incontro-con-un-personaggio-che-mi-evocava-san-francesco%2F%3Ffbclid%3DIwZXh0bgNhZW0CMTAAAR1oWY1sh_PDMKpeKFij5XIfcH-WhmWS_3S7SCx-KOdK0CKRMKKdm_g7FDg_aem_-JVbQ71aJ76VtAejxAEGdw&h=AT2i5YI4IRkY73XLAAbVwJ_UmL_dJugfZsRbzfn5SKFGiglzau3qDyWWpUzGH_2GOGYg9WnLg30d7Wjo5mjPRXFqiXnCeToguWlmYB4mRWZSjTfx8VoU2hqHAAwWq4qpwgFX) di Vita Consacrata e Società di vita apostolica (n.d.r. e di tutti gli enti ecclesiastici del mondo, i cui aspetti giuridici devono costituire una materia di insegnamento cfr. Francesco Trombetta- https://l.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.korazym.org%2F87781%2Fquesito-giuridico-civilistico-amministrativo-tributario-canonico-sulla-compatibilita-del-motu-proprio-2023-il-diritto-nativoil-patrimonio-della-sede-apostolica-con%2F%3Ffbclid%3DIwZXh0bgNhZW0CMTAAAR3Xzs_nHzLbliIGKd022_eXVARkMKNG7kHmtwtacm5OyvM_sFrsJbXGFoc_aem_OegWfk2snM-OWCChcSiLVw&h=AT37p2V1oL_u0f2b6egPzmUddVwgvrMuhWqquzvEYQDq5NZsv6e_-pqZeUcwoRVNPqgPZxXSgHi2p7GU8q6RfIBcYBc0ZvVs3mNWYjBn2go1hzkES5yokuGfV4ROS-4Z96rF ) dovranno seguire, per la formazione sacerdotale servono quindi: umanità, spiritualità, discernimento ( n.d.r. “e cognizioni basilari di Diritto canonico, per evitare responsabilità giuridiche”).

Il prefetto della Congregazione per il Clero indica dunque tre “parole chiave” per cogliere la visione di fondo del documento. Innanzitutto “umanità”: abbiamo bisogno di sacerdoti “dal tratto amabile, autentici, leali, interiormente liberi, affettivamente stabili, capaci di intessere relazioni interpersonali pacificate e di vivere i consigli evangelici senza rigidità, né ipocrisie o scappatoie”. La seconda parola è “spiritualità”: il prete, ammonisce il cardinale Stella, non è un “organizzatore religioso o un funzionario del sacro, ma è un discepolo innamorato del Signore, la cui vita e il cui ministero sono fondati nell’intima relazione con Dio”. Infine, la terza parola: “discernimento”. Il porporato ricorda che, parlando all’ultima assemblea della Compagnia di Gesù, il Papa aveva manifestato la preoccupazione che nei seminari “è tornata a instaurarsi una rigidità che non è vicina a un discernimento delle situazioni”.

La “sfida principale”, ribadisce dunque il cardinale Stella, che la Ratio intende raccogliere “ci viene ancora da Papa Francesco: formare preti lungimiranti nel discernimento”(https://vocazioni.chiesacattolica.it/wp-content/uploads/sites/10/2017/02/Il-Dono-della-vocazione-presbiterale.pdf). Infine ritengo necessario riportare (pubblicazione del 12 giugno 2024 di Nico Dal Molin) il recentissimo pensiero del Pontefice in merito (2/5/2024), utile per tutti i Seminaristi, i  Sacerdoti ed i Vescovi (“Papa Francesco, nella recente lettera ai parroci scrive: «Vorrei raccomandarvi di porre alla base di tutto la condivisione e la fraternità fra voi e con i vostri Vescovi, cfr. https://www.settimananews.it/chiesa/fraternita-presbiterali-lavori-in-corso/“).

Benedetto XVI in preghiera

Don Giovanni Antonazzi, amico di don Giuseppe De Luca e ben addentro alla curia romana, scrisse che il cardinale Paolo Giobbe (1880-1972) ebbe a dire: ‘Quando uno riconosce che a un certo momento deve dimettersi, vuol dire che ancora può stare al suo posto, perché, quando verrà il momento di dimettersi, non lo comprenderà più’. 

Preti per una Chiesa in uscita. Ripensare il ministero nel contesto attuale

‘Preti per una Chiesa in uscita’, pubblicato da Edizioni Messaggero Padova (2023), cerca di approfondire il ‘cambiamento d’epoca’ fotografato ormai alcuni anni fa da papa Francesco.

Papa Francesco ringrazia i sacerdoti romani per il loro ministero

Da Lisbona, nel giorno della Dedicazione della basilica Lateranense, papa Francesco ha scritto una lettera ai sacerdoti romani, con un pensiero di ringraziamento, facendo proprio l’invito di Gesù ai discepoli a ‘riposarsi’: “Abbiamo bisogno di scambiarci sguardi pieni di cura e compassione, imparando da Gesù che così guardava gli apostoli, senza esigere da loro una tabella di marcia dettata dal criterio dell’efficienza, ma offrendo attenzioni e ristoro…

Mons. Bettazzi: nell’amore di Dio, nella pazienza di Cristo

“Spirituale vicinanza ai familiari e a quanti piangono la scomparsa del presule così tanto amato e apprezzato da coloro che ha incontrato nel suo lungo e fecondo ministero”: ad esprimerla è stato papa Francesco nel telegramma di cordoglio, inviato tramite il Segretario di Stato vaticano, card. Pietro Parolin, al vescovo di Ivrea, mons. Edoardo Aldo Cerrato, per la morte, avvenuta il 16 luglio a 99 anni, del vescovo emerito di Ivrea, mons. Luigi Bettazzi.

La Chiesa alle prese con la diminuzione dei sacerdoti

La ‘Festa dei Fiori’  per celebrare nella Chiesa di Milano la festa del Seminario; infatti i ‘fiori’ sono i seminaristi, cioè i 15 diaconi che il 10 giugno saranno ordinati sacerdoti nel Duomo; ieri al seminario di Venegono si sono trovati per tale festa e la messa dell’arcivescovo, mons. Mario Delpini, ma anche per la presentazione di un dossier sulla situazione della diocesi, preparato dalla rivista ‘La Scuola Cattolica’ dal titolo ‘Un popolo e i suoi presbiteri. La Chiesa di Milano di fronte alla diminuzione dei suoi preti’, come ha spiegato  don Paolo Brambilla, docente di Teologia dogmatica in Seminario e curatore del dossier con don Martino Mortola, professore di Dogmatica:

Papa Francesco: la ministerialità riguarda tutti i fedeli cristiani

Nel giorno della beata Armida Barelli papa Francesco ha incontrato i partecipanti alla seconda Assemblea Plenaria del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, offrendo una riflessione sulla ministerialità, che deriva dal battesimo:

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