Tag Archives: migranti
Il dott. Mavindi racconta l’emigrazione dei giovani africani
Oggi sono 281.000.000 le persone che nel mondo vivono fuori dalla loro terra d’origine; 110.000.000 i migranti forzati, che fuggono da guerre, fame, sete, povertà, desertificazione; mentre in Italia, stando ai report ufficiali, dal 2013 sono arrivati 1.040.938 profughi e 28.000 i migranti che in questi dieci anni risultano morti annegati o dispersi nel Mar Mediterraneo.
Papa Francesco al Forum Globale sui Rifugiati: salvare le persone è una priorità
Fino a venerdì scorso si è svolto a Ginevra il ‘Forum Globale sui Rifugiati – Global Refugee Forum’ (GRF), che si tiene ogni quattro anni, ed è la più grande conferenza internazionale sulle questioni relative ai rifugiati, co-convocato da Colombia, Francia, Giappone, Giordania e Uganda, con l’obiettivo di concentrare gli sforzi di una serie di attori sulla ricerca di soluzioni alla condizione dei rifugiati e di sostenere gli obiettivi del Patto globale sui rifugiati, come affermato dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel dicembre 2018.
Padre Mauro Armarino racconta la vita in Niger dopo il golpe
“Se scoppia la guerra, il Niger sarà distrutto. I proiettili non risparmieranno la popolazione, che sarà la più colpita. Sappiamo quando una guerra inizia, ma mai quando finisce. Guardate la Libia. Questa guerra distruggerà la coesione sociale e il Niger diventerà ingestibile, chiunque lo governi”: così dichiarava l’arcivescovo di Niamey, mons. Laurent Lompo, a pochi giorni dall’avvenuto golpe di Stato nel Niger nella scorsa estate.
Papa Francesco ai dipendenti dell’ospedale ‘Miulli’: al centro la cura della persona
Geopolitiche del Sahel
Come simboli del nostro pensiero, potremmo prendere tre elementi molto comuni del nostro spazio saheliano. Polvere, vento e sabbia… Innanzitutto la polvere, che entra dappertutto e colpisce il nostro SGUARDO in modo talvolta pericoloso. E’ di questo che vorrei parlare per prima cosa, perché tutto nella nostra vita dipende dal modo con cui guardiamo le cose…
La prima cosa da osservare, quando si studia qualsiasi argomento, è proprio il tipo di sguardo col quale osserviamo una determinata realtà… Dove e come leggiamo la realtà! Da qui guardiamo (e leggiamo) la realtà dal Sahel, uno spazio umano, geografico, politico, economico e culturale. Questo è già un aspetto interessante, ma da solo non basta, perché bisogna scegliere il luogo socio-umano da cui guardarla. Ci sono luoghi privilegiati che diventano lo specchio della società…
Uno di questi luoghi è la migrazione: i migranti rivelano molto del nostro Sahel! La seconda fase consiste, come detto prima, nella scelta del tipo di visione, della qualità della nostra sguardo… di ciò che stiamo cercando. Potremmo dire che dobbiamo scegliere il giusto tipo di occhiali con cui guardare… ed è in questo senso che dobbiamo stare attenti alla… polvere! I nostri occhi possono essere, spesso senza rendersene conto, ‘colonizzati’ dalla mentalità dominante, capitalista, neoliberista, guerrafondaia.
Una realtà in cui la ricerca del profitto, del prestigio e del potere prevalgono sulla ricerca del bene comune, cioè del bene dei poveri. E’ questo tipo di sguardo che può leggere i segni del futuro nella realtà, i segni della speranza negli occhi dei giovani e dei poveri, gli unici che vogliono scoprire un mondo diverso. Per farlo, dobbiamo spolverare i nostri occhi, perché siano liberi e aperti a cogliere il nuovo, spesso nascosto come l’acqua del sottosuolo che solo i rabdomanti sanno scoprire!
Conosciamo il vento nel Sahel: porta polvere e libera dalla polvere! Il vento è il simbolo della mobilità, dello spostamento e del cambiamento. Prima ho accennato alla migrazione e ai migranti come ‘luogo’ privilegiato per leggere ed ‘ascoltare’ la realtà. E’ un fatto sociale totale, una sorta di SPECCHIO attraverso il quale possiamo vedere noi stessi, come società, sistema economico, politico e sociale. Per secoli, il Sahel è stato una zona di transito per carovane, schiavi (purtroppo) e merci di ogni tipo: un luogo di passaggio e di transito.
In seguito, abbiamo subito una colonizzazione pesante e dolorosa, che ha contribuito a trasformare le migrazioni e spesso ha cercato di fermarle, modificarle e indirizzarle, ad esempio con il lavoro forzato. Conosciamo la figura saheliana dell’esodante…, dell’avventuriero, questi personaggi fanno parte della cultura sociale ed economica del Sahel, soprattutto in alcune stagioni dell’anno. E’ anche la mobilità della transumanza dei pastori che costituisce una delle ricchezze del Sahel.
Tuttavia, in questi diversi processi di spostamento e mobilità, abbiamo codificato e spesso “mercificato” la migrazione e i migranti. La mobilità verso la costa atlantica o verso il Nord Africa, o ancora più lontano, verso l’Europa, l’Asia o le Americhe, ha assunto una nuova dimensione per una serie di ragioni che ci portano alla geopolitica in questione. La crescente demografia, con una maggioranza di giovani, la ricchezza del sottosuolo, la riduzione delle aree di pascolo e dei punti d’acqua…
Il transito dei migranti verso il Nord e l’esternalizzazione delle frontiere europee nel Sahel hanno ridotto la libertà di mobilità dei migranti. Il resto lo sappiamo: questa parte del Sahel fa parte della frontiera meridionale dell’Occidente! Tutto questo, insieme ad altri fattori come le azioni dei Gruppi Armati Terroristi e il commercio di droga, armi e persone, ha contribuito a un notevole livello di violenza in quest’area.
I milioni di rifugiati, sfollati interni e migranti forzati ne dimostrano chiaramente gli effetti. Ma dovremmo guardare più da vicino alla forza sovversiva che si cela dietro la migrazione. Si tratta di chi, per molte ragioni, non accetta di scomparire nel silenzio dell’invisibilità della globalizzazione. Non sono d’accordo con il mondo così com’è e cercano qualcosa di diverso, che sta già avvenendo in viaggio. Ecco perché tutti i potenti guardano ai migranti con un certo sospetto!
Finalmente abbiamo la sabbia, naturalmente! A volte ce ne dimentichiamo, ma la realtà è testarda e ce lo ricorda: in fondo, noi stessi non siamo altro che sabbia, sabbia con un cuore! Da quando sono arrivato a Niamey, 12 anni fa, sono stato sedotto dalla sabbia e dalla sua umile, fedele, ineluttabile… eterna presenza! Il Sahel non è tutto sabbia, ma la sabbia è un elemento costante delle nostre strade e delle nostre vite. La sabbia si insinua, si mescola, va dappertutto ed è mobile perché si adatta alle situazioni, non si impone… Regni, presidenti, regimi militari e stai di eccezione vanno e vengono ma la sabbia resta!
Per me, questa è la metafora più interessante per le persone, i popoli del Sahel, che stanno costruendo una nuova politica, non con la strategia ma con l’avventura quotidiana della sopravvivenza. Nel Sahel anche la geopolitica è di sabbia e chi non ne tiene in debito conto nelle sue analisi si accorgerà, col tempo e a sue spese, che tutto era già stato scritto. Il vento aveva cancellato ciò che la polvere, con ostinazione, aveva cercato di ricordare.
Padre Zerai racconta la guerra nel Corno d’Africa
Alcune settimane fa tra Etiopia ed Eritrea la pace è ritornata a rischio, dopo l’accordo di Pretoria che aveva portato all’accordo di cessate il fuoco in Tigrai, a partire dalla permanenza delle truppe eritree che invasero la regione autonoma tigrina alleate con l’esercito etiope e che sono rimaste in barba all’accordo di pace dello scorso anno, nella zona dell’Irob, al confine con l’Eritrea, contesa dal 1998 con Addis Abeba.
Il presidente Mattarella inaugura la ‘Casa dell’Amicizia’ della Comunità di Sant’Egidio
“C’è un senso di riconoscenza e di profondo apprezzamento per quello che fate: offrire e assicurare a chi ne ha bisogno, e non saprebbe altrimenti come provvedere, da una visita oculistica o ortopedica all’avvio alla scuola, dagli abiti al riconoscimento di opportunità che non si conoscono, dalla richiesta di cittadinanza all’avvio al lavoro.
Fondazione Migrantes: gli stranieri in Italia non sono in aumento
Martedì 17 ottobre è stato presentato il XXXII Rapporto sull’immigrazione, ‘Liberi di scegliere se migrare o restare’, curato dalla Fondazione Migrantes, organismo della Conferenza episcopale italiana che si occupa della pastorale dei migranti, in cui si è evidenzia che il numero degli stranieri in Italia è stabile, confermando che la vera emergenza in Italia è informativa e culturale, come ha commentato il segretario generale della Cei, mons. Giuseppe Baturi:
Papa Francesco: la compassione è l’impronta di Dio
Ieri sera papa Francesco in piazza san Pietro ha presieduto un momento di preghiera per i migranti con i padri sinodali, incentrando la riflessione sulla parabola del ‘Buon Samaritano’, che è la parola chiave dell’enciclica ‘Fratelli tutti’, ed invocando un’azione decisa contro i criminali che speculano sui viaggi dei migranti, davanti alla scultura ‘Angels Unawares’:
Per non dimenticare Lampedusa
Nel discorso ai partecipanti alla Conferenza internazionale sulla tratta delle persone umane, svoltosi il 10 aprile 2014, papa Francesco aveva sottolineato la tragedia che qualche mese precedente si era consumata a Lampedusa: “Immigrati morti in mare, da quelle barche che invece di essere una via di speranza sono state una via di morte. Così il titolo dei giornali. Quando alcune settimane fa ho appreso questa notizia, che purtroppo tante volte si è ripetuta, il pensiero vi è tornato continuamente come una spina nel cuore che porta sofferenza”.





























