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Dal Giffoni Film Festival un messaggio: la pace non è utopia, ma un impegno quotidiano
Premio Ercole per Rosario Valastro, presidente della Croce Rossa Italiana, ospite della sezione ‘Impact!’ al Giffoni Film Festival, per ‘il suo instancabile impegno umanitario, testimone di un’Italia che protegge, accoglie e non si arrende’ che nell’incontro con i giffoner ha toccato molti temi (dalla situazione umanitaria a Gaza al cambiamento climatico, passando per l’emigrazione):
“Sono contento di essere qui, davanti a una platea di giovani. I giovani si dice che sono il futuro. Per me è inaccettabile. Perché sì, sono anche il futuro, ma i giovani sono soprattutto il presente. L’errore più grande che noi adulti facciamo è parlare di giovani e non parlare con i giovani… Questo incontro mi ricorda l’assemblea di istituto di oltre 30 anni fa quando nel mio liceo venne la Croce Rossa e io decisi di diventare volontario”.
Diversi i temi oggetto delle domande. Ad iniziare dalla crisi climatica e dal ruolo della Croce Rossa: “Siamo in una fase in cui non ci possiamo preoccupare più solo della prevenzione ma ci dobbiamo occupare della mitigazione, cioè di mitigare gli effetti che i cambiamenti climatici hanno su di noi. Tutto questo anche per via del fatto che troppo spesso qualcuno ha messo in dubbio il cambiamento climatico”.
Al centro del dibattito, anche la criminalizzare delle organizzazioni non governative: “Negli ultimi dieci anni c’è stata una sorta di involuzione nei confronti di chi aiuta gli altri. Aiutare gli altri prima era considerato un atto da lodare, oggi quasi un atto da fessi; chiunque portava aiuto ha iniziato a essere guardato male. Eppure, noi abbiamo cercato di sottolineare davanti ai governi, inutilmente, che il portare aiuto risponde non solo al principio di portare amore alle proprie comunità, ma anche al rispetto delle convinzioni di Ginevra”.
Il riferimento è anche al portare aiuto a chi arriva dal mare, sempre “in base a convenzioni che gli Stati hanno firmato. Parliamo, cioè, di impegni che lo Stato ha preso. Invece, quanto ai migranti, è passata l’idea che chi viene è un fannullone e chi aiuta sta aiutando fannulloni. Niente di più falso”. Valastro ha ricordato che la Croce Rossa Italiana è presente nei porti di diverse città, “a Lampedusa e non solo. Quando arrivano quelle persone, le situazioni di violenza a sconforto che ascoltano volontari e operatori sono tante. Prendersela con chi aiuta è incomprensibile non solo sotto un profilo umano, ma ancora prima sotto un profilo logico”.
Il discorso è arrivato inevitabilmente alla situazione in corso nella Striscia di Gaza: “Non è mai troppo tardi perché qualcuno possiamo salvarlo ma quello che sta succedendo quasi nel silenzio istituzionale è irrazionale… Nella Striscia di Gaza è iniziato qualcosa che va fuori dalle regole. Ovviamente va fuori dalle regole l’attacco di Hamas e il fatto che Hamas abbia torturato e tenga ancora in ostaggio le persone. Ma è fuori dalle regole attaccare la popolazione civile addirittura mentre sta andando a prendere gli aiuti umanitari. E’ fuori dalle regole non consentire alla Croce Rossa di portare aiuti. E’ fuori dalle regole bombardare ospedali: attaccare un ospedale ha come scopo solo creare sofferenza ulteriore”.
Infine ha invitato a non assuefarsi al male: “Non credo che ci possiamo assuefare a una cosa del genere, non credi sia possibile. E se lo credessi dovrei togliermi l’emblema che porto e fare un’altra cosa… Stiamo cercando di spingere il governo israeliano a farci rientrare. Lo stiamo facendo in silenzio”.
Inoltre il tema di #Giffoni55 si è amplificato per una missione capace di costruire un futuro, come sottolineano il presidente onorario Generoso Andria e la direttrice Alfonsina Novellino: “In un tempo in cui tutto corre veloce, fermarsi per ascoltare il silenzio del cuore è un atto rivoluzionario. La fede è luce nei momenti bui, la pace è il dono più grande che possiamo coltivare e trasmettere. Con piccoli gesti, con parole sincere, con la forza dell’ascolto e della speranza, possiamo essere strumenti d’amore.
Che ogni giorno sia occasione per tendere la mano, per scegliere la gentilezza come forma di coraggio. Fondazione Aura crede in un mondo dove la pace non è utopia, ma impegno quotidiano. Un mondo dove la fede diventa azione, e l’amore per l’altro diventa strada da percorrere insieme”.
Infatti nell’ambito di questa finalità sociale, si inserisce il Premio AURA, rappresentate la Nike di Samotracia. Maestosa, protesa in avanti, avvolta dal vento della storia e del destino, la Nike di Samotracia è da secoli simbolo universale di vittoria. Non una vittoria qualunque, ma quella che nasce dal movimento, dalla resistenza, dalla bellezza dell’agire umano in armonia con lo spirito e il tempo. Da questa potente immagine prende forma il Premio AURA, concepito come un riconoscimento autentico e profondo a chi incarna i valori della forza, della costanza, della condivisione e dell’unione.
Ad introdurre l’incontro è stato il fondatore e direttore di Giffoni, Claudio Gubitosi, che ha ricordato il lungo percorso di collaborazione con Fondazione Con il Sud e con l’impresa sociale Con i Bambini, nato con il progetto ‘Sedici modi di dire ciao’: “Abbiamo scelto di lavorare nelle regioni che amiamo di più, quelle che hanno più bisogno di noi. Luoghi che ci riportano alle nostre origini, a una povertà che era dignitosa. Abbiamo fatto tanto e bene. Ringrazio il Dipartimento Progetti Speciali, guidato da Marco Cesaro, per il lavoro svolto in questi anni”.
Ad illustrare il senso e lo spirito della campagna Ortensia Ferrara, responsabile dei Progetti Editoriali e Comunicazione di Con i Bambini: “Non sono emergenza nasce dall’idea che i ragazzi non sono un problema da gestire, ma protagonisti da ascoltare. Abbiamo usato strumenti diversi: una panchina per raccogliere storie, cartoline, pubblicazioni come quello di Carlo Beorchia. Immagini e video per raccontare la loro ricerca di benessere psicologico, è stata la linea dominante della campagna”.
Visibilmente emozionata la regista Arianna Massimi, ha condiviso la genesi del documentario: “E’ un progetto che nasce da me adolescente. Ho voluto raccontare un mondo interiore fatto di difficoltà che ho vissuto in prima persona. La salute mentale è un tema da affrontare anche in termini collettivi, quasi epidemici. Con questo lavoro ho voluto dare forma alla dimensione condivisa del dolore e della fragilità. Era giusto e necessario che ‘Non sono emergenza’ fosse una campagna online perché doveva utilizzare proprio quegli strumenti che spesso amplificano condizione di disagio”.
A chiudere l’incontro, le parole del fotografo Riccardo Venturi, che ha ideato e partecipato alla campagna con i suoi scatti: “Questi ragazzi sono, oserei dire, la parte sana di una società malata. Hanno il coraggio di metterci la faccia anche per noi. Con le loro testimonianze non hanno solo voluto lanciare un grido di dolore, ma dare uno squillo di tromba, suonare la sveglia ai loro coetanei, a chi vive la loro stessa condizione, il loro stesso disagio ma non lo esprime”.
(Foto: Giffoni Film Festival)
La famiglia non ce la fa più!
“In occasione della Giornata internazionale della famiglia istituita dall’Onu, il Forum delle associazioni familiari rinnova l’appello a riconoscere fattivamente il valore della famiglia come nucleo fondamentale della nostra società, cardine della coesione e della solidarietà tra generazioni. La famiglia è una risorsa per tutti senza la quale non c’è futuro”: lo ha sottolineato il presidente del Forum nazionale delle associazioni familiari, Adriano Bordignon, in occasione della Giornata internazionale della famiglia istituita dall’Onu che ricorre oggi.
Ed ha ricordato che per l’Organizzazione mondiale delle Nazioni Unite, la famiglia è il ‘fondamentale gruppo sociale e l’ambiente naturale per lo sviluppo e il benessere di tutti i suoi membri, in particolare i bambini’: “Molti Paesi, nelle proprie leggi fondamentali, mettono al centro della società la famiglia dedicandole alcuni articoli molto importanti e densi di grandi obiettivi morali e sostanziali, tuttavia, in un gran numero di essi le famiglie si trovano spesso ad essere prive degli adeguati supporti per educare i più piccoli, sostenere i più fragili, supportare la crescita economica, culturale, sanitaria e lavorativa dei componenti.
Le sfide epocali che stanno attraversando la società e trasformando le famiglie chiedono uno sforzo supplementare fatto di investimenti di risorse, progetti e pensieri. Amareggia un mondo che, attraversato da oltre 60 conflitti, sceglie di spendere ancora per armamenti che distruggono vite, culture ed intere società, invece che investire per rilanciare la natalità e per la funzionalità delle famiglie”.
Quindi è necessario dare un adeguato supporto alle giovani coppie che vogliono ‘costruire’ una famiglia: “La spesa per la famiglia non può essere considerata un costo ma un investimento strategico per il benessere e la sostenibilità del nostro tessuto sociale. Investire sulla natalità non è solo una scelta valoriale: è una necessità economica. Senza nuove nascite, viene meno la base stessa su cui poggia il nostro sistema di welfare, si indebolisce il mercato del lavoro, crollano la competitività e la produttività e si mette a rischio la tenuta delle pensioni e dei servizi pubblici essenziali”.
Ed ecco la richiesta al governo italiano di “un potenziamento dell’Assegno unico universale, un rafforzamento dei congedi parentali e un’estensione dei servizi educativi, sanitari e di prossimità sui territori, affinché ogni famiglia possa contare su un ambiente favorevole in cui crescere figli e prendersi cura dei propri cari. Ma tutto questo non basta se non si accompagna a una vera e propria azione culturale: serve restituire alla famiglia il suo ruolo centrale nel dibattito pubblico, nei media, nella scuola, superando stereotipi e marginalizzazioni”.
Infatti secondo una ricerca dell’IREF dedicata al reddito delle famiglie italiane, sulla base di dati rigorosamente anonimi forniti dal Caf Acli di circa 550.000 nuclei familiari riferiti a 5 anni fiscali consecutivi (2020-2024) il reddito delle famiglie si sta ‘sgretolando’ con uno scivolamento del ceto medio, ben il 10%, e quindi di coloro che hanno anche un lavoro, verso la povertà:
“La crisi non solo ha eroso i redditi, ma ha anche allargato la forbice tra le aree del Paese e tra le fasce sociali. Rischiamo che alcuni pilastri fondamentali del nostro Stato, come la salute, non siano più un diritto ma una scelta. Servono politiche strutturali che riescano ad aumentare il valore reale dei salari e poi bisogna garantire tutela dell’esercizio dei diritti fondamentali”.
Lo studio, intitolato ‘Sempre meno ceto medio’, mette in luce le crescenti disuguaglianze territoriali e la contrazione della fascia intermedia della popolazione, come ha sottolineato Lidia Borzì, delegata per la Famiglia e gli Stili di vita delle Acli: “Il Panel Redditi Acli (PRA) che abbiamo costruito in questi anni, con la pandemia ancora in corso, segue oltre 549.000 famiglie italiane, parliamo di numeri veri e non di campioni, con un raffronto reale lungo cinque anni fiscali che ci offrono davvero una delle immagini più dettagliate disponibili sullo stato dei redditi reali nel nostro Paese. Questo impoverimento del ceto medico rischia anche di influenzare i dati già drammatici, sulla denatalità.”
La ricerca ha messo in evidenza una serie di diseguaglianze e di squilibri che si sono accentuati negli ultimi anni: le famiglie residenti nelle grandi città dichiarano redditi medi superiori del 17% rispetto a quelle delle aree interne. Il gap può arrivare ad oltre € 9.000 annui tra i nuclei familiari più ricchi a seconda dell’area geografica.
Quindi, anche considerando differenti composizioni familiari, con diversi livelli di impegno nel mercato del lavoro e carichi non si appiana il gap reddituale tra città e territori marginali. L’unica comunanza che si riscontra è nei redditi molto bassi, rispetto ai quali la geografia non fa purtroppo grande differenza.
Dalla ricerca è emerso che tra il 2020 e il 2024, la percentuale di famiglie appartenenti al ceto medio è scesa dal 59,6% al 54,9%; in particolare, oltre 55.000 famiglie sono passate dal ceto medio al ceto inferiore. In sostanza il 10% delle famiglie del panel è passata dal ceto medio al ceto inferiore mentre solo lo 0,8% è riuscito a salire al ceto superiore.
Mons. Yoannis Lazhi Gaid, Presidente della Fondazione Fratellanza Umana, ha partecipato alla Conferenza Internazionale sul Dialogo tra Civiltà e Tolleranza
Mons. Yoannis Lazhi Gaid, già Segretario personale di Sua Santità Papa Francesco, Presidente della Fondazione della Fratellanza Umana e dell’Associazione Bambino Gesù del Cairo, nonché Rappresentante della Sede Apostolica nell’Alto Comitato per la Fratellanza Umana, ha partecipato alla Seconda Conferenza Internazionale sul Dialogo delle Civiltà e della Tolleranza, tenutasi ad Abu Dabhi dal 19 al 22 febbraio presso l’Abu Dhabi Energy Center.
La conferenza dal tema “Empowering Youth for a Tolerant Future” è stata organizzata dal Centro di Ricerca Emirates Scholar, una filiale della Fondazione Emirates per la Scienza e la Ricerca, in collaborazione con il Ministero della Tolleranza e della Coesistenza, e con il supporto dell’Ufficio Congressi e Mostre di Abu Dhabi, che fa parte del Dipartimento della Cultura e del Turismo.
La conferenza, tenutasi sotto il patrocinio di Sua Eccellenza Sheikh Nahayan Mabarak Al Nahyan, Ministro della Tolleranza e della Coesistenza e con la partecipazione di figure di spicco a livello mondiale, ha sottolineato la posizione degli Emirati Arabi Uniti, sotto la guida di Sua Altezza Sheikh Mohamed bin Zayed Al Nahyan, Presidente degli Emirati Arabi Uniti, come capitale globale della tolleranza, della coesistenza e della fratellanza umana.
Il convegno ha visto la presenza di oltre 5.000 partecipanti con oltre 100 relatori provenienti da vari settori governativi, diplomatici, accademici, religiosi e culturali, accanto a un’élite di dignitari internazionali ed esperti provenienti da tutto il mondo.
Sono stati presentati anche 120 documenti di ricerca e 25 workshop interattivi con approfondimenti diversificati sull’impatto dell’empowerment dei giovani nella promozione della tolleranza. I temi trattati sono stati: lo scambio culturale, il ruolo dell’educazione nel favorire la coesistenza e l’importanza di abbracciare la diversità culturale per costruire società coese.
Mons. Yoannis Lazhi Gaid ha espresso i suoi più sinceri ringraziamenti al Dr. Muhammad Abdullah Ali, presidente del Centro di Ricerca e Consulenza Trends, e al Dr. Hamad Al-Kaabi, caporedattore del Giornale Ittihad, per aver sostenuto la conferenza e per il loro grande contributo alla diffusione della cultura del dialogo e della tolleranza e per aver promosso gli sforzi per il progresso e la prosperità della regione araba.
Monsignor Gaid ha incontrato, a margine della conferenza, Sua Eminenza Imam Hassan El-Shalghoumi, Imam della Moschea Municipale Dransi a Sin San Dhoni, elogiando il suo ruolo strategico nella promozione di una cultura del dialogo, della tolleranza e della pace.
Mons. Gaid ha elogiato gli sforzi degli Emirati Arabi Uniti nel promuovere la pace mondiale e la coesistenza tra religioni e culture, fornendo un modello umanitario di tolleranza e fratellanza umana, ispirato dall’approccio del leader fondatore Sheikh Zayed.
Con le monache di Cascia il ‘futuro è rosa’: sport ed inclusione per le persone con disabilità intellettiva ed autismo
Donare speranza e un futuro rosa a chi ha bisogno d’aiuto, in particolare cambiando lo sguardo sulla disabilità intellettiva e sull’autismo, per una reale inclusione attraverso lo sport. Questo l’obiettivo con cui la Fondazione Santa Rita da Cascia ETS ha lanciato la sua campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi di Natale ‘Il futuro è rosa’, per sostenere i fragili. Si vogliono in particolare supportare due progetti di ippoterapia (Ravenna) e canottaggio terapia (Napoli), per un totale di 60 tra bambini, ragazzi e giovani adulti con disabilità intellettiva, tra cui l’autismo.
La Fondazione vuole raccogliere oltre € 170.000 per due progetti in cui una pratica sportiva, ampiamente usata come terapia complementare, viene declinata in maniera diversa. Presso il Villaggio Lakota di Ammonite, nella campagna ravennate, l’ippoterapia diventa equitazione integrata, in quanto non prevede la presenza di psicologi, fisioterapisti e medici, ma si basa sulla competenza dell’istruttrice, una sportiva che unisce la conoscenza della disabilità alla profonda esperienza del cavallo, ai fini dell’inclusione. Presso la realtà dell’Accademia del Remo di Napoli, una pratica ludico-sportiva come il canottaggio diventa, con un approccio medico-scientifico, una vera terapia e uno sport praticato a livello agonistico.
Chi donerà speranza, sostenendo i più fragili e la disabilità, riceverà a sua volta speranza, con il Vademecum 2025, in un percorso per mantenerla viva durante tutto l’anno. Si tratta di un prezioso strumento che potrà essere utile ogni giorno per annotare appuntamenti, riflessioni e propositi, insieme a date importanti della comunità e messaggi ispiratori delle monache agostiniane del Monastero Santa Rita da Cascia, coloro che nel 2012 hanno deciso di creare la Fondazione per rendere più strutturate le loro opere di solidarietà. La donazione minima richiesta per il vademecum è di € 18, per saperne di più si può cliccare su www.fondazione.santaritadacascia.org.
“In attesa del Natale e del nuovo anno, nell’epoca di disumanizzazione che stiamo vivendo, vogliamo invitare tutti a vivere il 2025 coltivando ogni giorno la speranza, per sé e per gli altri, guardando così al futuro con occhi nuovi. commenta Suor Maria Rosa Bernardinis, Presidente della Fondazione e Madre Priora del Monastero.
Chi dona permette alla Fondazione di rendere a sua volta reale la speranza che Santa Rita incarna, in sostegno dei più fragili, attraverso i suoi progetti di solidarietà. Una speranza che andrà a supportare in particolare bambini e giovani con disabilità intellettiva, tra cui l’autismo, permettendo loro una reale inclusione attraverso lo sport. Il vero problema sono i pregiudizi e l’incapacità di guardare oltre le etichette che persistono nella nostra società. Spesso, vediamo solo i loro limiti, senza considerarli come essere umani con la loro unicità e le loro potenzialità da rendere reali, offrendo loro le stesse opportunità dei loro coetanei, in modo che si sentano parte integrante e attiva della comunità”.
I progetti testimoniano concretamente questo approccio, permet-tendo ai bambini e giovani adulti cui sono destinati di esprimersi, integrarsi e sviluppare nuove abilità, in contesti economici spesso difficili. Presso il Villaggio Lakota di Ammonite, l’ippoterapia ha già aiutato Elena, 16 anni, a superare la paura degli animali, e Filippo, 14 anni, a sviluppare consapevolezza e maggiore autocontrollo. Nel quartiere napoletano di Soccavo, presso la realtà unica dell’Accademia del Remo, Lorenzo, 30 anni, ha sperimentato un ‘salto quantico’ nel suo sviluppo personale.
I fondi raccolti dalla Fondazione mirano a sostenere i costi delle lezioni e del tondino (la struttura coperta sotto cui svolgerle in caso di freddo e pioggia) per l’ippoterapia, per un contributo triennale di oltre 139mila euro; ai ragazzi del canottaggio si vuole invece destinare un van, per favorire i loro spostamenti in caso di allenamenti e trasferte per le gare, oltre a sostenere i costi dei collaboratori, per un totale di € 31.000.
(Foto: Fondazione Santa Rita da Cascia)
A Bari l’Assemblea Generale del Forum delle Associazioni Familiari ‘Guardando al Futuro’
Nello scorso fine settimana si è conclusa presso il Palazzo del Comune di Bari, l’Assemblea Generale del Forum delle Associazioni Familiari dal titolo ‘Guardando al Futuro’ con un focus particolare sui giovani.
Dall’Indagine realizzata dall’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo, sui giovani dai 14 ai 34 anni, emerge un atteggiamento di complessiva fiducia verso l’IA: solo un terzo del campione (32,7%) reputa l’AI più un rischio che un’opportunità. L’Italia, al contempo, attesta livelli più bassi su tutte e tre le variabili: conoscenza dell’IA (9%); utilizzo di almeno un’applicazione (32,1%) e percezione del rischio (27,8%) rispetto a Paesi come Spagna, Francia, Germania, Gran Bretagna.
Sia gli adolescenti (14-17 anni) che i giovani adulti (18-34 anni), rispettivamente il 52,7% e il 53,8%, ritengono che la propria generazione sia più attenta alla questione ambientale rispetto alle generazioni più adulte. Gli adolescenti considerano i genitori la principale fonte d’informazione su questioni a carattere ambientale (79,8%, mentre per i giovani adulti sono gli scienziati e gli esperti (71,8%). L’Italia ha la più alta percentuale di giovani che non pianificano un figlio per problemi economici personali (circa 70% contro una media europea del 60%), per la preoccupazione legata alla crisi economica, per l’impatto sulla qualità della vita della famiglia (68% contro una media europea del 60%) e per le conseguenze future del cambiamento climatico dei potenziali figli (62% contro una media europea del 52%).
Secondo i dati dell’Istat, nell’ultimo decennio abbiamo assistito alla forte crescita della migrazione dei laureati italiani all’estero (+281,3% tra il 2011 e il 2021, passando da 4.720 a 17.997) che ha investito trasversalmente il Paese, assumendo tuttavia i valori più alti tra i giovani del Sud (+402,1%, passando da 1.025 nel 2011 a 5.147 nel 2021), a fronte di un valore in linea con la media nazionale al Centro (+283,2%) e leggermente inferiore per le regioni del Nord (+237,4%).
I giovani sotto i 35 anni contano sempre di meno: nel 2002 rappresentavano poco meno di un terzo dell’elettorato attivo (il 30,4%), nel 2022 la loro incidenza scende al minimo storico del 21,9%, con una perdita di oltre 2,6 milioni di elettori (da 14,3 a 10,9 milioni), rispetto ad un elettorato maturo/anziano il cui peso sale dal 69,6% al 78,1% tra il 2002 e il 2022.
Per Adriano Bordignon, Presidente Forum delle Associazioni Familiari: “Anche questa trasformazione ‘strutturale’, che vede i giovani divenire progressivamente meno rilevanti nei risultati elettorali, contribuisce probabilmente a spiegare la complessiva propensione della politica verso programmi, interventi e iniziative destinati alle fasce adulte e anziane, capaci di avvicinare le quote più consistenti del consenso, ma certamente poco idonee a costruire a medio-lungo termine le condizioni per un futuro migliore del Paese. Non c’è investimento su natalità e nuove generazioni con questo tipo di propensione”.
Il Forum delle Associazioni Familiari ha ideato il ‘Progetto Fosbury’ allo scopo di realizzare iniziative a favore dei giovani, sia con enti pubblici che con la società civile nel suo complesso. La sfida attuale è quella di trovare nuovi punti di forza e di innovazione, che impattino sulla vita dei giovani perché possano essere protagonisti, come ha fatto Fosbury nella storia del salto in alto.
L’ex atleta statunitense, nato nel 1947, è divenuto famoso per la rivoluzionaria tecnica di salto in alto che ha introdotto e perfezionato. La tecnica, conosciuta come ‘Fosbury Flop’, consiste nel superare l’asticella con il corpo rovesciato all’indietro, piuttosto che affrontare il salto frontalmente come era consuetudine prima di lui.
Durante l’evento è stata presentata l’indagine ‘Cultura della genitorialità e promozione della natalità’, a cura della Confederazione Nazionale dei Consultori familiari di ispirazione cristiana (CFC), in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore (Centro Studi sul Volontariato e la partecipazione sociale – CESVOPAS). Dalla ricerca è emerso il bisogno di supporto psico-sociale e educativo per famiglie, con richieste crescenti su neogenitorialità, adolescenza, conflittualità e relazioni familiari. In tal senso i Consultori predispongono interventi e azioni mirati: Il 64% dei Consultori offre percorsi di accompagnamento alla genitorialità e il 62% consulenze individuali o familiari.
Per Adriano Bordignon, Presidente Forum delle Associazioni Familiari: “I giovani sono il cuore pulsante della nostra società e meritano di essere al centro delle politiche familiari, educative e sociali. Ma troppo spesso, vediamo i nostri ragazzi intrappolati in una realtà che li frena: la precarietà lavorativa, la difficoltà di accesso alla casa, il peso di aspettative irrealistiche e un mondo digitale che, pur portando vantaggi, spesso crea isolamento.
Come Forum delle Famiglie, crediamo sia prioritario fare in modo che i giovani non solo possano essere ascoltati, ma che le loro necessità vengano riconosciute e affrontate concretamente. È altrettanto fondamentale puntare su modelli positivi e offrire loro opportunità di partecipazione. In questo senso, chiediamo che venga investito maggiormente nell’educazione, nella formazione professionale e, soprattutto, nel sostegno alle famiglie. Solo un ambiente familiare sereno e stabile può garantire la crescita sana e felice dei giovani, in quanto luogo di educazione, crescita e sostegno, cruciale nel fornire loro gli strumenti e il supporto per guardare al futuro con fiducia e speranza”.
Secondo Eugenia Roccella, ministra per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità: “Come Governo abbiamo messo la famiglia al centro della nostra azione fin dall’inizio. La denatalità è un fenomeno che riguarda tutto il mondo sviluppato ed è un problema che dobbiamo porre all’attenzione della comunità internazionale. Il Governo ha investito risorse significative nonostante i limiti di bilancio. Abbiamo aumentato in primis l’assegno unico per le famiglie numerose, siamo intervenuti sulla conciliazione vita lavoro potenziando il rimborso per l’asilo nido, rafforzato misure come la decontribuzione per le madri lavoratrici e il bonus per i nuovi nati. Inoltre stiamo lavorando ad ulteriori iniziative”.
Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia, ha dichiarato che: “Il calo demografico gigantesco a cui stiamo assistendo non è rimediabile in via ordinaria e sta coinvolgendo tutta l’Europa. È prioritario incentivare la natalità sotto diversi profili, basti pensare all’elevato bisogno di manodopera. Il nostro tentativo è quello di costruire una società più giusta e coerente con il modello di famiglia che la società ci offre. Ci sono luoghi a rischio spopolamento da rilanciare, incoraggiando il ritorno di persone alle quali si possono offrire nuove opportunità potenziando le agenzie per il lavoro. Serve, dunque, creare una massa critica a favore della natalità promuovendo una cultura a sostegno della famiglia per invertire la drammatica tendenza in atto e incentivare, così, il progresso sociale”.
Per Vito Leccese, Sindaco di Bari: “L’Assemblea Generale del Forum delle Associazioni Familiari è un momento significativo di riflessione sul valore che oggi le famiglie rappresentano. Sono il primo presidio utile per favorire l’inserimento dei giovani nella società. Molti di loro vivono problemi di disagio esistenziale e di partecipazione attiva nella vita quotidiana, per cui abbiamo il dovere di accompagnarli in questo cammino e le famiglie, al riguardo, svolgono un ruolo fondamentale”.
“Ringrazio il Forum delle Associazioni Familiari per il servizio che rende alla famiglia, tessuto vivo della Chiesa. In questi anni è sempre stata avvertita la vicinanza dei vescovi di Puglia con il Forum, attraverso un’interlocuzione proficua” ha dichiarato Mons. Giuseppe Favale, Segretario della Conferenza Episcopale Pugliese. “È fondamentale investire sempre di più nel futuro dei giovani. Il mio augurio è che dalla riflessione odierna nasca un entusiasmo sempre più grande affinché le nuove generazioni si lascino affascinare dalla bellezza della vita matrimoniale. Occorre, al contempo, porre le basi affinché la famiglia sia un punto di riferimento, individuando percorsi nuovi per portare effetti benefici a lungo termini”.
Andrea Orio, Osservatorio Giovani, ha sottolineato: “I dati emersi dalla ricerca condotta dall’Osservatorio Giovani con l’Istituto Toniolo fotografano un quadro significativo, in particolare per quanto riguarda l’Intelligenza Artificiale che per i due terzi dei giovani italiani rappresenta un’opportunità. Al contempo, la percezione circa i rischi e le minacce per la privacy è comparativamente più bassa nel nostro Paese. Rileva, inoltre, una particolare consapevolezza da parte delle nuove generazioni rispetto alle questioni ambientali. Preoccupa, tuttavia, la più alta percentuale dei giovani italiani che non pianificano un figlio per problemi economici e per il possibile impatto futuro dei cambiamenti climatici”.
Alberto Pellai, psicoterapeuta, ha evidenziato: “Stiamo vivendo una fase molto sfidante per la famiglia. I genitori sono preoccupati perché i figli passano molto tempo in una sorta di autoreclusione all’interno delle piattaforme social o usufruendo dei videogiochi. Viviamo un cambio epocale determinato dalla digitalizzazione in cui famiglia e scuola svolgono un ruolo cruciale.
Insisto molto sul concetto di allenamento alla vita poiché è essenziale preparare i figli a gestire la realtà. La generazione degli adolescenti è caratterizzata da un’ansia crescente per cui la scuola resta l’unico luogo in cui si confrontano con un mondo adulto. È necessario, dunque, creare spazi di aggregazione con figure adulte esperte di relazione per sostenere i bisogni di crescita dei nostri figli”.
Per Lorenzo Pellegrino, Azione Cattolica: “È indicativo come in tutto il testo della Legge di Bilancio sia citata appena quattro volte la parola giovani o la stessa area semantica, mentre soltanto tre volte sia affrontata la questione delle dipendenze e una sola volta il tema delle alleanze educative. È necessario, dunque, raccontare il progetto di una famiglia possibile, che non è un punto di arrivo ma di inizio. Servono politiche lavorative che contrastino il precariato e, parallelamente politiche sulla casa che supportino i giovani a formare una famiglia”.
Il Principe Alberto II di Monaco ai giovani di Rondine Cittadella della Pace: Voi siete i leader di domani
E’ stato il primo Sovrano a percorrere la salita delle bandiere della Cittadella della Pace ed a stringere la mano ai futuri leader di pace che qui si formano, studiano e convivono per superare l’odio che divide i loro popoli. Il Principe Alberto II di Monaco rimarrà nella storia di Rondine per questo primato ma sarà la sua gentilezza e curiosità a rimanere impressa nella memoria collettiva:
“Sono profondamente colpito dall’unicità di Rondine e dal suo approccio creativo come strumento per sostenere la trasformazione dei conflitti su scala globale… Voglio lodare Rondine per le sue eccezionali iniziative e il suo impegno, qui in Italia e a favore della pace nel mondo. Attraverso il suo programma principale, la ‘World House’, Rondine contribuisce a abbattere barriere, pregiudizi e incomprensioni. Accogliamo con favore tutte le iniziative che promuovono una cultura di tolleranza, dialogo, fiducia, riconciliazione e pace duratura. Monaco è fermamente impegnato a favore della pace, dello sviluppo sostenibile per tutti e del rispetto dei diritti umani in tutti i paesi”.
Il presidente di ‘Rondine’, Franco Vaccari, ha ringraziato il principe di Monaco per la visita: “Rondine ringrazia per il grande onore ricevuto dal Principe Alberto II di Monaco perché, nonostante abbia già ricevuto le visite dei Capi di Governo, è la prima volta che riceve la visita di un Capo di Stato è il frutto anche di una collaborazione generosa con la comunità monegasca e il Principato.
La ‘Coopération monégasque au développement’ sostiene i giovani di Rondine da alcuni anni. Speriamo che questa visita possa rafforzare i legami di collaborazione di amicizia col Principato e speriamo che Sua Altezza abbia aperto una strada per tanti giovani, anche del Principato, che possano venire qui a studiare: sia ai giovani dei licei sia ai giovani dell’università per fare la formazione con il Metodo Rondine che oggi con la sua presenza riceve il conforto e un grande nuovo riconoscimento”.
All’arrivo nel borgo toscano, Sua Altezza, accompagnato da Anne Eastwood, Ambasciatrice di Monaco a Roma assieme al Console Onorario del Principato di Monaco a Firenze, Alessandro Antonio Giusti, è stato accolto dal Presidente Franco Vaccari e da una delegazione di Rondine per i saluti Istituzionali. Poi la passeggiata attraverso i luoghi simbolo che raccontano la storia e valori della Cittadella.
Dal Monumento delle rondini che ne racconta le radici spirituali e culturali, fondate sui massi di La Verna, Camaldoli e dell’Arno, fino all’Arena di Janine, luogo dell’ultima testimonianza pubblica di Liliana Segre, passando per il Castello medievale che tiene traccia di un passato ‘fortificato’ e oggi rovesciato da quei giovani ‘nemici’ che arrivano da luoghi di guerra di tutto il mondo per cambiare la storia, partendo da sé stessi.
Proprio a loro, i giovani della World House, era rivolto il discorso del Principe Aberto II, insieme ai fratelli minori del Quarto Anno Rondine, studenti di tutta Italia che hanno scelto di frequentante un anno di scuola internazionale e interculturale alla Cittadella della Pace per imparare a trasformare i conflitti in modo creativo attraverso il Metodo Rondine, perché come ha raccontato Adeline, studentessa Kosovara che ha dato il benvenuto a nome di tutti i giovani della Cittadella:
“Rondine non è solo un posto dove si parla di pace, ma è dove la viviamo ogni giorno. E non è facile ma attraverso il semplice atto di vivere insieme condividendo pasti, risate, abbracci, silenzi e persino scuse iniziamo a guarire”.
Le sue parole hanno condotto i partecipanti nel dramma della guerra ma anche nella fatica quotidiana che a Rondine trasforma quel dolore in futuro: “Quando ero piccola, lasciavo la stanza ogni volta che si parlava di guerre. Non volevo ascoltare, il dolore, la paura e i ricordi erano troppo pesanti. Ma qui a Rondine, ho imparato che non possiamo capire veramente noi stessi o gli altri senza affrontare quelle storie. Questo posto mi ha insegnato ad ascoltare, non solo la mia storia, ma anche quelle degli altri, anche di quelli che ci insegnano a vedere come nemici”.
Al suo fianco Georges Théodore Dougnon, ex studente maliano di Rondine, vicepresidente di ‘Rondine International Peace Lab’, il network internazionale degli alunni di Rondine. “Come tutti voi, mi chiedo: cosa posso fare? E chiedo a Vostra Altezza: Come può aiutarci a trasmettere ai leader globali che non vogliamo la guerra, che noi, giovani leader, cerchiamo di essere ascoltati? Guardiamo a voi, ai nostri leader e fonti di ispirazione, affinché serviate con noi la causa della pace. Mi permetto di ripetere una frase del mio sogno di pace: ‘Sostituiamo le armi con la zappa e coltiviamo la pace”.
Proprio dal suo impegno e da quello di altri ex studenti è nato il progetto Educ4Peace, per dare una seconda possibilità a decine di giovani e bambini che avevano abbandonato la scuola a causa della crisi, dare loro accesso all’istruzione, e l’opportunità di un futuro diverso:
“Oggi sono orgoglioso di amplificare le voci di questi bambini, giovani e donne. Vivono con poche risorse in aree devastate dalla guerra, e continuerò a difendere le loro voci ogni volta che sarà necessario” ha affermato Georges auspicando infine che Sua Altezza possa continuare “a sostenere quei giovani che, dopo questa meravigliosa esperienza, quella che io chiamo la scuola della vita, tornano nei loro paesi. Hanno bisogno del suo continuo sostegno affinché Rondine possa aiutarli a fare la differenza nelle loro comunità”.
Grande l’apprezzamento del Principe Alberto II per i giovani di Rondine che ha affermato: “Voi siete i leader di domani. Nella vostra diversità, con i vostri background, attraverso tutte le iniziative già implementate o che saranno intraprese, rappresentate il futuro. Siamo ispirati dalla vostra energia e dalle soluzioni innovative che portate avanti. È vitale che il mondo di domani dia potere alle sue giovani e future generazioni”.
Il Sovrano ha inoltre ricordato la lunga collaborazione tra Rondine e il Principato: “Dal momento in cui è iniziata la sua collaborazione con Rondine nel 2015, Monaco ha contribuito a varie iniziative e ha sostenuto tre studenti della ‘World House’ inoltre è diventato anche il terzo paese l’anno scorso ad aderire all’appello ‘Leaders for Peace’ lanciato dagli studenti di Rondine presso le Nazioni Unite, co-sponsorizzando l’importante evento che ha avuto luogo lo scorso dicembre a New York per promuovere ulteriormente il Metodo Rondine.
Vorrei congratularmi con il Presidente Vaccari per l’approccio originale che è riuscito a realizzare, così come per il crescente riconoscimento che sta ricevendo e l’ispirazione che genera. Lodo tutti voi qui presenti, per il vostro impegno ad essere messaggeri di pace, amicizia e unità globale”. Non è mancato un dono per il Principe consegnato dagli studenti, realizzato grazie al prezioso lavoro di artigiani aretini, coordinati da Francesco Conti, maestro scultore e custode dell’antica arte.
Infine il pranzo con le autorità del territorio e gli amici della comunità monegasca a partire dagli Ambassador e un ristretto gruppo dei sostenitori storici della Cittadella. Dalla Famiglia Spinetta (Giuseppe, Ritalba ed Emanuela Spinetta) alla famiglia Negrini. Tra le autorità presenti, il vescovo Migliavacca, il governatore della Toscana Eugenio Giani, il sindaco di Arezzo Ghinelli, il prefetto De Luca, una rappresentanza della Provincia, il questore Di Lorenzo e il comandante dei Carabinieri Rubertà. Accompagnati dai loro docenti, inoltre, gli studenti dell’Istituto Alberghiero Santa Marta di Pesaro, rappresentanti delle Sezioni Rondine hanno curato il pranzo per il Principe e offerto il loro servizio.
(Foto: Rondine Cittadella della Pace)
Mario Marazziti: gli anziani sono la memoria del futuro
Oggi si celebra la IV giornata mondiale dei nonni e degli anziani con il tema tratto dal salmo 71 ‘Nella vecchiaia non abbandonarmi’, in cui si sottolinea come la solitudine sia l’amara compagna della vita di tanti anziani che, spesso, sono vittime della cultura dello scarto, valorizzando la preghiera di invocazione, come ha scritto nel messaggio per la giornata: “Dio non abbandona i suoi figli, mai. Nemmeno quando l’età avanza e le forze declinano, quando i capelli imbiancano e il ruolo sociale viene meno, quando la vita diventa meno produttiva e rischia di sembrare inutile.
Egli non guarda le apparenze e non disdegna di scegliere coloro che a molti appaiono irrilevanti. Non scarta alcuna pietra, anzi, le più ‘vecchie’ sono la base sicura sulla quale le pietre ‘nuove’ possono appoggiarsi per costruire tutte insieme l’edificio spirituale. La Sacra Scrittura, tutta intera, è una narrazione dell’amore fedele del Signore, dalla quale emerge una consolante certezza: Dio continua a mostrarci la sua misericordia, sempre, in ogni fase della vita, e in qualsiasi condizione ci troviamo, anche nei nostri tradimenti”.
Quindi nell’anno di preparazione al Giubileo, papa Francesco ha scelto di dedicare alla preghiera il tema di questa Giornata attraverso l’invocazione di un anziano che ripercorre la sua storia di amicizia con Dio.
Per comprendere meglio il messaggio di questa Giornata abbiamo colloquiato con lo scrittore e giornalista dott. Mario Marazziti, componente della Comunità di Sant’Egidio, partendo proprio dal titolo del tema (‘Nella vecchiaia non abbandonarmi’): per quale motivo papa Francesco riprende questa invocazione del salmista nel messaggio?
“E’ un’invocazione chiara. Come quella, estrema, di Gesù sotto la croce: ‘Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?’ (Mt 27,46). Ma è anche una condizione storica. Moltissimi anziani in istituti anonimi, a casa da soli, vivono questa condizione di espropriazione da sé, dalle proprie cose, dalla possibilità di condividere le proprie paure e le cose importanti. Come se non esistessero più, mentre esistono. Da questo dipende molto della nostra civiltà, se siamo capaci di riannodare questo rapporto”.
In quale modo gli anziani possono recuperare la ‘gioia’ di vivere?
“Vita è relazione. La ‘quarta età’ porta con sé anche minori forze e la necessità di convivere con le limitazioni di tante malattie croniche. Ma la vita e la felicità sono relazione. La vecchiaia rende tutto essenziale. Anche le relazioni si purificano, diventano gratuità, affetto ‘assoluti’, se si conta per qualcuno. Gli anziani più validi possono rompere la solitudine degli altri, visitandoli, a casa e in istituto. E poi il rapporto con i nipoti, la visita dei nipoti, che percepiscono questo amore pulito, diverso dai bellissimi ma a volte conflittuali rapporti con i genitori. Qui c’è una chiave del futuro, e di un futuro capace di memoria e trasmissione di quello che conta, diverso dalla civiltà ‘digitale’, che è tutta nel presente e nell’attimo”.
Nel messaggio il papa ha presentato il racconto di Rut: quale rapporto è possibile instaurare tra giovani ed anziani?
“La storia dell’anziana Noemi che è pronta a morire da sola e senza mezzi pur di dare un futuro alla giovane nuora Rut, che è anche una straniera, è un paradigma. E’ un doppio insegnamento, per una ‘controcultura’ capace di contrastare la solitudine e l’abbandono. Ce la spiega papa Francesco: ‘Rut, non si stacca da Noemi e le rivolge parole sorprendenti: Non insistere con me che ti abbandoni’ (Rut 1,16). Non ha paura di sfidare le consuetudini e il sentire comune, sente che quell’anziana donna ha bisogno di lei e, con coraggio, le rimane accanto in quello che sarà l’inizio di un nuovo viaggio per entrambe. A tutti noi (assuefatti all’idea che la solitudine sia un destino ineluttabile) Rut insegna che all’invocazione ‘non abbandonarmi!’ è possibile rispondere ‘non ti abbandonerò!’ Non esita a sovvertire quella che sembra una realtà immutabile: vivere da soli non può essere l’unica alternativa!”
Ed in quale modo gli anziani possono trasmettere la fede ai giovani?
“Per molti giovani Gesù, quando lo incontrano, amico e amore incondizionato, ha un fascino dirompente. Ma sono quasi sempre ignari del Vangelo e di come incontrarlo. C’è un vuoto in mezzo, una generazione, come se questa fosse una lingua straniera. I nonni hanno l’autorevolezza della vita, le loro parole e gesti hanno la forza della verità e dell’affetto. Possono loro trasmettere l’alfabeto della preghiera, il calore del Vangelo, anche attraverso il loro attaccamento alla preghiera”.
Gli anziani possono essere ‘protagonisti’ del futuro?
“Gli anziani costituiscono una riserva d’anima anche per il futuro, nella generazione dei giovani. Al tempo stesso rappresentano una occasione per aiutare un mondo travolto dalla pandemia dell’individualismo e dell’indifferenza per rientrare in sé stesso. Perché una società che si costruisce a misura degli anziani e dei deboli diventa vivibile, calda, umana per tutti. Ci sono due pandemie non dichiarate per le quali non c’è una mobilitazione generale per arrivare presto a un vaccino: l’individualismo, che attraversa credenti e non credenti, quasi fosse l’unica religione condivisa, e la solitudine. Di solitudine ci si ammala. Se siamo capaci di rifiutare la via dello ‘scarto’ per i 14.000.000 di anziani in Italia (ma lo saremo tutti) per un intero pianeta di anziani nel mondo, ci sarà un futuro. Loro stessi, nella solidarietà e nella relazione, nella capacità di sacrificio per gli altri, indicano la via del futuro”.
Per quale motivo è sorta una fondazione denominata ‘Età grande’?
“La Fondazione Età Grande vuole aiutare a costruire una visione: un mondo capace di fare degli anni in più non una maledizione, ma una benedizione. Per diffondere una nuova cultura e dare cittadinanza a un mondo di esclusi, a cui dobbiamo tutto, che è descritto come concorrente dei giovani. Da questa controcultura, come è la risposta resiliente di Rut, nascono anche le politiche, una organizzazione sociale e delle città incentrate sulla casa, la prossimità, i rapporti tra le generazioni, l’inclusione delle diversità e delle debolezze, la ricostruzione delle comunità.
Avremmo potuto capire dopo la pandemia: ‘siamo sulla stessa barca’.
Ma sembra che chi non è ancora anziano pensi sempre di avere un’altra barca e un altro destino. Nella pandemia di Covid-19 più del 40% di tutte le vittime della prima ondata, in Italia, in Spagna, in Europa, in Occidente, sono stati anziani in un qualche istituto. La casa da sola, senza servizi, senza medici, di per sé, ha protetto la vita di un anziano ricoverato 15 volte di più. Questo doveva innescare un cambiamento radicale di tutto il welfare per gli anziani, creando modelli di prossimità, forme innovative di ‘co-housing’, piccole residenze assistite, un ‘continuum’ di servizi socio-assistenziali a rete centrati sulla casa, assistenza domiciliare sociale e sanitaria integrata, moltiplicando le dimissioni ospedaliere protette, visto che la maggior parte di patologie sono croniche, non acute.
Gli studi che dimostrano che la solitudine raddoppia, a parità di patologie croniche, il rischio di morte sono tanti. In Italia un passo avanti è la legge 33/2023, una svolta storica, che indica queste azioni almeno come percorso integrativo di welfare, ma è ancora sotto-finanziata. Può essere l’avvio di una contro-cultura e di un ripensamento. E poi c’è la Carta dei diritti dell’Anziano, che la Fondazione ‘Età Grande’ comincia a far circolare anche in Europa. Sono punti di partenza, da diffondere”.
Papa Francesco: proteggere le persone e la natura
Oggi papa Francesco ha ricevuto in udienza i membri delle Pontificie Accademie delle Scienze e delle Scienze Sociali, che partecipano all’incontro ‘Dalla crisi climatica alla resilienza climatica’, che alla Casina Pio IV riunisce anche sindaci e governato, ribadendo l’urgenza di azioni concrete per difendere la vita delle persone e la natura:
“I dati sul cambiamento climatico si aggravano di anno in anno, ed è pertanto urgente proteggere le persone e la natura. Mi congratulo con le due Accademie per aver guidato questo impegno e aver prodotto un documento universale di resilienza. Le popolazioni più povere, che hanno ben poco a che fare con le emissioni inquinanti, dovranno ricevere maggior sostegno e protezione. Sono delle vittime”.
Ai partecipanti il papa ha posto una scelta, quella tra la difesa della vita e l’accettazione della morte: “Voi avete risposto che dobbiamo essere attenti al grido della terra, ascoltare la supplica dei poveri, essere sensibili alle speranze dei giovani e ai sogni dei bambini! Che abbiamo la grave responsabilità di garantire che non venga loro negato il futuro. Avete dichiarato di scegliere uno sviluppo umano sostenibile”.
E’ un invito ad affrontare seriamente i problemi, che si presentano oggi nel panorama mondiale: “Ci troviamo di fronte a sfide sistemiche distinte ma interconnesse: il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità, il degrado ambientale, le disparità globali, l’insicurezza alimentare e una minaccia alla dignità delle popolazioni coinvolte. A meno che non vengano affrontati collettivamente e con urgenza, questi problemi rappresentano minacce esistenziali per l’umanità, per gli altri esseri viventi e per tutti gli ecosistemi”.
Occorre risolvere questi problemi, perché colpiscono i poveri: “Ma sia chiaro: sono i poveri della terra a soffrire maggiormente, nonostante contribuiscano in misura minore al problema. Le Nazioni più ricche, circa un miliardo di persone, producono oltre la metà degli inquinanti che intrappolano il calore. Al contrario, i tre miliardi di persone più povere contribuiscono per meno del 10%, ma sopportano il 75% delle perdite che ne derivano. I 46 Paesi meno sviluppati, per lo più africani, rappresentano solo l’1% delle emissioni globali di CO2. Al contrario, le nazioni del G20 sono responsabili dell’80% di queste emissioni”.
Comunque è consapevole della difficoltà di tale ‘conversione’: “I dati emersi da questo vertice rivelano che lo spettro del cambiamento climatico incombe su ogni aspetto dell’esistenza, minacciando l’acqua, l’aria, il cibo e i sistemi energetici. Altrettanto allarmanti sono le minacce alla salute pubblica e al benessere. Assistiamo alla dissoluzione delle comunità e allo sfollamento forzato delle famiglie. L’inquinamento atmosferico miete prematuramente milioni di vite ogni anno.
Oltre tre miliardi e mezzo di persone vivono in regioni altamente sensibili alle devastazioni del cambiamento climatico, e questo spinge alla migrazione forzata. Vediamo in questi anni quanti fratelli e sorelle perdono la vita nei viaggi disperati, e le previsioni sono preoccupanti. Difendere la dignità e i diritti dei migranti climatici significa affermare la sacralità di ogni vita umana ed esige di onorare il mandato divino di custodire e proteggere la casa comune”.
Davanti a questa crisi mondiale occorre prendere decisioni rapide: “In primo luogo è necessario adottare un approccio universale e un’azione rapida e risoluta, in grado di produrre cambiamenti e decisioni politiche. In secondo luogo, bisogna invertire la curva del riscaldamento, cercando di dimezzare il tasso di riscaldamento nel breve arco di un quarto di secolo. Allo stesso tempo, occorre puntare a una de-carbonizzazione globale, eliminando la dipendenza dai combustibili fossili.
In terzo luogo, vanno rimosse le grandi quantità di anidride carbonica dall’atmosfera, mediante una gestione ambientale che abbraccia diverse generazioni. E’ un lavoro lungo, ma è anche lungimirante, e dobbiamo intraprenderlo tutti insieme. E in questo sforzo la natura ci è fedele alleata, mettendoci a disposizione i suoi poteri, i poteri che la natura ha di rigenerare, poteri rigenerativi”.
L’unica soluzione per affrontare tale crisi è la cooperazione: “La crisi climatica richiede una sinfonia di cooperazione e solidarietà globale. Il lavoro dev’essere sinfonico, armonicamente, tutti insieme. Mediante la riduzione delle emissioni, l’educazione degli stili di vita, i finanziamenti innovativi e l’uso di soluzioni collaudate basate sulla natura, rafforziamo quindi la resilienza, in particolare la resilienza alla siccità”.
Ed anche un’altra finanza, in grado di riconoscere il ‘debito ecologico’: “Infine, va sviluppata una nuova architettura finanziaria che risponda alle esigenze del Sud del mondo e degli Stati insulari gravemente colpiti dai disastri climatici. La ristrutturazione e riduzione del debito, insieme allo sviluppo di una nuova Carta finanziaria globale entro il 2025, riconoscendo una sorta di ‘debito ecologico’ (dovete lavorare su questa parola: il debito ecologico), possono essere di valido aiuto alla mitigazione dei cambiamenti climatici”.
In precedenza il papa aveva ricevuto il metropolita Agathanghelos, direttore generale della Apostolikì Diakonia della Chiesa di Grecia e la delegazione del Collegio Teologico di Atene, sottolineando il cammino comunitario compiuto in questi anni, privilegiando la formazione culturale: “In questi vent’anni, superando anche periodi difficili (come per esempio quello della crisi economica che ha colpito la Grecia e quello della pandemia), l’Apostolikì Diakonia e il Comitato Cattolico per la Collaborazione Culturale hanno lavorato insieme per promuovere progetti di comune interesse sul piano culturale ed educativo.
Mi rallegro per la vostra scelta di privilegiare la formazione culturale, teologica ed ecumenica delle nuove generazioni. Infatti, proprio i giovani, sostenuti dalla speranza che si fonda sulla fede, possono spezzare le catene fatte di risentimenti, incomprensioni e pregiudizi, che per secoli hanno tenuto prigionieri cattolici e ortodossi, impedendo loro di riconoscersi fratelli uniti nella diversità, capaci di testimoniare l’amore di Cristo, specialmente in questo mondo così diviso e conflittuale”.
(Foto: Santa Sede)
Papa Francesco: il futuro è nei bambini e nei nonni
Il futuro dell’umanità è ‘nei bambini e negli anziani. Quando si incontrano è una cosa bellissima’: è stata una piccola festa l’incontro di papa con i bambini del tavolo ‘Bambini: Generazione Futuro’, dedicato a loro nell’ambito del secondo ‘World Meeting on Human Fraternity’.
Questo dei bambini è stato uno dei 12 tavoli di lavoro su altrettanti temi ‘per un mondo umano e di pace’, promossi dalla ‘Fondazione Fratelli tutti’ presieduta dal card. Mauro Gambetti, vicario generale di papa Francesco per la Città del Vaticano, in cui una trentina di premi Nobel per la Pace e altri prestigiosi esponenti del mondo scientifico, accademico, imprenditoriale, istituzionale e sportivo hanno lavorato insieme per approfondire il principio di fraternità nell’ambiente e nelle imprese, nello sport e nel terzo settore, nell’informazione e nel lavoro, nella salute e nel digitale, nell’educazione, nelle amministrazioni locali e nella sicurezza alimentare.
Ed al termine del dialogo papa Francesco ha spiegato che il futuro dell’umanità è nei bambini e negli anziani, quando si incontrano i bambini con i nonni: “Uno pensa che il futuro dell’umanità sia nelle persone adulte che possono fare questo, quello, quell’altro… Invece non è così. Il futuro dell’umanità è nelle due punte: è nei bambini e negli anziani. Quando si incontrano i bambini con i nonni”.
Il futuro è nella cura reciproca: “E questa è una cosa bellissima, e noi dobbiamo prenderci cura dei vecchietti, dei nonni e dei bambini. E questo sarà il futuro, perché i nonni danno saggezza a noi, e i bambini imparano la saggezza dei nonni. I nonni hanno tutto un passato che ci dà tanto, i bambini hanno un futuro che riceve dal passato. E per questo credo che sia molto importante aiutare i bambini a crescere, a svilupparsi”.
E’un invito ad affidarsi a Dio: “Ma c’è un’altra cosa. Una volta, io leggevo uno scrittore spirituale che diceva che lui voleva essere nelle braccia di Dio come un bambino nelle braccia della mamma. Io sto guardando questo bambino: questo bambino non si difende, questo bambino dorme, questo bambino è sicuro perché è nelle braccia della mamma. Noi, con Dio, dobbiamo essere così: sicuri nelle braccia di Dio come un bambino nelle braccia della mamma”.
(Foto: Santa Sede)
Mattarella all’ONU: garantire a tutti la democrazia e la pace
“La ringrazio molto, Signor Segretario generale, per questa accoglienza e per la possibilità di dialogare con lei in questo momento così delicato della vita della comunità internazionale. Sono lietissimo di poter analizzare con lei le crisi che vi sono. Occorre, in questo momento, riuscire a interrompere ovunque le spirali di violenza; la spirale di azione e reazione che fa aggravare i problemi e non consente di risolverli. Sono qui all’ONU per testimoniare, ancora una volta, quanto l’Italia abbia fiducia nelle Nazioni Unite e anche nella sua azione, Signor Segretario generale. Tanto più nel mondo crescono le crisi, le difficoltà, le contrapposizioni, i contrasti, tanto più si afferma quanto vi sia indispensabile bisogno dell’azione delle Nazioni Unite”.
Dopo il saluto iniziale il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, al Palazzo di Vetro dell’ONU ha parlato del sedicesimo obiettivo di sviluppo dell’Agenda 2030 come un traguardo urgente: “Pace, inclusione, giustizia, sono capisaldi irrinunciabili per lo sviluppo sostenibile di ogni Paese e di ogni società, e mi piace sottolineare come siano principi portanti anche dell’ordinamento costituzionale italiano. L’esistenza di un sistema di tutele e di garanzie giuridiche è pre-condizione al godimento dei diritti della persona e, appunto, per lo sviluppo umano, inteso nel suo senso più alto”.
Infatti quello programmato dall’ONU è un obiettivo con un orizzonte concreto: “L’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, con i suoi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, ha il merito di avere fornito un orizzonte concreto per il loro realizzarsi, indicando un percorso che tutti gli Stati Membri si sono impegnati a perseguire nell’interesse dei popoli, e che passa anzitutto dalla preservazione del pianeta, il luogo che abitano”.
Ed ha denunciato il ritardo accumulato negli scorsi decenni: “All’intensificarsi degli effetti negativi del cambiamento climatico si aggiunge il proliferare di drammatici conflitti che allontanano dall’impegno di dare priorità a quell’agenda. Le conseguenze sono disastrose: allo stato attuale solo una parte modestissima degli obiettivi dell’Agenda 2030 sarebbe raggiungibile nei tempi indicati. Il lavoro che attende questa Conferenza preparatoria sarà prezioso, come avvenuto per le edizioni precedenti di Roma, in particolare in vista del ‘Summit per il Futuro’, previsto il prossimo settembre. Il quadro giuridico entro cui si colloca la capacità di perseguire gli obiettivi dell’Agenda è strumento essenziale”.
Quindi per proseguire nel dialogo questo Obiettivo è fondamentale: “Come potremmo parlare, infatti, di pace come sviluppo se non sostenendo i diritti delle persone e dei popoli? Come potremmo, se non affermando la pratica, nei conflitti, dei principi delle Convenzioni di Ginevra in materia di diritto umanitario, oggi apertamente violati? Se non ponendo in campo norme e iniziative a tutela della condizione femminile, contro la violenza sui fanciulli e sulle donne, sullo sfruttamento da parte della criminalità organizzata, sulla marginalizzazione dei disabili?
Sono questioni che riguardano da vicino le istituzioni e l’amministrazione della giustizia. Si tratta di por fine alla insicurezza cui sono confinate troppe popolazioni e troppe persone”.
Nel ricordo di Giovanni Falcone ha sottolineato la necessità di ‘costruire’ società democratiche: “Se questi sono temi di urgenza particolare, la prospettiva verso la quale ci muoviamo è quella di rendere le nostre società più coese e giuste, allargando gli spazi civici e politici di partecipazione a tutte le componenti delle società; rendendo le istituzioni, a ogni livello, più inclusive e più rappresentative: in ultima analisi rinsaldando il ‘contratto sociale’ tra popoli e istituzioni. Si tratta di condizioni essenziali per lo sviluppo della persona, purtroppo fragili o assenti in tante parti del mondo”.
Quindi pace e sviluppo non possono essere disgiunti: “Viviamo in un’epoca con il maggior numero di conflitti dalla fine della Seconda guerra mondiale che divorano enormi risorse nella corsa agli armamenti, sottraendole allo sviluppo. L’appello alla costruzione delle condizioni necessarie per la pace e per porre fine ai conflitti non potrebbe essere più necessario e urgente.
Fronteggiamo oggi un pericolo ulteriore che mina il rapporto di fiducia con le istituzioni e tra i Paesi, quello della disinformazione. E’ di venerdì scorso la Giornata mondiale per la libertà di stampa che ammonisce, ogni anno, sul valore della libertà dell’informazione per il mantenimento della democrazia. Temi come l’accesso all’informazione, la libertà di espressione, la tutela della privacy, appartengono, a buon diritto, alle mete incluse nell’Obiettivo 16, oggetto di questa discussione”.
E l’Italia farà la sua parte nel favorire una nuova visione del ‘multilateralismo’: “Con (e nelle) Nazioni Unite dobbiamo lavorare per ricostituire la fiducia tra le nazioni, rinsaldare la cooperazione internazionale e tessere nuove reti di comprensione e di collaborazione.
E’ sulla base di questo approccio che l’Italia dispiega la sua azione, con ferma determinazione nel sostenere gli strumenti di dialogo basati su quel principio di multilateralismo che oggi vediamo così drammaticamente messo in discussione dall’aggressione russa all’Ucraina e dalle conseguenze dell’irrisolto conflitto israelo-palestinese. Non possiamo continuare ad attardarci in relazioni tra Paesi basate su visioni ed eredità ottocentesche, su pulsioni di potenza”.
(Foto: Quirinale)




























