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Papa Leone XIV ai giovani africani: guardate al futuro

“Chi ha paura della pioggia? Chi vuole la benedizione di Dio? Grazie per essere qui! Continuiamo a far festa! La Chiesa ha bisogno dell’entusiasmo di tutti voi! Cari fratelli e sorelle, con grande gioia vi saluto e ringrazio il Vescovo per le parole che mi ha rivolto. Ringrazio e tutti voi per la calorosa accoglienza e per il vostro entusiasmo che manifesta la gioia della vostra fede”: nel penultimo incontro pubblico in Africa, sotto la pioggia papa Leone XIV ha ascoltato le testimonianze dei giovani nello stadio di Bata, dalla sfida delle donne nel mondo del lavoro a quella posta dal percorso matrimoniale ‘che cresce nella libertà’.

Dopo aver ascoltato le testimonianze dei giovani il papa ha ripreso il motto del viaggio apostolico nel Paese africano: “E’ un richiamo al motto di questo viaggio (‘Cristo, luce della Guinea Equatoriale, verso un futuro di speranza’). Però, trova conferma nella presenza qui di tutti voi! La luce più splendente, qui, è quella dei vostri occhi, dei vostri volti, del vostro sorriso, dei canti, dei balli, in cui tutto è testimonianza che Cristo è gioia, senso, ispirazione e bellezza per la nostra vita”.

Quindi ha invitato i giovani a non far tramontare le tradizioni, ma con uno sguardo al futuro:”Il vostro Paese, la Guinea Equatoriale è un Paese ricco di storia e di tradizioni. Lo abbiamo visto poco fa, nelle danze, nei costumi e nei simboli con cui ciascun gruppo ha espresso la propria identità, rendendo ancora più evidente e toccante il nostro stare insieme.

Avete portato degli oggetti semplici e quotidiani (un bastone, una rete, la riproduzione di un’isola, una barca, uno strumento musicale) che parlano della vostra vita e dei valori antichi e nobili che la animano, come il servizio, l’unità, l’accoglienza, la fiducia, la festa. È l’eredità luminosa e impegnativa di cui voi, cari giovani, siete chiamati a essere, nella fede, il fondamento del futuro vostro e di questa Terra. Il futuro è vostro!”

Rispondendo alle domande il papa ha sottolineato l’importanza della famiglia: “Carissimi, siete venuti a questo incontro con le vostre famiglie. Esse sono il terreno fertile in cui l’albero fresco e fragile della vostra crescita umana e cristiana affonda le sue radici… Molti di voi vi state preparando al sacramento del Matrimonio.

Essere sposi e genitori è una missione entusiasmante, un’alleanza da vivere giorno per giorno, in cui ci si ritrova sempre nuovi l’uno per l’altra, fautori, insieme a Dio, del miracolo della vita e costruttori di felicità, per voi e per i vostri figli. Preparatevi a vivere questa chiamata come un cammino di vero amore, che cresce nella libertà, un cammino di speranza che nasce dalla consapevolezza che Dio non vi abbandona, un cammino di santità che cerca sempre il bene e la felicità dell’altro”.

Infine ha invitato tutti a lasciarsi incantare dalla bellezza: “Carissimi giovani, genitori, e tutti voi, qui presenti, lasciamoci entusiasmare dalla bellezza dell’amore, facciamoci testimoni dell’amore che Gesù ci ha lasciato e insegnato! Testimoniamo ogni giorno che amare è bello, che le gioie più grandi, in tutti gli ambienti, vengono dal saper donare e dal donarsi, specialmente quando ci si china su chi è più bisognoso”.

E  la carità trasforma il mondo, come affermava sempre papa Francesco: “La luce della carità, coltivata nelle case e vissuta nella fede, può davvero trasformare il mondo, anche nelle sue strutture e istituzioni, perché ogni persona vi trovi rispetto e nessuno sia dimenticato. Sorelle e fratelli, Facciamo insieme, di questo, un proposito fermo, un impegno gioioso, perché Cristo, Crocifisso e Risorto, luce della Guinea Equatoriale, dell’Africa e del mondo intero, possa guidarci tutti verso un futuro di speranza”.

Prima di questo incontro il papa ha visitato il carcere che ospita uomini e donne che scontano una pena o sono in stato di custodia cautelare: “Oggi sono qui per dirvi qualcosa di molto semplice: nessuno è escluso dall’amore di Dio! Ognuno di noi, con la propria storia, i propri errori e le proprie sofferenze, continua a essere prezioso agli occhi del Signore. Possiamo dirlo con certezza, perché Gesù ci ha rivelato questo in ogni incontro, in ogni gesto e in ogni parola. Persino arrestato, condannato e messo a morte senza alcuna colpa, Lui ci ha amato sino alla fine, mostrando di credere nella possibilità che l’amore cambi anche il cuore più indurito”.

Il discorso del papa è stato un invito alla riconciliazione: “Anche voi fate parte di questo Paese. L’amministrazione della giustizia ha lo scopo di proteggere la società, ma per essere efficace deve sempre investire sulla dignità e sulle potenzialità di ogni persona. Una vera giustizia cerca non tanto di punire, ma soprattutto di aiutare a ricostruire la vita sia delle vittime, sia dei colpevoli, sia delle comunità ferite dal male. Non c’è giustizia senza riconciliazione. E’ un lavoro immenso, di cui una parte può avvenire dentro la prigione e un’altra parte, ancora maggiore, deve coinvolgere tutta la comunità nazionale, per prevenire e riparare le ferite provocate dall’ingiustizia”.

Quindi il carcere può diventare ujn luogo di cambiamento: “Anche se il carcere appare un luogo di solitudine e desolazione, questo tempo (come è stato detto) può diventare un tempo di riflessione, di riconciliazione e di crescita personale. Si faccia di tutto, ad esempio, perché vi sia data in carcere la possibilità di studiare e di lavorare con dignità. La vita non è definita solo dagli errori commessi, esito in genere di circostanze pesanti e complesse: c’è sempre l’opportunità di rialzarsi, di imparare e di diventare una persona nuova”.

Li ha incoraggiati a non disperare: “Fratelli e sorelle, non siete soli. Le vostre famiglie vi amano e vi aspettano, e molti, al di fuori di queste mura, pregano per voi. E se anche qualcuno temesse di essere stato abbandonato da tutti, Dio non vi abbandonerà mai e la Chiesa sarà al vostro fianco. Pensate anche al vostro Paese, ai giovani della Guinea Equatoriale che hanno bisogno di esempi di perseveranza, responsabilità e fede. Ogni sforzo di riconciliazione, ogni gesto di bontà, può diventare una fiammella di speranza per gli altri”.

Infine ha ringraziato coloro che svolgono il loro lavoro nel penitenziario: “Desidero ringraziare anche coloro che lavorano in questo centro penitenziario: il Direttore, gli Agenti e il Cappellano. Il loro servizio è fondamentale quando coniuga sicurezza, rispetto e umanità, garantendo l’ordine necessario ad accompagnare i detenuti in un percorso di reinserimento e di ricostruzione della propria vita.

Cari fratelli e sorelle, Dio non si stanca mai di perdonare. Egli apre sempre una nuova porta a chi riconosce i propri errori e desidera cambiare. Non permettete che il passato vi rubi la speranza nel futuro. Ogni giorno può essere un nuovo inizio”.

(Foto: Santa Sede)

Papa Leone XIV invita ad avere fame di futuro

“Buongiorno! Un caloroso saluto a tutti voi! Vi ringrazio per la vostra presenza: è bello ritrovarci tutti uniti per lodare il Signore, rendere grazie per i suoi doni, ricevere la sua benedizione! E’ un giorno benedetto dal Signore. Ora, in questo momento, alla presenza di tutti voi, vogliamo chiedere la benedizione su ciascuno di voi e sulle vostre famiglie: lo faremo durante la celebrazione della Santa Messa. Ma in questo momento vogliamo chiedere la benedizione del Signore su questa prima pietra, portata qui, che sarà utilizzata per iniziare la costruzione della futura cattedrale o chiesa della Città della Pace”: così papa Leone XIV ha salutato un gruppo di bambini che hanno lanciato nel cielo palloncini a forma di Rosario.

Poi la benedizione della prima pietra destinata alla costruzione della cattedrale di Ciudad de La Paz: “Vogliamo rinnovare la nostra fede, vogliamo rinnovare il nostro impegno a seguire Gesù Cristo, con fedeltà, nella sua Chiesa, nella Chiesa Cattolica, stare tutti uniti sempre nella Chiesa Cattolica! Ed ora chiediamo la benedizione del Signore… Effondi, Signore, la tua benedizione su tutto il tuo popolo, oggi in modo particolare su questa pietra che rappresenta la forza della fede, la forza che ci unisce, la forza che fa di noi fratelli e sorelle in Gesù Cristo, figli e figlie dell’unico Dio”.

Iniziando l’omelia il papa si è detto felice per questa sua presenza: “Sono contento di poter celebrare insieme a voi, ringraziando il Signore per i 170 anni di evangelizzazione in queste terre della Guinea Equatoriale. Si tratta di un’occasione propizia per fare memoria di tutto il bene che il Signore ha operato e, allo stesso tempo, desidero esprimere la mia gratitudine ai tanti missionari, missionarie, sacerdoti diocesani, catechisti e fedeli laici che hanno speso la loro vita al servizio del Vangelo”.

Riprendendo l’omelia pronunciata nel 1969 da papa san Paolo VI li ha invitati ad essere missionari: “In questa prospettiva, siete chiamati a continuare oggi sulla strada tracciata dai missionari, dai pastori e dai laici che vi hanno preceduto. A tutti e a ciascuno è richiesto un impegno personale che coinvolge la vita totalmente, perché la fede, celebrata in modo così festoso nelle vostre comunità e nelle vostre liturgie, nutra le vostre attività caritative e la responsabilità nei confronti del prossimo, per la promozione del bene di tutti”.

E questo è un segno di essere Chiesa: “Questo impegno richiede perseveranza, costa fatica, talvolta sacrificio, ma è il segno che siamo davvero la Chiesa di Cristo. La prima Lettura che abbiamo ascoltato, infatti, ci narra in pochi versetti come una Chiesa che annuncia con gioia e senza timore il Vangelo sia anche una Chiesa che, proprio per questo, può essere perseguitata.

D’altra parte, però, il Libro degli Atti degli Apostoli ci dice che, mentre i cristiani sono costretti a scappare e si disperdono, moltissimi si avvicinano alla Parola del Signore e possono vedere con i loro occhi che i malati nel corpo e nello spirito vengono guariti: sono i segni prodigiosi della presenza di Dio, che generano grande gioia in tutta la città”.

Perciò anche se non sempre la situazione è ‘tranquilla’ Dio non abbandona: “Così, fratelli e sorelle, anche se non sempre le situazioni personali, familiari e sociali che viviamo sono favorevoli, possiamo confidare nell’opera del Signore, che fa germogliare il seme buono del suo Regno per vie a noi sconosciute, anche quando sembra che tutto attorno a noi sia arido, e perfino nei momenti di oscurità”.

Dio è il pane che nutre: “Con questa fiducia, radicata più nella forza del suo amore che nei nostri meriti, siamo chiamati a restare fedeli al Vangelo, ad annunciarlo, a viverlo in pienezza e a testimoniarlo con gioia. Dio non ci farà mancare i segni della sua presenza e, ancora una volta, come ci ha detto Gesù nel Vangelo che abbiamo appena ascoltato, sarà per noi ‘pane della vita’, che sazierà la nostra fame”.

L’appello del papa è quello di avere ‘fame’ di futuro: “Il motto per la mia visita è ‘Cristo, luce della Guinea Equatoriale verso un futuro di speranza’, e forse proprio questa oggi è la fame più grande: c’è fame di futuro, ma di un futuro che sia abitato dalla speranza, che possa generare una nuova giustizia, che possa portare frutti di pace e di fraternità. E non si tratta di un futuro ignoto, che dobbiamo attendere in modo passivo, ma di un avvenire che proprio noi, con la grazia di Dio, siamo chiamati a costruire”.

Quindi l’evangelizzazione è ‘compito’ di tutti: “Il futuro della Guinea passa attraverso le vostre scelte; è affidato al vostro senso di responsabilità e all’impegno condiviso per custodire la vita e la dignità di ogni persona. E’ necessario, perciò, che tutti i battezzati si sentano coinvolti nell’opera di evangelizzazione, diventino apostoli di carità e testimoni di una nuova umanità.

Quindi evangelizzare significa partecipare allo sviluppo ‘integrale’: “Si tratta di prendere parte, con la luce e la forza del Vangelo, allo sviluppo integrale di questa terra, al suo rinnovamento, alla sua trasformazione. Tante sono le ricchezze naturali di cui il Creatore vi ha dotato: vi esorto a cooperare affinché possano essere una benedizione per tutti.

Che il Signore vi aiuti a diventare sempre più una società in cui ciascuno, secondo le diverse responsabilità, opera al servizio del bene comune e non degli interessi particolari, superando le disuguaglianze tra privilegiati e svantaggiati. Crescano spazi di libertà, sia sempre salvaguardata la dignità della persona umana: penso ai più poveri, alle famiglie in difficoltà; penso ai carcerati, spesso costretti a vivere in condizioni igieniche e sanitarie preoccupanti”.

Prima della benedizione conclusiva il papa ha ‘offerto’ come dono alla comunità locale il calice con cui ha celebrato: “E desideriamo inoltre lasciare in dono a questa Comunità, a questa Chiesa, il calice che abbiamo utilizzato per celebrare l’Eucaristia su questo altare. Che possiamo essere sempre uniti in comunione con Cristo”.

(Foto: Santa Sede)

SOUL Festival di Spiritualità Milano: ‘Mistero, il canto del mondo’

Dal 18 al 22 marzo torna per la sua terza edizione SOUL Festival di Spiritualità Milano, l’appuntamento promosso da Università Cattolica del Sacro Cuore e Arcidiocesi di Milano, con il patrocinio del Comune di Milano, che per cinque giorni coinvolge la città con un palinsesto diffuso di lecture, dialoghi, reading, spettacoli, performance e laboratori sul tema ‘Mistero, il canto del mondo’, declinato attraverso lo sguardo di circa 100 protagonisti d’eccezione (scrittori, filosofi, teologi, artisti, giornalisti e scienziati) e molteplici prospettive d’analisi, dalla letteratura alla scienza, dalla psicoanalisi alla filosofia, dalla teologia alla musica, alla poesia e alla danza.

Il programma completo è disponibile sul sito www.soulfestival.it. Per partecipare agli eventi è necessario registrarsi (prenotazioni aperte da domenica 1° marzo).

Ideato dal comitato curatoriale composto da mons. Luca Bressan, Armando Buonaiuto, Valeria Cantoni Mamiani e Aurelio Mottola, il programma culturale del festival è articolato in 70 appuntamenti diffusi in città. Si riconfermano momenti consolidati come le cene monastiche al Refettorio Ambrosiano, che trasformano la tavola in luogo di relazione e nutrimento spirituale, con don Paolo Alliata e Cristina Arcidiacono, e la meditazione all’alba sulle Terrazze del Duomo, guidata da mons. Mario Delpini con letture di Lino Guanciale, per una contemplazione che abbraccia la città nel passaggio tra notte e giorno, in collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa.

Molte le novità di questa edizione fra cui l’incontro nel Duomo di Milano con l’Arcivescovo di Algeri card. Jean-Paul Vesco, accompagnato dagli strumenti dell’Orchestra del Mare, il progetto inedito realizzato in collaborazione con Fondazione Amplifon che trasforma ricordi e pensieri di alcuni ospiti di RSA italiane in un’esperienza teatrale, al buio, sul mistero della vita e della morte, introdotta da Vittorio Lingiardi, un incontro notturno in Santa Maria presso San Satiro ispirato alla magia prospettica dell’abside del Bramante, i cicli di incontri dedicati ai Maestri dell’oltre – Rainer Maria Rilke, Emily Dickinson, Dino Campana e Wisława Szymborska – e ai Maestri di mistero – Meister Eckhart e Carl Gustav Jung –, le proiezioni di film all’Anteo Palazzo del Cinema, il concerto del trio L’Antidote nell’Auditorium San Fedele e una speciale collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, che intreccia la propria programmazione a quella del festival.

Presentando il festival l’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, ha sottolineato la dimensione del silenzio: “Il silenzio: ecco la pratica dimenticata di cui ha bisogno la città, per non trasformarsi in una città di folli. La musica: ecco la disponibilità di cui ha bisogno la città, per non ridursi in una città del rumore. La poesia: ecco l’audacia di cui ha bisogno la città, per non presentarsi come un tabulato di numeri e statistiche. Il mistero: ecco l’inquietudine di cui ha bisogno la città, per non vivere disperata.

SOUL è il dono che alcuni testimoni del mistero vogliono fare a Milano. Sono voci che parlano da molti campi del sapere, del pregare, del cercare. Tutti però sono in cammino verso una rivelazione, perché il silenzio non è un enigma indecifrabile. E’ piuttosto un invito e una promessa”,

Anche la prof.ssa Elena Beccalli, rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha evidenziato il tema del mistero: “Il patto di collaborazione tra Diocesi, Comune di Milano e Università Cattolica del Sacro Cuore offre ancora una volta un’occasione per fermarsi. La terza edizione del Festival ci invita a entrare nel mistero, un’esperienza di particolare valore in una società che tende a trattare tutto come un problema. Il mistero infatti non è un problema che attende una soluzione; è una presenza in cui siamo immersi e che ci interroga.

Una rassegna dedicata al mistero sollecita un pensiero che non sia solo consolatorio, ma che scuota la coscienza. E’ un invito all’umiltà intellettuale e, allo stesso tempo, allo stupore profondo. In tal senso, il mistero diventa un’inquietudine creativa, un’occasione per esplorare la dimensione spirituale dell’umanità, per lasciarsi sorprendere, per cercare insieme. Questo in fondo è anche lo spirito che anima un’università”.

SOUL Festival di Spiritualità Milano è reso possibile grazie ai Main Partner Intesa Sanpaolo, Humanitas University, Edison, al Partner CFMT – Centro di Formazione Management del Terziario, al contributo di Fondazione Cariplo e Fondazione Rocca, ai Media Partner Avvenire, Rai e al Content Partner Rai Radio 3. Si ringraziano Comieco, Fondazione Amplifon, Aboca.

Ad inaugurare la terza edizione di SOUL Festival, mercoledì 18 marzo alle 18.00 è l’incontro Senza alcun dubbio con Javier Cercas presso l’Aula Magna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Prendendo le mosse dalle pagine de Il folle di Dio alla fine del mondo, lo scrittore spagnolo dialoga con Aurelio Mottola sul potere della letteratura di cogliere il mistero della vita. Ad accompagnarli il violoncellista Issei Watanabe che eseguirà due preludi delle suite di Bach.

Dopo l’evento inaugurale seguirà alle ore 21.00 in Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa, illuminata dall’installazione artistica di Dan Flavin, il concerto di canto gregoriano Cantare il mistero, a cura dell’Ensemble Audi Filia della Schola Gregoriana della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado, diretto da Riccardo Zoia e accompagnato dall’organo di Matteo Galli.

La manifestazione si conclude domenica 22 marzo alle ore 21.30 al Piccolo Teatro Strehler con ‘Un niente più grande’, rito sonoro di e con Mariangela Gualtieri, con la guida di Cesare Ronconi (produzione Teatro Valdoca), concepito per SOUL Festival di Spiritualità Milano come una pausa di abbandono, per ritrovare nel ritmo sospeso delle parole l’enigma nascosto nelle cose comuni.

Tra questi due momenti un palinsesto articolato e multidisciplinare indaga il tema del mistero attraverso molteplici dimensioni: dalla forza dell’arte, della musica e del cinema come chiavi per vedere con altri occhi la realtà, alle domande sull’universo poste da fisica e astrofisica; dal mistero dell’inconscio e dell’altro, declinato sia nella coppia sia nella fratellanza, al dialogo interreligioso su ospitalità e accoglienza.

Verranno affrontate alcune delle domande più radicali dell’esperienza umana come il rapporto tra il male e il bene, la giustizia e la colpa, il tema della morte (in un confronto che riunisce voci del cristianesimo, dell’ebraismo e del buddhismo) e della malattia, con un focus su cura, coraggio e dignità della persona.

Saranno inoltre approfondite tematiche quali il silenzio, la relazione con la natura (anche attraverso la figura di san Francesco) il vino come simbolo sacro e processo alchemico, l’imponderabilità del futuro e il bisogno umano di prevederlo, dal rapporto tra visibile e invisibile del mondo ai segni della trascendenza. Ampio spazio verrà dato a scienza e medicina come pratiche umane che indagano il mistero del corpo e della psiche e un approfondimento sarà dedicato al transumanesimo e all’intelligenza artificiale, in dialogo con le grandi questioni spirituali e filosofiche e con le trasformazioni tecnologiche in atto.

E’ inoltre confermato l’appuntamento con SOUL Young, la rassegna ideata da giovani under 30 con il coordinamento di Francesca Fimeroni e Francesca Monti, curatrici del progetto, che si svolgerà all’ADI Design Museum. Tra design, arti performative, cinema, musica e momenti di partecipazione attiva, per dare voce a chi oggi è chiamato a immaginare il mondo di domani, SOUL Young esplora quest’anno l’immaginazione come forza di trasformazione e come strumento concreto per ripensare il futuro. Tra gli appuntamenti, una visita guidata fra oggetti di design che hanno cambiato le nostre abitudini; un workshop ispirato alla visione artistica di Escher, una performance di Mariangela Di Santo, l’incontro con il cantautore Vasco Brondi e la proiezione di cortometraggi di Amir Ra, seguita da un dialogo con il regista.

(Foto: Soul)

Uomo del presente, costruttore di futuro: l’Azione Cattolica Italiana ricorda Vittorio Bachelet a 100 anni dalla nascita

A 100 anni dalla nascita di Vittorio Bachelet, la Sapienza Università di Roma, l’Azione cattolica italiana e l’Istituto per lo studio dei problemi sociali e politici ‘Vittorio Bachelet’ promuovono il XLVI Convegno Bachelet, in programma a Roma venerdì 20 e sabato 21 febbraio, per riflettere sull’eredità scientifica, civile e spirituale di una delle figure più alte del cattolicesimo democratico italiano, alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

‘Per costruire ci vuole la speranza’: in questa espressione è racchiusa la cifra della sua testimonianza. Giurista rigoroso, servitore dello Stato, protagonista dell’attuazione del Concilio Vaticano II e della Costituzione repubblicana, Vittorio Bachelet ha attraversato una stagione segnata da profonde trasformazioni ecclesiali e istituzionali, offrendo una lezione di riformismo mite, dialogante e profondamente radicato nella centralità della persona.

Il convegno mette a fuoco l’attualità del suo pensiero in un tempo attraversato da nuove tensioni democratiche e da rigurgiti autocratici. Per Vittorio Bachelet, la democrazia era una ‘conquista e vittoria quotidiana contro la sopraffazione’, non la via più lunga ma ‘l’unica via’ per una società più giusta. La sua opera scientifica, volta a legare indissolubilmente l’amministrazione alla Costituzione, e il suo servizio come vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura testimoniano una fedeltà esigente alle istituzioni, un profondo senso dello Stato e una straordinaria capacità di mediazione e dialogo.

Accanto all’impegno civile, il ruolo svolto nell’Azione Cattolica (di cui Vittorio Bachelet è stato presidente dal 1964 al 1973) resta decisivo per comprendere la stagione post-conciliare della Chiesa italiana. La ‘scelta religiosa’, da lui promossa, non fu fuga dalla storia ma rinnovata immersione in essa: un modo di sottrarre la fede a ogni strumentalizzazione ideologica e di restituirla alla centralità dell’annuncio cristiano. Una santità laica vissuta nella responsabilità quotidiana e nella fedeltà alla coscienza, sino al giorno del suo martirio, avvenuto per mano delle Brigate rosse il 12 febbraio del 1980.

Il convegno sarà così articolato: venerdì 20 febbraio, alle ore 15.30, presso l’Aula magna del Rettorato della Sapienza Università di Roma, i saluti istituzionali della rettrice, prof.ssa Antonella Polimeni, del presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana, prof. Giuseppe Notarstefano, e del vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Fabio Pinelli.

La sessione di apertura dei lavori approfondirà il profilo accademico, politico ed ecclesiale di Vittorio Bachelet con le relazioni del prof. Stefano Ceccanti, docente di Diritto pubblico comparato presso la Sapienza Università di Roma; di Rosy Bindi, già ministra della Repubblica; della prof.ssa Marta Margotti, docente di Storia contemporanea presso l’Università degli studi di Torino, coordinati dal prof. Matteo Truffelli, presidente del consiglio scientifico dell’Istituto ‘Vittorio Bachelet’.

Dopo la cerimonia di Primo annullo filatelico del francobollo ordinario dedicato a Vittorio Bachelet nel centenario della sua nascita, seguirà una tavola rotonda dedicata al rapporto tra Vittorio Bachelet e le giovani generazioni, nel solco dell’invito a ‘costruire nel presente l’avvenire’, con Emanuela Gitto, vicepresidente nazionale dell’Azione cattolica italiana per il Settore giovani, Alessio Dimo, presidente nazionale della Fuci, e Giovanni Bachelet, già docente di Fisica presso la Sapienza Università di Roma.

La giornata si concluderà alle ore 19.00, presso la Cappella universitaria della Sapienza, con la Santa Messa in memoria di Vittorio Bachelet nel centenario dalla sua nascita, presieduta dal cardinale Baldassare Reina, vicario generale di papa Leone XIV per la diocesi di Roma, concelebrata da mons. Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico dell’Azione Cattolica Italiana e don Gabriele Vecchione, cappellano della Sapienza.

Sabato 21 febbraio, dalle ore 9.00, presso la Domus Mariae, la tavola rotonda ‘Amare Dio e amare gli uomini: Bachelet e i molti volti di un unico impegno sempre attuale’ con gli interventi del prof. Gian Candido De Martin, docente emerito di Istituzioni di diritto pubblico presso la LUISS, del prof. Renato Balduzzi, docente di Diritto costituzionale e di Diritto pubblico comparato presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, Maria Grazia Vergari, già vicepresidente nazionale dell’Azione cattolica italiana per il Settore adulti, ed Ilaria Vellani, già direttore dell’Istituto ‘Vittorio Bachelet’, coordinati da Agatino Lanzafame, direttore dell’Istituto ‘Vittorio Bachelet’.

La relazione conclusiva sarà affidata al presidente nazionale Giuseppe Notarstefano, che approfondirà il significato ecclesiale e civile del centenario dedicato a Vittorio Bachelet, tra memoria, attualità e sfide, a cui seguirà la consegna del Premio ‘Vittorio Bachelet’ per tesi di laurea, edizione 2025.

Nella ‘Nostra scelta fondamentale’ nel 1970 Vittorio Bachelet scriveva: “La realtà umana in cui siamo chiamati a vivere e ad operare è una realtà straordinariamente ricca; ma, come in tutte le fasi di passaggio, si presenta come radicalmente ambigua, aperta ad ogni speranza ed insieme ad ogni timore. Noi sentiamo oscuramente di essere impari al compito che è nostro in questa svolta della storia umana che conclude una fase della sua civiltà aprendone una nuova, ancora neppure abbozzata, ma del cui parto l’umanità già soffre il travaglio.

Eppure a noi, a queste nostre generazioni, è affidato il compito di trasformare le possibilità in realtà, di allontanare i pericoli, di trasformare l’incerto destino in destino di speranza. Sappiamo ormai che lo sviluppo tecnico e quello economico, culturale, sociale non bastano a garantire questa speranza: essi sono necessari per gli uomini, e via via che si realizzano rendono più evidenti le ingiustizie, più assurde le guerre, più incomprensibili le ragioni di pura forza, più urgenti le profonde trasformazioni che consentano a tutti gli uomini di tutte le razze, di tutte le condizioni, di tutte le classi, di tutti i continenti, di vivere una vita umana e di essere corresponsabili del proprio destino”.  

A Roma la festa per gli 80 anni della FIDAE

La FIDAE si prepara a celebrare gli 80 anni di attività educativa con un programma articolato di tre giorni, dal 4 al 6 dicembre a Roma, che unisce memoria storica, sguardo al futuro e protagonismo delle comunità scolastiche.

Le celebrazioni si aprono oggi alle ore 17.00 nella sede di Via della Pigna 13/A, con una cerimonia inaugurale che vedrà la partecipazione di rappresentanti istituzionali e del mondo della scuola. Sono previsti la presenza del Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e del Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi e un collegamento video con il Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, a testimonianza dell’attenzione verso il ruolo svolto dagli istituti cattolici nel sistema educativo italiano.

Dopo i saluti ufficiali, Novella Caterina modererà i vari interventi. Don Andrea Andretto proporrà un percorso attraverso le principali tappe della storia della FIDAE, dal 1945 a oggi, ripercorrendo otto decenni di impegno a servizio della crescita degli studenti e delle loro famiglie. A seguire sarà presentata la canzone ‘Il futuro siamo noi’, interpretata da Valentina Ambrosio e dedicata alle scuole cattoliche come simbolo di continuità e speranza. La serata proseguirà con l’apertura della mostra realizzata per gli 80 anni della FIDAE, con un’esibizione artistica degli Holy Dance ed, infine, con un momento conviviale nel cortile interno.

Le celebrazioni entreranno nel vivo venerdì 5 e sabato 6 dicembre con il convegno nazionale ‘80 anni di futuro. Generiamo speranza. La FIDAE tra memoria e profezia’, due giornate pensate come spazio di confronto tra dirigenti, docenti, studenti e famiglie sul presente e sul futuro della scuola cattolica.

Venerdì 5 dicembre, presso la Pontificia Università della Santa Croce, in piazza di Sant’Apollinare 49, si terrà una delle novità di questi eventi: FIDAEx – Idee che meritano di essere condivise, un format ispirato ai TEDx e reinterpretato dalla FIDAE in chiave educativa. Studenti e studentesse delle scuole cattoliche saliranno sul palco per raccontare esperienze, progetti e visioni nate a scuola e rivolte al futuro, offrendo una testimonianza autentica della creatività e dell’impegno delle nuove generazioni.

Tra gli interventi attesi, quelli di Rosy Russo, fondatrice di ‘Parole O Stili’, e Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia, che offriranno una riflessione sul linguaggio, sulla cura e sulla comunità come elementi essenziali del percorso educativo.

Sabato 6 dicembre, sempre presso la Pontificia Università della Santa Croce, la FIDAE darà spazio al confronto sulle priorità della scuola del 2026. Dopo l’introduzione della Presidente nazionale, sarà ospite Eugenia Carfora, la dirigente scolastica simbolo del riscatto educativo dell’area di Caivano.

Nel successivo forum tematico interverranno Milena Piscozzo sul tema della valutazione nella scuola primaria, Piervincenzo Di Terlizzi sul voto di condotta nella secondaria, Emanuele Montemarano sul Protocollo FIDAE per la tutela dei minori e Ilaria Benedetti sulle prospettive educative legate all’alto potenziale cognitivo. Particolare attenzione sarà dedicata ai più giovani con

Le tre giornate costituiranno così un percorso complessivo che intreccia storia, identità, innovazione e comunità, nel segno della speranza che da ottant’anni accompagna la missione educativa della FIDAE.

Giornata internazionale delle persone con disabilità: ‘possiamo scegliere noi?’

‘Come, possiamo scegliere noi?: questo lo stupore di Marco, Mario, Andrea, Emanuele B. ed Emanuele Z., cinque giovani adulti autistici quando hanno scoperto di poter decidere l’arredamento delle loro camere nella futura casa in co-housing a Bastia Umbra (PG). Si tratta del Dopodinoi: un villino con tecnologie domotiche assistive sostenuto in maniera esclusiva dalla Fondazione Santa Rita da Cascia ETS per regalare loro autonomia, inclusione e soprattutto felicità. Marco ha chiesto un canestro e una poltrona massaggiante, Emanuele B. una camera rossa, Andrea uno spazio per leggere. Emanuele Z. una libreria, Andrea uno spazio per leggere, Mario semplicità. Perché stavolta, finalmente, la scelta è loro.

Questa è la ‘piccola rivoluzione dal grande significato’ che la Fondazione sta realizzando attraverso la ‘co-progettazione mediata’ del Dopodinoi. La struttura, che potrà in futuro accogliere fino a 12 giovani autistici, è al centro della campagna di Natale ‘Quello che ci lega’, lanciata in sostegno dei più fragili, in occasione della Giornata internazionale dei Diritti delle persone con Disabilità del 3 dicembre. La Fondazione sostiene il progetto come partner esclusivo, per un investimento totale di € 400.000, per ANGSA Umbria (Associazione Nazionale Genitori di PerSone con Autismo), con la consulenza scientifica del Politecnico di Torino, come ha spiegato Monica Guarriello, direttrice Generale della Fondazione:

“Vogliamo garantire il diritto alla felicità di questi ragazzi, non solo all’autonomia e alla dignità. La co-progettazione mediata dà voce ai loro desideri, li rende protagonisti, con l’obiettivo di far diventare questo progetto una case history replicabile, anche in altri contesti di fragilità. Allo stesso tempo, vogliamo regalare sollievo ai genitori, loro caregiver, preoccupati per il futuro dei loro figli”.

‘Quello che ci lega’ rappresenta il senso più profondo della campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi natalizia, destinata a tutti i progetti per i fragili in Italia e nel mondo, con focus sulla disabilità intellettiva e sul ‘Dopodinoi’: il filo dell’amore e della compassione che unisce Fondazione, beneficiari e donatori, per costruire una relazione reciproca e circolare, in cui ciascuno possa esprimere il proprio punto di vista e sentirsi protagonista dei progetti realizzati.

Il dono pensato per chi sosterrà la campagna, con un contributo minimo di € 18, è l’Agenda 2026, che diventa più di un semplice gadget: un’agenda settimanale di 112 pagine ricca di storie e informazioni, ispirate ogni mese a un valore cristiano, su cui riflettere per poi condividere i propri pensieri, scrivendo alla Fondazione.  Per saperne di più e poter donare fondazionesantarita.org

Intanto, grazie ad altre campagne di raccolta fondi, i lavori per il ‘Dopodinoi’ procedono spediti, con un investimento che tocca già gli oltre € 111.000, dopo € 90.000 erogati per contribuire al suo acquisto,  in direzione della sostenibilità ambientale e acustica.

In Italia circa 600.000 persone vivono con disturbi dello spettro autistico. Dopo i 18 anni, come avviene in tutti i casi di disabilità, spesso “scompaiono” dai radar istituzionali. Nonostante la Legge 112/2016 ‘Dopo di Noi’ e la Carta di Solfagnano, siglata dai ministri dei Paesi coinvolti al termine del G7 Inclusione e Disabilità del 2024 in Umbria, ribadendo il diritto a una vita autonoma e di qualità delle persone con disabilità, la realtà di vita indipendente resta spesso sulla carta. Con grande preoccupazione dei genitori, che in genere sono i loro caregiver: un ruolo molto logorante, per cui è stato finalmente depositato un disegno di legge nazionale.

Per questo Tina Baglioni, insegnante in pensione, mamma di Mario, uno dei futuri ospiti della casa, un giovane uomo di 45 anni con la sindrome di Asperger, una memoria impressionante e tanta voglia di organizzare feste, ha raccontato: “Il Dopodinoi una cosa bella, addirittura inaspettata per la mamma di un ragazzo con difficoltà, che guarda al futuro con preoccupazione. Trovare una Fondazione che investe su questo progetto è stata una sorpresa grandiosa! Non sai dove sbattere la testa, e invece si presenta una soluzione inaspettata”.

A tali parole la prof.ssa Daniela Bosia, responsabile scientifico del Turin Accessibility Lab del Politecnico di Torino, ha sottolineato la validità del progetto: “E’ un onore poter lavorare su un progetto come questo, il primo di questo tipo per noi. Le persone autistiche, sempre più numerose, nella minore età vengono seguite molto, da adulte bisogna invece trovare modi per sostenerle nella vita autonoma. Questo progetto rappresenta un modo per aiutarli a vivere in autonomia, supportati dagli educatori, in modo sicuro. Pur essendo difficile separarsi dai propri figli, il progetto aiuterà le stesse famiglie a vivere più serenamente, senza più preoccuparsi per il loro futuro”.

Il progetto ‘Dopodinoi’ è anche una storia di protagonismo femminile, che si ispira alla figura di Santa Rita e delle monache agostiniane del Monastero di Cascia che ne portano avanti l’eredità, anche attraverso la Fondazione: Monica Guarriello, Jessica Barbanera, Daniela Bosia, le mamme come Tina. Infine madre Cossu, badessa del monastero e presidente della Fondazione, ha concluso con la sottolineatura della carità generativa: “Ogni volta che una donna porta nel mondo un’idea nuova di cura, nasce una speranza capace di cambiare la realtà. Questo progetto ne è la prova: unisce intelligenza, fede e concretezza per trasformare la fragilità in forza, la solitudine in casa, l’aiuto in relazione. E’ il segno di una carità femminile che non si limita a donare, ma genera futuro”.

Intelligenza Artificiale e medicina: il paziente non è un dato numerico

Nei giorni scorsi la Federazione Internazionale delle Associazioni Mediche Cattoliche e la Pontificia Accademia per la Vita hanno organizzato a Roma un meeting point a conclusione del convegno sul tema ‘Intelligenza Artificiale e Medicina’, sottolineando che l’Intelligenza Artificiale non si può sostituire al medico: “L’enorme sviluppo dei sistemi di intelligenza artificiale negli ultimi anni genera sia meraviglia per i loro risultati sia preoccupazione per i numerosi problemi che li affliggono. Sorge anche un grande interrogativo sul futuro che vogliamo costruire attraverso queste tecnologie. Per una riflessione etica sull’Intelligenza Artificiale, come per qualsiasi tecnologia, è importante non limitarsi alla sola considerazione delle prestazioni che consente, per quanto spettacolari; anche l’impatto che ha sulle relazioni personali e sociali deve essere incluso nella valutazione”.

Quindi il presidente della Pontificia Accademia per la Vita, mons. Renzo Pegoraro, ha esposto le caratteristiche principali del congresso, evidenziando come esso abbia analizzato il rapporto medico-paziente, le possibilità dell’Intelligenza Artificiale in diagnosi e prognosi e il suo impatto sul territorio, anche in ambito epidemiologico, senza trascurare la consapevolezza dei rischi: “Un’altra componente fondamentale è stata l’internazionalità con contributi provenienti dall’India, dall’America Latina, dall’Europa e dagli Stati Uniti, per comprendere esperienze e sfide globali… Il medico deve conoscere i dati e le loro dinamiche, ma non può limitarsi a un ruolo meramente tecnico: il paziente è un vissuto complesso, fatto di emozioni, paure e sentimenti”.

Per questo ha chiarito il ruolo della Chiesa nell’orientare l’uso etico delle nuove tecnologie: “Non si tratta di dire subito se strumenti come ChatGPT siano ‘buoni’ o ‘cattivi’, ma di capire come funzionano, se siano trasparenti, non discriminatori, e privi di pregiudizi… La Rome Call for AI Ethics è stata firmata da grandi aziende tecnologiche e dalle religioni abramitiche; l’anno scorso, a Hiroshima, anche buddismo, hinduismo e taoismo hanno partecipato a iniziative simili”.

Mentre il dott. Bernard Ars, presidente della federazione internazionale delle associazioni dei medici cattolici (Fiamc) ha sottolineato il successo del congresso, evidenziando come si sia trattato di una collaborazione nuova e fruttuosa: “I livelli di discussione sono stati elevati, con interventi di alto profilo e dibattiti interdisciplinari e interculturali, che hanno coinvolto sia professionisti senior sia giovani colleghi. E’ stata una riflessione che offre punti di riferimento importanti per il futuro”.

Anche il dott. John Lane, vicepresidente della Fiamc, ha definito ‘straordinario’ il congresso, che ha saputo unire esperti tecnici e riflessioni filosofiche sull’intelligenza artificiale: “Il concetto chiave che mi porto dietro è l’importanza di preservare l’elemento umano nella somministrazione delle cure, evitando che le relazioni personali tra medico e paziente vengano sostituite da algoritmi. La cura è un lavoro impegnativo, come qualsiasi relazione umana, e non possiamo accettare scorciatoie che privino di umanità la pratica medica”.

La prof.ssa Therese Lysaught, teologa e bioeticista della PAV, ha evidenziato come l’intelligenza artificiale rappresenti una novità importante anche per chi studia la bioetica cattolica: “Tradizionalmente essa reagisce agli sviluppi; oggi, invece, grazie al lavoro della Pav e al sostegno del papa, possiamo mettere questi temi al centro delle discussioni in modo proattivo, valorizzando quanto di buono abbiamo visto in questi tre giorni di discussioni… Per la medicina questo approccio è affascinante, quasi come in Star Trek. Dal punto di vista della salute globale, report dall’India e dalla Catalogna mostrano come queste tecnologie possano promuovere la salute e la sua erogazione, offrendo molte possibilità di speranza a chi lavora nel settore”.

Il dott. Otmar Kloiber, segretario generale della World Medical Association, ha osservato come l’intelligenza artificiale stia rapidamente permeando la medicina, con un avvertimento sui pericoli: “L’Intelligenza Artificiale può ridurre l’interazione umana con il paziente e diventare uno strumento per fornire cure a basso costo solo a chi non può permettersi un medico. La tecnologia, invadendo i nostri spazi, può aumentare lo stress e creare nuove disuguaglianze sociali”.

Lo statement finale, firmato da mons. Pegoraro e dal dott. Ars, quindi non chiude un dibattito, ma lo apre: “Come custodi dell’assistenza ai pazienti, i medici hanno un ruolo fondamentale nel definire le modalità di adozione dell’Intelligenza Artificiale. Insistendo sul rigore etico e sulla progettazione incentrata sul paziente, possiamo garantire che l’Intelligenza Artificiale rafforzi, non comprometta, l’integrità della pratica medica. Siamo allo stesso tempo consapevoli della necessità di cooperare con gli altri attori che operano nel settore: il potere e gli interessi in gioco nella ricerca e nel controllo delle tecnologie digitali rendono essenziale un’alleanza tra tutti gli stakeholder. Questo è ciò che significa ‘Etica by design’.

Le tecniche numeriche basate sul calcolo, per quanto efficaci, presentano molti limiti epistemologici e logici. Pertanto, non possono sostituire tutte le sfaccettature del pensiero umano e tutte le dimensioni delle relazioni umane. Alcune dimensioni profonde dell’assistenza al paziente non possono essere sostituite da procedure numeriche ottimizzate e robot autonomi. Implicano gesti empatici, sguardi pieni di tenerezza e un prendersi il tempo senza alcuna considerazione per l’efficacia e la redditività.

L’Intelligenza Artificiale non può far dimenticare che la medicina non è solo una scienza o una tecnica, ma un modo umano di supportare il paziente nella sua sofferenza, anche quando qualsiasi tecnologia è inutile. Il rischio principale dei successi dell’Intelligenza Artificiale in medicina potrebbe essere il modo insidioso di suggerire progressivamente che la medicina è solo una tecnica per curare e non una profonda relazione umana di cura. Il paziente non è un problema da risolvere (con l’Intelligenza Artificiale od altre tecnologie): è un mistero che rivela Cristo stesso”.

Da Roma un invito ad osare la pace

“Donne e uomini di differenti religioni, cercatori di pace, amici del dialogo, persone di buona volontà, ci siamo raccolti a Roma. Ci siamo ascoltati. Abbiamo pregato per la pace secondo le nostre diverse tradizioni religiose, portando nel cuore il dolore di tanti popoli per le guerre in corso. Abbiamo constatato le scandalose disuguaglianze, il disinteresse verso il creato e la vita delle future generazioni.

Abbiamo compreso ancor più profondamente che davvero ‘ogni guerra lascia il mondo peggiore di come lo ha trovato’, che è ‘un fallimento della politica e dell’umanità, una resa vergognosa, una sconfitta di fronte alle forze del male’.

E’ questo il tempo di osare, per aprire vie di pace. Non si può aspettare. Non possono aspettare milioni di bambini, anziani, donne, uomini che subiscono le conseguenze della guerra”: con un appello alla pace attraverso frasi tratte dall’esortazione apostolica ‘Fratelli tutti’ si è concluso a Roma l’evento ‘Osare la pace’, l’incontro internazionale organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio alla presenza dei leader religiosi di tutto il mondo.

Nell’appello conclusivo si è sottolineato che non c’è ‘futuro senza l’altro’: “La pace è la domanda inascoltata di popoli interi, dei profughi, dei bambini, delle donne. Non c’è futuro se la guerra si sostituisce alla diplomazia e al dialogo nella soluzione dei conflitti”.

E’ stato un impegno per impegnarsi nel dialogo: “Per questo impegniamo noi stessi e chiediamo ai responsabili del mondo un cambiamento di paradigma: rimettiamo al centro la comunità umana. Impariamo di nuovo l’arte del vivere insieme. Costruiamo ponti e non muri. Fermiamo le guerre e apriamo il tempo della riconciliazione, per una sicurezza fondata sul dialogo e non sull’escalation della produzione e della minaccia delle armi. Le future generazioni ringrazieranno chi ha avuto il coraggio di osare per la pace. Abbandoniamo il tempo della forza e inoltriamoci nel tempo del dialogo e della negoziazione, che solo può dare pace e sicurezza”.

Ed un impegno importante possono offrirlo le religioni: “Le religioni offrono quello che hanno ricevuto da Dio: l’amore, la sapienza, il valore della vita, il perdono. Sono fermamente consapevoli che i popoli formano un’unica comunità, con un destino comune. Rivolgono con fede la loro preghiera perché si spenga ogni odio e sia consolato ogni cuore affranto. Nessuna guerra è santa, solo la pace è santa!”

Nel saluto conclusivo il presidente della Comunità di Sant’Egidio, prof. Marco Impagliazzo, ha sottolineato il soffio dello spirito di Assisi: “Cari amici, nonostante i venti di guerra, lo spirito di Assisi soffia ancora. Lo abbiamo visto in tutti questi anni stringendoci gli uni gli altri, scegliendo di resistere alla forza del male con le armi povere dell’incontro, del dialogo, della preghiera. Kondo Koko, sopravvissuta all’atomica di Hiroshima, ci ha trasmesso un messaggio fondamentale a partire dalla sua sofferenza: ‘è la guerra che dovremmo odiare, mai le persone!’ E continueremo a resistere con voi tutti che siete in questa piazza e altrove, pellegrini di pace!”

E’ stato un invito ad ‘osare la pace’: “Abbiamo cercato di non dimenticare nessuno, con la preghiera e con la memoria. Dai nostri incontri sono nate concrete iniziative di pace. Perché la pace è sempre possibile!

Osare la pace è liberare la grande energia di dialogo e di bene che c’è in ogni religione, in ogni uomo e in ogni donna. Anche se il presente appare spesso buio, noi guardiamo con trepidazione ‘alle scintille di speranza’ che abbiamo sostenuto in questi giorni a Roma. Che arrivino a tutti i popoli, perché (lo ripetiamo ancora) la pace è sempre possibile!”

La cerimonia conclusiva è stata ‘impreziosita’ dalla testimonianza di Malla Alì Omar, medico chirurgo sudanese, a 31 anni è arrivato in Italia all’inizio di questo mese con il corridoio umanitario dall’Etiopia: “Ma mentre parlo qui oggi, il mio cuore è ancora in Sudan. A El-Fashir, le persone vivono sotto assedio da più di due anni, senza cibo, medicine, speranza. Le madri danno ai propri figli cibo per animali pur di tenerli in vita. Chi non muore per i proiettili, muore lentamente di fame.  

Vi prego, vi chiedo, pregate per il Sudan. Pregate per El-Fashir. Pregate perché la pace torni nel mio Paese, e in ogni nazione lacerata dalla guerra. Ricordiamo: la pace non è solo l’assenza di guerra, ma la presenza dell’amore, della dignità e dell’umanità”.

Comunque l’intervento più atteso era quello di papa Leone XIV, che ha ringraziato per questi giorni di preghiera per la pace: “Il mondo ha sete di pace: ha bisogno di una vera e solida epoca di riconciliazione, che ponga fine alla prevaricazione, all’esibizione della forza e all’indifferenza per il diritto. Basta guerre, con i loro dolorosi cumuli di morti, distruzioni, esuli! Noi oggi, insieme, manifestiamo non solo la nostra ferma volontà di pace, ma anche la consapevolezza che la preghiera è una grande forza di riconciliazione”.

Ha messo in guardia da chi usa la religione per portare la guerra: “Chi non prega abusa della religione, persino per uccidere. La preghiera è un movimento dello spirito, un’apertura del cuore. Non parole gridate, non comportamenti esibiti, non slogan religiosi usati contro le creature di Dio. Abbiamo fede che la preghiera cambi la storia dei popoli. I luoghi di preghiera siano tende dell’incontro, santuari di riconciliazione, oasi di pace”.

E’ stata una proposta di ‘attivare’ la cultura della riconciliazione: “La cultura della riconciliazione vincerà l’attuale globalizzazione dell’impotenza, che sembra dirci che un’altra storia è impossibile. Sì, il dialogo, il negoziato, la cooperazione possono affrontare e risolvere le tensioni che si aprono nelle situazioni conflittuali. Devono farlo! Esistono le sedi e le persone per farlo…

Questo è l’appello che noi leader religiosi rivolgiamo con tutto il cuore ai governanti. Facciamo eco al desiderio di pace dei popoli. Ci facciamo voce di chi non è ascoltato e non ha voce. Bisogna osare la pace! E se il mondo fosse sordo a questo appello, siamo certi che Dio ascolterà la nostra preghiera e il lamento di tanti sofferenti. Perché Dio vuole un mondo senza guerra. Egli ci libererà da questo male!”

(Foto: Santa Sede)

Due  incontri ad Alessano ed ad Ugento per il ‘mese del Creato’

La Diocesi di Ugento – S. Maria di Leuca comunica che nell’ambito del ‘Mese del Creato’, dal 1° settembre al 4 ottobre,  il periodo che la Chiesa cattolica dedica ogni anno alla riflessione e alla preghiera per la custodia della “casa comune”, iniziato il 1° settembre con la Giornata mondiale di preghiera per la Cura del Creato  e la benedizione de ‘I Giardini di Leuca’.

L’ iniziativa, nella Diocesi di Ugento S. Maria di Leuca  è stata promossa,  in collaborazione con l’Ufficio Diocesano per i Problemi Sociali e Lavoro, l’Ufficio Diocesano per l’Ecumenismo, la Caritas Diocesana, il Servizio di Pastorale Giovanile e le comunità parrocchiali, il Convento S. Maria degli Angeli dei Frati Minori di Alessano, “Circolo Laudato Sì –  Don Tonino Bello” Tricase, la Young Caritas Ugento – S. Maria di Leuca e la Cooperativa Sociale I.P.A.D. Mediterranean, e come partners: la Fondazione “Mons. Vito De Grisantis”, la Fondazione “Parco Culturale Ecclesiale Terre del Capo di Leuca – De Finibus Terrae”, la CDAL – Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali, l’Associazione Form.Ami, l’AGESCI – Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani, l’ITS Academy per il Turismo, i Beni, le Attività Culturali ed Artistiche della Puglia e il Servizio Civile Universale, per  incoraggiare a rinnovare l’impegno per un’ecologia integrale, si conclude il 4 ottobre, festa di San Francesco d’Assisi, il santo del Cantico delle creature, Patrono dell’ecologia.

Il tema della Giornata del 2025 lo ha dato papa Francesco: ‘Semi di pace e di speranza’. Papa Leone XIV lo ha raccolto e sviluppato nel contesto del Giubileo della speranza e nel decimo anniversario dell’istituzione della Giornata, avvenuta in concomitanza con la pubblicazione dell’enciclica Laudato Si’. Nel messaggio per la Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato 2025 papa Leone XIV invita a riflettere sul tema ‘Semi di Pace e di Speranza’. Il Santo Padre paragona ogni persona a un seme in grado di far germogliare la vita anche nei luoghi più inospitali, proprio come un fiore che cresce sull’asfalto.

Questa metafora, usata spesso anche da Gesù, sottolinea la forza dirompente della speranza e la capacità di generare futuro. Il messaggio collega strettamente la cura per il creato con la giustizia sociale. Il papa denuncia che l’ingiustizia, l’avidità e i conflitti non solo danneggiano l’ambiente, ma colpiscono in modo sproporzionato le persone più povere ed emarginate, come le comunità indigene. La natura stessa è a rischio di diventare un campo di battaglia per il controllo delle risorse, minando la stabilità globale.  Il testo ribadisce che la Bibbia non giustifica un ‘dominio dispotico’ dell’uomo sulla natura, ma invita a una relazione di ‘custodia’ e ‘coltivazione’ responsabile.

Alla luce di tutto ciò si svolgeranno due iniziative: giovedì 25 Settembre a Ugento alle ore 19,30 presso la Sala del Seminario Vescovile (Via Castello,2) un incontro pubblico dedicato al dramma della xylella , moderato dalla giornalista, Luana PRONTERA, dal titolo: ‘Quali segni di speranza dopo più di 10 anni dal dramma della xylella?’  sarà l’occasione di conoscere esperienze di ricerca e di contrasto alla xylella, grazie agli interventi del prof. Donato BOSCIA, CNR Bari, del dott. Giovanni MELCARNE, Azienda Foresta Forte, del dott. Antonio CIRIOLO, presidente GAL Capo di Leuca, del dott. Gianfranco CATALDI, CIHEAM Tricase e dei rappresentanti delle associazioni di categorie: Coldiretti, Confagricoltura e CIA. 

Sarà presente l’assessore regionale  per l’agricoltura  il Dott. Donato PENTASSUGLIA, concluderà il vescovo, Mons. Vito ANGIULI, al termine saranno consegnate due piante di ulivo autoctone resistenti alla xylella, a Don Flavio FERRARO, Parroco della San Giovanni Bosco, e a Don Antonio TURI, Parroco del Sacro Cuore di Ugento per la successiva piantumazione negli spazi verdi degli ’’Oratori’ di Ugento.

Sabato 27 settembre alle ore 17,30 presso il Chiosco dei Frati Cappuccini ad Alessano in occasione dei 10anni della “Laudato SI’” e degli 800 anni del “Cantico delle Creature”, si svolgerà l’incontro moderato da Mimmo TURCO – CDAL, dal tema: “Il tempo del creato: l’io, il noi, la Chiesa, la Terra” con gli interventi di: Padre Piero SIRIANNI, Teologo dogmatico della Fraternità dei Cappuccini dell’Aquila, Oriana LEONE, referente “Circolo Laudato Sì –  Don Tonino Bello”, Sarah SCHIAVANO, Presidente dell’ Azione Cattolica Diocesana e  Vito FERRARO e Antonio DELL’ABATE, AGESCI. Al termine dell’incontro, sempre nel Chiosco dei Frati Cappuccini, fra Alfredo SANTORO pianterà un ulivo autoctona resistente alla xylella.

Come sottolinea il  Papa  la giustizia ambientale non è un concetto astratto ma una necessità urgente e concreta, una questione di fede e di umanità. Infine, il Papa esorta a passare dalle parole ai fatti, mettendo in pratica l’ecologia integrale promossa dalla “Laudato Si’”.

Info: Centro Caritas Piazza Cappuccini, n.15 – www.caritasugentoleuca.it – tel. 0833.219865email: segreteria@caritasugentoleuca.it

La Società San Vincenzo De’ Paoli invita a sostenere una classe di 25 ragazzi a Baskinta

Baskinta, un villaggio di montagna a 1.200 metri di altitudine, nel cuore dei monti libanesi, è un luogo che racconta tradizione e resilienza. Ma dietro la bellezza dei paesaggi, la crisi che da anni travolge il Libano si fa sentire con forza: svalutazione della moneta, inflazione galoppante, scarsità di beni essenziali. A tutto questo si è aggiunto il recente conflitto, che ha isolato ulteriormente i villaggi interni, colpendo agricoltura, trasporti e scuole.

In questo scenario, il rischio più grande è che i giovani perdano la possibilità di studiare. Troppo spesso, l’abbandono scolastico è il primo passo verso l’assenza di un futuro. Una risposta concreta: il progettoSostieni una classe oggi.

Per dare un segnale di speranza, la Federazione Nazionale Italiana della Società di San Vincenzo De Paoli ODV, attraverso il Settore Solidarietà e Gemellaggi nel Mondo, ha lanciato l’iniziativa “Sostieni una classe oggi”.

Un progetto semplice ma potente: non adottare a distanza un singolo studente, ma un’intera classe di 25 ragazzi e ragazze, tra i 14 e i 18 anni, iscritti alla Scuola tecnica Saint Vincent Besançon di Baskinta. Giovani che, nonostante tutto, sognano ancora di studiare, formarsi e costruire il proprio domani.

Il progetto è realizzato in collaborazione con le Suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret, presenti in Libano da oltre un secolo e profondamente radicate nella realtà educativa locale.

Cosa garantisce il tuo aiuto

Con un contributo annuale di soli 300 euro, il gruppo di sostenitori SAD potrà assicurare:

  • la frequenza scolastica per tutti i 25 studenti;
  • libri, quaderni, uniformi e altri materiali didattici;
  • pasti quotidiani;
  • trasporto;
  • il sostegno agli insegnanti e al personale educativo;
  • un ambiente scolastico più sicuro e dignitoso.

Perché è importante

Sostenere questo progetto significa molto più che garantire istruzione. È un messaggio forte: “Crediamo in voi. Non siete soli.”
È un seme di futuro che non riguarda solo gli studenti, ma le loro famiglie, la comunità scolastica e l’intero villaggio.

In un Libano che resiste tra mille difficoltà, la scuola resta uno dei pochi spazi in cui si può ancora respirare speranza.

Per saperne di più o attivare il tuo sostegno, clicca qui:
“Sostieni una classe oggi” – Società di San Vincenzo De Paoli

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