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Inaugurati i percorsi formativi 2026-27 nell’ambito della Giornata della Virtù Civile in Toscana: dalla Cittadella della Pace la chiamata ai giovani italiani
Un anno scolastico fuori dai percorsi ordinari per imparare a conoscere sé stessi, convivere con le differenze e trasformare le proprie idee in progetti capaci di incidere nelle comunità di provenienza. Dalla Cittadella della Pace parte ufficialmente il bando del Quarto Anno Rondine per l’anno scolastico 2027-2028, presentato oggi nell’ambito dell’Inaugurazione dei percorsi formativi di Rondine, nella cornice della Giornata della Virtù Civile in Toscana promossa dall’Associazione Civile Giorgio Ambrosoli, che ha riunito giovani italiani e internazionali, studenti, docenti, tutor, dirigenti scolastici, università, istituzioni e rappresentanti della società civile. L’appuntamento ha segnato l’avvio ufficiale del nuovo anno della World House, delle Sezioni Rondine e del Quarto Anno Rondine.
Il bando è rivolto agli studenti che nell’anno scolastico 2026-27 frequentano il terzo anno di liceo classico, scientifico, delle scienze umane o linguistico. Non viene richiesta necessariamente l’eccellenza in ogni disciplina: la selezione guarda anche alla curiosità, alla disponibilità al dialogo, alla capacità di vivere in comunità e alla volontà di sviluppare un progetto con un impatto concreto sul proprio territorio. La manifestazione di interesse può essere presentata attraverso l’application form online: https://quartoanno.rondine.org/partecipa-al-bando/. La candidatura dovrà essere formalizzata entro il 7 gennaio 2027.
Durante la presentazione del Quarto Anno Rondine, il Vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro mons. Andrea Migliavacca ha annunciato l’impegno della Diocesi a finanziare una borsa di studio destinata a uno studente del QAR. Un sostegno concreto che rafforza il legame tra il territorio aretino e il percorso educativo di Rondine, offrendo a un giovane la possibilità di vivere un anno di formazione dedicato alla crescita personale, alla responsabilità e alla cittadinanza attiva.
“Saluto tutti da Franco ai giovani e a tutti i giovani che sono tornati e a coloro che contribuiscono a questa avventura”: il messaggio del Vescovo Migliavacca ai giovani si costruisce intorno a tre parole preziose: bellezza, accoglienza, abitare. Un invito a scoprire la propria bellezza, ad abitare i luoghi portando dentro la propria ricchezza, non solo la scuola ma anche la città di Arezzo e la Diocesi. Infine un invito a coltivare la capacità di accogliere le differenze, dei compagni di scuola provenienti da tutta Italia ma anche dei giovani di tutto il mondo della World House: «La scuola deve servire non solo a imparare ad abitare la vita e il nostro tempo, deve insegnare a costruire la pace e portare il proprio mattoncino, il proprio contributo nel mondo. Qui si scopre che la diversità è un valore e una forza. Saperla abitare ci rende cittadini del mondo», ha concluso Mons. Migliavacca.
L’apertura del nuovo bando si inserisce in una giornata che ha raccontato l’intero sistema formativo di Rondine: dalla dimensione internazionale della World House alla scuola italiana attraverso Sezione Rondine, fino all’esperienza residenziale del Quarto Anno. I numeri di Sezione Rondine restituiscono la dimensione ormai nazionale del progetto: nell’anno scolastico 2026-27 sono coinvolte 58 scuole e 96 classi in 14 regioni, con 2.130 studenti, 820 docenti formati e 75 tutor. Delle 96 classi attive, 52 sono di nuova attivazione e 44 proseguono esperienze già avviate, mentre 17 classi quinte hanno concluso il percorso. La Lombardia conta 26 scuole aderenti, la Toscana 8; seguono Lazio, Emilia-Romagna, Piemonte e le altre regioni che stanno progressivamente entrando nella rete.
“Contrastare la dispersione scolastica significa intervenire prima che un ragazzo lasci la scuola, riconoscendo fragilità, perdita di motivazione e difficoltà a trovare il proprio posto Regione Lombardia ha rafforzato per questo la collaborazione con Rondine, che oggi coinvolge 26 realtà lombarde, 15 istituzioni scolastiche e 11 enti della formazione professionale – ha affermato in un videomessaggio Simona Tironi, Assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro della Regione Lombardia –. Il Metodo Rondine offre strumenti concreti per lavorare su relazioni, dialogo e gestione dei conflitti, aiutando ogni studente a ritrovare fiducia e costruire il proprio progetto di vita”.
“Come Direttore saluto le studentesse e gli studenti con i migliori auguri per questo nuovo anno scolastico – ha seguito Luciano Tagliaferri, Direttore Generale dell’USR Toscana –. Per me è un onore essere qui ad assistere al suono della prima campanella. Da Dirigente scolastico ho potuto toccare con mano il valore del Metodo Rondine nella scuola. L’Ufficio Scolastico Regionale è chiamato a fare da regia a questo percorso. A livello ministeriale possiamo dire che il progetto è strutturato e c’è margine per il proseguo del percorso e l’avvio di altre Sezioni Rondine in Italia”; da parte di Tagliaferri il saluto anche a Loredana Giannicola, Direttrice dell’Ufficio Scolastico della Calabria presente alla cerimonia.
Il momento dedicato alla scuola è culminato nel suono della campanella, con le Sezioni Rondine collegate da tutta Italia, e nella presentazione del nuovo Manuale di istruzioni per l’uso, strumento operativo destinato ad accompagnare l’espansione e la qualità della sperimentazione.
Durante la stessa cerimonia l’assessore Lucia Tanti ha annunciato l’avvio del percorso con cui il Comune di Arezzo intende sperimentare il Metodo Rondine anche nei nidi e nelle scuole dell’infanzia. Il progetto prenderà avvio nell’anno scolastico 2026-27 con una rilevazione dei bisogni degli educatori e una fase di formazione e coprogettazione concentrata su tre dimensioni: relazione con i bambini, coesione dei gruppi di lavoro e alleanza educativa con le famiglie. Le prime sezioni sperimentali sono previste nel 2027-28, per arrivare successivamente a una possibile estensione dell’esperienza.
“Rondine è patrimonio di tutti ma è ad Arezzo e questo lo dico con un certo orgoglio. Lo scorso anno sperimentazione che è stata la formazione del personale educativo dei Servizi del Comune di Arezzo da 0 a 6 anni e abbiamo rilevato che l’operazione ha funzionato bene e è stata molto gradita dagli operatori, dai bambini e dalle famiglie. Abbiamo immaginato che questo segmento potesse continuare quindi da quest’anno e nei prossimi anni, costruiremo, organizzeremo, formeremo e contamineremo i nostri educatori proprio attraverso percorsi formativi fatti con Rondine e che immagino si concluderanno sempre con una giornata conclusiva con le famiglie a Rondine”, ha affermato. l’Assessore ricordando il valore del conflitto come tema da affrontare, da vivere a livello individuale, personale che poi diventa valore di comunità.
La giornata si è aperta con l’avvio della Giornata della Virtù Civile in Toscana e con la consegna, da parte dell’Associazione Civile Giorgio Ambrosoli, di una borsa di studio destinata alla World House. È stato quindi inaugurato il nuovo anno della comunità internazionale della Cittadella, nella quale giovani provenienti da Paesi e territori attraversati dai conflitti scelgono di vivere insieme e affrontare un percorso di formazione alla trasformazione dei conflitti.
“Grazie a Rondine per ospitare per la terza volta consecutiva la Giornata della Virtù Civile in Toscana – ha dichiarato Roberto Notarbartolo di Villarosa, presidente dell’Associazione Civile Giorgio Ambrosoli –. Questo è primo luogo fuori Milano dove abbiamo scelto di farla a seguire queste Giornate di sono moltiplicate in Italia. Oggi è dedicata a Rita Levi Montalcini e Valeria Solesin è stata una delle vittime italiane della drammatica tragedia del Bataclan di Parigi avvenuta il 13 novembre 2015.
Questa Giornata è nata per ricordare che nel nostro paese c’è una grande quantità di persone che lottano per preservare la libertà di tutti, a volte anche con gesti eroici. E il tema di quest’anno è la virtù della fiducia», una scelta fortemente legata all’attualità, come ricorda l’Associazione civile Ambrosoli, in uno scenario internazionale in cui assistiamo drammaticamente venir meno del mutuo scambio di fiducia nei rapporti tra i popoli e tra gli Stati. Tuttavia la fiducia rimane uno strumento concreto di cooperazione civile, la base indispensabile per costruire una pace duratura, riscrivendo patti sociali che le nuove generazioni possano rispettare: «E proprio qui, in questo luogo – ha concluso Notarbartolo – la fiducia è fondante e nasce dal lavoro di tutti voi e dalla guida di Franco che ringrazio”.
E’ seguita la proiezione del video tratto dall’opera del regista Carmelo Segreto: “Un racconto che vuole restituire il valore umano che Giorgio Ambrosoli ha lasciato alla famiglia e alla collettività, narrata attraverso una lunga intervista a Notarbartolo”. La testimonianza di come abbia saputo rimane libero, responsabile, degno di fiducia come emerge dal video. “Una storia lontana nel tempo ma estremamente attuale. E in questa distanza come nella diversità, questa storia, come molte altre, rappresenta una grande opportunità anche per i ragazzi”.
È stato quindi inaugurato il nuovo percorso della World House, la comunità internazionale di Rondine nella quale giovani provenienti da Paesi e territori attraversati dai conflitti armati scelgono di vivere e formarsi insieme. Con la nuova generazione composta da 20 ragazzi e ragazze che vengono dal Mali, dalla Russia, dall’Ucraina, Armenia, Azerbaigian, Medio Oriente, Balcani e Colombia: “Oggi è una giornata importante perché ogni volta che qualcuno sceglie di attraversare questa soglia la nostra comunità si rinnova e acquista un significato nuovo. Forse vi ha portati qui la curiosità, forse un po’ di inquietudine. Anche noi, all’inizio, non sapevamo cosa aspettarci. Va bene così. Qui nessuno deve avere già tutte le risposte: serve restare, ascoltare e lasciarsi interrogare, anche quando è difficile. Da oggi Rondine non siamo più soltanto noi: siete anche voi”, ha detto Yeva, studentessa della World House, salutando le nuove generazioni di studenti.
“Dobbiamo e vogliamo continuare a perfezionare il nostro metodo e il percorso del nostro Master – ha raccontato Luca Verzichelli, Direttore del Master in Conflict Management and Humanitarian Action dell’Università degli Studi di Siena nato in collaborazione con Rondine –. I ragazzi di Rondine sono il cuore di questo Master e anche noi insegniamo il Metodo confrontandolo anche con altri approcci. Per noi è importante l’impatto generato: formiamo giovani capaci di affrontare e risolvere i problemi nel mondo. Sono oltre 150 gli studenti che negli anni hanno frequentato il Master. Ma la vera sfida per me è la capacità di essere degni della fiducia di questi ragazzi che si mettono in gioco”.
La due giorni, iniziata venerdì 25 settembre con workshop, attività formative e la firma del Protocollo triennale con il Comune di Mondovì, si è conclusa con l’inaugurazione di ‘Peace is Inclusion’, il nuovo percorso di accessibilità della Cittadella della Pace realizzato grazie al contributo di Fondazione BNL.
“Sono lieta di rappresentare la Fondazione e tutto il mondo BNL. Ci siamo conosciuti solo lo scorso anno ma da subito sono rimasta colpita dal vostro lavoro e dal messaggio che portate nel mondo, purtroppo oggi così profondamente afflitto da conflitti. Questo intervento rappresenta la nostra volontà di contribuire a questa realtà di valore”, ha concluso Claudia Cattani, vicepresidente della Fondazione BNL. Il progetto realizza, infatti, un percorso di accessibilità all’interno della Cittadella della Pace con l’obiettivo di abbattere le barriere architettoniche e affermare un principio essenziale: non può esistere una cultura autentica della pace senza inclusione.
A chiudere l’inaugurazione dei percorsi formativi, il presidente e fondatore di Rondine Franco Vaccari: “Oggi non inauguriamo semplicemente tre percorsi formativi. Apriamo spazi nei quali giovani, insegnanti, educatori e comunità possono imparare a non avere paura del conflitto. Dalla World House alle scuole italiane, fino alla possibilità di iniziare questo lavoro già nei primi anni di vita, la sfida è la stessa: trasformare la relazione con l’altro in un luogo di crescita e non di contrapposizione. I numeri di Sezione Rondine ci dicono che questa intuizione sta diventando una responsabilità condivisa da una comunità sempre più grande. La pace, per noi, comincia esattamente qui: dalla capacità di educare persone che sappiano stare nel conflitto senza diventarne prigioniere”.
Presenti oltre al Vescovo Andrea Migliavacca, il Prefetto Dott. Fabrizio Stelo, il Questore Dott. Cristiano Tatarelli, il Colonnello Daniela Parisi, Comandante Provinciale della Guardia di Finanza, e il Colonnello Pasquale D’Antonio, Comandante Provinciale dei Carabinieri.
Le giornate del 25 e 26 settembre rappresentano così non soltanto l’inaugurazione di un nuovo anno educativo, ma il punto d’incontro tra le diverse anime dell’esperienza di Rondine. Scuola, università, istituzioni, territori e società civile si ritrovano nella Cittadella della Pace attorno a una stessa prospettiva: educare persone e comunità capaci di stare dentro il conflitto senza esserne prigioniere e di trasformarlo in occasione di crescita, responsabilità e cambiamento. L’evento rientra nel progetto ‘Sezione Rondine. La scuola a dispersione zero’, all’interno del programma ZeroNeet sostenuto da Fondazione Cariplo, in collaborazione con Regione Lombardia e Intesa Sanpaolo.
Tra i sostenitori dei percorsi formativi presenti all’inaugurazione e che hanno portato il loro saluto ai giovani di Rondine: Marco Nocivelli, presidente e AD di Epta Refrigeration; Giuseppe Caglia, presidente di Amitié Sans Frontières – Club di Firenze; Emmanuele Gatteschi; la vice presidente dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, Anna Conti; Marina Perotti e Carla Revello della Fondazione CRC; Stefano Betti della Fondazione CR Prato; Giovanni Galli della Fondazione ONLUS Niccolò Galli; Stefano Modena, presidente della Fondazione Valtes; Sandro Gavilli del Rotary Club Valdarno.
Il progetto Studentato Internazionale – World House è realizzato con il contributo di: Conferenza Episcopale Italiana – fondi dell’8×1000 alla Chiesa Cattolica Italiana; Fondazione Brunello e Federica Cucinelli; Fondation Assistance Internationale; Monaco Ambassadors Club; F2i Sgr; Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale; Aboca S.p.a.; Associazione civile Giorgio Ambrosoli; GUNA; Fondazione Mondo Unito; Vianord Engineering; Gouvernement Princier – Principauté de Monaco; BTS; Amitié Sans Frontières – Club di Firenze; Associazioni di categoria Udine; Lega delle cooperative del Friuli Venezia Giulia; Unione Artigiani Piccole e Medie Imprese; Confartigianato Udine; Confindustria Udine; Visia Imaging S.r.l.; Fila SOLUTIONS S.p.A.; Lions Club – Distretto 108La | Toscana; Rotary Foundation – Distretto 2071 Toscana; Programma Grandi Donatori; Programma Ambassador; Carolina Cucinelli; Giuseppe e Ritalba Spinetta; Nicoletta Negrini; Emanuela Spinetta; Claudia Elena Prioglio; Francesco Ferragina; Kon Group; Fondo di solidarietà World House, amici e sostenitori.
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito riconosce il Quarto Anno Rondine come percorso di sperimentazione per l’innovazione didattica. Il progetto Quarto Anno Rondine è realizzato con il contributo di: Fondi Otto per Mille dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai; Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo; Fondazione di Sardegna; Fondazione Cassa di Risparmio di Piacenza e Vigevano; Fondazione Cariplo; Unicredit Foundation; Fondazione BPM; Fondazione Cassa di Risparmio di Prato; Fondazione Donatella Ronconi ed Enrica Prati; Fondazione ONLUS Niccolò Galli; Banca del Valdarno Credito Cooperativo – Borsa di studio in memoria di Giovanni Bani; Fondazione Compagnia di San Paolo; Fondazione Friuli; Fondazione Valtes; Fondazione CR Trieste; Fondazione Antonio Emanuele Augurusa; Aboca S.p.A.; Fondo Portaverta; Banca Alta Toscana; Programma Grandi Donatori; Fondo di Solidarietà Quarto Anno – amici e sostenitori. Partner che hanno collaborato allo sviluppo del percorso Ulisse e Itaca: Istituto Jacques Maritain; Nuovo Laboratorio di Psicologia; Goel Gruppo cooperativo. Sezione Rondine è realizzato in attuazione del Protocollo di intesa tra Rondine e il Ministero dell’Istruzione e del Merito (Atti del Ministro, prot. n 21/2023): “Accordo di collaborazione per la diffusione della sperimentazione Sezione Rondine a livello nazionale e internazionale, nell’ottica della diminuzione della dispersione scolastica, della promozione dei valori del dialogo, dell’inclusione, della convivenza pacifica, della cittadinanza attiva e digitale e del contrasto al bullismo e alla violenza nelle scuole”. Sezione Rondine è realizzato con il contributo di: Zero Neet “Sezione Rondine. La scuola a dispersione zero”, programma promosso da Fondazione Cariplo in collaborazione con Regione Lombardia e Intesa Sanpaolo; Enel Cuore; Fondazione Roma; Comune di Roccella Jonica
Habitat: aperta la call per dieci artisti ed artiste delle arti sceniche
Fino al 14 novembre 2026 sarà possibile candidarsi a ‘HABITAT Percorsi artistici per un teatro di comunità’, la residenza artistica intensiva, esperienziale e professionalizzante rivolta a dieci giovani artisti e artiste attivi nell’ambito delle arti sceniche, di età compresa tra 18 e 35 anni, residenti o domiciliati in Toscana e disoccupati, inoccupati o inattivi.
‘HABITAT’ è progettato e promosso da La Filostoccola/Teatro Virginian, CasermArcheologica, Spazio Seme Centro Internazionale e CanGo – Centro di Rilevante Interesse Nazionale per la Danza: quattro realtà attive nell’ambito dello spettacolo dal vivo, della produzione culturale, della formazione e della ricerca artistica.
Il progetto si svolgerà tra Arezzo e Sansepolcro dall’11 gennaio al 20 febbraio 2027 e coinvolgerà i partecipanti in sei settimane di formazione, ricerca e produzione artistica: 34 giornate e 204 ore complessive di attività, articolate in cinque moduli residenziali consecutivi. La partecipazione è gratuita e la candidatura deve essere inviata entro il 14 novembre. Per tutta la durata delle attività sarà garantito l’alloggio ed è inoltre prevista una borsa di studio.
‘HABITAT’ nasce con l’obiettivo di offrire ai giovani partecipanti un’esperienza formativa sul campo, fondata sulla pratica artistica, sulla coabitazione, sul confronto tra pari, sulla relazione con i territori e sull’accompagnamento di artisti e professionisti qualificati.
Il percorso attraverserà differenti linguaggi teatrali, corporei e performativi, alternando training fisico e vocale, scrittura e drammaturgia, improvvisazione, contact improvisation, pratiche somatiche, composizione performativa, attività site-specific, esplorazioni urbane e territoriali, tutoraggio e momenti di restituzione pubblica.
Il programma si svilupperà tra il Teatro Virginian, Spazio Seme e gli spazi urbani di Arezzo e CasermArcheologica a Sansepolcro. I cinque moduli affronteranno, tra gli altri temi, l’autofinzione e l’uso della biografia e della memoria nella creazione scenica, la relazione tra corpo, spazio e paesaggio, il movimento e l’improvvisazione, fino alla composizione collettiva dei materiali sviluppati durante la residenza. Ciascun modulo prevede una restituzione pubblica, per condividere il processo artistico con cittadini, operatori e comunità locali.
Il bando completo e la scheda di candidatura sono disponibili al seguente link:
https://giovanisi.it/bando/residenze-arti-sceniche-bando-per-giovani-artisti-under-36/
L’avviso è finanziato con le risorse del PR FSE+ Toscana 2021/27 e rientra nell’ambito di Giovanisì, il progetto della Regione Toscana per l’autonomia dei giovani.
Ulteriori info sono pubblicate sui siti dei 4 partner e possono essere richieste per email a: habitatpercorsiartistici@gmail.com
Papa Leone XIV chiede attenzione a Roma
“…vorrei ripartire con voi dal mattino di Pasqua, da un giardino, da un sepolcro vuoto. Maria di Magdala è lì, all’alba, quando è ancora buio, e il buio in cui si trova non è soltanto quello della notte che non è finita. E’ il buio di chi ha perduto qualcuno, di chi cerca e non trova, di chi si china e piange. II Vangelo, però, non la lascia in quel pianto. Le si avvicina un uomo, che lei scambia per il custode del giardino, e le rivolge due domande: ‘Perché piangi? Chi cerchi?’. Queste due domande, carissimi, vorrei che ispirassero il cammino prossimo della Diocesi di Roma”: da qui è partito papa Leone XIV nell’incontro con l’assemblea diocesana di Roma, che apre ufficialmente l’anno pastorale., annunciando anche l’avvio della causa di canonizzazione di Don Luigi Di Liegro.
Domande che invitano a mettersi in ascolto per superare le difficoltà: “Credo infatti che possiamo sentirle rivolte, oggi, alla nostra Chiesa e all’intera città: ‘Perché piangi? Chi cerchi?’ Esse riguardano la ricerca ansiosa di speranza che percepite nelle parrocchie, negli incontri e negli ambienti di vita, quando vi siete messi in ascolto gli uni degli altri e della gente. Maria Maddalena è sveglia prima dell’alba ed è già corsa al sepolcro, perché in lei c’è vita, c’è attesa!”
Domande essenziali anche per Roma: “Così, a Roma sono tante le persone che ricominciano ogni mattina, ma anche comunità parrocchiali, associazioni, movimenti, gruppi e realtà ecclesiali che lavorano con generosità nell’evangelizzazione, nella carità, nel servizio alla preghiera liturgica. Certo, accanto a questa ricchezza avete riconosciuto con onestà alcune fatiche. E’ lo smarrimento di chi non riesce più a trovare dove si incontra il Signore. Un’esperienza che condividiamo con tanti fratelli e sorelle, ma che capita di vivere anche a noi. A volte si moltiplicano le proposte, le attività, gli incontri e si smarrisce il centro, il senso evangelico di ciò che si fa”.
Però davanti allo smarrimento c’è una chiamata nominale sussurrata delicatamente: “Ed ecco, nel Vangelo, che una sola parola fa voltare la Maddalena: il suo nome, ‘Maria!’ E’ così che si incontra Gesù Cristo: sentendosi chiamare per nome da Lui, nei molti modi in cui ciò può avvenire. E’ da qui che deve ripartire ogni azione pastorale: non tanto chiedendosi ‘che cosa’ fare, ma piuttosto ‘chi’ e ‘come’ incontrare.
Nelle nostre comunità si può rimanere anonimi, invisibili e incompresi, oppure essere visti, conosciuti e chiamati per nome. E chi incontra davvero Cristo, come Maria di Magdala, sente riempirsi il cuore e allora non può restare fermo, corre e va ad annunciare. ‘Ho visto il Signore!’, dice la donna ai discepoli. Non un ricordo, non un fatto privato, ma una gioia profonda che genera comunità”.
Questo è il compito che il papa ha assegnato: “Per questo, fratelli e sorelle, non vi consegno oggi un nuovo programma pastorale. Non ripartiamo da zero, e nulla di quanto abbiamo vissuto va archiviato. Il lavoro sulle ‘malattie spirituali’ ci ha insegnato a riconoscere ciò che, nella nostra vita ecclesiale, chiede di essere curato, corretto o convertito. Il Cammino Sinodale ci ha insegnato come ascoltare e discernere insieme, corresponsabili dell’unica missione. Desidero invece proporvi di sviluppare una terza dimensione: quella della verifica pastorale”.
Quindi una ‘verifica’ per comprendere: “Verificare, sotto la luce dello Spirito Santo, significa fermarsi, rileggere ciò che è accaduto, riconoscere ciò che ha portato frutto, comprendere ciò che non ha funzionato e cercarne insieme le ragioni. Significa, in una parola, fare verità. Vi invito a operare questa verifica coinvolgendo l’intera comunità e, per quanto possibile, ascoltando anche persone che non la frequentano e vedono le cose, per così, dire dall’esterno”.
Ed ecco le tre attenzioni poste dal papa: “La prima attenzione: incontrare Cristo e farlo incontrare. La Chiesa non esiste per sé stessa, ma per condurre ogni persona all’incontro con il Signore; e allora non basta domandarsi se un’attività è ben organizzata, se è partecipata, se dura da molti anni; occorre domandarsi se essa conduce realmente a Cristo, se fa incontrare il Vangelo con la vita concreta delle persone.
La seconda attenzione: generare comunità. Dalla Pasqua di Cristo nascono comunità nuove, libere, riconciliate. Abbiamo il coraggio di curare l’essenziale, per lasciare spazio a relazioni vere, dentro le quali le persone si sentano parte di un popolo: si sentano accolte, accompagnate, valorizzate, corresponsabili. Ai giovani impegniamoci a offrire tempo e ascolto, dentro e oltre le iniziative.
La terza attenzione: abitare e servire la città. Roma non è lo sfondo indifferente delle nostre comunità: è il luogo della nostra missione. La comunità generata dal Risorto non può restare chiusa in sé stessa, ma condivide le attese, le fragilità e le domande delle persone; e impara a riconoscere, in ciò che accade nei diversi ambienti della città, le domande alle quali il Vangelo può rispondere, se nuovamente accolto”.
Si raggiungono queste tre ‘attenzioni’ attraverso un cammino di formazione: “Vi chiedo perciò di darvi il tempo di camminare insieme (non un anno, ma un cammino), perché sia un vero discernimento e non un’iniziativa che si aggiunge alle altre. Il Vescovo non vi chiede di programmare nuove attività: vi propone un metodo comune di ascolto, di discernimento, di verifica e di conversione. I contenuti e le priorità restano affidati alla responsabilità delle vostre comunità, nei cinque ambiti che sono la catechesi e l’iniziazione cristiana, i giovani, la famiglia, la carità, le vocazioni, perché l’obiettivo è condividere uno stile pastorale, non uniformare le esperienze. Ed in questo le Prefetture sono chiamate a diventare sempre più luoghi di incontro, di confronto e di elaborazione pastorale condivisa”.
Ed ecco la notizia per rendere ‘attuale’ questo cammino: “Ho infatti approvato con gioia la decisione di compiere i passi necessari perché sia avviata l’inchiesta diocesana sulla vita, le virtù e la fama di santità di don Luigi Di Liegro, presbitero di questa Chiesa, morto il 12 ottobre 1997. Il dono che egli fa al nostro cammino non sta anzitutto nelle opere che ha fatto: don Luigi, prima di costruire qualunque cosa, ha voluto ‘vedere’. Nel 1969 commissionò un’indagine sulla religiosità dei romani, perché aveva imparato che non c’è incarnazione del messaggio senza ascolto della realtà”.
Questa è l’essenza del cristianesimo: “Carissimi, questo fa pensare alla domanda di Maria di Magdala presso il sepolcro di Gesù. È la domanda con cui oggi ricominciamo. Quali segni del Regno e quali appelli dello Spirito Santo emergono oggi dalla vita di Roma, e quale forma di Chiesa occorre assumere per riconoscerli e servirli? Custodire in noi questa domanda ci aiuterà a essere Chiesa solidale con il destino di questa città, a contatto con le sue ferite, le sue attese e le sue trasformazioni”.
Ma tutto ciò può essere fatto in compagnia: “Vi esorto a non portare le fatiche da soli. E vi dico con chiarezza che l’arte della verifica pastorale non vi chiede di fare di più: vi dà, anzi, il permesso di fare meno e meglio. Se la verifica pastorale diventasse un’ulteriore incombenza sulle vostre spalle, ne avremmo tradito il senso”.
Quindi ha tratteggiato il ‘volto’ del sacerdote: “Il prete dovrebbe essere un uomo che ascolta prima di rispondere, che discerne prima di decidere. Una persona che resta davanti al Signore, perché non può condurre altri a un incontro che non sta vivendo. La domanda del ‘perché?’ è anzitutto una sua domanda personale: perché sono prete? Corrisponde ancora, la mia giornata, al motivo per cui il Signore mi ha chiamato per nome? Il prete non concentra in sé ogni responsabilità.
Riconosce i carismi, forma le coscienze, rende possibile la corresponsabilità dei laici: non per mancanza di forze, ma per fedeltà alla natura della Chiesa. Una comunità nella quale tutto dipende dal parroco è una comunità fragile, e presiedere non significa fare tutto. Significa generare comunione, valorizzare le energie degli altri, collegare persone e realtà, custodire l’unità.
Il prete, infine, si inserisce e desidera appartenere a una comunità capace di leggere il proprio quartiere, di condividerne le ferite e le speranze, responsabile della vita di tutti, anche di chi non varca la soglia della chiesa. Questa è la forma che la carità assume nella presidenza pastorale, ed è ciò che impedisce a una parrocchia di ripiegarsi nell’autoconservazione”.
Ed ha anche rivolto un pensiero ai giovani seminaristi: “Cari giovani, vi state preparando ad essere preti per questa Diocesi. Vi invito a prendere parte, già ora, a questo cammino di verifica, imparando ad assumerlo come stile negli anni della formazione. E lasciatevi formare sia dai libri, che sono necessari per incontrare i buoni maestri, sia dai volti: dai poveri, dai malati, dalla gente delle nostre parrocchie. A voi e ai vostri formatori dico la mia gratitudine e la mia fiducia. I giovani non si consegnano a un ruolo, ma seguono uomini e donne che appaiono felici di ciò che sono”.
Ed ha concluso con un invito all’annuncio in vista anche del Giubileo del 2033: “So che questo cammino di verifica chiederà pazienza, e forse anche il coraggio di lasciare andare qualcosa a cui siamo affezionati. Ma è lo stesso coraggio di Maria di Magdala, che ha dovuto lasciare andare il desiderio di trattenere il Signore per correre, invece, ad annunciarlo. Da questo discernimento pastorale nascerà, lo spero, una fase di condivisione delle esperienze rinnovate e poi la costruzione di un cammino comune che ci prepari, insieme, al Giubileo della Redenzione del 2033”.
(Foto: Santa Sede)
Da settembre la mia riammissione nei contesti della Guardia di Finanza, promossa dal gen. Domenico Napolitano, neo comandante dello ‘SCICO’, reparto del Corpo militare di Polizia economica dello Stato
Il Sig. Generale di brigata, dott. Domenico Napolitano, assunse il comando delle fiamme gialle di Palermo (nella cui Legione fui assegnato come Ufficiale addetto alla Sezione mobile da febbraio a giugno 1976) nel mese di Settembre 2022 subentrando al generale Antonio Nicola Quintavalle Cecere, trasferito a giugno al Comando del Servizio centrale di investigazioni sulla criminalità organizzata. Il mio amico con cui ho fatto una ‘rimpatriata’ il 7 Marzo 2026 (in occasione dell’insediamento del Presidente della Corte d’ Appello di Palermo prof. Antonio Balsamo (amico fraterno, mio ex studente di Giurisprudenza dal primo anno accademico 1983) è nato a Casoria 52 anni fa. Titolato ‘Corso Superiore di Polizia Tributaria’, è laureato in Giurisprudenza, Scienze Politiche (le mie stesse lauree) e Scienze della Sicurezza Economico-Finanziaria.
Nei precedenti quattro anni ha rivestito il delicato ruolo di comandante del Nucleo di polizia economico finanziaria di Napoli (presso la cui Legione prestai servizio da Agosto 1975 a Gennaio 1976, come Sotto Tenente comandante Sezione operativa del porto). Nel corso della sua carriera ha svolto numerosi e prestigiosi incarichi, oltre che al Comando di Reparti territoriali, al Nucleo di polizia tributaria di Reggio Calabria, nonché incarichi di staff al Comando generale del Corpo. Per il Generale si trattò di un ritorno in Sicilia e nella provincia di Palermo, avendo già guidato da tenente le fiamme gialle di Bagheria da luglio 1996 ad agosto 1998 (periodo in cui esercitavo le funzioni di Dirigente superiore, corrispondente al grado di Generale di brigata, del Corpo della polizia municipale di Palermo, vincitore di concorso, in posizione di ‘distacco’ dalla Procura della Corte dei conti della Sicilia).
Il generale, fervente cattolico, appassionato di scienze religiose, ha visitato recentemente il Centro ‘Padre nostro’, l’associazione palermitana creata a Brancaccio dal Beato Giuseppe Puglisi, il noto presbitero ucciso dalla mafia (il 15 Settembre di ogni anno si commemora la sua morte, cfr. https://centropadrenostro.it/public/banner/BANNER-5X1000.jpg ) sulla cui storia ha imperniato la sua relazione a Rimini il 5 Settembre 2026 il citato Presidente Balsamo con il quale ha operato sinergicamente il personale della Guardia di Finanza dipendente dal nostro generale (‘Per S.E. Balsamo il beato siciliano è stato determinante nella scelta di intraprendere la carriera di magistrato. Quest’anno era a Rimini per la terza volta perché, dice, dal Meeting esce sempre arricchito…Don Puglisi diceva sempre: «Giustizia significa porre al primo posto il valore della persona umana, di ogni persona», e parlava del «diritto dei più poveri»…’ https://www.clonline.org/it/attualita/articoli/2023-09-05-antonio-balsamo-meeting ).
Importante anche l’8 luglio 2026 data della visita di cortesia Istituzionale del Generale accompagnato dal Capitano Dott. Carlo Del Signore, Comandante della Compagnia GdF di Bagheria ( in cui il Generale, ripeto, fu Comandante 96/98, che mi ha ricevuto recentemente nel suo Ufficio ) all’ A.N.F.I. Sezione di Bagheria (presso la quale sono in corso le procedure per l’approvazione della mia iscrizione, promossa dal citato Generale). Ad accoglierli, insieme al Consiglio Direttivo, il Cav. Uff. della Repubblica Presidente M.llo cong. Vincenzo Miccoli:
“E’ stato un momento di grande orgoglio e un forte segnale di vicinanza istituzionale – ha dichiarato il Maresciallo Miccoli -. Questo incontro unisce, il comando operativo territoriale e le Fiamme Gialle in congedo nel segno della continuità storica dei valori del Corpo”.
Il Presidente Miccoli ha condotto il Comandante Provinciale all’interno dei locali della Sezione (un bene confiscato alla mafia oggi presidio della legalità e solidarietà sociale), ed ha illustrato i progetti e le attività di volontariato realizzati nei primi 6 mesi del 2026, con riferimento ai servizi di solidarietà sociale e alle iniziative di diffusione della cultura della legalità sul territorio bagherese. Il Generale Napolitano ha espresso parole di vivo apprezzamento e plauso per l’impegno profuso dai soci e per i risultati conseguiti a beneficio della collettività. L’incontro si è svolto in un clima di grande cordialità e collaborazione, confermando la vicinanza della Guardia di Finanza all’Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia di Bagheria e il comune impegno nella promozione dei valori di legalità e solidarietà a favore della comunità.
L’ Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia ( alla quale fui iscritto il 21/10/1996 alla Sezione di Palermo avendo prestato servizio nella Guardia di Finanza, ripeto, come Ufficiale di complemento da Aprile 1975 a Giugno 1976) è stata costituita con il Congresso di Roma del 16 – 18 gennaio 1927; è stata eretta in ente morale con regio decreto 11 marzo 1929, n. 377; è apolitica, apartitica e non ha fini di lucro; è posta sotto la tutela e la vigilanza del Ministro dell’Economia e delle Finanze, che le attua per mezzo del Comandante Generale della Guardia di Finanza (con il cui Comandante emerito Gen. C.A. Dr. Giorgio Toschi fui collega come AUC in Accademia a Roma da Aprile a Giugno 1975).
L’Associazione persegue le seguenti principali finalità: promuovere e cementare l’unione di tutti i militari in servizio ed in congedo della Guardia di Finanza, mantenendo vivi, nel culto della memoria delle gloriose tradizioni del Corpo e dell’A.N.F.I., il sentimento patrio, lo spirito di corpo, lo spirito militare ed il senso dell’onore; conservare e rafforzare i sentimenti di fratellanza e di solidarietà tra i Finanzieri in servizio e quelli in congedo e tra essi e gli appartenenti alle Forze Armate e di Polizia e rispettive associazioni..( cfr. https://www.assofinanzieri.it/download/48/DECRETO_DI_APPROVAZIONE.pdf ).
Rilevante per noi cristiani e studiosi di Teologia, la sua relazione presso il Convento dei frati di Monreale “Prima delle tre ‘Giornate del Sorriso’: In Campo con la Legalità. Intervento del Sig. Gen. Domenico Napolitano, appassionato anche di scienze religiose. Casa del Sorriso, 20 novembre 2024 (cfr. https://www.youtube.com/watch?v=wbPb2zXce1U ).
Evidenzio che durante questo mese di Settembre (giorno 11) 2026 sono ricorsi i 32 anni dalla costituzione dello ‘Scico’ della Guardia di Finanza, tale iniziativa è sempre inserita nell’ambito delle manifestazioni organizzate ogni anno (252^) per celebrare l’anniversario della fondazione del Corpo, con la partecipazione delle massime cariche Istituzionali. A tal proposito sottolineo che al generale di brigata Alessandro Langella, comandante del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Torino è stato assegnato dal 4 settembre un nuovo incarico alla guida del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Palermo.
Pertanto, il mio amico Generale Napolitano, a cui dedico con entusiasmo questo articolo, avendo già ottenuto il suo consenso, è stato designato dagli organi competenti Comandante nazionale dello SCICO, uno dei Nuclei più importanti del Corpo (lo SCICO Guardia di Finanza non è un reparto storico della Forza Armata. Il suo concepimento, infatti, risale esclusivamente al 1993, o meglio alla legge 203 del 12 luglio 1991, all’interno della quale vennero promulgati provvedimenti urgenti attinenti anche alla Magistratura ordinaria ed alla Magistratura contabile, in tema di lotta alla criminalità organizzata e di trasparenza e buon andamento dell’attività amministrativa).
Sottolineo che il dispositivo della Guardia di Finanza prevede, in sede centrale, il Nucleo Speciale Spesa Pubblica e Repressione Frodi Comunitarie, Reparto deputato al presidio delle uscite di bilancio e referente operativo della Procura Generale della Corte dei conti, con funzioni di supporto ai Reparti territoriali e alla Componente speciale.
Sono, inoltre, costituite, su tutto il territorio nazionale,articolazioni specialistiche, incardinate presso i principali Nuclei di polizia-economico finanziaria,che forniscono, a livello regionale, analoghe funzioni di supporto e raccordo operativo L’operatività nel settore dell’accertamento delle responsabilità amministrative per danno erariale si sviluppa, essenzialmente, secondo tre fondamentali direttrici d’intervento, cioè riscontro delle deleghe istruttorie pervenute dalla Magistratura contabile;segnalazione alle Procure Regionali della Corte dei conti degli elementi investigativi, suscettibili di rilevanza erariale, acquisiti nell’ambito di indagini penali coordinate dall’Autorità Giudiziaria ordinaria (dei cui collegi fa parte mio figlio Riccardo magistrato da18 anni, Consigliere più giovane della Corte d’Appello di Palermo, cfr. https://www.korazym.org/119880/anniversario-fine-servizio-s-tenenti-cpl-g-di-f-giugno-1976-2026le-funzioni-della-guardia-di-finanza-sotto-legida-del-patrono-san-matteo-evangelista-3/ ).
Complimenti e ringraziamenti al Sig. Generale, al Capitano Carlo Del Signore, al Presidente ANFI Bagheria Cav. Uff, della Repubblica Vincenzo Miccoli ed a tutti i colleghi in servizio ed in congedo.
All’UER un anno di sport, solidarietà e cultura dell’incontro
All’Università Europea di Roma (UER) si è concluso un altro anno di attività sportive, nell’ambito delle iniziative del Centro di Formazione Integrale dello stesso ateneo. Vi hanno preso parte 139 studenti, provenienti dai vari corsi di laurea. Le discipline dell’anno accademico 2025/2026 sono state: calcio a 11, calcio a 5 maschile e femminile, padel, beach volley e scacchi.
“Dalla fondazione dell’università, lo sport è sempre stato un valido strumento educativo per i giovani, ha affermato p. Enrico Trono, direttore del Centro di Formazione Integrale UER. Anno dopo anno, abbiamo visto nascere sempre nuove iniziative, che hanno rafforzato lo spirito di amicizia e di squadra tra i nostri ragazzi”.
“Le attività sono organizzate dal Gruppo Sportivo UER Panthers”, ha spiegato il coordinatore Matteo Anastasi. Affiancano il percorso accademico, proponendo una formazione umana ispirata a valori fondamentali come la correttezza, l’impegno e il rispetto degli altri. Lo sport è un linguaggio universale che riesce ad andare oltre ogni confine, favorendo il dialogo e la cultura dell’incontro”.
Il nome ‘Panthers’ è stato scelto dagli stessi studenti e si ispira alle otto virtù della pantera: agilità, coraggio, eleganza, integrità, intelligenza, pazienza, resistenza e velocità. Un’attività significativa di questo anno accademico è stata la partita di calcio a 5 tra le ragazze Panthers dell’UER e l’Atletico Diritti, squadra delle detenute nel carcere romano di Rebibbia.
Il Gruppo Sportivo UER Panthers ha anche coordinato la parte sportiva del progetto ‘Proben 2.0’, iniziativa promossa dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) e finalizzata a favorire il benessere psicofisico della comunità universitaria. Sono stati organizzati tornei di padel e beach volley per gli studenti dell’UER.
(Foto: UER)
In Libano beatificato il patriarca Hoyek
“Per intercessione del nuovo Beato il Patriarca Elias Boutros Hoyek, chiediamo al Signore di realizzare i Suoi auspici per il bene del Libano, per la sua stabilità, la sua crescita economica e finanziaria, la sua ricostruzione e per l’attuazione dell’Accordo Quadro tra il Libano e Israele, affinché siano garantite la piena sovranità del Libano su tutto il suo territorio, la sua completa indipendenza, la sua piena liberazione e una pace duratura, giusta e globale”: il patriarca maronita Elia Pietro Hoyek (1843-1931), una delle figure più rilevanti della storia contemporanea del Libano e della Chiesa maronita, è stato proclamato beato sabato 25 luglio durante una celebrazione presieduta dal card. Bechara Boutros Rai a Dimane, nel nord del Libano, alla presenza del card. Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero per le Cause dei Santi, in nome di papa Leone XIV, e del presidente della Repubblica libanese, generale Joseph Aoun, ed e il primo ministro, Nawaf Salam.
Elia Pietro Hoyek nacque il 4 dicembre 1843 a Helta, nel nord dell’attuale Libano. Ordinato sacerdote nel 1870, fu consacrato vescovo nel 1889 e, dieci anni dopo, eletto patriarca di Antiochia dei maroniti, ministero che esercitò fino alla sua morte, il 24 dicembre 1931. Durante i suoi 32 anni alla guida della Chiesa maronita promosse la creazione di scuole, favorì numerose opere di carità e dedicò particolare attenzione alla formazione del clero e all’assistenza dei più bisognosi.
Il suo patriarcato coincise con alcuni dei momenti più difficili della storia del Libano, soprattutto durante la Prima Guerra Mondiale, quando organizzò iniziative per soccorrere la popolazione colpita dalla carestia. Oltre al suo impegno pastorale, svolse un ruolo di primo piano nel riconoscimento internazionale del Grande Libano dopo la caduta dell’Impero ottomano. Alla Conferenza di Pace di Parigi del 1919 difese la creazione di uno Stato libanese con confini propri, motivo per cui è considerato uno dei principali artefici della nascita del Libano moderno;
“In questa Sede Patriarcale di Dimane, edificata nel 1905 dal Beato Patriarca Elias Boutros Hoyek, la quale conobbe i suoi passi, ascoltò le sue preghiere, fu testimone delle sue lacrime e accompagnò la sua instancabile lotta, ci ritroviamo oggi per proclamare con gioia ed esultanza che la Chiesa lo ha elevato agli onori degli altari, dopo che i fedeli, da lungo tempo, lo avevano già riconosciuto come padre, pastore, intercessore e uomo della Divina Provvidenza”.
Ed ha elogiato il Libano, che ha dato i ‘natali’ al beato: “Congratulazioni al Libano, che ha dato i natali a questa eminente figura spirituale e nazionale. Dio ha voluto infatti far sorgere da questa terra un uomo che visse secondo un unico motto: ‘Mio Dio, il tuo compiacimento’. E Dio fece del suo totale abbandono alla Divina Volontà una gloria per la Chiesa, una benedizione per il Libano e una speranza per le generazioni future.
Nella storia della Chiesa vi sono stati molti grandi uomini; nella storia del Libano molti illustri protagonisti. Il Patriarca Elias Boutros Hoyek, tuttavia, riunì nella sua persona la vigilanza del pastore, la sapienza del leader, il cuore del padre e la fede del santo”.
Quindi è stato un uomo di Dio: “Egli fu anzitutto un uomo di Dio, il quale costituì il centro della sua vita, lo scopo della sua missione e la sorgente della sua forza. Visse il suo celebre motto: «Mio Dio, il tuo compiacimento», senza mai cercare la propria gloria, ma unicamente la gloria di Dio e il bene dell’uomo, colmo di una misericordia senza limiti. Ogni decisione da lui presa era frutto della preghiera; ogni posizione assunta nasceva dalla coscienza illuminata dalla fede, fondata sulla rettitudine, sulla giustizia e sull’umiltà”.
Per questo credeva nella Divina Provvidenza: “Credeva fermamente che Dio guida la Chiesa e i popoli; per questo non conobbe mai lo scoraggiamento, neppure nelle prove più dure. Quando la fame colpì il Libano, nel 1916, non rimase spettatore delle sofferenze del suo popolo: aprì le porte di Dimane, di Bkerké e dei monasteri agli affamati e ai bisognosi, arrivando persino a ipotecare alcuni beni del Patriarcato. Quando gli domandavano chi avrebbe risarcito tali sacrifici, rispondeva con la fiducia del credente: ‘Dio provvederà’. Per questo fu chiamato il Patriarca dei poveri e degli oppressi”.
Inoltre il Patriarca ha tratteggiato la sua visione del Libano: “Considerava il Libano una missione prima ancora che uno Stato e riteneva che la persona umana fosse la sua ricchezza più preziosa. Quando la prima delegazione libanese alla Conferenza di Pace di Parigi non conseguì il risultato sperato, i Libanesi di tutte le confessioni si riunirono a Bkerké e, il 15 luglio 1919, affidarono a lui la guida della seconda delegazione. Successivamente inviò una terza delegazione, presieduta dal suo Vicario Patriarcale Generale, monsignor Abdallah Khoury.
Così portò la causa del Libano alla Conferenza di Pace di Parigi, difese il diritto del suo popolo alla libertà e alla dignità e ottenne il recupero dei territori che gli erano stati sottratti dall’Impero Ottomano. Per questo meritò a pieno titolo l’appellativo di Patriarca del Grande Libano ed è ricordato tra coloro che contribuirono alla nascita dello Stato libanese moderno”.
Da qui approvò la Costituzione che ha tenuto conto di tutte le componenti del Paese: “Nel 1926 il Patriarca approvò la Costituzione e ne delineò la filosofia, ossia l’armonia nella diversità e la necessità di tutelare le identità e le peculiarità di tutte le componenti del Libano. Egli concepiva il sistema confessionale come un sistema di partecipazione tra componenti differenti, unite dal patto di convivere pacificamente nell’armonia delle differenze, all’interno di uno Stato fondato su una democrazia consensuale”.
Ed ecco la sua attività ecclesiale: “Operò instancabilmente per il suo rinnovamento spirituale, educativo e sociale. Fondò la Congregazione delle Suore della Sacra Famiglia Maronite nel 1895, convinto che educazione e missione costituiscono due dimensioni inseparabili della santità. Promosse le scuole, sostenne le missioni e le opere di misericordia, perché vedeva nella Chiesa non un’istituzione destinata a custodire il passato, bensì una madre chiamata a costruire il futuro”.
Infine è stato anche un uomo di preghiera: “Amò la Vergine Maria con l’amore di un figlio verso la propria madre. Edifico il Santuario di Nostra Signora del Libano a Harissa nel 1905, inaugurato nel 1907, affinché fosse un faro di preghiera e di speranza per tutti i Libanesi…
Così fu il Patriarca Hoyek: un pastore che pregava, un padre che amava, un costruttore sapiente e un leader capace di guardare oltre il proprio tempo. Per questo è divenuto una scuola di fede, una pagina luminosa della storia della Chiesa e una coscienza viva nella storia del Libano”.
(Foto: Dicastero dei Santi)
La missione educativa della scuola cattolica
In un tempo segnato da crisi demografica, fragilità educative e trasformazioni sociali profonde, la scuola cattolica rivendica il proprio ruolo come presidio di futuro: è stato questo il messaggio emerso dall’81^ Assemblea Nazionale della FIDAE sul tema ‘Educare come atto di speranza’, aperta dalla presidente nazionale FIDAE, Virginia Kaladich, che nella sua relazione aveva ‘fotografato’ la situazione attuale: “E’ ormai evidente che ogni giorno le nostre scuole affrontano sfide che sembrano soffocare il loro respiro: la carenza di personale religioso, la lentezza con cui gli enti locali erogano i contributi, la difficoltà di reperire docenti qualificati e l’inverno demografico che sta riducendo progressivamente l’utenza del sistema scolastico”.
Nonostante le difficoltà, la FIDAE aveva rivendicato una missione chiara: “Crediamo fermamente che la nostra missione sia quella di supportare, orientare e formare, per garantire alle nuove generazioni scuole che continuano a ispirare con la dedizione e l’amore che mettono nel loro lavoro… La progettualità pedagogica deve essere sempre più all’avanguardia, accompagnando ogni alunno in un percorso che sviluppi non solo competenze, ma anche valori umani… La scuola ha il compito di non rassegnarsi, ma di stimolare nelle nuove generazioni il desiderio di un cambiamento profondo”.
Alla presidente della FIDAE chiediamo per quale motivo l’educazione è un atto di speranza: “Educare è uno dei più grandi atti di speranza, perché significa credere nei giovani, nei loro talenti e nel loro futuro. Vuol dire accompagnare ogni ragazzo in una crescita completa, umana e spirituale, aiutandolo a scoprire il senso della propria vita e il valore del proprio contributo alla società. Viviamo un tempo complesso, segnato da profondi cambiamenti sociali e culturali, che rischiano di generare sfiducia. Ma educare significa continuare a seminare fiducia, responsabilità e desiderio di bene. Come ricordava papa san Giovanni Paolo II, ‘il futuro comincia oggi’, e comincia dai nostri ragazzi. Come FIDAE crediamo in una scuola che faccia respirare futuro, attraverso relazioni autentiche, attenzione alla persona e passione educativa”.
In quale modo la scuola può stimolare al cambiamento?
“La scuola stimola al cambiamento quando non si limita a trasmettere conoscenze, ma accende nei giovani domande profonde, senso critico e desiderio di costruire il bene. Il vero cambiamento nasce infatti da una visione della persona nella sua interezza: culturale, relazionale, etica e spirituale. È qui che la dimensione antropologica cristiana offre un contributo decisivo, perché rimette al centro la dignità di ogni essere umano, il valore della fraternità e la responsabilità verso gli altri e verso il creato. Una scuola autenticamente educativa non forma soltanto studenti competenti, ma persone capaci di amare, di prendersi cura del bene comune e di affrontare il presente con speranza e coraggio.
Le competenze, da sole, non bastano se non diventano strumenti per generare ciò che è buono, giusto e bello. Come FIDAE crediamo in una scuola che sappia costruire comunità inclusive, dove ciascuno si senta accolto e valorizzato. La scuola cattolica, in particolare, non può adattarsi passivamente al mondo così com’è, ma deve contribuire a renderlo più umano, indicando ai giovani la strada della solidarietà, della pace e della speranza”.
Quindi la formazione educativa deve essere integrale?
“Certamente. La formazione educativa deve essere integrale, perché la persona non è fatta soltanto di competenze o risultati scolastici, ma di relazioni, emozioni, desideri e senso della vita. Educare significa accompagnare i ragazzi nella loro crescita umana, culturale e interiore, aiutandoli a scoprire i propri talenti e a costruire con fiducia il proprio progetto di vita. Per questo oggi è fondamentale investire non solo nella qualità della didattica, ma soprattutto nella qualità delle relazioni educative. I giovani hanno bisogno di adulti significativi: insegnanti, educatori e famiglie capaci di ascoltare, incoraggiare e testimoniare con autenticità valori credibili.
Sono le relazioni generative a lasciare il segno, perché fanno sentire ogni ragazzo accolto, riconosciuto e valorizzato. La scuola cattolica è chiamata a formare persone libere, responsabili e capaci di abitare il mondo con competenza e umanità. Anche la pace nasce qui, tra i banchi di scuola: nelle parole che scegliamo, nel rispetto reciproco, nella capacità di trasformare il conflitto in dialogo. Educare alla pace significa insegnare ai giovani a disinnescare la violenza, anche quella verbale, per costruire una società più giusta, fraterna e umana”.
Allora per quale motivo l’educazione è opera corale?
“Nessuno educa da solo, proprio per quello che abbiamo appena detto: è a scuola che ci giochiamo il futuro delle nostre comunità e di tutta la società, per questo è chiaro che ci vuole l’apporto e l’impegno di tutti. La crescita di un ragazzo nasce dall’incontro e dalla collaborazione tra scuola, famiglia, docenti, territorio e comunità educante. Senza tralasciare poi il ruolo, fondamentale, delle istituzioni pubbliche.
Quando queste realtà dialogano e condividono un orizzonte comune, i giovani percepiscono coerenza, fiducia e sostegno. La scuola cattolica, in particolare, crede molto nel valore delle alleanze educative: soltanto facendo rete possiamo affrontare le fragilità e le sfide di questo tempo. Educare significa costruire relazioni, e le relazioni richiedono ascolto, corresponsabilità e presenza. È proprio questa dimensione comunitaria che rende l’educazione un’esperienza viva e generativa di futuro”.
Qual è il ‘compito’ della scuola cattolica?
“La scuola cattolica ha un compito grande e prezioso: essere ogni giorno un presidio di futuro, di speranza e di umanità. Non si tratta soltanto di offrire un servizio scolastico, ma di vivere una vera missione educativa fondata sulla cura della persona e sulla carità educativa, quella capacità di prendersi a cuore ogni ragazzo, nessuno escluso.
Educare significa accompagnare, ascoltare, incoraggiare e sostenere i giovani nel loro cammino di crescita umana, culturale e spirituale. In un tempo segnato da fragilità, solitudini e incertezze, la scuola cattolica è chiamata a essere una comunità accogliente, capace di far sentire ogni studente riconosciuto, valorizzato e amato.
Anche davanti alle difficoltà che attraversano oggi il mondo della scuola (dalla crisi demografica alle sfide economiche) continuiamo a credere con forza che educare significhi formare uomini e donne capaci di costruire il bene comune. E’ questa la più autentica carità educativa: prendersi cura del futuro attraverso i giovani, accompagnandoli verso l’età adulta con responsabilità, speranza e fiducia nella vita”.
Nei giorni scorsi è stato pubblicata la prima enciclica di papa Leone XIV, ‘Magnifica Humanitas’, in cui ha sottolineato il compito educativo della scuola nell’era dell’Intelligenza Artificiale’: “In un tempo segnato da trasformazioni rapidissime, papa Leone XIV invita a non cedere alla sindrome di Babele, cioè alla tentazione di costruire un futuro dominato dalla tecnica, dal profitto e dall’omologazione, dimenticando la centralità della persona. Al contrario, propone la via di Neemia: ricostruire legami, comunità e responsabilità condivise. La tecnologia può educare, connettere e aprire opportunità straordinarie, ma non può sostituire la relazione educativa, l’ascolto e la crescita integrale della persona.
Nessun algoritmo potrà mai prendere il posto di uno sguardo educativo autentico. Nella scuola cattolica l’intelligenza artificiale deve essere accompagnata da un chiaro riferimento antropologico cristiano, che metta sempre al centro la persona, la relazione educativa e il discernimento etico. L’Intelligenza Artificiale è uno strumento utile, ma non può sostituire il ruolo educativo del docente e della comunità scolastica”.
(Tratto da Aci Stampa)
Papa Leone XIV invita i giovani ad essere umani come Gesù
La prima giornata papale in Spagna si è chiusa con una veglia a Plaza de Lima a Madrid insieme a circa 600.000 fedeli, rispondendo a domande poste da ragazze e ragazzi, proprio sull’importanza di sant’Agostino e sul suo periodo missionario in Perù, a cui ha risposto chiedendo la testimonianza di una fede piena di speranza: “Grazie per essere qui e grazie per aver condiviso la fede con tutta Madrid e con tutta la Spagna. Per quanto riguarda la prima domanda sui santi che sono stati per me modelli di riferimento durante l’infanzia e la giovinezza, ma anche come vescovo e come Papa”.
Però il papa ha sottolineato l’importanza anche un Padre della Chiesa orientale: “Avete già menzionato Sant’Agostino (e tutti sappiamo che sant’Agostino è una figura molto importante per tutta la Chiesa) ma ho pensato anche a uno dei Padri della Chiesa Orientale, san Giovanni Crisostomo. Il suo nome significa ‘dalla bocca d’oro’, un titolo che questo Padre della Chiesa meritava per la sua straordinaria eloquenza. Prima del suo battesimo, avvenuto nel 368 d.C., studiò filosofia. In seguito, si dedicò all’esegesi delle Sacre Scritture, insieme ad altri giovani di Antiochia, sua città natale. Dopo un periodo da eremita, si dedicò al servizio della Chiesa come sacerdote e poi come vescovo”.
Per questo il papa ha esortato i giovani a non temere la vocazione sacerdotale: “E colgo l’occasione per dirvi: non abbiate mai timore di considerare una vocazione al sacerdozio, alla vita religiosa o ad altri servizi nella Chiesa! Giovanni Crisostomo, che portava nel cuore questo amore per la Parola di Dio, dopo essere stato sacerdote e vescovo, diede una testimonianza potente, soprattutto attraverso la coerenza della sua vita. Se predicava, era perché viveva quel messaggio.
Personalmente sono rimasto particolarmente colpito dalla sua catechesi, dai suoi sermoni, dalle sue omelie e dai suoi scritti, che uniscono l’amore per la verità alla rettitudine della sua vita. Ma possedeva anche un grande coraggio. Non aveva paura di parlare davanti all’imperatore, di dire cose a favore della giustizia e non solo per compiacere gli altri. Era un uomo di parola”.
Dopo questo santo orientale il papa è tornato a ‘giocare in casa’ con un altro santo agostiniano, denominato ‘vescovo dei poveri’: “Un altro santo a cui ho pensato è San Tommaso da Villanova, un frate agostiniano, chiamato anch’egli al ministero pastorale. Era spagnolo. Studiò all’Università di Alcalá e, grazie alla sua saggezza, si guadagnò la stima dell’imperatore Carlo V. Nominato vescovo di Valencia, intraprese un’intensa opera di riforma della Chiesa, in particolare del clero, esortando i suoi confratelli a perseverare nella preghiera, in una vita di castità e nell’obbedienza. Grazie alla sua fervente carità, è ancora oggi conosciuto come ‘il vescovo dei poveri’. Questa carità mi ha incoraggiato nei momenti di prova e nel servizio”.
Un ulteriore santo è stato importante nella sua formazione: “Un altro compagno di viaggio è san Toribio de Mogrovejo, anch’egli spagnolo. Nel XVI secolo fu missionario in Perù, dove si dedicò con grande zelo all’evangelizzazione, studiando le lingue locali. San Toribio unì un’intensa vita di preghiera a un impegno per la giustizia, soprattutto di fronte agli abusi e alla corruzione del suo tempo. Perciò, per me, egli è un modello di dedizione al popolo, specialmente ai più poveri, nel nome di Cristo”.
Riguardo al suo periodo in Perù ha ricordato la fede di quel popolo: “Quanto agli anni trascorsi in Perù, prima come missionario e poi come vescovo, ricordo soprattutto la testimonianza di fede del popolo, segnata da molte difficoltà, ma piena di speranza. E’ stato proprio l’incontro con le ferite e anche con le gioie della gente che mi ha fatto crescere nel cammino di seguire Gesù.
Annunciandolo, anch’io sono stato trasformato dal Vangelo, trasformato dalla vita e dalla fede di queste persone, spesso materialmente molto povere, ma ricche di fede. E sperimentando questa fede nella parola del Signore, ho visto come la Parola di Dio può trasformare il conflitto in pace. Può essere fonte di riconciliazione, pace e giustizia”.
Altre due coppie di domanda vertevano sulla conoscenza di Dio e sulla bellezza della fede: “Per riconoscere la voce di Dio, il silenzio può esserci di aiuto soprattutto. Credo sia molto importante che ognuno di noi cerchi di sviluppare la capacità di stare in silenzio. Molte volte andiamo in giro con le cuffie, con la musica, con distrazioni, e non sappiamo come stare in silenzio. Credo che molte volte sia proprio in questa esperienza di silenzio che Dio può parlarci o dove possiamo discernere la Sua voce”.
E’ stato un invito a non lasciarsi ingabbiare dalle ideologie mondane: “Quando cerchiamo il silenzio, decidiamo cosa non ascoltare e quali rumori non lasciarci distrarre. Liberandoci dal clamore di mille voci, riconosciamo che alcune ingannano i nostri desideri, altre ci comprano senza nutrirci, altre ancora parlano per interesse personale. Nel silenzio comprendiamo che le ideologie svaniscono, mentre la verità rimane. Anche qui, vorrei sottolineare l’importanza di ricercare la verità, perché molte voci e molti contenuti sui social media ci ingannano e ci raccontano menzogne. Cercate sempre la verità! Dio è verità! Se qualcosa vi allontana da Dio, non è verità! Non dimenticatelo!”
Inoltre Dio conosce la nostra voce: “In secondo luogo, siate certi che Dio conosce bene la vostra voce: vi ascolta e vi risponderà. Non abbiate paura di esprimere ciò che sentite nel vostro cuore. C’è un Salmo che dice: ‘Colui che ha fatto l’orecchio, non ode forse?’ Il nostro dialogo interiore diventa preghiera, lode e supplica quando lo affidiamo all’unico che può ascoltarlo. La preghiera è una voce libera proprio perché non parla per rendere conto, per dimostrare di essere preparati o per sentirsi importanti. Quando noi stessi diventiamo preghiera, il Signore ci risponde con la sua Parola, che si è fatto uomo per noi, affermando di amarci con tutto il suo essere”.
Inoltre è importante ascoltare la Parola di Dio: “In terzo luogo, per riconoscere la voce di Dio, è necessario ascoltare la Parola. La Parola di Dio è viva perché è Cristo, la cui voce continua a risuonare nella Chiesa, che è il suo Corpo. Egli adempie tutte le Scritture, quell’Antico e Nuovo Testamento donato all’umanità come promessa di salvezza. L’adorazione eucaristica, che condividiamo questa sera, è proprio il luogo giusto per stare in silenzio, per liberare i nostri cuori ed essere veramente davanti al Signore, dialogando con lui affinché il suo amore, fatto cibo per tutta l’umanità, diventi eloquente”.
Per quanto riguarda la bellezza della fede il papa ha invitato i giovani ad essere coerenti nella vita: “Inoltre, cari giovani, per accompagnare gli altri nella scoperta della bellezza della nostra fede, ricordate che nessuno di noi è nato maestro e che, davanti al Signore, siamo tutti discepoli. Condividete, dunque, il vostro cammino spirituale, testimoniandolo con coerenza di vita: la volontà di seguire Gesù vi rinnoverà continuamente, soprattutto nei momenti di stanchezza. In questo, è importante vedere che nessuno è solo nel credere in Gesù. Guardate quanti siete qui!
E così anche nella comunità, nei gruppi giovanili, in famiglia, possiamo tutti imparare la bellezza della nostra fede. Perché condividendo il vostro cammino spirituale, la volontà di seguire Gesù vi rinnoverà costantemente. Egli cammina al nostro fianco e illumina il nostro cammino. Seguendo l’esempio del Maestro: così vi invito ad agire, come pastori, educatori, amici. Se pregate con amore, i giovani comprenderanno l’importanza della preghiera. Se ardete di fede, trasmetterete il suo fuoco vivo. Cercate questo fuoco dell’amore di Dio nei vostri cuori! Perché lì è la presenza di Gesù, e la presenza vicina di Gesù si sente anche nei momenti di difficoltà, perché Gesù non ci abbandona.
Anche quando diventiamo una mano tesa, un abbraccio fraterno, quando cerchiamo opportunità per servire gli altri e quando cerchiamo modi per toccare la vita degli altri con le loro ferite, la loro tristezza, le loro difficoltà. Lì, la fede in Gesù Cristo si fa viva, ed è lì che Gesù ci aiuterà a sostenerci a vicenda nel cammino”.
Alle ultime due domande, riguardanti lo stare nella società, il papa ha proposto la ‘Lettera a Diogneto’, ribadendo che anche il matrimonio è una vocazione: “Questo è il nostro modo di vivere: i discepoli di Gesù sono sempre contemporanei, ma mai prigionieri del tempo che passa. Siamo liberi in Cristo! E Cristo ci ha liberati con il suo amore. Grazie a questo amore, siamo sempre liberi da ogni coercizione e inganno. Siamo liberi dalle mode passeggere perché siamo discepoli della verità; siamo aperti al futuro perché sappiamo che la morte non ci attende.
Al contrario, il senso della storia culmina nell’eterna comunione di vita che Dio prepara per tutti. In quest’ottica, voi giovani, soprattutto, siete chiamati a dare una nuova direzione alla società, diventando agenti di cambiamento attraverso le vostre relazioni quotidiane: le esperienze che vivete in famiglia, all’università e sul lavoro. Vedervi, cari giovani, pieni di questo entusiasmo motivato dalla fede, mi riempie di speranza nella vostra capacità di testimoniare Cristo nel mondo, anche in quello digitale, di comunicare i valori e la bellezza del Vangelo”.
Ed ecco l’invito ad essere sale della terra e luce del mondo: “Per vivere in questo modo, è necessario innanzitutto interpretare la società odierna, vivendo con saggezza, per poi trasformarla come testimoni del Vangelo. Il giovane cristiano, infatti, risplende sia nella gioia che nella prova, dando sapore alla realtà perché la abita come chi gode della vita dall’interno, senza aspettarsi che quel sapore provenga dalla ricchezza, dal piacere o dal potere.
Questa è la nostra libertà, che ha la sua fonte nella fede, capace di illuminare e dare buon sapore a ogni società, a ogni esperienza umana. Al contrario, quando la vita non ha sapore, è come se ci venisse sottratta: non la sentiamo più nostra. Di fronte al vuoto dell’indifferenza e del conformismo, di fronte alla violenza della guerra e della menzogna, siate voi stessi una scintilla di una nuova umanità”.
Solo così si può essere umani: “E così, voglio affidare a tutti voi una missione: essere umani. Sì, essere umani!: uomini e donne di carne e ossa. Non apparenze, ma volti autentici. Persone che cercano la giustizia perché ne hanno fame, come hanno fame del pane quotidiano. Persone che desiderano una vita onesta e retta perché fanno volentieri per gli altri ciò che vorrebbero che gli altri facessero per loro”.
Umani come Gesù: “Siate umani come Cristo, l’uomo perfetto, il Risorto che condivide la storia con noi in ogni epoca. Coltivando questo impegno, guardate agli Apostoli, i primi cristiani, abitanti di un mondo pagano. Seguendo il loro esempio, siate missionari del Vangelo di fronte alla povertà materiale e spirituale del nostro tempo, ben sapendo che la nostra fede è uno stile di vita che si compie nella carità. Questa, cari giovani, è la virtù che più di ogni altra cambia la storia. Voi potete cambiare la storia! Fatelo con amore!”
(Foto: Santa Sede)
Nasce a Roma la prima Academy per operatori a supporto della disabilità
Prende forma a Roma la prima Academy dedicata alla qualificazione degli operatori educativi per l’autonomia e la comunicazione (OEPAC) ideata dalla Fondazione ERIFO Impresa Sociale, ente per la formazione professionale e per i servizi per il lavoro, in collaborazione con la Cooperativa Arca di Noè, impegnata nei servizi educativi e socioassistenziali. Si tratta di una nuova esperienza di formazione e lavoro per operatori educativi nel campo dell’inclusione scolastica e sociale.
Queste figure professionali sono specializzate nel supporto agli alunni con disabilità certificata ai sensi della Legge 104/1992 o in condizioni di particolare svantaggio. L’Academy, nata nell’ambito del Programma GOL (Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori) e finanziata dal PNRR, favorisce la riqualificazione professionale, l’aggiornamento delle competenze e l’accompagnamento al lavoro di persone disoccupate o in transizione occupazionale.
‘Fondazione ERIFO Impresa Sociale’ è un ente accreditato dalla Regione Lazio per la formazione professionale e per i servizi per il lavoro, mentre la Cooperativa Arca di Noè è una realtà impegnata nei servizi educativi e socioassistenziali rivolti ai minori e alle persone con disabilità. La collaborazione fra i due enti ha permesso di costruire una vera e propria filiera formativa e occupazionale: i partecipanti sono accompagnati in un percorso che va dall’orientamento specialistico alla formazione professionale, dal tirocinio curriculare nelle scuole all’accesso al lavoro presso la stessa cooperativa.
Il valore innovativo dell’esperienza risiede proprio nella connessione diretta tra formazione e fabbisogno professionale dell’impresa sociale. Il personale qualificato di Arca di Noè è stato coinvolto nello staff dei docenti e dei formatori di ERIFO, portando in aula competenze operative, casi reali, metodologie educative e conoscenza concreta dei contesti scolastici. Il tirocinio curriculare è stato realizzato presso scuole in cui la cooperativa opera, con il supporto di tutor esperti della stessa cooperativa.
Questo modello di formazione ed inserimento nel mondo nel lavoro ha consentito a oltre 120 persone disoccupate e inoccupate di acquisire una qualifica professionale spendibile nel settore socioeducativo. Il dato più significativo riguarda l’esito occupazionale: circa il 75% dei partecipanti formati è stato inserito con contratto qualificato presso la Cooperativa Arca di Noè. Non si è trattato, quindi, soltanto di un corso di formazione, ma di una vera esperienza di apprendimento, costruita dentro una relazione stabile tra ente formativo, impresa sociale, scuola e servizi per il lavoro.
I partecipanti hanno potuto acquisire competenze tecnico-professionali specifiche, ma anche quelle trasversali essenziali: capacità comunicative, lavoro in équipe, gestione della relazione educativa, lettura dei bisogni del minore, consapevolezza del ruolo e responsabilità professionale. L’Academy rappresenta così una concreta ‘scuola d’impresa’ nel settore socioeducativo: un luogo fisico e organizzativo in cui si condividono saperi, valori, comportamenti professionali e strategie operative.
La presenza dei formatori provenienti dalla Cooperativa ha favorito dinamiche di apprendimento più vicine alla realtà del lavoro, superando la distanza spesso esistente tra aula e contesto professionale. Fondamentale il supporto del Programma GOL che ha svolto una funzione decisiva: non solo finanziare percorsi formativi, ma rendere possibile un modello integrato di politica attiva del lavoro, capace di partire dalla persona, valorizzarne le competenze, accompagnarla verso una qualifica professionale e creare un ponte effettivo con l’occupazione.
In attesa che le nuove iniziative di Governo e Regioni mostrino il futuro del nuovo progetto GOL, i risultati di questa buona pratica si mostrano replicabili come filiera socioeducativa che risponde contemporaneamente a tre esigenze pubbliche rilevanti. Da un lato, offre opportunità concrete di lavoro a persone disoccupate. Dall’altro, qualifica operatori destinati a svolgere un ruolo delicato nei percorsi di inclusione scolastica dei minori con disabilità.
Infine, sostiene il fabbisogno professionale delle imprese sociali che operano nei servizi educativi territoriali. La collaborazione tra Fondazione ERIFO e Cooperativa Arca di Noè dimostra che, quando formazione professionale e mondo del lavoro vengono progettati insieme, le politiche attive possono produrre risultati misurabili, inclusivi e duraturi.






























