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Religione cattolica, servizio educativo e laboratorio di cultura
“A quarant’anni dalla firma dell’Intesa che dava attuazione all’Accordo di revisione del Concordato lateranense in materia di insegnamento della religione cattolica (Irc), la Conferenza Episcopale Italiana ha ritenuto opportuno fare il punto della situazione e richiamare l’attenzione sull’Irc, volendo evidenziare e rilanciare il suo servizio alla scuola”: così inizia la nota dei vescovi italiani, ‘L’insegnamento della religione cattolica: laboratorio di cultura e dialogo’, in occasione della prima Nota pastorale, pubblicata nel 1991.
La conclusione di tale Nota ha fatto proprio la sollecitazione di papa Leone XIV in apertura del Giubileo del mondo educativo: “Chi studia si eleva, allarga i propri orizzonti e le proprie prospettive, per recuperare uno sguardo che non si fissa solo in basso, ma è capace di guardare in alto: verso Dio, verso gli altri, verso il mistero della vita. Questa è la grazia dello studente, del ricercatore, dello studioso: ricevere uno sguardo ampio, che sa andare lontano, che non semplifica le questioni, che non teme le domande, che vince la pigrizia intellettuale e, così, sconfigge anche l’atrofia spirituale”.
Partendo da queste sollecitazioni abbiamo intervistato il prof. Stefano Della Ceca, vicedirettore dell’Ufficio Scuola e Servizio IRC (Insegnamento della Religione Cattolica) della diocesi di Macerata: “Anche quest’anno, per circa 7.000.000 bambini/e e ragazzi/e, si apriranno le porte delle scuole che inizieranno a settembre ma la cui scelta, compresa quella per l’Irc, andrà effettuata entro il 14 febbraio, proprio il giorno di san Valentino e dei santi Cirillo e Metodio… Storie di maestri di vita di tutti i tempi che hanno incontrato un Amore che ha cambiato la loro vita e quella dell’intera Europa! Ecco che anche da questo semplice spunto può iniziare una ricerca e riflessione in classe”.
La nota dei vescovi sottolinea l’importanza del dialogo con le altre fedi: ‘Fedele a tale impostazione e all’interno dello specifico quadro normativo, l’Irc ha saputo trasformarsi e rinnovarsi, rispondendo negli anni alle domande della scuola e della società italiana’. Per quale motivo l’insegnamento della religione cattolica è un laboratorio di cultura e dialogo?
“L’Irc è definito ‘laboratorio’ perché non si limita a far scoprire precisi contenuti dottrinali, ma si apre al confronto costante con la società multietnica e multireligiosa in cui siamo immersi. In un contesto segnato da fenomeni migratori, l’Irc valorizza la propria identità cattolica proprio per aprirsi al dialogo con altre culture e fedi, come dimostrato dalle nuove schede CEI per la conoscenza dell’Ebraismo e dell’Islam. E’ per questo un luogo di sintesi dove la conoscenza della tradizione cristiana diventa uno strumento per interpretare la realtà contemporanea e favorire il dialogo sincero con tutte le realtà culturali e spirituali presenti in classe”.
In quale modo la religione cattolica è un servizio educativo?
“L’Irc assicura un servizio educativo fondamentale perché risponde alla domanda di senso e di spiritualità delle nuove generazioni, offrendo strumenti per riflettere sui valori fondamentali dell’esistenza. Si pone al servizio della scuola condividendone le finalità di pieno sviluppo della persona, promozione dell’uguaglianza e formazione della coscienza civile. In un’epoca di ‘cambiamento d’epoca’, l’Irc aiuta gli studenti a non essere ridotti a sistemi di algoritmi, promuovendo una visione antropologica che riconosce la persona come creatura, relazione, mistero”.
Qual è l’offerta dell’Irc per gli studenti?
“L’offerta formativa dell’Irc è integrata e integrale: mira a far crescere lo studente nel ‘sapere’, nel ‘saper essere’ e nel ‘saper fare’. Propone l’approfondimento della Bibbia e delle fonti del cattolicesimo come chiavi di lettura del patrimonio storico, culturale e sociale italiano ed europeo. Offre inoltre percorsi per affrontare le grandi sfide umane: la questione della cura della nostra casa comune, la giustizia sociale, l’accoglienza e la convivenza pacifica, aiutando i giovani a superare l’isolamento e la solitudine attraverso relazioni vere e profonde, con i compagni e con l’insegnante”.
In quale modo il docente di Irc può offrire agli studenti uno sguardo ampio?
“Il docente di Irc offre uno sguardo ampio quando aiuta gli studenti a non fissarsi solo verso il basso, ma a guardare verso l’alto, verso gli altri e verso il mistero della vita. Attraverso una ‘creatività educativa’, il docente si fa interprete delle risorse interiori degli alunni, vincendo la pigrizia intellettuale e il cinismo triste di chi non ha più nessuna speranza. Ponendo invece in dialogo il Vangelo con la cultura e con i diversi saperi del curricolo, offre una lettura sapiente e responsabile del proprio tempo ed allarga in ogni senso il sapere degli studenti per renderli sempre più capaci di accogliere il mistero della realtà e della vita”.
Quale è il compito del docente di religione nella formazione degli studenti?
“Occorre sottolineare che l’Irc è una materia curricolare! La scuola è obbligata a offrire questo insegnamento, che è facoltativo per lo studente; se lo studente sceglie di avvalersene, l’Irc entra a pieno titolo e di diritto nel suo curricolo. L’Irc ha quindi una dignità scolastica piena ed il compito del docente è quello di essere ‘testimone e competente’. Il suo ruolo è accompagnare gli studenti nella maturazione di un giudizio critico e di uno sguardo di sintesi sulla vita. Egli partecipa pienamente alla corresponsabilità educativa della scuola, contribuendo alla formazione dell’uomo e del cittadino e alimentando quel senso di appartenenza e partecipazione necessario, tanto più oggi, per una cittadinanza attiva e consapevole”.
(Tratto da Aci Stampa)
Papa Leone XIV: al centro la formazione cristiana
“Al centro dei vostri lavori ci sono i temi della formazione cristiana e degli Incontri Mondiali, realtà importanti per tutta la Chiesa. Gli Incontri Mondiali coinvolgono un grande numero di partecipanti e richiedono un complesso lavoro organizzativo, in ascolto e in collaborazione con le Comunità locali e con persone e organismi, molti dei quali ricchi di una lunga e preziosa esperienza di evangelizzazione”: oggi papa Leone XIV, ricevendo in udienza i partecipanti alla plenaria del Dicastero Laici, Famiglia e Vita, ha sottolineato che comunicare i valori del Vangelo non è solo trasmettere una dottrina ma condivisione della vita.
Per questo si è soffermato sul significato della formazione cristiana: “Le parole di san Paolo, che avete scelto come titolo del vostro incontro, indicano in proposito una direzione precisa… L’Apostolo si rivolge ai Galati e li chiama ‘figli miei’, riferendosi ad un ‘parto’ con cui, non senza sofferenze, li ha portati ad accogliere Cristo. La formazione è messa così sotto il segno della ‘generazione’, del ‘dare vita’, del ‘far nascere’, in una dinamica che, pur con dolore, conduce il discepolo all’unione vitale con la persona stessa del Salvatore, vivente e operante in lui o in lei, capace di trasformare la ‘vita nella carne’ in vita di Cristo in noi”.
Quindi ha incentrato il suo discorso sulla competenza del formatore: “E’ vero che nella Chiesa, a volte, la figura del formatore come ‘pedagogo’, impegnato a trasmettere istruzioni e competenze religiose, è prevalsa su quella del ‘padre’ capace di generare alla fede. La nostra missione, però, è molto più alta, per cui non possiamo fermarci a trasmettere una dottrina, un’osservanza, un’etica, ma siamo chiamati a condividere ciò che viviamo, con generosità, amore sincero per le anime, disponibilità a soffrire per gli altri, dedizione senza riserve, come genitori che si sacrificano per il bene dei figli”.
Quindi la formazione è comunione, riprendendo il tema sviluppato nell’esortazione apostolica ‘Evangelii Gaudium’: “Come infatti la vita umana si trasmette grazie all’amore di un uomo e di una donna, così la vita cristiana è veicolata dall’amore di una comunità. Non è il sacerdote da solo, o un catechista o un leader carismatico, che genera alla fede, ma la Chiesa, la Chiesa unita, viva, fatta di famiglie, di giovani, di celibi, di consacrati, animata dalla carità e perciò desiderosa di essere feconda, di trasmettere a tutti, e soprattutto alle nuove generazioni, la gioia e la pienezza di senso che vive e sperimenta.
Quello che fa nascere nei genitori il desiderio di dare la vita ai figli non è il bisogno di avere qualcosa, ma la voglia di dare, di condividere la sovrabbondanza d’amore e di gioia che li abita, ed è qui che ha le radici anche ogni opera di formazione”.
Ma la trasmissione della fede non può essere disgiunto dalla trasmissione al rispetto della vita: “Inoltre, è indispensabile curare nelle nostre comunità gli aspetti formativi finalizzati al rispetto della vita umana in ogni sua fase, in particolare quelli che contribuiscono a prevenire ogni forma di abuso sui minori e sulle persone vulnerabili, come pure ad accompagnare e sostenere le vittime”.
Per questo la formazione non è improvvisazione, citando l’esempio di molti santi: “Come possiamo vedere, l’arte di formare non è facile e non si improvvisa: richiede pazienza, ascolto, accompagnamento e verifica, sia a livello personale che comunitario, e non può prescindere dall’esperienza e dalla frequentazione di chi l’ha vissuta, per imparare e prendere esempio.
Così, nel corso dei secoli, sono nati giganti dello spirito come sant’Ignazio di Loyola, san Filippo Neri, san Giuseppe Calasanzio, san Gaspare del Bufalo, san Giovanni Leonardi. Ed è in quest’ottica che anche sant’Agostino, appena eletto vescovo, compose il suo trattato ‘De catechizandis rudibus’, le cui indicazioni rimangono utili e preziose fino ad oggi”.
L’udienza si conclusa con la traccia di alcune ‘piste’ educative, affidandoli alla Madre di Dio, secondo la lettura di sant’Agostino: ‘Le sfide che affrontate, a volte, possono apparire superiori alle vostre forze e risorse. Non dovete però scoraggiarvi.
Partite dal piccolo, seguendo, nella fede, la logica evangelica del granello di senape, fiduciosi che il Signore non vi farà mai mancare, a tempo opportuno, le energie, le persone e le grazie necessarie. Guardate a Maria: donandoci Cristo «ha cooperato mediante l’amore a generare alla Chiesa dei fedeli, che formano le membra di quel capo’. Imitatene la fede e affidatevi sempre alla sua intercessione”.
(Foto: Santa Sede)
Oratorio: nuovo bando del COR per la formazione dei catechisti e degli animatori
Nel quadro del sempre rinnovato impegno pastorale a servizio degli oratori di Roma, il Centro Oratori Romani promuove la 1° edizione del ‘Bando Catechisti’, dedicato ad educatori ed animatori impegnati nella vita oratoriana, per favorire l’accesso a percorsi formativi presso università o altri enti di formazione qualificata, al fine di ampliare le loro competenze e migliorare il proprio servizio nella missione educativa e pastorale dell’oratorio. I fondi stanziati anche in questo caso provengono dai finanziamenti dell’8X1000 della CEI.
Dopo la positiva esperienza del ‘Bando Oratori’ che in tre annualità ha finanziato 18 diversi progetti di formazione pastorale per complessivi 31mila euro coinvolgendo 57 parrocchie appartenenti a diverse prefetture della Diocesi di Roma, il COR ha deciso di investire ulteriormente sulla formazione qualificata invitando catechisti, educatori ed animatori degli oratori a presentare le proprie proposte, redatte in modo autonomo, per il finanziamento di corsi formativi.
Per partecipare al Bando Catechisti 2026 occorre essere attivamente impegnati come catechisti o educatori, aver compiuto 18 anni e presentare entro il 28 febbraio 2026 un progetto specifico che espliciti la motivazione personale per l’accesso al percorso formativo e la ricaduta pastorale prevista per la comunità oratoriana di appartenenza. Il contributo potrà coprire dall’80% al 100% del costo complessivo della formazione, con un limite massimo di 3mila euro.
Per avere maggiori informazioni e scaricare il bando insieme alla relativa modulistica, i candidati potranno visitare la pagina dedicata sul sito dell’associazione https://www.centrooratoriromani.org/risorse/bando-catechisti.html o scrivere per eventuali chiarimenti a bandi@centrooratoriromani.org. Per l’edizione 2026 sono stati stanziati € 18.000 complessivi e l’importo massimo erogabile per ogni singolo candidato sarà definito dalla commissione in base ai parametri indicati nel bando.
“Sulla scia della positiva esperienza del ‘Bando Oratori’,” ha sottolineato Enrico Chirico Pisacane, responsabile della Tesoreria pastorale del COR, “abbiamo scelto di investire nuovamente e anche direttamente nel capitale umano dei nostri oratori ossia nei catechisti ed educatori. Mettere a disposizione questi fondi non è per noi una semplice operazione amministrativa, ma un atto di fiducia nella missione di chi si spende ogni giorno per i più piccoli. Il nostro impegno è far sì che queste risorse diventino uno strumento di crescita umana e spirituale, affinché la formazione sia un dono accessibile a tutti coloro che scelgono di servire la Chiesa di Roma nel prezioso servizio dell’oratorio”.
Nelle prossime settimane verranno anche resi noti i dettagli per le domande di Servizio Civile Universale 2026 che da alcuni anni vede la possibilità per catechisti ed animatori di partecipare a questa opportunità all’interno delle attività del COR e degli oratori coinvolti. Tutti i particolari e le modalità di partecipazione verranno pubblicate sul sito dell’associazione.
(Foto: COR)
Cei. l’insegnamento della religione cattolica è parte della formazione dello studente
“A quarant’anni dalla firma dell’Intesa che dava attuazione all’Accordo di revisione del Concordato lateranense in materia di insegnamento della religione cattolica (Irc), la Conferenza Episcopale Italiana ha ritenuto opportuno fare il punto della situazione e richiamare l’attenzione sull’Irc, volendo evidenziare e rilanciare il suo servizio alla scuola. Sono del resto passati trentaquattro anni dalla prima e unica Nota pastorale che era stata pubblicata sull’argomento nel 1991, poco dopo la prima revisione della stessa Intesa, in una stagione ancora segnata da un vivace confronto culturale e giudiziario-amministrativo”: a 40 dall’Intesa del 1985 ed a 35 anni dalla precedente nota del 1991, la CEI ha pubblicato una nota sull’insegnamento della religione cattolica, ‘L’insegnamento della religione cattolica: laboratorio di cultura e dialogo’, approvata dalla 81^ Assemblea Generale tenutasi ad Assisi nel novembre scorso.
L’obiettivo è quello di aggiornare il quadro di riferimento alla luce dei cambiamenti sociali, culturali e scolastici per rilanciare il valore educativo e culturale di questo insegnamento nella scuola italiana e provare, Chiesa e Stato insieme, a collaborare per la promozione dell’uomo: “A distanza di tempo, si conferma la validità di una presenza scolastica che rispetta la libertà di coscienza di tutti e assicura un fondamentale servizio educativo. In questi anni la società italiana è cambiata, confrontandosi soprattutto con il fenomeno migratorio e la conseguente presenza di culture e religioni diverse sul territorio e nelle aule scolastiche. L’Irc ha saputo aprirsi al confronto e al dialogo proprio grazie all’identità che la contraddistingue, che ne valorizza la portata culturale e formativa”.
Un confronto avvenuto con le altre confessioni religiose presenti in Italia: “Fedele a tale impostazione e all’interno dello specifico quadro normativo, l’Irc ha saputo trasformarsi e rinnovarsi, rispondendo negli anni alle domande della scuola e della società italiana. Un esempio di tale apertura è offerto dalle schede per conoscere l’Ebraismo e l’Islam, predisposte dagli uffici della Segreteria Generale della CEI rispettivamente con l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e il Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica, in vista della redazione dei libri scolastici e della formazione degli insegnanti di religione”.
Nel presentare la nota il presidente della Cei, card. Matteo Zuppi, ha sottolineato che non è possibile escludere gli studenti dalla possibilità di questa formazione: “Continua a far pensare la possibilità offerta agli alunni più grandi di poter uscire da scuola privandosi di un’occasione formativa quale l’Irc o l’attività alternativa. Superiori alle criticità sono comunque i segnali di vitalità, da cui emerge come l’Irc si confermi uno strumento di arricchimento culturale, di attenzione educativa, di dialogo sincero con tutte le istanze provenienti dal mondo contemporaneo, avviandosi a proseguire con convinzione il suo servizio alla scuola”.
La nota si conclude con la ripresa del pensiero di papa Leone XVI al Giubileo del mondo educativo: “…chi studia si eleva, allarga i propri orizzonti e le proprie prospettive, per recuperare uno sguardo che non si fissa solo in basso, ma è capace di guardare in alto: verso Dio, verso gli altri, verso il mistero della vita. Questa è la grazia dello studente, del ricercatore, dello studioso: ricevere uno sguardo ampio, che sa andare lontano, che non semplifica le questioni, che non teme le domande, che vince la pigrizia intellettuale e, così, sconfigge anche l’atrofia spirituale”.
Ad Arezzo nasce l’Istituto Diocesano di Musica Sacra ‘D.I.M.A. – San Donato’ polo di formazione che unisce cultura, ambito religioso e territorio
Nella città che ha dato i natali a Guido Monaco, padre della notazione musicale moderna, e a Francesco Petrarca, simbolo dell’umanesimo europeo, prende vita un progetto destinato a lasciare un segno profondo: nasce ad Arezzo l’Istituto Diocesano di Musica Sacra ‘D.I.M.A. – San Donato’. Frutto della collaborazione tra la Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro e Associazione Culturale D.I.M.A. di Arezzo, gode del patrocinio e del sostegno del Comune di Arezzo, rappresentando la prima esperienza strutturata di questo genere per la città, ponendosi come luogo stabile di formazione, diffusione e valorizzazione della musica sacra e liturgica.
“La formazione nel campo della musica sacra – ha commentato mons. Andrea Migliavacca, vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro – appartiene alla grande formazione liturgica, alla luce anche di quando presenta ‘Sacrosanctum concilium’ del Vaticano II. Sono contento che anche in diocesi, che si è impegnata in modo significativo anche economicamente, parta un progetto per questa importante formazione al fine di favorire nella liturgia la ‘acrisia participatio’ di tutti i fedeli”.
“Salutiamo con grande favore la nascita di un ulteriore Istituto di alta formazione in città, legato alla musica – dichiara il vicesindaco di Arezzo Lucia Tanti -: ringrazio per questo i promotori, l’associazione D.I.M.A. e la Diocesi, rispetto ai quali l’Amministrazione comunale si è subito affiancata, insieme ad altri partner di rilievo come il conservatorio ‘Luigi Cherubini’ di Firenze. Siamo convinti che tramite quest’arte che vanta radici nobili e lontane possiamo definire l’orizzonte dell’Arezzo di domani: città non dello studio ma degli studi, dai testi universitari agli spartiti, dalle aule dove si parla a quelle dove si suona e canta. Non lo stiamo solo sognando, lo stiamo costruendo”.
“Con il Centro Diocesano di Musica Sacra ‘D.I.M.A. – San Donato’ – ha dichiarato Giorgio Albiani direttore di D.I..M.A., chitarrista concertista e docente – Arezzo riscopre il suo suono profondo. La musica sacra diventa ponte tra tradizione e futuro, educazione e bellezza. Vogliamo creare un luogo dove voci, strumenti e comunità risuonino in armonia con l’identità del territorio”.
“Questa iniziativa va a completare degnamente la profonda e non facile opera di rinnovo liturgico/musicale nella cattedrale aretina iniziata anni fa, con l’augurio che possa diventare luogo di formazione e di avvicinamento al bellissimo mondo del ‘far musica nella liturgia’ aperto a tutti, giovani compresi” – dice Cesare Ganganelli, Maestro di Cappella della Cattedrale di Arezzo.
L’Istituto Diocesano di Musica Sacra ‘D.I.M.A. – San Donato’ nasce con l’intento di educare e formare musicisti al servizio della liturgia e del concerto, attraverso un’offerta che integra teoria e pratica e attraversa i grandi repertori della tradizione: dal canto gregoriano alla polifonia rinascimentale, fino alle espressioni contemporanee. Si caratterizza per una duplice vocazione, spirituale e culturale, ed esprime la volontà della Diocesi di dotarsi di un centro stabile di formazione musicale e liturgica rivolto a bambini, giovani e adulti, in stretta connessione con la Cappella Musicale della Cattedrale diretta dal Maestro Cesare Ganganelli e con la Commissione Diocesana di Musica Sacra.
Obiettivo generale: Avviare una Scuola Diocesana di Musica Sacra capace di formare cori di voci bianche, cori giovanili e di adulti, oltre a gruppi strumentali, al servizio della liturgia nella Cattedrale di Arezzo e nelle parrocchie della diocesi.
Obiettivi a breve termine: Creazione dello staff didattico – Avvio dei cori di voci bianche e di adulti – Costruzione di una base stabile di allievi – Consolidamento del rapporto con le parrocchie. Obiettivi a lungo termine: Ampliamento dei repertori e degli organici – Sviluppo di un’attività concertistica strutturata – Percorsi formativi sul valore storico e spirituale della musica liturgica – Creazione di un polo stabile capace di ospitare festival, masterclass e scambi internazionali.
L’Associazione Culturale D.I.M.A., cui è affidata la direzione artistica e didattica, mette a disposizione dell’Istituto una consolidata esperienza decennale in ambito formativo e musicale, oltre a una rete di relazioni con istituzioni di rilievo nazionale e internazionale, tra cui il Conservatorio ‘L. Cherubini’ di Firenze e il Conservatorio ‘B. Maderna – Lettimi’ di Cesena e Rimini.
Oltre alla dimensione pastorale e didattica, l’Istituto si propone come un laboratorio permanente di dialogo tra Chiesa e città, in cui la musica diventa strumento di coesione sociale, crescita civile e valorizzazione del patrimonio spirituale e artistico del territorio. Sono previste collaborazioni con scuole, istituzioni culturali, realtà locali e professionisti del settore, rafforzando il ruolo di Arezzo come crocevia di esperienze formative e creative.
Il progetto poggia sulla riconosciuta esperienza dell’Associazione D.I.M.A., apprezzata per l’alto livello delle proprie attività formative, artistiche e di ricerca. Il corpo docente è composto da musicisti e insegnanti con titoli accademici, esperienza nella ricerca artistica e scientifica, nella didattica e nell’attività concertistica di alto profilo, anche in ambito internazionale.
La presenza dei docenti DIMA in scuole, licei musicali e conservatori rende l’Istituto un autentico punto di raccordo tra i diversi livelli dell’istruzione musicale, favorendo progetti di filiera e percorsi di ampio respiro.
Nel medio-lungo periodo, l’Istituto Diocesano di Musica Sacra ‘D.I.M.A. – San Donato’ ambisce a diventare un modello virtuoso di cooperazione tra fede, educazione e cultura, contribuendo a riaffermare Arezzo come città di riferimento per la musica sacra. Opererà in dialogo con reti nazionali e internazionali, promuovendo iniziative didattiche e concertistiche in collaborazione con istituzioni di formazione, ricerca artistica e scientifica e produzione culturale, aretine, italiane e internazionali, restituendo alla musica sacra il suo ruolo di linguaggio vivo, capace di parlare al presente e di costruire futuro.
Papa Leone XIV: senza cura delle vocazioni non c’è futuro della Chiesa
“Una fedeltà che genera futuro è ciò a cui i presbiteri sono chiamati anche oggi, nella consapevolezza che perseverare nella missione apostolica ci offre la possibilità di interrogarci sul futuro del ministero e di aiutare altri ad avvertire la gioia della vocazione presbiterale. Il 60° anniversario del Concilio Vaticano II, che ricorre in questo Anno giubilare, ci dà l’occasione di contemplare nuovamente il dono di questa fedeltà feconda, ricordando gli insegnamenti dei Decreti ‘Optatam totius’ e ‘Presbyterorum Ordinis’, promulgati rispettivamente il 28 ottobre e il 7 dicembre del 1965”: con questo anniversario esordisce la lettera ‘Una fedeltà che genera futuro’ di papa Leone XIV, che ha posto al centro il ministero sacerdotale.
Nella lettera il papa ha messo in evidenza la centralità della Chiesa nei due documenti: “Entrambi i documenti, infatti, si fondano saldamente sulla comprensione della Chiesa come Popolo di Dio pellegrinante nella storia e costituiscono una pietra miliare della riflessione circa la natura e la missione del ministero pastorale e la preparazione ad esso, conservando nel tempo grande freschezza e attualità. Invito, pertanto, a continuare la lettura di questi testi in seno alle comunità cristiane e il loro studio, in particolare nei Seminari e in tutti gli ambienti di preparazione e formazione al ministero ordinato”.
I due documenti conciliari hanno messo in risalto l’identità del ministero sacerdotale: “L’intento era quello di elaborare i presupposti necessari per formare le future generazioni di presbiteri secondo il rinnovamento promosso dal Concilio, tenendo salda l’identità ministeriale e al tempo stesso evidenziando nuove prospettive che integrassero la riflessione precedente, nell’ottica di un sano sviluppo dottrinale. Bisogna, quindi, farne una memoria viva, rispondendo all’appello a cogliere il mandato che questi Decreti hanno consegnato a tutta la Chiesa: rinvigorire sempre e ogni giorno il ministero presbiterale, attingendo forza dalla sua radice, che è il legame tra Cristo e la Chiesa, per essere, insieme a tutti i fedeli e a loro servizio, discepoli missionari secondo il suo Cuore”.
Ecco la fedeltà al sacerdozio che nasce dall’incontro personale con Gesù: “Il Signore della vita ci conosce e illumina il nostro cuore con il suo sguardo d’amore. Non si tratta solo di una voce interiore, ma di un impulso spirituale, che spesso ci arriva attraverso l’esempio di altri discepoli del Signore e che prende forma in una coraggiosa scelta di vita.
La fedeltà alla vocazione, soprattutto nel tempo della prova e della tentazione, si fortifica quando non ci dimentichiamo di quella voce, quando siamo capaci di ricordare con passione il suono della voce del Signore che ci ama, ci sceglie e ci chiama, affidandoci anche all’indispensabile accompagnamento di chi è esperto nella vita dello Spirito. L’eco di quella Parola è nel tempo il principio dell’unità interiore con Cristo, che risulta fondamentale e ineludibile nella vita apostolica”.
Infatti ogni “vocazione è un dono del Padre, che chiede di essere custodito con fedeltà in una dinamica di conversione permanente. L’obbedienza alla propria chiamata si costruisce ogni giorno attraverso l’ascolto della Parola di Dio, la celebrazione dei sacramenti (in particolare nel Sacrificio Eucaristico) l’evangelizzazione, la vicinanza agli ultimi e la fraternità presbiterale, attingendo alla preghiera come luogo eminente dove incontrare il Signore…
In questo senso si comprende ciò che ‘Optatam totius’ indica riguardo alla formazione sacerdotale, auspicando che non si fermi al tempo del Seminario, aprendo la strada a una formazione continua, permanente, in modo da costituire un dinamismo di costante rinnovamento umano, spirituale, intellettuale e pastorale”.
Ecco il motivo per cui la lettera papale invita alla cura della formazione: “Pertanto, tutti i presbiteri sono chiamati a curare sempre la propria formazione, per mantenere vivo il dono di Dio ricevuto con il sacramento dell’Ordine. La fedeltà alla chiamata, dunque, non è staticità o chiusura, ma un cammino di conversione quotidiana che conferma e fa maturare la vocazione ricevuta…
Sin dal momento della chiamata e dalla prima formazione, la bellezza e la costanza del cammino sono custodite dalla sequela Christi. Ogni pastore, infatti, prima ancora di dedicarsi alla guida del gregge, deve costantemente ricordare di essere egli stesso discepolo del Maestro, insieme ai fratelli e alle sorelle, perché ‘lungo tutta la vita si è sempre discepoli, con l’anelito costante a configurarsi a Cristo’. Solo questa relazione di sequela obbediente e di discepolato fedele può mantenere mente e cuore nella direzione giusta, nonostante gli sconvolgimenti che la vita può riservare”.
Un altro tema importante riguarda la fraternità: “All’interno di questa fondamentale fraternità che ha la sua radice nel Battesimo e unisce l’intero Popolo di Dio, il Concilio mette in luce il particolare legame fraterno tra i ministri ordinati, fondato nello stesso sacramento dell’Ordine… La fraternità presbiterale, quindi, prima ancora di essere un compito da realizzare, è un dono insito nella grazia dell’Ordinazione. Va riconosciuto che questo dono ci precede: non si costruisce soltanto con la buona volontà e in virtù di uno sforzo collettivo, ma è dono della Grazia, che ci rende partecipi del ministero del Vescovo e si attua nella comunione con lui e con i confratelli”.
Fraternità che è un richiamo alla comunione: “Essere fedeli alla comunione significa in primo luogo superare la tentazione dell’individualismo che mal si coniuga con l’azione missionaria ed evangelizzatrice che riguarda sempre la Chiesa nel suo insieme. Non a caso il Concilio Vaticano II ha parlato dei presbiteri quasi sempre al plurale: nessun pastore esiste da solo! Il Signore stesso ‘ne costituì Dodici, che chiamò apostoli, perché stessero con lui’: ciò significa che non può esistere un ministero slegato dalla comunione con Gesù Cristo e con il suo corpo, che è la Chiesa.
Rendere sempre più visibile questa dimensione relazionale e comunionale del ministero ordinato, nella consapevolezza che l’unità della Chiesa deriva dall’ ‘unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo’, è una delle sfide principali per il futuro, soprattutto in un mondo segnato da guerre, divisioni e discordie”.
Ma la comunione non è sinonimo di appiattimento personale: “E’ importante che nei presbitéri diocesani, grazie al discernimento del Vescovo, si riesca a trovare un punto di equilibrio fra la valorizzazione di questi doni e la custodia della comunione. La scuola della sinodalità, in questa prospettiva, può aiutare tutti a maturare interiormente l’accoglienza dei diversi carismi in una sintesi che consolidi la comunione del presbiterio, fedele al Vangelo e agli insegnamenti della Chiesa…
La bellezza di una Chiesa fatta di presbiteri e diaconi che collaborano, uniti dalla stessa passione per il Vangelo e attenti ai più poveri, diventa una testimonianza luminosa di comunione. Secondo la parola di Gesù, è da questa unità, radicata nell’amore reciproco, che l’annuncio cristiano riceve credibilità e forza. Per questo il ministero diaconale, specie quando viene vissuto in comunione con la propria famiglia, è un dono da conoscere, valorizzare e sostenere. Il servizio, discreto ma essenziale, di uomini dediti alla carità ci ricorda che la missione non si compie con grandi gesti, ma uniti dalla passione per il Regno e con la fedeltà quotidiana al Vangelo”.
Ed ha invitato a costruire la sinodalità tra sacerdoti: “E’ importante che nei presbitéri diocesani, grazie al discernimento del Vescovo, si riesca a trovare un punto di equilibrio fra la valorizzazione di questi doni e la custodia della comunione. La scuola della sinodalità, in questa prospettiva, può aiutare tutti a maturare interiormente l’accoglienza dei diversi carismi in una sintesi che consolidi la comunione del presbiterio, fedele al Vangelo e agli insegnamenti della Chiesa… La bellezza di una Chiesa fatta di presbiteri e diaconi che collaborano, uniti dalla stessa passione per il Vangelo e attenti ai più poveri, diventa una testimonianza luminosa di comunione. Secondo la parola di Gesù, è da questa unità, radicata nell’amore reciproco, che l’annuncio cristiano riceve credibilità e forza”.
Tale armonia è raggiunta mettendo al centro dell’azione sacerdotale il mistero pasquale: “L’armonia tra contemplazione e azione è da ricercare non tramite l’adozione affannosa di schemi operativi o mediante un semplice bilanciamento delle attività, ma assumendo come centrale nel ministero la dimensione pasquale. Donarsi senza riserve, in ogni caso, non può e non deve comportare la rinuncia alla preghiera, allo studio, alla fraternità sacerdotale, ma al contrario diventa l’orizzonte in cui tutto è compreso nella misura in cui è orientato al Signore Gesù, morto e risorto per la salvezza del mondo. In tal modo si attuano anche le promesse fatte nell’Ordinazione che, insieme al distacco dai beni materiali, realizzano nel cuore del presbitero una perseverante ricerca e adesione alla volontà di Dio, facendo così trasparire Cristo in ogni sua azione”.
Infine il papa ha chiesto di fornire una proposta ‘forte’ per i giovani: “Insieme alla preghiera, però, la carenza di vocazioni al presbiterato (soprattutto in alcune regioni del mondo) chiede a tutti una verifica sulla generatività delle prassi pastorali della Chiesa. E’ vero che spesso i motivi di questa crisi possono essere vari e molteplici e, in particolar modo, dipendere dal contesto socio-culturale, ma, allo stesso tempo, occorre che abbiamo il coraggio di fare ai giovani proposte forti e liberanti e che nelle Chiese particolari crescano ‘ambienti e forme di pastorale giovanile impregnati di Vangelo, dove possano manifestarsi e maturare le vocazioni al dono totale di sé’… Ricordiamolo: non c’è futuro senza la cura di tutte le vocazioni!”
Alla prof.ssa suor Piera Ruffinatto il premio ‘Le Ragioni della Nuova Politica’
“Da più di cinquant’anni la nostra missione è quella di promuovere un’educazione integrale, con particolare attenzione alla donna come protagonista di trasformazione sociale e culturale. Abbiamo avuto il privilegio di formare generazioni di religiose e laici provenienti dai cinque continenti, convinti che l’educazione sia la chiave per costruire società più giuste e solidali”:
è quanto ha espresso la prof.ssa suor Piera Ruffinatto, preside della Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium, nel ricevere il Premio ‘Le Ragioni della Nuova Politica’, conferitole giovedì 11 dicembre dall’Associazione culturale ‘L’Alba del Terzo Millennio’ per “aver dato un rilevante contributo al nostro Paese con autorevolezza e dedizione, mostrando un’attenzione costante e non comune alle grandi trasformazioni che negli ultimi decenni hanno modificato confini, assetti ed equilibri nel mondo della Formazione”.
Facendosi voce del corpo docente, degli studenti e studentesse della Facoltà Auxilium, la preside ha concluso: ‘Grazie a chi crede che educare è generare speranza e futuro’. La cerimonia si è svolta nella Sala Vanvitelli dell’Avvocatura Generale dello Stato, con un intervento dell’Avvocato generale dello Stato Gabriella Palmieri Sandulli, seguito da una conferenza del prof. Ortensio Zecchino sul tema “L’impegno dei cattolici nella gestione della Res Publica”.
Il premio è promosso da Sara Iannone, presidente e fondatrice dell’associazione culturale ‘L’Alba del Terzo Millennio’ ed ogni anno vengono insigniti dell’onorificenza uomini e donne impegnati a diffondere, tutelare e valorizzare arti e mestieri, culture e linguaggi, politiche, scienze e fedi religiose per favorire l’incontro, il confronto, la convivenza, e il coinvolgimento delle personalità nazionali ed internazionali che più li esprimono, li rappresentano, li interpretano, li testimoniano.
Insieme a suor Piera Ruffinatto, in questa edizione, sono stati premiati personalità di spicco della vita politica e professionale, della ricerca universitaria, del diritto e del giornalismo. I riconoscimenti consistono nel trofeo ‘La Colomba della Civiltà’, un’opera d’arte esclusiva realizzata dal maestro Benedetto Robazza.
Il Premio ‘Le Ragioni della Nuova Politica’, giunto alla XXII edizione, ha conquistato la stima e la considerazione da parte di tutte le massime Istituzioni dello Stato e della Presidenza della Repubblica Italiana che con il Presidente Giorgio Napolitano istituì la medaglia dedicata all’Associazione da conferire quale riconoscimento speciale del Capo dello Stato.
La Facoltà di Scienze dell’Educazione ‘Auxilium’, retta da oltre 50 anni dalle Figlie di Maria Ausiliatrice, coltiva la sua missione in ambito internazionale e interculturale come esperienza consolidata e vissuta, puntando ad una formazione universitaria che sappia costruire identità forti in campo educativo, in una società sempre più multietnica e multiculturale, con sguardo costante alle trasformazioni della società contemporanea, che coinvolgono tutte le professioni, dalle più tradizionali a quelle più innovative e recenti. Il riconoscimento è un incoraggiamento a continuare a investire nella ricerca, nella formazione e nel dialogo interculturale.
Alla prof.ssa suor Piera Ruffinatto, preside dell’Auxilium, il premio ‘Le Ragioni della Nuova Politica’
“Questo riconoscimento non è solo un onore, ma un incoraggiamento, per me e per la Facoltà ‘Auxilium’, a continuare a investire nella ricerca, nella formazione e nel dialogo interculturale. Grazie a chi crede che educare significhi generare speranza e futuro”.
Con queste parole la prof.ssa suor Piera Silvia Ruffinatto, Preside della Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione ‘Auxilium’, a nome dell’intera comunità accademica, ha accolto la notizia del Premio ‘Le Ragioni della Nuova Politica’, conferitole dall’Associazione culturale ‘L’Alba del Terzo Millennio’.
Il riconoscimento è stato assegnato alla Preside dell’Auxilium, come è scritto nella motivazione, ‘per aver dato un rilevante contributo al nostro Paese con autorevolezza e dedizione, mostrando un’attenzione costante e non comune alle grandi trasformazioni che negli ultimi decenni hanno modificato confini, assetti ed equilibri nel mondo della Formazione’.
“Da più di cinquant’anni – sottolinea ancora la preside – la nostra missione è una formazione universitaria orientata a costruire identità forti in campo educativo. Abbiamo una particolare attenzione alla donna come protagonista di trasformazione sociale e culturale”.
Ad esprimere particolare ‘stima e ammirazione per la vicenda umana e professionale’ di suor Piera è stata Sara Iannone, presidente e fondatrice dell’associazione culturale ‘L’Alba del Terzo Millennio’. Il Premio collegato, ‘Le Ragioni della Nuova Politica’, giunto alla XXII edizione, ha conquistato la stima e la considerazione da parte di tutte le massime Istituzioni dello Stato e della Presidenza della Repubblica Italiana che con il Presidente Giorgio Napolitano istituì la medaglia dedicata all’Associazione da conferire quale riconoscimento speciale del Capo dello Stato.
La premiazione si svolge a Roma oggi dalle ore 17.00, nella Sala Vanvitelli dell’Avvocatura Generale dello Stato, in Via dei Portoghesi n. 12.
La Facoltà di Scienze dell’Educazione ‘Auxilium’, retta da oltre cinquant’anni dalle Figlie di Maria Ausiliatrice, coltiva la sua missione in ambito internazionale e interculturale come esperienza consolidata e vissuta, puntando ad una formazione universitaria che sappia costruire identità forti in campo educativo, in una società sempre più multietnica e multiculturale, con sguardo costante alle trasformazioni della società contemporanea, che coinvolgono tutte le professioni, dalle più tradizionali a quelle più innovative e recenti.
L’Associazione culturale ‘L’Alba del Terzo Millennio’ è stata fondata nel 1996 con lo scopo di promuovere, diffondere, tutelare e valorizzare arti e mestieri, culture e linguaggi, politiche, scienze e fedi religiose per favorire l’incontro, il confronto, la convivenza, e il coinvolgimento delle personalità nazionali ed internazionali che più li esprimono, li rappresentano, li interpretano, li testimoniano.
Papa Leone XIV sollecita ad una più accurata formazione biblica
“La proposta formativa a cui partecipate corrisponde alla duplice missione del Pontificio Istituto Liturgico. Come auspicava il Santo Padre Benedetto XVI, esso prosegue con slancio il suo servizio alla Chiesa, nella piena fedeltà alla tradizione liturgica e alla riforma voluta dal Concilio Vaticano II, secondo le linee maestre della ‘Sacrosanctum Concilium’ e dei pronunciamenti del Magistero. Dall’altra parte, iniziative come questa danno attuazione ai compiti formativi enunciati nella Costituzione apostolica ‘Veritatis gaudium’, come quello di formare ministri e fedeli per prepararli al loro servizio nella pastorale e nella liturgia”: inizio settimana intenso per papa Leone XIV, che oggi ha incontrato la Federazione Biblica Cattolica, esortando a diventare ‘lettera vivente scritta non con inchiostro’ ma con lo Spirito di Dio, dando così testimonianza in un mondo in cui il Vangelo spesso non viene contemplato.
Ed ha sottolineato la necessità di una formazione biblica: “In effetti, nelle diocesi e nelle parrocchie c’è bisogno di tale formazione ed è importante, laddove non vi siano, iniziare percorsi biblici e liturgici. Il Pontificio Istituto Liturgico potrebbe qualificarli, per aiutare le Chiese particolari e le comunità parrocchiali a lasciarsi formare dalla Parola di Dio, spiegando i testi del Lezionario feriale e festivo, e anche per proseguire una iniziazione cristiana e liturgica che aiuti i fedeli a comprendere, per mezzo dei riti, delle preghiere e dei segni sensibili, il mistero di fede che si celebra”.
Formazione soprattutto per chi ha il compito di proclamare le letture: “A proposito della formazione biblica unita a quella liturgica, raccomando alla cura dei direttori degli uffici di pastorale liturgica la particolare attenzione verso coloro che proclamano la Parola di Dio. Assicurate una preparazione approfondita dei lettori istituiti e di quanti leggono le Scritture in modo stabile nelle celebrazioni. Le competenze bibliche di base, una dizione chiara, la capacità di cantare il salmo responsoriale, come pure di comporre le preghiere dei fedeli per la comunità sono aspetti importanti che attuano la riforma liturgica e fanno crescere il cammino del Popolo di Dio”.
Infatti la formazione liturgica è molto importante e non può essere trascurata: “Sappiamo bene che la formazione liturgica è uno dei temi principali di tutto il percorso conciliare e post-conciliare. Si sono compiuti tanti passi in avanti, ma c’è ancora molta strada da percorrere. Non ci stanchiamo: riprendiamo con slancio le buone iniziative suscitate dalla riforma e al tempo stesso ricerchiamo nuove vie e nuovi metodi.
L’ufficio per la pastorale liturgica è responsabile in ogni diocesi della formazione liturgica permanente del clero e dei fedeli, della preparazione ai ministeri, della cura dei gruppi liturgici parrocchiali, dei ministranti, dei lettori, dei cantori. Si tratta di favorire una fruttuosa partecipazione del Popolo di Dio, come pure una liturgia decorosa, attenta alle diverse sensibilità e sobria nella sua solennità”.
Inoltre il papa ha invitato a non trascurare i momenti di preghiera a cui la Chiesa richiama sempre: “Tra gli aspetti legati al vostro servizio di direttori, desidero richiamare la promozione della Liturgia delle Ore, la cura per la pietà popolare, l’attenzione alla dimensione celebrativa nella costruzione delle nuove chiese e nell’adeguamento di quelle già esistenti. Sono temi che affronterete durante il corso e con cui vi cimentate ogni giorno”.
Eppoi i gruppi liturgici parrocchiali devono avere un consenso da parte della diocesi: “In molte parrocchie, poi, sono anche presenti i gruppi liturgici, che devono lavorare in sinergia con la commissione diocesana. L’esperienza di un gruppo, anche piccolo ma ben motivato, che si occupa della preparazione della liturgia è espressione di una comunità che cura le sue celebrazioni, le prepara, le vive in pienezza, in accordo con il parroco. In questo modo si evita di delegare a lui tutto e di lasciare solo a pochi la responsabilità del canto, della proclamazione della Parola, dell’ornamento della chiesa”.
Quindi ha invitato a rendere di nuovo ‘attraente’ la liturgia: “Col tempo, purtroppo, alcuni di questi gruppi si sono assottigliati fino a sparire, quasi avessero smarrito la loro identità; occorre allora impegnarsi perché questo ambito della vita della Chiesa torni a essere attraente, capace di coinvolgere persone competenti o almeno inclini a questo tipo di servizio”.
Mentre alla Federazione Biblica Cattolica il papa ha ripreso la Costituzione Dogmatica sulla Divina Rivelazione, ‘Dei Verbum’, di cui ricorre il 60^ anniversario: “In questi giorni di riflessione, vi incoraggio a riesaminare la vostra fedeltà personale ed ecclesiale a questo mandato, che non è altro che la proclamazione del kerygma, il mistero salvifico di nostro Signore Gesù Cristo. Infatti, la vostra missione e la vostra visione dovrebbero sempre essere ispirate dalla convinzione che la Chiesa non trae vita da se stessa, ma dal Vangelo…
Allo stesso tempo, è essenziale garantire un facile accesso alla Sacra Scrittura a tutti i fedeli, affinché tutti possano incontrare il Dio che parla, condivide il suo amore e ci introduce nella pienezza della vita. A questo proposito, le traduzioni delle Scritture rimangono indispensabili e vi ringrazio per il vostro impegno nel promuovere la lectio divina e ogni iniziativa che incoraggi la lettura frequente della Bibbia”.
Inoltre è necessario comprendere il modo di comunicare la Parola di Dio alle nuove generazioni: “Tuttavia, oggi le nuove generazioni vivono in nuovi ambienti digitali dove la Parola di Dio viene facilmente messa in ombra. Le nuove comunità si trovano spesso in spazi culturali in cui il Vangelo è sconosciuto o distorto da interessi particolari. Dobbiamo quindi chiederci: cosa significa ‘facile accesso alla Sacra Scrittura’ nel nostro tempo? Come possiamo facilitare questo incontro per coloro che non hanno mai ascoltato la Parola di Dio o le cui culture rimangono estranee al Vangelo?..
In definitiva, la vostra missione è quella di diventare ‘lettere vive… scritte non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente’, testimoniando il primato della Parola di Dio sulle molteplici voci che riempiono il nostro mondo”.
Infine ai partecipanti al seminario di etica nella gestione sanitaria, organizzata dalla Pontificia Accademia per la Vita, il papa ha messo in guardia dalle manipolazioni: “Strumenti efficaci come l’intelligenza artificiale possono essere manipolati, addestrati e diretti in modo tale che, per ragioni di opportunità o di interesse personale (siano essi economici, politici o di altro tipo) si generi un pregiudizio, a volte impercettibile, nell’informazione, nella gestione e nel modo in cui ci presentiamo o ci approcciamo agli altri”.
Quindi l’esortazione è quella di cambiare la prospettiva di veduta: “Le persone cadranno così in una manipolazione perversa che le classificherà in base alle cure di cui hanno bisogno e al loro costo, alla natura delle loro malattie, trasformandole in oggetti, dati, statistiche. Credo che il modo per evitare questo stia nel cambiare prospettiva, nel percepire il valore del bene con una visione ampia, nel vedere, se vogliamo, come vede Dio, per non concentrarci sul profitto immediato, ma su ciò che sarà meglio per tutti, sapendo essere pazienti, generosi e solidali, creando legami e costruendo ponti, lavorando in modo collaborativo, ottimizzando le risorse, affinché tutti possano sentirsi protagonisti e beneficiari dell’opera comune”.
(Foto: Santa Sede)
Papa Leone XIV alla Lateranense delinea il cammino per essere nel mondo
“Sono lieto di essere qui in mezzo a voi, nella Pontificia Università Lateranense, per l’inaugurazione del 253^ anno accademico dalla sua fondazione. Si tratta di un’occasione speciale, in cui, mentre guardiamo con gratitudine alla lunga storia che ci precede, siamo protesi anche alla missione che ci attende, ai sentieri da esplorare, al servizio da offrire alla Chiesa nella realtà di oggi e dinanzi alle sfide future. Uno sguardo grato per il passato, dunque, ma anche occhi e cuore puntati verso il futuro, perché c’è bisogno del prezioso servizio reso dall’università”: questa mattina papa Leone XIV ha inaugurato l’anno accademico alla Università pontificia, che ha un legame particolare con il vescovo di Roma.
In un’epoca in cui si tende a pensare che la ricerca e lo studio non servano per la vita reale, o che conti nella Chiesa più la pratica pastorale che la conoscenza teologica, biblica o giuridica, il papa ha spiegato il rapporto particolare con il papa: “Ogni università, infatti, è luogo di studio, di ricerca, di formazione, di relazioni, di rapporti con la realtà in cui è inserita. In particolare, le Università ecclesiastiche e pontificie, erette o approvate dalla Sede Apostolica, sono comunità in cui viene elaborata la ‘necessaria mediazione culturale della fede che, articolandosi in una riflessione aperta al dialogo con gli altri saperi, trova la sua sorgente primaria e perenne in Gesù Cristo’.
Tra le istituzioni accademiche, l’Università Lateranense ha un vincolo del tutto speciale con il Successore di Pietro, e questo è un tratto costitutivo della sua identità e missione fin dalle sue origini, quando nel 1773 Clemente XIV affidò la scuola di teologia del Collegio Romano al clero secolare, chiedendo che tale istituzione dipendesse dal Papa per formare i suoi presbiteri”.
Ed ha ripercorso la storia di questo rapporto con i papi: “Da quel momento tutti i successivi Pontefici hanno mantenuto e rafforzato un rapporto privilegiato con quella che sarebbe diventata l’attuale Università Lateranense. Tra di essi, il Beato Pio IX, che diede l’assetto, tuttora vigente, della quattro Facoltà: Teologia, Filosofia, Diritto canonico, Diritto civile, col potere di conferire gradi accademici in Utroque Iure; Leone XIII, che fondò l’Istituto di Alta Letteratura; Pio XII, che eresse presso l’Ateneo il Pontificio Istituto Pastorale; san Giovanni XXIII, che conferì all’Ateneo il titolo di Università; e san Paolo VI, che, già professore in queste aule, visitando l’Università appena eletto ribadì lo stretto legame tra essa e la Curia Romana. Questo peculiare rapporto è stato sottolineato da san Giovanni Paolo II. Con parole altrettanto affettuose, tale legame è stato ribadito da papa Benedetto e da papa Francesco; quest’ultimo ha voluto istituire due cicli di studi: in Scienze della Pace ed in Ecologia e Ambiente”.
Quindi ha sottolineato la missione di questa Università oggi: “Questa Università, a differenza di altre illustri istituzioni accademiche, anche romane, non ha un carisma del fondatore da custodire, approfondire e sviluppare, ma suo peculiare orientamento è il magistero del pontefice. Per sua natura e missione, dunque, essa costituisce un centro privilegiato in cui l’insegnamento della Chiesa universale viene elaborato, recepito, sviluppato e contestualizzato. Da questo punto vista, si tratta di una istituzione a cui anche il lavoro della Curia Romana può fare riferimento per il suo quotidiano lavoro”.
Dopo aver elencato i rapporti con le altre università il papa ah invitato a declinare la fede nelle sfide nel mondo: “Cari amici, oggi abbiamo urgente bisogno di pensare la fede per poterla declinare negli scenari culturali e nelle sfide attuali, ma anche per contrastare il rischio del vuoto culturale che, nella nostra epoca, diventa sempre più pervasivo.
In particolare, la Facoltà di Teologia è chiamata a riflettere sul deposito della fede e a farne emergere la bellezza e la credibilità nei differenti contesti contemporanei, perché appaia come una proposta pienamente umana, capace di trasformare la vita dei singoli e della società, di innescare cambiamenti profetici rispetto ai drammi e alle povertà del nostro tempo e di incoraggiare la ricerca di Dio. Questa missione richiede che la fede cristiana sia comunicata e trasmessa nei diversi ambiti della vita e dell’azione ecclesiale, e per questo ritengo di vitale importanza il servizio svolto dall’Istituto Pastorale”.
Per questo gli studi filosofici e giuridici devono sempre essere alla ricerca della verità: “Nell’Università Lateranense, lo studio della filosofia deve essere volto alla ricerca della verità attraverso le risorse della ragione umana, aperta al dialogo con le culture e soprattutto con la Rivelazione cristiana, per uno sviluppo integrale della persona umana in tutte le sue dimensioni. Si tratta di un impegno importante, anche a fronte di un atteggiamento talvolta rinunciatario da cui è segnato il pensiero contemporaneo, così come rispetto alle emergenti forme di razionalità legate al trans-umanesimo e al post-umanesimo.
Le Facoltà giuridiche, di Diritto canonico e civile, che da secoli contraddistinguono la nostra Università, sono chiamate a studiare e insegnare il Diritto attraverso la più ampia valorizzazione della comparazione fra i sistemi giuridici degli ordinamenti civili e quello della Chiesa cattolica. In modo particolare, vi incoraggio a considerare e studiare a fondo i processi amministrativi, urgente sfida per la Chiesa”.
Ugualmente i nuovi percorsi di studio introdotti da papa Francesco: “Infine, una parola a parte meritano i cicli di studio di Scienze della Pace ed Ecologia e Ambiente, che negli anni andranno ad assumere una loro conformazione istituzionale più definita. Le tematiche che essi affrontano sono parte essenziale del recente Magistero della Chiesa, la quale, stabilita come segno dell’alleanza tra Dio e l’umanità, è chiamata a formare operatori di pace e di giustizia che edificano e testimoniano il Regno di Dio. La pace è certamente dono di Dio, ma richiede al contempo donne e uomini capaci di costruirla ogni giorno e di supportare a livello nazionale e internazionale i processi verso un’ecologia integrale. Chiedo pertanto alla mia Università di continuare a sviluppare e potenziare a livello inter- e trans-disciplinare questi due cicli di studio e, se necessario, di integrarli con altri percorsi”.
Al termine ha segnalato le tre caratteristiche dell’Università, di cui la prima è la fraternità: “La prima è questa: al centro della formazione devono esserci la reciprocità e la fraternità. Oggi, purtroppo, si usa spesso la parola ‘persona’ come sinonimo di individuo, e il fascino dell’individualismo come chiave per una vita riuscita ha risvolti inquietanti in ogni ambito: si punta alla promozione di sé stessi, si alimenta il primato dell’io e si fatica a fare cooperazione, crescono pregiudizi e muri nei confronti degli altri e in particolare di chi è diverso, si scambia il servizio di responsabilità con una leadership solitaria e, alla fine, si moltiplicano le incomprensioni e i conflitti”.
E’ stata una chiara richiesta di reciprocità: “La formazione accademica ci aiuta a uscire dall’autoreferenzialità e promuove una cultura della reciprocità, dell’alterità, del dialogo. Contro quello che l’enciclica ‘Fratelli tutti’ definisce ‘il virus dell’individualismo radicale’, vi chiedo di coltivare la reciprocità, attraverso relazioni improntate alla gratuità ed esperienze che aiutino la fraternità e il confronto tra culture diverse. La Pontificia Università Lateranense, ricca dalla presenza di studenti, docenti e personale dei cinque continenti, rappresenta un microcosmo della Chiesa universale: siate perciò segno profetico di comunione e di fraternità”.
Eppoi un’università non può trascurare la ‘scientificità’: “Il servizio accademico spesso non gode del dovuto apprezzamento, anche a motivo di radicati pregiudizi che purtroppo aleggiano pure nella comunità ecclesiale. Si riscontra a volte l’idea che la ricerca e lo studio non servano ai fini della vita reale, che ciò che conta nella Chiesa sia la pratica pastorale più che la preparazione teologica, biblica o giuridica”.
Per questo ha sollecitato la formazione di laici e sacerdoti competenti: “Il rischio è quello di scivolare nella tentazione di semplificare le questioni complesse per evitare la fatica del pensiero, col pericolo che, anche nell’agire pastorale e nei suoi linguaggi, si scada nella banalità, nell’approssimazione o nella rigidità.
L’indagine scientifica e la fatica della ricerca sono necessarie. Abbiamo bisogno di laici e preti preparati e competenti. Perciò, vi esorto a non abbassare la guardia sulla scientificità, portando avanti una appassionata ricerca della verità e un serrato confronto con le altre scienze, con la realtà, con i problemi e i travagli della società”.
Infine l’università ha lo scopo di educare al bene comune: “Il fine del processo educativo e accademico, infatti, dev’essere formare persone che, nella logica della gratuità e nella passione per la verità e la giustizia, possano essere costruttori di un mondo nuovo, solidale e fraterno. L’Università può e deve diffondere questa cultura, diventando segno ed espressione di questo mondo nuovo e della ricerca del bene comune”.
(Foto: Santa Sede)




























