Tag Archives: Europa
Papa Leone XIV: con la collaborazione si sconfigge la denatalità
“In quanto rappresentanti dei vostri rispettivi popoli, e in rappresentanza di una pluralità di opinioni politiche all’interno degli Stati membri dell’Unione europea, la vostra attenzione alla questione demografica del continente è certamente opportuna, poiché tale tematica rappresenta una sfida urgente con implicazioni concrete per milioni di persone e le loro famiglie in quello che sta diventando il ‘vecchio continente’, non più per la sua gloriosa storia, ma per l’avanzare dell’età, come ha spesso sottolineato papa Francesco”: ricevendo, prima della presentazione dell’enciclica, i membri dell’Intergruppo sulla demografia del Parlamento europeo, insieme al commissario europeo per il Mediterraneo, al ministro italiano per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità ed al rappresentante speciale dell’OSCE per il cambiamento demografico e la sicurezza, in occasione della Conferenza sulla famiglia e la demografia, papa Leone XIV ha sottolineato che la natalità è una sfida per l’Europa.
Una sfida in quanto la natalità è ostacolata: “I problemi derivanti da una crescita demografica nulla sono molteplici e complessi e includono, non ultimo, la pandemia della solitudine. Inoltre, i dati demografici non sono semplici statistiche, ma parlano di paternità, maternità e figli. Ed i bambini sono il futuro! Eppure, parlare del futuro significa puntare a uno sviluppo integrale e sostenibile, che è seriamente ostacolato dalla mancanza di solidarietà tra le generazioni. Purtroppo, tale solidarietà richiede un equilibrio intergenerazionale che attualmente manca in Europa”.
Per questo papa Francesco aveva delineato che la crescita demografica serviva ad un nuovo pensiero sull’Europa: “Inoltre, negli ultimi decenni, abbiamo constatato che il rifiuto dell’ispirazione cristiana dei padri fondatori delle istituzioni europee ha portato a un periodo di drastica sterilità, non solo perché troppe persone sono state private del diritto di nascere, ma anche perché non è stato possibile trasmettere ai giovani gli strumenti materiali e culturali necessari per affrontare il futuro”.
Da qui papa Leone XIV ha constatato ce molti governi, pur favorevoli alla natalità, ostacolano la maternità: “Di conseguenza, ci troviamo spesso di fronte alle contraddittorie affermazioni di politiche apparentemente favorevoli alla famiglia, che al contempo promuovono la discriminazione nei confronti della maternità, esaltano l’aborto come diritto e minano le fondamenta stesse del desiderio di formare una famiglia. Fortunatamente, oggi esistono meravigliose eccezioni!”
Per questo la demografia deve essere studiata per il ‘bene’ dell’Europa: “Tutte queste problematiche, pertanto, necessitano urgentemente di essere studiate e affrontate in modo coordinato da un’ampia gamma di istituzioni accademiche, politiche e sociali. La sfida demografica rappresenta un momento cruciale per il futuro antropologico, sociale ed economico dell’Europa. Il vostro coinvolgimento, con la sua rappresentanza trasversale ai partiti, può svolgere un ruolo fondamentale ed è un forum ideale per esplorare modalità che generino idee innovative, di cui l’Europa e il mondo hanno disperatamente bisogno. Tale dialogo deve includere non solo le diverse istituzioni e i governi europei, ma anche l’intero tessuto della società civile, di cui i cristiani sono parte integrante”.
Ma alla base di tali ‘sfide’ deve esserci la dignità della persona: “Al centro di queste urgenti sfide, e alla base della ricerca di soluzioni, risiedono la dignità fondamentale di ogni persona e il ruolo della famiglia nella società. Come ci ha ricordato san Giovanni Paolo II, la famiglia è ‘la prima e insostituibile scuola di vita sociale’ e si fonda sul matrimonio tra un uomo e una donna, una realtà che unisce la dimensione personale e quella pubblica. In quest’ottica, le vostre discussioni sono chiamate anche a promuovere la responsabilità condivisa e il ruolo attivo delle famiglie nella vita sociale, politica e culturale. Solo rispettando e valorizzando questo ruolo centrale della famiglia, e applicando il principio di sussidiarietà, è possibile evitare i due estremi dell’eccessivo intervento statale e dell’individualismo”.
Però, al contempo il papa ha invitato a non ‘tornare’ al passato: “Infine, questo approccio non significa tornare ai modelli sociali del passato, ma fornire agli uomini e alle donne del nostro tempo i principi immutabili che possano certamente guidarli nel rispondere alle domande fondamentali che ogni epoca si pone: qual è il significato e il valore della vita umana; cos’è un’autentica società umana; e che tipo di mondo vogliamo lasciare in eredità alle generazioni future. A questo proposito, le politiche nazionali ed europee devono essere sviluppate e formulate in collaborazione con la società civile”.
E’ stato un invito alla collaborazione con altri organismi della società civile: “Vorrei sottolineare che la cooperazione dell’Intergruppo con la Federazione delle Associazioni Familiari Cattoliche in Europa (FAFCE) e con la Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea (COMECE) offre un eccellente esempio di come diverse entità (ciascuna con la propria area di competenza) possano lavorare insieme per garantire un cambiamento efficace che migliori la qualità della vita di tutti.
Questo è l’impulso che i cristiani apportano al progetto europeo, affinché le politiche guardino alla persona umana nella sua interezza e promuovano sempre la dignità dell’essere umano. In questo modo, si può aprire una strada autenticamente umana per risolvere la crisi demografica, orientata al bene comune e al benessere delle generazioni future. Solo una nuova primavera per la famiglia può trasformare il gelo invernale delle nostre popolazioni che invecchiano!”
(Foto: Santa Sede)
9 maggio: nell’Europa ricordando Aldo Moro
Sabato scorso è stato festeggiato la giornata dell’Europa, in quanto il 9 maggio 1950, il ministro degli Esteri francese Robert Schuman pronunciò un discorso storico ed un piano per una cooperazione più profonda in Europa. Conosciuta come la Dichiarazione di Schuman, ha aperto la strada a una nuova era di pace, integrazione e cooperazione in tutto il continente, ponendo le basi per l’Unione europea odierna come garanzia per la pace:
“La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano. Il contributo che un’Europa organizzata e vitale può apportare alla civiltà è indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche. La Francia, facendosi da oltre vent’anni antesignana di un’Europa unita, ha sempre avuto per obiettivo essenziale di servire la pace. L’Europa non è stata fatta: abbiamo avuto la guerra”.
Un’Europa capace di garantire pari opportunità tra gli Stati: “Per conseguire tali obiettivi, partendo dalle condizioni molto dissimili in cui attualmente si trovano le produzioni dei paesi aderenti, occorrerà mettere in vigore, a titolo transitorio, alcune disposizioni che comportano l’applicazione di un piano di produzione e di investimento, l’istituzione di meccanismi di perequazione dei prezzi e la creazione di un fondo di riconversione che faciliti la razionalizzazione della produzione.
La circolazione del carbone e dell’acciaio tra i paesi aderenti sarà immediatamente esentata da qualsiasi dazio doganale e non potrà essere colpita da tariffe di trasporto differenziali. Ne risulteranno gradualmente le condizioni che assicureranno automaticamente la ripartizione più razionale della produzione al più alto livello di produttività”.
In questa data è necessario ricordare anche l’assassinio di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, trucidato barbaramente dopo 55 giorni di prigionia e l’uccisione della sua scorta: “Se non si avvicina il parlamento europeo nei suoi poteri e nelle sue decisioni alla volontà popolare, l’Europa non potrà mai decollare in maniera compiuta e totale”.
Nell’ottobre 1973 da presidente del Consiglio dei ministri sottolineava la necessità delle elezioni europee come segno di democrazia: “Per quanto riguarda l’Europa il Governo si propone di continuare la propria azione diretta ad assicurare la piena ripresa dell’attività comunitaria nel rispetto dei Trattati al fine di realizzare l’integrazione economica quale premessa dell’unità politica dell’Europa.
Tale azione si svolgerà in tutte le sedi comunitarie, economiche e politiche, continuando ad interessare ad essa il Parlamento ed il Paese e portando avanti il progetto di elezione a suffragio universale di un Parlamento europeo”.
Aldo Moro era pienamente convinto dell’Europa dei Popoli: “Se non si avvicina il parlamento europeo nei suoi poteri e nelle sue decisioni alla volontà popolare, l’Europa non potrà mai decollare in maniera compiuta e totale”.
Quindi era necessaria un’Europa solidale: “La politica di solidarietà europea, che sarà perseguita nella forma dell’integrazione democratica, economica e politica, fuori di ogni particolarismo, offre al nostro Paese uno spazio ed un ambiente adatti per la sua espansione economica e per una significativa partecipazione alla politica internazionale in proporzione alle sue forze, alla sua tradizione e cultura, al suo peso economico e sociale“.
Ma soprattutto democratica, come disse nella X Assemblea ordinaria dei parlamentari dell’UEO (Unione Europea Occidentale), nel giugno 1964: “L’Europa che noi ci sforziamo di costruire è una Europa intesa in senso democratico: è questo uno dei cardini fondamentali della nostra concezione associativa. Democrazia, come noi la intendiamo, significa anche e necessariamente una prospettiva di sviluppi sociali e di giustizia da attuarsi nella libertà”.
L’Europa disegnata da Aldo Moro era un’Europa aperta ad una visione mondiale per la libertà di tutti i popoli: “Se noi negassimo e sottovalutassimo queste nuove profonde esigenze, ci chiuderemmo nel passato, anziché rivolgerci all’avvenire: e l’Europa è l’avvenire. A questo riguardo non abbiamo alcun dubbio… Nessuno è chiamato a scegliere tra l’essere in Europa e nel Mediterraneo, poiché l’Europa intera è nel Mediterraneo… E’ urgente ed indispensabile far sentire la voce europea nella realtà mondiale”.
La Caritas italiana promuove l’advocacy
Si è concluso con uno sguardo aperto al contesto politico ed europeo la quarta e ultima giornata del Convegno nazionale di Caritas Italiana. Al centro della mattinata, il confronto tra esperienze e visioni sul rapporto tra partecipazione, cittadinanza e responsabilità pubblica, in un tempo segnato da trasformazioni profonde a livello nazionale e internazionale.
Ad aprire i lavori, la tavola rotonda ‘La politica, l’Europa’, che ha visto il contributo di Romano Prodi, in dialogo con alcuni giovani del mondo Caritas. Un’occasione di confronto che ha messo al centro il ruolo della politica come spazio di costruzione del bene comune e l’Europa come orizzonte di riferimento per affrontare le sfide contemporanee.
Il dialogo, moderato da Luca Servidati, ha offerto chiavi di lettura e prospettive concrete a partire dai territori, valorizzando il contributo delle nuove generazioni e delle comunità locali nel promuovere partecipazione, giustizia sociale e coesione. In questo contesto, la riflessione si apre a interrogativi cruciali sul futuro dell’Europa, sul significato dell’impegno politico oggi e sul contributo che il mondo Caritas può offrire nella costruzione di società più giuste, solidali e inclusive.
“Nel passato i giovani non avevano più potere di oggi”, ha affermato Prodi, “E’ un problema eterno. Credo che si debba stare attenti all’equilibrio, lasciare posto ai giovani è importante. Lasciare posto però non mi piace. Serve una categoria di giovani dinamica che il posto se lo costruisce. Non trovo che in teoria che il mondo politica sia governato da anziani, anzi. L’affermazione dei giovani deve essere costruttiva e non occasionale grazie a un lavoro di squadra”.
Ampio spazio è stato dedicato al tema dell’Europa, oggi attraversata da fragilità politiche e divisioni interne. Prodi ha richiamato con forza la necessità di un rinnovato slancio unitario, fondato non solo su interessi economici ma su valori condivisi e responsabilità comuni: “nessun piano economico può da solo costruire l’Europa”. In questo senso, ha evidenziato i rischi legati ai nazionalismi e ai meccanismi decisionali che rallentano l’azione comunitaria, come il diritto di veto, sottolineando l’urgenza di riforme capaci di rendere l’Unione più efficace e coesa.
Negli orientamenti finali il direttore di Caritas Italiana, don Marco Pagniello, ha indicato alcune traiettorie di lavoro per i prossimi mesi, rilanciando la vocazione ecclesiale e profetica della rete Caritas: “Il patrimonio di ascolto che la rete Caritas raccoglie ogni giorno non può essere custodito gelosamente. Va restituito come bene comune. Deve diventare lettura dei fenomeni, cultura dell’attenzione, proposta sociale, provocazione evangelica, stimolo per politiche più giuste e inclusive”.
Sul tema della pace, don Pagniello ha richiamato la responsabilità delle comunità cristiane nel tempo dei conflitti: “La pace non è neutralità comoda. Non è silenzio prudente. Non è equilibrio costruito evitando i temi scomodi. Pace significa anche compiere scelte concrete, personali e comunitarie”. Ed ha aggiunto un forte richiamo alla coscienza civile ed evangelica: “Le Caritas sono chiamate anche a stimolare una nuova obiezione di coscienza contro tutto ciò che umilia la persona e rende normale l’ingiustizia. E’ l’obiezione di chi rifiuta di adattarsi all’indifferenza e continua a credere che la dignità umana venga prima del profitto, della paura e dell’interesse di pochi”.
Infine, il rilancio del rapporto tra Vangelo e storia: “L’annuncio del Vangelo deve camminare insieme all’impegno per il bene comune, del singolo e di tutta la famiglia umana. E’ la Parola che genera movimento, che fa nascere processi, che rimette in cammino le persone e le comunità”. Il Convegno si è chiuso consegnando alle Caritas diocesane un mandato chiaro: continuare ad ascoltare, educare, promuovere giustizia e costruire pace, facendo della carità una forza capace di incidere nella storia.
Il 45° Convegno nazionale di Caritas Italiana, dal titolo ‘Imparate a fare il bene, cercate la giustizia” (Is 1,17). Annunciare il Vangelo e promuovere l’umano’ era stato aperto dall’introduzione di mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, presidente di Caritas Italiana, ha richiamato con forza l’identità ecclesiale della Caritas: “La Caritas è la diocesi. E’ la dimensione caritativa della diocesi. La Caritas è la Chiesa che si impegna a vivere davvero il Vangelo”. Un invito a non considerare la carità come un ambito separato, ma come forma concreta e quotidiana dell’essere Chiesa.
Il direttore di Avvenire, Marco Girardo, ha offerto una riflessione sul tema del linguaggio e dello sguardo, sottolineando la responsabilità di ‘raccontare l’uomo per promuovere l’umano’ in un tempo segnato da frammentazione e polarizzazione: “Promuovere l’umano significa strappare l’uomo alle narrazioni che lo deformano”, ha evidenziato, indicando nella comunicazione un luogo decisivo di impegno culturale ed etico.
Uno sguardo internazionale è arrivato con la testimonianza del card. Giorgio Marengo, dalla Mongolia, che ha raccontato la forza della carità in una Chiesa di minoranza. L’intervento di mons. Giuseppe Baturi, segretario generale della CEI, che ha richiamato la funzione ‘profetica, critica ed educativa della Chiesa oggi’, indicando nella carità una forma alta di responsabilità ecclesiale e sociale, capace di interrogare le coscienze e orientare i processi.
La giornata ha visto anche il rilancio, con il contributo di Elisa Crupi (Libera), della Campagna ‘Diamo linfa al bene’. A seguire, Massimo Monzio Compagnoni ha evidenziato il valore del sostegno economico alla Chiesa come strumento di corresponsabilità e partecipazione. Un filo rosso ha attraversato tutti gli interventi: la necessità di una carità che non si limiti a rispondere ai bisogni, ma sappia ascoltare, comprendere e incidere sulle cause delle disuguaglianze. Un’advocacy che nasce dall’incontro con i poveri e si traduce in impegno per la giustizia.
(Foto: Caritas Italiana)
Il ‘ni’ della Commissione all’aborto transfrontaliero
L’Europa non si piega totalmente alla cultura della morte. Nonostante le forti pressioni esercitate per spingere la Commissione Europea verso l’approvazione del cosiddetto ‘turismo dell’aborto’ a spese dell’Unione, è arrivato un sostanziale rigetto del progetto che mirava a strutturare e sostenere l’aborto transfrontaliero. Si tratta di un esito che segna un passaggio rilevante, poiché il progetto di My Voice My Choice, presentato con grandi aspettative, non produce, allo stato attuale, nuove norme vincolanti a livello europeo.
Tuttavia, il ‘no’ appare accompagnato da un compromesso: pur non prevedendo nuove linee di finanziamento dedicate all’aborto, la Commissione ha ritenuto possibile l’utilizzo di risorse già esistenti del Fondo Sociale Europeo da parte di Stati membri con legislazioni più permissive, per ospitare donne provenienti da Paesi con normative più restrittive. Una scelta che solleva profonde perplessità.
Il Fondo Sociale Europeo nasce per promuovere occupazione, inclusione sociale e sostegno alle fasce più fragili della popolazione: destinarne anche solo una parte a percorsi che conducono all’interruzione volontaria di gravidanza rappresenta un’interpretazione non condivisibile: “I tempi richiedono di investire risorse ed energie nella tutela della maternità, nel sostegno concreto alle donne in difficoltà e nella difesa della vita nascente, non di sviluppare forme, dirette o indirette, di finanziamento di pratiche abortive”, dichiara Marina Casini, Presidente del Movimento per la Vita Italiano.
“Ogni bambino concepito è uno di noi e merita accoglienza; ogni madre deve poter trovare nella società e nelle istituzioni un aiuto reale per non sentirsi sola davanti a una gravidanza difficile o inattesa”.
Il Movimento per la Vita Italiano ribadisce che le risorse europee dovrebbero essere orientate a politiche di sostegno alla natalità, di accompagnamento alla maternità fragile, di promozione della cultura della vita. Resta il dato politico di una proposta che, pur non essendo stato approvata nella sua forma più ambiziosa, è sfociata in una decisione comunque non condivisibile.
La vera priorità, oggi più che mai, è costruire un’Europa che scelga di stare dalla parte delle madri, dei padri, dei bambini nati e non ancora nati, promuovendo una solidarietà autentica e una concreta tutela della maternità. Dietro ogni numero, dietro ogni decisione tecnica, ci sono volti. Ci sono bambini che vivono e crescono silenziosamente nel grembo delle loro madri.
Ci sono donne che portano nel cuore paure, pressioni, fragilità. La risposta dell’Europa non può essere un biglietto di sola andata verso l’interruzione di quella vita. Deve essere, invece, una rete che sostiene, accompagna, abbraccia.
I vescovi stimolano al bisogno di Europa
“E’ bello diventare pellegrini di speranza. Ed è bello continuare ad esserlo, insieme! Questo è l’invito che papa Leone XIV, a conclusione del Giubileo della Speranza, ha rivolto a tutte le nostre Chiese affinché il tempo che si apre sia ‘l’inizio della speranza’. Come presidenti di Conferenze Episcopali Europee, sentiamo la responsabilità di accogliere l’invito del papa e di condividerlo. Viviamo in un mondo lacerato e polarizzato da guerre e violenza. Molti nostri concittadini sono angosciati e disorientati”: riscoprire l’anima dell’Europa e rinnovare l’impegno per il bene comune in un tempo segnato da guerre, divisioni e incertezze globali è il cuore dell’appello ‘Cristiani per l’Europa. La forza della speranza’, diffuso dai presidenti delle Conferenze Episcopali di Francia, Italia, Germania e Polonia, firmato dal card. Jean-Marc Aveline, dal card. Matteo Maria Zuppi, da mons. Georg Bätzing e da mons. Tadeusz Wojda, che raccolgono l’invito del papa ad essere ‘pellegrini di speranza’ ed a vivere il tempo presente come ‘inizio della speranza’.
Nel testo i vescovi descrivono un mondo segnato da polarizzazioni, violenze e timori diffusi tra i cittadini: “L’ordine internazionale è minacciato. In questa situazione, l’Europa deve riscoprire la sua anima per poter offrire al mondo intero il suo indispensabile apporto al ‘bene comune’. Potremo farlo riflettendo su ciò che ha contribuito a fondare l’Europa. Dal punto di vista storico, dopo le civiltà ellenistica e romana, il cristianesimo è stato uno dei fondamenti essenziali del nostro continente. Ha plasmato in larga misura il volto di un’Europa umanista, solidale e aperta al mondo”.
In questo contesto, l’Europa è chiamata a riscoprire la propria identità per offrire un contributo essenziale al bene comune globale: “Oggi viviamo in un’Europa pluralistica, caratterizzata da diversità linguistiche, differenze culturali regionali e numerose tradizioni religiose e spirituali. Sebbene i cristiani siano meno numerosi, ciò non impedisce loro di tornare, con coraggio e perseveranza, al fondamento della loro speranza”.
Per questo i presidenti delle quattro conferenze episcopali hanno ripercorso le tappe che hanno portato alla ‘costruzione’ dell’Europa: “All’indomani di una guerra devastante, con lo sterminio di milioni di persone per ragioni razziali, religiose e identitarie, l’urgenza di costruire un mondo nuovo si è imposta come un’evidenza.
Molti laici cattolici hanno concepito, con determinazione, l’Europa come una casa comune e si sono impegnati a sviluppare un nuovo quadro internazionale, in particolare attraverso la creazione delle Nazioni Unite. L’obiettivo era la realizzazione di una società riconciliata, concepita come punto di convergenza e garanzia del rispetto reciproco delle specificità, un baluardo di libertà, uguaglianza e pace”.
Così nella dichiarazione fondativa della CECA, la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, i fondatori avevano sottolineato l’idea di un’Europa solidale: “I padri fondatori dell’Europa, Robert Schuman, Konrad Adenauer e Alcide De Gasperi, ispirati dalla loro fede cristiana, non erano ingenui sognatori, ma gli architetti di un edificio magnifico, seppur fragile. ‘Poiché amavano Cristo, amavano anche l’umanità e si impegnarono per unirla’, come ha più volte sottolineato san Giovanni Paolo II, ricordando il ruolo dei cristiani nella costruzione dell’Europa”.
Quindi l’Europa non è solo un mercato: “L’Europa non può essere ridotta a un mercato economico e finanziario, pena il tradimento della visione iniziale dei suoi padri fondatori. Nel rispetto dello stato di diritto e rifiutando le logiche esclusiviste dell’isolazionismo e della violenza, opterà per la risoluzione sovranazionale dei conflitti, scegliendo meccanismi e alleanze adeguati.
Dovrà essere sempre pronta a riprendere il dialogo, anche in casi di conflitto, e adoperarsi per la riconciliazione e la pace. L’Europa è chiamata a ricercare alleanze che gettino le basi per un’autentica solidarietà tra i popoli”.
L’appello si chiude con la constatazione di un bisogno di Europa: “Nonostante i numerosi movimenti euroscettici in diversi Paesi del Continente, gli europei si sono riavvicinati gli uni agli altri, soprattutto dopo l’inizio della guerra in Ucraina. Un quadro internazionale sta morendo e uno nuovo deve ancora nascere…
Il mondo ha bisogno dell’Europa. E’ questa l’urgenza che i cristiani devono far propria per potersi poi impegnare con decisione, ovunque si trovino, per il suo futuro con la stessa viva consapevolezza dei padri fondatori. ‘Vissuta come impegno disinteressato al servizio della città, al servizio dell’uomo, la politica può diventare un impegno d’amore verso il proprio simile’, spiegava Robert Schuman. In nome della loro fede, i cristiani sono chiamati a condividere con tutti gli abitanti del continente europeo la loro speranza di una fraternità universale”.
Ma dove si terrà il prossimo incontro europeo? In un paese con 9296 laghi; dove si parla una lingua slava
“Ma dove si terrà il nostro prossimo incontro europeo? Si terrà: in un paese con 9296 laghi; dove si parla una lingua slava; in una città segnata dall’incontro di quattro culture diverse: cattolica, protestante, ortodossa e ebraica; che ha due ottime squadre di calcio; con un nome non facile da pronunciare: il prossimo incontro europeo si terrà nella città di Łódź in Polonia!”: con un po’ di suspense per gli oltre 15000 giovani europei convocati dal 28 dicembre al 1 gennaio dalla Comunità di Taizè per il 48^ incontro europeo sul tema della ricerca, ‘Cosa cerchi?’, il priore frére Matthew ha annunciato la città del prossimo incontro europeo in terra polacca.
Nella giornata conclusiva il priore di Taizé ha ripreso le parole scritte nella lettera di invito con l’invito di accogliere la testimonianza di chi vive nelle zone di guerra: “Nel corso dell’ultimo anno abbiamo accolto a Taizé giovani provenienti da Ucraina, Palestina, Libano, Nicaragua, Myanmar e altri luoghi devastati dalla guerra e dai conflitti. La loro fede e il loro desiderio di una pace giusta e duratura sono stati per noi fonte di ispirazione. Abbiamo anche ascoltato le testimonianze di persone che lavorano a Gaza o che hanno familiari in quella città. Vediamo il dolore di coloro che hanno persone care prese in ostaggio e ascoltiamo il grido di chi cerca giustizia sotto regimi oppressivi”.
Nelle riflessioni giornaliere il priore di Taizè ha invitato i giovani a vivere nelle proprie città e parrocchie ciò che è stato sperimentato a Parigi: “Camminare insieme agli altri nelle nostre cappellanie e parrocchie può essere un grande sostegno e va di pari passo con un cammino personale. Siamo pronti a entrare sempre più nel mistero del Corpo di Cristo, la sua Chiesa, dove possiamo essere uno solo e solo tutti insieme? E come ascoltare i desideri di quelle e quelli che si sentono lontani dalla fiducia in Dio?”
Richiamando le parole di sant’Ambrogio (‘Inizia l’opera di pace dentro di te, così che, una volta in pace, tu possa portare la pace agli altri’) il priore ha fatto l’invito a non avere paura nell’annuncio, come è accaduto a Maria Maddalena dopo aver incontrato Gesù risorto: “Gli amici di Gesù erano turbati dopo la sua morte e avevano paura della persecuzione. La mattina presto del primo giorno della settimana, Maria si recò al sepolcro di Gesù. La sua tristezza era grande: la pietra che ne sigillava l’ingresso era stata rimossa e il corpo di Gesù non c’era più”.
La scintilla per un cambiamento di vita in Maria Maddalena è stata una domanda: “L’arrivo di Gesù è preceduto dall’incontro con i messaggeri di Dio, che la interrogano sul motivo delle sue lacrime. Anche lui le chiede: ‘Donna, perché piangi?’, ma aggiunge: ‘Chi cerchi?’ Non capendo chi sia, Maria lo interroga a sua volta, pensando che sia il giardiniere.
Ma quando Gesù chiama Maria con il suo nome, lei lo riconosce e il loro rapporto personale si ricostituisce. Sorpresa e gioia la travolgono. Gesù non vuole che lei lo possieda o lo monopolizzi, ma piuttosto che viva di Lui per gli altri. La manda come apostola agli apostoli per proclamare la buona novella che Dio lo ha risuscitato dai morti. Così, la comunione tra Gesù e suo Padre diventa aperta a tutti coloro che lo amano”.
Quindi c’è un parallelo tra la domanda inziale (‘Che cosa cercate?’) e quella conclusiva (‘Chi cerchi’) del vangelo giovanneo con l’invito ad abbattere il muro della paura: “Il ‘Che cosa cercate?’ all’inizio del Vangelo di Giovanni diventa ‘Chi cerchi?’ E poco dopo, le prime parole di Gesù ai suoi amici, ancora in preda alla paura, saranno: ‘Pace a voi!’
Anche se, come Maria Maddalena, non riconosciamo Cristo come Risorto, Egli è al nostro fianco. Quando abbiamo paura, si avvicina e ci offre la sua pace. Ed affida a tutti noi una missione: non semplicemente tenere questa pace per noi, ma continuare la sua opera di riconciliazione, diventare pellegrini di pace. Saremo tra coloro che faranno di tutto per vivere la pace di Cristo per gli altri? E’ così che la speranza rinascerà nel nostro continente europeo e nel mondo”.
Questa è la speranza certa sperimentata in Ucraina: “In Ucraina, a Leopoli, Ternopil e Zaporizia, ho incontrato tante persone coraggiose che hanno pianto, ma che, spesso grazie alla loro fede, sono rialzate come Maria Maddalena per portare agli altri la buona notizia che la vita è più forte della morte. Sono segni viventi che la luce che celebriamo in questi giorni di Natale brilla davvero nell’oscurità, e che l’oscurità non è riuscita a spegnerla”.
E’ stato un invito a pregare incessantemente per la pace: “Non voglio fare grandi dichiarazioni, ma semplicemente invitarvi a pregare per la pace nelle nostre società europee, affinché diventino accoglienti verso tutti, e per l’Ucraina, testimone della lotta per la libertà e che resiste nella speranza di una pace giusta; per la Palestina (non dimentichiamo la popolazione abbandonata di Gaza) e per Israele, il Sudan, il Myanmar e tutti i Paesi dove infuria la guerra. Preghiamo anche per coloro che cercano giustizia sotto regimi oppressivi”.
Nei Vangeli gli ‘annunci’ di Gesù della morte e risurrezione (‘Distruggete questo tempio, e in tre giorni lo farò risorgere’) vogliono indicarci la ‘strada’ verso la Sua casa ed “apre un orizzonte più ampio. Sulla strada del ritorno verso la Galilea, Gesù incontra una Samaritana e comprendiamo che, con la sua risurrezione, ci offre una comunione nello Spirito in cui possiamo adorare Dio, così come siamo e dove ci troviamo.
Quando preghiamo con altri, diventiamo la casa di Dio (il santuario si costruisce ovunque ci riuniamo nel nome di Cristo) e lì possiamo sentirci a casa. Questa comunione è anche un cammino di guarigione e di pienezza di vita che ci conduce verso la casa del Padre”.
E’ stato un invito per i giovani a ‘ricostruire’ l’Europa attraverso gesti quotidiani: “La nostra casa europea, ricostruita dopo le ferite della Seconda guerra mondiale, può sembrare di nuovo in rovina, ma saremo pronti a impegnarci con le donne e gli uomini coraggiosi che danno tutto per farla rinascere? I valori a noi cari sono sempre presenti. Come possono aprire il nostro orizzonte per vedere più lontano e operare per una casa europea dove tutte e tutti possano sentirsi a casa?
E questo attraverso gesti molto semplici: incontrarsi, scambiarsi idee e ascoltarsi anche senza capire tutto dell’altro, là dove pregare insieme non è possibile. Scopriamo così ciò che è già dato, una realtà in cui la giustizia è ben presente, ma spesso nascosta ai nostri occhi…
Così, possiamo incoraggiarci a vicenda nel nostro cammino quotidiano di fede, e lasciare che Cristo ci ponga sempre di nuovo la domanda: ‘Che cosa cerchi?’ che ci prepara ad affrontare le sfide che incontriamo ovunque ci troviamo”.
Il fronteggiare alle sfide del mondo è suggerita nella lettera data dal priore ai giovani con l’invito a meditare nel silenzio, perché ‘il Verbo si è fatto carme’: “Gesù è entrato nel mondo silenziosamente: ‘Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi’. Colui che era presso Dio e che era Dio prima dell’inizio di tutte le cose è venuto ad abitare con noi nascendo in modo umile e povero, nel silenzio della notte: la luce che splende nelle tenebre. E dunque questo silenzio non è vuoto. Diventa un luogo di incontro. Nel silenzio non siamo soli. Ma fatichiamo, perché la nostra mente è piena di cose”.
Come consuetudine a questo incontro sono pervenuti molti messaggi tra cui quello di papa Leone XIV: “Alla fine di quest’anno, segnato da tante prove per la nostra famiglia umana, la generosa ospitalità che state ricevendo a Parigi da credenti di ogni estrazione e da persone di buona volontà è un messaggio potente per il mondo. Possano i momenti di preghiera e di condivisione che vivrete in questi giorni aiutarvi ad approfondire la vostra fede, discernendo sempre più chiaramente come vivere il Vangelo nella realtà concreta delle vostre vite”.
Mentre il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo, ha scritto che i giovani sono la speranza: “La vostra presenza, il vostro cammino e il vostro impegno testimoniano una speranza viva, capace di illuminare il nostro mondo, così spesso oscurato dall’incertezza, dalla paura e dalla divisione…
Attraverso il tema che vi viene proposto (‘Che cosa cercate?’) siete invitati a rispondere ad una domanda essenziale, quella che Cristo stesso rivolge a coloro che si avvicinano a Lui all’inizio del Vangelo: ‘Che cosa cercate?’. Questa domanda permea ogni esistenza umana. Vi chiama a discernere ciò che abita nel vostro cuore: i vostri desideri, le vostre paure, i vostri sogni, ma anche la vostra sete di verità, giustizia e amore. Non abbiate paura di questa domanda. Accoglietela nel silenzio e nella preghiera, perché è spesso lì che Dio si avvicina e sussurra una via”.
(Tratto da Aci Stampa)
Da Parigi la Comunità di Taizè invita i giovani a cercare Gesù
“Ma dove si terrà il nostro prossimo incontro europeo? Si terrà: in un paese con 9296 laghi; dove si parla una lingua slava; in una città segnata dall’incontro di quattro culture diverse: cattolica, protestante, ortodossa e ebraica; che ha due ottime squadre di calcio; con un nome non facile da pronunciare: il prossimo incontro europeo si terrà nella città di Łódź in Polonia!”: con un po’ di suspense per gli oltre 15.000 giovani europei convocati dal 28 dicembre al 1 gennaio dalla Comunità di Taizè per il 48^ incontro europeo sul tema della ricerca, ‘Cosa cerchi?’, il priore frére Matthew ha annunciato la città del prossimo incontro europeo in terra polacca.
Quindi il prossimo incontro dei giovani della comunità di Taizé si svolgerà dal 28 dicembre 2026 al primo gennaio 2027 a Łódź, in Polonia; ed una nota della comunità di Taizé ricorda che il primo incontro in Polonia (Wrocław, 1989-1990) coincise con la caduta della cortina di ferro. Questo prossimo incontro europeo, il sesto in Polonia, è un invito a continuare a costruire la pace dentro di noi e nel mondo. Come suggerisce frère Matthew nella sua lettera del 2026, ‘attraverso gli altri possiamo essere sorpresi nello scoprire qualcosa che non avremmo trovato da soli’.
Ai giovani riuniti dalla comunità di Taizé, nei giorni scorsi, si era rivolto papa Leone XIV con un messaggio a firma del segretario di Stato, card. Pietro Parolin: “Alla fine di quest’anno, segnato da tante prove per la nostra famiglia umana, la generosa ospitalità che state ricevendo a Parigi da credenti di ogni estrazione e da persone di buona volontà è un messaggio potente per il mondo. Possano i momenti di preghiera e di condivisione che vivrete in questi giorni aiutarvi ad approfondire la vostra fede, discernendo sempre più chiaramente come vivere il Vangelo nella realtà concreta delle vostre vite”.
Nelle riflessioni il priore della Comunità di Taizè, frère Matthew, ha invitato i giovani a camminare insieme: “Camminare insieme agli altri nelle nostre cappellanie e parrocchie può essere un grande sostegno e va di pari passo con un cammino personale. Siamo pronti a entrare sempre più nel mistero del Corpo di Cristo, la sua Chiesa, dove possiamo essere uno solo e solo tutti insieme? E come ascoltare i desideri di quelle e quelli che si sentono lontani dalla fiducia in Dio?”
In tale cammino è fondamentale l’incontro tra Maddalena e Gesù risorto: “Stasera abbiamo ascoltato il Vangelo che racconta l’incontro tra Maria Maddalena e Gesù dopo la sua risurrezione. Gli amici di Gesù erano turbati dopo la sua morte e avevano paura della persecuzione. La mattina presto del primo giorno della settimana, Maria si recò al sepolcro di Gesù. La sua tristezza era grande: la pietra che ne sigillava l’ingresso era stata rimossa e il corpo di Gesù non c’era più”.
Il nome pronunciato da Gesù ridà gioia a Maddalena: “Ma quando Gesù chiama Maria con il suo nome, lei lo riconosce e il loro rapporto personale si ricostituisce. Sorpresa e gioia la travolgono. Gesù non vuole che lei lo possieda o lo monopolizzi, ma piuttosto che viva di Lui per gli altri. La manda come apostola agli apostoli per proclamare la buona novella che Dio lo ha risuscitato dai morti. Così, la comunione tra Gesù e suo Padre diventa aperta a tutti coloro che lo amano”.
E’ stato un invito a riconoscere Gesù: “Anche se, come Maria Maddalena, non riconosciamo Cristo come Risorto, Egli è al nostro fianco. Quando abbiamo paura, si avvicina e ci offre la sua pace. E affida a tutti noi una missione: non semplicemente tenere questa pace per noi, ma continuare la sua opera di riconciliazione, diventare pellegrini di pace. Saremo tra coloro che faranno di tutto per vivere la pace di Cristo per gli altri? E’ così che la speranza rinascerà nel nostro continente europeo e nel mondo”.
Eppoi l’invito a pregare per la pace: “Non voglio fare grandi dichiarazioni, ma semplicemente invitarvi a pregare per la pace nelle nostre società europee, affinché diventino accoglienti verso tutti, e per l’Ucraina, testimone della lotta per la libertà e che resiste nella speranza di una pace giusta; per la Palestina (non dimentichiamo la popolazione abbandonata di Gaza) e per Israele, il Sudan, il Myanmar e tutti i Paesi dove infuria la guerra. Preghiamo anche per coloro che cercano giustizia sotto regimi oppressivi”.
Da qui il racconto della sua recente visita in Ucraina: “Sono tornato dall’Ucraina alcuni giorni fa. Ho passato lì il Natale, accolto con uno dei miei fratelli da dei cristiani che fanno di tutto per ascoltare e accompagnare coloro che soffrono a causa della guerra. Offrono così un sostegno concreto a chi ha visto le proprie case distrutte, aiutandoli a ricreare un focolare. Abbiamo pregato sulle tombe di persone che hanno dato la vita per difendere la libertà del proprio Paese”.
Infine l’invito a ‘ricostruire’ l’Europa: “In Ucraina, come dicevo, ho visto case distrutte, ma una vita che rinasce continuamente, che rifiuta di essere soffocata. La nostra casa europea, ricostruita dopo le ferite della Seconda guerra mondiale, può sembrare di nuovo in rovina, ma saremo pronti a impegnarci con le donne e gli uomini coraggiosi che danno tutto per farla rinascere?
I valori a noi cari sono sempre presenti. Come possono aprire il nostro orizzonte per vedere più lontano e operare per una casa europea dove tutte e tutti possano sentirsi a casa? E questo attraverso gesti molto semplici: incontrarsi, scambiarsi idee e ascoltarsi anche senza capire tutto dell’altro, là dove pregare insieme non è possibile. Scopriamo così ciò che è già dato, una realtà in cui la giustizia è ben presente, ma spesso nascosta ai nostri occhi”.
(Foto: Comunità di Taizè)
I giovani europei a Parigi accolti da messaggi di pace
Oggi i giovani europei iniziano gli incontri a Parigi, accolti dalla Comunità di Taizè per riflettere sul tema del 48^ Pellegrinaggio di fiducia sulla terra, ‘Chi cercate?’; e dopo il messaggio di papa Leone XIV, il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo, ha scritto che i giovani sono la speranza: “La vostra presenza, il vostro cammino e il vostro impegno testimoniano una speranza viva, capace di illuminare il nostro mondo, così spesso oscurato dall’incertezza, dalla paura e dalla divisione. Provenite da Paesi, culture e tradizioni ecclesiali diversi.
Eppure, avete risposto alla stessa chiamata: partire, abbandonare per un periodo le vostre abitudini, per incontrare altri giovani, pregare insieme, ascoltare, dialogare e ricercare il senso profondo di una vita autenticamente cristiana. Questo pellegrinaggio di fiducia è un segno prezioso: mostra che i giovani di oggi non si rassegnano all’indifferenza o all’isolamento, ma osano credere che l’incontro con l’altro è fonte di arricchimento, non di minaccia”.
La domanda di questo pellegrinaggio è fondamentale per i giovani: “Attraverso il tema che vi viene proposto (‘Che cosa cercate?’) siete invitati a rispondere a una domanda essenziale, quella che Cristo stesso rivolge a coloro che si avvicinano a Lui all’inizio del Vangelo: ‘Che cosa cercate?’. Questa domanda permea ogni esistenza umana. Vi chiama a discernere ciò che abita nel vostro cuore: i vostri desideri, le vostre paure, i vostri sogni, ma anche la vostra sete di verità, giustizia e amore. Non abbiate paura di questa domanda. Accoglietela nel silenzio e nella preghiera, perché è spesso lì che Dio si avvicina e sussurra una via”.
Per questo il patriarca ecumenico ha affermato che c’è bisogno del coraggio dei giovani: “Il mondo ha bisogno della vostra visione chiara, del vostro coraggio e della vostra capacità di speranza. Ha bisogno di giovani operatori di pace, capaci di resistere alla violenza, all’esclusione e al disprezzo per gli altri. Ha bisogno di testimoni di una fede umile, vissuta non come potere, ma come servizio.
Nella tradizione ortodossa, ci piace ricordarvi che la vera forza di un cristiano si manifesta nell’amore incondizionato e nella fedeltà al prossimo… Mentre camminiamo insieme in questi giorni, affidate il vostro cammino a Dio. Possa Egli illuminare le vostre menti, rafforzare i vostri cuori e donarvi la pace. Possa questo incontro aiutarvi a diventare, ovunque viviate, seminatori di fiducia, dialogo e riconciliazione”.
Anche il segretario della federazione luterana mondiale, rev. Anne Burghardt, è importante riflettere sulla domanda posta dall’incontro parigino: “Le vostre riflessioni sulla domanda di Cristo: ‘Cosa cercate?’ sono profonde ed incoraggianti. Cercando il silenzio, discernete una direzione, sperimentate una profonda gioia evangelica, scoprite il coraggio di lavorare per la giustizia e la pace, così urgentemente necessarie oggi, e vivete tutto questo insieme, in comunità, in una comunione sostenuta e costantemente rinnovata dalla promessa di Cristo.
Per la Federazione Luterana Mondiale, questa ricerca è radicata nella speranza. La promessa di Dio di fare nuove tutte le cose dona speranza; una speranza che, da un lato, affonda le sue radici nella prospettiva del compimento ultimo di tutte le cose e che, dall’altro, può già essere intravista qui e ora: ‘Ecco, io faccio nuove tutte le cose’. Sì, rispondendo alla domanda e alla chiamata di Cristo, attraverso la vostra ricerca e risposta, Dio interviene misteriosamente nel corso della storia, facendo nuove tutte le cose”.
Mentre il segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese, rev. Jerry Pillay, ha sottolineato che la domanda è fondamentale per il ‘nostro’ tempo: “Il tema che guida il vostro incontro risuona potentemente nel nostro tempo. La ricerca di significato, giustizia, pace e comunità in un mondo segnato da frammentazione e conflitti trova una forte eco anche all’interno del movimento ecumenico odierno.
Come Nicodemo, che andò da Gesù di notte, (curiosi, cauti e in cerca) molti giovani oggi affrontano la vita con domande profonde. Sono alla ricerca di significato, giustizia e appartenenza in mezzo alla complessità e all’incertezza del nostro mondo. Insieme a milioni di altre persone in tutto il mondo, vi state confrontando con domande fondamentali sull’identità, la vocazione e su cosa significhi veramente vivere bene”.
E’ un invito a nascere di nuovo: “Il significato della vita non inizia dall’avere tutte le risposte, ma dall’essere aperti alla grazia trasformante di Dio. Questo brano esprime anche il profondo desiderio di giustizia che alberga nel nostro mondo. Gesù ci ricorda che Dio non ha mandato suo Figlio per condannare il mondo, ma per salvarlo.
Questo sfida qualsiasi idea che un cambiamento duraturo possa derivare dalla colpa, dall’esclusione o dalla paura. Molti giovani sono profondamente consapevoli delle ingiustizie ((povertà, razzismo, violenza, distruzione ambientale) e spesso si sentono sopraffatti da sistemi che sembrano resistenti al cambiamento”.
Il presidente della Conferenza delle Chiese europee (CEC), arcivescovo Nikita di Thyateira e della Grande Bretagna ha evidenziato che il pellegrinaggio è parte della tradizione cristiana: “Percorriamo un cammino e camminiamo lungo una via sacra, in cammino verso la nostra meta, un santuario sacro o un altro luogo sacro. Durante il nostro pellegrinaggio, incontriamo persone diverse e ci impegniamo in conversazioni e dialoghi; in questo modo, il viaggio si riempie di esperienze nuove e gioiose. Attraverso queste esperienze, impariamo, cresciamo, maturiamo e ci evolviamo, così da poter guardare al futuro con speranza”.
E’ un invito a trovare la pace: “Durante i giorni che trascorrerete insieme, affronterete temi essenziali: costruire comunità, dialogo e solidarietà, tra gli altri. Condividerete anche le vostre riflessioni sulla pace e su come promuovere questo valore in un momento di difficoltà per il nostro mondo. Siete chiamati a impegnarvi per trovare la pace nei vostri cuori, tra di voi e con il mondo intero. Portate la pace di Cristo alle anime in difficoltà e guidatele a unirsi a voi nella costruzione di nuove relazioni di fiducia e amicizia”.
Il segretario del forum mondiale cristiano, rev. Casely Baiden Essamuah, ha invitato i giovani a cercare Gesù: “Come Maria e Giuseppe, che affrontarono paura, incertezza e prove personali all’ombra dell’Impero Romano, anche noi siamo chiamati a portare i nostri interrogativi, le nostre ansie e le nostre speranze alla luce della sua presenza, confidando che, anche nel cuore del caos, Dio ci incontra lì dove siamo, offrendoci guida, conforto e forza di pace.
In una cultura che privilegia la velocità alla riflessione, la tecnologia alla connessione umana e il fare all’essere, prego che questo tempo a Taizé sia per voi uno spazio di rinnovato incontro con Cristo. Lasciate che il silenzio parli al vostro cuore. Che la preghiera, la lode e la vita comunitaria vi aprano allo Spirito. Ascoltate le storie di chi vi circonda (amici da ogni continente) e ricordate: non siete soli nelle vostre lotte, nei vostri interrogativi o nelle vostre aspirazioni, e le mie preghiere sono con voi mentre scrivo questo messaggio”.
Il segretario generale dell’Alleanza evangelica mondiale, Botrus Mansour, ha ringraziato i giovani per tale scelta coraggiosa: “Come pellegrini di pace, il vostro compito sembra schiacciante in un mondo che sta cadendo a pezzi. Potreste anche lottare per la vostra pace, cercando le necessità della vita in un mondo distrutto. Cose come la direzione, il significato, la giustizia, il silenzio, la gioia… Dio si è fatto uomo senza perdere la Sua divinità: che onore e che alta dignità per l’umanità! Eppure, ha dovuto percorrere questa strada difficile per morire per i nostri peccati. Attraverso la Sua morte e risurrezione, ci riporta al nostro bisogno fondamentale: una comunione senza ostacoli con il nostro Padre Celeste, la nostra casa divina a cui apparteniamo. A cui apparteniamo insieme!”
Papa Leone XIV invita ad essere consapevoli della vita mortale
“Sono profondamente rattristato dalla notizia del riacceso conflitto lungo il confine tra Thailandia e Cambogia, ci sono state vittime anche tra i civili e migliaia di persone hanno dovuto abbandonare le proprie case. Esprimo la mia vicinanza nella preghiera a queste care popolazioni e chiedo alle parti di cessare immediatamente il fuoco e di riprendere il dialogo”: al termine dell’udienza generale di oggi papa Leone XIV ha espresso il proprio dolore per le vittime del conflitto, che ha provocato vittime anche civili e causato lo sfollamento di oltre 500.000 civili.
Mentre nella catechesi generale papa Leone XIV ha meditato sul mistero della morte in rapporto con la Resurrezione di Gesù: “Il mistero della morte ha sempre suscitato nell’essere umano profondi interrogativi. Essa infatti appare come l’evento più naturale e allo stesso tempo più innaturale che esista. E’ naturale, perché ogni essere vivente, sulla terra, muore. E’ innaturale, perché il desiderio di vita e di eternità che noi sentiamo per noi stessi e per le persone che amiamo ci fa vedere la morte come una condanna, come un ‘contro-senso’. Molti popoli antichi hanno sviluppato riti e usanze legate al culto dei morti, per accompagnare e ricordare chi si incamminava verso il mistero supremo”.
Invece oggi la morte è qualcosa di cui non parlare: “Oggi, invece, si registra una tendenza diversa. La morte appare una specie di tabù, un evento da tenere lontano; qualcosa di cui parlare sottovoce, per evitare di turbare la nostra sensibilità e tranquillità. Spesso per questo si evita anche di visitare i cimiteri, dove chi ci ha preceduto riposa in attesa della risurrezione”.
Ed il papa ha risposto alla domanda fondamentale su cosa è la morte: “E’ davvero l’ultima parola sulla nostra vita? Solo l’essere umano si pone questa domanda, perché lui solo sa di dover morire. Ma l’esserne consapevole non lo salva dalla morte, anzi, in un certo senso lo ‘appesantisce’ rispetto a tutte le altre creature viventi. Gli animali soffrono, certamente, e si rendono conto che la morte è prossima, ma non sanno che la morte fa parte del loro destino. Non si interrogano sul senso, sul fine, sull’esito della vita”.
Forse questa consapevolezza della morte fa sì che ci accorgiamo infelici: “Nel constatare questo aspetto, si dovrebbe allora pensare che siamo creature paradossali, infelici, non solo perché moriamo, ma anche perché abbiamo la certezza che questo evento accadrà, sebbene ne ignoriamo il come e il quando. Ci scopriamo consapevoli e allo stesso tempo impotenti. Probabilmente da qui provengono le frequenti rimozioni, le fughe esistenziali davanti alla questione della morte”.
Di fronte a tale disagio il papa ha citato sant’Alfonso De’ Liguori, che ha scritto un saggio sulla morte: “Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, nel suo celebre scritto intitolato ‘Apparecchio alla morte’, riflette sul valore pedagogico della morte, evidenziando come essa sia una grande maestra di vita. Sapere che esiste e soprattutto meditare su di essa ci insegna a scegliere cosa davvero fare della nostra esistenza. Pregare, per comprendere ciò che giova in vista del regno dei cieli, e lasciare andare il superfluo che invece ci lega alle cose effimere, è il segreto per vivere in modo autentico, nella consapevolezza che il passaggio sulla terra ci prepara all’eternità”.
Però davanti alla tecnologia, che garantisce ‘certi’ prodigi, solo la resurrezione è capace di dare vita: “Eppure molte visioni antropologiche attuali promettono immortalità immanenti, teorizzano il prolungamento della vita terrena mediante la tecnologia. E’ lo scenario del transumano, che si fa strada nell’orizzonte delle sfide del nostro tempo…
L’evento della Risurrezione di Cristo ci rivela che la morte non si oppone alla vita, ma ne è parte costitutiva come passaggio alla vita eterna. La Pasqua di Gesù ci fa pre-gustare, in questo tempo colmo ancora di sofferenze e di prove, la pienezza di ciò che accadrà dopo la morte”.
La resurrezione illumina la morte: “Questa luce, che anticipa il mattino di Pasqua, già brilla nelle oscurità del cielo che appare ancora chiuso e muto. Le luci del sabato, per la prima ed unica volta, preannunciano l’alba del giorno dopo il sabato: la luce nuova della Risurrezione. Solo questo evento è capace di illuminare fino in fondo il mistero della morte. In questa luce, e solo in essa, diventa vero quello che il nostro cuore desidera e spera: che cioè la morte non sia la fine, ma il passaggio verso la luce piena, verso un’eternità felice”.
Grazie a questo avvenimento san Francesco d’Assisi chiama ‘sorella’ la morte: “Il Risorto ci ha preceduto nella grande prova della morte, uscendone vittorioso grazie alla potenza dell’Amore divino. Così ci ha preparato il luogo del ristoro eterno, la casa in cui siamo attesi; ci ha donato la pienezza della vita in cui non vi sono più ombre e contraddizioni.
Grazie a Lui, morto e risorto per amore, con san Francesco possiamo chiamare la morte “sorella”. Attenderla con la speranza certa della Risurrezione ci preserva dalla paura di scomparire per sempre e ci prepara alla gioia della vita senza fine”.
In precedenza il papa aveva ricevuto una delegazione del Gruppo European Conservatories and Reformists del Parlamento Europeo, chiedendo di proteggere l’eredità religiosa del continente: “In effetti, uno degli scopi essenziali di un parlamento è quello di consentire che tali opinioni siano espresse e discusse.
Tuttavia, il segno distintivo di ogni società civile è che le differenze siano dibattute con cortesia e rispetto, poiché la capacità di dissentire, di ascoltare attentamente e persino di dialogare con coloro che potremmo considerare avversari, testimonia la nostra riverenza per la dignità donata da Dio a tutti gli uomini e le donne.
Vi invito, quindi, a guardare a san Tommaso Moro, patrono dei politici, la cui saggezza, il cui coraggio e la cui difesa della coscienza sono un’ispirazione senza tempo per coloro che cercano di promuovere il benessere della società”.
Ed ha richiamato le radici giudaico cristiane alla base dell’Europa: “Lo scopo di proteggere l’eredità religiosa di questo continente, tuttavia, non è semplicemente quello di salvaguardare i diritti delle sue comunità cristiane, né si tratta principalmente di preservare particolari costumi o tradizioni sociali, che in ogni caso variano da luogo a luogo e nel corso della storia. Si tratta soprattutto di un riconoscimento di un fatto”.
La difesa di tali radici è opportuna per garantire lo sviluppo della civiltà: “Inoltre, tutti sono beneficiari del contributo che i membri delle comunità cristiane hanno dato e continuano a dare per il bene della società europea. Basti ricordare alcuni degli importanti sviluppi della civiltà occidentale, in particolare i tesori culturali delle sue imponenti cattedrali, la sublime arte e musica, e i progressi della scienza, per non parlare della crescita e della diffusione delle università. Questi sviluppi creano un legame intrinseco tra il cristianesimo e la storia europea, una storia che dovrebbe essere custodita e celebrata”.
Quindi ‘difendere’ le radici cristiane significa garantire dignità a tutti: “In modo particolare, penso ai ricchi principi etici e ai modelli di pensiero che costituiscono il patrimonio intellettuale dell’Europa cristiana. Questi sono essenziali per salvaguardare i diritti divinamente conferiti e il valore intrinseco di ogni persona umana, dal concepimento alla morte naturale.
Sono altresì fondamentali per rispondere alle sfide poste dalla povertà, dall’esclusione sociale, dalla deprivazione economica, nonché dall’attuale crisi climatica, dalla violenza e dalla guerra. Garantire che la voce della Chiesa, anche attraverso la sua dottrina sociale, continui a essere ascoltata, non significa restaurare un’epoca passata, ma garantire che risorse chiave per la cooperazione e l’integrazione future non vadano perse”.
(Foto: Santa Sede)
Papa Leone XIV invita ad accogliere le nuove culture in Europa
“Vi do il benvenuto, membri del Comitato misto del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (CECC) e della Conferenza delle Chiese Europee (CEC), con queste parole dell’Apostolo delle Nazioni, il cui luogo di martirio avete scelto di firmare la vostra nuova Charta Oecumenica. Certamente, le sfide che i cristiani devono affrontare sul percorso ecumenico sono in continua evoluzione. Così, venticinque anni dopo la prima firma della Charta, è stato necessario rivedere il contesto del documento, per considerare nuovamente la situazione in Europa, così come le attuali preoccupazioni comuni per la missione di annunciare il Vangelo”: nel saluto ai membri del CCEE, del CEC e ai rappresentanti delle Chiese cristiane d’Europa, firmatari della Charta Oecumenica, papa Leone XIV ha sottolineato ‘segni positivi e incoraggianti’ in alcune parti del continente, pur rilevando che diverse comunità ecclesiali percepiscono ‘di essere sempre più una minoranza’.
Inoltre il papa ha sottolineato che in Europa ci sono nuovi popoli con cui instaurare relazioni: “Inoltre, la situazione attuale comprende le nuove generazioni e i popoli arrivati di recente con storie ed espressioni culturali estremamente varie. Ci sono quindi molte nuove voci da ascoltare e storie da accogliere attraverso incontri quotidiani e relazioni più strette, per non parlare dell’urgenza di promuovere il dialogo, l’armonia e la fratellanza nel mezzo dello schianto di violenza e guerra, i cui echi risuonano in tutto il continente. In tutte queste situazioni, la grazia, la misericordia e la pace del Signore sono veramente vitali, perché solo l’aiuto divino ci indicherà il modo più convincente per annunciare Cristo in questi contesti molto difficili”.
Davanti a queste sfide la Charta Oecumenica è un’opportunità di annunciare il Vangelo: “Crediamo che Dio Onnipotente parli attraverso e attraverso il Suo popolo santo. Lo ama e lo arricchisce con i suoi doni divini perché possa crescere ed entrare nella pienezza di Dio. Da parte sua, la nuova Charta Ecumenica è una testimonianza della volontà delle Chiese in Europa di guardare alla nostra storia attraverso gli occhi di Cristo.
Inoltre, con l’aiuto dello Spirito Santo, potremo capire dove ci siamo riusciti, dove abbiamo fallito e dove dobbiamo andare per annunciare di nuovo il Vangelo. La Charta Oecumenica non solo suggerisce metodi, ma sottolinea anche la necessità di avere compagni di viaggio e offre possibili strade da percorrere. Così facendo, restiamo sempre aperti ai suggerimenti e alle sorprese dello Spirito Santo!”
Per questo il cammino sinodale è ecumenico: “Nella Chiesa cattolica, il cammino sinodale è ecumenico, così come il cammino ecumenico è sinodale. A questo proposito, la nuova Charta Oecumenica sottolinea il percorso comune intrapreso dai cristiani di diverse tradizioni in Europa, in grado di ascoltarsi e di discernere insieme per predicare il Vangelo in modo più efficace.
Uno dei risultati più significativi del processo di revisione della Charta Oecumenica è stata la capacità di adottare una visione comune delle sfide attuali e di stabilire priorità per il futuro del continente, pur mantenendo una forte fiducia nell’importanza infinita del Vangelo. In un certo senso, questo può essere descritto come uno sforzo “sinodale” per camminare insieme”.
A tal proposito ha ricordato il prossimo primo viaggio a Nicea, dove si svolse il Concilio: “Come sapete, sto per andare nel luogo in cui si è svolto il Concilio di Nicea, per incontrare i leader delle Chiese e i leader delle comunità cristiane e pregare con loro, celebrando Gesù Cristo insieme come nostro Signore e Salvatore. In questo Anno Giubilare, desidero anche annunciare a tutti i popoli d’Europa che ‘Gesù Cristo è la nostra speranza’, perché è sia il cammino che dobbiamo seguire, sia la destinazione ultima del nostro pellegrinaggio spirituale”.
Per questo il giorno prima è stato firmato a Roma, presso l’Abbazia delle Tre Fontane, la versione aggiornata della Charta Œcumenica, pietra miliare della cooperazione ecumenica europea da oltre due decenni. La Charta riveduta cerca di affrontare le sfide contemporanee e di riflettere le realtà in evoluzione della società e del cristianesimo europeo. Il processo di revisione, iniziato nel 2022, è stato guidato da un gruppo di lavoro congiunto CEC-CCEE. I contributi delle Chiese e delle organizzazioni ecumeniche di tutta Europa sono stati presi in considerazione con attenzione, per garantire che il testo aggiornato sia in linea con le attuali esigenze ecumeniche. Questo sforzo di collaborazione mira a produrre un documento che promuova l’unità, la pace e l’azione congiunta tra le Chiese europee.
(Foto: Santa Sede)


























