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La Caritas italiana promuove l’advocacy

Si è concluso con uno sguardo aperto al contesto politico ed europeo la quarta e ultima giornata del Convegno nazionale di Caritas Italiana. Al centro della mattinata, il confronto tra esperienze e visioni sul rapporto tra partecipazione, cittadinanza e responsabilità pubblica, in un tempo segnato da trasformazioni profonde a livello nazionale e internazionale.

Ad aprire i lavori, la tavola rotonda ‘La politica, l’Europa’, che ha visto il contributo di Romano Prodi, in dialogo con alcuni giovani del mondo Caritas. Un’occasione di confronto che ha messo al centro il ruolo della politica come spazio di costruzione del bene comune e l’Europa come orizzonte di riferimento per affrontare le sfide contemporanee.

Il dialogo, moderato da Luca Servidati, ha offerto chiavi di lettura e prospettive concrete a partire dai territori, valorizzando il contributo delle nuove generazioni e delle comunità locali nel promuovere partecipazione, giustizia sociale e coesione. In questo contesto, la riflessione si apre a interrogativi cruciali sul futuro dell’Europa, sul significato dell’impegno politico oggi e sul contributo che il mondo Caritas può offrire nella costruzione di società più giuste, solidali e inclusive.

“Nel passato i giovani non avevano più potere di oggi”, ha affermato Prodi, “E’ un problema eterno. Credo che si debba stare attenti all’equilibrio, lasciare posto ai giovani è importante. Lasciare posto però non mi piace. Serve una categoria di giovani dinamica che il posto se lo costruisce. Non trovo che in teoria che il mondo politica sia governato da anziani, anzi. L’affermazione dei giovani deve essere costruttiva e non occasionale grazie a un lavoro di squadra”.

Ampio spazio è stato dedicato al tema dell’Europa, oggi attraversata da fragilità politiche e divisioni interne. Prodi ha richiamato con forza la necessità di un rinnovato slancio unitario, fondato non solo su interessi economici ma su valori condivisi e responsabilità comuni: “nessun piano economico può da solo costruire l’Europa”. In questo senso, ha evidenziato i rischi legati ai nazionalismi e ai meccanismi decisionali che rallentano l’azione comunitaria, come il diritto di veto, sottolineando l’urgenza di riforme capaci di rendere l’Unione più efficace e coesa.

Negli orientamenti finali il direttore di Caritas Italiana, don Marco Pagniello, ha indicato alcune traiettorie di lavoro per i prossimi mesi, rilanciando la vocazione ecclesiale e profetica della rete Caritas: “Il patrimonio di ascolto che la rete Caritas raccoglie ogni giorno non può essere custodito gelosamente. Va restituito come bene comune. Deve diventare lettura dei fenomeni, cultura dell’attenzione, proposta sociale, provocazione evangelica, stimolo per politiche più giuste e inclusive”.

Sul tema della pace, don Pagniello ha richiamato la responsabilità delle comunità cristiane nel tempo dei conflitti: “La pace non è neutralità comoda. Non è silenzio prudente. Non è equilibrio costruito evitando i temi scomodi. Pace significa anche compiere scelte concrete, personali e comunitarie”. Ed ha aggiunto un forte richiamo alla coscienza civile ed evangelica: “Le Caritas sono chiamate anche a stimolare una nuova obiezione di coscienza contro tutto ciò che umilia la persona e rende normale l’ingiustizia. E’ l’obiezione di chi rifiuta di adattarsi all’indifferenza e continua a credere che la dignità umana venga prima del profitto, della paura e dell’interesse di pochi”.

Infine, il rilancio del rapporto tra Vangelo e storia: “L’annuncio del Vangelo deve camminare insieme all’impegno per il bene comune, del singolo e di tutta la famiglia umana. E’ la Parola che genera movimento, che fa nascere processi, che rimette in cammino le persone e le comunità”. Il Convegno si è chiuso consegnando alle Caritas diocesane un mandato chiaro: continuare ad ascoltare, educare, promuovere giustizia e costruire pace, facendo della carità una forza capace di incidere nella storia.

Il 45° Convegno nazionale di Caritas Italiana, dal titolo ‘Imparate a fare il bene, cercate la giustizia” (Is 1,17). Annunciare il Vangelo e promuovere l’umano’ era stato aperto dall’introduzione di mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, presidente di Caritas Italiana, ha richiamato con forza l’identità ecclesiale della Caritas: “La Caritas è la diocesi. E’ la dimensione caritativa della diocesi. La Caritas è la Chiesa che si impegna a vivere davvero il Vangelo”. Un invito a non considerare la carità come un ambito separato, ma come forma concreta e quotidiana dell’essere Chiesa.

Il direttore di Avvenire, Marco Girardo, ha offerto una riflessione sul tema del linguaggio e dello sguardo, sottolineando la responsabilità di ‘raccontare l’uomo per promuovere l’umano’ in un tempo segnato da frammentazione e polarizzazione: “Promuovere l’umano significa strappare l’uomo alle narrazioni che lo deformano”, ha evidenziato, indicando nella comunicazione un luogo decisivo di impegno culturale ed etico.

Uno sguardo internazionale è arrivato con la testimonianza del card. Giorgio Marengo, dalla Mongolia, che ha raccontato la forza della carità in una Chiesa di minoranza. L’intervento di mons. Giuseppe Baturi, segretario generale della CEI, che ha richiamato la funzione ‘profetica, critica ed educativa della Chiesa oggi’, indicando nella carità una forma alta di responsabilità ecclesiale e sociale, capace di interrogare le coscienze e orientare i processi.

La giornata ha visto anche il rilancio, con il contributo di Elisa Crupi (Libera), della Campagna ‘Diamo linfa al bene’. A seguire, Massimo Monzio Compagnoni ha evidenziato il valore del sostegno economico alla Chiesa come strumento di corresponsabilità e partecipazione. Un filo rosso ha attraversato tutti gli interventi: la necessità di una carità che non si limiti a rispondere ai bisogni, ma sappia ascoltare, comprendere e incidere sulle cause delle disuguaglianze. Un’advocacy che nasce dall’incontro con i poveri e si traduce in impegno per la giustizia.

(Foto: Caritas Italiana)

Il ‘ni’ della Commissione all’aborto transfrontaliero

Neonato in mani

L’Europa non si piega totalmente alla cultura della morte. Nonostante le forti pressioni esercitate per spingere la Commissione Europea verso l’approvazione del cosiddetto ‘turismo dell’aborto’ a spese dell’Unione, è arrivato un sostanziale rigetto del progetto che mirava a strutturare e sostenere l’aborto transfrontaliero. Si tratta di un esito che segna un passaggio rilevante, poiché il progetto di My Voice My Choice, presentato con grandi aspettative, non produce, allo stato attuale, nuove norme vincolanti a livello europeo.

Tuttavia, il ‘no’ appare accompagnato da un compromesso: pur non prevedendo nuove linee di finanziamento dedicate all’aborto, la Commissione ha ritenuto possibile l’utilizzo di risorse già esistenti del Fondo Sociale Europeo da parte di Stati membri con legislazioni più permissive, per ospitare donne provenienti da Paesi con normative più restrittive. Una scelta che solleva profonde perplessità.

Il Fondo Sociale Europeo nasce per promuovere occupazione, inclusione sociale e sostegno alle fasce più fragili della popolazione: destinarne anche solo una parte a percorsi che conducono all’interruzione volontaria di gravidanza rappresenta un’interpretazione non condivisibile: “I tempi richiedono di investire risorse ed energie nella tutela della maternità, nel sostegno concreto alle donne in difficoltà e nella difesa della vita nascente, non di sviluppare forme, dirette o indirette, di finanziamento di pratiche abortive”, dichiara Marina Casini, Presidente del Movimento per la Vita Italiano.

“Ogni bambino concepito è uno di noi e merita accoglienza; ogni madre deve poter trovare nella società e nelle istituzioni un aiuto reale per non sentirsi sola davanti a una gravidanza difficile o inattesa”.

Il Movimento per la Vita Italiano ribadisce che le risorse europee dovrebbero essere orientate a politiche di sostegno alla natalità, di accompagnamento alla maternità fragile, di promozione della cultura della vita. Resta il dato politico di una proposta che, pur non essendo stato approvata nella sua forma più ambiziosa, è sfociata in una decisione comunque non condivisibile.

La vera priorità, oggi più che mai, è costruire un’Europa che scelga di stare dalla parte delle madri, dei padri, dei bambini nati e non ancora nati, promuovendo una solidarietà autentica e una concreta tutela della maternità. Dietro ogni numero, dietro ogni decisione tecnica, ci sono volti. Ci sono bambini che vivono e crescono silenziosamente nel grembo delle loro madri.

Ci sono donne che portano nel cuore paure, pressioni, fragilità. La risposta dell’Europa non può essere un biglietto di sola andata verso l’interruzione di quella vita. Deve essere, invece, una rete che sostiene, accompagna, abbraccia.

I vescovi stimolano al bisogno di Europa

“E’ bello diventare pellegrini di speranza. Ed è bello continuare ad esserlo, insieme! Questo è l’invito che papa Leone XIV, a conclusione del Giubileo della Speranza, ha rivolto a tutte le nostre Chiese affinché il tempo che si apre sia ‘l’inizio della speranza’. Come presidenti di Conferenze Episcopali Europee, sentiamo la responsabilità di accogliere l’invito del papa e di condividerlo. Viviamo in un mondo lacerato e polarizzato da guerre e violenza. Molti nostri concittadini sono angosciati e disorientati”: riscoprire l’anima dell’Europa e rinnovare l’impegno per il bene comune in un tempo segnato da guerre, divisioni e incertezze globali è il cuore dell’appello ‘Cristiani per l’Europa. La forza della speranza’, diffuso dai presidenti delle Conferenze Episcopali di Francia, Italia, Germania e Polonia, firmato dal card. Jean-Marc Aveline, dal card. Matteo Maria Zuppi, da mons. Georg Bätzing e da mons. Tadeusz Wojda, che raccolgono l’invito del papa ad essere ‘pellegrini di speranza’ ed a vivere il tempo presente come ‘inizio della speranza’.

Nel testo i vescovi descrivono un mondo segnato da polarizzazioni, violenze e timori diffusi tra i cittadini: “L’ordine internazionale è minacciato. In questa situazione, l’Europa deve riscoprire la sua anima per poter offrire al mondo intero il suo indispensabile apporto al ‘bene comune’. Potremo farlo riflettendo su ciò che ha contribuito a fondare l’Europa. Dal punto di vista storico, dopo le civiltà ellenistica e romana, il cristianesimo è stato uno dei fondamenti essenziali del nostro continente. Ha plasmato in larga misura il volto di un’Europa umanista, solidale e aperta al mondo”.

In questo contesto, l’Europa è chiamata a riscoprire la propria identità per offrire un contributo essenziale al bene comune globale: “Oggi viviamo in un’Europa pluralistica, caratterizzata da diversità linguistiche, differenze culturali regionali e numerose tradizioni religiose e spirituali. Sebbene i cristiani siano meno numerosi, ciò non impedisce loro di tornare, con coraggio e perseveranza, al fondamento della loro speranza”.

Per questo i presidenti delle quattro conferenze episcopali hanno ripercorso le tappe che hanno portato alla ‘costruzione’ dell’Europa: “All’indomani di una guerra devastante, con lo sterminio di milioni di persone per ragioni razziali, religiose e identitarie, l’urgenza di costruire un mondo nuovo si è imposta come un’evidenza.

Molti laici cattolici hanno concepito, con determinazione, l’Europa come una casa comune e si sono impegnati a sviluppare un nuovo quadro internazionale, in particolare attraverso la creazione delle Nazioni Unite. L’obiettivo era la realizzazione di una società riconciliata, concepita come punto di convergenza e garanzia del rispetto reciproco delle specificità, un baluardo di libertà, uguaglianza e pace”.

Così nella dichiarazione fondativa della CECA, la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, i fondatori avevano sottolineato l’idea di un’Europa solidale: “I padri fondatori dell’Europa, Robert Schuman, Konrad Adenauer e Alcide De Gasperi, ispirati dalla loro fede cristiana, non erano ingenui sognatori, ma gli architetti di un edificio magnifico, seppur fragile. ‘Poiché amavano Cristo, amavano anche l’umanità e si impegnarono per unirla’, come ha più volte sottolineato san Giovanni Paolo II, ricordando il ruolo dei cristiani nella costruzione dell’Europa”.

Quindi l’Europa non è solo un mercato: “L’Europa non può essere ridotta a un mercato economico e finanziario, pena il tradimento della visione iniziale dei suoi padri fondatori. Nel rispetto dello stato di diritto e rifiutando le logiche esclusiviste dell’isolazionismo e della violenza, opterà per la risoluzione sovranazionale dei conflitti, scegliendo meccanismi e alleanze adeguati.

Dovrà essere sempre pronta a riprendere il dialogo, anche in casi di conflitto, e adoperarsi per la riconciliazione e la pace. L’Europa è chiamata a ricercare alleanze che gettino le basi per un’autentica solidarietà tra i popoli”.

L’appello si chiude con la constatazione di un bisogno di Europa: “Nonostante i numerosi movimenti euroscettici in diversi Paesi del Continente, gli europei si sono riavvicinati gli uni agli altri, soprattutto dopo l’inizio della guerra in Ucraina. Un quadro internazionale sta morendo e uno nuovo deve ancora nascere…

Il mondo ha bisogno dell’Europa. E’ questa l’urgenza che i cristiani devono far propria per potersi poi impegnare con decisione, ovunque si trovino, per il suo futuro con la stessa viva consapevolezza dei padri fondatori. ‘Vissuta come impegno disinteressato al servizio della città, al servizio dell’uomo, la politica può diventare un impegno d’amore verso il proprio simile’, spiegava Robert Schuman. In nome della loro fede, i cristiani sono chiamati a condividere con tutti gli abitanti del continente europeo la loro speranza di una fraternità universale”.

Ma dove si terrà il prossimo incontro europeo? In un paese con 9296 laghi; dove si parla una lingua slava

“Ma dove si terrà il nostro prossimo incontro europeo? Si terrà: in un paese con 9296 laghi; dove si parla una lingua slava; in una città segnata dall’incontro di quattro culture diverse: cattolica, protestante, ortodossa e ebraica; che ha due ottime squadre di calcio; con un nome non facile da pronunciare: il prossimo incontro europeo si terrà nella città di Łódź in Polonia!”: con un po’ di suspense per gli oltre 15000 giovani europei convocati dal 28 dicembre al 1 gennaio dalla Comunità di Taizè per il 48^ incontro europeo sul tema della ricerca, ‘Cosa cerchi?’, il priore frére Matthew ha annunciato la città del prossimo incontro europeo in terra polacca.

Nella giornata conclusiva il priore di Taizé ha ripreso le parole scritte nella lettera di invito con l’invito di accogliere la testimonianza di chi vive nelle zone di guerra: “Nel corso dell’ultimo anno abbiamo accolto a Taizé giovani provenienti da Ucraina, Palestina, Libano, Nicaragua, Myanmar e altri luoghi devastati dalla guerra e dai conflitti. La loro fede e il loro desiderio di una pace giusta e duratura sono stati per noi fonte di ispirazione. Abbiamo anche ascoltato le testimonianze di persone che lavorano a Gaza o che hanno familiari in quella città. Vediamo il dolore di coloro che hanno persone care prese in ostaggio e ascoltiamo il grido di chi cerca giustizia sotto regimi oppressivi”.

Nelle riflessioni giornaliere il priore di Taizè ha invitato i giovani a vivere nelle proprie città e parrocchie ciò che è stato sperimentato a Parigi: “Camminare insieme agli altri nelle nostre cappellanie e parrocchie può essere un grande sostegno e va di pari passo con un cammino personale. Siamo pronti a entrare sempre più nel mistero del Corpo di Cristo, la sua Chiesa, dove possiamo essere uno solo e solo tutti insieme? E come ascoltare i desideri di quelle e quelli che si sentono lontani dalla fiducia in Dio?”

Richiamando le parole di sant’Ambrogio (‘Inizia l’opera di pace dentro di te, così che, una volta in pace, tu possa portare la pace agli altri’) il priore ha fatto l’invito a non avere paura nell’annuncio, come è accaduto a Maria Maddalena dopo aver incontrato Gesù risorto: “Gli amici di Gesù erano turbati dopo la sua morte e avevano paura della persecuzione. La mattina presto del primo giorno della settimana, Maria si recò al sepolcro di Gesù. La sua tristezza era grande: la pietra che ne sigillava l’ingresso era stata rimossa e il corpo di Gesù non c’era più”.

La scintilla per un cambiamento di vita in Maria Maddalena è stata una domanda:  “L’arrivo di Gesù è preceduto dall’incontro con i messaggeri di Dio, che la interrogano sul motivo delle sue lacrime. Anche lui le chiede: ‘Donna, perché piangi?’, ma aggiunge: ‘Chi cerchi?’ Non capendo chi sia, Maria lo interroga a sua volta, pensando che sia il giardiniere.

Ma quando Gesù chiama Maria con il suo nome, lei lo riconosce e il loro rapporto personale si ricostituisce. Sorpresa e gioia la travolgono. Gesù non vuole che lei lo possieda o lo monopolizzi, ma piuttosto che viva di Lui per gli altri. La manda come apostola agli apostoli per proclamare la buona novella che Dio lo ha risuscitato dai morti. Così, la comunione tra Gesù e suo Padre diventa aperta a tutti coloro che lo amano”.

Quindi c’è un parallelo tra la domanda inziale (‘Che cosa cercate?’) e quella conclusiva (‘Chi cerchi’) del vangelo giovanneo con l’invito ad abbattere il muro della paura: “Il ‘Che cosa cercate?’ all’inizio del Vangelo di Giovanni diventa ‘Chi cerchi?’ E poco dopo, le prime parole di Gesù ai suoi amici, ancora in preda alla paura, saranno: ‘Pace a voi!’

Anche se, come Maria Maddalena, non riconosciamo Cristo come Risorto, Egli è al nostro fianco. Quando abbiamo paura, si avvicina e ci offre la sua pace. Ed affida a tutti noi una missione: non semplicemente tenere questa pace per noi, ma continuare la sua opera di riconciliazione, diventare pellegrini di pace. Saremo tra coloro che faranno di tutto per vivere la pace di Cristo per gli altri? E’ così che la speranza rinascerà nel nostro continente europeo e nel mondo”.

Questa è la speranza certa sperimentata in Ucraina: “In Ucraina, a Leopoli, Ternopil e Zaporizia, ho incontrato tante persone coraggiose che hanno pianto, ma che, spesso grazie alla loro fede, sono rialzate come Maria Maddalena per portare agli altri la buona notizia che la vita è più forte della morte. Sono segni viventi che la luce che celebriamo in questi giorni di Natale brilla davvero nell’oscurità, e che l’oscurità non è riuscita a spegnerla”.

E’ stato un invito a pregare incessantemente per la pace: “Non voglio fare grandi dichiarazioni, ma semplicemente invitarvi a pregare per la pace nelle nostre società europee, affinché diventino accoglienti verso tutti, e per l’Ucraina, testimone della lotta per la libertà e che resiste nella speranza di una pace giusta; per la Palestina (non dimentichiamo la popolazione abbandonata di Gaza) e per Israele, il Sudan, il Myanmar e tutti i Paesi dove infuria la guerra. Preghiamo anche per coloro che cercano giustizia sotto regimi oppressivi”.

Nei Vangeli gli ‘annunci’ di Gesù della morte e risurrezione (‘Distruggete questo tempio, e in tre giorni lo farò risorgere’) vogliono indicarci la ‘strada’ verso la Sua casa ed “apre un orizzonte più ampio. Sulla strada del ritorno verso la Galilea, Gesù incontra una Samaritana e comprendiamo che, con la sua risurrezione, ci offre una comunione nello Spirito in cui possiamo adorare Dio, così come siamo e dove ci troviamo.

Quando preghiamo con altri, diventiamo la casa di Dio (il santuario si costruisce ovunque ci riuniamo nel nome di Cristo) e lì possiamo sentirci a casa. Questa comunione è anche un cammino di guarigione e di pienezza di vita che ci conduce verso la casa del Padre”.

E’ stato un invito per i giovani a ‘ricostruire’ l’Europa attraverso gesti quotidiani: “La nostra casa europea, ricostruita dopo le ferite della Seconda guerra mondiale, può sembrare di nuovo in rovina, ma saremo pronti a impegnarci con le donne e gli uomini coraggiosi che danno tutto per farla rinascere? I valori a noi cari sono sempre presenti. Come possono aprire il nostro orizzonte per vedere più lontano e operare per una casa europea dove tutte e tutti possano sentirsi a casa?

E questo attraverso gesti molto semplici: incontrarsi, scambiarsi idee e ascoltarsi anche senza capire tutto dell’altro, là dove pregare insieme non è possibile. Scopriamo così ciò che è già dato, una realtà in cui la giustizia è ben presente, ma spesso nascosta ai nostri occhi…

Così, possiamo incoraggiarci a vicenda nel nostro cammino quotidiano di fede, e lasciare che Cristo ci ponga sempre di nuovo la domanda: ‘Che cosa cerchi?’ che ci prepara ad affrontare le sfide che incontriamo ovunque ci troviamo”.

Il fronteggiare alle sfide del mondo è suggerita nella lettera data dal priore ai giovani con l’invito a meditare nel silenzio, perché ‘il Verbo si è fatto carme’: “Gesù è entrato nel mondo silenziosamente: ‘Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi’. Colui che era presso Dio e che era Dio prima dell’inizio di tutte le cose è venuto ad abitare con noi nascendo in modo umile e povero, nel silenzio della notte: la luce che splende nelle tenebre. E dunque questo silenzio non è vuoto. Diventa un luogo di incontro. Nel silenzio non siamo soli. Ma fatichiamo, perché la nostra mente è piena di cose”.

Come consuetudine a questo incontro sono pervenuti molti messaggi tra cui quello di papa Leone XIV: “Alla fine di quest’anno, segnato da tante prove per la nostra famiglia umana, la generosa ospitalità che state ricevendo a Parigi da credenti di ogni estrazione e da persone di buona volontà è un messaggio potente per il mondo. Possano i momenti di preghiera e di condivisione che vivrete in questi giorni aiutarvi ad approfondire la vostra fede, discernendo sempre più chiaramente come vivere il Vangelo nella realtà concreta delle vostre vite”.

Mentre il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo, ha scritto che i giovani sono la speranza: “La vostra presenza, il vostro cammino e il vostro impegno testimoniano una speranza viva, capace di illuminare il nostro mondo, così spesso oscurato dall’incertezza, dalla paura e dalla divisione…

Attraverso il tema che vi viene proposto (‘Che cosa cercate?’) siete invitati a rispondere ad una domanda essenziale, quella che Cristo stesso rivolge a coloro che si avvicinano a Lui all’inizio del Vangelo: ‘Che cosa cercate?’. Questa domanda permea ogni esistenza umana. Vi chiama a discernere ciò che abita nel vostro cuore: i vostri desideri, le vostre paure, i vostri sogni, ma anche la vostra sete di verità, giustizia e amore. Non abbiate paura di questa domanda. Accoglietela nel silenzio e nella preghiera, perché è spesso lì che Dio si avvicina e sussurra una via”.

(Tratto da Aci Stampa)

Da Parigi la Comunità di Taizè invita i giovani a cercare Gesù

“Ma dove si terrà il nostro prossimo incontro europeo? Si terrà: in un paese con 9296 laghi; dove si parla una lingua slava; in una città segnata dall’incontro di quattro culture diverse: cattolica, protestante, ortodossa e ebraica; che ha due ottime squadre di calcio; con un nome non facile da pronunciare: il prossimo incontro europeo si terrà nella città di Łódź in Polonia!”: con un po’ di suspense per gli oltre 15.000 giovani europei convocati dal 28 dicembre al 1 gennaio dalla Comunità di Taizè per il 48^ incontro europeo sul tema della ricerca, ‘Cosa cerchi?’, il priore frére Matthew ha annunciato la città del prossimo incontro europeo in terra polacca.

Quindi il prossimo incontro dei giovani della comunità di Taizé si svolgerà dal 28 dicembre 2026 al primo gennaio 2027 a Łódź, in Polonia; ed una nota della comunità di Taizé ricorda che il primo incontro in Polonia (Wrocław, 1989-1990) coincise con la caduta della cortina di ferro. Questo prossimo incontro europeo, il sesto in Polonia, è un invito a continuare a costruire la pace dentro di noi e nel mondo. Come suggerisce frère Matthew nella sua lettera del 2026, ‘attraverso gli altri possiamo essere sorpresi nello scoprire qualcosa che non avremmo trovato da soli’.

Ai giovani riuniti dalla comunità di Taizé, nei giorni scorsi, si era rivolto papa Leone XIV con un messaggio a firma del segretario di Stato, card. Pietro Parolin: “Alla fine di quest’anno, segnato da tante prove per la nostra famiglia umana, la generosa ospitalità che state ricevendo a Parigi da credenti di ogni estrazione e da persone di buona volontà è un messaggio potente per il mondo. Possano i momenti di preghiera e di condivisione che vivrete in questi giorni aiutarvi ad approfondire la vostra fede, discernendo sempre più chiaramente come vivere il Vangelo nella realtà concreta delle vostre vite”.

Nelle riflessioni il priore della Comunità di Taizè, frère Matthew, ha invitato i giovani a camminare insieme: “Camminare insieme agli altri nelle nostre cappellanie e parrocchie può essere un grande sostegno e va di pari passo con un cammino personale. Siamo pronti a entrare sempre più nel mistero del Corpo di Cristo, la sua Chiesa, dove possiamo essere uno solo e solo tutti insieme? E come ascoltare i desideri di quelle e quelli che si sentono lontani dalla fiducia in Dio?”

In tale cammino è fondamentale l’incontro tra Maddalena e Gesù risorto: “Stasera abbiamo ascoltato il Vangelo che racconta l’incontro tra Maria Maddalena e Gesù dopo la sua risurrezione. Gli amici di Gesù erano turbati dopo la sua morte e avevano paura della persecuzione. La mattina presto del primo giorno della settimana, Maria si recò al sepolcro di Gesù. La sua tristezza era grande: la pietra che ne sigillava l’ingresso era stata rimossa e il corpo di Gesù non c’era più”.

Il nome pronunciato da Gesù ridà gioia a Maddalena: “Ma quando Gesù chiama Maria con il suo nome, lei lo riconosce e il loro rapporto personale si ricostituisce. Sorpresa e gioia la travolgono. Gesù non vuole che lei lo possieda o lo monopolizzi, ma piuttosto che viva di Lui per gli altri. La manda come apostola agli apostoli per proclamare la buona novella che Dio lo ha risuscitato dai morti. Così, la comunione tra Gesù e suo Padre diventa aperta a tutti coloro che lo amano”.

E’ stato un invito a riconoscere Gesù: “Anche se, come Maria Maddalena, non riconosciamo Cristo come Risorto, Egli è al nostro fianco. Quando abbiamo paura, si avvicina e ci offre la sua pace. E affida a tutti noi una missione: non semplicemente tenere questa pace per noi, ma continuare la sua opera di riconciliazione, diventare pellegrini di pace. Saremo tra coloro che faranno di tutto per vivere la pace di Cristo per gli altri? E’ così che la speranza rinascerà nel nostro continente europeo e nel mondo”.

Eppoi l’invito a pregare per la pace: “Non voglio fare grandi dichiarazioni, ma semplicemente invitarvi a pregare per la pace nelle nostre società europee, affinché diventino accoglienti verso tutti, e per l’Ucraina, testimone della lotta per la libertà e che resiste nella speranza di una pace giusta; per la Palestina (non dimentichiamo la popolazione abbandonata di Gaza) e per Israele, il Sudan, il Myanmar e tutti i Paesi dove infuria la guerra. Preghiamo anche per coloro che cercano giustizia sotto regimi oppressivi”.

Da qui il racconto della sua recente visita in Ucraina: “Sono tornato dall’Ucraina alcuni giorni fa. Ho passato lì il Natale, accolto con uno dei miei fratelli da dei cristiani che fanno di tutto per ascoltare e accompagnare coloro che soffrono a causa della guerra. Offrono così un sostegno concreto a chi ha visto le proprie case distrutte, aiutandoli a ricreare un focolare. Abbiamo pregato sulle tombe di persone che hanno dato la vita per difendere la libertà del proprio Paese”.

Infine l’invito a ‘ricostruire’ l’Europa: “In Ucraina, come dicevo, ho visto case distrutte, ma una vita che rinasce continuamente, che rifiuta di essere soffocata. La nostra casa europea, ricostruita dopo le ferite della Seconda guerra mondiale, può sembrare di nuovo in rovina, ma saremo pronti a impegnarci con le donne e gli uomini coraggiosi che danno tutto per farla rinascere?

I valori a noi cari sono sempre presenti. Come possono aprire il nostro orizzonte per vedere più lontano e operare per una casa europea dove tutte e tutti possano sentirsi a casa? E questo attraverso gesti molto semplici: incontrarsi, scambiarsi idee e ascoltarsi anche senza capire tutto dell’altro, là dove pregare insieme non è possibile. Scopriamo così ciò che è già dato, una realtà in cui la giustizia è ben presente, ma spesso nascosta ai nostri occhi”.

(Foto: Comunità di Taizè)

Papa Leone XIV invita ad essere consapevoli della vita mortale

“Sono profondamente rattristato dalla notizia del riacceso conflitto lungo il confine tra Thailandia e Cambogia, ci sono state vittime anche tra i civili e migliaia di persone hanno dovuto abbandonare le proprie case. Esprimo la mia vicinanza nella preghiera a queste care popolazioni e chiedo alle parti di cessare immediatamente il fuoco e di riprendere il dialogo”: al termine dell’udienza generale di oggi papa Leone XIV ha espresso il proprio dolore per le vittime del conflitto, che ha provocato vittime anche civili e causato lo sfollamento di oltre 500.000 civili.

Mentre nella catechesi generale papa Leone XIV ha meditato sul mistero della morte in rapporto con la Resurrezione di Gesù: “Il mistero della morte ha sempre suscitato nell’essere umano profondi interrogativi. Essa infatti appare come l’evento più naturale e allo stesso tempo più innaturale che esista. E’ naturale, perché ogni essere vivente, sulla terra, muore. E’ innaturale, perché il desiderio di vita e di eternità che noi sentiamo per noi stessi e per le persone che amiamo ci fa vedere la morte come una condanna, come un ‘contro-senso’. Molti popoli antichi hanno sviluppato riti e usanze legate al culto dei morti, per accompagnare e ricordare chi si incamminava verso il mistero supremo”.

Invece oggi la morte è qualcosa di cui non parlare: “Oggi, invece, si registra una tendenza diversa. La morte appare una specie di tabù, un evento da tenere lontano; qualcosa di cui parlare sottovoce, per evitare di turbare la nostra sensibilità e tranquillità. Spesso per questo si evita anche di visitare i cimiteri, dove chi ci ha preceduto riposa in attesa della risurrezione”.

Ed il papa ha risposto alla domanda fondamentale su cosa è la morte: “E’ davvero l’ultima parola sulla nostra vita? Solo l’essere umano si pone questa domanda, perché lui solo sa di dover morire. Ma l’esserne consapevole non lo salva dalla morte, anzi, in un certo senso lo ‘appesantisce’ rispetto a tutte le altre creature viventi. Gli animali soffrono, certamente, e si rendono conto che la morte è prossima, ma non sanno che la morte fa parte del loro destino. Non si interrogano sul senso, sul fine, sull’esito della vita”.

Forse questa consapevolezza della morte fa sì che ci accorgiamo infelici: “Nel constatare questo aspetto, si dovrebbe allora pensare che siamo creature paradossali, infelici, non solo perché moriamo, ma anche perché abbiamo la certezza che questo evento accadrà, sebbene ne ignoriamo il come e il quando. Ci scopriamo consapevoli e allo stesso tempo impotenti. Probabilmente da qui provengono le frequenti rimozioni, le fughe esistenziali davanti alla questione della morte”.

Di fronte a tale disagio il papa ha citato sant’Alfonso De’ Liguori, che ha scritto un saggio sulla morte: “Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, nel suo celebre scritto intitolato ‘Apparecchio alla morte’, riflette sul valore pedagogico della morte, evidenziando come essa sia una grande maestra di vita. Sapere che esiste e soprattutto meditare su di essa ci insegna a scegliere cosa davvero fare della nostra esistenza. Pregare, per comprendere ciò che giova in vista del regno dei cieli, e lasciare andare il superfluo che invece ci lega alle cose effimere, è il segreto per vivere in modo autentico, nella consapevolezza che il passaggio sulla terra ci prepara all’eternità”.

Però davanti alla tecnologia, che garantisce ‘certi’ prodigi, solo la resurrezione è capace di dare vita: “Eppure molte visioni antropologiche attuali promettono immortalità immanenti, teorizzano il prolungamento della vita terrena mediante la tecnologia. E’ lo scenario del transumano, che si fa strada nell’orizzonte delle sfide del nostro tempo…

L’evento della Risurrezione di Cristo ci rivela che la morte non si oppone alla vita, ma ne è parte costitutiva come passaggio alla vita eterna. La Pasqua di Gesù ci fa pre-gustare, in questo tempo colmo ancora di sofferenze e di prove, la pienezza di ciò che accadrà dopo la morte”.

La resurrezione illumina la morte: “Questa luce, che anticipa il mattino di Pasqua, già brilla nelle oscurità del cielo che appare ancora chiuso e muto. Le luci del sabato, per la prima ed unica volta, preannunciano l’alba del giorno dopo il sabato: la luce nuova della Risurrezione. Solo questo evento è capace di illuminare fino in fondo il mistero della morte. In questa luce, e solo in essa, diventa vero quello che il nostro cuore desidera e spera: che cioè la morte non sia la fine, ma il passaggio verso la luce piena, verso un’eternità felice”.

Grazie a questo avvenimento san Francesco d’Assisi chiama ‘sorella’ la morte: “Il Risorto ci ha preceduto nella grande prova della morte, uscendone vittorioso grazie alla potenza dell’Amore divino. Così ci ha preparato il luogo del ristoro eterno, la casa in cui siamo attesi; ci ha donato la pienezza della vita in cui non vi sono più ombre e contraddizioni.

Grazie a Lui, morto e risorto per amore, con san Francesco possiamo chiamare la morte “sorella”. Attenderla con la speranza certa della Risurrezione ci preserva dalla paura di scomparire per sempre e ci prepara alla gioia della vita senza fine”.

In precedenza il papa aveva ricevuto una delegazione del Gruppo European Conservatories and Reformists del Parlamento Europeo, chiedendo di proteggere l’eredità religiosa del continente: “In effetti, uno degli scopi essenziali di un parlamento è quello di consentire che tali opinioni siano espresse e discusse.

Tuttavia, il segno distintivo di ogni società civile è che le differenze siano dibattute con cortesia e rispetto, poiché la capacità di dissentire, di ascoltare attentamente e persino di dialogare con coloro che potremmo considerare avversari, testimonia la nostra riverenza per la dignità donata da Dio a tutti gli uomini e le donne.

Vi invito, quindi, a guardare a san Tommaso Moro, patrono dei politici, la cui saggezza, il cui coraggio e la cui difesa della coscienza sono un’ispirazione senza tempo per coloro che cercano di promuovere il benessere della società”.

Ed ha richiamato le radici giudaico cristiane alla base dell’Europa: “Lo scopo di proteggere l’eredità religiosa di questo continente, tuttavia, non è semplicemente quello di salvaguardare i diritti delle sue comunità cristiane, né si tratta principalmente di preservare particolari costumi o tradizioni sociali, che in ogni caso variano da luogo a luogo e nel corso della storia. Si tratta soprattutto di un riconoscimento di un fatto”.

La difesa di tali radici è opportuna per garantire lo sviluppo della civiltà: “Inoltre, tutti sono beneficiari del contributo che i membri delle comunità cristiane hanno dato e continuano a dare per il bene della società europea. Basti ricordare alcuni degli importanti sviluppi della civiltà occidentale, in particolare i tesori culturali delle sue imponenti cattedrali, la sublime arte e musica, e i progressi della scienza, per non parlare della crescita e della diffusione delle università. Questi sviluppi creano un legame intrinseco tra il cristianesimo e la storia europea, una storia che dovrebbe essere custodita e celebrata”.

Quindi ‘difendere’ le radici cristiane significa garantire dignità a tutti: “In modo particolare, penso ai ricchi principi etici e ai modelli di pensiero che costituiscono il patrimonio intellettuale dell’Europa cristiana. Questi sono essenziali per salvaguardare i diritti divinamente conferiti e il valore intrinseco di ogni persona umana, dal concepimento alla morte naturale.

Sono altresì fondamentali per rispondere alle sfide poste dalla povertà, dall’esclusione sociale, dalla deprivazione economica, nonché dall’attuale crisi climatica, dalla violenza e dalla guerra. Garantire che la voce della Chiesa, anche attraverso la sua dottrina sociale, continui a essere ascoltata, non significa restaurare un’epoca passata, ma garantire che risorse chiave per la cooperazione e l’integrazione future non vadano perse”.

(Foto: Santa Sede)

Il campione del mondo di forgiatura è Giampaolo Maniero. Italia e Repubblica Ceca si aggiudicano tutti i premi del campionato

Oltre 250 fabbri iscritti al campionato di forgiatura tra i più di 350 presenti, due turni straordinari aggiunti alle forge: è stata l’edizione dei record quella della XXVI Biennale d’arte fabbrile di Stia, promossa e organizzata dall’associazione autonoma per la Biennale di Arte Fabbrile Stia e dal Comune di Pratovecchio Stia.

Il piccolo comune nel cuore del Casentino si conferma la capitale italiana del ferro, accogliendo per quattro giorni centinaia di fabbri e fabbre provenienti da ogni angolo del mondo, con la partecipazione ogni giorno di migliaia di visitatori italiani e internazionali che hanno visitato Stia e il Casentino.

La XXVI edizione si è chiusa domenica 7 settembre, con le premiazioni e l’annuncio del sindaco di Pratovecchio Stia, Luca Santini, di un evento speciale nel 2026 per celebrare i 50 anni dalla fondazione di una manifestazione che è ormai un punto di riferimento mondiale. Annunciate anche le date della prossima Biennale in programma dal 3 al 6 settembre 2027.

Campione del mondo vincitore del 12° Campionato di forgiatura, quest’anno a tema ‘miti e magie’, è stato proclamato Giampaolo Maniero (Italia) con l’opera “La Sciabola di perseo”, premiato ieri in una gremita ed emozionata piazza Tanucci. Al secondo posto Isacco Szathvary (Italia) con ‘Knock knock knocking at the wizard’s door’ e al terzo posto Stefano Fagioli (Italia) con ‘Sambuco (albus silente)’. Per la categoria dei gruppi che si sono sfidati nel campionato di forgiatura i vincitori del primo, secondo e terzo premio sono tutti dalla Repubblica Ceca: al primo posto Rulf, Trpisovsky, Havranek, Tomasek con l’opera “When the light ends, the trade begins”; al secondo posto Ruth, Jungr, Rosecky, Wasserbauer con l’opera “The birth of venus”, al terzo posto Lubos, Hartinkov, Frantisek con l’opera “Oracolo”.

La giuria, presieduta dall’Architetto Pietro Carlo Pellegrini, ha inoltre attribuito anche i premi per le altre competizioni: per il 5° Concorso Internazionale di Scultura, che aveva il tema Magica-mente, è stato annunciato il vincitore è Matthias Kuehn (Germania) con ‘Lumen Mentis’, al secondo posto Roman Kost (Ucraina) con “The living” e al terzo posto “Davide Caprili (Italia) con ‘L’angelo che è in te’.

Per l’11° concorso di progettazione e disegno ‘Pier Luigi della Bordella’, che quest’anno impegnava i partecipanti a progettare il cancello della scuola di arte fabbrile di Stia, il vincitore è Leonardo Innocenti (It) con il disegno ‘Onda anomala’, secondo posto a Jonas Biggeri (It) con “Il testimone” e terzo posto a Dirk Van Esser (Belgio) con ‘Bound by fire’. Menzioni speciali per tre opere esposte presso lo Spazio Espositivo ‘Lanificio Spazio Vuoto_Incubatore di Idee’: Martino Stenico (It) con la sua opera ‘Panca tonda’, Roberto Magni (It) con ‘Infinto’ e Rosario Maglione (It) con ‘Coffee break’.

È stato inoltre conferito per la prima volta un premio speciale intitolato a Pietro Annigoni istituito dalla Banca Anghiari e Stia in occasione del 120esimo anniversario della sua fondazione e destinato al più giovane fabbro iscritto al campionato di forgiatura: è stato conferito a Tomas UsiJka (Repubblica Ceca), giovane fabbro del 2008.

Prima delle premiazioni la presidente dell’Associazione autonoma dell’arte fabbrile Maria Gemma Bendoni e il Sindaco di Pratovecchio Stia Luca Santini hanno invitato sul palco di Piazza Tanucci la delegazione di fabbri lituani che ha donato all’associazione una croce realizzata appositamente per la Biennale per essere custodita nella Chiesa della Madonna del Ponte di Stia, che in questi giorni ha ospitato la mostra di croci lituane  ‘Cento soli di ferro’.

Sono state poi invitate le delegazioni provenienti dagli Stati Uniti e dalla Sicilia che hanno realizzato due sculture, rispettivamente ispirate alla natura e all’Etna, destinate alla città di Stia. A seguire è stato letto un toccante ricordo di Giovanni Zeppieri, fabbro presente alla Biennale sin dalla prima edizione e scomparso quest’anno, tratto da uno scritto di Pier Luigi della Bordella.

La Biennale è continuata fino a mercoledì 10 settembre con ‘Iron notes summer camp’, la residenza professionalizzante organizzata a Stia nell’ambito del programma europeo Erasmus+, a cui partecipano gli studenti delle università e degli enti partner del progetto europeo ‘Iron notes’ (Biennale di Stia, LAB University of Applied Sciences della Finlandia, Estonian Academy of Arts dell’Estonia, Oslo National Academy of the Arts della Norvegia, l’Università di Göteborg della Svezia e l’azienda finlandese di forgiatura ME-talli Oy), cofinanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma Europa Creativa, per promuovere la tradizione artigianale della forgiatura del ferro, stimolando riflessione culturale sulla sua funzione nella contemporaneità. Fino al termine del camp gli studenti e le studentesse continueranno a lavorare con i fabbri italiani e internazionali su nuove tecniche e nuovi approcci che sperimentano presso la sede di STIA School Training Iron & Arts.

La XXVI Biennale Europea d’Arte Fabbrile di Stia è stata realizzata dall’Associazione Biennale d’Arte Fabbrile e il Comune di Pratovecchio Stia, in collaborazione con Regione Toscana, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, Camera di Commercio di Arezzo-Siena e BCC Banca di Anghiari e Stia, con il patrocinio della Provincia di Arezzo, di Confartigianato Imprese Arezzo, CNA Arezzo e CESVOT.

La manifestazione si è svolta anche grazie al sostegno di Freschi & Vangelisti Srl, Siegwerk, I Tre Magi, Fondazione Giuseppe e Adele Baracchi, Miniconf S.p.A. – Maglificio Giò, Banca Generali, Coingas, Eco Trade, Polistamp, Fiumiflex – Tappezzeria Fiumicelli.

Sito ufficiale: https://biennaleartefabbrile.it /

Santa Maria di Leuca protagonista in Europa

Santuario di Santa Maria di Leuca

Oggi alle ore 16.30, presso la Sala del Pellegrino del Santuario di Santa Maria de Finibus Terrae si terrà la presentazione del Progetto Europeo ReligiTour. L’appuntamento conferma Santa Maria di Leuca tra le destinazioni europee di eccellenza per il turismo religioso e culturale.

Il Progetto ReligiTour rappresenta una delle iniziative più ambiziose nel panorama dell’alta formazione continentale. Coordinato dall’Università di Varsavia e co-finanziato dal programma Erasmus+ KA2 dell’Unione Europea, questo progetto triennale (2023-2026) vede la Fondazione Parco Culturale Ecclesiale Terre di Leuca – De Finibus Terrae presente tra le otto organizzazioni di eccellenza di sei paesi, Polonia, Spagna, Grecia, Romania, Bulgaria e Italia, partecipanti al progetto. Coordinatori di progetto per la Fondazione Parco Culturale Ecclesiale Terre di Leuca – De Finibus Terrae, Tiziana Protopapa e Nicholas Murdica.

ReligiTour intende proporre una visione completamente innovativa: considerare il patrimonio religioso come componente fondamentale del turismo culturale europeo. Chiese, monasteri, santuari, opere d’arte sacra non solo luoghi di culto, ma risorse strategiche per lo sviluppo territoriale sostenibile. L’Europa, infatti, possiede un patrimonio religioso di inestimabile valore, spesso sottovalutato nelle strategie turistiche locali. ReligiTour vuole elaborare degli strumenti formativi per trasformare questo patrimonio in leva concreta di sviluppo economico e culturale per le comunità.

I partner del progetto ReligiTour si incontreranno a Santa Maria di Leuca per una Short Term Learning Activity dal 1 al 5 settembre. La STLA prevede ogni giorno intense sessioni di lavoro tra gli esperti e visite guidate alla scoperta del patrimonio religioso e culturale di Galatina, Lecce, Ugento, Gallipoli e Otranto e, naturalmente, di Santa Maria di Leuca.

In questo senso, l’appuntamento di ReligiTour a Santa Maria di Leuca è, senza dubbio, un’opportunità per presentare ai partener europei il Salento con le bellezze architettoniche, paesaggistiche e la ricchezza del patrimonio culturale e religioso che lo caratterizzano. Un viaggio che sarà anche l’occasione per offrire, attraverso esperienze e suggestioni, l’essenza stessa di un territorio che con i suoi riti, le tradizioni, le usanze e, non ultima, l’enogastromia, si distingue per un patrimonio intangibile unico e che rende la Puglia e il Salento, una terra straordinariamente affascinante da raccontare e, soprattutto, da vivere.

Il Progetto ReligiTour nasce da una visione innovativa del turismo religioso europeo e rappresenta un’iniziativa ambiziosa nel panorama dell’alta formazione. Il partenariato europeo di ReligiTour è rappresentato da eccellenze accademiche e culturali che vede protagoniste l’Università di Varsavia come Lead Partner insieme a Frame per la Polonia, l’Università di Salamanca per la Spagna, l’Università dell’Attica Occidentale per la Grecia, l’Università Transilvania di Brasov per la Romania, la Fondazione Pax di Rodopica per la Bulgaria, e per l’Italia PRISM insieme alla FPCE Terre Di Leuca – De Finibus Terrae.

Tradizionalmente, quando si parla di turismo religioso, il pensiero corre immediatamente ai pellegrinaggi verso santuari e luoghi sacri. ReligiTour propone invece una prospettiva più allargata: considerare il patrimonio religioso come una componente fondamentale e integrata del turismo culturale europeo. Non si tratta quindi di sostituire l’esperienza spirituale del pellegrinaggio, ma di valorizzare la ricchezza artistica, architettonica e culturale dei siti religiosi come risorsa strategica per lo sviluppo territoriale sostenibile.

Questa visione nasce dalla consapevolezza che l’Europa possiede un patrimonio religioso di inestimabile valore – chiese, monasteri, santuari, opere d’arte sacra – spesso sottovalutato nelle strategie turistiche locali, nonostante rappresenti una testimonianza tangibile della storia, dell’arte e delle tradizioni che hanno forgiato l’identità europea comune.

Il progetto si distingue per il rigore metodologico della sua ricerca. Nel corso del 2024, i partner hanno condotto un’indagine approfondita attraverso focus group territoriali e interviste specializzate con docenti universitari esperti in turismo religioso, turismo culturale e discipline correlate. Un approccio che ha permesso di identificare le migliori pratiche già esistenti nei diversi paesi e di individuare le lacune formative che il progetto intende colmare. L’obiettivo è quello di fornire strumenti concreti agli operatori del settore per trasformare il patrimonio religioso in una leva di sviluppo economico e culturale per le comunità locali.

Al termine del progetto, sarà disponibile un pacchetto formativo completo articolato in manuali specializzati per integrare efficacemente i siti religiosi nell’offerta turistica territoriale. Si affronterà anche la questione dell’integrazione urbana al fine della valorizzazione del patrimonio religioso all’interno del tessuto cittadino senza che questa ne snaturi il carattere sacro. A completamento del progetto, sarà disponibile anche un contenuto digitale.

L’innovazione tecnologica è, infatti, parte integrante di ReligiTour. Il progetto prevede  lo sviluppo di una piattaforma digitale interattiva che fungerà da hub formativo per tutti gli stakeholder coinvolti. La piattaforma ospiterà non solo i materiali didattici, ma anche una biblioteca digitale con risorse multimediali e test interattivi. La dimensione digitale del progetto garantisce, inoltre, la sostenibilità e la diffusione dei risultati ben oltre la conclusione formale dell’iniziativa con l’obiettivo di dare vita ad una community che condivida buone pratiche nel campo del turismo religioso.

ReligiTour vuole, dunque, rappresentare un’opportunità di sviluppo territoriale grazie a strumenti ideati per valorizzare e integrare il patrimonio religioso. La dimensione europea del progetto offrirà opportunità di networking internazionale per consentire agli enti locali, pubblici o privati, di inserirsi in circuiti turistici e culturali continentali. ReligiTour non vuole essere solo un progetto di sviluppo turistico, ma un’iniziativa che contribuisce alla costruzione di un’identità europea più consapevole e condivisa. Valorizzando il patrimonio religioso come elemento comune della cultura continentale, il progetto ambisce a facilitare il dialogo interculturale per rafforzare quei valori di rispetto, tolleranza e comprensione reciproca che sono alla base dell’Unione Europea.

In un momento storico in cui l’Europa si interroga sul proprio futuro e sulla propria identità, ReligiTour offre una risposta concreta: riscoprire e valorizzare le radici comuni per costruire insieme un domani più coeso, dove il patrimonio culturale e religioso diventano ponte di dialogo e strumento di sviluppo sostenibile per tutte le comunità europee. Il Progetto ReligiTour è co-finanziato dal programma Erasmus+ KA2 ‘Partenariati di cooperazione nell’istruzione superiore’ dell’Unione Europea.

Inoltre alle ore 20.00 a Specchia comunica che Lunedì 1° settembre, alle ore 20.00, a Specchia al termine della Santa Messa della Novena, presso la cripta  della Madonna del Passo della parrocchia ‘Presentazione della Vergine Maria’ nello spazio esterno adiacente, si svolgerà la presentazione della piccola antichissima tavola, raffigurante la ‘Madonna del Passo’, un manufatto di grande valore storico e devozionale con il prof. Giovanni PERDICCHIA, studioso di storia locale, autore di diverse ricerche che hanno riscritto la storia e l’importante ruolo sul territorio di Specchia; il dott. Stefano TANISI, storico dell’arte, profondo conoscitore della evoluzione della pittura e dei suoi autori nel Salento, nonché membro della Commissione Arte Sacra della Curia di Ugento – Santa Maria di Leuca, mentre la restauratrice Alessandra MUCI, con una video presentazione, illustrerà il restauro della piccola tavola.

La preziosa opera rappresenta la più antica immagine conosciuta della Madonna del Passo, di dimensioni contenute (25 x 20 cm), raffigura una Madonna con Bambino benedicente, che secondo l’iconografia bizantina dell’Odigitria, ha come significato: “colei che indica la Via” (Prof. Giovanni Perdicchia).

Secondo le ricostruzioni storiche, la tavola era originariamente collocata al centro della nicchia ovale dell’altare maggiore della cripta della Madonna del Passo, realizzata in pietra leccese nel tardo Cinquecento. Nel corso dell’Ottocento, a seguito di interventi di ristrutturazione e decorazione, tra cui il rifacimento neoclassico del prospetto e la realizzazione delle scene del Calvario ad opera del pittore Giuseppe Buttazzo (1821-1890), l’icona fu rimossa e sostituita da un nuovo dipinto su tela, oggi purtroppo trafugato, che riprendeva la composizione originaria, ma con uno stile più aggiornato.

Dopo la rimozione, l’antica immagine lignea fu utilizzata durante le processioni dell’8 settembre, solenne festività della Madonna del Passo, e successivamente come immagine per la raccolta delle offerte, prima di essere accantonata per lungo tempo.

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