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Dopo 13 anni la Siria ancora in guerra

Il 15 marzo la guerra in Siria è entrata nel suo 14° anno, come ha scritto in una nota la Caritas italiana: “Il conflitto, scoppiato nel marzo 2011 ha gettato oltre 16.700.000 persone in stato di bisogno, il numero più alto di sempre dall’inizio della guerra. 7.500.000 sono minori; 7.200.000 gli sfollati interni, sui quali si è abbattuto anche il violento terremoto del 6 febbraio 2023. Tra il 1° gennaio e il 31 ottobre 2023 sono 454 i civili uccisi, di cui 115 sono bambini. Una guerra che, ‘nel silenzio’ dei mezzi di comunicazione, continua a uccidere”.

La Caritas in Siria opera a favore delle comunità colpite fin dall’inizio del conflitto, con aiuti d’urgenza, riabilitazione socio-economica, ricostruzione. Un impegno costante che riguarda anche la riconciliazione di un popolo che non smette di chiedere pace.

Il comunicato termina con le parole del vescovo mons. Hanna Jallouf, vicario apostolico di Aleppo dei Latini in Siria, in visita a Caritas Italiana a fine gennaio: “Sono passati già 13 anni di guerra e speriamo che un giorno arriveremo ad una pace vera, che permetta ai nostri ammalati di andare a curarsi, ai nostri bambini di andare a studiare e coltivare il loro futuro, e le persone a tornare a reincontrarsi dopo 10-11 anni di lontananza”.

Inoltre secondo un’indagine dell’Unicef sulle famiglie condotta nel nord della Siria, il 34% delle bambine e il 31% dei bambini hanno riportato uno stress psicosociale. Allo stesso modo, le valutazioni condotte nelle aree colpite dal terremoto hanno riportato una percentuale ancora più alta di bambini che mostrano un grave stress psicologico comportamentale (83% degli intervistati), come ha dichiarato la direttrice regionale dell’Unicef per il Medio Oriente e il Nord Africa, Adele Khodr:

“La triste realtà è che oggi e nei prossimi giorni molti bambini in Siria compiranno 13 anni e diventeranno adolescenti, sapendo che la loro intera infanzia è stata segnata da conflitti, sfollamenti e privazioni.

In definitiva, i bambini hanno bisogno di una possibilità. Hanno bisogno di una soluzione pacifica a lungo termine alla crisi, ma non possiamo semplicemente aspettare che ciò accada. Nel frattempo, è fondamentale garantire che i bambini e le famiglie non solo abbiano accesso ai servizi di base, ma anche che siano dotati delle competenze necessarie per costruire il proprio futuro”.

Inoltre l’Unicef ha ricordato che più di 13.000.000 di siriani (circa la metà della popolazione prima del conflitto) sono sfollati all’interno o all’esterno della Siria e non possono tornare alle loro case e più di due terzi della popolazione ha bisogno di assistenza umanitaria, in quanto i finanziamenti umanitari sono scesi ai minimi storici, sia all’interno della Siria stessa che per i siriani nei Paesi limitrofi; mentre quasi la metà dei 5.500.000 bambini in età scolare, circa 2.400.000 bambini di età compresa tra i 5 e i 17 anni, non vanno a scuola:

“Una generazione di bambini in Siria ha già pagato un prezzo insopportabile per questo conflitto. Il sostegno continuativo della comunità internazionale è fondamentale per ripristinare i sistemi di fornitura dei servizi sociali di base, come l’istruzione, l’acqua e i servizi igienici, la salute, la nutrizione, la protezione dell’infanzia e quella sociale, assicurando che nessun bambino in Siria venga lasciato indietro”. Nel 2024, l’UNICEF ha bisogno di € 401.700.000 per fornire un’ancora di salvezza essenziale a 8.500.000 persone, tra cui 5.400.000 bambini.

Anche l’ong ‘Un ponte per…’ ha denunciato che in Siria, donne e bambine pagano il prezzo più alto della guerra: “Sono le prime a perdere l’opportunità di studiare, ad essere esposte a violenze, ad essere discriminate. E le ultime ad essere supportate. Nel Nord Est Siria dopo 13 anni di conflitto ancora 2.000.000 persone sono in stato di necessità.

L’emergenza colpisce le donne e le bambine in maniera diversa e contribuisce ad aumentare violenza di genere, disuguaglianze economiche, matrimoni infantili e lavoro minorile. Difendere i diritti di donne e bambine in Siria è fondamentale per garantire protezione e partecipazione attiva nella vita pubblica del loro paese, come ha raccontato Nada, la madre di Mariam (8 anni), Bissan (11 anni) e Ghazal (13 anni): “Hanno vissuto cose che nemmeno noi adulti avremmo potuto gestire. Quando siamo arrivati a Raqqa non giocavano con i loro compagni di scuola, non avevano nemmeno amici, non si fidavano di nessuno. Erano cupe e timide. Oggi sorridono e riescono a stringere relazioni con i loro coetanei”.

Per questo grazie alla campagna ‘Libere di rompere’ di ‘Un Ponte per…’ 304 donne e ragazze e 283 bambine/i sono state coinvolte in attività psico-sociali negli ‘Spazi Sicuri’ garantendo loro l’opportunità di socializzazione in uno spazio protetto; 16 donne e 24 bambine/i sopravvissuti/e a violenze e abusi hanno ricevuto un’assistenza psicologica e sociale gratuita e continua; 150 donne e bambine/i hanno usufruito del servizio di trasporto sicuro e gratuito per raggiugere gli Spazi Sicuri e riuscire ad avere accesso ai servizi a loro dedicati; 1350 bambini/e e 1000 donne e ragazze sfollate provenienti da Aleppo, Raqqah, Idlib e Jarablous, hanno ricevuto servizi sanitari primari gratuiti e salute materna e infantile presso il Centro Sanitario di base di Membij, l’unica struttura di assistenza primaria operativa esistente nell’area di 70 km.

Ad Haiti si rischia una guerra civile

Bande criminali che controllano il centro della capitale, Port-au-Prince, dopo aver preso d’assalto le carceri e liberato 4mila detenuti. Il primo ministro, Ariel Henry, al quale viene impedito di rientrare nel Paese dopo il viaggio in Kenya per firmare un accordo relativo ad una missione multinazionale per la sicurezza, che dovrebbe mettere a disposizione un migliaio di soldati. Haiti è allo sbando, con un primo ministro considerato illegittimo dagli oppositori, che si è dimesso, ed ancora nessuna alternativa politica concreta da poter proporre come soluzione, come ha dichiarato la coordinatrice umanitaria delle Nazioni Unite, Ulrika Richardson, ai giornalisti in una conferenza stampa virtuale dalla capitale haitiana, Port-au-Prince: “Prosegue l’escalation di violenza ad Haiti, “con bande armate che compiono omicidi e atti di violenza sessuale”.

Attualmente sono più di 5.000.000 le persone bisognose di assistenza, poco meno della metà della popolazione totale. La maggiore criticità è quella dell’insicurezza alimentare, per cui si riscontra un aumento importante dei casi di malnutrizione soprattutto tra i bambini e le donne incinte. Gli atti di violenza a cui è sottoposta quotidianamente la popolazione sono un’altra delle questioni nodali. Nel 2023 erano state segnalate più di 8.400 persone uccise, ferite o rapite, più del doppio rispetto al 2022. Le bande continuano a combattere per il territorio e si stima che controllino fino all’80% di Port-au-Prince.

I bambini costituiscono la maggior parte della popolazione bisognosa, circa 3.000.000 e l’escalation delle violenze sta compromettendo il loro accesso all’istruzione, senza contare che molti di questi facevano affidamento al sostegno dell’alimentazione scolastica e si trovano così privati anche di questo apporto alimentare, come ha raccontato Flavia Maurello, responsabile AVSI ad Haiti: “Le principali vittime della condizione in cui versa Haiti sono i bambini e le donne incinte. Ci sono interi mesi in cui i bambini non vanno a scuola, e questo incide sullo sviluppo del Paese. Ci sono poi le donne incinte che non riescono ad accedere agli ospedali, molte di loro arrivano al nono mese di gravidanza senza aver mai incontrato un medico. La situazione sanitaria è anch’essa disastrosa. La non cura dei politici ha reso ingestibile la situazione nei quartieri in cui si lavora. Non vi è più la pulizia dei canali, vi sono cumuli di spazzatura alti come montagne, case completamente allagate, e questo ha portato al ritorno dell’epidemia di colera”.

All’Agenzia Sir mons. Max Leroy Mésidor, arcivescovo metropolita di Port-au-Prince, è molto lapidario: “L’insicurezza imperversa a Port-au-Prince da più di due anni. Ma negli ultimi mesi la situazione è peggiorata. Le bande controllano più di tre quarti del territorio della capitale. Occupano ogni giorno nuove aree sotto lo sguardo impassibile e indifferente delle autorità”. Di fronte a questo scenario, l’arcivescovo di Port-au-Prince ha descritto le difficoltà della Chiesa nell’opera di evangelizzazione: “La Chiesa condivide il destino della popolazione: è anche particolarmente esposta. Sacerdoti e religiosi sono stati rapiti e poi rilasciati per riscatto. Una religiosa italiana, suor Luisa Dell’Orto, è stata freddamente giustiziata in pieno giorno lo scorso anno”.

Anche i missionari salesiani continuano a cercare di operare nel Paese, prendendosi cura della popolazione, pur di fronte all’attuale ondata di violenza senza precedenti, come racconta ‘Misiones Salesianes’: “La situazione ad Haiti è caotica. Non ci sono parole per descriverla. Stiamo vivendo un inferno… La violenza e le bande dominano Haiti. La situazione di instabilità che vive il Paese dall’assassinio del presidente Jovenel Moïse, nel 2021, è esplosa negli ultimi giorni quando il primo ministro Ariel Henry ha annunciato il suo impegno a tenere le elezioni prima dell’agosto 2025. Da allora, l’assalto al due carceri della capitale ha liberato più di 3.000 detenuti, sparatorie e tentati assalti al Palazzo Nazionale, danni all’aeroporto e la richiesta dei capi delle bande criminali, ex alti funzionari della Polizia, al Primo Ministro, chi si trova a Porto Rico e non può tornare nel Paese, rinuncia al potere”.

Haiti è in attesa del dispiegamento di una missione internazionale di sostegno alla sicurezza guidata dal Kenya e approvata dalle Nazioni Unite lo scorso ottobre. Nel frattempo, Haiti sopravvive nel mezzo del collasso istituzionale, dell’incapacità della polizia e dell’esercito di far fronte alle bande criminali e con una popolazione che non ha abbastanza da mangiare: “Noi salesiani, per il momento, stiamo bene, ma non possiamo svolgere alcuna attività dal 29 febbraio, quando è iniziata questa situazione… Le bande stanno saccheggiando le stazioni di polizia e tutto ciò che incontrano, gli esercizi commerciali, i negozi… vogliono impossessarsi del Palazzo Nazionale, dell’aeroporto”.

I missionari salesiani operano ad Haiti dal 1935: “Le nostre opere educative si estendono in 8 città del Paese, da Cap-Haitien nel nord, attraverso la capitale ed a Les Cayes nel sud e servono più di 22.000 minori e giovani ogni anno nelle scuole, nei centri di formazione professionale, nei centri giovanili e di affidamento le case”.

Ed il futuro di Haiti è complesso. Perché si rischia una guerra civile: “Viviamo nella paura ogni giorno perché non sappiamo cosa potrebbe accadere un minuto dopo. Questa è la nostra vita negli ultimi giorni, per questo chiediamo preghiere e che non ci dimentichiate”.

P. Fabio Nardelli: dal Sinodo dei vescovi il volto missionario della Chiesa

“Se la missione è grazia che impegna tutta la Chiesa, i fedeli laici contribuiscono in modo vitale a realizzarla in tutti gli ambienti e nelle situazioni più ordinarie di ogni giorno. Sono loro soprattutto a rendere presente la Chiesa e ad annunciare il Vangelo nella cultura dell’ambiente digitale, che ha un impatto così forte in tutto il mondo, nelle culture giovanili, nel mondo del lavoro, dell’economia e della politica, delle arti e della cultura, della ricerca scientifica, dell’educazione e della formazione, nella cura della casa comune e, in modo particolare, nella partecipazione alla vita pubblica. Là dove sono presenti, essi sono chiamati a testimoniare Gesù Cristo nella vita quotidiana e a condividere esplicitamente la fede con altri. In particolare i giovani, con i loro doni e le loro fragilità, mentre crescono nell’amicizia con Gesù, si fanno apostoli del Vangelo tra i loro coetanei”.

Papa Francesco: la santità è per tutti

La giornata odierna è stata dedicata da papa Francesco al tema della santità, ricevendo i partecipanti al convegno del Dicastero delle Cause dei Santi, e successivamente i partecipanti al convegno sulla mistica spagnola Maria de Jesus de Agreda, religiosa concezionista francescana, promosso dalla Pontificia Accademia Mariana Internazionale, definendo l’incontro molto importante:

Papa Francesco incontra donne uscite da contesti mafiosi

Papa Francesco ieri ha incontrato un gruppo di donne guidate da don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, cartello di associazioni contro le mafie. che hanno deciso di infrangere codici millenari fondati sulla violenza e sulla minaccia, soffermandosi sulla presenza delle donne nella società:

Cei: rispetto per la dignità dei minori e dei migranti

Con una conferenza stampa il segretario generale della Cei, mons. Giuseppe Baturi, ha sottolineato preoccupazione per i migranti, che arrivano in Italia, in quanto “soluzioni solo di contenimento o di respingimento non fanno giustizia al fenomeno migratorio e alla dignità umana. E’ necessario che tutti i provvedimenti siano rispettosi della dignità dell’uomo e che quindi non si protraggano detenzioni oltre la misura strettamente necessaria… Non si può ridurre le gestione di questo fenomeno soltanto a una misura di contenimento di tipo detentivo o in vista di un’azione semplicemente di rimpatrio. E’ un problema globale”.

Storie di donne dall’Afghanistan

Il 15 agosto del 2021 i talebani riprendevano definitivamente il controllo di Kabul, capitale dell’Afghanistan, ripristinando il loro dominio sul paese dopo 20 anni di presenza occidentale. L’esercito regolare afghano, fedele al governo civile di Ashraf Ghani e addestrato dalle forze occidentali, sembrò sciogliersi come neve al sole di fronte all’offensiva dei talebani, disarcionati dall’invasione a guida USA nel paese iniziata il 7 ottobre 2001.

Ad Assisi con il SAE per diventare abitazione di Dio

Ad Assisi fino a domani è in svolgimento la 59^ sessione estiva di formazione ecumenica, dal titolo ‘Chiese inclusive per donne nuove ed uomini nuovi: Edificati insieme per diventare abitazione di Dio’, che  affronta “argomenti importanti per le Chiese, per le nostre comunità grandi e piccole, ma anche per noi, considerati individualmente, perché toccherà temi che ci coinvolgono profondamente anche come uomini e donne che abitano la Terra con tutte le sue contraddizioni, le sue culture, le sue narrazioni”.

Festa di santa Rita da Cascia: essere ‘Chiesa in uscita’ al servizio del prossimo

“Essere ‘in uscita’ significa per ciascuno di noi diventare, come Gesù una porta aperta”: le parole di papa Francesco in Ungheria avvalorano la scelta fatta quest’anno di assegnare il Riconoscimento Internazionale Santa Rita, in occasione della Festa a lei dedicata, a donne che incarnino il valore del servizio al prossimo.

Papa Francesco invita le suore a testimoniare con coraggio

‘Se una consacrata non testimonia il Risorto finisce lì la vita sua’: con queste parole papa Francesco ha accolto le 300 partecipanti alla 70^ assemblea generale dell’Unione Superiore Maggiori d’Italia (USMI) sul tema ‘In cammino sinodale, donne testimone del Risorto’, che fino ad oggi si trovano a Roma per eleggere la presidente che guiderà l’Unione per un nuovo quinquennio con un confronto sul tema del Sinodo, ‘In cammino sinodale. Donne testimoni del Risorto’.

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