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Rapporto Immigrazione: i giovani sono una risorsa
I giovani di origine straniera, nati o cresciuti in Italia, sono i protagonisti silenziosi della trasformazione del Paese. Non solo destinatari di interventi, ma generatori di speranza, portatori di identità plurali e di un futuro da costruire insieme: è il messaggio al centro della 34^ edizione del ‘Rapporto Immigrazione’, realizzato da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, intitolato ‘Giovani, testimoni di speranza’, con gli interventi di mons. Carlo Redaelli (presidente di Caritas Italiana), Manuela Di Marco (Caritas Italiana), Simone Varisco (Migrantes), Maurizio Ambrosini (Uni Milano), Noura Ghazoui (presidente Conngi), Rosanna Rabuano (Ministero dell’Interno), Alberto Caldana (Festival della migrazione), mons. Pierpaolo Felicolo (direttore Migrantes).
Il volume (392 pagine, con la firma di 48 tra curatori e collaboratori), dopo una premessa sul contesto internazionale, offre una rappresentazione della situazione degli immigrati residenti in Italia secondo otto ambiti di vita quotidiana: cittadinanza, economia, scuola, sanità, disagio sociale, sport, comunicazione e appartenenza religiosa.
La sfida raccolta dal Rapporto è quella di provare a fare dei tanti volti della mobilità il volto composito di un Paese. In Italia, gli stranieri regolarmente residenti sono oltre 5.400.000, pari al 9,2% della popolazione. Nel 2024, più del 21% dei nuovi nati aveva almeno un genitore straniero. I principali Paesi di origine dei cittadini stranieri in Italia restano i medesimi rispetto al recente passato, ma negli ultimi anni si osserva una crescita significativa di nuovi arrivi dal Perù e Bangladesh. Tutto questo si registra in un contesto globale in cui, nel 2025, nel mondo si contano 304.000.000 migranti internazionali, il doppio rispetto al 1990, ed oltre 123.000.000 profughi e sfollati.
Il Rapporto 2025 pone al centro i giovani con background migratorio, che rappresentano una risorsa vitale per la società italiana. Molti di loro affrontano difficoltà nel riconoscimento e nella partecipazione, ma la loro esperienza è una narrazione vivente di speranza e cambiamento. «Dare loro spazio non è un favore, ma un investimento per il futuro dell’Italia, che si costruisce anche – e soprattutto – con chi ha il coraggio di sognarlo, da dentro e da fuori», sottolineano Caritas Italiana e Fondazione Migrantes nell’introduzione al volume.
Nel 2024 gli occupati in Italia sono stati 24.000.000, di cui oltre 2.500.000 stranieri (10,5%) e crescono i rapporti di lavoro attivati con cittadini stranieri (+5,8% in un anno), ma persistono disuguaglianze e sfruttamento, soprattutto nel settore agricolo e in quello dei servizi. Le difficoltà abitative restano un nodo cruciale: l’indagine Caritas-Migrantes evidenzia forti discriminazioni e barriere di accesso alla casa per le famiglie straniere. Sul fronte economico, mentre l’incidenza della povertà tra i cittadini italiani si attesta al 7,4%, tra gli stranieri raggiunge il 35,1% (sono 1.727.000 i cittadini stranieri in condizione di povertà assoluta).
La disoccupazione, pur calando nel complesso (-14,6%), migliora soprattutto per gli italiani (-16%), meno per i non comunitari (-5,9%), che restano a un tasso del 10,2% contro il 6,1% degli italiani. Anche sul fronte dell’inattività, il quadro è diseguale: se dal 2021 il calo è stato di 2,2 punti, tra il 2023 e il 2024 il dato resta stabile, con un preoccupante +6,1% per i non comunitari. Nel complesso, emerge un mercato del lavoro fortemente segmentato, dove le opportunità non si distribuiscono in modo omogeneo né tra italiani e stranieri, né tra uomini e donne.
Parallelamente, cresce il ruolo attivo degli stranieri: nel 2024 sono stati attivati 2.673.696 rapporti di lavoro con cittadini stranieri, pari al 25% del totale (+5,8% rispetto al 2023). Le assunzioni si concentrano nel Nord-Ovest (340.000) e nel Nord-Est (267.000), dove la quota di stranieri supera il 21%, mentre il Sud e le Isole, pur con un’incidenza minore (16,6%), registrano l’incremento più marcato (+13,6%).
Accanto a questi elementi di dinamismo, restano aperte diverse criticità: la bassa partecipazione dei cittadini stranieri alle attività formative, le contraddizioni della gig economy, la diffusione del caporalato (tradizionale e digitale) e le incognite legate al futuro della care economy. Nonostante ciò, il mercato del lavoro italiano mostra una crescente dipendenza dalla manodopera immigrata, indispensabile per industria, servizi e welfare. L’agricoltura è un esempio emblematico: dal 2010 al 2024 il numero di lavoratori stranieri è raddoppiato, superando le 426.000 unità, con un’incidenza passata da un lavoratore su quattro ad uno su tre.
Nell’anno scolastico 2023/2024 è stata registrata la presenza di 910.984 alunni con cittadinanza non italiana, con un’incidenza pari all’11,5%, segno di una società sempre più multiculturale. La grande maggioranza dei figli di immigrati è nata e cresciuta in Italia: ragazze e ragazzi italiani di fatto, ma privi di cittadinanza formale. Sebbene la presenza di giovani con background migratorio nelle classi italiane sia di norma un valore aggiunto, negli ultimi mesi politica e mezzi di comunicazione hanno proposto analisi preoccupate e allarmi educativi e sociali in relazione a fatti di violenza che hanno avuto come protagonisti ragazzi e ragazze di origine straniera, spesso minorenni. La scuola (come l’università) può svolgere un ruolo importante nel necessario lavoro di costruzione e di cura dei legami sociali e di prossimità, di invenzione e di moltiplicazione di spazi e forme di interazione.
Lo sport si conferma terreno fertile di inclusione e cittadinanza attiva; tuttavia, soltanto il 35% delle ragazze straniere pratica attività sportiva, contro il 62% delle coetanee italiane, e merita attenzione il fenomeno dello sport trafficking, cioè il traffico internazionale di giovani atleti Sul piano della appartenenza religiosa, tassello fondamentale nella comprensione del senso di partecipazione alla comunità, si stima che all’inizio del 2025 il totale dei cristiani abbia superato ancora la maggioranza assoluta degli stranieri residenti in Italia, raggiungendo il 51,7%, seppure in netto calo rispetto al 53% stimato per il 2024.
Regione Lombardia e Rondine Cittadella della Pace insieme per educare alla pace e combattere la dispersione scolastica
Regione Lombardia e l’Associazione Rondine Cittadella della Pace hanno firmato il Protocollo d’Intesa per la promozione del Metodo Rondine per la trasformazione creativa delle tensioni all’interno del sistema di istruzione e formazione lombardo. L’accordo nasce con l’obiettivo di contrastare la dispersione scolastica, rafforzare l’inclusione e il successo formativo degli studenti e prevenire tutte quelle le situazioni che spingono i giovani a diventare inattivi, promuovere il dialogo, la cittadinanza attiva e digitale, e prevenire fenomeni di bullismo e violenza nelle scuole.
Sottoscritto dall’Assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro di Regione Lombardia, Simona Tironi, e dal fondatore e presidente dell’Associazione Rondine, Franco Vaccari, il Protocollo prevede una collaborazione pluriennale per integrare nei percorsi educativi regionali un approccio innovativo alla gestione del disagio, basato su relazioni trasformative e non violente, come ha sottolineato l’assessore Simona Tironi:
“Credo profondamente nella scuola come luogo in cui si costruisce il futuro, non solo in termini di conoscenze, ma soprattutto di relazioni umane, rispetto e crescita personale. Questo protocollo rappresenta un passo concreto per offrire ai nostri giovani strumenti nuovi e profondi per affrontare e trasformare i conflitti, sviluppare empatia, senso civico e consapevolezza ed evitare il fenomeno dei Neet. E’’ un impegno forte verso un’educazione che non lascia indietro nessuno e che formale nuoce generazioni che saranno chiamate a guidare lo sviluppo sociale economico e produttivo del nostro paese responsabili e pronti a contribuire a una società più equa, inclusiva e pacifica”.
Il Metodo Rondine apprezzato anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della sua visita a Rondine lo scorso 6 giugno, validato da importanti università italiane e riconosciuto a livello nazionale e internazionale è stato promosso dal Ministero dell’Istruzione e del Merito tramite il protocollo d’intesa per favorire, crescita personale, l’educazione alla pace, alla legalità, alla convivenza e allo sviluppo sostenibile tramite il suo approccio relazionale al conflitto unico.
L’obiettivo è rigenerare i legami sociali negli ambienti in cui si vive, si studia e si lavora, promuovendo una cultura collaborativa tra pubblico, privato e Terzo Settore, capace di prevenire nuove forme di disagio e povertà educativa, come ha affermato Franco Vaccari: “In un mondo segnato da nuove fragilità e crescenti tensioni sociali, è urgente dotare i giovani di strumenti concreti per gestire i conflitti in modo costruttivo.
Siamo davvero grati alla Regione Lombardia per questo accordo che apre un percorso lungimirante e ci vede uniti nell’impegno condiviso di portare nel territorio un’innovazione educativa sperimentata da oltre 20 anni a Rondine. L’obiettivo: formare giovani cittadini consapevoli, capaci di abitare in conflitto e diventare protagonisti del cambiamento”.
Tra le iniziative previste dal Protocollo: l’introduzione delle ‘Sezioni Rondine’ nelle scuole lombarde; l’estensione del progetto ‘Quarto Anno Rondine’, che permette di frequentare la classe quarta nel borgo di Rondine in Toscana all’interno di un percorso educativo e formativo internazionale e interculturale che sviluppa una consapevolezza critica, lavora sulla trasformazione del conflitto e rafforza la tua crescita emotiva e relazionale, e la promozione di eventi come YouTopic Fest, il festival internazionale sul tema del conflitto che si svolge ogni a giugno nella Cittadella della Pace di Arezzo e che quest’anno ha visto la presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
Inoltre, particolare attenzione sarà riservata al sostegno dell’attivismo civico giovanile e allo sviluppo delle idee progettuali dei ragazzi, accompagnandoli verso una partecipazione consapevole alla vita delle comunità locali. Attraverso azioni di formazione professionalizzante, incubazione sociale e sostegno al protagonismo giovanile, il progetto mira a rafforzare coesione e sviluppo sostenibile, trasformando il potenziale dei giovani in motore di cambiamento sociale.
Un ulteriore elemento innovativo è l’applicazione del Metodo Rondine anche nei contesti organizzativi e aziendali, pubblici e privati. Le imprese saranno coinvolte in percorsi volti a rigenerare le relazioni interne, affrontare i conflitti latenti e sviluppare modelli di welfare generativo. In tal modo, il conflitto non sarà più visto come un ostacolo, ma come una leva per generare benessere e opportunità di crescita, anche economica.
La collaborazione promuove infine la diffusione delle migliori pratiche di sostenibilità sociale, ambientale ed economica, in coerenza con gli Obiettivi dell’Agenda ONU 2030, costruendo alleanze trasversali per il bene comune e valorizzando le esperienze positive già in atto sul territorio lombardo. Regione Lombardia e Rondine condividono l’impegno a costruire una società più giusta, inclusiva e pacifica, dove il conflitto non venga evitato o represso, ma trasformato in una risorsa per la crescita della persona e della comunità.
(Foto: Rondine Cittadella della Pace)
Kaladich: la scuola cattolica è risorsa per l’Italia
“La FIDAE compie 80 anni, e li compie nel cuore della Chiesa. In tutti questi anni, abbiamo camminato in fedeltà al Vangelo e in ascolto del magistero dei papi, mettendo sempre l’educazione al servizio della persona, della comunità, e del bene comune. Con papa Francesco, il nostro cammino ha trovato nuove ispirazioni. ‘Laudato sì’ ci ha aperto gli occhi sulla responsabilità educativa verso il creato: oggi, ogni scuola deve essere anche un luogo dove si impara a custodire la terra, a vivere in armonia con l’ambiente e con gli altri. E con ‘Fratelli tutti’, abbiamo riscoperto la nostra missione di educare alla fraternità, alla cultura dell’incontro, al dialogo tra le differenze”: così si è espressa la presidente nazionale della Fidae (federazione degli istituti di attività educative), Virginia Kaladich, nel ricordare papa Francesco.
In tale ricordo la presidente nazionale ha evidenziato il compito delle scuole cattoliche nell’educazione alla pace: “Le scuole cattoliche sono, e devono essere, palestre di pace e di accoglienza, soprattutto in un tempo segnato da divisioni e paure. La Fidae, in sintonia con il ‘Patto Educativo Globale’ voluto dal papa, vuole continuare a generare alleanze, costruire reti, creare contesti dove ogni bambino e ogni ragazzo possa crescere sentendosi amato, accompagnato, chiamato a fare la differenza. Ottant’anni sono un traguardo importante, ma per noi sono soprattutto un punto di ripartenza. Con fiducia, con gioia e con responsabilità, continuiamo a credere che l’educazione sia il seme più fecondo per trasformare il mondo”.
Per questo il tema del convegno per festeggiare gli 80 anni di fondazione si intitolava ‘La scuola cattolica: un tesoro in vasi d’argilla. Una risorsa per il Paese, una sfida per il futuro’ la presidente ha sottolineato il valore della scuola cattolica: “Oggi diciamo di nuovo e con forza che coloro che abitano la scuola paritaria cattolica (alunni, genitori, insegnanti, dirigenti, collaboratori) non sono cittadini di serie B ma hanno diritto di cittadinanza nel sistema pubblico di istruzione…
Persistono luoghi comuni difficili da sfatare sulle scuole paritarie, per esempio si fa ancora confusione tra i nostri istituti e le scuole private, che sono ben diverse e che non hanno ricevuto lo status che le riconosce scuole pubbliche, e dove, non a caso, si registrano i famosi recuperi di più anni in uno.
Generalizzare e mettere tutte le scuole paritarie sotto la stessa etichetta rischia di danneggiare un intero settore che, nel rispetto della legge 62 del 2000, contribuisce alla libertà di scelta educativa delle famiglie e alla crescita culturale e sociale del Paese… L’immagine dei vasi d’argilla sintetizza bene la delicatezza del momento che vivono le nostre scuole. La scuola cattolica è messa a dura prova dalle difficoltà economiche in cui versa. E’ un tesoro che rischia di andare perduto”.
A 25 anni dall’istituzione della legge sulla parità scolastica si arriverà ad una piena attuazione di tale legge?
“E’ la nostra speranza, e certamente sarebbe stato bello arrivare a questo anniversario con qualcosa in più, ma invece siamo ancora fermi, e la piena attuazione di quella legge rimane un obiettivo da raggiungere. Certo, ci sono stati dei progressi, ma la strada purtroppo è ancora lunga. Soprattutto a livello culturale, non si è ancora compreso pienamente quale sia il valore delle scuole paritarie cattoliche e quanto sia importante garantire un diritto costituzionale fondamentale come quello della libertà di scelta educativa per tutte le famiglie.
In riferimento alla scuola paritaria cattolica, mi piace ricordare quanto il presidente della FIDAE, p. Antonio Perrone, affermava nel 1998 (mentre si lavorava alla legge di Parità): ‘la parità scolastica non è solo una questione di fede, ma di cittadinanza. Le scuole cattoliche non sono scuole ‘per ricchi’, ma sono nate con la missione di servire le fasce deboli della società. Tuttavia, questa missione rischia di essere compromessa senza un adeguato sostegno finanziario da parte dello Stato. La scuola cattolica ha il diritto di essere paritaria, poiché fornisce un’istruzione senza discriminazioni, come sancito dalla Costituzione italiana’. Parole che possiamo ripetere anche oggi!”
Cosa comporterebbe per lo Stato il riconoscimento delle scuole paritarie?
“E’ chiaro che l’impegno da parte dello Stato dovrebbe essere significativo, perché significherebbe equiparare realmente tutte le scuole, indipendentemente dalla loro natura, affinché possano offrire un’educazione di qualità, senza distinzioni. E questo, va precisato, non comporterebbe alcun onere aggiuntivo: il costo di uno studente che frequenta la scuola statale è già compreso nei diritti basilari da garantire a ogni cittadino, per cui non cambierebbe nulla. I soldi che non escono dalle casse statali per uno studente che sceglie di frequentare una scuola paritaria, che rispetti naturalmente tutti gli standard qualitativi stabiliti a livello centrale, potrebbero essere impiegati per un sostegno finanziario sicuro alle scuole paritarie, per migliorare le strutture scolastiche e per implementare anche l’accessibilità”.
Per quale motivo la Fidae ha proposto l’istituzione di una giornata nazionale per la libertà di una scelta educativa?
“La proposta di una giornata nazionale per la libertà di scelta educativa nasce dalla consapevolezza che la possibilità di scegliere il percorso educativo per i propri figli è un diritto fondamentale delle famiglie. La scuola deve essere un luogo di libertà, di pluralità di idee e di identità culturale e religiosa. La Fidae ha quindi ritenuto importante proporre una giornata che celebri questo diritto, sensibilizzando l’opinione pubblica e le istituzioni sull’importanza di tutelare il pluralismo scolastico. La libertà educativa è un pilastro della democrazia, e la scuola cattolica rappresenta una delle espressioni di tale pluralismo, arricchendo il panorama educativo italiano”.
Non si potrebbe correre il rischio di uno ‘smantellamento’ della scuola pubblica?
“E’ importante chiarire che dal 2000, con la legge sulla Parità, siamo nel sistema pubblico integrato, che comprende sia la scuola statale che quella non statale. Anche la scuola paritaria è considerata scuola pubblica. Purtroppo, questo è un pensiero diffuso in molte forze politiche o tra singoli parlamentari, che contrastano puntualmente qualsiasi provvedimento che riguardi le nostre scuole, come se supportarle significasse, in qualche modo, non aiutare l’intero sistema scolastico. L’obiettivo non è sostituire, ma integrare e arricchire l’offerta educativa.
La scuola pubblica statale è un pilastro fondamentale del nostro sistema educativo, ma la presenza delle scuole paritarie è altrettanto importante per garantire una pluralità di scelte e per sostenere le famiglie che desiderano un’educazione con un preciso orientamento valoriale e pedagogico. Certo, alcune ‘mele marce’ tra gli istituti paritari non aiutano, soprattutto sul piano comunicativo, perché come sappiamo, fa più notizia un albero che cade rispetto a un’intera foresta che cresce.
A questo proposito, anche le parole del ministro Valditara, a seguito dell’approvazione di un decreto per contrastare i cosiddetti ‘diplomifici’, ci trovano pienamente d’accordo. Siamo favorevoli al principio dell’accuratezza dei controlli per il rilascio della parità, perché sappiamo che questi sono finalizzati a garantire una scuola di qualità. Tuttavia, anche a fronte di questo nuovo decreto, chiediamo che venga data piena attuazione alla legge 62/2000, affinché le scuole paritarie cattoliche non si trovino a dover assolvere solo una serie di pratiche burocratiche aggiuntive, sottraendo tempo e risorse alla didattica”.
Per quale motivo la scuola cattolica è un ‘tesoro in vasi d’argilla’?
“La scuola cattolica è un ‘tesoro in vasi d’argilla’ perché, pur rappresentando un patrimonio inestimabile per la nostra società, è spesso fragile e vulnerabile nella sua realtà quotidiana. Essa offre un’educazione di qualità, basata su valori umani e cristiani, ma affronta costantemente sfide economiche e normative che ne minano la stabilità.
Nonostante le difficoltà, le scuole cattoliche continuano a svolgere un ruolo fondamentale nella formazione dei giovani, offrendo una visione integrale della persona che va oltre il semplice apprendimento accademico. Il ‘vaso d’argilla’ è, quindi, un simbolo della delicatezza e della grandezza di questo tesoro che, se ben sostenuto, può continuare a brillare e a formare generazioni di cittadini consapevoli e responsabili”.
In quale modo la scuola può essere portatrice di speranza?
“La scuola è il luogo dove si formano i giovani e dove si pongono le basi per il futuro di una nazione. Può essere portatrice di speranza quando si apre alla diversità, quando non si limita a trasmettere nozioni, ma educa alla vita, alla solidarietà, alla cittadinanza attiva e al rispetto reciproco.
La scuola è portatrice di speranza quando riesce a far crescere nei giovani una visione positiva del futuro, quando li stimola a credere nelle loro potenzialità e a impegnarsi per costruire una società migliore. In particolare, la scuola cattolica, che pone al centro la persona e la sua relazione con Dio e con gli altri, è un luogo in cui la speranza può fiorire, anche nelle difficoltà. E’ un luogo dove si insegna a guardare oltre il presente e a immaginare un futuro di bene per tutti”.
(Foto: Fidae)
‘Piazza dei Mestieri’ per realizzare i sogni dei giovani
“In questi 20 anni di attività ‘Piazza dei Mestieri’ ha seguito ed avviato al lavoro migliaia di giovani, coinvolgendo docenti, istituzioni locali, imprenditori e famiglie, creando una formula innovativa ed efficiente. Dalla città di Torino la ‘Piazza dei Mestieri’ si è allargata anche a Catania e Milano, dimostrando così l’efficacia di un modello. Il lavoro costituisce un cardine del patto di cittadinanza su cui si fonda la nostra Costituzione. E’, insieme, realizzazione personale e partecipazione al destino comune della Repubblica.
Senza occupazione non c’è dignità. Senza lavoro si piomba nella marginalità e nella solitudine. L riscoperta dei ‘mestieri’, in questo senso, rappresenta un tassello importante per dare prospettive certe ai giovani, rimuovendo le cause economiche e sociali che ne impediscono una piena partecipazione alla vita civile”: con questa lettera del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha voluto raggiungere la Piazza dei Mestieri e tutti i partecipanti, si era conclusa a settembre la festa per il ventennale della fondazione.
Sono state oltre 2.500 le presenze al dialogo che si è dipanato attraverso 12 incontri in un dialogo in cui i giovani sono stati protagonisti interloquendo con le loro domande con gli autorevoli ospiti della settimana. Non sono mancati poi momenti di festa con serate dedicate alla musica (Jazz e Cabaret) e con eventi dedicati agli ex allievi per i quali in questi giorni è stata fondata un’associazione.
Un punto del modello ‘Piazza dei Mestieri’, che i relatori hanno sottolineato, è la sua capacità di essere stato capace di far emergere i talenti dei giovani accompagnandoli nel loro percorso educativo e di inserimento lavorativo, ma anche offrendo proposte per il loro tempo libero come, ad esempio, quelle del ricco cartellone di eventi culturali. Non basta vietare l’eccesso di uso del cellulare, ci vuole qualcosa cha attrae di più, servono luoghi che rispondano al desiderio di felicità dei giovani partendo da un abbraccio capace di accoglierli e di fargli sentire il loro valore, come ha concluso Dario Odifreddi, presidente del consorzio ‘Scuole Lavoro’ e fondatore di ‘Piazza dei Mestieri’:
“Creare un ponte tra formazione e lavoro per dar vita ai nuovi artigiani del futuro. E’ con questo obiettivo che nasceva a Torino ‘Piazza dei Mestieri’, un’esperienza purtroppo unica in Italia. Ogni anno ‘Piazza dei Mestieri’ prepara per il mondo del lavoro cuochi, parrucchieri, maitre di sala, tecnici Ict e grafici, con un occhio attento anche alla prevenzione del disagio giovanile e alla lotta alla dispersione scolastica, perché il lavoro serve per l’educazione… Occorre trasmettere la passione al lavoro, perché esso educa alla libertà ed insegnare un lavoro forma ad essere uomo”.
Era il 26 ottobre 2004 quando a Torino si inaugurava la ‘Piazza dei Mestieri’. In questi vent’anni la ‘Piazza’ è diventata non solo un luogo di educazione e di crescita dei più giovani, ma anche un luogo di incontro per le famiglie e per gli adulti del territorio, un luogo di accoglienza per stranieri e persone in difficoltà, un luogo di cultura e di buon cibo, riproducendo così il modello di piazza dei comuni della tradizione italiana.
Ogni anno la Piazza dei Mestieri, nelle sedi di Torino (2004), Catania (2012) e Milano (2022), accoglie migliaia di giovani italiani e stranieri, che vogliono imparare un mestiere e trovare un lavoro. Nascono così i panettieri, i cioccolatieri e i birrai, i cuochi e i camerieri, i grafici e gli informatici, le acconciatrici ed i barber del futuro:
“Per raggiungere questi risultati sono stati necessari la passione, la dedizione, il lavoro e la gratuità delle tante persone che ogni giorno lavorano fianco a fianco con i ragazzi, veri e propri ‘Maestri’ che si implicano totalmente con la loro vita e con le loro problematiche. Altrettanto decisiva è stata, e sarà, l’alleanza con gli imprenditori e le istituzioni del territorio con cui si è costruita una grande alleanza affinché educazione e lavoro diventino parte di un unico processo educativo”.
Negli anni ‘Piazza dei Mestieri’ ha creato sia un ristorante, finito sulla guida Michelin, che un pub, premiato per le sue birre; poi anche un centro di acconciatura ed estetica; inoltre con ‘Piazza dei Mestieri’ è nato un Istituto Tecnico Superiore, premiato dal Ministero dell’Istruzione. E per favorire l’inserimento lavorativo degli allievi, è nato un Job Center, che segue i ragazzi nei due anni successivi al diploma:
“C’è un’enorme domanda di mestieri tradizionali… La differenza oggi è che vanno rivisti in chiave innovativa, moderna e tecnologica. Fare il maitre o lo chef non può essere uguale a 20 anni fa. I mestieri servono tantissimo, ma non serve riprodurre una cosa vecchia, in quanto oggi un cuoco deve conoscere anche le lingue e le intolleranze alimentari ed un idraulico i materiali più innovativi sul mercato”.
A lui chiediamo di raccontarci la responsabilità educativa degli adulti nei confronti dei ragazzi: “Sfidare la loro libertà, incoraggiarli a scoprire i loro talenti, aiutarli a percepirsi protagonisti della loro vita e di quella del tempo a cui appartengono. Dobbiamo stare nudi davanti a loro, senza uno sguardo moralista e scettico. Per questo la prima responsabilità di noi adulti non è quella verso i nostri giovani, ma quella verso noi stessi, perché siamo noi per primi che dobbiamo riscoprire la positività della vita e del reale”.
I giovani soffrono il ‘male di vivere’?
“Si, hanno molta paura del loro futuro, temono di restare delusi e di deludere le persone a cui vogliono bene. Così tante volte si ritirano dalle sfide che la realtà pone loro di fronte. E’ come se il naturale slancio della gioventù, desideroso di costruire, di scoprire cosa si sta a fare al mondo, di porsi le grandi domande sul senso della vita, fosse imbrigliato da una nebbia che oscura l’orizzonte”.
In quale modo è possibile non mortificare i ‘sogni’ dei giovani?
“Innanzitutto, noi adulti dobbiamo smetterla di lanciare segnali negativi, di dirgli che saranno una generazione che vivrà peggio di noi, che li aspetta un mondo di precarietà, che saranno sopraffatti dalle grandi transizioni in atto. Smettiamo di compiangerli, mettiamoci al loro fianco per aiutarli a scoprire che la vita è un dono destinato a una grande avventura e che nessuna contraddizione ci può togliere il gusto del vivere e di scoprire il nostro destino”.
Perché ‘Piazza dei Mestieri’?
“Venti anni fa ci accorgevamo che tanti adolescenti si perdevano per strada, bisticciavano con la scuola, entravano nel loop dell’abbandono scolastico, perdevano la fiducia nella vita e in molti casi finivano per vivere ai margini della società, talvolta scivolando verso le diverse forme di devianza e di dipendenza. Invece di fare analisi abbiamo deciso di mettere le mani in pasta e di farci compagni del loro cammino”.
Quali sono le origini di ‘Piazza dei Mestieri’?
“Risalgono a molo tempo fa quando con un gruppo di amici universitari che condividevano l’esperienza cristiana ci siamo trovati di fronte alla contraddizione. Nel 1986, in una gita in montagna con più di 300 universitari, il nostro amico più caro, Marco Andreoni, per il distacco di una grossa pietra su cui si trovava, precipitava e moriva. Dopo la rabbia ed il dolore si è fatto strada in noi il desiderio di spendere la vita per qualcosa che valesse la pena. Così il gruppo degli amici più cari ha sempre conservato nel cuore di fare qualcosa di utile da dedicare a Marco. Dopo la laurea siamo andati a lavorare in posti diversi e dopo diversi anni è nata l’occasione per costruire una realtà educativa. E’ nata così la Piazza dei mestieri Marco Andreoni”.
Dopo 20 anni, come si può descrivere ‘Piazza dei Mestieri’?
“Un luogo, a Torino a Catania e a Milano, per i giovani adolescenti, soprattutto per quelli più in difficoltà; un luogo in cui si sviluppano percorsi formativi incentrati sui Mestieri (panettieri, pasticceri, cioccolatieri, birrai, cuochi, camerieri, acconciatori, grafici, informatici) e in cui si può fare un’esperienza reale di lavoro grazie al fatto che abbiamo aperto un ristorante, un pub, un salone di acconciatura, e poi produciamo birra, pane, cioccolato, etc. Tutte attività aperte al pubblico. Un modello innovativo in cui educazione e lavoro vanno a braccetto. Questo è fondamentale per permettere un reale inserimento nel mondo del lavoro.
Un luogo di accoglienza per gli stranieri, di sostegno alla rete di scuole del territorio, un luogo dove si fa anche cultura (facciamo più di 70 eventi culturali ogni anno) e ci si diverte. Nel 2023 abbiamo accolto e accompagnato oltre 11.000 giovani. Ma soprattutto è una casa a cui si può sempre tornare (c’è anche l’associazione ex allievi). Perché ognuno dei nostri ragazzi è come una stella che incontra tante difficoltà nel suo cammino e che ha sempre bisogno di un luogo che la aiuta a riaccendersi a ripartire. Un luogo che ti aspetta e che ti abbraccia qualunque cosa tu abbia fatto o vissuto”.
(Foto: Piazza dei Mestieri)
Papa Francesco: promuovere la giustizia sociale
Questa mattina papa Francesco ha ricevuto in udienza i membri del Movimento internazionale di studenti cattolici ‘Pax Romana’ a Roma per un convegno, apprezzando l’impegno “a promuovere la giustizia sociale e lo sviluppo umano integrale, ispirato dalla fede cattolica e dalla sua visione di un mondo sempre più conforme al disegno d’amore di Dio per la famiglia umana”.
Interloquendo con i giovani il papa ha esortato i giovani studenti ad essere ‘protagonisti della rivoluzione della carità e del servizio’, con la citazione dell’esortazione apostolica ‘Christus vivit’: “La vostra presenza, la vostra attività (in contesti accademici, negli ambienti di lavoro o per le strade delle città) persegue questo fine operando per costruire un mondo più compassionevole, armonioso e fraterno.
Penso, ad esempio, all’opera di educazione e di formazione condotta dai vostri centri in Francia, Thailandia e Kenya, basata sulla testimonianza del Vangelo e sulla dottrina sociale della Chiesa. Promuovendo un senso di cittadinanza globale e incoraggiando l’azione a livello locale, il vostro Movimento prepara i giovani ad approfondire la comprensione delle più urgenti questioni sociali del nostro tempo, e li abilita a promuovere cambiamenti efficaci nelle proprie comunità, servendo così da lievito evangelico”.
Quindi li ha incoraggiati a partecipare alla vita della Chiesa: “In questi giorni, mentre procediamo nell’attuale Sinodo sulla sinodalità, vorrei incoraggiarvi, come singoli e tutti insieme, a coinvolgervi nel percorso sinodale della Chiesa, fatto di cammino condiviso, di ascolto, di partecipazione e di impegno in un dialogo aperto al discernimento, e così pure ad essere attenti alla dolce voce dello Spirito Santo”.
E’ stato anche un invito affinché l’Anno Santo diventi un personale rinnovamento di vita: “Vi incoraggio inoltre ad accogliere la prossima celebrazione dell’Anno Santo 2025 come speciale occasione di rinnovamento personale e di arricchimento spirituale in unione con tutta la Chiesa. L’eloquente simbolo della Porta Santa attraversata dai fedeli a Roma, ci ricorda che noi siamo tutti pellegrini, tutti in cammino, chiamati insieme a un’unione più profonda col Signore Gesù e alla disponibilità alla forza della sua grazia, che trasforma la nostra vita e il mondo in cui viviamo”.
Eppoi ai Movimenti Popolari, in occasione del Simposio organizzato per il X Anniversario del primo incontro mondiale dei Movimenti Popolari, che si tenne in Vaticano nel 2014, i papa ha affermato: “La terra, la casa e il lavoro sono diritti sacri. Che nessuno vi tolga questa convinzione, che nessuno vi privi di questa speranza, che nessuno spenga i vostri sogni”.
Nel discorso papa Francesco ha evidenziato che “Il grido degli esclusi può anche risvegliare le coscienze assopite di tanti leader politici che sono, alla fine, quelli che devono far rispettare i diritti economici, sociali e culturali… Vi chiedo di confrontarvi tra di voi e continuate a combattere l’economia criminale con l’economia popolare… Capisco che è difficile, ma è necessario. I bambini non possono essere un bene di scambio in mano dei trafficanti di persone. Se non ci prendiamo cura dei bambini, il popolo non ha futuro”.
Ed infine ha proposto una riflessione sulla necessità di ‘fermare’ il crimine organizzato: “Voi avete l’obbligo di evitare la propagazione dell’odio. Anche l’obbligo che le reti vengano disseminate per la ludopatia o per promuovere crimine organizzato. Dobbiamo per favore qualche cosa. Ed iniziate a pagare le tasse, è importante. Nessuno resti tagliato fuori ed a nessuno vengano negati i beni basici della sussistenza”.
Inoltre con una lettera ai cardinali del Collegio cardinalizio il papa ha chiesto ‘uno sforzo ulteriore’ per impiantare la riforma economica della Santa Sede: “Per queste ragioni, è doveroso ora uno sforzo ulteriore da parte di tutti affinché un ‘deficit zero’ non sia solo un obiettivo teorico, ma una meta effettivamente realizzabile.
La riforma ha posto le basi per l’attuazione di politiche etiche che consentano di migliorare il rendimento economico del patrimonio esistente. A ciò si accompagna l’esigenza che ciascuna Istituzione si adoperi per reperire risorse esterne per la propria missione, facendosi esempio di una gestione trasparente e responsabile al servizio della Chiesa”.
L’obiettivo può essere raggiunto con le riforme già richieste e messe in atto: “Gli anni trascorsi hanno dimostrato che le richieste di riforma sollecitate nel passato da tanti esponenti nel Collegio Cardinalizio sono state lungimiranti e hanno permesso di acquisire una maggiore coscienza del fatto che le risorse economiche al servizio della missione sono limitate e vanno gestite con rigore e serietà perché gli sforzi di quanti hanno contribuito al patrimonio della Santa Sede non siano dispersi”.
Insomma il papa ha chiesto essenzialità e concretezza come è in uso nelle famiglie: “Sul versante della riduzione dei costi, occorre dare un esempio concreto affinché il nostro servizio sia realizzato con spirito di essenzialità, evitando il superfluo e selezionando bene le nostre priorità, favorendo la collaborazione reciproca e le sinergie. Dobbiamo essere consapevoli che oggi siamo di fronte a decisioni strategiche da assumere con grande responsabilità, perché siamo chiamati a garantire il futuro della missione”.
Per questo è necessario ‘solidarietà’ tra uffici: “Le Istituzioni della Santa Sede hanno molto da imparare dalla solidarietà delle buone famiglie. Così come in queste famiglie coloro che godono di una buona situazione economica vengono in aiuto dei membri più bisognosi, gli Enti che registrano un avanzo dovrebbero contribuire a coprire il deficit generale. Questo significa avere cura del bene della nostra comunità, agendo con generosità, nel senso evangelico del termine, come presupposto indispensabile per chiedere generosità anche all’esterno”.
(Foto: Santa Sede)
Italia sempre più vecchia
Al 1° gennaio di quest’anno, certificato dall’Istat, la popolazione residente in Italia è pari a 58.990.000 unità, in calo di 7.000 unità rispetto alla stessa data dell’anno precedente (-0,1 per mille abitanti), che conferma quanto già emerso nel 2022 (-33.000 unità) proseguendo il rallentamento del calo di popolazione che, dal 2014 al 2021 (-2,8 per mille in media annua), ha contraddistinto l’Italia nel suo insieme.
La variazione della popolazione nel 2023 rivela un quadro eterogeneo tra le ripartizioni geografiche: nel Mezzogiorno la variazione è negativa, peraltro consistente nella misura del -4,1 per mille, mentre nel Nord, invece, la popolazione aumenta del 2,7 per mille. Stabile quella del Centro (+0,1 per mille). A livello regionale, la popolazione risulta in aumento soprattutto in Trentino-Alto Adige (+4,6 per mille), in Lombardia (+4,4 per mille) ed in Emilia-Romagna (+4,0 per mille). Le regioni, invece, in cui si è persa più popolazione sono la Basilicata (-7,4 per mille) e la Sardegna (-5,3 per mille).
Però con appena 379.000 bambini nati, l’anno appena concluso ha messo in luce l’ennesimo minimo storico di nascite, l’undicesimo di fila dal 2013. Un processo, quello della denatalità, che dal 2008 (577.000nascite) non ha conosciuto soste. Calano anche i decessi (661.000), l’8% in meno sul 2022, dato più in linea con i livelli pre-pandemici rispetto a quelli che hanno caratterizzato il triennio 2020-22: emerge un saldo naturale ancora fortemente negativo (-281.000 unità).
Le iscrizioni dall’estero (416.000) e le cancellazioni per l’estero (142.000) determinano un saldo migratorio con l’estero positivo di 274.000 unità, compensando quasi totalmente il deficit dovuto alla dinamica naturale con una dinamica migratoria favorevole, con un sostanziale equilibrio.
La popolazione residente di cittadinanza straniera al 1° gennaio di quest’anno è 5.308.000 unità, in aumento di 166.000 individui (+3,2%) sull’anno precedente; di conseguenza l’incidenza sulla popolazione totale tocca il 9%. Il 58,6% degli stranieri, pari a 3.109.000 unità, risiede al Nord, per un’incidenza dell’11,3%; altrettanto attrattivo per gli stranieri è il Centro, dove risiedono 1.301.000 individui (24,5% del totale) con un’incidenza dell’11,1%, mentre è più contenuta la presenza di residenti stranieri nel Mezzogiorno, 897.000 unità (16,9%), che raggiunge un’incidenza appena del 4,5%. Nel frattempo, sfiora 200.000 il numero di cittadini stranieri che nello scorso anno hanno acquisito la cittadinanza italiana, dato in linea con l’anno precedente (214.000), pur se in parziale calo.
Intanto i nati residenti in Italia sono 379.000, con un tasso di natalità pari al 6,4 per mille (era 6,7 per mille nel 2022) e la riduzione della natalità riguarda indistintamente nati di cittadinanza italiana e straniera. Questi ultimi, pari al 13,3% del totale dei neonati, sono 50.000, 3.000 in meno rispetto al 2022. La diminuzione del numero dei nati residenti del 2023 è determinata sia da una importante contrazione della fecondità, sia dal calo della popolazione femminile nelle età convenzionalmente riproduttive (15-49 anni), scesa a 11.500.000 al 1° gennaio, da 13.400.000 che era nel 2014 e 13.800.000 nel 2004. Anche la popolazione maschile di pari età subisce lo stesso destino nel medesimo termine temporale, passando da 13.900.000 nel 2004 a 13.500.000 nel 2014, fino agli odierni 12.000.000 persone.
Il numero medio di figli per donna scende così da 1,24 nel 2022 a 1,20 nel 2023, avvicinandosi di molto al minimo storico di 1,19 figli registrato nel lontano 1995: nel Nord diminuisce da 1,26 figli per donna nel 2022 a 1,21 nel 2023, nel Centro da 1,15 a 1,12; infine il Mezzogiorno, con un tasso di fecondità totale pari a 1,24, il più alto tra le ripartizioni territoriali, registra una flessione inferiore rispetto all’1,26 del 2022. In tale contesto, riparte la posticipazione delle nascite, fenomeno di significativo impatto sulla riduzione generale della fecondità, dal momento che più si ritardano le scelte di maternità più si riduce l’arco temporale disponibile per le potenziali madri. Dopo un biennio di sostanziale stabilità, nel 2023 l’età media al parto si porta a 32,5 anni (+0,1 sul 2022). Tale indicatore, in aumento in tutte le ripartizioni, continua a registrare valori nel Nord e nel Centro (32,6 e 32,9 anni) superiori rispetto al Mezzogiorno (32,2), dove però si osserva l’aumento maggiore sul 2022 (era 32,0).
Il Trentino-Alto Adige, con un numero medio di figli per donna pari a 1,42, continua a detenere il primato della fecondità più elevata del Paese, sebbene sia tra le regioni con la variazione negativa maggiore rispetto al 2022 (1,51). Seguono Sicilia e Campania, con un numero medio di figli per donna rispettivamente pari a 1,32 e 1,29 (contro 1,35 e 1,33 nel 2022). In queste tre regioni le neo-madri risultano mediamente più giovani che nel resto del Paese: 31,7 anni l’età media al parto in Sicilia; 32,2 anni in Trentino-Alto Adige e Campania.
La Sardegna continua a essere la regione con la fecondità più bassa. Stabilmente collocata sotto il livello di un figlio per donna per il quarto anno consecutivo, nel 2023 si posiziona a 0,91 figli (0,95 nel 2022). La precedono altre due regioni del Mezzogiorno: la Basilicata, dove il numero medio di figli per donna scende da 1,10 nel 2022 a 1,08 nel 2023; il Molise rimasto stabile a 1,10. La Sardegna e la Basilicata sono, insieme al Lazio, le tre regioni in cui il calendario riproduttivo risulta più posticipato, con età medie al parto rispettivamente pari a 33,2, 33,1 e 33 anni.
Scendendo a livello provinciale, il più alto numero medio di figli per donna si registra nella Provincia Autonoma di Bolzano/Bozen (1,56), che presenta una significativa discesa rispetto al 2022 (era 1,64). Seguono le Province di Gorizia (1,42), Palermo (1,39), Reggio Calabria (1,37), Ragusa (1,36) e Catania (1,36). Tutte le Province sarde, ai minimi nazionali, presentano una fecondità inferiore al figlio per donna: da quelle di Cagliari e del Sud Sardegna (0,86 per entrambe) a quelle di Oristano (0,93), Sassari (0,95) e Nuoro (0,99). A queste seguono la Provincia di Massa Carrara (1,02), nel Centro, e quella di Verbano-Cusio-Ossola (1,06), nel Nord.
Quindi ad inizio di quest’anno la popolazione residente presenta un’età media di 46,6 anni, in crescita di due punti decimali (circa tre mesi) rispetto all’inizio dello scorso anno: la popolazione ultrasessantacinquenne, che nel suo insieme ad inizio anno conta 14.358.000 individui, costituisce il 24,3% della popolazione totale, contro il 24% dell’anno precedente; è anche in aumento il numero di ultraottantenni, i cosiddetti grandi anziani: con 4.554.000 individui, quasi 50.000 in più rispetto a 12 mesi prima, questo contingente ha superato quello dei bambini sotto i 10 anni di età (4.441.000 individui). Questo rapporto, che è ora sotto la parità, era di 2,5 a 1 venticinque anni fa e di 9 a 1 cinquanta anni fa.
Diminuiscono inoltre gli individui in età attiva e i più giovani: i 15-64enni scendono da 37.472.000 (63,5% della popolazione totale) a 37 milioni 447mila (63,5%), mentre i ragazzi fino a 14 anni di età scendono da 7.344.000 (12,4%) a 7.185.000 (12,2%). Il Centro e il Nord, caratterizzati da una struttura di popolazione relativamente più anziana, presentano una proporzione di giovani (0-14 anni) rispettivamente pari al 12,1% e all’11,8%. Nel Mezzogiorno la quota è invece del 12,5%, ancora la più alta pur se in calo. In conclusione il numero stimato di ultracentenari (individui di 100 anni di età e più) raggiunge a inizio 2024 il suo più alto livello storico, superando 22.500 unità, oltre 2.000 in più rispetto all’anno precedente.
Il Metodo Rondine in audizione al Senato
Domani, martedì 16 gennaio, Franco Vaccari, presidente e fondatore di Rondine Cittadella della Pace, parlerà in Senato davanti alla Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza, presieduta dalla senatrice a vita Liliana Segre. Vaccari illustrerà ai membri della Commissione Rondine, la sua storia e il suo Metodo.
Card. Zuppi: rifondare la libertà
Ieri ad Assisi si è aperta la 78^ Assemblea Generale Straordinaria della CEI con la prolusione del presidente card. Matteo Zuppi, arcivescovo della diocesi di Bologna, ha chiesto una preghiera per Indi:“Pensare alla vita significa pensare soprattutto ai più indifesi. A questo proposito, esprimiamo vicinanza alla famiglia della piccola Indi, facendoci prossimi al dolore dei genitori. Ci uniamo alla preghiera di papa Francesco per la piccola e per tutti i bambini che vivono situazioni di sofferenza”.
Il presidente Mattarella inaugura la ‘Casa dell’Amicizia’ della Comunità di Sant’Egidio
“C’è un senso di riconoscenza e di profondo apprezzamento per quello che fate: offrire e assicurare a chi ne ha bisogno, e non saprebbe altrimenti come provvedere, da una visita oculistica o ortopedica all’avvio alla scuola, dagli abiti al riconoscimento di opportunità che non si conoscono, dalla richiesta di cittadinanza all’avvio al lavoro.
Alla Cittadella della Pace di Rondine inaugurati tutti i percorsi formativi
Presentata l’offerta formativa davanti a 600 persone tra studenti docenti e dirigenti delle scuole di tutta Italia aderenti alla Sezione Rondine. 37 classi le classi in partenza quest’anno in 25 scuole italiane, proprio in questi giorni riconosciuta dal Ministero dell’istruzione tramite il protocollo d’intesa, firmato dal Ministro Valditara.



























