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Papa Leone XIV sollecita ad una più accurata formazione biblica
“La proposta formativa a cui partecipate corrisponde alla duplice missione del Pontificio Istituto Liturgico. Come auspicava il Santo Padre Benedetto XVI, esso prosegue con slancio il suo servizio alla Chiesa, nella piena fedeltà alla tradizione liturgica e alla riforma voluta dal Concilio Vaticano II, secondo le linee maestre della ‘Sacrosanctum Concilium’ e dei pronunciamenti del Magistero. Dall’altra parte, iniziative come questa danno attuazione ai compiti formativi enunciati nella Costituzione apostolica ‘Veritatis gaudium’, come quello di formare ministri e fedeli per prepararli al loro servizio nella pastorale e nella liturgia”: inizio settimana intenso per papa Leone XIV, che oggi ha incontrato la Federazione Biblica Cattolica, esortando a diventare ‘lettera vivente scritta non con inchiostro’ ma con lo Spirito di Dio, dando così testimonianza in un mondo in cui il Vangelo spesso non viene contemplato.
Ed ha sottolineato la necessità di una formazione biblica: “In effetti, nelle diocesi e nelle parrocchie c’è bisogno di tale formazione ed è importante, laddove non vi siano, iniziare percorsi biblici e liturgici. Il Pontificio Istituto Liturgico potrebbe qualificarli, per aiutare le Chiese particolari e le comunità parrocchiali a lasciarsi formare dalla Parola di Dio, spiegando i testi del Lezionario feriale e festivo, e anche per proseguire una iniziazione cristiana e liturgica che aiuti i fedeli a comprendere, per mezzo dei riti, delle preghiere e dei segni sensibili, il mistero di fede che si celebra”.
Formazione soprattutto per chi ha il compito di proclamare le letture: “A proposito della formazione biblica unita a quella liturgica, raccomando alla cura dei direttori degli uffici di pastorale liturgica la particolare attenzione verso coloro che proclamano la Parola di Dio. Assicurate una preparazione approfondita dei lettori istituiti e di quanti leggono le Scritture in modo stabile nelle celebrazioni. Le competenze bibliche di base, una dizione chiara, la capacità di cantare il salmo responsoriale, come pure di comporre le preghiere dei fedeli per la comunità sono aspetti importanti che attuano la riforma liturgica e fanno crescere il cammino del Popolo di Dio”.
Infatti la formazione liturgica è molto importante e non può essere trascurata: “Sappiamo bene che la formazione liturgica è uno dei temi principali di tutto il percorso conciliare e post-conciliare. Si sono compiuti tanti passi in avanti, ma c’è ancora molta strada da percorrere. Non ci stanchiamo: riprendiamo con slancio le buone iniziative suscitate dalla riforma e al tempo stesso ricerchiamo nuove vie e nuovi metodi.
L’ufficio per la pastorale liturgica è responsabile in ogni diocesi della formazione liturgica permanente del clero e dei fedeli, della preparazione ai ministeri, della cura dei gruppi liturgici parrocchiali, dei ministranti, dei lettori, dei cantori. Si tratta di favorire una fruttuosa partecipazione del Popolo di Dio, come pure una liturgia decorosa, attenta alle diverse sensibilità e sobria nella sua solennità”.
Inoltre il papa ha invitato a non trascurare i momenti di preghiera a cui la Chiesa richiama sempre: “Tra gli aspetti legati al vostro servizio di direttori, desidero richiamare la promozione della Liturgia delle Ore, la cura per la pietà popolare, l’attenzione alla dimensione celebrativa nella costruzione delle nuove chiese e nell’adeguamento di quelle già esistenti. Sono temi che affronterete durante il corso e con cui vi cimentate ogni giorno”.
Eppoi i gruppi liturgici parrocchiali devono avere un consenso da parte della diocesi: “In molte parrocchie, poi, sono anche presenti i gruppi liturgici, che devono lavorare in sinergia con la commissione diocesana. L’esperienza di un gruppo, anche piccolo ma ben motivato, che si occupa della preparazione della liturgia è espressione di una comunità che cura le sue celebrazioni, le prepara, le vive in pienezza, in accordo con il parroco. In questo modo si evita di delegare a lui tutto e di lasciare solo a pochi la responsabilità del canto, della proclamazione della Parola, dell’ornamento della chiesa”.
Quindi ha invitato a rendere di nuovo ‘attraente’ la liturgia: “Col tempo, purtroppo, alcuni di questi gruppi si sono assottigliati fino a sparire, quasi avessero smarrito la loro identità; occorre allora impegnarsi perché questo ambito della vita della Chiesa torni a essere attraente, capace di coinvolgere persone competenti o almeno inclini a questo tipo di servizio”.
Mentre alla Federazione Biblica Cattolica il papa ha ripreso la Costituzione Dogmatica sulla Divina Rivelazione, ‘Dei Verbum’, di cui ricorre il 60^ anniversario: “In questi giorni di riflessione, vi incoraggio a riesaminare la vostra fedeltà personale ed ecclesiale a questo mandato, che non è altro che la proclamazione del kerygma, il mistero salvifico di nostro Signore Gesù Cristo. Infatti, la vostra missione e la vostra visione dovrebbero sempre essere ispirate dalla convinzione che la Chiesa non trae vita da se stessa, ma dal Vangelo…
Allo stesso tempo, è essenziale garantire un facile accesso alla Sacra Scrittura a tutti i fedeli, affinché tutti possano incontrare il Dio che parla, condivide il suo amore e ci introduce nella pienezza della vita. A questo proposito, le traduzioni delle Scritture rimangono indispensabili e vi ringrazio per il vostro impegno nel promuovere la lectio divina e ogni iniziativa che incoraggi la lettura frequente della Bibbia”.
Inoltre è necessario comprendere il modo di comunicare la Parola di Dio alle nuove generazioni: “Tuttavia, oggi le nuove generazioni vivono in nuovi ambienti digitali dove la Parola di Dio viene facilmente messa in ombra. Le nuove comunità si trovano spesso in spazi culturali in cui il Vangelo è sconosciuto o distorto da interessi particolari. Dobbiamo quindi chiederci: cosa significa ‘facile accesso alla Sacra Scrittura’ nel nostro tempo? Come possiamo facilitare questo incontro per coloro che non hanno mai ascoltato la Parola di Dio o le cui culture rimangono estranee al Vangelo?..
In definitiva, la vostra missione è quella di diventare ‘lettere vive… scritte non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente’, testimoniando il primato della Parola di Dio sulle molteplici voci che riempiono il nostro mondo”.
Infine ai partecipanti al seminario di etica nella gestione sanitaria, organizzata dalla Pontificia Accademia per la Vita, il papa ha messo in guardia dalle manipolazioni: “Strumenti efficaci come l’intelligenza artificiale possono essere manipolati, addestrati e diretti in modo tale che, per ragioni di opportunità o di interesse personale (siano essi economici, politici o di altro tipo) si generi un pregiudizio, a volte impercettibile, nell’informazione, nella gestione e nel modo in cui ci presentiamo o ci approcciamo agli altri”.
Quindi l’esortazione è quella di cambiare la prospettiva di veduta: “Le persone cadranno così in una manipolazione perversa che le classificherà in base alle cure di cui hanno bisogno e al loro costo, alla natura delle loro malattie, trasformandole in oggetti, dati, statistiche. Credo che il modo per evitare questo stia nel cambiare prospettiva, nel percepire il valore del bene con una visione ampia, nel vedere, se vogliamo, come vede Dio, per non concentrarci sul profitto immediato, ma su ciò che sarà meglio per tutti, sapendo essere pazienti, generosi e solidali, creando legami e costruendo ponti, lavorando in modo collaborativo, ottimizzando le risorse, affinché tutti possano sentirsi protagonisti e beneficiari dell’opera comune”.
(Foto: Santa Sede)
Jean Louis Ska: la Bibbia non è il libro delle risposte
Il biblista, gesuita belga, in un’intervista parla delle potenzialità e contraddizioni presenti nel rinnovato interesse per il testo sacro, che tuttavia oggi per molti rimane un ‘Great Unknown Book’, un grande libro sconosciuto.
Oggi appare diffuso il desiderio di conoscere e approfondire la Bibbia, uno dei testi fondamentali all’origine della tradizione culturale occidentale. Ma la Bibbia per molti è anche un ‘Great Unknown Book’, un grande libro sconosciuto. Le sue pagine non danno risposte, piuttosto contengono domande essenziali e stimolano percorsi di vita.
Potenzialità e contraddizioni di queste dinamiche sono messe in evidenza dal biblista Jean Louis Ska (gesuita belga, emerito di Esegesi dell’Antico Testamento al Pontificio Istituto Biblico di Roma, attualmente direttore dell’Associazione ex alunni), nell’intervista rilasciata in occasione della sua presenza a Padova, dove ha tenuto una lezione alle studentesse e agli studenti della Facoltà teologica del Triveneto, e pubblicata sul sito www.fttr.it.
“La Bibbia fa parte del patrimonio culturale del nostro mondo, in particolare del mondo occidentale, ma non solo – spiega Ska –. Lì dove sono presenti membri del popolo ebraico o è stato diffuso il cristianesimo, la Bibbia è entrata nella cultura”.
Il fascino della Bibbia è dovuto anche in parte alla secolarizzazione e alla scristianizzazione del nostro mondo occidentale, secondo il gesuita: “Per questo motivo, la Bibbia è diventata per molte persone un GUB, per usare una espressione di Umberto Eco, un Great Unknown Book, ‘un grande libro sconosciuto’. E’ diventato un libro misterioso, che ha avuto un grande influsso, oggi spesso dimenticato. Da lì alcune domande sulla sua natura, sul suo contenuto e sul suo significato”. Perché ha avuto tanto influsso e perché non ce l’ha più? ‘La Bibbia incuriosisce come tanti elementi o tanti personaggi del passato che riscopriamo oggi.
Eppure, il testo sacro è interpellato da tanti uomini e donne in cerca di risposte: “La Bibbia non dà risposta alle domande di oggi, così come non ha dato risposte alle domande di ieri – afferma il biblista –. Sono sicuro che sorprende assai la mia asserzione. Però sono convinto di quello che dico. La Bibbia, invece, contiene un bel numero di domande essenziali che il popolo d’Israele prima e poi le prime comunità cristiane si sono poste nelle diverse circostanze della loro storia.
E la Scrittura descrive alcuni percorsi di persone o di gruppi che hanno cercato di rispondere alle domande esistenziali della loro epoca. Non abbiamo soluzioni, abbiamo percorsi di vita che siamo invitati a rifare in compagnia dei grandi personaggi biblici, in situazioni analoghe”.
Sul rischio di un uso “funzionale” o parcellizzato – per non dire manipolato e strumentalizzato – del testo biblico Ska risponde: “I testi biblici, isolati dal loro contesto, servono a suffragare le opinioni avanzate in una molteplicità di circostanze e di contesti. Si enuncia l’idea e poi si cita il testo che la conferma. Il punto di partenza non è la Scrittura, bensì una verità dogmatica, una verità di fede, o un insegnamento morale. La Bibbia ‘serve’ a illustrare o a convalidare quanto proposto. In questo modo, si perde un elemento essenziale della Scrittura che – ribadisce – offre non soluzioni, bensì percorsi da fare per arrivare alle proprie risposte”.
Ogni lettore che percorre il testo rivive, a modo suo, l’esperienza descritta nel racconto. La rivive con la sua intelligenza, sensibilità e immaginazione, a patto però “di ‘spaesarsi’, cioè di lasciare il mondo della propria esperienza per entrare nel mondo delle esperienze altrui”, di lasciare parlare il racconto, «di scoprire nuovi paesaggi, nuovi territori dell’esperienza umana senza ridurre immediatamente quello che scopre a quello che conosce già”.
Una lettura ‘gratuita e disinteressata’ mette dunque al riparo dal rischio di ‘usare’ la Bibbia, invece di “interpretare” la Bibbia, così come la lettura comunitaria: “Non siamo soli nella lettura della Bibbia e non siamo i primi a leggerla – ricorda Ska –. Si legge la Bibbia in famiglia o in comunità, e spesso nella comunità ecclesiale o, più semplicemente, nella comunità dei lettori della Bibbia. Generazioni di lettori prima di noi hanno anche lasciato vestigia delle loro letture e, nel dialogo con altri lettori, è possibile correggere, migliorare, approfondire e arricchire la lettura personale”.
L’intervista integrale è pubblicata qui: https://www.fttr.it/jean-louis-ska-la-bibbia-non-e-il-libro-delle-risposte/
Papa Leone XIV ha ricordato i nuovi martiri
“Le parole dell’apostolo Paolo, presso la cui tomba siamo riuniti, ci introducono alla commemorazione dei martiri e dei testimoni della fede del XXI secolo, nella festa dell’Esaltazione della Santa Croce. Ai piedi della Croce di Cristo, nostra salvezza, descritta come la ‘speranza dei cristiani’ e la ‘gloria dei martiri’, saluto i Rappresentanti delle Chiese Ortodosse, delle Antiche Chiese Orientali, delle Comunioni cristiane e delle Organizzazioni ecumeniche, che ringrazio per aver accettato il mio invito a questa celebrazione. A tutti voi qui presenti rivolgo il mio abbraccio di pace!”
Con queste parole iniziali nella Basilica di san Paolo papa Leone XIV ha ricordato i nuovi martiri a 25 anni di distanza dalla celebrazione presieduta da san Giovanni Paolo II nella memoria di quanti testimoniano ‘la fede senza mai usare le armi della forza e della violenza, ma abbracciando la debole e mite forza del Vangelo’ insieme ai rappresentanti delle altre Chiese e Comunioni Cristiane, tra cui per il Patriarcato Ecumenico l’Arcivescovo Elia di Helsinki, per il Patriarcato di Mosca il Metropolita Antonij, per la Comunione Anglicana il Reverendo Anthony Ball, Direttore dell’Anglican Centre di Roma, per il Consiglio Metodista Mondiale il Reverendo Reynaldo Ferreira Leão Neto, Segretario Generale.
Nell’omelia il papa ha sottolineato il significato di ‘martyria’, ricordando la commemorazione dei testimoni della fede del XX secolo dell’Anno santo del 2000: “Siamo convinti che la martyria fino alla morte è ‘la comunione più vera che ci sia con Cristo che effonde il suo sangue e, in questo sacrificio, fa diventare vicini coloro che un tempo erano lontani’. Anche oggi possiamo affermare con Giovanni Paolo II che, laddove l’odio sembrava permeare ogni aspetto della vita, questi audaci servitori del Vangelo e martiri della fede hanno dimostrato in modo evidente che ‘l’amore è più forte della morte’.
Ricordiamo questi nostri fratelli e sorelle con lo sguardo rivolto al Crocifisso. Con la sua croce Gesù ci ha manifestato il vero volto di Dio, la sua infinita compassione per l’umanità; ha preso su di sé l’odio e la violenza del mondo, per condividere la sorte di tutti coloro che sono umiliati e oppressi”.
Per questo ha ricordato i molti martiri uccisi per la testimonianza di fede: “Tanti fratelli e sorelle, anche oggi, a causa della loro testimonianza di fede in situazioni difficili e contesti ostili, portano la stessa croce del Signore: come Lui sono perseguitati, condannati, uccisi… Sono donne e uomini, religiose e religiosi, laici e sacerdoti, che pagano con la vita la fedeltà al Vangelo, l’impegno per la giustizia, la lotta per la libertà religiosa laddove è ancora violata, la solidarietà con i più poveri”.
Ed la sottolineatura della speranza di chi è stato martirizzato per la loro fede: “Secondo i criteri del mondo essi sono stati “sconfitti”… Fratelli e sorelle, nel corso dell’Anno giubilare, celebriamo la speranza di questi coraggiosi testimoni della fede. E’ una speranza piena d’immortalità, perché il loro martirio continua a diffondere il Vangelo in un mondo segnato dall’odio, dalla violenza e dalla guerra; è una speranza piena d’immortalità, perché, pur essendo stati uccisi nel corpo, nessuno potrà spegnere la loro voce o cancellare l’amore che hanno donato; è una speranza piena d’immortalità, perché la loro testimonianza rimane come profezia della vittoria del bene sul male”.
Quindi ha ricordato alcuni nomi: “Penso alla forza evangelica di suor Dorothy Stang, impegnata per i senza terra in Amazzonia: a chi si apprestava a ucciderla chiedendole un’arma, lei mostrò la Bibbia rispondendo: ‘Ecco la mia unica arma’. Penso a p. Ragheed Ganni, prete caldeo di Mosul in Iraq, che ha rinunciato a combattere per testimoniare come si comporta un vero cristiano. Penso a fratel Francis Tofi, anglicano e membro della Melanesian Brotherhood, che ha dato la vita per la pace nelle Isole Salomone. Gli esempi sarebbero tanti, perché purtroppo, nonostante la fine delle grandi dittature del Novecento, ancora oggi non è finita la persecuzione dei cristiani, anzi, in alcune parti del mondo è aumentata”.
Questi sono motivi per non dimenticare: “Cari fratelli e sorelle, non possiamo, non vogliamo dimenticare. Vogliamo ricordare. Lo facciamo, certi che, come nei primi secoli, anche nel terzo millennio ‘il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani’. Vogliamo preservare la memoria insieme ai nostri fratelli e sorelle delle altre Chiese e Comunioni cristiane. Desidero quindi ribadire l’impegno della Chiesa Cattolica a custodire la memoria dei testimoni della fede di tutte le tradizioni cristiane. La Commissione per i Nuovi Martiri, presso il Dicastero per le Cause dei Santi, adempie a tale compito, collaborando con il Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani.
Ha concluso l’omelia con la citazione di un bambino pakistano, che apre al coraggio della fede: “Possa il sangue di tanti testimoni avvicinare il giorno beato in cui berremo allo stesso calice di salvezza!.. Carissimi, un bambino pakistano, Abish Masih, ucciso in un attentato contro la Chiesa cattolica, aveva scritto sul proprio quaderno: ‘Rendere il mondo un posto migliore’. Il sogno di questo bambino ci sproni a testimoniare con coraggio la nostra fede, per essere insieme lievito di un’umanità pacifica e fraterna”.
A conclusione dell’omelia sono stati citati in diverse lingue alcuni martiri di questo tempo come suor Leonella Sgorbati, missionaria della Consolata, uccisa in ‘odium fidei’ a Mogadiscio in Somalia il 17 settembre 2006 davanti all’ospedale pediatrico dove lavorava. E’ stata beatificata il 26 maggio 2018, giorno in cui ricevette il sacramento della Confermazione a Piacenza, la sua terra d’origine.
Inoltre sono stati ricordati anche i cristiani evangelici assassinati dai terroristi nella missione di Silgadji, il 29 aprile 2019, in Burkina Faso, primo attacco ai fedeli raccolti in un luogo di culto del Paese. Un pensiero anche ai ventuno copti ortodossi uccisi in Libia il 15 febbraio 2015, si trattava di 20 egiziani e un ghanese, vennero sgozzati sulla spiaggia di Sirte dove si trovavano per lavoro perché non rinnegarono la propria fede. Ad ucciderli gli uomini del sedicente Stato islamico. I loro corpi furono poi ritrovati nel 2017 in una fossa comune.
Papa Francesco li ha inseriti anche nel Martirologio Romano ‘come segno della comunione spirituale’ che unisce la Chiesa cattolica e quella copta ortodossa. Nel fare memoria della loro storia sono state accese diverse lampade, poste ai piedi della croce, perché la luce della fede non muore mai come non muore l’amore di Cristo per chi lo segue.
Al termine di questa Commemorazione papa Leone XIV ha salutato i rappresentanti delle altre Chiese e Comunioni Cristiane nella sagrestia e, successivamente, si è trattenuto con i cardinali e le altre personalità presenti nella Sala della Pinacoteca, dove il decano del Collegio Cardinalizio, il card. Giovanni Battista Re, gli ha rivolto alcune parole di augurio per il suo compleanno.
(Foto: Santa Sede)
‘Padre Matteo La Grua. Nulla è impossibile a Dio’: il libro di Maria Lo Presti ripercorre la vita e il carisma del frate minore conventuale
E’ in uscita nelle librerie per i tipi delle Edizioni Messaggero Padova ‘Padre Matteo La Grua. Nulla è impossibile a Dio, biografia di Matteo La Grua’, frate minore conventuale, noto esorcista della Chiesa di Palermo, conosciuto anche per una molteplicità di guarigioni attribuite alla sua preghiera di intercessione. A scriverla è la biblista siciliana Maria Lo Presti, vicepostulatrice della causa di beatificazione.
La figura di Matteo La Grua (Castelbuono, 15 febbraio 1914 – Palermo, 15 gennaio 2012) è particolarmente nota non solo nella sua Sicilia, spesso riferita alla sua fama di esorcista e ai segni straordinari a lui attribuiti. Tanto che a oggi, a 13 anni dalla morte, la sua tomba è meta di tanti che lo ricordano o che cercano consolazione. Religioso di particolare rilievo per il suo Ordine e per la Chiesa di Palermo, persona colta e rigorosa, di profonda spiritualità, ha ricoperto una molteplicità di incarichi delicati.
A segnare una svolta nella sua vita fu la richiesta, nel 1975 all’età di sessant’anni, del card. Salvatore Pappalardo di prendersi cura del Rinnovamento nello Spirito già presente a Palermo. Dal giorno della preghiera di effusione, ricevuta a Roma, iniziò qualcosa di totalmente nuovo. Naturalmente schivo e riservato, il frate divenne il comunicatore potente dell’amore del Padre per i suoi figli. Subito si cominciarono a verificare segni straordinari e la sua fama si diffuse rapidamente, tanto che alla sua porta accorsero sempre molte persone e devoti.
L’autrice racconta con dovizia di particolari tanti avvenimenti di cui è stata testimone come collaboratrice di p. La Grua. Per una più completa conoscenza della spiritualità del francescano, Lo Presti rimanda più volte alla lettura dei libri scritti dallo stesso sulla preghiera di guarigione, di liberazione e di consolazione, poiché attraverso di essi è possibile cogliere più facilmente la natura dell’uomo a partire dal dato biblico. Al termine di ogni capitolo si può leggere una delle tante composizioni poetiche di p. Matteo adeguata al tema trattato, che oltre a rendere la lettura più scorrevole rivela la personalità poliedrica e, in questo caso, anche la capacità di esprimere il suo sentire in versi.
Antropologia, Bibbia, Religioni: un approccio multidisciplinare (ABRAM)
Un corso di perfezionamento – in una inedita partnership fra Università di Padova e Facoltà teologica del Triveneto – si propone come un luogo di pensiero per interpretare la complessità del presente, nel contesto di pluralismo religioso, a partire dalla Bibbia.
Si intitola Antropologia, Bibbia, Religioni: un approccio multidisciplinare (ABRAM) ed è frutto di una partnership inedita fra l’Università di Padova e la Facoltà teologica del Triveneto: il corso di perfezionamento, messo a catalogo dall’Ateneo per l’anno accademico 2025/2026, esplorerà la ricchezza culturale biblica e le tradizioni ebraica, cristiana e musulmana, lette con la lente del tema scelto per quest’anno: La pace contesa.
Attraverso un costante dialogo tra relatori provenienti da ambiti diversi delle due realtà accademiche – teologi, filosofi, sociologi, antropologi, psicologi – e appartenenti alle tradizioni delle tre religioni abramitiche, il corso offrirà una prospettiva unica e integrata sulle tematiche antropologiche presenti nel testo biblico e legate al rapporto tra violenza e conflitto (modulo 1), giustizia e perdono (modulo 2), speranza e futuro (modulo 3).
“L’esperienza del conflitto riveste un’importanza fondamentale dal punto di vista antropologico – spiega Simone Grigoletto, docente dell’Università di Padova e direttore del corso. Il confronto con ciò che è diverso da te, che la pensa in maniera diversa, che crede in cose diverse e potenzialmente non compatibili con le tue. Questo è l’umano. Ciò che rileviamo è che certamente il conflitto può avere un esito costruttivo, creativo, di convivenza, ma anche, sempre più spesso, un esito violento. La violenza quindi è solo una delle possibilità per vivere il conflitto.
Si tratta di esplorare tutte le altre. Il corso di perfezionamento si vuole occupare proprio di questo: scardinare le false credenze rispetto al tema del conflitto esplorando le alternative alla violenza. E lo vuole fare a partire dal testo biblico”.
“La Bibbia è un codice culturale di fondo – sottolinea Rolando Covi, docente della Facoltà teologica, che ha partecipato alla costruzione del corso insieme al direttore – e, a partire dalla prospettiva teologico-cristiana, riconosciamo ponti di dialogo con la lettura ebraica e musulmana. Offriamo dunque un luogo di pensiero, che aiuti a interpretare con profondità la complessità del presente, fornendo strumenti adeguati per un dialogo che sia all’altezza della ricchezza del testo sacro”.
“La presenza della violenza – aggiunge Giulio Osto, docente della stessa Facoltà, esperto di questioni interreligiose e che sarà fra i relatori del corso – è una conferma che ogni esperienza religiosa è esposta a degenerazioni e strumentalizzazioni dall’esterno, da un lato, ma che è sempre in cammino perché imperfetta nella sua forma storica, dall’altro, perché l’autentica esperienza religiosa di ebrei, cristiani e musulmani dovrebbe dare forma a una convivenza pacifica e rispettosa, in coerenza con le proprie dottrine, ma tutto questo è affidato alla libertà e alla responsabilità delle persone”.
L’obiettivo del corso di perfezionamento è quindi di fornire strumenti per un giudizio critico sulle questioni culturali contemporanee, con un approccio interdisciplinare finalizzato a formare professionisti capaci di operare con sensibilità culturale in contesi di pluralismo religioso. La proposta si rivolge a insegnanti, educatori, operatori sociali e sociosanitari, mediatori familiari e interculturali, operatori turistici e museali, avvocati, giornalisti e comunicatori.
Informazioni e iscrizioni sul sito Unipd.it alla pagina: https://uel.unipd.it/master-e-corsi/abram-antropologia-bibbia-e-religioni-un-approccio-multidisciplinare/?
Antropologia, Bibbia, Religioni: un approccio multidisciplinare (ABRAM)
Un corso di perfezionamento – in una inedita partnership fra Università di Padova e Facoltà teologica del Triveneto – si propone come un luogo di pensiero per interpretare la complessità del presente, nel contesto di pluralismo religioso, a partire dalla Bibbia.
Si intitola ‘Antropologia, Bibbia, Religioni: un approccio multidisciplinare (ABRAM)’ ed è frutto di una partnership inedita fra l’Università di Padova e la Facoltà teologica del Triveneto: il corso di perfezionamento, messo a catalogo dall’Ateneo per l’anno accademico 2025/2026, esplorerà la ricchezza culturale biblica e le tradizioni ebraica, cristiana e musulmana, lette con la lente del tema scelto per quest’anno: ‘La pace contesa’.
Attraverso un costante dialogo tra relatori provenienti da ambiti diversi delle due realtà accademiche (teologi, filosofi, sociologi, antropologi, psicologi) e appartenenti alle tradizioni delle tre religioni abramitiche, il corso offrirà una prospettiva unica e integrata sulle tematiche antropologiche presenti nel testo biblico e legate al rapporto tra violenza e conflitto (modulo 1), giustizia e perdono (modulo 2), speranza e futuro (modulo 3).
“L’esperienza del conflitto riveste un’importanza fondamentale dal punto di vista antropologico – spiega Simone Grigoletto, docente dell’Università di Padova e direttore del corso. Il confronto con ciò che è diverso da te, che la pensa in maniera diversa, che crede in cose diverse e potenzialmente non compatibili con le tue. Questo è l’umano. Ciò che rileviamo è che certamente il conflitto può avere un esito costruttivo, creativo, di convivenza, ma anche, sempre più spesso, un esito violento. La violenza quindi è solo una delle possibilità per vivere il conflitto. Si tratta di esplorare tutte le altre. Il corso di perfezionamento si vuole occupare proprio di questo: scardinare le false credenze rispetto al tema del conflitto esplorando le alternative alla violenza. E lo vuole fare a partire dal testo biblico”.
“La Bibbia è un codice culturale di fondo – sottolinea Rolando Covi, docente della Facoltà teologica, che ha partecipato alla costruzione del corso insieme al direttore – e, a partire dalla prospettiva teologico-cristiana, riconosciamo ponti di dialogo con la lettura ebraica e musulmana. Offriamo dunque un luogo di pensiero, che aiuti a interpretare con profondità la complessità del presente, fornendo strumenti adeguati per un dialogo che sia all’altezza della ricchezza del testo sacro”.
“La presenza della violenza – aggiunge Giulio Osto, docente della stessa Facoltà, esperto di questioni interreligiose e che sarà fra i relatori del corso – è una conferma che ogni esperienza religiosa è esposta a degenerazioni e strumentalizzazioni dall’esterno, da un lato, ma che è sempre in cammino perché imperfetta nella sua forma storica, dall’altro, perché l’autentica esperienza religiosa di ebrei, cristiani e musulmani dovrebbe dare forma a una convivenza pacifica e rispettosa, in coerenza con le proprie dottrine, ma tutto questo è affidato alla libertà e alla responsabilità delle persone”.
L’obiettivo del corso di perfezionamento è quindi di fornire strumenti per un giudizio critico sulle questioni culturali contemporanee, con un approccio interdisciplinare finalizzato a formare professionisti capaci di operare con sensibilità culturale in contesi di pluralismo religioso. La proposta si rivolge a insegnanti, educatori, operatori sociali e sociosanitari, mediatori familiari e interculturali, operatori turistici e museali, avvocati, giornalisti e comunicatori.
Informazioni e iscrizioni sul sito Unipd.it alla pagina: https://uel.unipd.it/master-e-corsi/abram-antropologia-bibbia-e-religioni-un-approccio-multidisciplinare/
Don Andrea Albertin: il cordoglio dei frati della Basilica e del Messaggero di sant’Antonio
Con profondo dolore, i frati della Basilica di Sant’Antonio e del Messaggero hanno appreso dell’improvvisa scomparsa di don Andrea Albertin, presbitero della Diocesi di Padova, direttore dell’Istituto superiore di Scienze religiose di Padova, stimato docente di Sacra Scrittura in diverse realtà ecclesiali locali e autore particolarmente apprezzato della casa editrice padovana.
La notizia ha lasciato increduli quanti, tra le mura antoniane, hanno avuto modo in questi anni di apprezzarne l’intelligenza, la verve e al contempo la genuinità, dai frati fino ai collaboratori di EMP (Edizioni Messaggero Padova), che ricordano un uomo e un autore vivace e brillante, sempre pronto a cimentarsi con temi spirituali di particolare intensità e attualità, con un taglio divulgativo e dialogico.
Classe 1976, Andrea Albertin, con EMP aveva all’attivo vari volumi, tra i quali: A che ora è la fine del mondo? I testi apocalittici nella Bibbia (2017); Leggere con sapienza la Bibbia. Un percorso di consapevolezza (2023); Ricominciare a credere. Itinerario biblico-liturgico per giovani e adulti (2023), Speranza per tempi incerti. Il futuro alla prova della fede (2024); Un Gesù ‘deludente’? I ‘no’ che rendono figli nel Quarto Vangelo (2025); e, appena pubblicato, L’acqua fa venire tutto a galla. Crisi idriche, Bibbia e morale, scritto a quattro mani con Giorgio Bozza, presbitero padovano (2025).
I frati del Santo e il personale delle Edizioni Messaggero Padova si uniscono al dolore della sua famiglia e della grande famiglia della Chiesa di Padova. Anche l’Azione cattolica italiana si unisce con profonda commozione al dolore della Chiesa di Padova per la prematura scomparsa di don Andrea Albertin. Già Assistente ecclesiastico nazionale della Fuci, presbitero dal 2001, avrebbe compiuto 50 anni il prossimo 13 settembre.
Studioso attento e appassionato della Parola di Dio, don Andrea è stato docente di Sacra Scrittura presso la Facoltà Teologica del Triveneto e professore ordinario di Nuovo Testamento presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose, di cui era anche Direttore. La sua intelligenza spirituale, la sua sensibilità educativa e il suo amore per i giovani hanno lasciato un’impronta profonda nei tanti studenti, educatori e membri dell’associazionismo cattolico che lo hanno conosciuto:
“Come Azione cattolica vogliamo ricordare con gratitudine il tratto gentile, la competenza luminosa e il servizio ecclesiale svolto da don Andrea. Sempre con discrezione e passione. Specialmente accanto ai giovani universitari della Fuci, che ha accompagnato con dedizione e amicizia nella ricerca della verità e nella crescita nella fede.
Alla sua famiglia, alla diocesi di Padova, ai colleghi e agli studenti, va l’abbraccio sincero e la preghiera di tutta l’Azione cattolica italiana. Nel mistero della Pasqua del Signore, affidiamo don Andrea all’abbraccio del Padre. Certi che ora contempla il volto di Colui che ha amato e annunciato con la sua vita”.
Nell’ultimo libro sull’acqua scritto con don Giorgio Bozza, egli scrive: “La passione per ciò che è morto ha soppiantato l’interesse per la vita in tutte le sue forme. Così anche le persone vengono trattate alla stregua di uno dei tanti elettrodomestici che, una volta terminato il loro servizio, vengono messi da parte come degli scarti. Ogni scelta politica che intende tutelare questa preziosa risorsa deve prendere atto di questa desertificazione morale, altrimenti le tante proposte rischiano di rimanere inefficienti. Ogni progetto, infatti, deve essere accompagnato da un’adeguata formazione della coscienza del cittadino. Questo significa cambiare i propri stili di vita per evitare di percorrere strade oramai insostenibili e impraticabili.
Prendere coscienza che l’acqua è un bene prezioso è il primo passo per un’autentica conversione ecologica, nel suo significato etimologico di ‘svoltare’, ‘cambiare strada’ ed accostarci alla natura, alle altre forme di vita e all’acqua come luoghi in cui possiamo scorgere la presenza del Creatore”.
(Foto: diocesi di Padova)
Card. Semeraro: Dio punto di riferimento per il beato Floribert Bwana Chui
Un grande applauso si è levato nella basilica di san Paolo fuori le Mura, domenica scorsa, quando il card. Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero per le Cause dei Santi, ha letto la lettera apostolica con cui papa Leone XIV ha proclamato beato Floribert Bwana Chui, giovane congolese della Comunità di Sant’Egidio, ucciso a 26 anni per essersi rifiutato di far passare alla frontiera tra la Repubblica Democratica del Congo e il Ruanda un carico di riso avariato.
Floribert è il primo martire africano ucciso a causa della corruzione: la sua memoria liturgica è stata fissata all’8 luglio, giorno della sua morte. La celebrazione della beatificazione, tenutasi a Roma per le precarie condizioni di sicurezza a Goma, sua città natale, è stata presieduta dal card. Semeraro e concelebrata da mons. Willy Ngumbi, vescovo di Goma, dal card. Fridolin Ambongo, arcivescovo di Kinshasa, e da molti vescovi congolesi, insieme a molti rappresentanti delle Comunità di Sant’Egidio provenienti dal Congo e da altri paesi africani (tra cui Benin, Burundi, Costa d’Avorio, Malawi, Mozambico, Senegal e Togo).
Nell’omelia, il card. Semeraro ha ricordato Floribert come un giovane fedele laico della Chiesa di Goma e membro responsabile della Comunità di Sant’Egidio, totalmente aperto all’amore di Dio, che lo ha plasmato fino a orientarne in profondità ogni scelta: “In ogni occasione della vita Dio era il suo riferimento. Una prova concreta è la sua Bibbia, oggi custodita a Roma nel Santuario dei Nuovi Martiri a San Bartolomeo all’Isola, segnata dalle tracce di una lettura costante”.
E nella ‘luce’ trinitaria può essere annoverato anche questo giovane santo: “Penso che in questa luce possiamo comprendere anche la testimonianza di Floribert, fedele laico della Chiesa di Goma e membro responsabile della Comunità di Sant’Egidio. Egli si è totalmente aperto all’amore che lo abbracciava al punto da lasciarsene plasmare nel profondo e farne la bussola che orientava le sue scelte. E’ quanto appare dalle testimonianze raccolte su di lui: in ogni occasione della vita, Dio era il suo riferimento. E che così fosse davvero, lo prova la copia della sua Bibbia, conservata a Roma, nel Santuario dei Nuovi Martiri a San Bartolomeo all’Isola, che mostra le tracce di una lettura costante”.
Proprio dalla spiritualità della Comunità di Sant’Egidio nasce la sua attenzione ai poveri: “Da qui nasce la sua attenzione ai poveri di Goma, in particolare ai più disprezzati e marginali, cioè i bambini di strada. A questi bambini, sradicati e senza famiglia, egli voleva dare speranza e futuro, e anche per questo si impegnava con loro nella Scuola della Pace”.
Infatti lui scriveva che ‘Tutti hanno diritto alla pace nel cuore’: “In un tempo segnato dalla guerra e dalla violenza, in cui tanti nella Repubblica Democratica del Congo e altrove cercano la pace, queste parole ci colpiscono più che mai. Se oggi, infatti, celebriamo qui a Roma la sua beatificazione, lo sapete, è perché purtroppo a Goma mancano le condizioni di sicurezza e tranquillità. Floribert, del resto, sperava di poter fare un pellegrinaggio a Roma. Questo suo desiderio (in qualche modo) si compie spiritualmente con l’odierna celebrazione”.
Questo era vissuto quotidianamente da lui nella sua città: “Il nostro Beato cercava tutto questo nel clima teso della sua città. Tra le testimonianze raccolte si legge che egli non voleva la guerra e che proprio con il suo impegno intendeva riunire i giovani di Goma come in una famiglia. Scelse perciò di condividere l’impegno di Sant’Egidio per la pace, perché (diceva) ‘mette tutti i popoli alla stessa tavola’. Sognava di essere un uomo di pace e di poter così contribuire alla pace della sua terra, che amava tanto. Oggi, dunque, facciamo nostra la sua aspirazione a un Congo in pace, raccolto alla stessa tavola come una famiglia”.
Vivendo l’eucarestia giunse a sacrificare la propria vita per salvare altre persone: “Per questo giovane uomo, giunse presto il momento della scelta: fu quando, con le minacce e le lusinghe della corruzione, gli fu chiesto di far passare alla dogana del cibo avariato che avrebbe avvelenato le tavole della gente di Goma… La scelta era decisiva; in quel momento drammatico, si trattava di scegliere tra il vivere per sé stessi e il vivere per Cristo. E questo ha un prezzo; è, anzi, un caro prezzo. Nel nostro contesto, la grazia a caro prezzo è la resistenza al male, fino in fondo, sino all’effusione del sangue”.
La sua fedeltà al Vangelo è’ un esempio per i giovani: “Lo è per tanti giovani africani, cui insegna a non lasciarsi vincere dal male, ma a vincere il male con il bene. E’ un maestro di speranza per loro, e non soltanto, perché nel suo umile esempio tanti giovani di tutto il mondo possono scoprire la forza del bene e il coraggio di fare il bene, resistendo alle lusinghe di una vita dominata dalla paura e dal denaro”.
Prima della celebrazione eucaristica il card. Fridolin Ambongo, ha ringraziato la famiglia e la Comunità di sant’Egidio: “E poi cogliamo l’occasione per ringraziare e felicitarci con la famiglia biologica del beato Floribert, qui pure rappresentata. Come sapete, c’è la madre, ci sono i due fratelli. Certamente la famiglia di Floribert ha contribuito all’educazione alla fede, che ha poi permesso a Floribert di essere qui come modello di vita per quello che ha vissuto e fatto. Grazie.
Un ringraziamento particolare alla Comunità di Sant’Egidio, qui rappresentata da Marco, da Andrea, da tutti gli altri della Comunità, che è stata la famiglia spirituale di Floribert, e lo è. Questa famiglia spirituale è stata colei che ha condotto la causa di beatificazione del servo di Dio. Possiate voi, membri della Comunità di Sant’Egidio, accettare la nostra profonda riconoscenza. Che il Signore benedica il vostro lavoro per i valori evangelici!”
Il fondatore della Comunità di sant’Egidio, prof. Andrea Riccardi, ha ricordato il nuovo beato: “Questa figura di Floribert, che si è svelata con questa immagine innanzi a noi, ha molto da dire in questo tempo conflittuale e di culto della forza e del denaro. Questo giovane ventiseienne mostra che si può vincere il male con il bene, che la debolezza non è una condanna e che, nella debolezza di chi crede, di chi prega, di chi ama i poveri, c’è una forza.
Oggi, nell’umile Floribert c’è una nota eroica, che tante volte manca nella nostra vita rassegnata. Ma il beato Floribert Bwana Chui, con la sua testimonianza, fa scoprire questa nota eroica a ciascuno di noi. Fa scoprire una forza di pace, di bene, di cambiamento, di fiducia in Dio”.
(Foto: Comunità di sant’Egidio)
Papa Francesco: lo Spirito Santo guida il popolo di Dio
“Il mio pensiero va alla martoriata Ucraina. L’altro giorno ho ricevuto bambini e bambine che hanno sofferto bruciature, hanno perso le gambe nella guerra: la guerra sempre è una crudeltà. Questi bambini e bambine devono incominciare a camminare, a muoversi con braccia artificiali … hanno perso il sorriso. E’ molto brutto, molto triste quando un bambino perde il sorriso. Preghiamo per i bambini ucraini. E non dimentichiamo Palestina, Israele che soffrono tanto: che finisca la guerra. E non dimentichiamo il Myanmar, e tanti Paesi che sono in guerra. I bambini soffrono, i bambini nella guerra soffrono. Preghiamo il Signore perché sia vicino a tutti e ci dia la grazia della pace”:
al termine dell’udienza generale in piazza san Pietro papa Francesco è tornato ad invocare la pace mel mondo, specialmente in Ucraina ed in Terra Santa, senza dimenticare il Myanmar e gli altri Stati in guerra, mentre in precedenza aveva ricordato san Paolo VI nella sua memoria liturgica con l’invito a leggere l’esortazione apostolica ‘Evangelii Nuntiandi’:
“Oggi celebriamo la memoria liturgica di San Paolo VI, pastore ardente di amore per Cristo, per la Chiesa e per l’umanità. Tale ricorrenza aiuti tutti a riscoprire la gioia di essere cristiani, suscitando un rinnovato impegno nella costruzione della civiltà dell’amore. E mi raccomando, per favore, se avete un po’ di tempo, leggete la lettera di Paolo VI ‘Evangelii Nuntiandi’ che è ancora attuale”.
Inoltre, salutando i fedeli polacchi, ha definito il card. Wyszyński ‘primate del millennio’: “Un pensiero speciale rivolgo ai pellegrini riuniti a Roma nel ricordo orante del beato card. Stefan Wyszyński. Il Primate del Millennio sia per la Chiesa in Polonia e nel mondo un modello di fedeltà a Cristo e alla Madonna. Impariamo da lui la generosità nel rispondere alle povertà del nostro tempo, comprese quelle causate dalla guerra in tanti Paesi, specialmente in Ucraina”.
In precedenza, durante l’udienza generale, papa Francesco aveva dato inizio ad un nuovo ciclo di catechesi dedicato al tema: ‘Lo Spirito e la Sposa. Lo Spirito Santo guida il popolo di Dio incontro a Gesù nostra speranza’, iniziando dall’Antico Testamento, che non è ‘archeologia biblica’: “Faremo questo cammino attraversando le tre grandi tappe della storia della salvezza: l’Antico Testamento, il Nuovo Testamento e il tempo della Chiesa. Sempre tenendo lo sguardo fisso su Gesù, che è la nostra speranza.
In queste prime catechesi sullo Spirito nell’Antico Testamento non faremo ‘archeologia biblica’. Scopriremo invece che quanto è donato come promessa nell’Antico Testamento si è realizzato pienamente in Cristo. Sarà come seguire il cammino del sole dall’alba verso il meriggio”.
Quindi ha iniziato la catechesi spiegando i primi due versetti della Bibbia, che racconta dell’armonia del creato grazie allo Spirito Santo: “Lo Spirito di Dio ci appare come la potenza misteriosa che fa passare il mondo dal suo iniziale stato informe, deserto e tenebroso, al suo stato ordinato e armonioso. Perché lo Spirito fa l’armonia, l’armonia nella vita, l’armonia nel mondo.
In altre parole, è Colui che fa passare dal caos al cosmo, cioè dalla confusione a qualcosa di bello e di ordinato. E’ questo, infatti, il significato della parola greca kosmos, come pure della parola latina mundus, cioè qualcosa di bello, di ordinato, pulito, armonico, perché lo Spirito è l’armonia”.
Mentre nell’Antico Testamento l’azione dello Spirito Santo è solo ‘accennato’, nel Nuovo Testamento la sua azione è molto chiara: “Questa linea di sviluppo diventa chiarissima nel Nuovo Testamento, che descrive l’intervento dello Spirito Santo nella nuova creazione, servendosi proprio delle immagini che si leggono a proposito dell’origine del mondo: la colomba che nel battesimo di Gesù aleggia sulle acque del Giordano; Gesù che, nel Cenacolo, soffia sui discepoli e dice: ‘Ricevete lo Spirito Santo’, come all’inizio Dio aveva alitato il suo soffio su Adamo”.
Ed anche san Paolo parla del rapporto tra lo Spirito Santo ed il creato: “Parla di un universo che ‘geme e soffre come nelle doglie del parto’. Soffre a causa dell’uomo che lo ha sottoposto alla ‘schiavitù della corruzione’. E’ una realtà che ci riguarda da vicino e drammaticamente. L’Apostolo vede la causa della sofferenza del creato nella corruzione e nel peccato dell’umanità che lo ha trascinato nella sua alienazione da Dio. Questo resta vero oggi come allora. Vediamo lo scempio che del creato ha fatto e continua a fare l’umanità, soprattutto quella parte di essa che ha maggiori capacità di sfruttamento delle sue risorse”.
Infine, citando il ‘Cantico delle Creature’ di san Francesco il papa ha sottolineato che lo Spirito Santo opera per trasformare ‘il caos in cosmo’ nelle persone: “Intorno a noi possiamo dire che c’è un caos esterno, un caos sociale, un caos politico: pensiamo alle guerre, pensiamo a tanti bambini e bambine che non hanno da mangiare, a tante ingiustizie sociali, questo è il caos esterno.
Ma c’è anche un caos interno: interno ad ognuno di noi. Non si può sanare il primo, se non si comincia a risanare il secondo! Fratelli e sorelle, facciamo un bel lavoro per fare della nostra confusione interiore una chiarezza dello Spirito Santo: è la potenza di Dio che fa questo, e noi apriamo il cuore perché Lui possa farlo… Chiediamo allo Spirito Santo che venga a noi e ci faccia persone nuove, con la novità dello Spirito”.
(Foto: Santa Sede)




























