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Papa Leone XIV ribadisce la necessità del multilateralismo
“L’impegno della vostra istituzione risuona profondamente con la missione della Chiesa cattolica di sostenere la dignità umana e di favorire la fraternità, radicata nella chiamata del Vangelo ad amare il prossimo. Insieme, condividiamo il compito urgente di affrontare la fame e la malnutrizione, affrontando anche le cause strutturali sottostanti che le sostengono. Per affrontare questo compito in modo efficace, dobbiamo esaminare le sfide che abbiamo di fronte, le loro cause di fondo e i percorsi verso soluzioni durature”: questa mattina papa Leone XIV ha visitato la sede romana del Programma Alimentare Mondiale, individuando il paradosso di un’espansione produttiva senza precedenti che convive con quella di aree di povertà.
Per questo ha sottolineato che le crisi sono diventate persistenti: “Oggi, le crisi si sono evolute da eventi isolati in realtà persistenti, segnate da conflitti prolungati, insicurezza alimentare cronica, volatilità economica e crescenti vulnerabilità climatiche. Questo solleva una domanda fondamentale: quale configurazione dell’ordine globale è in grado di produrre, riprodurre e, a volte, normalizzare tali condizioni? La questione non si limita più a come intervenire; piuttosto, si estende alla comprensione del perché il sistema produce costantemente gli stessi problemi che è poi costretto a correggere”.
E’ stata la constatazione di una frammentazione: “L’ordine internazionale è diventato sempre più frammentato, nascendo in parte dalla crisi del sistema multilaterale. Come ho notato di recente nella Lettera Enciclica ‘Magnifica Humanitas’: ‘le istituzioni stabilite per salvaguardare il concetto di un futuro comune per tutti i popoli e un bene comune globale sembrano essere state indebolite’.
In assenza di un orizzonte etico condiviso in grado di sostenere una vera cooperazione, il sistema internazionale si è spostato dal multilateralismo verso ‘un multipolarismo disordinato e orientato al conflitto con un prevalente senso di diffidenza’. Di conseguenza, gli Stati hanno sempre più destinato le loro risorse alla sicurezza nazionale, alla crescita economica e alla stabilità interna, ignorando lo stretto legame tra queste questioni e la cooperazione multilaterale”.
A causa di ciò i territori diventano vulnerabili: “Questa tendenza rivela un paradosso sorprendente: esiste una capacità produttiva globale senza precedenti insieme a zone in espansione di estrema vulnerabilità. Le stesse forze che guidano la crescita economica spesso esacerbano l’esclusione e l’emarginazione. Sebbene alleviare la sofferenza umana sia ampiamente riconosciuto come essenziale in linea di principio, le preoccupazioni umanitarie rischiano sempre più di essere relegate in un luogo secondario tra le priorità internazionali”.
Ha messo, quindi, in guardia dal tentativo di burocratizzare la solidarietà: “E’ proprio all’interno del divario tra il riconoscimento in linea di principio e la definizione delle priorità nella pratica che assistiamo alla progressiva burocratizzazione della solidarietà accanto alla tranquilla mercificazione della vita umana. Da un lato, l’azione umanitaria è sempre più gravata da procedure burocratiche che possono ritardare l’assistenza a chi ne ha bisogno. D’altra parte, l’accesso a beni essenziali, compresi i prodotti alimentari, è troppo spesso influenzato da considerazioni economiche o strategiche. Di conseguenza, coloro che non generano valore quantificabile rischiano di diventare invisibili”.
La persona non è più centrale: “Questa duplice dinamica crea una seria sfida etica: la persona umana non è più costantemente collocata al centro dell’azione internazionale… Questa realtà riflette non solo le carenze operative, ma anche uno squilibrio fondamentale nelle priorità politiche e morali.
Le conseguenze si estendono ben oltre le persone immediatamente colpite. Più che una semplice preoccupazione umanitaria, la fame erode la coesione sociale, aumenta il rischio di conflitti e alimenta la migrazione forzata. Inoltre, compromette la capacità degli Stati e delle società di costruire istituzioni resilienti, fornire un’istruzione efficace e promuovere uno sviluppo economico sostenibile. In questo modo, perpetua cicli di fragilità che alla fine colpiscono la più ampia comunità internazionale”.
Per questo ha ribadito la necessità di una cooperazione multilaterale: “Per questo motivo è essenziale un rinnovato impegno per la cooperazione multilaterale. In un mondo sempre più frammentato e multipolare, nessun singolo Stato può affrontare le sfide globali da solo. Pace duratura e sviluppo umano integrale e sostenibile sono possibili solo attraverso la partecipazione di tutti, favorita da un autentico dialogo internazionale e cooperazione orientata verso il bene comune”.
Ed ecco l’appello: “In questo spirito, desidero rivolgere un appello ai governi e ai popoli del mondo affinché rinnovino e rafforzino il loro impegno, ad aumentare le risorse dedicate alla lotta contro la fame e le sue cause profonde, e a rimuovere gli ostacoli che impediscono agli aiuti di raggiungere chi ha bisogno. Allo stesso tempo, tale sostegno dovrebbe anche rafforzare l’impegno con la Chiesa e la società civile. Rafforzare le capacità di tutti questi attori insieme moltiplicherà la nostra efficacia collettiva nella lotta contro la fame”.
E’ stato un invito a rafforzare gli investimenti: “A questo proposito, è lodevole che, insieme alle sue operazioni di risposta alle emergenze, il Programma alimentare mondiale estenda il suo lavoro oltre il sollievo immediato alle iniziative a lungo termine, come i programmi che forniscono pasti agli scolari. Questi investimenti rafforzano l’educazione, lo sviluppo umano e la resilienza sociale, riflettendo una visione integrale dello sviluppo umano che promuove la dignità, le opportunità e il benessere dell’intera persona…
La vostra organizzazione dimostra che un percorso rinnovato è possibile; tuttavia, richiede la determinazione a semplificare ciò che è diventato eccessivamente complesso, a dare priorità a ciò che è essenziale e a garantire che nessuna persona venga dimenticata”.
In apertura di giornata il papa aveva ricevuto i membri della fondazione ‘Jérôme Lejeune’: “Commosso dalla difficile situazione dei bambini con disabilità, il professor Lejeune dedicò la sua vita di ricercatore scientifico alla loro causa. La sua scoperta più famosa, quella dell’anomalia cromosomica responsabile della sindrome di Down (trisomia 21), lo rese un pioniere della genetica moderna, riconosciuto a livello mondiale; la lunga lista dei suoi titoli onorifici ne è la prova. Ma era anche medico per vocazione e si adoperò instancabilmente per trovare una cura che alleviasse le sofferenze dei suoi pazienti, che chiamava ‘i più poveri tra i poveri’. Difese con ardore la vita e la dignità dei più vulnerabili, anche a costo della sua carriera”.
Però era consapevole che tale scoperta sarebbe stata usata per lo ‘sterminio’: “Uomo di scienza e saggezza, Jérôme Lejeune comprese subito che la sua scoperta scientifica sarebbe stata utilizzata per sterminare le persone con sindrome di Down prima ancora che nascessero. Non esitò a farsi portavoce dei loro diritti, denunciando la violazione del giuramento di Ippocrate e questa nuova forma di eugenetica, che definì ‘razzismo cromosomico’. Le sue profezie lo portarono a difendere la vita di ogni essere umano, invocando l’inviolabile dignità che trae origine dall’atto creativo di Dio. Si rivolse a istituzioni e sovrani di tutto il mondo, offrendo loro consulenza su questo tema. Questa battaglia gli valse l’ostilità di alcuni ambienti scientifici”.
Ed ha ribadito che nessun ‘algoritmo’ può decidere la vita: “Il professor Lejeune era consapevole che, sebbene la tecnologia possa essere d’aiuto alla medicina, non potrà mai sostituirla. Sapeva inoltre che la tecnologia può essere usata contro la medicina (che per sua natura è al servizio della vita) come accade quando la tecnologia sfugge a ogni essenziale controllo etico e prevalgono calcoli di efficienza, redditività o utilità.
Tuttavia, il valore di una persona non dipende da ciò che realizza o produce. Pertanto, nessun medico dovrebbe mai presumere, basandosi su algoritmi di laboratorio, di decidere il destino di un embrione o di una persona anziana! La medicina non può mai diventare serva di una morte programmata!”
Infine un invito ad essere ‘impegnati’ nella società: “Come lui, siate testimoni impegnati nella società, dediti alla costante ricerca del bene comune. Questo è il primo grande principio della dottrina sociale della Chiesa e la ‘forma sociale’ della dignità riconosciuta in ogni persona. Il bene comune non esclude nessuno di coloro che sono stati creati a immagine e somiglianza di Dio. Il messaggio e l’opera del venerabile Jérôme Lejeune si fondano sull’universalità della ragione e del cuore uniti. Possa egli ispirare il coraggio della verità nei tanti giovani e professionisti”.
Tra i due incontri il papa ha incontrato ragazze e ragazzi che frequentano i campi estivi, mettendoli in guardia dall’uso frequente delle tecnologie: “Quindi una cosa importante: la tecnologia può essere molto buona e ci serve per tante cose, però quando ci troviamo insieme non è necessario avere in mano in tutti i momenti il cellulare, il telefonino o il tablet. Ed infatti siamo felici quando qualche volta non siamo legati al tablet o al telefonino. E quindi questa sarebbe una prima cosa. E’ molto importante formare le amicizie, trovarci insieme, giocare insieme, magari anche studiare insieme come persone, non come computer o come macchine, come tecno-robot. Siamo esseri umani, persone, ed è molto importante il contatto con gli altri”.
Inoltre ha ribadito di non essere dipendenti delle nuove tecnologie: “L’altra è (questo per quelli un po’ più grandi) stare attenti al meccanismo: una specie di dipendenza che, di proposito, mettono nei programmi le applications, le applicazioni, che ci sono nel telefonino. Loro cercano di renderci dipendenti da questa tecnologia… Quindi, penso che queste cose aiuteranno a staccarci un po’. Non siamo tutti attaccati a un cavo, vero? Siamo esseri umani. Vivere e sviluppare questa dimensione umana. E anche la parte spirituale della nostra vita: cercare Dio nella preghiera, cercare Dio insieme, nella famiglia, vivere un po’ più liberi da questa dipendenza dalla tecnologia”.
(Foto: Santa Sede)
Don Nicola Rotundo: Intelligenza Artificiale è strumento del cuore
“Nell’era dell’intelligenza artificiale, non possiamo dimenticare che per salvare l’umano sono necessari la poesia e l’amore. Ciò che nessun algoritmo potrà mai albergare sarà, ad esempio, quel momento dell’infanzia che si ricorda con tenerezza e che, malgrado il passare degli anni, continua a succedere in ogni angolo del pianeta. Penso all’uso della forchetta per sigillare i bordi di quei panzerotti fatti in casa con le nostre mamme o nonne. E’ quel momento di apprendistato culinario, a metà strada tra il gioco e l’età adulta, in cui si assume la responsabilità del lavoro per aiutare l’altro”: papa Francesco si sofferma a riflettere sull’Intelligenza Artificiale anche nell’enciclica ‘Dilexit Nos’, in cui evidenzia il valore del cuore nella vita della persona, sottolineando come il cuore è il luogo della sincerità, dove non si può ingannare né dissimulare.
Don Nicola Rotundo, sacerdote nell’arcidiocesi metropolitana di Catanzaro-Squillace, con dottorato in Teologia Morale all’Accademia Alfonsiana a Roma, membro del consiglio direttivo del Centro Interuniversitario di Ricerca Bioetica (CIRB), condirettore delle collane ‘Tra storia e religioni’ e ‘Harmonic Innovation’, collaboratore all’Università della Calabria su temi etici legati all’economia e all’innovazione, spiega il motivo, per cui nell’Enciclica ‘Dilexit Nos’ parla anche di Intelligenza Artificiale: “Al n. 20 dell’Enciclica, papa Francesco parla esplicitamente di Intelligenza Artificiale, perché l’impatto delle tecnologie, in un mondo sempre più connesso, ci ha proiettati nell’era digitale in cui tutti viviamo. Questa realtà, se non orientata eticamente, rischia di disumanizzare le relazioni. Il papa ne parla anche perché vuole marcare la differenza che intercorre tra ‘un dato’ archiviato in una ‘memoria meccanica’ e un ricordo, un sentimento, un atto di donazione, i quali scaturiscono solo da un cuore umano”.
Perché il papa dice che per salvare l’uomo non serve l’Intelligenza Artificiale, ma poesia ed amore?
“Fëdor Michajlovič Dostoevskij, nel suo romanzo ‘L’idiota’, pone sulle labbra dell’ateo Ippolit il famoso quesito al principe Myskin: ‘Quale bellezza salverà il mondo?’ L’Intelligenza Artificiale non possiede la bellezza intesa come il bene per il genere umano, caratteristica propria dell’umanità. Gli algoritmi sono ‘freddi’ calcoli computazionali che non consentono per esempio di trasmettere, attraverso l’empatia, l’amore e la poesia, il senso del mistero della vita come dono finalizzato al perseguimento del bene sommo, storico ed eterno, per sé e per gli altri.
Per questo Papa Francesco al n. 11 dell’enciclica ‘Dilexit Nos’ sostiene: ‘Quando non viene apprezzato lo specifico del cuore, perdiamo le risposte che l’intelligenza da sola non può dare, perdiamo l’incontro con gli altri, perdiamo la poesia’. Il proprio dell’essere umano, non è l’intelligenza in sé, ma l’atteggiamento del cuore che è capace di creare relazioni vere con il prossimo usando l’intelligenza per il perseguimento del bene morale e solo di esso. Gesti semplici come quelli manifestativi di attenzione verso l’altro, arricchiscono la società e sono il riflesso dell’amore di Dio per gli uomini. Senza di essi, i rapporti diventano più ‘freddi’ e distaccati”.
Come coniugare Intelligenza Artificiale e cuore?
“Se per un verso l’algoritmo è in antitesi con il cuore, poiché è il cuore che consente di mettere in comunione le persone (cfr. n. 14 ‘Dilexit Nos’), è anche vero che lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale permette di venire incontro a tante esigenze: per esempio gli assistenti vocali hanno portato una rivoluzione nella vita degli ipovedenti, che tramite il controllo vocale hanno la possibilità di accedere ai contatti dello smartphone e avviare chiamate telefoniche e così via. Questo è un solo uno dei tanti esempi che possiamo fare. Vi sono applicazioni concrete che snelliscono processi lavorativi e non solo.
Ma un conto è rendere più fruibili, più agevoli tante piccole attività quotidiane di una persona, altro è fare sentire amata una persona, curata, ‘oggetto’ di attenzioni salvifiche. Posta questa differenza, rimane il fatto che l’Intelligenza Artificiale, in qualche modo, potrebbe essere usata come uno ‘strumento’ che manifesta il desiderio di uomini intelligenti che, avendo ‘a cuore’ l’umanità, vogliono permetterle di migliorare alcune relazioni interumane oltre che di vita quotidiana”.
In cosa consiste il ‘Sistema 0’?
Il Premio Nobel Daniel Kahneman aveva affermato che le persone, per prendere decisioni e affrontare i problemi, utilizzano due diversi sistemi cognitivi: il ‘Sistema 1’, caratterizzato da pensiero rapido, intuitivo e automatico, e il ‘Sistema 2’, che rappresenta un pensiero più lento, analitico e riflessivo. Nell’alveo dell’human enhancement (miglioramento umano, ndr.), in cui avviene un vero e proprio potenziamento umano, recentemente è stato teorizzato il ‘Sistema 0’ da un gruppo di ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano sulla rivista ‘Nature Human Behaviour’, in cui si permette l’interazione fra l’intelligenza umana e quella artificiale, quasi in una forma ibrida, al fine di aiutare il pensiero critico: una sorta di estensione cognitiva o un assistente invisibile che potenzia le capacità intellettive, che certamente non può sostituire l’estro, l’intuito e il pathos che albergano nell’essere umano”.
Cosa può accadere se il cuore viene ‘svalutato’?
“Al n^ 11 dell’enciclica il papa scrive: ‘Se il cuore è svalutato, si svaluta anche ciò che significa parlare dal cuore, agire con il cuore, maturare e curare il cuore’. Sono queste le parole del papa che ci permettono di comprendere come sia necessario che l’umanità sia guidata verso l’autentico sviluppo della persona umana, sotto la luce della sapienza. L’invito del Signore ad amare ‘con tutto il tuo cuore’, ci ricorda che svalutare il cuore significa perdere la pregnanza dell’umanità: solo un cuore che è dal cuore di Cristo, che è conformato al Suo Cuore, che attinge da esso il suo amore, può amare, e non gli algoritmi calcolatori”.
(Foto: Aci Stampa)
Il giubileo della comunicazione racconta la speranza
Fino a domenica prossima a Roma si ritrovano i comunicatori social cattolici come ha affermato il prefetto del Dicastero per la comunicazione, Paolo Ruffini: “Non è una illusione, e nemmeno un algoritmo. La speranza di cui parliamo si fa in modo concreto, è la sostanza che muove le nostre vite. E’ quella spinta che muove ciascuno di noi a credere che le cose raccontate con qualsiasi mezzo (scrittura, parola, immagini) arrivino da qualche parte a costruire una relazione con chi legge, ascolta e guarda”.
Durante il meeting point sono stati presentati gli eventi del Giubileo del mondo della comunicazione con una proiezione di un breve video contenente le testimonianze di giovani professionisti dell’informazione coinvolti nel Giubileo della Comunicazione: da Timor-Leste al Canada, passando per Rwanda, Messico, Argentina, Spagna, in un giro del mondo attraverso i volti freschi e le parole colme di fiducia di chi crede, nel suo piccolo, di potere lasciare un segno positivo.
Presentando l’evento mons. Rino Fisichella, pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione, ha affermato che è importante vivere in prima persona il Giubileo: “Solo così si è capaci di una grande sfida, narrare agli altri la speranza”. L’arcivescovo ha spiegato che lo ‘schema’ che si inaugura oggi si ripeterà più o meno per gli altri eventi.
Sulla ‘comunicabilità’ della speranza si è soffermato mons. Lucio Adrián Ruiz, segretario del Dicastero per la Comunicazione, evidenziando il legame con la ‘missionarietà’ attraverso l’impegno di ‘andare nel mondo comunicando la speranza’ partendo dalla vita quotidiana fino ai macro-eventi.
Mentre nel pomeriggio quattro testimonianze hanno aperto una finestra sugli orizzonti di chi, nel prossimo futuro, sarà chiamato a raccontare un mondo in continua trasformazione, come quella di a Mariella Matera, che dal 2019 è protagonista di uno spazio di evangelizzazione social, chiamato Alumera, un ‘sogno’ che si è realizzato nel messaggio ricevuto da una ragazza sedicenne. “Non la conoscevo, ma seguiva il mio operato. Da qui ho capito quanto fosse importante ciò che faccio”.
Oppure Tatiana Paradiso, partita per l’Africa, impegnata nel coordinamento delle comunicazioni delle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù: “Fai la valigia, la settimana prossima parti per le missioni in Africa”. Invece Matteo Petri ha vissuto un’esperienza unica lavorando con i media vaticani e collaborando con l’associazione Meter, che combatte da anni la piaga degli abusi sui minori: “E’ stata una delle emozioni più grandi della mia vita da giornalista”. Invece Tommaso Cappelli ha creato una web radio ed oggi è responsabile nazionale per la comunicazione social e new media dell’Azione Cattolica Italiana.
Per questo nel messaggio per la giornata delle comunicazioni sociali il papa ha questo ‘sogno’: “Sogno per questo una comunicazione che sappia renderci compagni di strada di tanti nostri fratelli e sorelle, per riaccendere in loro la speranza in un tempo così travagliato. Una comunicazione che sia capace di parlare al cuore, di suscitare non reazioni passionali di chiusura e rabbia, ma atteggiamenti di apertura e amicizia; capace di puntare sulla bellezza e sulla speranza anche nelle situazioni apparentemente più disperate; di generare impegno, empatia, interesse per gli altri… Sogno una comunicazione che non venda illusioni o paure, ma sia in grado di dare ragioni per sperare”.
(Foto: Vatican News)
L’Amore al tempo dell’intelligenza artificiale, ma ‘Egli ci ha amati per primo’ (1Gv. 4,19)
Il filosofo e sociologo Zygmunt Bauman, nel 2003 coniava la definizione di ‘amore liquido’, dove indicava ormai lontana quell’idea di amore imperituro e inscalfibile su cui la società si era sempre fondata nelle generazioni precedenti. Amore liquido, perché liquida si è andata modificando la società e la famiglia, dove è andato emergendo l’individualismo sfrenato, sgretolando il buon vivere della comunità, priva del fondamento che è la fede: è l’amore, infatti, la forma della fede!
Mancando questo fondamento d’unità, mancando ‘il cuore’, la società non è più intesa come entità ‘solida’, ma appunto ‘liquida’: non fondandosi più sulla verità che promana da Dio, tutto è divenuto parziale, provvisorio e temporaneo. Esattamente un mese fa, a distanza di circa un ventennio, anche Papa Francesco ha parlato di questo concetto nella sua Lettera Enciclica ‘Dilexit Nos’ (24/10/2024), quando nelle prime battute dice che nell’attuale ‘società liquida’ si rende necessario parlare di cuore, perché è in atto una svalutazione del centro intimo dell’uomo.
L’Enciclica attualizza il concetto dell’amore umano, intrecciandolo in modo spirituale e sentimentale, senza mancare di fare riferimento alla società digitale, dove l’algoritmo è – potremmo dire – in antitesi con il cuore, poiché è il cuore che permette di mettere in comunione le persone (cfr. n. 14). Proprio in questo mondo in cui impera l’Intelligenza Artificiale, dice il Papa, ‘non possiamo dimenticare che per salvare l’umano sono necessari la poesia e l’amore’ (n. 20): caratteristiche che fanno parte dell’estro e dell’essenza umana e non riproducibili con calcoli computazionali.
Se da un lato non possiamo non riconoscere che l’Intelligenza Artificiale sia capace di elaborare dati complessi pressoché istantaneamente e con eccellenti risultati, essa non ha le caratteristiche sensoriali e delle emozioni che sono prettamente umane. L’Intelligenza Artificiale è e dovrà quindi essere uno strumento al servizio dell’umanità, per natura stessa delle macchine rispetto agli esseri umani: aspetti come la tenerezza, l’amore, i ricordi (non la memoria di un dato), sono tratti che identificano l’identità personale che non sono riproducibili dalla logica algoritmica.
Nonostante questi dati siano incontrovertibili, la tecnologia viene sempre più applicata anche per ‘promuovere’ le relazioni: dai siti di incontri agli assistenti virtuali, essa intende aiutare a trovare potenziali partner, a fornire consigli per migliorare le relazioni e comprendere le preferenze dell’altro attraverso l’analisi dei dati, sempre basandosi su algoritmi aventi l’intento di calcolare persino i sentimenti.
Si avverte, tuttavia, l’urgenza di saper fare interagire quanto di buono viene dagli sviluppi relativi all’Intelligenza Artificiale con la capacità critica dell’essere umano, che pur avverte il desiderio di potenziare il suo pensiero. E’ in quest’orizzonte che si inserisce il ‘Sistema 0’, teorizzato recentemente da un gruppo di ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano sulla rivista ‘Nature Human Behaviour’, per promuovere l’interazione fra l’intelligenza umana e quella artificiale, quasi in una forma ibrida, al fine di aiutare il pensiero critico, che ha solo nel cuore il centro di discernimento.
In questi termini, si potrebbe dire che l’Intelligenza Artificiale non è del tutto ‘senza cuore’ perché si potrebbe osare affermare che in questa tecnologia si possa riscontrare l’avere ‘a cuore’ le sorti dei deboli e delle persone con disabilità, che attraverso il buon uso di essa, è in grado salvare vite.
Era veramente necessaria in questo tempo una Enciclica che facesse chiarezza sul senso del cuore: ‘il cuore è il luogo della sincerità, dove non si può ingannare né dissimulare’ (n. 5). Continua il Santo Padre: “Se il cuore è svalutato, si svaluta anche ciò che significa parlare dal cuore, agire con il cuore, maturare e curare il cuore. Quando non viene apprezzato lo specifico del cuore, perdiamo le risposte che l’intelligenza da sola non può dare, perdiamo l’incontro con gli altri, perdiamo la poesia. E perdiamo la storia e le nostre storie, perché la vera avventura personale è quella che si costruisce a partire dal cuore. Alla fine della vita conterà solo questo” (n. 11).
Potremmo dire in conclusione: ‘Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo’ (1Gv 4, 19). Solo un cuore che è dal cuore di Cristo può amare, e non una ‘macchina autoapprendente’ capace solo di calcoli.
Don Nicola Rotundo: necessaria visione antropocentrica dell’Intelligenza Artificiale secondo Tommaso d’Aquino
“Risulta essere sempre più impattante l’Intelligenza Artificiale sulla quotidianità di ciascuno; che lo faccia in maniera diretta o trasversalmente, sta cambiando inevitabilmente il mondo e le relazioni rispetto a come lo abbiamo conosciuto fino ad ora. Ciò accade soprattutto a seguito dello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale Generativa, con la capacità, oltre che di auto-apprendere, di produrre contenuti complessi che imitano sempre più la creatività umana”.
Partiamo da queste brevi parole di don Nicola Rotundo, membro del consiglio direttivo del Centro Interuniversitario di Ricerca Bioetica (CIRB), condirettore delle collane ‘Tra storia e religioni’ e ‘Harmonic Innovation’ ed autore di ‘Intelligenza Artificiale: un punto di vista etico-sociale’, per cercare di comprendere il motivo per cui c’è tanta attenzione intorno all’Intelligenza Artificiale, che sta tracciando il futuro tecnologico della società:
“Il tema dell’Intelligenza Artificiale sta riscontrando grande interesse a tutti i livelli per via delle infinite applicazioni. Basti pensare a quelle in campo medico, dove l’Intelligenza Artificiale è divenuta fondamentale per la progettazione di nuovi farmaci o per lo sviluppo di nuove terapie. Sorprendente è l’ideazione di un particolare stetoscopio dotato di IA capace di identificare tempestivamente i segni di scompenso cardiaco, migliorando notevolmente la prevenzione del rischio cardiovascolare”.
Cosa è l’Intelligenza Artificiale generativa?
“Lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale si sta orientando sempre più verso quella che viene definita IA generativa, avente capacità di creare nuovi contenuti o idee come immagini, video, musica e non solo, tentando di imitare sempre più l’intelligenza umana, dove con un vero e proprio addestramento, le “macchine auto-apprendenti”, sono capaci di elaborare velocemente una gran mole di dati e informazioni simulando sempre meglio il comportamento umano. Tale simulazione manca però di quella scintilla che è propria degli esseri umani: l’anima”.
In quale modo è possibile difendersi dalle fake news costruite dall’Intelligenza Artificiale?
“L’Intelligenza Artificiale, se non è condotta in ultima istanza dall’uomo, rischia di elaborare dati senza distinguere le notizie vere dalle fake news, come ad esempio è accaduto quando il noto social X ha dato risalto ad alcune breaking news generate dal chatbox Grok di X sulla base di post che diffondevano disinformazione. Questo caso assieme ad altri, mostra come l’automazione spinta e la rimozione delle verifiche umane possano trasformare e distorcere la realtà.
Urge pertanto una revisione di questo approccio, bilanciando l’efficienza dell’IA con la supervisione umana, come anche sostenuto dal papa nel messaggio per la 58° Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali: Spetta all’uomo decidere se diventare cibo per gli algoritmi oppure nutrire di libertà il proprio cuore”.
C’è possibilità che l’Intelligenza Artificiale possa superare l’intelligenza umana?
“Partiamo dal sottolineare che l’intelligenza umana è dono di Dio (Siracide 17, 1-12). Attraverso di essa, afferma Tommaso d’Aquino, l’uomo è capace di cogliere l’essenza delle realtà materiali (Summa Theologiae. I, q. 85, a. 8, respondeo), per conoscere la verità che Dio ha impresso in ogni cosa da lui creata e per potersene servire secondo la volontà del suo Autore, rispettando sempre il fine per il quale, Egli, ha fatto ciascuna cosa.
L’uomo, però, non può affidarsi alla sola intelligenza umana per raggiungere il fine per il quale è stato creato da Dio, perché essa è fallibile. Deve lasciarsi illuminare dalla Rivelazione (che è certa) e dall’intelligenza teologica che su di essa si fonda (Summa Theologiae, I, q. 1, a. 1, respondeo). Questa intelligenza di cui stiamo parlando è, però, nell’uomo opera dello Spirito Santo, che con i suoi santi sette doni, compreso quello, proprio dell’intelletto, conduce l’uomo ad una conoscenza che altrimenti gli sarebbe preclusa (Summa Theologiae, II-II, q. 8, a. 1, respondeo). Da queste sintetiche considerazioni si evince chiaramente che l’Intelligenza Artificiale mai potrà superare l’intelligenza umana e, ancor meno, quella che si lascia illuminare dallo Spirito Santo”.
E’ possibile immettere competenze umanistiche nell’Intelligenza Artificiale?
“Non è solo possibile ma soprattutto doveroso. Affermo questo perché sviluppando l’Intelligenza Artificiale non ci si può solo fermare all’aspetto tecnico; è necessaria l’adozione di quei saperi metempirici capaci di dare un indirizzo alla ricerca scientifica e quella tecnologica di frontiera, dando giusto valore e rispetto alla dimensione etica.
A tal proposito ecco cosa scrive il papa per la 19^ Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato: Oggi è urgente porre limiti etici allo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, che con la sua capacità di calcolo e di simulazione potrebbe essere utilizzata per il dominio sull’uomo e sulla natura, piuttosto che messa a servizio della pace e dello sviluppo integrale”.
Allora in queste ‘situazioni’ quali capacità possono offrire le facoltà teologiche?
“Alcune Facoltà di Teologia si stanno premurando di mettere in dialogo la Filosofia e la Teologia Morale con l’Intelligenza Artificiale attraverso corsi rivolti agli sviluppatori ma anche ai fruitori dell’Intelligenza Artificiale. Sono percorsi che oserei dire necessari per i presbiteri e per i laici, poiché è fondamentale essere al passo coi tempi per gestire questa realtà ormai parte integrante del nostro quotidiano. Il mio personale auspicio è quello che in ogni Facoltà di Teologia possa essere istituito un corso curriculare atto a fornire gli elementi etici basilari che riguardano il rapporto con l’Intelligenza Artificiale, affinché i futuri presbiteri possano avere gli strumenti idonei per gestire una realtà così impattante sulla quotidianità”.
(Tratto da Aci Stampa)
Mariella Matera: l’Intelligenza Artificiale apre alla pace
“La Sacra Scrittura attesta che Dio ha donato agli uomini il suo Spirito affinché abbiano ‘saggezza, intelligenza e scienza in ogni genere di lavoro’… La scienza e la tecnologia manifestano in modo particolare tale qualità fondamentalmente relazionale dell’intelligenza umana: sono prodotti straordinari del suo potenziale creativo”.
Occorre una cultura di pace
“Saluto i partecipanti alla manifestazione ‘Pace in tutte le terre’, organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio, anche in altre città del mondo; come pure il Movimento Europeo di Azione Nonviolenta. E ricordo con gratitudine le innumerevoli iniziative di preghiera e di impegno per la pace che in questa Giornata si svolgono in tutti i continenti, promosse dalle comunità ecclesiali; in particolare menziono quella a livello nazionale che ieri sera ha avuto luogo a Gorizia”.
Da Milano mons. Delpini traccia la vita cristiana
Venerdì 8 settembre, con il pontificale presieduto da mons. Mario Delpini, si è aperto il nuovo anno pastorale della Diocesi ambrosiana, in occasione della festa della Natività di Maria, patrona della cattedrale. Durante la celebrazione eucaristica si è svolto il Rito di ammissione di 11 seminaristi al percorso verso l’ordinazione sacerdotale e di un laico che inizia il cammino per diventare diacono permanente.
Papa Francesco: gli algoritmi rispettino la dignità umana
Ieri mattina papa Francesco ha ricevuto in udienza i partecipanti all’incontro ‘Minerva Dialogues’ promosso dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione, sottolineando che il dialogo tra credenti e non credenti passa anche attraverso l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, che può diventare una via per costruire la pace:
Papa Francesco denuncia il rischio del pensiero unico
Nel 2020 si tenne la ‘Rome Call For AI Ethics’, un evento che mise in evidenza l’intenzione della Chiesa di assumere un ruolo di primo piano nel dibattito sull’etica dell’intelligenza artificiale; dopo un anno la Santa Sede ha istituito la Fondazione ‘renAIssance’, con sede alla Pontificia Accademia per la Vita, che aveva promosso l’incontro.





























