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Papa Leone XIV invita a preparare la Pasqua

“Ricorre oggi l’ottantesimo anniversario del bombardamento atomico della città giapponese di Hiroshima, e fra tre giorni ricorderemo quello di Nagasaki. Desidero assicurare la mia preghiera per tutti coloro che ne hanno subito gli effetti fisici, psicologici e sociali. Nonostante il passare degli anni, quei tragici avvenimenti costituiscono un monito universale contro la devastazione causata dalle guerre e, in particolare, dalle armi nucleari. Auspico che nel mondo contemporaneo, segnato da forti tensioni e sanguinosi conflitti, l’illusoria sicurezza basata sulla minaccia della reciproca distruzione ceda il passo agli strumenti della giustizia, alla pratica del dialogo, alla fiducia nella fraternità”: anche oggi al termine dell’udienza generale, dopo il messaggio inviato ieri, papa Leone XIV ha ricordato l’80^anniversario dei bombardamenti atomici sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki, rivolgendo un appello alla comunità internazionale per la pace.

Mentre nell’udienza generale papa Leone XIV, sempre proseguendo il ciclo giubilare ‘Gesù Cristo nostra speranza’, ha iniziato un ciclo di catechesi dedicate al mistero della passione, morte e risurrezione, riflettendo sulla preparazione della Pasqua chiesta da Gesù ai discepoli dal Vangelo di Marco: “E’ una domanda pratica, ma anche carica di attesa. I discepoli intuiscono che sta per avvenire qualcosa di importante, ma non ne conoscono i dettagli. La risposta di Gesù sembra quasi un enigma: ‘Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua’. I dettagli si fanno simbolici: un uomo che porta una brocca (gesto solitamente femminile in quell’epoca), una sala al piano superiore già pronta, un padrone di casa sconosciuto”.

La minuziosa descrizione è segno dell’amore di Gesù verso gli apostoli: “E’ come se ogni cosa fosse stata predisposta in anticipo. In effetti è proprio così. In questo episodio, il Vangelo ci rivela che l’amore non è frutto del caso, ma di una scelta consapevole. Non si tratta di una semplice reazione, ma di una decisione che richiede preparazione. Gesù non affronta la sua passione per fatalità, ma per fedeltà a un cammino accolto e percorso con libertà e cura. E’ questo che ci consola: sapere che il dono della sua vita nasce da un’intenzione profonda, non da un impulso improvviso”.

Ed anche la ‘sala pronta’ indica la cura dei particolari per rendere bella l’accoglienza: “Quella ‘sala al piano superiore già pronta’ ci dice che Dio ci precede sempre. Ancor prima che ci rendiamo conto di avere bisogno di accoglienza, il Signore ha già preparato per noi uno spazio dove riconoscerci e sentirci suoi amici. Questo luogo è, in fondo, il nostro cuore: una ‘stanza’ che può sembrare vuota, ma che attende solo di essere riconosciuta, colmata e custodita”.

Però, nonostante che sia tutto pronto, Gesù chiede agli apostoli collaborazione: “La Pasqua, che i discepoli devono preparare, è in realtà già pronta nel cuore di Gesù. È Lui che ha pensato tutto, disposto tutto, deciso tutto. Tuttavia, chiede ai suoi amici di fare la loro parte. Questo ci insegna qualcosa di essenziale per la nostra vita spirituale: la grazia non elimina la nostra libertà, ma la risveglia. Il dono di Dio non annulla la nostra responsabilità, ma la rende feconda”.

Gesù propone la stessa cosa oggi nell’Eucarestia: “Non si tratta solo della liturgia, ma della nostra disponibilità a entrare in un gesto che ci supera. L’Eucaristia non si celebra soltanto sull’altare, ma anche nella quotidianità, dove è possibile vivere ogni cosa come offerta e rendimento di grazie. Prepararsi a celebrare questo rendimento di grazie non significa fare di più, ma lasciare spazio. Significa togliere ciò che ingombra, abbassare le pretese, smettere di coltivare aspettative irreali”.

Il papa ha sottolineato che i preparativi sono necessari per un incontro: “Troppo spesso, infatti, confondiamo i preparativi con le illusioni. Le illusioni ci distraggono, i preparativi ci orientano. Le illusioni cercano un risultato, i preparativi rendono possibile un incontro. L’amore vero (ci ricorda il Vangelo) si dà prima ancora che venga ricambiato. È un dono anticipato. Non si fonda su ciò che riceve, ma su ciò che desidera offrire. È ciò che Gesù ha vissuto con i suoi: mentre loro ancora non capivano, mentre uno stava per tradirlo e un altro per rinnegarlo, Lui preparava per tutti una cena di comunione”.

Perciò il papa ha invitato a vivere la Pasqua nella vita: “Cari fratelli e sorelle, anche noi siamo invitati a ‘preparare la Pasqua’ del Signore. Non solo quella liturgica: anche quella della nostra vita. Ogni gesto di disponibilità, ogni atto gratuito, ogni perdono offerto in anticipo, ogni fatica accolta pazientemente è un modo per preparare un luogo dove Dio può abitare. Possiamo allora chiederci: quali spazi nella mia vita ho bisogno di riordinare perché siano pronti ad accogliere il Signore? Cosa significa per me oggi ‘preparare’? Forse rinunciare a una pretesa, smettere di aspettare che l’altro cambi, fare il primo passo. Forse ascoltare di più, agire di meno, o imparare a fidarmi di ciò che già è stato predisposto”.

E preparando si scoprono i segni: “Se accogliamo l’invito a preparare il luogo della comunione con Dio e tra di noi, scopriamo di essere circondati da segni, incontri, parole che orientano verso quella sala, spaziosa e già pronta, in cui si celebra incessantemente il mistero di un amore infinito, che ci sostiene e che sempre ci precede. Che il Signore ci conceda di essere umili preparatori della sua presenza. Ed, in questa disponibilità quotidiana, cresca anche in noi quella fiducia serena che ci permette di affrontare ogni cosa con il cuore libero. Perché dove l’amore è stato preparato, la vita può davvero fiorire”.

(Foto: Santa Sede)  

Papa Leone XIV prega per i cristiani del Medio Oriente

“Esprimo il mio profondo dolore per l’attacco dell’esercito israeliano contro la Parrocchia cattolica della Sacra Famiglia in Gaza City; come sapete giovedì scorso ha causato la morte di tre cristiani e il grave ferimento di altri. Prego per le vittime, Saad Issa Kostandi Salameh, Foumia Issa Latif Ayyad, Najwa Ibrahim Latif Abu Daoud, e sono particolarmente vicino ai loro familiari e a tutti i parrocchiani. Tale atto, purtroppo, si aggiunge ai continui attacchi militari contro la popolazione civile e i luoghi di culto a Gaza”: al termine dell’Angelus a Castel Gandolfo, papa Leone XIV ha lanciato un forte appello per la pace, esprimendo dolore per le vittime dell’attacco israeliano contro la parrocchia della Sacra Famiglia a Gaza.

Esprimendo ‘vicinanza’ ai cristiani del Medio Oriente il papa ha chiesto la cessazione del conflitto: “Chiedo nuovamente che si fermi subito la barbarie della guerra e che si raggiunga una risoluzione pacifica del conflitto. Alla comunità internazionale rivolgo l’appello a osservare il diritto umanitario e a rispettare l’obbligo di tutela dei civili, nonché il divieto di punizione collettiva, di uso indiscriminato della forza e di spostamento forzato della popolazione”.

E davanti a tale conflitto anche il papa è impotente, ringraziandoli della loro testimonianza con l’affido alla Madre di Dio: “Ai nostri amati cristiani mediorientali dico: sono vicino alla vostra sensazione di poter fare poco davanti a questa situazione così drammatica. Siete nel cuore del Papa e di tutta la Chiesa. Grazie per la vostra testimonianza di fede. La Vergine Maria, donna del Levante, aurora del Sole nuovo che è sorto nella storia, vi protegga sempre e accompagni il mondo verso albori di pace”.

Mentre prima della recita dell’Angelus ha ricordato il valore dell’ospitalità: “Ci vuole umiltà sia a ospitare sia a farsi ospitare. Occorrono delicatezza, attenzione, apertura. Nel Vangelo, Marta rischia di non entrare fino in fondo nella gioia di questo scambio. E’ tanto presa da ciò che le tocca fare per accogliere Gesù, che rischia di rovinare un momento indimenticabile di incontro. Marta è una persona generosa, ma Dio la chiama a qualcosa di più bello della stessa generosità. La chiama a uscire da sé”.

Infatti il tempo estivo è un invito alla scoperta di essere ospiti: “Il tempo estivo può aiutarci a ‘rallentare’ e a diventare più simili a Maria che a Marta. A volte non ci concediamo la parte migliore. Bisogna che viviamo un po’ di riposo, col desiderio di imparare di più l’arte dell’ospitalità. L’industria delle vacanze vuole venderci ogni genere di esperienza, ma forse non quello che cerchiamo. E’ gratuito, infatti, e non si può comprare ogni vero incontro: sia quello con Dio, sia quello con gli altri, sia quello con la natura.

Occorre solo farsi ospiti: fare posto e anche chiederlo; accogliere e farsi accogliere. Abbiamo tanto da ricevere e non solo da dare. Abramo e Sara, seppure anziani, si scoprirono fecondi quando accolsero con tranquillità il Signore stesso in tre viandanti. Anche per noi c’è tanta vita da accogliere ancora”.

Mentre ha celebrato la messa ad Albano, dove era atteso dal 12 maggio: “La dinamica di questo incontro può farci riflettere: Dio sceglie la via dell’ospitalità per incontrare Sara e Abramo e dar loro l’annuncio della loro fecondità, che tanto desideravano e in cui ormai non speravano più. Dopo tanti momenti di grazia in cui già li aveva visitati, torna a bussare alla loro porta, chiedendo accoglienza e fiducia.

Ed i due anziani coniugi rispondono positivamente, senza sapere ancora cosa succederà. Riconoscono nei visitatori misteriosi la sua benedizione, la sua stessa presenza. Gli offrono quello che hanno: il cibo, la compagnia, il servizio, l’ombra di un albero. Ne ricevono la promessa di una vita nuova e di una discendenza”.

Anche il Vangelo racconta l’accoglienza con due sfaccettature: “Pur in circostanze diverse, anche il Vangelo ci parla dello stesso modo di agire di Dio. Anche qui, infatti, Gesù si presenta come ospite a casa di Marta e Maria. Non è uno sconosciuto: è a casa di amici e il clima è di festa. Una delle sorelle lo accoglie con mille attenzioni, mentre l’altra lo ascolta seduta ai suoi piedi, con l’atteggiamento tipico del discepolo nei confronti del maestro. Come sappiamo, alle lamentele della prima, che vorrebbe avere un po’ di aiuto nelle faccende pratiche, Gesù risponde invitandola ad apprezzare il valore dell’ascolto”.

Il modo di accogliere mostra il rapporto con Dio: “Se infatti è importante che viviamo la nostra fede nella concretezza dell’azione e nella fedeltà ai nostri doveri, a seconda dello stato e della vocazione di ciascuno, è però pure fondamentale che lo facciamo partendo dalla meditazione della Parola di Dio e dall’attenzione a ciò che lo Spirito Santo suggerisce al nostro cuore, riservando, a tale scopo, momenti di silenzio, momenti di preghiera, tempi in cui, facendo tacere rumori e distrazioni, ci raccogliamo davanti a Lui e facciamo unità in noi stessi”.

Questo è la centralità della vita cristiana: “E’ questa una dimensione della vita cristiana che oggi abbiamo particolarmente bisogno di recuperare, sia come valore personale e comunitario che come segno profetico per i nostri tempi: dare spazio al silenzio, all’ascolto del Padre che parla e ‘vede nel segreto’. A questo scopo i giorni estivi possono essere un momento provvidenziale in cui sperimentare quanto è bella e importante l’intimità con Dio, e quanto essa può aiutarci anche ad essere più aperti, più accoglienti gli uni verso gli altri”.

Però ascolto e servizio costano ‘fatica’: “Sia il servizio che l’ascolto non sono sempre facili: richiedono impegno, capacità di rinuncia. Costa fatica, ad esempio, nell’ascolto e nel servizio, la fedeltà e l’amore con cui un papà e una mamma mandano avanti la loro famiglia, come pure costa fatica l’impegno con cui i figli, a casa e a scuola, corrispondono ai loro sforzi; costa fatica capirsi quando si hanno opinioni diverse, perdonarsi quando si sbaglia, prestarsi assistenza quando si è malati, sostegno quando si è tristi. Ma è solo così, con questi sforzi, che nella vita si costruisce qualcosa di buono; è solo così che tra le persone nascono e crescono relazioni autentiche e forti, e che dal basso, dalla quotidianità, cresce, si diffonde e si sperimenta presente il Regno di Dio”.

Il papa ha concluso l’omelia sottolineando che ascolto e servizio non possono essere separati: “Abramo, Marta e Maria, oggi, ci ricordano proprio questo: che ascolto e servizio sono due atteggiamenti complementari con cui aprirci, nella vita, alla presenza benedicente del Signore. Il loro esempio ci invita a conciliare, nelle nostre giornate, contemplazione e azione, riposo e fatica, silenzio e operosità, con sapienza ed equilibrio, tenendo sempre come metro di giudizio la carità di Gesù, come luce la sua Parola e come sorgente di forza la sua grazia, che ci sostiene oltre le nostre stesse possibilità”.

(Foto: Santa Sede)

L’Ucraina nel racconto del presidente dell’Azione Cattolica di Bologna Daniele Magliozzi

Da Bologna e Vicenza i giovani dell’Azione Cattolica Italiana nei mesi scorsi hanno visitato i giovani ucraini per ‘coltivare la speranza’ in un tempo in cui la guerra continua incessante, colpendo soprattutto i civili, grazie ad un gemellaggio, nato 2 anni fa, fra l’Azione Cattolica di Bologna e la chiesa greco cattolica ucraina; al ritorno in Italia hanno raccontato la loro esperienza: “L’idea del viaggio nasce dall’Azione Cattolica di Bologna, che (su iniziativa della Presidenza nazionale dell’Azione Cattolica Italiana) in questi anni ha ospitato molte volte gruppi di giovani ucraini. Un viaggio che ha toccato le città di Lviv, Ternopil, Bucha e Kiev, ed abbracciato la Chiesa greco-cattolica ed i suoi giovani che in questi anni non hanno mai perso di vista il bene, pur sperimentando l’orrore della guerra”.

La delegazione dell’Azione Cattolica di Bologna e dell’Azione Cattolica nazionale era composta dal presidente diocesano felsineo, Daniele Magliozzi, dall’assistente diocesano, don Stefano Bendazzoli, da Nicola Fava e Andrea Alberoni, rappresentanti del settore giovani dell’Azione Cattolica diocesana, e da Emanuela Gitto, vice presidente nazionale del settore giovani dell’associazione. Quindi abbiamo chiesto al presidente dell’Azione Cattolica della diocesi di Bologna, Daniele Magliozzi, di raccontare alcune impressioni:

“Tutte le associazioni laicali giovanili ucraine, anche le più piccole, si sono attivate per creare dei luoghi accoglienti di cura per tutti, a partire dai più piccoli. La Chiesa locale di Ternopil è vivissima e super impegnata, come i suoi giovani. Tutti, sin dal primo momento, hanno supportato le attività legate all’emergenza. Alcuni dei loro soci sono al fronte, ci hanno raccontato, quasi tutti hanno parenti stretti o amici in combattimento.

Superata la fase critica dei primi mesi di guerra, oggi servono la propria comunità con rinnovato slancio: c’è chi promuove attività estive per i figli dei militari, chi si è mosso per raccogliere fondi per sostenere le necessità urgenti delle famiglie, e chi continua ad accompagnare le domande di vita dei giovani. A Kyiv abbiamo incontrato i giovani della diocesi accolti lo scorso anno dall’Ac di Bologna. Non senza emozione, ci troviamo nei sotterranei della Cattedrale della Risurrezione, per chi è in presenza. Molti altri infatti si collegano su zoom, perché nelle loro città sono in corso allarmi aerei, e per questo non ci hanno potuto raggiungere. Siamo stati anche al santuario di Zarvanitsya per pregare e affidare alla Madonna una preghiera per la pace”.

Cosa avete sperimentato a Kiev?

“Nella visita abbiamo potuto constatare di persona i danni che la guerra sta facendo e l’opera fondamentale e straordinaria che la Chiesa cattolica ucraina sta compiendo; un lavoro enorme di supporto del tessuto sociale colpito da lutti, sofferenze fisiche e psicologiche. Abbiamo visitato molte città piene di manifesti di ragazzi giovani caduti in guerra, abbiamo incontrato gruppi giovanili che, nonostante le ferite enormi nei loro occhi e nei loro volti, hanno l’entusiasmo, la voglia di ripartire e di sognare. Siamo andati a Buča vicino Kyiv e abbiamo potuto vedere gli orrori e i massacri della guerra.

Arrivati in Ucraina siamo stati accolti da p. Roman Demush vice presidente della Commissione patriarcale per gli affari giovanili della Chiesa Cattolica ucraina, che ci ha ringraziato per la visita: ‘Questa visita di solidarietà è una prova molto preziosa del sostegno degli ucraini, della nostra Chiesa e, in particolare, dei giovani.

Quando i giovani ucraini dei territori più colpiti dalle ostilità hanno partecipato alle varie iniziative del progetto ‘Gli abbracci guariscono’, gli amici italiani hanno assicurato loro che li avrebbero ricordati nelle preghiere e che sarebbero venuti in visita in Ucraina. Questa visita è stata un mantenere la promessa fatta. Durante i nostri incontri con vari gruppi di giovani, ho ringraziato i rappresentanti dell’Azione Cattolica per la loro coraggiosa testimonianza di vicinanza. Dopotutto, venire in Ucraina ora è una decisione coraggiosa che ha stupito i nostri giovani’. Abbiamo anche incontrato il nunzio apostolico, mons. Visvaldas Kulbokas”.  

Cosa significa aver visitato Bucha?

“Il desiderio di ricostruire è forte, come ha raccontato Veronika Diakovych, la responsabile della ‘National Ukrainian Youth Association’ (Numo), che è in dialogo con le istituzioni per contribuire alla formulazione di una legge per le politiche giovanili. La loro missione è quella di creare ambienti sicuri, dove ragazzi e giovani possano crescere in serenità. Insieme a lei abbiamo visitato Bucha, la città martire nota per il massacro di civili durante l’occupazione russa.

Entrando, ci siamo subito accorti che i segni di distruzione stanno lasciando il posto a case di nuova costruzione. Qui ricostruire è segno di speranza, significa allontanare da sé le ferite di quei giorni di follia omicida. La Chiesa ortodossa al centro della città ha ancora segni dei colpi di mortaio e di mitragliatrice. Alle sue spalle, la stele con i nomi di tutti coloro che persero la vita nella strage e un elenco dei dispersi, come ci ha raccontato p. Roman: Bucha è diventata luogo di pellegrinaggio”.

In quale modo alimenterete questa amicizia con gli ucraini?

“Capire che siete qui mi dà la speranza che non siamo sole, ci ha detto una delle ragazze.

L’obiettivo che ci siamo dati come Azione Cattolica diocesana è quello di non dimenticarci mai di loro nella preghiera e di continuare in questo gemellaggio importante cercando di programmare alcune attività di accoglienza che possano aiutare i giovani ucraini a vivere più serenamente gli anni della loro vita”.

(Tratto da Aci Stampa)

Giornata del Rifugiato: occorre tutelare la persona

“E’ una realtà che interpella le nostre coscienze e ci chiama a fare di più per chi si trova in condizione di fragilità e bisogno per affermare l’inviolabilità della dignità di ogni persona. Non è solo questione umanitaria: è responsabilità giuridica e morale comune. Nella Giornata Mondiale del Rifugiato, si rinnova il dovere di ricordare che la tutela della persona, in ogni sua condizione, è principio fondativo della Repubblica Italiana, cuore dell’ordinamento europeo e pilastro del diritto internazionale”: così inizia il messaggio del presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, in occasione della giornata del rifugiato, che si celebra oggi.

Nel messaggio il presidente Mattarella ha sottolineato la sfida a cui è ‘chiamata’l’Italia: “L’Italia, anche per la sua collocazione geografica, si trova in prima persona a rispondere a questa sfida globale e ad affrontare le ragioni profonde di questi fenomeni. Si misurano in questo ambito le insufficienze dell’ordinamento internazionale che non riesce ad assolvere pienamente al compito di protezione di queste condizioni di fragilità, specie in questa fase di indebolimento e lacerazione delle relazioni fra gli Stati.

La visione della Repubblica Italiana, fondata sulla cooperazione multilaterale e sul dialogo, appare ancora più preziosa, con l’attivo coinvolgimento delle forze della società civile, per un approccio condiviso in grado di offrire risposte rapide, concrete ed efficaci”.

Alla fine del 2024, si stimava che 123.200.000 persone nel mondo fossero sfollate con la forza a causa di persecuzioni, conflitti, violenze, violazioni dei diritti umani ed eventi che hanno gravemente turbato l’ordine pubblico con un aumento di 7.000.000 persone, pari al 6% rispetto alla fine del 2023.

Mentre la Fondazione ISMU ha evidenziato che nello scorso anno, secondo i dati Eurostat, le domande di protezione internazionale presentate nei Paesi dell’Unione Europea sono state 997.000, con un calo del 12% rispetto al 1.130.000 del 2023. Inoltre con quasi 159.000 richieste di asilo l’Italia è terza dopo Germania e Spagna: “Le richieste presentate nel nostro Paese rappresentano il 16% di tutte quelle presentate nell’UE. Dal 2021 il numero di domande di protezione nel nostro Paese è in continua crescita e nel 2024 si è registrato il numero più elevato degli ultimi dieci anni”. 

I principali fattori che determinano la fuga rimangono i grandi conflitti come quello in Sudan, Myanmar e Ucraina. In Italia solo il 7,6% ottiene lo status di rifugiato. Per quanto riguarda le decisioni di prima istanza adottate, Fondazione ISMU ETS evidenzia che nello scorso anno in Italia quasi due terzi delle richieste di protezione (oltre 50.000 in numero assoluto su 78.000 esaminate) hanno avuto esito negativo. Il dato italiano è superiore a quello UE, dove gli esiti negativi sono meno della metà (48,6%). Nel 2024, dunque, nel nostro Paese sono state accolte poco più di un terzo delle richieste di asilo esaminate, e in particolare lo status di rifugiato è stato riconosciuto solo a 6mila persone, il 7,6% del totale”.

Relativamente alle decisioni di prima istanza sulle domande di asilo si rileva che negli anni 2012-2024 in Italia mediamente lo status di rifugiato viene riconosciuto in misura inferiore rispetto al complesso degli Stati Membri: il 10% dei casi a fronte di una media UE del 23%: “Nel nostro Paese, il dato più alto è stato raggiunto nel 2021, quando l’incidenza dello status di rifugiato è stata del 17% sul totale delle domande esaminate. Nel complesso dei Paesi UE, invece, è il 2015 l’anno in cui si è registrata la percentuale maggiore, con il 39% delle concessioni di protezione per Convenzione di Ginevra”. 

Una significativa peculiarità italiana è la protezione umanitaria, non prevista in molti Stati Membri: sul totale degli esiti positivi i permessi umanitari concessi nel 2024 sono stati il 41% del totale (oltre 11.000 casi), mentre nel complesso dei Paesi UE l’incidenza di tale forma di protezione è del 17%. Il peso relativo della protezione sussidiaria è invece simile tra Italia e totale UE: 38% vs 40%.

Infine nel 2024 hanno ottenuto lo status di rifugiato il 46% dei cittadini provenienti dall’Afghanistan, il 20% dei cittadini del Camerun, il 18% degli ivoriani e il 16% dei nigeriani. Per queste ultime nazionalità africane prevalgono le donne, che rappresentano oltre due terzi di coloro che hanno ottenuto lo status di rifugiato.  Nella media UE è l’Eritrea il Paese con la più alta percentuale di riconoscimento di status di rifugiato (oltre due terzi), seguito da Afghanistan (54%) e Somalia (36%).

Secondo il Centro Astalli i diritti umani sono posti in secondo piano, scavalcati dagli interessi delle nazioni: “ Secondo il Conflict Index 2024 di ACLED – Armed Conflict Location & Event Data, sono più di 50 i conflitti nel mondo, il numero più alto dal dopoguerra ad oggi. Così come milioni sono le persone rifugiate e sfollate, oltre 120.000.000, il numero più alto mai registrato da 80 anni a questa parte. Ottanta anni fa si assistette a una forte spinta di cambiamento collettivo. Era necessario un nuovo inizio, un impegno comune e condiviso per la costruzione di un nuovo futuro.

Una generatività che ieri come oggi è fondata sulla speranza che ‘non delude’. Oggi, mentre il mondo si scopre immobile davanti alle emergenze umanitarie e al grido di aiuto delle persone vulnerabili, in particolar modo se migranti e rifugiate, in balìa di muri legislativi e burocratici, di armi e giochi di potere, di onde, che si richiudono sui corpi sommersi nell’indifferenza generale, c’è bisogno di un sussulto di umanità fondata su un nuovo paradigma: un umanesimo planetario come nuova visione”.

Ed è stato evidenziato la speranza del ‘rifugiato’: “Alla miopia di un Occidente e di un’Europa che si rifiutano di guardare al di là dei propri orizzonti, si contrappone una speranza che è caratteristica comune di ogni persona rifugiata. Una speranza che è testimonianza incarnata nelle loro vite. Una testimonianza che si traduce in solidarietà spontanea di tanti cittadini e cittadine che aiutano i rifugiati con gesti concreti, superando la diffidenza e la paura, e di tanti rifugiati, essi stessi volontari nelle comunità, agenti di cambiamento e rappresentanti delle società che abitano. Tutti loro rivelano la vera dimensione dell’accoglienza: un incontro tra persone, tra uomini e donne che si conoscono e si riconoscono, un incontro di umanità, che apre a orizzonti nuovi”.

Associazione Dormitorio San Vincenzo De Paoli: a Brescia un concerto a sostegno delle donne

C’è un mondo di cui si parla poco. È il mondo delle donne che vivono ai margini. Si tratta di mamme con bambini, donne sole, senza lavoro, senzatetto e senza dimora. Sono vite segnate da un forte disagio che oggi registra numeri crescenti e alla quale a stento si riesce a rispondere. A Brescia, l’Associazione Dormitorio San Vincenzo de Paoli cerca di affrontare questa emergenza sociale e a ospitare quante bussano alla porta per usufruire del servizio ‘Emergenza donne’.

Si tratta di un’attività serale e notturna che accoglie le donne che vivono in una condizione di fragilità ed estremo disagio: donne, giovani e di mezza età, che arrivano dopo aver vissuto lunghi periodi di disagio, spesso dopo aver sviluppato problemi psichici o dipendenze. Donne vittime di violenza domestica e donne che hanno affrontato un lungo percorso di migrazione e ora sono richiedenti asilo.

“Solo nel 2024 abbiamo accolto 58 donne, 7 delle quali sono passate nei servizi di inclusione sociale”, spiega Bona Sulliotti, Presidente dell’Associazione Dormitorio San Vincenzo de Paoli e specifica: “Le richieste sono in aumento da circa due anni anche da parte delle richiedenti asilo prive di un posto all’interno dei SAI (Sistema di accoglienza e integrazione). All’interno della struttura però si possono accogliere solo 8 persone.  Da qui l’esigenza di organizzare un evento solidale.

Giovedì 12 giugno al Teatro San Barnaba di Brescia il pianista Angelo Santirocco si esibirà con un concerto di musica jazz, pop, rock. Il ricavato dei biglietti di ingresso sarà devoluto al servizio ‘Emergenza donne’. L’artista, che ha girato sui palcoscenici e per le strade di mezzo Mondo con il suo inconfondibile pianoforte rosa, farà tappa nella città lombarda e delizierà il pubblico con un’esibizione dalle sonorità rockeggianti e classiche, spaziando dalle colonne sonore di film come il Gladiatore, Pirati dei Caraibi fino a riscoprire i grandi classici della musica da piano.

“Speriamo di poter rafforzare la nostra attività che è nata nel periodo più freddo del 2018, su richiesta del Comune di Brescia. In quell’anno abbiamo accolto badanti anziane, donne vittime di violenza, donne con dipendenze attive, donne con gravi problemi sanitari e psichiatrici”, ha concluso Bona Sulliotti.

Una presenza importante sul territorio che, grazie al sostegno di educatori e volontari, garantisce un percorso di accompagnamento coordinato, dando la possibilità a diverse donne di essere ascoltate e indirizzate verso servizi specifici che evitano loro il ritorno in strada, in carcere o in altre situazioni di pericolo.

L’impegno dell’Associazione Dormitorio San Vincenzo sul territorio nasce nel 1994 come emanazione della Società di San Vincenzo De Paoli. La realtà ha il proposito di attuare azioni che, oltre all’assistenza concreta, offrano un percorso di reinserimento sociale che restituisca alla persona dignità e autonomia.

L’Associazione Dormitorio San Vincenzo ogni giorno accoglie 150 persone attraverso la gestione di diversi servizi: il Dormitorio maschile San Vincenzo e Duomo Room, le Case di accoglienza ‘San Vincenzo’ femminile e maschile, 15appartamenti destinati all’housing sociale, un appartamento di housing first e una villetta a Castenedolo.

Il sostegno è rivolto a uomini e donne o senza dimora che vivono situazioni difficili e storie complesse, connotate dall’abbandono, dalla dipendenza, dalla disgregazione dei legami familiari e dalla solitudine.

La Società di San Vincenzo De Paoli opera a Brescia dal 1858. Il costante servizio a sostegno del prossimo ha consentito di accrescere l’operato sul territorio grazie all’apertura del Dormitorio San Vincenzo 125 anni fa, era il Natale del 1899. Il Consiglio Centrale, con 31 Conferenze attive, opera nelle province di Brescia e di Mantova fornendo aiuto concreto a chi si trova in difficoltà tra poveri, emarginati e persone sole, e alla gestione operativa dell’Associazione Dormitorio San Vincenzo finalizzata all’accoglienza delle persone emarginate e senza dimora.

(Foto: San Vincenzo de’ Paoli)

Estate 2025: per frenare i prezzi del turismo le strutture religiose e non-profit resistono al carovita

L’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana (ORI) rende noti i risultati di un sondaggio condotto su un campione rappresentativo delle quasi 3000 strutture ricettive religiose e non-profit in tutta Italia, evidenziando il dato significativo che gli aumenti delle tariffe estive per il 2025 si mantengono ben al di sotto della media di settore.

Secondo l’indagine, l’incremento medio delle tariffe per il soggiorno nei mesi di luglio e agosto è solo del 4% rispetto all’estate 2024, contro un’impennata nel turismo dell’8/10% fino a punte del 20%. Più nel dettaglio, in queste particolari strutture per una camera doppia con colazione in vacanza si spendono mediamente € 83 al giorno, che arrivano a 138 euro se si sceglie la pensione completa.

Una famiglia di 4 adulti può così vivere una vacanza di una settimana in pensione completa con una spesa tra € 1.800 ed € 2.100 euro, secondo la zona scelta. Ancora meno se sono presenti bambini o si sceglie una camera quadrupla: “Queste strutture confermano la loro missione originaria di accoglienza accessibile, anche in un contesto di rincari generalizzati”, dichiara il presidente di ORI, Fabio Rocchi.

“Continuano ad offrire ospitalità sobria, di qualità, a prezzi equi, senza rinunciare ai valori di inclusione e solidarietà che le contraddistinguono”. Il sondaggio ha coinvolto case per ferie, foresterie, conventi, istituti religiosi, associazioni e fondazioni laiche senza scopo di lucro, presenti sia in contesti urbani che nelle aree rurali, marine e montane, tutte facenti riferimento al portale ospitalitareligiosa.it.

A Padova la tredicina di sant’Antonio

Dal primo giugno è iniziata la Tredicina in preparazione per la festa di sant’ Antonio da Padova ed il Santuario si arricchisce di eventi come il pellegrinaggio della Comunità filippina del Triveneto, che da alcuni anni si danno appuntamento in basilica per salutare frate Antonio, il santo più amato e venerato nel loro Paese. Sono diverse centinaia oggi i filippini presenti, giunti da tutto il Nord Italia, alcuni arrivati appositamente da Londra, per unirsi ai connazionali nella festa.

Ed in vista della solennità di sant’Antonio, i frati della basilica del santo di Padova hanno realizzato una speciale iniziativa digitale per accompagnare spiritualmente i devoti nei 13 giorni che precedono la festa del 13 giugno attraverso la serie ‘Antonio – Parole d’Amore, Parole di Speranza’, composta da tredici video della durata di circa 5 minuti ciascuno, che offrono un originale e profondo percorso di riflessione.

I video, concepiti come una sorta di ‘cammino antoniano’, presentano sant’Antonio a Padova durante gli ultimi mesi della sua vita terrena. In ciascun episodio, il Santo vive o ricorda momenti significativi del suo ministero, sia in città che nei luoghi attraversati durante le sue missioni. Da queste esperienze, Antonio trae spunti di riflessione che confluiranno nei 13 sermoni che sta scrivendo e che fanno parte della sua grande opera teologica e spirituale.

Infatti ‘speranza’ è la parola chiave di questo ‘Giugno Antoniano’, intitolato ‘Pellegrini di speranza con sant’Antonio’, con molti eventi culturali che declinano questo termine in maniera originale: al tema del cammino e dei cammini è stata dedicata la serata ‘Storia e storie di pellegrini lungo il Cammino di sant’Antonio’ con riflessioni e testimonianze sul pellegrinaggio e sul Cammino di Sant’Antonio con padre Luciano Bertazzo del Centro Studi Antoniani e Alberto Friso, che è anche project event manager del progetto Antonio800.

Mentre a mons. Giovanni Nervo, fondatore e primo presidente di Caritas Italiana, è dedicato il convegno ‘Carità e giustizia: le beatitudini quotidiane di mons. Giovanni Nervo’ di giovedì 5 giugno in Sala Studio Teologico al Santo. L’incontro è promosso dalla diocesi di Padova nell’ambito dell’avvio del processo di beatificazione del sacerdote e profeta della carità. A dialogare saranno Tiziano Vecchiato, presidente di Fondazione ‘Emanuela Zancan’, sul tema solidarietà e giustizia, e il teologo Andrea Toniolo sulla carità.

Per quanto riguarda il cartellone musicale del GA25, venerdì 6 giugno, nel cortile di Palazzo Moroni si terrà il concerto ‘Rosso di sera – La voce del Creato’ con voci soliste, piano, recitazione in occasione degli 800 anni del Cantico delle Creature di san Francesco con il soprano Silvia Rampazzo ed il tenore Cristian Lanza; al pianoforte Antonio Camponogara, con il contributo di Fineco Banca.

Infine, in occasione del Giubileo della Speranza in Basilica è a disposizione dei pellegrini un percorso giubilare in 10 tappe: Arca del Santo; Cappella della Madonna Mora; Cappella di san Giuseppe; Cappella delle Reliquie; Memoriale p. Placido Cortese; Cappella delle benedizioni; Penitenzieria; Croce ‘Voca me’ in Chiostro della Magnolia, Cappella del Santissimo, con possibilità di ritirare il ricordo del proprio Pellegrinaggio di Speranza al Santo in sala accoglienza del Messaggero di sant’Antonio. Il cartellone completo con tutti gli eventi culturali e le celebrazioni religiose è su www.santantonio.org.

Infine nell’ambito del Giugno Antoniano, ‘Antonio800’ ha presentato numeri, date, luoghi del cammino giubilare di 1.306 chilometri a staffetta con la reliquia di sant’Antonio dal centro della Francia a Padova, come ha spiegato fra Antonio Ramina, rettore della basilica di sant’Antonio: “Non siamo in grado di dire che sant’Antonio abbia scelto precisamente queste strade per passare dall’Italia alla Francia andata e ritorno, ma di certo la sua presenza è attestata in alcuni dei luoghi che tocchiamo: Brive-la-Gaillarde, Solignac, Limoges. Per il tratto italiano, sappiamo che Antonio fu a Vercelli, Milano, Verona, ovviamente a Padova. Il contesto storico è diventato occasione per lasciarci nuovamente interrogare dalla vita di sant’Antonio, dalla sua passione per Gesù e per l’annuncio della Buona Novella a ogni persona incontrata lungo la via. Ecco in sintesi perché vogliamo tornare sulle strade da lui percorse, affidando a Dio i nostri passi”.

Quindi ‘En Route con sant’Antonio’ è un cammino a staffetta ed un cammino di popolo, secondo la presentazione di fra Roberto Brandinelli, ministro della Provincia Italiana di S. Antonio di Padova: “A staffetta, perché in tanti concorreranno a camminare i 1.306 chilometri del percorso, con una modalità già sperimentata nell’estate 2022, quando avevamo attraversato l’Italia da Capo Milazzo, vicino a Messina, luogo del naufragio di Antonio, fino ad Assisi e quindi a Padova.

Poi è un cammino povero perché pienamente francescano, strutturato intorno a pochi elementi fondamentali: i passi lieti dei pellegrini, l’accoglienza fiduciosa richiesta bussando alle porte di conventi e parrocchie, il desiderio di pregare insieme e di lasciarsi toccare dalla bellezza dell’annuncio cristiano testimoniato da Antonio. Peraltro, una sua reliquia ex ossibus ‘camminerà’ con noi sulle spalle di un frate pellegrino, e sarà consegnata di volta in volta alle comunità cristiane incontrate lungo le 60 tappe fino alla ripartenza del giorno successivo”.

Marina Galati confermata presidente del CNCA

L’Assemblea nazionale del CNCA odv, riunitasi ieri online, ha confermato come presidente Marina Galati e ha eletto il Direttivo nazionale, ampliato da 3 a 5 membri: confermati Alessia Pesci e Mattia De Bei, eletti per la prima volta Silvia Rizzato e Antonio D’Aquino. Nel corso dell’Assemblea è stato anche approvato il cambio di nome, allineandosi a quanto già fatto dalla rete CNCA: da Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza e Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti.

La presidente Marina Galati ha confermato l’impegno concreto del nuovo Direttivo a rafforzare l’impatto sociale delle attività promosse dal CNCA odv a livello nazionale e internazionale. “Siamo in un tempo che richiede coraggio, visione e prossimità”, ha dichiarato Galati. “Il volontariato non è solo risposta all’emergenza, ma costruzione quotidiana di legami, diritti e possibilità. Il nostro impegno sarà quello di lavorare per sostenere il movimento delle persone e favorire la presa di parola, soprattutto giovanile, attraverso azioni di advocacy e sostegno a percorsi di auto-rappresentanza”.

Nel corso dell’Assemblea si è anche fatto il punto sulle attività recenti del CNCA odv. Particolare rilievo hanno avuto i due appuntamenti di VoCi Festival, tenutisi a novembre 2024: il primo si è svolto a Marzabotto, coinvolgendo le reti di famiglie accoglienti; il secondo a Cetraro, con protagonisti i giovani volontari. Entrambi gli eventi hanno rappresentato spazi fondamentali di incontro, scambio e co-progettazione.

Sono stati, inoltre, realizzati due progetti, in collaborazione con la rete CNCA e l’Associazione Maranathà, all’interno dei quali il CNCA odv ha avuto un ruolo attivo nello sviluppo e nella realizzazione delle attività. Complessivamente, i progetti e il festival hanno coinvolto circa 230 giovani, confermando l’impegno dell’organizzazione nella promozione della cittadinanza attiva tra le nuove generazioni.

Un ulteriore traguardo significativo è stato il finanziamento approvato di un nuovo progetto che consentirà al CNCA odv di ampliare il proprio raggio d’azione e consolidare le pratiche di solidarietà, partecipazione e inclusione.

Il CNCA odv proseguirà la sua azione anche nei prossimi mesi con attività che uniscono volontariato, pace e legami intergenerazionali, valorizzando l’incontro tra generazioni, territori e culture, nella prospettiva di una società più giusta, accogliente e solidale. La nuova governance si pone in continuità con il cammino sinora tracciato, ma con uno sguardo proiettato verso le sfide future.

“Il rinnovo delle cariche del CNCA odv”, ha dichiarato Caterina Pozzi, presidente della rete CNCA, “ha visto un ampliamento dei suoi componenti, passati da 3 a 5, con l’inserimento di due giovani operator3 sociali che ringraziamo di cuore. Un grazie di cuore anche a Marina, Alessia e Mattia per il rinnovato impegno. Il cammino del CNCA odv – che mette al centro la cittadinanza attiva e il coinvolgimento dei giovani e delle giovani – è un tassello fondamentale nel cammino comune di tutto il CNCA”.

Don Antonio Ruccia presenta la Madre di Dio come donna del Giubileo

“Con una lettura originale e pungolante, don Antonio ci conduce, insieme con Maria, a toccare le ferite dell’umanità e a entrare in esse come se fossero delle feritoie o delle porte da attraversare, appunto, per irrorare i meandri tortuosi della storia con la luce del Vangelo e con lo stile di Gesù, che non è venuto per condannare il mondo, ma perché quest’ultimo sia salvato per mezzo di Lui”: così si legge nella prefazione del libro ‘Maria, donna del Giubileo’, scritto da don Antonio Ruccia, parroco della chiesa di San Giovanni Battista a Bari e docente di teologia pastorale al Pontificio Istituto di teologia della vita consacrata ‘Claretianum’ di Roma ed alla Facoltà teologica di Bari.

A lui chiediamo di spiegarci il motivo per cui Maria è la donna del Giubileo: “In tanti parlano di Maria come donna e madre di speranza. A lei attribuiscono il ruolo di corredentrice della salvezza e la indicano come modello all’umanità in cammino verso il cielo. Parlare di Maria come donna di un giubileo che ruota tutto intorno alla speranza ci offre l’opportunità di cogliere come la madre di Gesù è colei che, aprendo la porta del suo cuore, ha aperto un ingresso mai chiuso. Attraverso lei si raggiunge sempre il Cristo.

Ci accompagna e non lascia nessuno fuori. Se qualcuno pensa che possano esserci dei figli che non hanno la possibilità di passare ma semplicemente spassare dinanzi alla porta che è Cristo, si sbagliano del tutto. Maria è donna del giubileo perché come lei anche noi dobbiamo avere il coraggio di uscire dall’egoismo e dalla passività e cercare quanti non hanno la forza di avvicinarsi al Cristo. Maria è uscita dalla porta di Nazaret. Per noi è il tempo di uscire dalla porta del giubileo e cominciare nuovi cammini”.

Per quale motivo la Madre di Dio è madre dei ‘giubilanti’?

“Se diamo per acquisito il fatto che il giubileo dei credenti del terzo millennio è uscire dalla porta poco prima attraversata e poi mettersi in marcia per andare ad incontrare gli assenti della nostra società, Maria diventa la Madre dei giubilanti perché è lei che cerca i figli abbandonati e delusi. I tanti che oggi deviano e l’escalation delle violenze su tutti i fronti, dalle guerre in atto agli atti di bullismo e all’uso delle armi anche nelle nostre città, devono farci rendere conto che la proposta di Maria è quella di non arrendersi mai. I cammini di nuova evangelizzazione unitamente a quelli di carità devono segnare la strada per una Chiesa dell’intraprendenza e della disponibilità. Il giubileo non è un anno del calendario o un tempo della Chiesa. Il giubileo indicatoci da Maria è il tempo di tutti quelli che camminano insieme per cambiare insieme un mondo che boccheggia e che ansima per le situazioni di precarietà e di assenza di Dio dalla vita di tanti”. 

Perché la Madonna è ‘icona dell’accoglienza’?

“Accogliere fa sempre rima con raccogliere. Maria è la Madre che prima accogliere il Cristo e poi raccoglie altri figli. Proviamo per attimo a pensare a chi resta indietro. Ci sono tanti che arrancano e restano al palo: i poveri, i bambini affamati, le donne violentate, le persone che ogni giorno devono cercare qualcosa per sopravvivere. Voi pensate che una donna come Maria che si è inventata il Magnificat e lo ha cantato dinanzi ad un’altra donna gravida come Elisabetta si limiterebbe a stare dinanzi ad un computer o al piccolo schermo mentre i migranti muoiono in mare o vengono rimandati indietro perché gente di ‘basso rango’? Maria è donna sollecita perché, essendo uscita dalla porta giubilare, traccia la strada per tutte le forme di accoglienza e per le dinamiche di una Chiesa del post-modernismo e della nuova evangelizzazione che oltrepassi anche le logiche della semplice sacramentalizzazione su cui continua a poggiare la pastorale contemporanea. Il vero giubileo sta nell’uscire e non nel temporeggiare!”    

Per quale motivo, pur obbedendo a Dio, ella è una donna irriducibile?

“Se dovessi pensare, in questo momento dove potrebbe essere la Madre di Gesù che mai ha lasciato suo Figlio indifeso, non avrei esitazione nel dire che la troverei tra le “donne irriducibili”. Sono quelle che continuano a lottare per ottenere giustizia per i desaparesidos di Plaza de Mayo o tra le strade di Gaza dove si combatte per una ‘striscia’ abitata nella stragrande maggioranza da poveri. Pensate che qualcuno posso fermarla? Se qualcuno lo pensa, credo che non la incontrerà mai. Noi che con i rosari continuiamo a sgranare ‘ave Maria’, dobbiamo sgranare dalle logiche della guerra chi continua a creare sacche di morte su cui spesso siamo indifferenti. Gesù è il re della pace e Maria è colei che esce per indicare proprio questa strada”.  

In quale modo ci si può vestire ‘di giubileo come Maria’?

“Non basta emozionarsi nel vedere i figli muoversi durante un’ecografia. Bisogna prepararsi per vestirli di amore ed essere genitori. Maria è Colei che ci insegna a vestire di amore il mondo, svestendoci di ogni forma di passività. Questo significa aprire la porta del cuore e permettere al Signore di entrare ancora nelle nostre vite per camminare e ‘sfoggiare’ gli abiti dell’amore che la società dell’indifferenza continuare a snobbare”.  

(Tratto da Aci Stampa)

Rapporto 2025 sull’ospitalità religiosa in Italia: come cambiano usi e costumi dell’accoglienza a pellegrini e turisti

L’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana ha pubblicato l’annuale Rapporto sullo stato delle accoglienze religiose e non-profit in Italia, che prende in esame le strutture ricettive di questo ambito destinate a chi viaggia per motivi spirituali, turistici, lavorativi e di studio: si tratta di Case per Ferie, Conventi, Monasteri, Istituti, Residenze universitarie, Case religiose…

Secondo lo studio, realizzato tramite il portale ospitalitareligiosa.it, questo settore dispone oggi di circa 190.000 posti-letto distribuiti in 2.940 strutture in tutta Italia, in leggera flessione rispetto agli anni precedenti, per la  riconversione di alcune strutture ad altri usi, primo fra tutti quello delle RSA per anziani. L’invecchiamento della popolazione spinge infatti Diocesi, Ordini e Congregazioni ad orientarsi con sempre maggiore attenzione verso un settore lasciato spesso scoperto dall’imprenditoria commerciale.

Tornando all’ospitalità religiosa di breve e medio termine, il Lazio e Roma offrono sempre la maggiore disponibilità, rafforzata con il Giubileo, con 32.897 posti letto suddivisi in 518 strutture. Più distanti Veneto (22.115), Lombardia (16.834) ed Emilia Romagna (15.730).

Se però si pone a confronto questi dati con la densità di popolazione, la situazione si ribalta ed emerge la Valle d’Aosta con un posto letto dell’ospitalità religiosa ogni 39 abitanti, seguita dalla francescana Umbria (1 ogni 74), dal Trentino-Alto Adige (1 ogni 133) e dalle Marche (1 ogni 140).

Cambia anche il rapporto con la tecnologia in queste strutture, di cui ora il 70% è dotato di Wi-Fi per gli ospiti. Le altre non sono rimaste indietro, ma per scelta fanno proprio dell’approccio offline una delle caratteristiche dell’offerta ricettiva. Ne è la riprova che si tratta quasi sempre di strutture situate in collina o montagna, luoghi ideali per ‘staccare la spina’ dalla frenesia del nostro quotidiano, smartphone compresi.

Per degustare le capacità culinarie dei gestori, non manca la possibilità di rivolgersi a quel 46% di strutture che offrono la pensione completa o la mezza pensione, rendendo così l’esperienza del soggiorno più coinvolgente. Una tradizione secolare in cucina che oggi gode anche di una ‘contaminazione’ grazie alla sempre più frequente presenza di religiosi e religiose provenienti da altri continenti.

Secondo il presidente dell’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana, Fabio Rocchi, questo settore dell’accoglienza, “poco conosciuto e non paragonabile ad altri comparti dell’ospitalità, merita sempre più l’attenzione del pubblico indistinto -credente o meno- per la capacità che ha di rinnovarsi, mantenendo però quella costante attenzione nei confronti degli Ultimi, grazie alla redistribuzione degli introiti nelle opere caritatevoli e assistenziali in Italia e nel mondo”.

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