Search Results for: fungo
Una mattina al Fungo, dove nasce il Bollettino del Sinodo
Poco più di trenta persone per una macchina perfetta che i giornalisti conoscono come “Bollettino del Sinodo”. Per capire come e dove questo piccolo miracolo in cinque lingue si compie ad ogni Assemblea sinodale, siamo andati a visitare gli uffici del Fungo. Si, non meravigliatevi del nome. L’entrata degli uffici affaccia su una piazzetta alle spalle del possente edificio dell’ Aula Paolo VI contraddistinta da una strana struttura che tutti chiamano da sempre “il fungo”. In effetti è una specie di tettoia costruita per riparare dalla pioggia chi arriva in auto nel retro dell’ Aula in automobile, primo fra tutti il Papa. La piazza oggi è intitolata a Giovanni Paolo II, ma nessuno la chiama così. Entrando per una porta, non proprio vistosa, si arriva ad una scaletta e su, su fino ad una serie di uffici e stanze. Scrivanie e computer, cartelle, fogli, sono disposti in un modo da rendere il lavoro funzionale. Ma di questo ti accorgi solo in un secondo momento. A dirigere la struttura Vik Van Brentegem assistente della Sala Stampa della Santa Sede conosciuto dai giornalisti soprattutto per il suo ruolo di organizzatore del lavoro della stampa durante i viaggi del Papa. Il Bollettino del Sinodo è di fatto una parte del lavoro della Sala Stampa che per il periodo sinodale offre questo servizio speciale.
La Chiesa ha celebrato il volto umano del mare nell’arcidiocesi di Rossano-Cariati
“In occasione della Domenica del Mare, la Chiesa ricorda questi uomini e queste donne non solo per il lavoro che svolgono o per le merci che trasportano, ma come persone create a immagine e somiglianza di Dio e dotate di una dignità inviolabile. Ciascuno di loro porta con sé una storia unica, plasmata da speranze e paure, fardelli e resilienza, relazioni e sogni che meritano di essere considerati, onorati e custoditi. Oggi, molti lavoratori del settore marittimo continuano ad affrontare incertezze e difficoltà crescenti. Il mare, che da sempre unisce popoli e nazioni, è sempre più segnato da tensioni, insicurezza, guerre e paura”: così inizia il messaggio del prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, card. Michael Czerny, per la Giornata del Mare, che si svolge questa domenica, dal titolo ‘Oltre le merci e il commercio: il volto umano del mare’.
In Italia la Giornata del Mare, a livello nazionale, è stata ospitata dall’arcidiocesi di Rossano-Cariati, apertasi sabato 11 luglio con la benedizione dei pescatori e dei pescherecci ed il convegno ‘Solidarietà verso i marittimi’, incentrato sui temi del lavoro e della vita delle comunità marinare, con la conclusione, domenica 12 luglio, della celebrazione eucaristica, presieduta dal vescovo della diocesi, mons. presieduta da mons. Maurizio Aloise. Per comprendere meglio il motivo, per cui la Chiesa dedica una domenica a questa Giornata, abbiamo contattato don Giuseppe Ruffo, direttore dell’Ufficio dell’Apostolato del Mare:
“La Chiesa celebra ogni anno la Domenica del Mare per accendere i riflettori su oltre un milione di marittimi, pescatori e operatori portuali il cui lavoro silenzioso e costante sostiene l’economia globale e il sostentamento di innumerevoli famiglie. L’obiettivo principale è ricordare che queste persone non sono semplici ingranaggi del trasporto merci, ma individui creati a immagine di Dio, dotati di una dignità inviolabile, le cui storie, sacrifici e speranze meritano di essere custoditi e valorizzati dalle comunità cristiane. Dedicare una giornata significa offrire preghiera, attenzione pastorale e concrete iniziative di solidarietà verso chi vive e lavora sul mare, ricordando il dovere di tutela del creato e della dignità delle persone”.
‘Paradossalmente, anche in un’epoca caratterizzata da una maggiore comunicazione digitale, molti marittimi vivono un isolamento sempre più profondo. La vicinanza tra gli esseri umani sta diventando sempre più rara’. Nel messaggio di quest’anno il card. Czerny invita a scoprire il volto umano del mare: quale è?
“Il ‘volto umano del mare’ è quello, troppo spesso invisibile, dei lavoratori marittimi che vivono una crescente e profonda solitudine. Questo volto è segnato da turni di lavoro ridotti, permessi a terra sempre più brevi e dalle pesanti conseguenze psicologiche dei conflitti armati che costringono molti equipaggi a restare confinati a bordo, nel timore per la propria incolumità. Dietro ogni nave e ogni porto ci sono storie di sacrificio, dedizione, solitudine, speranza e coraggio. Scoprire questo volto significa andare ‘oltre il carico e il commercio’, riconoscendo l’umanità, i sogni e le fragilità di chi naviga”.
‘Cristo non è rimasto al sicuro sulla riva, ma è entrato nella vulnerabilità di coloro che attraversavano acque agitate. Ancora oggi, il Signore accompagna tutti coloro che vivono e lavorano in mare, camminando accanto a coloro che affrontano incertezza, fatica, pericolo e separazione dalle proprie famiglie’. In quale modo la Chiesa ‘entra nella barca’?
“La Chiesa entra nella barca quando si fa prossima, quando si fa vicina alle persone. Lo fa attraverso i cappellani, i volontari dell’Apostolato del Mare e le realtà dell’organizzazione ‘Stella Maris’, che visitano le navi, ascoltano i marittimi, celebrano i sacramenti e offrono sostegno umano e spirituale. Entrare nella barca significa condividere le loro difficoltà, difendere la dignità del lavoro, promuovere la giustizia e testimoniare il Vangelo con gesti concreti di accoglienza, solidarietà e fraternità”.
In un mondo iperconnesso come ascoltare i marittimi?
“Viviamo nel paradosso dell’epoca attuale: siamo iperconnessi digitalmente, ma spesso disconnessi umanamente. I marittimi (pur dotati di sistemi di comunicazione satellitare) vivono un isolamento profondo, acuito dalla lontananza da casa, da contesti multiculturali e da turni estenuanti. In un’epoca in cui tutti parlano attraverso social, chat, mail, la Chiesa è chiamata a offrire uno spazio di ascolto silenzioso e accogliente. Non basta connettere le reti; bisogna connettere i cuori. La tecnologia va usata per unire e non per sostituire il contatto umano. In questo senso, i centri di pastorale marittima e gli incontri a bordo fungono da ‘porto sicuro’, dove i marinai possono trovare un punto di riferimento fondamentale per un reale sostegno morale, psicologico e pratico”.
‘Allo stesso tempo, il mare invita l’umanità a una riflessione più profonda. Gli oceani non sono unicamente vie commerciali o fonti di ricchezza economica, bensì fanno parte della creazione di Dio, affidata alla responsabilità e alla cura dell’uomo. Nutrono le popolazioni, forniscono mezzi di sussistenza e ci ricordano la bellezza e la fragilità della nostra casa comune’. In quale modo è possibile proteggere la vita umana e la vita marina?
“Proteggere la vita umana e quella marina significa prendersi cura della stessa casa comune. E’ necessario garantire condizioni di lavoro dignitose e sicure per chi opera sul mare ed, allo stesso tempo, salvaguardare l’ambiente marino dall’inquinamento, dallo sfruttamento eccessivo delle risorse e da ogni forma di degrado. Come ricorda l’enciclica ‘Laudato Sì’, la cura del creato e la cura della persona camminano insieme. Solo attraverso una cultura della responsabilità, della solidarietà e del rispetto sarà possibile consegnare un mare più sicuro e più sano alle future generazioni”.
(Tratto da Aci Stampa)
Domenica al pozzo di Samaria
Avvolta in abiti orientali, con un viso dolcissimo, avanzava lentamente con la maestà di una principessa. Un’anfora sulle spalle, portata con elegante leggerezza, la definiva subito: era la Samaritana. Blessy, una ragazza filippina aveva accolto volentieri questo impegno. Mentre Son, seminarista vietnamita, l’accompagnava con la musica di un flauto traverso. Il sapore orientale era tutto lì, in quei passi lenti e in quelle note.
‘Mi sembrava di essere proprio in Samaria!’, vi confesserà, poi, Pina, ancora piena di emozione. La Samaritana era sbucata di sorpresa alle spalle dell’’assemblea domenicale di sant’Agostino (Reggio Calabria), per percorrere calmamente tutta la navata centrale e sedersi ai piedi dell’altare, accanto ad un pozzo. Preparato nottetempo, infatti, questo era spuntato come un fungo da terra, tra sassi, decori e piante grasse: ‘Anche i bambini – vi dirà Enza – rimanevano conquistati, incantati dalla magia della scena’.
Mentre scorreva, poi, il racconto del Vangelo… Gesù, Parola viva, iniziava il dialogo con la donna Samaritana, rompendo per primo il silenzio. I loro sguardi si incrociano, i loro cuori entrano in sintonia. La Samaritana si fa ascolto. Sofferenza e umiliazione erano state fin qui sue compagne, ma ora si sente finalmente amata. A lei, donna straniera e di un’altro credo, il Messia dona l’acqua che disseta. Una sorgente, in lei ormai inaridita, ricomincia a sgorgare… si fa speranza e sorprendente energia missionaria.
La celebrazione si conclude, infine, mentre tutta l’assemblea si raccoglie in preghiera ai piedi della statua di Maria, la più umile ed eccelsa tra le donne. Proprio oggi, infatti, domenica 8 marzo, queste festeggiano la loro grande Giornata. Sopraggiunge, poi, la nostra Samaritana. Ed è per offrire un enorme bouquet di mimosa alla Madonna.
Il pensiero corre alle donne del nostro tempo, fragili, maltrattate e vittime di violenza, assetate di rispetto e dignità. Al canto finale, uscendo, ai fedeli sono distribuite frasi del vangelo in bocca a Gesù, preparate dai ragazzi della catechesi. Come a dissetare ad uno ad uno ogni discepolo con un’acqua viva: la Sua parola. Alle donne, evidentemente, anche un rametto di mimosa benedetta dallo sguardo di Maria. Strappa, così, spontaneo il loro sorriso… Sì, l’attesa della Pasqua apre sentieri di speranza davanti ad ognuno.
L’analogia con la Shoah dell’autocrate Azero Aliyev contro i prigionieri Armeni a Baku distorce la realtà storica e la strumentalizza
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 13.03.2026 – Vik van Brantegem] – L’Istituto Lemkin per la prevenzione del genocidio ha espresso ieri in una Dichiarazione profonda preoccupazione per le recenti dichiarazioni del Presidente dell’Azerbajgian, Ilham Aliyev, il quale ha paragonato i detenuti politici e i prigionieri di guerra Armeni ai leader nazisti condannati al processo di Norimberga. Durante un’intervista del 13 febbraio con il canale televisivo France 24, Aliyev ha affermato: “Chiedere la liberazione degli ex leader del Nagorno-Karabakh è la stessa cosa, se non peggio. I loro crimini sono peggiori di quelli commessi dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale”. Aliyev ha poi sostenuto che le richieste di liberazione dei detenuti Armeni equivalgono a chiedere agli Alleati di liberare i funzionari nazisti prima della loro condanna. Questa dichiarazione è particolarmente pericolosa nel contesto della guerra di aggressione israelo-americana contro l’Iran, che ha proiettato l’Azerbajgian in una posizione di alleato cruciale in tempo di guerra, garantendo al Presidente Aliyev un’impunità ancora maggiore di quella di cui ha goduto finora.
Contrastare la povertà educativa e la vulnerabilità dei minori migranti con il progetto ‘RemiX’
Ogni bambino dovrebbe poter crescere al sicuro, ascoltato e protetto. Ma in Italia sono ancora troppi i minori che vivono in condizioni di vulnerabilità, a prescindere dalla loro origine. Quando a queste fragilità si aggiungono le sfide legate al percorso migratorio – dalle difficoltà economiche all’isolamento culturale, dalla barriera linguistica alla scarsa conoscenza dei servizi – il rischio diventa più elevato.
In occasione della Giornata Mondiale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, celebratasi giovedì 20 novembre, Fondazione ISMU ETS ha evidenziato come in Italia sia cresciuta la vulnerabilità dei minori stranieri. Sulla base delle recenti statistiche dell’Istat su povertà e condizioni di vita, nel 2024 sono poco più di 2.200.000 le famiglie in povertà assoluta, cioè l’8,4% del totale delle famiglie residenti. Tra queste, quelle in povertà assoluta in cui sono presenti minori sono quasi 734.000 (12,3%).
Le condizioni socio-economiche sono particolarmente svantaggiose per le famiglie con cittadinanza non italiana: se si considerano le famiglie composte solamente da italiani, l’incidenza di povertà si attesta all’8,0%, mentre diventa cinque volte più elevata (40,5%) per quelle composte unicamente da stranieri (255mila famiglie). L’incidenza di povertà assoluta è del 33,6% nel caso di famiglie con minori composte da membri sia italiani sia stranieri (338mila nuclei).
L’incidenza di povertà assoluta delle famiglie dove sono presenti stranieri e minori registra i valori massimi nel Mezzogiorno, dove raggiunge il 46,2%, mentre è del 31,3% al Nord e del 30,6% al Centro. Al Sud, nelle famiglie di soli stranieri con minori l’incidenza raggiunge il 62,5% e interessa 51.000 nuclei familiari, mentre nelle regioni del Nord le 31.000 famiglie di soli stranieri presentano un’incidenza di povertà assoluta del 39%.
Fondazione ISMU ETS evidenzia che, secondo gli ultimi indicatori Istat, la situazione è ancora più critica per i minori sotto i 16 anni, che presentano livelli di vulnerabilità significativamente più elevati rispetto alla media. In particolare, i minori di 16 anni con cittadinanza straniera mostrano un rischio di povertà o esclusione sociale pari a 43,6%, valore superiore di oltre 20 punti percentuali rispetto al dato dei coetanei di cittadinanza italiana (23,5%).
Questo divario è particolarmente significativo nel Mezzogiorno, dove l’incidenza tra i minori stranieri è del 78,2%, quasi il doppio dei minori italiani (40,9%). Al Nord, la quota dei minori con background migratorio a rischio di povertà o esclusione sociale è di un terzo, ma resta importante la distanza dal valore dei coetanei con cittadinanza italiana (9,3%).
Il Progetto RemiX. In questo contesto si inserisce il Progetto RemiX – Reti di supporto per minori migranti, promosso da Fondazione ISMU ETS con il sostegno del Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (FAMI 2021–2027) e la collaborazione di enti pubblici e del Terzo Settore.
RemiX nasce per implementare il sistema dei servizi a supporto dei minori con background migratorio che vivono situazioni di vulnerabilità, promuovendo una rete di collaborazione tra pubblico e privato, la formazione delle operatrici e degli operatori in chiave interculturale e potenziando gli Spazi RemìX, evoluzione degli spazi già sperimentati con successo nel precedente progetto Remì (FAMI 2014–2020).
Gli Spazi RemiX, presenti a Milano, Pavia, Perugia, Caserta, Napoli e Castrovillari, sono luoghi di accoglienza, ascolto e orientamento dove bambini, adolescenti e famiglie con background migratorio possono trovare risposte ai propri bisogni. In ogni spazio opera un’équipe multidisciplinare composta da operatori sociali, psicologi, mediatori culturali e pedagogisti che, insieme agli attori del territorio, accompagnano i minori nei loro percorsi di crescita, promuovendo pari opportunità, autonomia e consapevolezza dei propri diritti.
Obiettivo del progetto è la promozione di interventi multidimensionali e partecipati che coinvolgano scuole, servizi sociali, enti locali e comunità di diaspora. Il progetto mira così a modellizzare un sistema integrato di prevenzione e presa in carico, capace di rispondere in modo rapido ed efficace alle diverse forme di vulnerabilità che colpiscono i minori e le loro famiglie.
Le mappe. Un elemento innovativo del progetto è la creazione di mappe territoriali multilingua, disponibili online e anche in formato cartaceo, dedicate alle sei città coinvolte con l’obiettivo di fare conoscere e rendere accessibili i servizi dedicati ai minori con background migratorio e alle loro famiglie, rispondendo a domande semplici ma essenziali come:
Dove posso trovare aiuto per i miei figli? Chi mi può aiutare a far valere i miei diritti? Dove posso andare se ho bisogno di parlare con qualcuno? Questi strumenti vogliono promuovere un approccio interculturale, offrendo alle famiglie non solo informazioni pratiche, ma anche fiducia e orientamento per costruire relazioni positive con la comunità locale.
Un ulteriore elemento chiave è il coinvolgimento dei Community Agents, persone appartenenti alle comunità migranti locali che fungono da ‘facilitatori’ tra i servizi territoriali e le famiglie. Il loro ruolo è fondamentale perché, grazie alla conoscenza diretta delle comunità e delle loro esigenze, riescono a far conoscere in maniera chiara e accessibile le opportunità presenti sul territorio, superando barriere linguistiche e culturali. Agendo come veri e propri ‘ponti di conoscenza’, hanno contribuito a coinvolgere attivamente le famiglie nel progetto RemìX e a orientarle verso i servizi dedicati ai minori con background migratorio in condizioni di fragilità.
Attraverso RemiX, Fondazione ISMU ETS intende rafforzare la rete di capitale sociale e istituzionale sui territori, valorizzando le sinergie già sperimentate con il precedente progetto “Remì” e promuovendo la replicabilità del modello in altri contesti regionali.
L’associazionismo cattolico: mai più Hiroshima e Nagasaki
“In modo particolare, esprimo i miei sentimenti di rispetto e affetto per i sopravvissuti di hibakusha, le cui storie di perdita e sofferenza sono un appello tempestivo a tutti noi per costruire un mondo più sicuro e promuovere un clima di pace. Sebbene siano passati molti anni, le due città rimangono ricordi viventi dei profondi orrori causati dalle armi nucleari. Le loro strade, scuole e case portano ancora cicatrici (visibili e spirituali) da quel fatidico agosto del 1945. In questo contesto, mi affretto a ribadire le parole così spesso usate dal mio amato predecessore papa Francesco: La guerra è sempre una sconfitta per l’umanità”.
Così inizia il messaggio che papa Leone XIV ha inviato a mons. Shirahama, vescovo di Hiroshima, per l’80^ anniversario del lancio della bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki, riprendendo un pensiero di un sopravvissuto, il dott. Takashi Nagai, che ha lasciato scritto: questa frase: ‘’La persona dell’amore è la persona del ‘bravery’ che non porta le armi’: “In effetti, la vera pace richiede la coraggiosa deposizione di armi, specialmente quelle con il potere di provocare una catastrofe indescrivibile. Le armi nucleari offendono la nostra umanità condivisa e tradiscono anche la dignità del creato, la cui armonia siamo chiamati a salvaguardare”.
Citando ancora papa Francesco nella lettera scritta nel 2023 al vescovo di Hiroshima, papa Leone XIV ha definito Hiroshima e Nagasaki ‘simboli della memoria’: “Nel nostro tempo di crescenti tensioni e conflitti globali, Hiroshima e Nagasaki si ergono come ‘simboli della memoria’, che ci esorta a respingere l’illusione della sicurezza fondata sulla distruzione reciproca assicurata. Dobbiamo invece forgiare un’etica globale radicata nella giustizia, nella fraternità e nel bene comune”.
Oggi, mentre si celebrano gli 80 anni dal primo uso bellico del nucleare, l’atomica non è più un fungo che si leva nel cielo, ma una nuvola invisibile che penetra nel sangue e nella psiche umana, in quanto le guerre odierne (dall’Ucraina al Medio Oriente) rimettono in circolo parole come ‘arma tattica’ e ‘deterrenza’, come hanno sottolineato Giuseppe Notarstefano, presidente nazionale di Azione Cattolica Italiana, Emiliano Manfredonia, presidente nazionale delle Acli, Matteo Fadda, presidente nazionale dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Francesco Scoppola e Roberta Vincini, Presidenti nazionali AGESCI, Cristiana Formosa e Gabriele Bardo, responsabili nazionali del Movimento dei Focolari Italia, e mons Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi Italia, in un messaggio in cui chiedono al Parlamento italiano di prendere posizione contro la ‘corsa’ al riarmo:
“Nel giorno in cui il mondo ricorda con dolore e vergogna il bombardamento atomico di Hiroshima, rilanciamo con forza l’appello al Parlamento e al Governo italiano: si ratifichi il Trattato ONU sulla Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW) e si prenda una posizione chiara contro la folle corsa al riarmo in atto nel nostro tempo”.
Il Trattato, entrato in vigore il 22 gennaio 2021, è una “svolta storica nella costruzione di un ordine mondiale fondato non sulla deterrenza della distruzione, ma sulla responsabilità condivisa, sul diritto internazionale e sul primato della vita umana”.
Per questo le associazioni richiamano il pensiero di pace di papa Francesco e papa Leone XIV: “Papa Francesco aveva affermato con chiarezza che è immorale non solo l’uso, ma anche il possesso e la produzione delle armi nucleari. Anche papa Leone XIV ha recentemente rimarcato che ‘la prospettiva di una rinnovata corsa agli armamenti e lo sviluppo di nuove armi, incluse quelle nucleari, la scarsa considerazione degli effetti nefasti della crisi climatica in corso e le profonde disuguaglianze economiche rendono sempre più impegnative le sfide del presente e del futuro’”.
E mettono in guardia coloro che ancora ‘gioca’ sulla deterrenza’: “La logica della deterrenza non garantisce la pace, ma perpetua il pericolo. E’ una logica antica, che oggi mostra tutta la sua inadeguatezza di fronte alle sfide globali, alle interdipendenze planetarie, alla necessità di salvare l’umanità dalla distruzione ecologica e nucleare”.
Per questo le associazioni cattoliche chiedono all’Italia di prendere posizione contro il riarmo nucleare: “L’Italia, Paese che ha fatto della pace un principio costituzionale e un tratto distintivo della sua presenza internazionale, faccia una scelta coraggiosa e lungimirante: aderire al TPNW, schierarsi per il disarmo nucleare, investire nella diplomazia, nella cooperazione e nella sicurezza condivisa. L’alternativa si chiama complicità e, di certo, porta ad un mondo meno sicuro, ad un futuro meno rispettoso della dignità umana”.
L’adesione a questo trattato dell’ONU per le associazioni è un chiaro messaggio di pace al mondo: “In un tempo in cui la guerra sta interessando direttamente l’Europa e il vicino Oriente, con la sua scia di orrori e di distruzioni, ratificare il Trattato Onu di proibizione delle armi nucleari, come da anni chiediamo in sintonia con la Campagna ‘Italia, ripensaci!’, rappresenterebbe un forte messaggio di pace e un preciso invito, rivolto anche agli altri paesi Nato, ad abbandonare la logica della deterrenza nucleare”.
Il messaggio si chiude con l’invito alla politica alla responsabilità di mettere al bando le armi nucleari: “Questo è il tempo della responsabilità. Questo è il tempo di dire: mai più Hiroshima. Mai più armi nucleari”.
Per il Giubileo delle Confraternite, dal 16 al 18 maggio 100.000 pellegrini a Roma da tutto il mondo
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 15.05.2025 – Vik van Brantegem] – Da domani venerdì 16 a domenica 18 maggio 2025 si terrà il grande evento giubilare dedicato alle Confraternite che richiamerà a Roma circa 100.000 fedeli. I partecipanti provengono da 100 Paesi di tutti i continenti e, in particolare, gruppi numerosi saranno presenti da Italia, Spagna, Stati Uniti, Malta, Francia e Brasile. Molti pellegrini arriveranno a Roma anche da Messico, Argentina, Colombia, Polonia, Regno Unito, Portogallo, Germania, Repubblica Ceca, Canada, India, Indonesia, Filippine, Cile, Etiopia, Australia e Nuova Zelanda. Questo event giubilare rappresenta un momento storico di unione tra le tradizioni religiose spagnole e la Chiesa universale, sottolineando l’importanza della devozione popolare nel tessuto della fede Cattolica.
Riflessioni sul conflitto in Terra Santa a Sogliano al Rubicone
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 16.01.2024 – Vik van Brantegem] – Sabato 13 gennaio 2024, dopo i 100 giorni di morte, buio e violenza in Terra Santa, si è svolta a Sogliano sul Rubicone la Conferenza Nulla è perduto con la pace, tutto può esserlo con la guerra. Riflessioni sul conflitto in Terra Santa, organizzata da Tania Bocchini, Sindaco di Sogliano al Rubicone, insieme all’amministrazione comunale e il Centro Internazionale per la Pace “Mons. Pietro Sambi”.
Le commissioni di delimitazione del confine tra Azerbajgian e Armenia hanno tenuto una riunione
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 30.11.2023 – Vik van Brantegem] – Oggi 30 novembre 2023, si è tenuta la quinta riunione della Commissione di Stato per la delimitazione del confine di Stato tra la Repubblica di Azerbajgian e la Repubblica di Armenia (azera) e della Commissione per la delimitazione del confine di Stato e la sicurezza dei confini tra la Repubblica di Armenia e la Repubblica di Azerbajgian (armena).
Come era la vita cattolica a Tyler sotto il governo del Vescovo Strickland e cosa dice la sua rimozione sulla sinodalità
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 18.11.2023 – Vik van Brantegem] – Negli ultimi tempi tutti gli occhi del mondo cattolico sono puntati su Tyler in Texas ed è bene vedere che le mendaci calunnie sul Vescovo Joseph Strickland vengono confutate da qualcuno che ha lavorato a stretto contatto e fruttuosamente con lui durante il suo governo pastorale della Diocesi di Tyler. In un intervisto della durata di 42’25” con Eric Sammons, conduttore e redattore capo di Crisis Magazine, trasmessa il 17 novembre 2023, Keith Fornier parla di com’era vivere da cattolico nella Diocesi di Tyler sotto il governo del Vescovo Strickland. Keith Fournier, Fondatore-Presidente del Consiglio di amministrazione della Common Good Foundation e della Common Good Alliance, è diacono da 27 anni ed è da 5 anni nella Diocesi di Tyler. Riportiamo di seguito le parti dell’intervista in riferimento al Vescovo Strickland e alla Diocesi di Tyler.





























