Mons. Moraglia: rinnovare l’inculturazione della fede

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“Oggi, in Italia, si commemora la Festa della Liberazione. Siamo, così, invitati a ricordare con rispetto e gratitudine quanti si sono battuti e hanno sacrificato la vita per conquistare libertà e democrazia. Il Vangelo di Marco raccoglie la predicazione e la testimonianza dell’apostolo Pietro che, come abbiamo ascoltato nella seconda lettura, lo chiama ‘figlio mio’. Per la sua antichità, questo Vangelo va considerato come una delle prime forme d’inculturazione del cristianesimo; la fede, infatti, genera cultura ed esprime cultura, pur rimanendo innanzitutto annuncio di fede”:

ricordando la liberazione dell’Italia il patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia, ha celebrato il patrono della città lagunare, che si appresta a celebrare l’Anno speciale, indetto per i 1200 anni dall’arrivo delle spoglie dell’evangelista Marco in città, che avrà inizio l’8 ottobre 2027 (giorno della memoria della dedicazione della Basilica di san Marco) e terminerà il 1° febbraio 2029 (giorno della memoria della translatio delle reliquie marciane).

Nell’omelia ha ricordato l’episodio del centurione romano: “Momento fondamentale del Vangelo è l’episodio del centurione (un romano, un pagano) che riconosce in Gesù il mistero della salvezza di Dio… L’uomo non prevenuto, anche se lontano, dinanzi alla morte di Gesù ne riconosce il mistero, anzi, la divinità. Va oltre quelle letture del Vangelo che proiettano il proprio io e così ne manipolano il messaggio”.

Quindi è un invito a comprendere oggi i contenuti evangelici per poter annunciare la resurrezione di Cristo: “Il Vangelo di Marco (il più breve dei quattro) esprime come la fede cristiana nasca dalla fede apostolica e non dalle precomprensioni umane. Anche noi, oggi, siamo invitati a guardare al Vangelo di Marco per comprenderne i contenuti e lo stile e così rinnovare l’ ‘inculturazione’ della buona notizia di Gesù, il Crocifisso Risorto, nella società piena di contraddizioni del nostro tempo”.

Questa è la sfida culturale a cui il cristiano è chiamato: “La nostra epoca non è dissimile, in molti aspetti, a quella in cui visse Marco: la ‘sfida culturale’ richiama anche oggi la necessità di un’evangelizzazione in contesti non cristiani, rimanendo fedeli a Cristo… Il Vangelo marciano può così essere considerato l’ ‘espressione di fede della Chiesa’ nell’importante opera iniziale di inculturazione dell’evento cristiano…

Ed una vera inculturazione mai compromette la fedeltà all’evento Cristo che si è inserito nella storia e cultura ebraica e, poi, in quella di Roma e in quella greca. Il Vangelo annuncia e trasmette la fede apostolica e porta a riconoscere in Gesù, il Crocifisso risuscitato, il Figlio del Padre fatto carne, rivelatosi nella nostra umanità”.

Il patriarca ha insistito sull’annuncio del Vangelo a tutti, riprendendo la sua lettera pastorale: “E’ il Vangelo di Gesù che va annunciato a tutti e non le nostre opinioni personali. Non vi è altro nome all’infuori di Gesù che può salvare l’uomo e Pietro lo attesta nella sua prima predicazione rispondendo alle esigenze di verità, di giustizia, di gioia…

Innanzitutto la famiglia (realtà antropologica fondamentale) e luogo di trasmissione della fede alle nuove generazioni. Il vescovo de Laval cura poi molto l’educazione (fonda scuole e il Seminario), s’impegna a favore della giustizia sociale ed è chiamato il ‘vescovo di tutti’ per la sua attenzione ai più piccoli, ai malati, ai bisognosi”.

La preghiera che il patriarca ha rivolto al patrono della città è stata quella di percorrere strade di ‘giustizia e di speranza’: “San Marco ci insegni a percorrere le vie di giustizia e di speranza di cui oggi la nostra Chiesa e il nostro mondo hanno bisogno, non dimenticando che ‘ogni vera riforma della Chiesa nasce non dalle strutture, non dai piani pastorali, non dai convegni o da progetti fatti a tavolino, ma dalle persone e, più esattamente, dai santi’…

A tal proposito annuncio ufficialmente che l’Anno marciano (indetto per i 1200 anni dall’arrivo delle spoglie dell’evangelista Marco in città) avrà inizio l’8 ottobre 2027 (giorno della memoria della dedicazione della Basilica di San Marco) e terminerà il 1° febbraio 2029 (giorno della memoria della translatio delle reliquie marciane)”.

Un anno non solo celebrativo, ma anche culturale: “Per questi motivi, il cammino verso l’Anno marciano (e l’Anno stesso) non sarà costituito solo da momenti celebrativi di carattere liturgico e sacramentale (che pur ne rimangono il cuore pulsante) ma proporrà anche iniziative di carattere pastorale e culturale: pellegrinaggi, indicazione di itinerari artistici, eventi ecumenici ed interreligiosi, progetti ‘aperti’ a varie e diverse realtà del territorio, concorsi e mostre in ambito storico-artistico, concerti, convegni e giornate di studio, strumenti e pubblicazioni di supporto”.

Concludendo l’omelia ha invitato a pregare per la pace: “Purtroppo, anche quest’anno la festa del patrono san Marco si celebra in un tempo di guerra, segnato da distruzioni e, soprattutto, morte. Operiamo allora per quanto è in nostro potere e preghiamo in sintonia con papa Leone XIV che interviene con continui (ed inascoltati) appelli. Ringraziamo il Santo Padre per la sua ferma e chiara condanna della guerra. E chiediamo che si fermi ogni violenza e sopraffazione in particolare nei confronti dei civili, soprattutto bambini, anziani e donne. Giunga, per tutti, finalmente, l’atteso tempo di pace”. (Foto: Patriarcato

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