Papa Leone XIV: la santità è costitutiva della Chiesa
“A seguito di queste ultime ore di grande tensione per il Medio Oriente e per tutto il mondo, accolgo con soddisfazione e come segno di viva speranza, l’annuncio di una tregua immediata di due settimane. Solo attraverso il ritorno al negoziato si può giungere alla fine della guerra. Esorto ad accompagnare questo tempo di delicato lavoro diplomatico con la preghiera, auspicando che la disponibilità al dialogo possa divenire lo strumento per risolvere le altre situazioni di conflitto nel mondo. Rinnovo a tutti l’invito a unirsi a me nella Veglia di preghiera per la pace che celebreremo qui nella Basilica di San Pietro sabato 11 aprile”.
Con queste parole al termine dell’udienza generale papa Leone XIV ha espresso soddisfazione per l’annuncio del presidente Trump di un ‘cessate il fuoco’ di due settimane, dopo aver pronunciato ieri parole duro contro chi alimentava la guerra: “Oggi come tutti sappiamo c’è stata anche questa minaccia contro tutto il popolo d’Iran e questo veramente non è accettabile. Iniziamo al dialogo. Come risolvere i problemi senza arrivare a questo punto. Invece siamo qui: bisogna pregare tanto, vorrei invitare tutti a pregare ma anche a cercare come comunicare forse con i congressisti, con le autorità, a dire che non vogliamo la guerra, vogliamo la pace. Siamo un popolo che ama la pace e c’è tanto bisogno di pace nel mondo”.
Mentre nell’udienza generale ha continuato la catechesi sulla Costituzione dogmatica ‘Lumen Gentium’, riguardante la vocazione alla santità: “La santità, secondo la Costituzione conciliare, non è un privilegio per pochi, ma un dono che impegna ogni battezzato a tendere alla perfezione della carità, ossia alla pienezza dell’amore verso Dio e verso il prossimo. La carità è, infatti, il cuore della santità alla quale tutti i credenti sono chiamati: infusa dal Padre, mediante il Figlio Gesù, questa virtù ‘regola tutti mezzi di santificazione, dà loro forma e li conduce al loro fine’… Questa disponibilità alla testimonianza si avvera ogni volta che i cristiani lasciano segni di fede e d’amore nella società, impegnandosi per la giustizia”.
Ed ha ribadito che la santità della Chiesa è costitutiva: “La Lumen gentium descrive la santità della Chiesa cattolica come una sua caratteristica costitutiva, da ricevere nella fede, in quanto essa è creduta ‘indefettibilmente santa’: ciò non significa che lo sia in maniera piena e perfetta, ma che è chiamata a confermare questo dono divino durante il suo pellegrinaggio verso la meta eterna, camminando ‘fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio’. La triste realtà del peccato nella Chiesa, cioè in tutti noi, invita ciascuno a condurre un serio cambiamento di vita, affidandoci al Signore, che ci rinnova nella carità”.
Tale ‘caratteristica’ è essenziale per la vita cristiana: “Proprio questa grazia infinita, che santifica la Chiesa, ci consegna una missione da compiere giorno dopo giorno: quella della nostra conversione. Perciò la santità non ha soltanto natura pratica, come se fosse riducibile a un impegno etico, per quanto grande, ma riguarda l’essenza stessa della vita cristiana, personale e comunitari”.
Ed all’interno della vita cristiana è importante anche la vita consacrata: “Nel popolo santo di Dio essa costituisce un segno profetico del mondo nuovo, sperimentato nel qui ed ora della storia. Infatti, segni del Regno di Dio, già presente nel mistero della Chiesa, sono quei consigli evangelici che danno forma ad ogni esperienza di vita consacrata: la povertà, la castità e l’obbedienza”.
Quindi le virtù sono ‘doni’ per conservare la libertà: “Queste tre virtù non sono prescrizioni che incatenano la libertà, ma doni liberanti dello Spirito Santo, attraverso i quali alcuni fedeli sono consacrati totalmente a Dio. La povertà esprime il pieno affidamento alla Provvidenza, liberando dal calcolo e dal tornaconto; l’obbedienza ha per modello il dono di sé che Cristo ha fatto al Padre, liberando dal sospetto e dal predominio; la castità è la donazione di un cuore integro e puro nell’amore, a servizio di Dio e della Chiesa”.
Attraverso questo stile di vita passa la vocazione alla santità: “Conformandosi a questo stile di vita, le persone consacrate testimoniano l’universale vocazione alla santità di tutta la Chiesa, nella forma di una sequela radicale. I consigli evangelici manifestano la partecipazione piena alla vita di Cristo, fino alla croce: è proprio dal sacrificio del Crocifisso che tutti veniamo redenti e santificati!
Contemplando questo evento, sappiamo che non c’è esperienza umana che Dio non redima: persino la sofferenza, vissuta in unione con la passione del Signore, diventa via di santità. La grazia che converte e trasforma la vita ci rafforza così in ogni prova, indicandoci come meta non un ideale lontano, ma l’incontro con Dio, che si è fatto uomo per amore”.
(Foto: Santa Sede)




























