Banca Etica e Cei per una ‘pace disarmante’
“Il presente documento, Educare a una pace disarmata e disarmante, invita a riscoprire la centralità di Cristo ‘nostra pace’ in ogni annuncio e impegno per promuovere la riconciliazione e la concordia, e si inserisce nel solco della Dottrina sociale della Chiesa, con un’analisi attenta della situazione attuale segnata da numerosi conflitti; dall’ ‘inutile strage’ di persone, per lo più civili e bambini; da una mentalità che rincorre la strategia della deterrenza degli armamenti, che può cambiare l’economia e la cultura dei nostri Paesi; da una violenza diffusa che rischia di diventare una cultura che affascina soprattutto i più giovani”: nello scorso novembre l’Assemblea Generale della CEI aveva approvato la nota pastorale ‘Educare a una pace disarmata e disarmante’, pubblicata il 5 dicembre.
Nella nota i vescovi sottolineavano la centralità di Cristo ‘nostra pace’ in ogni annuncio e impegno per promuovere la riconciliazione e la concordia, e si inserisce nel solco della Dottrina sociale della Chiesa, con un’analisi attenta della situazione attuale segnata da numerosi conflitti. Inoltre c’è un costante riferimento agli ‘artigiani ed architetti della pace’, che in ogni epoca sono stati l’esempio più vero che ‘la pace non è un’utopia spirituale: è una via umile, fatta di gesti quotidiani, che intreccia pazienza e coraggio, ascolto e azione’. Alla loro testimonianza le comunità cristiane sono sempre chiamate ad attingere esempi e parole efficaci anche nel nostro tempo.
Per questo il Gruppo Banca Etica accoglie con piena condivisione la nota Pastorale della CEI, come ha sottolineato il presidente di Banca Etica: “In un’epoca segnata da conflitti e dalla corsa al riarmo, l’intervento dei vescovi italiani non è solo un richiamo etico, ma una bussola politica ed economica necessaria per allontanare l’umanità dalla pericolosissima china bellicista intrapresa e riportarla verso la costruzione di un benessere condiviso.
Per il movimento della finanza etica, che opera quotidianamente affinché il denaro sia uno strumento al servizio della giustizia sociale e non della distruzione, il documento della CEI rappresenta un’autorevole incoraggiamento per tutte le persone e le organizzazioni convinte che la pace non è un’astrazione, ma il risultato di scelte concrete, a partire da quella su dove orientare i flussi finanziari e il nostro risparmio.
In particolare, il Gruppo Banca Etica sottolinea tre passaggi cruciali della Nota: “Il contrasto alla corsa globale agli armamenti e all’attivismo bellicista europeo: Banca Etica, come la CEI, ha espresso forte preoccupazione per la strategia di riarmo che sta investendo l’Unione Europea. La spinta verso la produzione e il commercio di armi, incluse quelle nucleari, segna un pericoloso arretramento rispetto ai trattati di non proliferazione siglati nei decenni recenti. Trasformare l’Europa in un hub militare non significa solo tradire la sua vocazione di progetto di pace ma sottrarre risorse vitali alla transizione ecologica e al benessere delle comunità. Indirizzare i risparmi privati dei cittadini e delle cittadine verso questa folle corsa al riarmo è scellerato”.
Il presidente Aldo Soldi ha sottolineato che ‘le armi non sono mai neutrali: concordiamo con forza con tutti coloro che denunciano la fragilità della posizione che considera le armi strumenti moralmente neutri. Ogni arma è intrinsecamente ‘orientata all’uccisione e al ferimento’, la sua stessa esistenza non è un atto neutrale”.
Da qui la sottoscrizione ad una responsabilità di investitori e risparmiatori: “Chi sostiene finanziariamente queste imprese contribuisce, anche inconsapevolmente, a un’economia di guerra che condiziona le agende dei governi. La presa di distanza dall’industria bellica è oggi un dovere civile e una forma di obiezione di coscienza finanziaria”.
Il Gruppo Banca Etica, oltre a non dare credito e a non investire nel settore della produzione e commercio di armi, promuove la pace e le organizzazioni che operano per consolidarla, favorendo il contrasto alle disuguaglianze e l’inclusione sociale: “Esercitare il ‘disarmo’ significa anche scegliere dove orientare il risparmio. Solo togliendo ossigeno finanziario all’industria bellica potremo educare a una pace che sia, finalmente, disarmante”.
Per questo il Servizio della CEI per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli, grazie ai fondi 8xmille, ha finanziato dal 1991 più di 18.000 progetti in 111 Paesi per € 2.600.000.000, di cui oltre la metà (58,2%) ha riguardato Paesi in guerra (57,6% dei fondi messi a disposizione).




























