Papa Leone XIV: nel rapporto tra fede e ragione il volto di Dio

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“Avete riflettuto su tematiche di urgente attualità, che mi stanno molto a cuore, come anche ai miei predecessori san Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco: la sostenibilità ambientale e la custodia del creato sono infatti impegni irrinunciabili per la sopravvivenza del genere umano e hanno un immediato riflesso sull’organizzazione delle nostre società e sulla possibilità di una convivenza umana pacifica e solidale”: è l’inizio del discorso di papa Leone XIV nell’udienza concessa ai partecipanti alla Pontificia Accademia di Teologia al termine del seminario internazionale sul tema Creato, Natura, Ambiente per un mondo di Pace.

Nel discorso che ha concluso il seminario il papa ha sottolineato la necessità di  un impegno per superare le barriere culturali e sociali: “Allo stesso tempo, qualsiasi sforzo per migliorare le condizioni ambientali e sociali del nostro mondo richiede l’impegno di tutti, ciascuno per la sua parte, in un atteggiamento di solidarietà e collaborazione che superi barriere e limiti regionali, nazionali, culturali e anche religiosi. L’orizzonte interculturale e interreligioso che avete dato al vostro Seminario è di auspicio per ulteriori e sempre più intensi scambi, per iniziative incisive e feconde”.

Tale impegno corrisponde al nuovo profilo dell’Accademia teologica: “Ciò corrisponde al rinnovato profilo dell’Accademia di Teologia voluto da papa Francesco, che ha dato una nuova configurazione a questa Istituzione plurisecolare della Santa Sede. Avendo come bussola la Lettera apostolica ‘Ad theologiam promovendam’ che, poco meno di due anni fa, ha accompagnato la promulgazione dei nuovi Statuti e delle linee programmatiche, vorrei in particolare soffermarmi sullo slancio missionario e dialogico dell’impresa teologica a venire”.

Ecco il motivo per cui la teologia è il fondamento della missione: “La teologia è, certamente, una dimensione costitutiva dell’azione missionaria ed evangelizzatrice della Chiesa: essa ha le sue radici nel Vangelo e il suo fine ultimo nella comunione con Dio, che è lo scopo dell’annuncio cristiano. Proprio perché rivolta ad ogni uomo in ogni tempo, l’opera di evangelizzazione è costantemente interpellata dai contesti culturali e richiede una teologia ‘in uscita’, che unisce il rigore scientifico alla passione per la storia; una teologia perciò incarnata, intrisa dei dolori, delle gioie, delle attese e delle speranze dell’umanità delle donne e degli uomini del nostro tempo”.

E’ stato un invito a coniugare fede e ragione, riprendendo il pensiero di sant’Agostino: “La sintesi tra questi diversi aspetti può essere offerta da una teologia sapienziale, sul modello di quella elaborata dai grandi Padri e Maestri dell’antichità, che, docili allo Spirito, seppero coniugare fede e ragione, riflessione, preghiera e prassi.

Significativo, in tal senso, è l’esempio sempre attuale di sant’Agostino, la cui teologia non è mai stata una ricerca puramente astratta ma sempre frutto dell’esperienza di Dio e della relazione vitale con Lui. Un’esperienza iniziata già prima del Battesimo, quando egli si sentì guidato nell’intimo del cuore da una luce ineffabile, e poi proseguita lungo il cammino della sua vita, anche attraverso una riflessione teologica incarnata e capace di rispondere alle esigenze spirituali, dottrinali, pastorali e sociali del suo tempo”.

Da qui il richiamo al pensiero dei teologi per un percorso esistenziale: “Se Agostino ha avviato questo percorso con un’impronta esistenziale e affettiva, partendo dall’interiorità e riconoscendo la ‘Verità che abita dentro di noi’, San Tommaso d’Aquino lo ha sistematizzato con gli strumenti della ragione aristotelica, costruendo un solido ponte tra la fede cristiana e la scienza di tutti, intendendo la teologia come una sapida scientia, ossia sapientia”.

In questo senso la teologia è vita: “La teologia è dunque questa sapienza che apre orizzonti esistenziali più grandi, dialogando con le scienze, la filosofia, l’arte e l’esperienza umana tutta. Il teologo o la teologa è una persona che vive, nel suo stesso teologare, l’ansia missionaria di comunicare a tutti il ‘sapere’ ed il ‘sapore’ della fede, perché possa illuminare l’esistenza, riscattare i deboli e gli esclusi, toccare e guarire la carne sofferente dei poveri, aiutarci a costruire un mondo fraterno e solidale e condurci all’incontro con Dio”.

Per questo è importante la Dottrina Sociale della Chiesa: “Testimonianza significativa del sapere della fede a servizio dell’uomo, in tutte le sue dimensioni – personali, sociali e politiche – è la Dottrina sociale della Chiesa, chiamata oggi a dare risposte sapienti anche alle sfide digitali. La teologia ne è direttamente interpellata, perché non basta un approccio esclusivamente etico al complesso mondo dell’intelligenza artificiale; occorre invece riferirsi a una visione antropologica che fondi l’agire etico e, dunque, ritornare alla domanda di sempre: chi è l’uomo, qual è la sua dignità infinita, irriducibile ad ogni androide digitale?

E’ stato un invito a studiare la teologia: “Vi invito, pertanto, a coltivare una teologia fondata sull’incontro personale e trasformante con Cristo e tesa a incarnarsi nelle concrete vicende dell’umanità odierna. Vi incoraggio a dialogare, oltre che con la filosofia, anche con la fisica, la biologia, le scienze economiche, quelle giuridiche, la letteratura, la musica, per arricchirsi e arricchire, per portare il lievito buono del Vangelo nelle differenti culture, nell’incontro con credenti di altre fedi religiose e con i non credenti”.

Un dialogo che deve svilupparsi sia all’interno che all’esterno della Chiesa: “Per questo dialogo ad extra c’è bisogno, come sapete, del dialogo ad intra, cioè tra i teologi, nella consapevolezza che il volto di Dio può essere cercato solo camminando insieme. Mi auguro perciò che l’Accademia diventi luogo di incontro e di amicizia tra i teologi, luogo di comunione e condivisione in cui poter camminare insieme verso Cristo”.

Mentre nel video messaggio di ieri il papa ha ringraziato il popolo di Lampedusa nel ricordo di papa Francesco per la proposta di candidatura dei ‘Gesti di Accoglienza’, partendo da Lampedusa a Patrimonio Immateriale UNESCO: “I frutti dello Spirito, cari amici, sono abbondanti fra di voi. Mi ricordate ciò che scrisse l’apostolo Paolo ai cristiani di Tessalonica… La posizione geografica di Lampedusa e Linosa, infatti, da sempre fa di voi una porta d’Europa. Negli ultimi decenni, ciò ha richiesto alla vostra comunità un enorme impegno di accoglienza, che dal cuore del Mediterraneo vi ha portati nel cuore della Chiesa…, perché la vostra fede e la vostra carità sono ormai note a tutti. È un patrimonio immateriale, ma reale”.

E’ stato un invito a ‘combattere’ l’indifferenza della globalizzazione: “La globalizzazione dell’indifferenza, che papa Francesco denunciò proprio a partire da Lampedusa, sembra oggi essersi mutata in una globalizzazione dell’impotenza. Davanti all’ingiustizia e al dolore innocente siamo più consapevoli, ma rischiamo di stare fermi, silenziosi e tristi, vinti dalla sensazione che non ci sia niente da fare. Cosa posso fare io, davanti a mali così grandi?”

A tale domanda il papa ha invitato a riscoprire la riconciliazione:  “Il male si trasmette da una generazione all’altra, da una comunità all’altra. Ma anche il bene si trasmette e sa essere più forte! Per praticarlo, per rimetterlo in circolo, dobbiamo diventare esperti di riconciliazione. Bisogna riparare ciò che è infranto, trattare con delicatezza le memorie che sanguinano, avvicinarci gli uni agli altri con pazienza, immedesimarci nella storia e nel dolore altrui, riconoscere che abbiamo gli stessi sogni, le stesse speranze. Non esistono nemici: esistono solo fratelli e sorelle. E’ la cultura della riconciliazione. Servono gesti di riconciliazione e politiche di riconciliazione”.

(Foto: Santa Sede)

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