Papa Leone XIV ai ministranti ha sottolineato l’importanza dell’Eucarestia

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“Sapete che questo è un anno particolare: è un ‘Anno Santo’, che ha luogo solo ogni 25 anni, nel corso del quale il Signore Gesù ci offre un’occasione eccezionale. Quando veniamo a Roma e varchiamo la Porta Santa, Egli ci aiuta a ‘convertirci’, ossia a volgerci verso di Lui, a crescere nella fede e nel suo amore, per diventare discepoli migliori, affinché la nostra vita sia bella e buona sotto il suo sguardo, in vista della vita eterna. E’ dunque un grande dono del cielo che voi siate qui quest’anno!”:  nel discorso a un gruppo di giovani francesi in pellegrinaggio a Roma, papa Leone XIV ha ribadito l’importanza dell’Eucaristia come luogo di incontro con l’amore di Cristo.

Quindi alla ripresa delle udienze il papa ha invitato i giovani a prestare ascolto alla Parola di Dio: “Vi invito ad accoglierlo vivendo intensamente le attività che vi vengono proposte, ma soprattutto prendendovi il tempo di parlare a Gesù nel segreto del cuore e amarlo sempre più. Il suo unico desiderio è di far parte della vostra vita per illuminarla dall’interno, di diventare il vostro migliore amico, quello più fedele. La vita diventa bella e felice con Gesù… Essere ‘vicini’ a Gesù, Lui, il Figlio di Dio, entrare nella sua amicizia! che destino inatteso! Che felicità! Che consolazione! Che speranza per il futuro!”  

Ai ministranti francesi il papa ha sottolineato l’importanza di un Anno santo: “La speranza è proprio il tema di questo Anno Santo. Forse percepite quanto abbiamo bisogno di sperare. Sentite certamente che il mondo va male, che deve affrontare sfide sempre più gravi e inquietanti. Può darsi che siate toccati, voi o chi vi sta attorno, dalla sofferenza, dalla malattia o dalla disabilità, dal fallimento, dalla perdita di una persona cara; e, di fronte alla prova, il vostro cuore prova tristezza e angoscia”.

Alla domanda di aiuto Gesù viene sempre in aiuto: “La risposta è perfettamente chiara e risuona nella Storia da 2000 anni: solo Gesù viene a salvarci, nessun altro: perché solo Lui ha il potere di farlo (Egli è Dio Onnipotente in persona) e perché ci ama… Non dimenticate mai queste parole, cari amici, imprimetele nel vostro cuore; e mettete Gesù al centro della vostra vita.

Vi auguro di ripartire da Roma più vicini a Lui, decisi più che mai ad amarlo e a seguirlo, e così meglio armati di speranza per percorrere la vita che si apre dinanzi a voi. Questa speranza sarà sempre, nei momenti difficili di dubbio, di sconforto e di tempesta, come un’ancora sicura, gettata verso il cielo, che vi permetterà di continuare il cammino”.

Solo Gesù può donare salvezza, in quanto ha donato la vita: “Infatti, non c’è amore più grande di dare la vita per chi si ama. Ecco la cosa più meravigliosa della nostra fede cattolica, una cosa che nessuno avrebbe potuto immaginare né sperare: Dio, il creatore del cielo e della terra, ha voluto soffrire e morire per noi creature. Dio ci ha amati fino a morirne! Per farlo, è disceso dal cielo, ha umiliato sé stesso e si è fatto simile agli uomini, e si è offerto in sacrificio sulla croce, l’evento più importante della storia del mondo”.

E  la Chiesa custodisce questa memoria: “E la Chiesa, di generazione in generazione, custodisce con cura la memoria della morte e della resurrezione del Signore di cui è testimone, come il suo tesoro più prezioso. La custodisce e la trasmette celebrando l’Eucaristia che voi avete la gioia e l’onore di servire. L’Eucaristia è il tesoro della Chiesa, il tesoro dei tesori. Fin dal primo giorno della sua esistenza, e poi nei secoli, la Chiesa ha celebrato la Messa, di domenica in domenica, per ricordarsi che cosa il suo Signore ha fatto per lei”.

E’ stato un invito a credere nell’opera salvifica della celebrazione eucaristica: “Gesù dona ancora la sua vita sull’altare, versa ancora il suo sangue per noi oggi. Cari ministranti, la celebrazione della Messa ci salva oggi! Salva il mondo oggi! E’ l’evento più importante della vita del cristiano e della vita della Chiesa, perché è l’incontro in cui Dio si dona a noi per amore, ancora e ancora. Il cristiano non va a messa per dovere, ma perché ne ha assolutamente bisogno; il bisogno della vita di Dio che si dona senza chiedere nulla in cambio!”

Infine ha chiesto loro di essere attenti alla chiamata del Signore: “Auspico inoltre che siate attenti alla chiamata che Gesù potrebbe rivolgervi a seguirlo più da vicino nel sacerdozio. Mi rivolgo alle vostre coscienze di giovani, entusiasti e generosi, e vi dirò una cosa che dovete ascoltare, anche se può inquietarvi un po’: la mancanza di sacerdoti in Francia, nel mondo, è una grande disgrazia! Una disgrazia per la Chiesa! Che possiate, a poco a poco, di domenica in domenica, scoprire la bellezza, la felicità e la necessità di una simile vocazione. Che vita meravigliosa è quella del sacerdote che, al centro di ogni sua giornata, incontra Gesù in modo così eccezionale e lo dona al mondo!”

Inoltre con un telegramma a firma del card. Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano, indirizzato al card. Filipe Neri António Sebastião, arcivescovo di Goa e Damao, il papa ha ricordato il 400^ anniversario dell’arrivo in India del primo lituano, p. Andrius Rudamina: “Unendosi al vostro rendimento di grazie a Dio onnipotente per la testimonianza di questo sacerdote missionario, la cui salda fede cattolica è visibile ancora oggi in Lituania, Sua Santità prega perché la celebrazione di così tanta generosità nel portare il messaggio salvifico del Vangelo a tutte le genti incoraggiando molti nel nostro tempo a rispondere con uguale pazienza e acume al compito dell’evangelizzazione.

Costruendo sulle fondamenta dello zelo missionario di padre Rudamnina e del suo straordinario lascito di dialogo e di integrazione culturale, i cristiani di questa chiesa locale siano incoraggiati, specialmente in quest’anno giubilare incentrato sulla speranza, a promuovere un dialogo sia ecumenico sia interreligioso che possa servire all’intera società come modello di armonia fraterna, riconciliazione e concordia”.

(Foto: Santa Sede)

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