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L’ostensione delle spoglie di san Francesco come evento teologico. Maimone (RMTR): Una svolta nel risveglio della spiritualità francescana

Nel quadro delle celebrazioni per l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, l’ostensione delle sue spoglie presso la Basilica papale di San Francesco in Assisi si configura come evento di alta densità teologica. Non semplice memoria storica, ma gesto ecclesiale che rende visibile la radicalità della sequela Christi vissuta dal Poverello: spogliazione, minorità, fraternità universale.

In questa prospettiva si colloca la riflessione di Biagio Maimone, corrispondente per l’Italia della Rete Mondiale del Turismo Religioso (RMTR), la cui formazione negli studi francescani ha inciso profondamente sulla sua visione culturale e spirituale. Il suo percorso accademico e formativo nell’ambito della spiritualità francescana ha radicato in lui una concezione della povertà non come privazione, ma come categoria teologica di libertà e solidarietà.

Per Maimone, l’ostensione rappresenta un passaggio decisivo: ‘una svolta nel risveglio della spiritualità francescana’, poiché richiama la coscienza contemporanea alla necessità di una conversione interiore. La corporeità del Santo esposta alla venerazione diviene segno eloquente di un itinerario esistenziale: spogliarsi dell’effimero per rivestirsi dell’essenziale, secondo la logica evangelica della kenosi.

Sotto la sua guida in Italia, la Rete Mondiale del Turismo Religioso si ispira a quella che egli definisce un ‘turismo dell’anima’: non mero spostamento geografico, ma percorso interiore. Un turismo sostenibile nel senso più profondo, radicato nella visione francescana della custodia del creato e della dignità umana. La sostenibilità, in questa chiave, non è solo ambientale, ma spirituale: implica la trasformazione della persona, chiamata a intraprendere un cammino di spogliazione e rivestimento, di conversione e responsabilità.

Proprio a questo principio si collega l’enciclica ‘Laudato sì’, che rinnova la prospettiva francescana della cura del creato come vocazione universale, intrecciando la tutela ambientale con la giustizia sociale e la fraternità. L’esperienza del pellegrinaggio e del turismo spirituale si colloca così all’interno di una visione integrale della sostenibilità, che abbraccia la dimensione ecologica, culturale e interiore della vita umana.

Assisi diviene così paradigma di una esperienza che unisce contemplazione e impegno. Il pellegrinaggio si trasforma in itinerarium vitae, attraversamento della propria interiorità alla luce del Vangelo. La povertà francescana diventa criterio di giustizia sociale e solidarietà verso i più deboli, dimensione che segna profondamente l’azione culturale e comunicativa di Maimone.

In tale orizzonte si inserisce anche il suo impegno come direttore della comunicazione della Fondazione Bambino Gesù del Cairo, voluta da papa Francesco per tradurre la carità in azioni concrete a favore dei bambini e delle famiglie più fragili. La Fondazione, presieduta da mons. Yoannis Lazhi Gaid, rappresenta un esempio tangibile di quella ‘Chiesa del dialogo’ che si fa prossimità operosa e costruzione di ponti tra culture e popoli.

L’ostensione delle spoglie del Santo, dunque, non resta confinata alla dimensione liturgica, ma si apre a un significato più ampio: richiama la necessità di un umanesimo rinnovato, fondato sulla povertà evangelica, sulla sostenibilità integrale secondo lo spirito di Laudato sì e sulla solidarietà concreta. A ottocento anni dalla morte del Poverello, la sua testimonianza continua a indicare un cammino che attraversa la storia e interpella la coscienza dell’uomo contemporaneo, invitandolo a spogliarsi del superfluo per rivestirsi di fraternità.

Papa Leone XIV: vivere secondo il Vangelo

“Sono contento di incontrarvi in occasione del vostro 215° Capitolo Generale. Esso costituisce un ritorno alle fonti e al tempo stesso uno sguardo lanciato verso il futuro. Le due cose non possono essere separate: più si risale alle proprie origini, più si diventa capaci di creatività e di profezia… La prima sorgente a cui tornare sempre è il Vangelo… Prima di tutto, dunque, tornare al Vangelo”: ricevendo oggi i membri dell’Ordine dei Serviti, papa Leone XIV ha invitato a tornare alle fonti per guardare meglio al futuro, ascoltando il grido dei poveri, vivendo secondo il Vangelo.

La seconda sorgente riguarda la regola di sant’Agostino: “Il secondo ritorno è alla Regola (per voi, quella di S. Agostino), alle Costituzioni e al patrimonio di spiritualità che vi viene dalla vostra storia. Queste fonti vi offrono, in un certo senso, la ‘chiave esegetica’ con cui, con l’aiuto dello Spirito, leggere e interpretare ciò che la Parola di Dio vi dice”.

Mentre la terza sorgente è il ‘grido’ dei poveri come momento di grazia, espresso nel titolo del tema sceelto: “Infine, il terzo ritorno è all’ascolto del grido dei poveri. E’ un ritorno all’oggi come kairos, come momento di grazia in cui trova senso ciò che il Signore vi ha donato.

Lo esprime molto bene il tema che avete scelto per i vostri incontri: ‘Essere Servi in un mondo polarizzato, per edificare ciò che ci unisce valorizzando le differenze’. E perché possiate vivere al meglio questo triplice ritorno, non solo in questi giorni, ma sempre, vorrei raccomandarvi tre mezzi, tipici della vostra tradizione: la fraternità, il servizio e la spiritualità mariana”.

Perciò il papa ha sottolineato che l’ordine è stato fondato da un gruppo di persone, che hanno creduto alla fraternità: “In merito al primo, la fraternità, colpisce che l’Ordine dei Servi di Maria – caso pressoché unico nella storia delle fondazioni religiose – sia nato non attorno a un singolo fondatore, a un leader carismatico, ma a un gruppo di sette amici: un vero gruppo evangelico. Fondatore non è un uomo solo, ma più persone legate da una forte amicizia in Cristo”.

L’invito è stato quello di continuare a vivere nella fraternità: “In un mondo come il nostro, ciò è segno di un compito e di una vocazione particolare: vivere e portare fraternità, specialmente là dove gli uomini sono divisi a causa dei conflitti, della ricchezza, delle diversità culturali, della razza o della religione. In tutti questi contesti, voi siete chiamati ad essere portatori di amicizia e di pace, come lo furono i ‘Sette’ che, nelle loro città, pure divise da odi fratricidi, si fecero portatori di riconciliazione e di carità”.

Dalla fraternità deriva il servizio: “E’ significativo per voi che i primi membri dell’Ordine abbiano scelto di essere e di chiamarsi ‘Servi’, e che la fondazione stessa abbia mosso i suoi primi passi nel contesto di un ospizio per i poveri: l’Ospedale di Fonte Viva del Bigallo. Lì i vostri fondatori si sono messi a servizio dei malati, dei pellegrini, delle donne povere: insomma degli ultimi del loro tempo, donando loro tutti i beni che possedevano, per seguire nudi il nudo Signore.

Ed è l’esperienza di servire Dio nelle piaghe dei sofferenti che presto li ha portati all’incontro con Lui nella contemplazione del Monte Senario, ‘cor unum et anima una in Deum’. La vita secondo il Vangelo è così: è passione per Dio e per l’uomo, che conduce ad amare con la stessa intensità il cielo e la terra”.

Quindi da questo connubio derivano le scelte ‘giuste’: “Solo in questo connubio nascono e maturano le scelte giuste che, oggi come allora, permettono di essere presenti là dove il fratello e la sorella sono più feriti, là dove il Signore ci vuole. In questo senso, desidero incoraggiavi nel vostro servizio ai poveri (immigrati, carcerati, malati), come pure nell’impegno che portate avanti per la promozione di un’ecologia integrale a tutela del creato e delle persone nei luoghi in cui operate”.

Ma fraternità e servizio prendono vita dalla spiritualità mariana: “La più antica storia dell’Ordine ha dato ai Sette Fondatori il nome di ‘praecipui amatores dominae nostrae’, cioè grandi, speciali innamorati della Madonna, di Maria. Continuate a promuoverne nella Chiesa la devozione, fondata sulla Parola di Dio e con saldi riferimenti teologici ed ecclesiologici.

In proposito, è lodevole il lavoro che svolgete attraverso la Facoltà Teologica Marianum, come pure attraverso la cura pastorale dei tanti Santuari mariani a voi affidati. Carissimi, Maria, presente presso la Croce, forte, fedele, vi mostri come sostare accanto alle innumerevoli croci dove Cristo ancora patisce nei suoi fratelli, per portarvi conforto, comunione, aiuto e il prezioso pane dell’affetto”.

Precedentemente il papa aveva ricevuto alcuni fedeli lettoni in pellegrinaggio a Roma: “E’ bello vedere che mantenete viva questa tradizione del pellegrinaggio e che seguite le orme dei vostri antenati nella fede. Desidero esprimere la mia gratitudine per la vostra presenza qui, questa mattina, poiché Roma è sempre stata casa per tutti i cristiani, giacché è qui che i grandi apostoli Pietro e Paolo hanno dato la testimonianza suprema del Vangelo diventando martiri per la fede”.

Da qui l’invito a pregare per la pace: “Come sapete, papa Francesco ha visitato la Lettonia nel 2018, nel centenario dell’indipendenza della vostra nazione, e ha parlato delle difficoltà vissute in passato dal vostro Paese. Mentre l’attuale conflitto nella vostra regione può evocare ricordi di quei tempi turbolenti, è importante per tutti noi rivolgerci a Dio ed essere rafforzati dalla grazia di Dio quando ci troviamo di fronte a simili tribolazioni”.

Però la speranza deve essere coniugata con la fede: “Mentre la speranza ci rincuora, dobbiamo al tempo stesso unirla alla virtù della fede al fine di mantenere lo sguardo sul presente e vedere i molti modi in cui Dio ci sta benedicendo qui e ora. A tale riguardo, un pellegrinaggio svolge un ruolo importante nella nostra vita di fede, poiché ci offre il tempo e lo spazio per incontrare Dio più in profondità.

Ci allontana dalla routine e dal rumore della vita quotidiana e ci offre lo spazio e il silenzio per sentire più chiaramente la voce di Dio. Pertanto, vi incoraggio a usare questa opportunità di preghiera e aprirvi alla grazia di Dio, di modo che possa rafforzare la vostra fede e concedervi la pace che il mondo non può dare”.

(Foto: Santa Sede)

Biagio Maimone: ‘Italia Faro del Turismo Religioso e Guida di Bellezza, Cultura e Spiritualità nel Mondo’

Si è tenuto a Roma, città eterna e cuore pulsante della cristianità, il IX Congresso Mondiale del Turismo, dal titolo ‘Il Turismo, Porta dell’Evangelizzazione’, inaugurato lo scorso 16 ottobre. L’evento, di straordinaria solennità e valore simbolico, è stato inserito nel Calendario ufficiale del Giubileo ed è promosso dall’Ufficio Nazionale per la Pastorale del Tempo Libero, del Turismo e dello Sport della CEI, su richiesta del Dicastero per l’Evangelizzazione.

Biagio Maimone, Coordinatore per l’Italia della Rete Mondiale del Turismo Religioso (RMTR) – www.tourismandsocietytt.com/red-mundial-turismo-religioso e Direttore della Comunicazione dell’Associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’, ha affermato che esiste un legame profondo e indissolubile tra turismo ed evangelizzazione, in quanto il viaggio, se vissuto nella luce della fede, diviene un cammino interiore, una scoperta dell’anima e una via di incontro con Dio:

“Il turismo religioso non è soltanto spostamento nello spazio, ma pellegrinaggio dello spirito; è l’uomo che, muovendosi nel mondo, ritrova se stesso alla luce del divino”. In un tempo segnato da guerre, disuguaglianze e smarrimento morale, il turismo religioso si propone come messaggero di fraternità e di pace, ponte tra i popoli e le culture, strumento di riconciliazione universale.

Esso genera dialogo, rispetto, amore per il creato e per l’altro, educando all’incontro e alla comunione. Il turismo religioso trae ispirazione dalla Dottrina Sociale della Chiesa, che illumina l’umanità con i principi del Vangelo incarnati nella vita sociale, culturale e politica.

Papa Leone XIII, nell’enciclica Rerum Novarum (1891), affermava che è dovere della Chiesa difendere la dignità dei poveri e degli umili, poiché la missione evangelizzatrice non è solo predicazione, ma azione concreta di amore, giustizia e custodia del creato.

Il turismo religioso traduce tali principi in esperienze di bellezza e fraternità, promuovendo la dignità umana, la solidarietà tra i popoli, la sussidiarietà e la cura della casa comune. E’ una forma viva di evangelizzazione che rende visibile la luce del Vangelo nel quotidiano, testimoniando come la fede, vissuta nella cultura e nella bellezza, diventi forza trasformante del mondo.

Il turismo religioso può essere definito Turismo dell’Anima, perché è incontro tra lo spirito umano e la bellezza divina riflessa nella natura, nell’arte e nella cultura. Papa Francesco, nell’enciclica Laudato Si’, ricorda che “l’incontro con la natura è momento altamente spirituale, capace di cogliere in essa la presenza di Dio”.

In questa prospettiva, ogni paesaggio, ogni santuario, ogni opera d’arte diventa segno visibile della sapienza divina e invito alla contemplazione. Il Turismo dell’Anima non si limita a visitare i luoghi sacri, ma eleva l’uomo, lo rigenera interiormente e lo apre al mistero. È esperienza estetica e mistica insieme, dove la bellezza diventa via di conoscenza del divino e linguaggio universale della fede. Come ha affermato Mons. Rino Fisichella, Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione: “La bellezza del creato e il patrimonio culturale educano a leggere i segni della sapienza di Dio.”

L’Italia, più di ogni altro Paese al mondo, è sintesi perfetta tra fede, arte e civiltà. Le sue città, i suoi borghi, i suoi santuari e le sue cattedrali costituiscono un ininterrotto dialogo tra cielo e terra, dove la bellezza diventa preghiera scolpita nella pietra, affresco di fede e canto dell’anima.

Da Assisi a Roma, da Loreto a San Giovanni Rotondo, dai cammini di san Francesco e san Benedetto fino ai santuari mariani e ai percorsi di pellegrinaggio che attraversano il Paese, l’Italia rappresenta il cuore spirituale e artistico del mondo cristiano. Ogni città italiana è un tempio di cultura e di spiritualità: le chiese, gli affreschi, le sculture, i mosaici e le opere letterarie (come quelle di Alessandro Manzoni e Dante Alighieri) sono testimonianza viva di un popolo che ha saputo tradurre la fede in arte e la bellezza in evangelizzazione.

La Cultura della Bellezza, nata in Italia, è una cultura dell’anima, perché la bellezza autentica è riflesso di Dio. Essa parla al cuore dell’uomo, lo educa alla speranza, alla comunione e al rispetto per la vita. In questo senso, l’Italia è la ‘terra della luce’, dove l’arte e la fede si abbracciano per dare forma visibile al mistero dell’infinito. L’Italia non è soltanto un luogo geografico, ma un’anima universale, una guida morale e culturale che ispira il mondo con il suo esempio di bellezza, umanità e spiritualità.

Promuovere il turismo religioso significa promuovere l’essenza stessa dell’Italia: la sua vocazione alla pace, la sua missione di accoglienza e la sua tradizione millenaria di fede e cultura. Il Turismo dell’Anima trova nella nostra nazione la sua più alta espressione, poiché l’Italia sa unire il sacro e il bello, la contemplazione e la creatività, l’arte e la preghiera.

Ogni pellegrino che giunge nel nostro Paese sperimenta un incontro con la spiritualità incarnata nella bellezza, un’esperienza che riconcilia il cuore con Dio e con il mondo: “L’Italia è chiamata ad essere non solo culla della cristianità, ma faro spirituale dell’umanità. In essa la bellezza diventa preghiera, la cultura diventa via al divino, e il turismo religioso si trasforma in pellegrinaggio dell’anima verso la luce di Dio”.

In un’epoca segnata dall’indifferenza e dalla frammentazione, l’Italia si erge come simbolo vivente di armonia tra fede, cultura e bellezza. E’ chiamata a guidare, con la sua luce, il cammino spirituale e culturale dei popoli, offrendo al mondo un messaggio di pace, fraternità e speranza. L’Italia è, e resterà sempre, il faro del turismo religioso mondiale, la guida della cultura della bellezza, il cuore della spiritualità che illumina la Terra.

Pellegrini 4.0: La ricerca spirituale nell’età secolare

Pellegrino, nomade, migrante, camminatore, cercatore di senso, viandante: sono molte le categorie che provano a inquadrare l’uomo in movimento fin dall’antichità; categorie che non si oppongono ma si inseguono in ognuno di noi e sono spesso compresenti in modo esplicito o implicito.

A quest’ambito, nell’anno del Giubileo, la Facoltà teologica del Triveneto ha posto attenzione già con un convegno, nel marzo scorso, dal titolo In cammino. Pellegrini e pellegrinaggi. Ora, a partire da una lettura integrata delle diverse figure che abitano i camminatori, la rivista Studia patavina affronta la tematica con un Focus che offre sguardi di taglio storico, spirituale, antropologico-liturgico ed estetico-psicologico. L’approfondimento, dal titolo Pellegrini 4.0. la ricerca spirituale nell’età secolare, è pubblicato nel n. 2/2025.

“Il recente ritorno di interesse per i cammini e i pellegrinaggi – spiega Leopoldo Sandonà, docente della Facoltà, che ha coordinato il focus – interroga una dimensione insieme antropologica e religiosa ben radicata nella storia dell’umanità. Del resto, i principali cammini che solcano il continente europeo rimandano a questa storia più che millenaria nella triplice direzione di Gerusalemme, Roma e Santiago de Compostela”.

Andare all’origine significa trovare un riferimento per l’oggi, anche in relazione alla spiritualità, spesso non identificabile in categorie tradizionali: “La spinta del camminatore e del pellegrino – aggiunge – è oggi spesso e volentieri animata da dinamiche che, pur non essendo contrarie alla fede, nascono anzitutto in chiave personale ed extra-istituzionale, alla ricerca però di una comunità perduta e di una condivisione di interessi, ma anche di impegno, che può tramutarsi non di rado nello stesso impegno ecclesiale e pastorale”.

Sotto l’aspetto antropologico e liturgico il pellegrinaggio e l’accesso ai santuari si configurano come “esperienze liminali dell’umano, esperienze di transizione e di passaggio, di penitenza, conversione e trasformazione, non solo nelle forme tradizionali ma anche incarnate in molte espressioni artistiche, letterarie, cinematografiche all’interno della contemporaneità”. Riportate alla loro origine, queste esperienze possono ritornare a essere luoghi di vangelo, da cui sempre nuovamente scaturisce nei credenti il ‘cambiamento di vita che il cammino in sé e come metafora dell’esistenza, consente di sperimentare’.

Il Focus è articolato in cinque contributi: Per una storia del pellegrinaggio nella tradizione cristiana, di Luciano Bertazzo (Centro studi antoniani); Pellegrinaggi contemporanei, tra nuovi paradigmi e nuove spiritualità, di Marzia Ceschia (Facoltà teologica del Triveneto); Il pellegrino postmoderno e la ricerca del sacro, di Alessandro Moro (Ufficio della pastorale del turismo e pellegrinaggi, Diocesi di Concordia-Pordenone); Spazio sacro e architettura del pellegrinaggio, di Francesca Leto (Istituto superiore di Scienze religiose ‘Mons. A. Onisto’, Vicenza); Estetica e psicologia del pellegrinaggio: dimensioni artistiche, letteratura, cinema, di Angelomaria Alessio (Istituto Liturgia Pastorale S. Giustina, Padova).

Oltre al Focus, Studia patavina riporta la lettera scritta da papa Francesco alla Facoltà in occasione del suo ventennale (2005-2025); accanto a questa, si può leggere la prolusione Quale cultura per l’Europa? Ragioni di speranza nel tempo dello smarrimento: interpretare il presente, progettare il futuro, tenuta al Dies academicus dal gran cancelliere, mons. Francesco Moraglia.

La rivista propone inoltre i seguenti articoli: In dialogo con Bruna Bianchi. Note a margine di «Non resistere al male con il male». Obiezione di coscienza e pacifismo nel pensiero di Tolstoj, di Isabella Adinolfi; Joseph Ratzinger e la fede nella Verità, di Antonio Ricupero; La “doppia” attualità del tema della pace in Marsilio da Padova, di Gregorio Piaia; L’enigma di una fede resiliente. Davide Zordan e il futuro della teologia, di Paolo Costa.

La sezione dedicata ai libri si apre con una rassegna bibliografica sul tema La presenza e il ruolo delle donne nella chiesa, curata da Marzia Ceschia e Assunta Steccanella; segue una ricca selezione di recensioni e segnalazioni.

Fino al 30 ottobre i vescovi lombardi pellegrini in Terra Santa

Fino a giovedì 30 ottobre i Vescovi della Conferenza Episcopale Lombarda, organismo che riunisce le dieci Diocesi della Regione ecclesiastica, saranno pellegrini in Terrasanta, visitando Gerusalemme e Betlemme: ‘Un’occasione di preghiera e un segno di vicinanza’, secondo le parole con cui l’Arcivescovo di Milano e Metropolita di Lombardia, mons. Mario Delpini, ha annunciato il viaggio alcune settimane fa. Gli stessi vescovi hanno preparato un messaggio che è stato letto in tutte le chiese della Regione nelle Messe di domenica 26 ottobre:

“In questi giorni drammatici, colmi di paura per la barbara follia omicida di uomini che, in molte parti del mondo, alzano la mano per uccidere il fratello, noi, disarmati, invochiamo: Domandate pace per Gerusalemme; sia pace a coloro che ti amano, sia pace sulle tue mura, sicurezza nei tuoi baluardi. Per i miei fratelli e i miei amici io dirò: Su di te sia pace!. E’ urlo e preghiera di chi, disarmato, supplica con tutto il cuore il fratello di disarmare ogni mente e ogni mano omicida”.
Alle parrocchie viene anche chiesto di unirsi spiritualmente alla veglia di preghiera che i vescovi celebreranno nel pomeriggio di mercoledì 29 ottobre, al Getsemani. Tra i vari momenti in programma, oltre alle celebrazioni eucaristiche al Santo Sepolcro a Gerusalemme e alla Basilica della Natività a Betlemme, sono previsti incontri con il Patriarca, cardinale Pierbattista Pizzaballa, il Vicario Custodiale, fra Ulises Zarza, alcuni rappresentanti dei Parents Circle e dell’Istituto Effatà.

Al pellegrinaggio parteciperanno i vescovi ordinari delle Diocesi di Bergamo, Brescia, Crema, Cremona, Lodi, Mantova, Milano, Pavia e Vigevano. Con loro due vescovi ausiliari della Diocesi di Milano, il vescovo di Mondovì e alcuni accompagnatori, per un totale di 32 persone.

Inoltre a meno di 100 giorni dai Giochi di Milano Cortina 2026 (al via il 6 febbraio), mons. Mario Delpini invita gli sportivi a una vittoria che non si misura in medaglie, ma nella capacità di fare dello sport un bene per tutti. Si intitola ‘Winners’ la nuova ‘Lettera agli sportivi’ che mons. Delpini ha consegnato ieri sera, all’Oratorio Sant’Antonio Maria Zaccaria di Milano, a una delegazione di dirigenti, allenatori e atleti delle società sportive del territorio ambrosiano, nell’ambito del tradizionale Incontro diocesano del mondo dello sport.

La serata ha rappresentato la fase conclusiva di un percorso di animazione, iniziato nel 2022, dal titolo ‘Orasport on fire tour’, che ha visto circolare i valori olimpici di eccellenza, amicizia, rispetto e fratellanza con attività e proposte educative. Il segno distintivo del tour è stato il passaggio di una fiaccola negli oratori della Diocesi di Milano, che ha preparato ragazzi e famiglie a vivere con spirito educativo l’appuntamento di Milano Cortina 2026.

“La comunità cristiana si sente parte dell’entusiasmo delle nostre città per l’evento prossimo – scrive mons. Delpini nella sua lettera – perché ha una lunga tradizione di integrazione dell’attività sportiva nella proposta educativa”. Una tradizione tutta ambrosiana, che vede impegnati migliaia di operatori e volontari nello sport di base, attraverso l’esperienza delle società sportive degli oratori.
La progettualità educativa di oratori e società sportive aiuta le nuove generazioni a non cadere nelle derive di uno sport snaturato. Uno sport che non può trovare casa nemmeno nell’ambito professionistico, come sottolinea lo stesso Arcivescovo: “La comunità cristiana sente la responsabilità di essere voce critica e lucida denuncia di quelle degenerazioni che rovinano lo sport, nel culto idolatrico del successo, del denaro, dell’esibizionismo, della competizione esasperata”.

Ed allora, come vinceremo le prossime Olimpiadi e Paralimpiadi? Scrive mons. Delpini: “Abbiamo bisogno di altre vittorie, ci aspettiamo risultati più duraturi della gloria effimera delle giornate dei giochi”. E conclude: “Sì, vincerà Milano, vincerà Cortina, se tutto quello che precede, accompagna e segue l’evento confermerà che lo sport è un bene per le persone e la società. È la vittoria più difficile. E’ la vittoria più necessaria”.

Intanto la Fiaccola di Orasport on fire tour, che negli anni scorsi ha fatto tappa negli oratori delle province di Lecco, Monza e Brianza, Varese e nell’hinterland milanese, farà il suo ultimo viaggio negli oratori della città di Milano, indicando nel bene comune la vera vittoria dello sport.

Papa Leone XIV all’Ordine Equestre del Santo Sepolcro: vivere la speranza nella carità

“Siete venuti a Roma da varie parti del mondo, e questo ci ricorda che la pratica del pellegrinaggio è all’origine della vostra storia. Siete nati, infatti, per custodire il Santo Sepolcro, per prendervi cura dei pellegrini e per sostenere la Chiesa di Gerusalemme. Ancora oggi lo fate, con l’umiltà, la dedizione e lo spirito di sacrificio che caratterizzano gli Ordini cavallereschi, in particolare con ‘una costante testimonianza di fede e di solidarietà verso i cristiani residenti nei Luoghi Santi’. Penso, in proposito, all’aiuto notevole che date, senza far chiasso e senza pubblicità, alle comunità della Terra santa, sostenendo il Patriarcato Latino di Gerusalemme nelle sue varie attività: il Seminario, le scuole, le opere caritative e di assistenza, i progetti umanitari e formativi, l’Università, l’aiuto alle Chiese, con interventi particolari in momenti di maggiore crisi, come è avvenuto durante il Covid e nei giorni tragici della guerra”: con una citazione di papa san Giovanni Paolo II papa Leone XIV ha ricevuto in udienza 3000 cavalieri e dame dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

Nel discorso ha sottolineato tre dimensioni della speranza: “La prima è quella dell’attesa fiduciosa. Sostare presso il Sepolcro del Signore vuol dire infatti rinnovare la propria fede nel Dio che mantiene le sue promesse, la cui potenza nessuna forza umana può sconfiggere. In un mondo in cui la prepotenza e la violenza sembrano prevalere sulla carità, voi siete chiamati a testimoniare che la vita vince la morte, che l’amore vince l’odio, che il perdono vince sulla vendetta, e che la misericordia e la grazia vincono sul peccato”.

E’ un invito a meditare la Parola di Dio: “Il vostro ‘presidio’ presso i Luoghi santi sia prima di tutto un “presidio di fede” che aiuti gli uomini e le donne del nostro tempo a sostare col cuore presso la tomba di Cristo, dove il dolore trova risposta nella fiducia e dove, per chi sa ascoltare, continua a risuonare l’annuncio: ‘Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. E’ risorto… come aveva detto’. E ciò potrete fare nutrendo il cuore con un’intensa vita sacramentale, con l’ascolto e la meditazione della Parola di Dio, con la preghiera personale e liturgica, con la formazione spirituale, tanto curata nell’Ordine”.

La seconda dimensione è rappresentata dalle donne al Sepolcro: “La seconda dimensione della speranza su cui vorrei soffermarmi possiamo vederla incarnata nell’icona delle donne che si avviano verso il Sepolcro per ungere il corpo di Gesù. E’ il volto del servizio, per cui nemmeno la morte del Maestro impedisce a Maria di Màgdala, a Maria madre di Giacomo e a Salome di prendersi cura di Lui. Vi ho già espresso la mia gratitudine per il tanto bene che fate, sulla scia dell’antica tradizione di assistenza che vi caratterizza. In quante occasioni, grazie al vostro operato, si riapre uno spiraglio di luce per persone, famiglie, comunità intere, che rischiano di essere travolte da drammi terribili, ad ogni livello, in particolare nei luoghi in cui Gesù è vissuto”.

Infine la terza dimensione è rappresentata dallo sguardo: “L’immagine che possiamo richiamare è quella di Pietro e Giovanni che corrono verso il Sepolcro. Il mattino di Pasqua, sentite le donne, subito partono, in fretta, in una corsa che li porterà, presso la tomba vuota, a rinnovare la loro fede in Cristo nella luce della Risurrezione. San Paolo usa la stessa immagine, quando parla della sua vita come di una gara allo stadio, non priva di una meta, ma rivolta all’incontro con il Signore. E’ ciò che esprime il gesto del pellegrinaggio, come simbolo della ricerca del senso ultimo della vita”.

Però il pellegrinaggio non è un punto di arrivo, secondo un insegnamento di sant’Agostino: “Anche voi lo avete compiuto, e io vi invito a vivere il vostro essere qui non come un punto di arrivo, ma come una tappa da cui ripartire per rimettervi in marcia verso l’unica meta vera e definitiva: quella della piena ed eterna comunione con Dio in Paradiso. Fatene anche una testimonianza per i fratelli e le sorelle che incontrerete: un invito a vivere le cose di questo mondo con la libertà e la gioia di chi sa di essere in cammino verso l’orizzonte infinito dell’eternità. Carissimi, la Chiesa oggi torna ad affidarvi il compito di essere custodi del Sepolcro di Cristo. Siatelo così, nella fiducia dell’attesa, nello zelo della carità, nello slancio gioioso della speranza”.

Inoltre ha inviato ha inviato un messaggio alla Conferenza nazionale sulla tutela dei minori, che si chiude oggi a Clark-Angeles, nelle Filippine on l’esortazione a ‘promuovere politiche e pratiche che garantiscano la trasparenza nel trattare i casi di abuso’, ed a radicare sempre più nella Chiesa ‘una cultura della prevenzione e della protezione dei più piccoli del Signore’.

Nel messaggio letto dall’arcivescovo di San Fernando, mons. Florentino Lavarias, ha espresso il desiderio che la conferenza possa ‘rafforzare il senso di corresponsabilità ecclesiale’, invitando tutti i partecipanti a operare con ‘coraggio e trasparenza’: “Solo una Chiesa che ascolta e accompagna le vittime può davvero testimoniare la misericordia del Vangelo”.

(Foto: Santa Sede)

Papa Leone XIV invita i cattolici russi ad essere esempio di santità

“Saluto cordialmente tutti voi che siete venuti per il vostro pellegrinaggio giubilare. In effetti, l’Anno Santo che la Chiesa cattolica sta vivendo, invita a compiere un pellegrinaggio, perché ‘mettersi in cammino è tipico di chi va alla ricerca del senso della vita’. In questo tempo vediamo migliaia di persone in cammino sulle strade della Città Eterna per attraversare la Porta Santa, sostare presso le tombe degli Apostoli e dei Martiri e riempire i cuori di speranza lungo i numerosi sentieri di fede che attraversano Roma”: con queste parole papa Leone XIV ha ricevuto in udienza un gruppo di fedeli russi in pellegrinaggio a Roma per il Giubileo, sottolineando che ogni cristiano ‘è una pietra viva nell’edificio della Chiesa’.

Li ha invitati a visitare i luoghi sacri di Roma: “La vostra presenza si inserisce nel cammino di tante generazioni che hanno voluto visitare questi luoghi, dove batte il cuore dell’anima cristiana, dove si intrecciano le vicende della fede (ricevuta e trasmessa fin dai tempi apostolici e dalla quale tanti popoli e nazioni hanno attinto abbondantemente e di cui vivono ancora oggi) con le preoccupazioni e gli impegni della vita quotidiana.

Accanto ai monumenti dell’antica civiltà romana si ergono le basiliche, le chiese, i monasteri e tanti altri segni tangibili della fede viva, radicata nei cuori delle persone, capace di trasformare le coscienze e motivare al bene. Così questa città può essere un simbolo dell’esistenza umana, nella quale si intrecciano ‘rovine’ delle esperienze passate, angosce, incertezze e inquietudini, insieme con la fede che cresce ogni giorno e diventa operosa nella carità, e con la speranza che non delude e ci incoraggia perché anche sulle rovine, nonostante il peccato e le inimicizie, il Signore può costruire il mondo nuovo e la vita rinnovata”.

Ma i monumenti hanno rimandato al pensiero di ‘pietra viva’, anche nella realtà quotidiana: “Cari fratelli e sorelle, sì, è vero, ognuno di noi è una pietra viva nell’edificio della Chiesa. Ogni pietra, anche se piccola, posta dal Signore nel luogo giusto, svolge un ruolo importante per la stabilità dell’intera costruzione…

Dalle vostre famiglie, dalle vostre comunità parrocchiali e diocesane possa uscire un esempio di amore, fraternità, solidarietà e rispetto reciproco per tutte le persone tra cui vivete, lavorate e studiate. Così, infatti, si può accendere il fuoco dell’amore cristiano capace di riscaldare la freddezza dei cuori, anche i più induriti”.

Infine ha ricordato la benedizione dell’icona da parte di papa Francesco: “Carissimi, è passato quasi un anno da quando papa Francesco ha benedetto l’icona della Salus Populi Romani e l’ha donata alla vostra Chiesa locale, affinché diventasse il segno dell’Anno Santo. La peregrinazione di questa Icona nelle diocesi cattoliche della Russia sia motivo di conforto per voi, per le vostre famiglie, in particolare per le persone malate e sofferenti. Sia anche un invito a trarre speranza dall’incontro con Dio attraverso la preghiera, la lettura della Sacra Scrittura, l’aiuto ai bisognosi e le parole di consolazione”.

E la Sala Stampa della Santa Sede ha confermato la visita di Stato dei Reali di Inghilterra per giovedì 23 ottobre, il cui protocollo ricalca quello delle visite di Stato: alle ore 10.45, dopo aver varcato l’Arco delle Campane, i sovrani saranno accolti nel Cortile di San Damaso. Alle ore 11.00 nella Biblioteca privata l’udienza con il Papa mentre alle ore 11.45 si terranno incontri paralleli: la regina Camilla visiterà la Cappella Paolina mentre re Carlo sarà a colloquio in Segreteria di Stato con il cardinale Pietro Parolin. Alle ore 12.10 la preghiera ecumenica per la cura del Creato, presieduta dal Papa in Cappella Sistina. Terminata la celebrazione, si terrà in Sala Regia l’incontro con le realtà impegnate nella cura della casa comune. Nel pomeriggio alle ore 14.45 i Reali saranno nella Basilica di San Paolo Fuori le Mura dove a Re Carlo sarà insignito del titolo di Royal Confrater.

(Foto: Santa Sede)

Papa Leone XIV ringrazia i Cavalieri di Colombo per il restauro delle opere del Bernini

“Sono lieto di darvi il benvenuto questa mattina, a tutti i membri del Consiglio Direttivo dei Cavalieri di Colombo e alle vostre famiglie che vi accompagnano nel vostro pellegrinaggio in questo Anno Giubilare della Speranza. Quanto è importante questa parola in sé: speranza!”: questa mattina papa Leone XIV Leone XIV ha ricevuto in udienza il consiglio direttivo dei Cavalieri di Colombo a Roma per il pellegrinaggio giubilare, manifestando apprezzamento per le diverse iniziative volte a ‘portare la compassione e l’amore del Signore’ agli altri ed a difendere la vita.

Quindi ha espresso la gratitudine per avere reso possibile i restauri, realizzati lo scorso anno nella basilica vaticana, del baldacchino di Gian Lorenzo Bernini, e nell’abside del monumento che protegge la Cattedra di San Pietro: “Decine di milioni di fedeli sono venuti a Roma in questo Anno Santo per visitare le tombe degli Apostoli, varcare le Porte Sante e rafforzarsi nella fede. Una delle opere d’arte in Vaticano che senza dubbio vedono varcando la Porta Santa ed entrando nella Basilica è il baldacchino di Gian Lorenzo Bernini, che ora risplende in tutta la sua bellezza originaria dopo il primo restauro completo della sua storia.

Un’altra, nell’abside della basilica, è il bellissimo monumento bronzeo del Bernini a protezione della Cattedra di san Pietro, restaurato contemporaneamente. Questi capolavori aiutano chiunque li guardi a contemplare due dei principi fondamentali della nostra fede: la presenza reale di Gesù nell’Eucaristia ed il papa come successore di Pietro che unisce e guida la Chiesa”.

E’ un ringraziamento particolare non solo per questi restauri, ma anche per il sostegno ai poveri attraverso la carità: “Desidero esprimere profonda gratitudine ai Cavalieri di Colombo per la vostra generosità nel rendere possibili questi progetti. Sono un segno visibile della vostra continua devozione al Vicario di Cristo. Nel corso della sua storia, l’Ordine ha sostenuto l’opera caritativa del Romano Pontefice in vari modi, anche attraverso il Fondo Vicarius Christi, che gli consente di esprimere solidarietà ai poveri e ai più vulnerabili in tutto il mondo”.

Poi il papa ha apprezzato anche il loro impegno concreto in difesa della vita: “Attraverso una serie di iniziative intraprese dai Consigli locali, voi e i vostri confratelli Cavalieri cercate anche di portare la compassione e l’amore del Signore nelle vostre comunità locali, anche attraverso il vostro impegno per sostenere la sacralità della vita umana in tutte le sue fasi, per assistere le vittime di guerre e disastri naturali e per sostenere le vocazioni sacerdotali. Per queste azioni concrete, così come per le vostre preghiere e i vostri sacrifici quotidiani per il bene di tutto il popolo di Dio, esprimo sinceramente il mio caloroso apprezzamento”.

Ed ha concluso l’incontro con l’affidamento alla Madre di Dio: “Cari fratelli e sorelle, vi auguro un fruttuoso pellegrinaggio e prego affinché il vostro soggiorno a Roma, nella Città Eterna, alimenti la vostra fede, vi confermi nella speranza e approfondisca il vostro amore per la Chiesa. In questo modo, possiate essere rafforzati nel proseguire la degna missione iniziata dal vostro nobile fondatore”.

Inoltre è stata pubblicata la lettera apostolica di papa Leone XIV in forma di motu proprio ‘Coniuncta cura’, sulle attività di investimento finanziario della Santa Sede, che fa chiarezza sulle istituzioni della Curia alle quali spettano queste attività, per il principio della ‘responsabilità condivisa’ stabilito dalla costituzione apostolica ‘Praedicate Evangelium’ di papa Francesco.

Il Motu proprio che papa Leone XIV ha firmato il 29 settembre, allo scopo di consolidare ‘le disposizioni succedutesi nel tempo’ e definire ‘i ruoli e le competenze di ciascuna Istituzione, rendendo possibile la convergenza di tutti in una dinamica di mutua collaborazione’, stabilisce che venga abrogato il Rescritto del 23 agosto 2022, dal titolo ‘Istruzione sull’Amministrazione e gestione delle attività finanziarie e della liquidità della Santa Sede e delle Istituzioni collegate con la Santa Sede’.

Inoltre il Motu proprio stabilisce invece che ‘nel determinare le attività di investimento finanziario della Santa Sede’, l’Apsa generalmente “fa effettivo uso della struttura organizzativa interna dell’Istituto per le Opere di Religione, a meno che gli organi competenti, come stabilito dagli statuti del Comitato per gli Investimenti, non ritengano più efficiente o conveniente il ricorso a intermediari finanziari stabiliti in altri Stati”.

(Foto: Santa Sede)

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