Frère Alois a Breslavia invita i giovani ad un cammino di speranza

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“Metterci in cammino! Ecco la chiamata di oggi. Non lasciamo che lo scoraggiamento ci invada, cogliamo i segni di una vita nuova apportatrice di avvenire che sono intorno a noi. Siamo attenti alle iniziative inedite… anche se non sempre rigorosamente elaborate e talvolta provvisorie: andando avanti si trova”: con questo invito frère Alois, priore di Taizè, ha accolto i giovani a Breslavia per l’incontro europeo di fine anno.

Il tema di quest’anno ‘Sempre in cammino, mai sradicati’, è stato scelto da una frase ispirata dalla vita di una donna polacca, Urszula Ledochowska, una santa fra i testimoni di Cristo ed una città europea:

“Siamo già stati a Wrocław: 30 anni fa, nel dicembre 1989, la Polonia ospitò il primo incontro europeo dell’est della ‘cortina di ferro’. Quando il muro di Berlino cadde, l’entusiasmo di una libertà ritrovata segnò ogni spirito umano. Da allora il mondo è cambiato: ho una grande fiducia che le giovani generazioni apriranno nel nostro tempo altri percorsi di libertà e di giustizia”.

Nella prima meditazione serale ha salutato i circa 20.000 giovani arrivati a Breslavia ed ha ringraziato le famiglie polacche per l’ospitalità attraverso un loro proverbio, ‘L’ospite in casa, è Dio in casa’, con riferimento a Urszula Ledochowska:

“Anticipando i tempi, è stata una cittadina d’Europa: ha visitato molti paesi dove le suore della sua congregazione delle Orsoline iniziavano a stabilirsi. Alcune di queste sorelle vivono oggi a Taizé e ci aiutano, con le suore di Saint-André, ad accogliere e accompagnare i giovani”.

Poi ha affermato che la fede permette gesti ‘straordinari’: “La fede qui in Polonia ha dato a molte persone un radicamento profondo, che ha permesso loro, anche nelle avversità, di dimostrare coraggio e audacia straordinari. A nostra volta, vorremmo radicarci più profondamente nella fede, accogliendo l’amore di Dio per ciascuno e ciascuna di noi”.

La diversità non può ostacolare la comunione, come è avvenuto nel 1989: “Questa diversità non ci impedisce di vivere un’esperienza di comunione. Al contrario, senza dubbio essa ci fa toccare da vicino la volontà di Dio per noi: è lui che vuole riunirci in unità, attraverso Cristo che è comunione”.

L’unità oggi è una testimonianza ‘coraggiosa’ in un contesto difficile come quello contemporaneo: “E questa unità nella diversità è una testimonianza che trascende i confini della Chiesa. Nelle sfide del mondo di oggi, nei tempi difficili che il continente europeo sta attraversando, possiamo cercare di portare ancora più lontano questo messaggio di comunione.

Nel 1989 eravamo qui a Wrocław, un momento storico. Soffiava un vento di entusiasmo e libertà e destava una bella speranza. Oggi, questa nuova tappa del nostro pellegrinaggio di fiducia si svolge in un contesto più difficile”.

Ed ha invitato a scorgere nei giovani germi di speranza, come hanno fatto Abramo e Sara: “Sempre in cammino, mai sradicati… A nostra volta osiamo questo radicalismo! Crediamo che Dio ci guida. Ci fa lasciare la paura per entrare nella fiducia. Fiducia in lui, fiducia negli altri. Questa fiducia in Dio ci chiama a lasciare le nostre false sicurezze”.

Concludendo la lettera, riflettendo sul capitolo iniziale del Genesi, frère Alois ha invitato i giovani a ‘custodire il giardino’: “Con questo brano poetico, la Bibbia sottolinea che, nell’opera creatrice di Dio, riceviamo una particolare responsabilità, quella di prenderci cura della terra e di preservarla.

Riscoprire che siamo parte integrante della Creazione rende più umana la nostra vita. La nostra terra è un dono prezioso del Creatore che noi possiamo ricevere con gratitudine e con gioia. La terra è la nostra casa comune e Dio ci chiama a vegliare su di essa per il bene di tutte le creature e delle generazioni future”.

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