Immigrazione 2011: una presenza in continua crescita

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Si è svolta in questi giorni a Roma – e contemporaneamente in tutte le altre regioni italiane – la presentazione del XXI Dossier Statistico Immigrazione 2011, il rapporto annuale che la Caritas Italiana, la Fondazione Migrantes e la Caritas diocesana di Roma pubblicano dal 1991. Un’opera redatta a più mani e ben orchestrata che ha coinvolto anche gli organismi internazionali, i ministeri, gli enti locali, gli istituti previdenziali, i centri studio, i sindacati, le associazioni e le fondazioni. In oltre 50 capitoli il Dossier Statistico – pensato come un sussidio per la consultazione e per l’organizzazione di eventi di sensibilizzazione al fenomeno migratorio nel corso di un intero anno – affronta gli aspetti più rilevanti della realtà migratoria, da quelli socio-economici a quelli culturali e giuridici, soffermandosi con particolare attenzione sui contesti internazionali e nazionali. Attraverso i rilievi pubblicati dal Dossier è possibile osservare il vertiginoso aumento numerico degli immigrati nel nostro territorio nazionale. Nel 1861, anno dell’Unità d’Italia, gli stranieri erano 88.639 (incidenza dello 0,4% sulla popolazione residente); oggi sono 4.570.317 su 60.650.000 residenti, circa 50 volte in più (incidenza del 7,5%). A 150 di distanza dall’Unità d’Italia, dunque, – tenuto conto della presenza di altri 400mila cittadini stranieri, non ancora registrati in anagrafe – il numero complessivo si aggira intorno ai 5 milioni di persone, come lo scorso anno.

Negli ultimi dieci anni sono stati sottratti alla povertà estrema 500mila persone, ma è di un miliardo e mezzo il numero di quelle che vi sono ancora soggette. In questo stesso arco di tempo gli immigrati nel mondo sono aumentati di 64 milioni, per un totale di 214 milioni (dato Oim). I dati offerti dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati rivelano, inoltre, la presenza nel mondo di 15,4 milioni di rifugiati (4 su 10 nei paesi in via di sviluppo) e 850mila di richiedenti asilo. Dalla pubblica amministrazione – dichiara mons. Vittorio Nozza, del Comitato di Presidenza del Dossier Caritas/Migrantes – ci si aspetta un maggiore aiuto sul versante della sensibilizzazione. “La presenza degli immigrati cresce velocemente, la sua conoscenza non è ancora soddisfacente, permangono pregiudizi e contrarietà ingiustificate, mentre questo è il tempo in cui è chiesto di essere più convinti e impegnati nella promozione dell’integrazione, per il bene nostro e di quello degli immigrati”. Se da un lato, a livello demografico, la popolazione italiana va invecchiando sempre più e anche diminuendo, dall’altro vi è un crescente aumento di giovani immigrati che porta in equilibrio la nostra società.

“Senza gli immigrati, – osserva il Comitato di Presidenza del Dossier – la situazione demografica sarebbe stata ancora peggiore e si sarebbe verificata una radicale diminuzione della popolazione e della forza lavoro. I minori, figli di stranieri, sfiorano il milione e aumentano ogni anno a un ritmo superiore alla 100mila unità, tra nati sul posto e figli ricongiunti”. A ragione di quanto prima osservato, altri dati statistici rilevano 257.762 matrimoni misti (21.357 nell’ultimo anno, 1 ogni 10 celebrati) tra il 1996 e il 2009; 66mila casi di cittadinanza nel 2010; 709.826 iscritti a scuola nell’anno scolastico 2010-2011 (incidenza del 7,9% sulla popolazione studentesca, e ancora più alta nelle materne e nelle elementari), mentre gli universitari stranieri ammontano a 61.777 (3,6% del totale). La presenza degli immigrati, inoltre, diventa sempre più indispensabile anche per la loro disponibilità ad assistere gli anziani.

“L’elenco delle cose che non vanno è assai lungo. – dichiara il Presidente di Caritas Italiana, mons. Giuseppe Merisi – In questo elenco molti includono anche l’immigrazione, considerato un danno o comunque un appesantimento per un paese in difficoltà. […] Dobbiamo dunque imparare a guardare oltre i confini, oltre ogni interesse di parte, con attenzione alle nuove generazioni, in una dimensione europea e mondiale. In particolare occorre un ragionamento organico sul fenomeno migratorio, diventato strutturale e di grande rilievo non solo nel nostro paese ma nel mondo intero e in particolare nell’area del Mediterraneo dove si sta giocando la partita più importante di tanti Paesi del Nord Africa. Bisogna riuscire superare i ragionamenti di corto respiro, bisogna andare oltre”. Nelle pagine del corposo Dossier Statistico vi è anche la stima dell’appartenenza religiosa degli immigrati in Italia.

.I dati ci permettono di osservare che raramente, soprattutto oggi, la popolazione di un Paese appartiene nel suo complesso a una sola religione e le società – in continua trasformazione – diventano sempre più multiculturali e multi religiose. Secondo l’Atlas of Global Christianity 2010 il cristianesimo è la religione più diffusa nel mondo (33,2%); seguono l’islam (22,4%), l’induismo (13,7%), il buddhismo (6,8%), le religioni tradizionali cinesi (6,6%), le altre religioni tradizionali (3,8%), atei/agnostici (11,3%) e altri gruppi con percentuali inferiori all’1,0%. Rispetto al 1910, è aumentata di 10 punti percentuali l’incidenza di musulmani, mentre i cristiani sono diminuiti di 1,5 punti percentuali. L’appartenenza religiosa degli immigrati in Italia è così suddivisa: cristiani (53,9%), musulmani (32,9%), induisti (2,6%), buddhisti (1,9%), altre religioni orientali (1,3%), religioni tradizionali (1,0%), ebrei (0,1%), appartenenti ad altre religioni (1,8%), atei o non religiosi (4,3%). Nel 2010, rispetto all’anno precedente, i cristiani sono aumentati di 4 punti percentuali (specialmente per l’incremento dei protestanti e degli ortodossi), i musulmani dello 0,9% e i fedeli di religione orientale appena dello 0,4%.

“In Italia e in Europa – dichiara infine il Comitato di Presidenza del Dossier – siamo chiamati a riconoscere che, seppure tutti diversi e con varie identità, siamo tutti uguali quanto a dignità, per cui deve venir meno qualsiasi sentimento di superiorità sugli altri”; e ancora: “Oltre la crisi, insieme: questo è il tema prescelto per il XXI Rapporto sull’immigrazione Caritas Italiana – Fondazione Migrantes, perché solo attraverso la coesione solidale – che è il grande messaggio del cristianesimo – si può superare efficacemente la crisi”.

 

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