Papa Leone XIV: la democrazia è baluardo contro l’abuso di potere

Papa Leone XIV
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“Esprimo la mia gratitudine al cardinale Peter Turkson per il suo impegno come cancelliere dell’Accademia. Ringrazio altresì la vostra presidente, suor Helen Alford, per aver scelto il tema: ‘Gli usi del potere: legittimità, democrazia e riscrittura dell’ordine internazionale’. Si tratta di un tema particolarmente attuale, che focalizza la nostra riflessione sull’esercizio del potere, elemento cruciale per la costruzione della pace all’interno e tra le nazioni in questo momento di profondo cambiamento globale”: lo ha scritto papa Leone XIV nel messaggio ai partecipanti alla sessione plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali.

Nel messaggio il papa ha evidenziato il ragionamento sul significato del potere: “La dottrina sociale cattolica considera il potere non come fine a se stesso, ma come mezzo orientato al bene comune. Ciò implica che la legittimità dell’autorità non dipenda dall’accumulo di forza economica o tecnologica, bensì dalla saggezza e dalla virtù con cui essa viene esercitata. La saggezza, infatti, ci permette di discernere e perseguire ciò che è vero e buono, piuttosto che i beni apparenti e la vanagloria, nelle circostanze della vita quotidiana”.

Una saggezza che deve essere contemperata dalle virtù: “Questa saggezza è inseparabile dalle virtù morali, che rafforzano il nostro desiderio di promuovere il bene comune. In particolare, sappiamo che la giustizia e la fortezza sono indispensabili per un sano processo decisionale e per la sua attuazione. Anche la temperanza si rivela essenziale per il legittimo esercizio dell’autorità, poiché la vera temperanza frena l’eccessiva autoesaltazione e funge da baluardo contro l’abuso di potere”.

Ciò si può sperimentare nella democrazia, riprendendo il pensiero di papa san Giovanni Paolo II: “Questa concezione del potere legittimo trova una delle sue più alte espressioni nell’autentica democrazia. Lungi dall’essere una mera procedura, la democrazia riconosce la dignità di ogni persona e chiama ogni cittadino a partecipare responsabilmente al perseguimento del bene comune… La democrazia, tuttavia, rimane sana solo quando è radicata nella legge morale e in una vera visione della persona umana. In mancanza di questo fondamento, rischia di trasformarsi in una tirannia maggioritaria o in una maschera per il dominio delle élite economiche e tecnologiche”.

Nel messaggio il papa ha ragionato anche sui meccanismi della cooperazione come metodo democratico: “Gli stessi principi che guidano l’esercizio dell’autorità all’interno delle nazioni devono ugualmente informare l’ordine internazionale, una verità particolarmente importante da ricordare in un momento in cui rivalità strategiche e alleanze mutevoli stanno rimodellando le relazioni globali. Dobbiamo ricordare che un ordine internazionale giusto e stabile non può nascere dal mero equilibrio di potere o da una logica puramente tecnocratica. La concentrazione del potere tecnologico, economico e militare nelle mani di pochi minaccia sia la partecipazione democratica dei popoli sia la concordia internazionale”.

Ha concluso il messaggio che occorre sempre ritornare alla carità quale forma politica: “In ultima analisi, quando le potenze terrene minacciano la ‘tranquillitas ordinis’ (la classica definizione agostiniana di pace) dobbiamo trarre speranza dal Regno di Dio, che, pur non essendo di questo mondo, illumina le vicende terrene e ne rivela il significato escatologico. In questa prospettiva di fede, ci viene ricordato che l’onnipotenza di Dio si manifesta soprattutto nella misericordia e nel perdono; il potere divino non domina, ma guarisce e ristora”.

Quindi la logica della carità deve animare la vita sociale: “E’ proprio questa logica di carità che deve animare la storia, poiché l’attività umana ispirata dalla carità contribuisce a plasmare la ‘città terrena’ nell’unità e nella pace, rendendola (seppur imperfettamente) un’anticipazione ed una prefigurazione della ‘Città di Dio’. Tale fede rafforza la nostra determinazione a costruire una cultura di riconciliazione capace di superare le insidie ​​dell’indifferenza e dell’impotenza”.

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