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Papa Leone XIV ed i richiami alla libertà contro gli abusi dei mezzi di comunicazione

Papa Leone XIV

“Nel tempo pasquale, come la Chiesa nascente, ritorniamo a parole di Gesù che sprigionano il loro pieno significato alla luce della sua passione, morte e risurrezione. Quello che prima ai discepoli sfuggiva o provocava turbamento, ora riaffiora alla memoria, scalda il cuore e dona speranza”:  prima della recita del Regina Coeli papa Leone XIV, commentando il Vangelo, ha specificato che il posto preparato da Cristo per ogni uomo nella casa di Dio è un mondo nuovo.

Il papa ha parlato di una casa aperta a tutti, in cui nessuno è escluso: “Carissimi, nel mondo vecchio in cui ancora siamo in cammino, ad attirare l’attenzione sono i luoghi esclusivi, le esperienze alla portata di pochi, il privilegio di entrare dove nessun altro può. Invece, nel mondo nuovo in cui il Risorto ci porta, ciò che vale di più è alla portata di tutti. Ma non per questo perde attrattiva…  La morte minaccia di cancellare il nome e la memoria, ma in Dio ognuno è finalmente sé stesso. In verità, è questo il posto che cerchiamo per tutta la vita, talvolta disposti a tutto pur di avere un po’ di attenzione e di riconoscimento”.

Ed a conclusione della recita del Regina Coeli il papa ha ricordato la Giornata mondiale della libertà di stampa: “Oggi si celebra la Giornata mondiale della libertà di stampa, patrocinata dall’Unesco. Purtroppo questo diritto è spesso violato, in modo a volte flagrante, a volte nascosto. Ricordiamo i numerosi giornalisti e reporter vittime delle guerre e della violenza”, istituita nel 1993 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite su impulso dell’Unesco.

Nel 2025 sono stati 129 i giornalisti e gli operatori dei media uccisi nell’arco dell’intero anno, secondo il Comitato per la protezione dei giornalisti (CPJ). Secondo Reporter sans Frontieres oltre la metà degli Stati analizzati si trova in una situazione giudicata ‘difficile’ od addirittura ‘molto grave’: “In 25 anni, il punteggio medio complessivo dei Paesi studiati non è mai stato così basso”, fotografando un contesto internazionale segnato da guerre, pressioni politiche, crisi economiche dell’editoria e violenze contro i cronisti.

Tra i dati che colpiscono di più c’è quello sul posizionamento degli Stati Uniti, definiti in una ‘situazione problematica’: perdono sette posizioni rispetto allo scorso anno e scivolano al 64^ posto, tra Botswana e Panama. Anche l’Italia arretra nella graduatoria: è al 56^ posto, mentre nello scorso anno occupava la 49^ posizione, collocandosi dietro l’Ucraina e davanti ai Caraibi.

Comunque per Rsf ad oggi solo l’1% della popolazione mondiale può vantarsi di vivere in un Paese dove la condizione della stampa è definibile come ‘buona’. Al primo posto dei virtuosi c’è la Norvegia, a cui fanno seguito Paesi Bassi ed Estonia. Al contrario invece nella classifica all’ultimo posto compare l’Eritrea, alla 180^ posizione per il terzo anno di seguito. Sopra lo Stato africano si trovano Corea del Nord (179^ posizione) e Cina (178^).

Inoltre nello scorso anno si è registrata la ‘rimonta’ della Siria post-Assad che nel 2026 ha scalato 36 posizioni sull’anno precedente. Mentre invece il calo più marcato nel 2026 (-37 posizioni) si registra per il Niger (120ª posizione). Il ripetersi dei conflitti non aiuta ed il report ricorda la guerra in Palestina per la quale a Gaza, dall’ottobre 2023, sono stati uccisi da Israele più di 220 giornalisti.

Infine ha salutato l’Associazione ‘Meter’, che da 30 anni “si impegna per difendere i minori dalla piaga degli abusi, coinvolgendo la comunità ecclesiale e quella civile, educando a stare vicino alle vittime e a fare prevenzione. Grazie per il vostro servizio!”

Il Report 2025 dell’Associazione Meter ha evidenziato una trasformazione profonda del fenomeno, sempre più caratterizzato dall’uso di tecnologie avanzate e strumenti difficili da intercettare. Nello scorso anno sono stati identificati 8.213 minori vittime di deepnude, ovvero immagini generate artificialmente in cui i minori vengono denudati o manipolati digitalmente. Questo dato si aggiunge alle 785.072 immagini e ai 1.733.043 video contenenti abusi reali su minori, segnalati nello stesso periodo:

“Le immagini deepnude rappresentano una forma particolarmente grave di abuso, perché colpiscono sempre una vittima reale: il minore la cui immagine viene manipolata senza alcun consenso. L’IA trasforma materiale innocuo in contenuto sessuale, con una violazione profonda dell’identità, dignità e sicurezza del minore.

Queste pratiche alimentano il mercato pedopornografico e le richieste dei circuiti criminali, esponendo le vittime a conseguenze psicologiche serie, tra cui ansia, senso di colpa, isolamento, paura e ricatto. Oltre al danno individuale, queste pratiche hanno un effetto destabilizzante sulla società, perché normalizzano comportamenti criminali e incoraggiano la diffusione di materiale pedopornografico reale, aumentando la pressione sui sistemi di protezione dell’infanzia”.

Infatti grazie all’attività dell’Osservatorio Mondiale Contro la Pedofilia, l’associazione Meter ha individuato 115 gruppi e bot attivi tra Signal e Telegram, utilizzati per la diffusione di contenuti deepnude, per un totale di 8.213 minori vittime, denudati mediante l’impiego dell’IA.

Papa Leone XIV: la democrazia è baluardo contro l’abuso di potere

Papa Leone XIV

“Esprimo la mia gratitudine al cardinale Peter Turkson per il suo impegno come cancelliere dell’Accademia. Ringrazio altresì la vostra presidente, suor Helen Alford, per aver scelto il tema: ‘Gli usi del potere: legittimità, democrazia e riscrittura dell’ordine internazionale’. Si tratta di un tema particolarmente attuale, che focalizza la nostra riflessione sull’esercizio del potere, elemento cruciale per la costruzione della pace all’interno e tra le nazioni in questo momento di profondo cambiamento globale”: lo ha scritto papa Leone XIV nel messaggio ai partecipanti alla sessione plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali.

Nel messaggio il papa ha evidenziato il ragionamento sul significato del potere: “La dottrina sociale cattolica considera il potere non come fine a se stesso, ma come mezzo orientato al bene comune. Ciò implica che la legittimità dell’autorità non dipenda dall’accumulo di forza economica o tecnologica, bensì dalla saggezza e dalla virtù con cui essa viene esercitata. La saggezza, infatti, ci permette di discernere e perseguire ciò che è vero e buono, piuttosto che i beni apparenti e la vanagloria, nelle circostanze della vita quotidiana”.

Una saggezza che deve essere contemperata dalle virtù: “Questa saggezza è inseparabile dalle virtù morali, che rafforzano il nostro desiderio di promuovere il bene comune. In particolare, sappiamo che la giustizia e la fortezza sono indispensabili per un sano processo decisionale e per la sua attuazione. Anche la temperanza si rivela essenziale per il legittimo esercizio dell’autorità, poiché la vera temperanza frena l’eccessiva autoesaltazione e funge da baluardo contro l’abuso di potere”.

Ciò si può sperimentare nella democrazia, riprendendo il pensiero di papa san Giovanni Paolo II: “Questa concezione del potere legittimo trova una delle sue più alte espressioni nell’autentica democrazia. Lungi dall’essere una mera procedura, la democrazia riconosce la dignità di ogni persona e chiama ogni cittadino a partecipare responsabilmente al perseguimento del bene comune… La democrazia, tuttavia, rimane sana solo quando è radicata nella legge morale e in una vera visione della persona umana. In mancanza di questo fondamento, rischia di trasformarsi in una tirannia maggioritaria o in una maschera per il dominio delle élite economiche e tecnologiche”.

Nel messaggio il papa ha ragionato anche sui meccanismi della cooperazione come metodo democratico: “Gli stessi principi che guidano l’esercizio dell’autorità all’interno delle nazioni devono ugualmente informare l’ordine internazionale, una verità particolarmente importante da ricordare in un momento in cui rivalità strategiche e alleanze mutevoli stanno rimodellando le relazioni globali. Dobbiamo ricordare che un ordine internazionale giusto e stabile non può nascere dal mero equilibrio di potere o da una logica puramente tecnocratica. La concentrazione del potere tecnologico, economico e militare nelle mani di pochi minaccia sia la partecipazione democratica dei popoli sia la concordia internazionale”.

Ha concluso il messaggio che occorre sempre ritornare alla carità quale forma politica: “In ultima analisi, quando le potenze terrene minacciano la ‘tranquillitas ordinis’ (la classica definizione agostiniana di pace) dobbiamo trarre speranza dal Regno di Dio, che, pur non essendo di questo mondo, illumina le vicende terrene e ne rivela il significato escatologico. In questa prospettiva di fede, ci viene ricordato che l’onnipotenza di Dio si manifesta soprattutto nella misericordia e nel perdono; il potere divino non domina, ma guarisce e ristora”.

Quindi la logica della carità deve animare la vita sociale: “E’ proprio questa logica di carità che deve animare la storia, poiché l’attività umana ispirata dalla carità contribuisce a plasmare la ‘città terrena’ nell’unità e nella pace, rendendola (seppur imperfettamente) un’anticipazione ed una prefigurazione della ‘Città di Dio’. Tale fede rafforza la nostra determinazione a costruire una cultura di riconciliazione capace di superare le insidie ​​dell’indifferenza e dell’impotenza”.

Papa Leone XIV: per prevenire gli abusi è necessario l’ascolto

“Esprimo ugualmente gratitudine a tutti, membri e collaboratori, per il servizio alla Chiesa attraverso la tutela dei bambini, degli adolescenti e delle persone in situazioni di vulnerabilità. E’ un’opera impegnativa, a volte silenziosa, spesso gravosa, ma essenziale per la vita della Chiesa e per la costruzione di un’autentica cultura della cura”: questa mattina papa Leone XIV, ricevendo la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, ha ricordato che la prevenzione degli abusi non è facoltativa ma è una missione ecclesiale, perché dall’ascolto nasce ‘un percorso credibile di speranza e rinnovamento’.

Questo è il motivo per cui papa Francesco aveva inserito tale servizio ‘preventivo’ stabilmente nella Chiesa: “Il mio venerato predecessore, papa Francesco, ha voluto inserire in modo permanente il vostro servizio all’interno della Curia Romana, per ricordare a tutta la Chiesa che la prevenzione degli abusi non è un compito facoltativo, ma una dimensione costitutiva della missione della Chiesa. Fin dalla mia elezione, sono stato molto incoraggiato dal dialogo che avete instaurato con la Sezione Disciplinare del Dicastero per la Dottrina della Fede. State raggiungendo così l’obiettivo auspicato che la prevenzione (una delle vostre responsabilità) e la vigile disciplina, esercitata da quel Dicastero, procedano insieme in maniera sinergica ed efficace”.

Servizio importante in quanto non è solo preventivo, ma anche di ‘riconoscimento’: “La vostra missione è quella di aiutare a garantire la prevenzione degli abusi. Tuttavia, essa non è mai solo un insieme di protocolli o procedure. Si tratta piuttosto di contribuire a formare, in tutta la Chiesa, una cultura della cura, in cui la tutela dei minori e delle persone in situazioni di vulnerabilità non sia vista come un obbligo imposto dall’esterno, ma come una naturale espressione di fede. Ciò richiede quindi un processo di conversione in cui le sofferenze degli altri siano ascoltate e ci spingano ad agire.

A questo proposito, le esperienze delle vittime e dei sopravvissuti sono punti di riferimento essenziali. Sebbene siano certamente dolorose e difficili da ascoltare, portano alla luce con forza la verità e ci insegnano l’umiltà mentre ci sforziamo di assistere le vittime e i sopravvissuti. Allo stesso tempo, è proprio attraverso il riconoscimento del dolore provato che si apre un percorso credibile di speranza e rinnovamento”.

Altro elemento fondamentale è l’approccio multidisciplinare: “Un altro elemento importante della vostra opera è l’integrazione di un approccio multidisciplinare e articolato. Come parte della Curia Romana, all’interno del Dicastero per la Dottrina della Fede, avete un ruolo chiaro che vi pone in dialogo con i Dicasteri e le altre istituzioni che esercitano la propria responsabilità nei vari ambiti legati alla tutela. Spero che continuiate a raggiungere una cooperazione ancora maggiore con essi, affinché possano arricchire il vostro lavoro con le proprie conoscenze.

Allo stesso tempo, anch’essi possono arricchirsi dell’esperienza che la Commissione ha acquisito in questi undici anni di servizio, in particolare attraverso l’ascolto attento e sincero che offrite alle vittime, ai sopravvissuti e alle loro famiglie. A tal proposito, la Relazione annuale della Commissione è uno strumento di grande importanza. Rappresenta un esercizio di verità e responsabilità, ma anche di speranza e prudenza, che devono andare di pari passo per il bene della Chiesa. La speranza ci impedisce di cedere allo scoraggiamento; la prudenza ci preserva dall’improvvisazione e dalla superficialità nell’affrontare la prevenzione degli abusi”.

Insomma tale impegno è un ‘segno dei tempi’: “L’impegno della Commissione con la Chiesa a tutti i livelli, con le vittime, i sopravvissuti e le loro famiglie, nonché con i partner della società civile, vi ha spinto ad approfondire lo studio in due aree in rapida evoluzione della tutela: il concetto di vulnerabilità in relazione agli abusi e la prevenzione degli abusi sui minori facilitati dalla tecnologia nello spazio digitale.

Leggendo questi ‘segni dei tempi’, aiutate la Chiesa ad affrontare con coraggio le sfide della salvaguardia e a rispondere con chiarezza pastorale e rinnovamento strutturale. Ciò sta già prendendo forma concreta nello sviluppo di un quadro di riferimento universale. Attendo con interesse di ricevere la proposta definitiva affinché, dopo un adeguato studio e discernimento, possa essere pubblicata”.

E ciò rientra nella cura: “Cari amici, tutto il vostro impegno dimostra che la vostra missione non è semplicemente l’istituzione di un processo formale, ma un segno di comunione e di responsabilità condivisa. Prima di concludere, vorrei ribadire che la tutela dei minori e delle persone in situazioni di vulnerabilità non è un ambito isolato della vita ecclesiale, ma una dimensione che permea la cura pastorale, la formazione, il governo e la disciplina. Ogni passo avanti in questo cammino è un passo verso Cristo e verso una Chiesa più evangelica e autentica”.

Poi ha ricevuto i redattori del Tg2 nel 50^.mo anniversario della sua nascita, sottolineando la distinzione tra mezzo e fine: “Penso al passaggio dal sistema analogico a quello digitale, che vi ha visto protagonisti nel coglierne le opportunità e nel comprendere che non c’è novità tecnologica che possa sostituire la creatività, il discernimento critico, la libertà di pensiero. E se la sfida del nostro tempo è quella dell’intelligenza artificiale, penso alla necessità di regolare la comunicazione secondo il paradigma umano e non secondo quello tecnologico. Che vuol dire, in ultima istanza, saper distinguere tra i mezzi e i fini”.

E’ stato un invito a non ‘abdicare’ alla laicità ed all’informazione: “I tratti distintivi che fin dall’inizio vi hanno caratterizzato sono la laicità e il pluralismo delle fonti informative, anche nella televisione di Stato. Laicità intesa come rifiuto degli apriori ideologici e come sguardo aperto sulla realtà. Sappiamo tutti quanto sia difficile lasciarsi sorprendere dai fatti, dagli incontri, dagli sguardi e dalle voci degli altri; quanto sia forte la tentazione di cercare, vedere e ascoltare solo ciò che conferma le proprie opinioni. Ma non ci può essere buona comunicazione, né vera libertà e sano pluralismo senza questa apertura”.

(Foto: Santa Sede)

FISH: per 8 marzo oltre ai fiori anche il rispetto dei diritti!

In occasione della Giornata internazionale della donna ricordiamo che la vera uguaglianza si realizza solo quando ogni donna, comprese le donne con disabilità, vede pienamente riconosciuti, rispettati e tutelati i propri diritti, la propria dignità e la propria voce.

Le donne con disabilità incontrano ancora barriere nell’occupazione, nella leadership, nell’accesso alla giustizia. Subiscono discriminazioni ed esclusioni e sono più esposte a violenza e ad ulteriori e specifiche modalità di abuso. Tra queste rientrano l’abuso farmacologico, la negazione di cure e ausili indispensabili per l’autonomia nonché lo sfruttamento economico. In molti casi, la violenza si consuma all’interno delle relazioni di prossimità: familiari, partner, assistenti o operatori sanitari.

La condizione di dipendenza legata al bisogno di supporto può trasformarsi in uno strumento di controllo, generando paura e silenzio. Il timore di perdere l’assistenza necessaria alla vita quotidiana rappresenta infatti un potente deterrente alla denuncia. Inoltre spesso le parole delle donne con disabilità non vengono considerate credibili, con il conseguente aggravarsi della condizione di vulnerabilità.

Vi sono inoltre gravi discriminazioni in ambiti particolarmente delicati come quello della salute, dei diritti sessuali e riproduttivi. Pratiche quali la sterilizzazione forzata, l’aborto forzato o la gestione coatta della contraccezione costituiscono violazioni inaccettabili dell’autodeterminazione. Le donne con disabilità intellettiva o psicosociale, quelle con elevati bisogni di sostegno o che vivono in contesti istituzionalizzati risultano particolarmente esposte a tali abusi.

“In questa giornata dedicata alle donne, non possiamo ignorare la realtà di milioni di cittadine con disabilità per le quali la piena dignità resta un traguardo ancora sbarrato. La vera parità non è uno slogan, ma si realizza solo quando la voce e l’autodeterminazione di ogni donna vengono garantite senza riserve. Oggi, purtroppo, le donne con disabilità restano intrappolate in barriere sistemiche, dall’occupazione alla leadership, fino alla giustizia, subendo una discriminazione multipla che le espone a intollerabili esclusioni e violenze”, dichiara il presidente della FISH Vincenzo Falabella.

Nel nostro paese permangono criticità anche sul piano giuridico, istituti come l’interdizione e l’amministrazione di sostegno continuano ad essere applicati secondo una logica di “miglior interesse“, spesso definita da terzi, senza un effettivo ascolto della volontà e delle preferenze della persona interessata mentre il consenso è il presupposto fondamentale di ogni relazione affettiva, sanitaria e sociale che deve essere libero, informato, consapevole e sempre revocabile. Per le donne con disabilità tuttavia questo diritto viene ancora troppo spesso messo in discussione, limitato o addirittura negato.

Un approccio che si pone in contrasto con l’articolo 12 della convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità il quale riconosce la piena capacità giuridica delle persone con disabilità e promuove modelli di supporto alle decisioni fondati sul rispetto della loro autodeterminazione.

È quindi necessario garantire e rafforzare l’accesso alla giustizia per tutte le donne e le ragazze con disabilità, intervenire in modo concreto sui sistemi giuridici, sulle prassi istituzionali e sulle barriere strutturali che ancora oggi ne limitano l’effettiva partecipazione e tutela. Difendere i loro diritti significa costruire una società davvero equa, rispettosa della dignità di tutte le persone.

Meter: l’abuso digitale travolge l’infanzia

‘L’abuso digitale travolge l’infanzia: oltre 8.000 vittime di deepnude e 2.500.000 contenuti reali tra foto e video’: lo ha affermato il Report Meter 2025, presentato nei giorni scorsi a Roma dall’associazione ‘Meter’, fondata e presieduta da don Fortunato Di Noto, da oltre 30 anni in prima linea contro la pedofilia e pedopornografia.

Nel rapporto si evidenzia “una trasformazione profonda del fenomeno, sempre più caratterizzato dall’uso di tecnologie avanzate e strumenti difficili da intercettare. TikTok, Telegram, Signal insieme ad aree meno accessibili della rete come il Dark Web rappresentano oggi alcuni dei principali canali di diffusione e scambio di materiale pedopornografico, in un contesto ulteriormente aggravato dall’intelligenza artificiale generativa, in grado di creare immagini e video manipolati e di produrre contenuti deepnude”.

Dai dati emerge che nel 2025 sono stati identificati 8.213 minori vittime di deepnude, ovvero immagini generate artificialmente in cui i minori vengono denudati o manipolati digitalmente. Questo dato si aggiunge alle 785.072 immagini e ai 1.733.043 video contenenti abusi reali su minori, segnalati nello stesso periodo, come ha spiegato don Fortunato Di Noto: “Le immagini deepnude rappresentano una forma particolarmente grave di abuso, perché colpiscono sempre una vittima reale: il minore la cui immagine viene manipolata senza alcun consenso. L’Intelligenza Artificiale trasforma materiale innocuo in contenuto sessuale, con una violazione profonda dell’identità, dignità e sicurezza del minore”.

Queste pratiche “alimentano il mercato pedopornografico e le richieste dei circuiti criminali, esponendo le vittime a conseguenze psicologiche serie, tra cui ansia, senso di colpa, isolamento, paura e ricatto. Oltre al danno individuale, queste pratiche hanno un effetto destabilizzante sulla società, perché normalizzano comportamenti criminali e incoraggiano la diffusione di materiale pedopornografico reale, aumentando la pressione sui sistemi di protezione dell’infanzia”.

Infatti, grazie all’attività dell’Osservatorio mondiale contro la pedofilia, l’associazione Meter ha individuato 115 gruppi e bot attivi tra Signal e Telegram, utilizzati per la diffusione di contenuti deepnude, per un totale di 8.213 minori vittime, denudati mediante l’impiego dell’Intelligenza Artificiale, di cui telegram si conferma la piattaforma maggiormente utilizzata. Tra gli strumenti per creare deepnude e deepfake emerge anche Grok, ‘il modello sviluppato da Elon Musk, responsabile della creazione di 1.121 contenuti rilevati, pari al 14% del totale’.

Però l’attività di monitoraggio ha consentito di individuare 505 domini nazionali coinvolti nella diffusione di materiale illecito. Tra i paesi e territori maggiormente interessati figurano la Nuova Zelanda con 177 segnalazioni, il territorio britannico dell’Oceano Indiano con 110, il Montenegro e la Russia con 46 ciascuno e gli Stati Uniti con 44. Tra i domini nazionali monitorati da Meter rientra il dominio italiano .IT con 14 segnalazioni effettuate.

Inoltre l’analisi dei materiali rileva una maggiore concentrazione di contenuti che coinvolgono minori nella fascia d’età compresa tra gli 8 e i 12 anni, con 422.368 foto individuate. Seguono la fascia 3-7 anni, con 360.563 foto, e la fascia 0-2 anni, con 1.972 immagini.

Il medesimo andamento si riscontra anche nei contenuti video, con numeri complessivamente più elevati: sono stati rilevati 1.337.792 video relativi alla fascia 8-12 anni, 394.417 relativi alla fascia 3-7 anni e 834 relativi alla fascia 0-2 anni. L’elevato numero di video conferma “una crescente diffusione di contenuti dinamici, più complessi da individuare e rimuovere e spesso utilizzati per la condivisione e la circolazione in contesti chiusi o criptati”.

Nel Report si sottolineano anche “forme sempre più complesse e diversificate di abuso. Tra queste emerge il fenomeno delle ‘pedomame’, ovvero donne, madri, che producono materiale pedopornografico”. Per questo sono stati documentati 11.240 video e 320 immagini diffusi attraverso piattaforme di messaggistica come Signal, Telegram e Viber. I contenuti analizzati mostrano ‘contesti domestici, elemento che suggerisce la presenza di relazioni dirette tra vittime e autrici degli abusi’. Sono stati individuati anche 24 gruppi attivi su Signal in cui minori, con un’età media di circa 11 anni, risultano ‘essere vittime di abusi commessi mediante l’utilizzo di animali’.

Un ulteriore elemento di crescente preoccupazione riguarda i casi di abuso tra minori: il 32% dei contenuti analizzati riguarda la produzione e diffusione di materiale sessualmente esplicito tra coetanei. Il 23% è riconducibile alla diffusione non consensuale di immagini intime, il 18% a episodi di ricatto sessuale (sextortion), il 15% a forme di adescamento con richieste di nudità o contenuti espliciti, mentre il 12% riguarda abusi sessuali commessi da un minore ai danni di un altro minore.

L’analisi dei dati di monitoraggio relativi alla geolocalizzazione dei server conferma nel 2025 un elemento strutturale del fenomeno: la netta concentrazione delle infrastrutture di hosting nei contesti economicamente più avanzati. La quasi totalità dei server utilizzati per l’erogazione di servizi digitali per la diffusione di CSAM sia localizzata in America (73%) e in Europa (25%), aree che ospitano la maggior parte dei grandi provider globali di servizi cloud, hosting e content delivery:

“Questo dato riflette un modello economico e industriale del web nel quale i Paesi ad alto reddito detengono il controllo delle infrastrutture della rete, fornendo direttamente o indirettamente gli strumenti tecnologici utilizzati anche per finalità pedocriminali. Le piattaforme e i servizi impiegati dai pedopornografi non nascono ai margini della rete, ma si appoggiano a ecosistemi tecnologici legittimi, scalabili e altamente performanti, spesso progettati per garantire anonimizzazione e rapidità di diffusione dei contenuti”.

In conclusione l’associazione Meter ha rinnovato l’appello ad istituzioni, organizzazioni, operatori della comunicazione e dell’informazione affinché contribuiscano “a portare all’attenzione della collettività un fenomeno grave e diffuso: la pedofilia e lo sfruttamento dei minori. Ogni numero rappresenta una vittima, un bambino o adolescente sopravvissuto agli abusi, un minore che cerca voce e protezione.

E’ fondamentale che tutti, a vario titolo, diventino promotori del benessere dei bambini, diffondendo consapevolezza, strumenti di prevenzione e informazione corretta attraverso enti che realmente operano per la tutela dei minori. Solo attraverso un impegno condiviso tra società civile, giornalisti e istituzioni sarà possibile ridurre il silenzio attorno a questi crimini, offrire supporto alle vittime e contrastare efficacemente ogni forma di abuso”.

Giornata per l’eliminazione della violenza contro le donne: per Gessica Notaro occorre dire no

La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne è una ricorrenza istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, tramite la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999. L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha designato il 25 novembre come data della ricorrenza, in  quanto in quel giorno del 1960nella Repubblica Dominicana furono uccise tre attiviste politiche, le sorelle Mirabal (Patria, Minerva e Maria Teresa), successivamente chiamate anche Las Mariposas, per ordine del dittatore Rafael Leónidas Trujillo.

Quel giorno le sorelle Mirabal, mentre si recavano a far visita ai loro mariti in prigione, furono bloccate sulla strada da agenti del Servizio di informazione militare. Condotte in un luogo nascosto nelle vicinanze furono stuprate, torturate, massacrate a colpi di bastone e strangolate, per poi essere gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente.

In Italia ha subìto violenze fisiche o sessuali da partner o ex partner il 13,6% delle donne (2.800.000), in particolare il 5,2% (855.000) da partner attuale e il 18,9% (2.044.000) dall’ex partner. La maggior parte delle donne che avevano un partner violento in passato lo hanno lasciato proprio a causa delle violenza subita (68,6%). In particolare, per il 41,7% è stata la causa principale per interrompere la relazione, per il 26,8% è stato un elemento importante della decisione.

Il 24,7% delle donne ha subìto almeno una violenza fisica o sessuale da parte di uomini non partner: il 13,2% da estranei e il 13% da persone conosciute. In particolare, il 6,3% da conoscenti, il 3% da amici, il 2,6% da parenti e il 2,5% da colleghi di lavoro. Le donne subiscono minacce (12,3%), sono spintonate o strattonate (11,5%), sono oggetto di schiaffi, calci, pugni e morsi (7,3%). Altre volte sono colpite con oggetti che possono fare male (6,1%). Tra le donne che hanno subìto violenze sessuali, le più diffuse sono le molestie fisiche, cioè l’essere toccate o abbracciate o baciate contro la propria volontà (15,6%), i rapporti indesiderati vissuti come violenze (4,7%), gli stupri (3%) e i tentati stupri (3,5%).

E per parlare dell’importanza di questa giornata abbiamo incontrato a Tolentino Gessica Notaro, divenuta testimone pubblico in seguito allo sfregio al volto con l’acido compiuto dall’ex fidanzato nel 2017, nella campagna di sensibilizzazione e di contrasto alle violenze di genere: “Occorre porre attenzione alle persone che chiedono aiuto e quando non c’è una sufficiente preparazione per poter dare una mano con il buon senso e non solo con quello che sarebbe giusto fare tecnicamente  con il protocollo. E’ un insieme di cose da fare ma nel tempo siamo migliorati. C’è ancora molta strada da fare, ma abbiamo fatto molti miglioramenti”.

Quindi è possibile dire no ai soprusi, agli abusi ed alla violenza nata all’interno di una relazione?

“Certo. E’ possibile dire no, perché l’amore non ha niente a che vedere con le relazioni tossiche, all’interno delle quali la donna resta legata all’uomo che la maltratta, un uomo che all’inizio si camuffa molto bene. Eppure si percepisce sin dall’inizio se una relazione è davvero sana oppure no. La donna lo sente nello stomaco. Se ci disperiamo e passiamo più tempo a piangere che ad essere felici, dovremmo porci subito delle domande”.

Allora per quale motivo è diventata una testimonial?

“Mi è successo un episodio molto spiacevole, in quanto 8 anni il mio ex fidanzato mi ha tirato in viso l’acido; però da quella volta non mi sono arresa ed ho reagito, cercando di trovare una ragione a quella che poteva essere una sfortuna ed ho provato a rendermi utile”.

Qual è la forma più subdola di manipolazione, campanello di allarme?

“Consiste in un agire che fa sentire la vittima sempre sbagliata e inadeguata, in continuo senso di colpa. L’uomo trasforma la donna nella causa di tutti i probabili fallimenti del quotidiano e schiaccia la sua personalità per un insano desiderio di emergere. Il manipolatore aumenta il proprio ego, nutrendosi dell’energia altrui”.

E le donne, ingabbiate in una relazione tossica, quale tipo di fragilità manifestano?

“Le donne potrebbero commettere l’errore di non aprirsi e di non parlare del loro dolore per un senso di vergogna, quando invece è fondamentale chiedere aiuto subito. Subito! E poi c’è una costante nelle relazioni non sane: la tendenza da parte delle vittime a giustificare i partner violenti e a trattarli come se fossero un po’ i loro figli. Noi donne, purtroppo, in alcuni casi vestiamo l’abito della ‘crocerossina’ e questo è un gravissimo sbaglio. Gli uomini vanno trattati da compagni, non da figli”.

Comunque esiste ancora ‘omertà’ da parte delle famiglie di fronte a tali violenze contro le figlie?

“Un po’ sì, perché chiaramente le persone si vergognano di chiedere aiuto in quanto ti senti in colpa quando succede l’aggressione, ma in realtà è qualcun altro che deve provare vergogna”.

A proposito di colpa in quale modo è possibile dire alla donna che subisce di superare questo momento?

“Smettendo di vergognarsi, perché non dobbiamo vergognarci noi, ma qualcun altro; poi cercare di cambiare subito il proprio atteggiamento cercando di non comportarsi da vittima, ma di reagire e di aprire le spalle al mondo alzando la testa e porsi in maniera diversa, chiedendo aiuto, in quanto se ti metti il mantello di agnello il lupo ti mangia”.

In quale modo ci si può accorgere che il fidanzato od il marito stia diventando aggressivo?

“Dipende dalle situazioni. Di sicuro l’amore è qualcosa che dovrebbe renderci sereni. Se non siamo sereni ed avvertiamo ansia, con il trascorrere del tempo potremmo porci una domanda su cosa non funziona nel rapporto”.

Un consiglio a chi si trova in questa situazione?

“Quando avvertiamo stati di ansia o qualche dubbio è necessario un confronto con altre persone con un’amica, sorella, collega… Od anche un amico. Insomma persone di fiducia che possano condividere questo ‘peso’. Basta rompere il ‘ghiaccio’ e la situazione può essere gestita al meglio. Importante è parlare e condividere senza lasciarla nel nostro intimo”.

Papa Francesco: lo sfruttamento minorile è un crimine

“Vorrei ringraziare il circo. Il lavoro del circo è un lavoro umano, un lavoro d’arte, un lavoro che comporta tanto sforzo. Quando tornerà vi chiamo all’applauso”: al termine dell’udienza generale papa Francesco ha ringraziato il circo ‘Rony Roller’, che ha allietato la mattinata, come nella scorsa settimana aveva fatto il ‘Circo Africa’, chiedendo di pregare per le popolazioni colpite dalle alluvioni e dalle guerre:

“L’altro ieri una frana ha travolto abitazioni in Myanmar provocando vittime, dispersi e ingenti danni. Sono vicino alla popolazione colpita da questa sciagura a prego per quanti hanno perso la vita e i loro famigliari. Non manchi il sostegno e la solidarietà della comunità internazionale… Non dimentichiamo l’Ucraina, la Palestina, Israele e tutti i Paesi che sono in guerra; la guerra una sconfitta. Preghiamo anche per la conversione del cuore dei fabbricanti delle armi, perché con il loro prodotto aiutano ad uccidere”.

Mentre nella catechesi si è soffermato sulla piaga del lavoro minorile: “Eppure, ancora oggi nel mondo, centinaia di milioni di minori, pur non avendo l’età minima per sottostare agli obblighi dell’età adulta, sono costretti a lavorare e molti di loro sono esposti a lavori particolarmente pericolosi. Per non parlare dei bambini e delle bambine che sono schiavi della tratta per prostituzione o pornografia, e dei matrimoni forzati. E questo è un po’ amaro. Nelle nostre società, purtroppo, sono molti i modi in cui i bambini subiscono abusi e maltrattamenti”.

Ha affermato che l’abuso sui minori è un crimine: “L’abuso sui minori, di qualunque natura esso sia, è un atto spregevole, è un atto atroce. Non è semplicemente una piaga della società, no, è un crimine! È una gravissima violazione dei comandamenti di Dio. Nessun minore dovrebbe subire abusi. Anche un solo caso è già troppo.

Occorre, dunque, risvegliare le nostre coscienze, praticare vicinanza e concreta solidarietà con i bambini e i ragazzi abusati, e nello stesso tempo costruire fiducia e sinergie tra coloro che si impegnano per offrire ad essi opportunità e luoghi sicuri in cui crescere sereni. Conosco un Paese in America Latina, dove cresce un frutto speciale, molto speciale, che si chiama arandano (una specie di mirtillo). Per fare la raccolta dell’arandano ci vogliono mani tenere e la fanno fare ai bambini, li schiavizzano da bambini per la raccolta”.

E’ una situazione tragica: “Le povertà diffuse, la carenza di strumenti sociali di supporto alle famiglie, la marginalità aumentata negli ultimi anni insieme con la disoccupazione e la precarietà del lavoro sono fattori che scaricano sui più piccoli il prezzo maggiore da pagare. Nelle metropoli, dove ‘mordono’ il divario sociale e il degrado morale, ci sono ragazzini impiegati nello spaccio di droga e nelle più disparate attività illecite.

Bambini ‘sacrificati’, perché non si ha il coraggio della denuncia, come è stato per Loan: “Quanti di questi ragazzini abbiamo visto cadere come vittime sacrificali! A volte tragicamente essi sono indotti a farsi “carnefici” di altri coetanei, oltre che a danneggiare sé stessi, la propria dignità e umanità. E tuttavia, quando in strada, nel quartiere della parrocchia, queste vite smarrite si offrono al nostro sguardo, spesso guardiamo dall’altra parte.

C’è un caso anche nel mio Paese, un ragazzo chiamato Loan è stato rapito e non si sa dov’è. E una delle ipotesi è che sia stato mandato per togliere gli organi, per fare trapianti. E questo si fa, lo sapete bene. Questo si fa! Alcuni tornano con la cicatrice, altri muoiono. Per questo io vorrei oggi ricordare questo ragazzo Loan”.

Ecco l’appello a combattere lo sfruttamento minorile: “Ci costa riconoscere l’ingiustizia sociale che spinge due bambini, magari abitanti dello stesso rione o condominio, a imboccare strade e destini diametralmente opposti, perché uno dei due è nato in una famiglia svantaggiata. Una frattura umana e sociale inaccettabile: tra chi può sognare e chi deve soccombere. Ma Gesù ci vuole tutti liberi, felici; e se ama ogni uomo e ogni donna come suo figlio e figlia, ama i più piccoli con tutta la tenerezza del suo cuore.

Perciò ci chiede di fermarci e di prestare ascolto alla sofferenza di chi non ha voce, di chi non ha istruzione. Combattere lo sfruttamento, in particolare quello minorile, è la strada maestra per costruire un futuro migliore per tutta la società. Alcuni Paesi hanno avuto la saggezza di scrivere i diritti dei bambini. I bambini hanno diritti. Cercate voi stessi su internet quali sono i diritti del bambino”.

E’ stato un invito ad acquisire consapevolezza sulla realtà dello sfruttamento: “La consapevolezza su quello che acquistiamo è un primo atto per non essere complici. Vedere da dove vengono quei prodotti. Qualcuno dirà che, come singoli, non possiamo fare molto. E’ vero, ma ciascuno può essere una goccia che, insieme a tante altre gocce, può diventare un mare.

Occorre però richiamare anche le istituzioni, comprese quelle ecclesiali, e le imprese alla loro responsabilità: possono fare la differenza spostando i loro investimenti verso compagnie che non usano e non permettono il lavoro minorile… Non abbiate paura, denunciate, denunciate queste cose”.

Ha concluso l’udienza generale con una preghiera di santa Teresa di Calcutta: “Santa Teresa di Calcutta, gioiosa operaia nella vigna del Signore, è stata madre delle bambine e dei bambini tra i più disagiati e dimenticati. Con la tenerezza e l’attenzione del suo sguardo, lei può accompagnarci a vedere i piccoli invisibili, i troppi schiavi di un mondo che non possiamo lasciare alle sue ingiustizie. Perché la felicità dei più deboli costruisce la pace di tutti.

E con Madre Teresa diamo voce ai bambini: Chiedo un luogo sicuro dove posso giocare. Chiedo un sorriso di chi sa amare. Chiedo il diritto di essere un bambino, di essere speranza di un mondo migliore. Chiedo di poter crescere come persona. Posso contare su di te?”

In precedenza aveva ricevuto i presidenti ed i direttori nazionali delle Caritas dell’America Latina e dei Caraibi: “E’ per me un grande piacere ricevervi qui oggi, in quello che è il secondo corso di formazione promosso dalla Caritas America Latina e Caraibi. Lo è perché rappresenta il consolidamento di processi volti a creare quella cultura della cura che abbiamo scelto di chiamare salvaguardia”.

Salvaguardia significa anche custodia e protezione: “Il Signore chiede a noi, suoi inviati, suoi angeli nel senso della missione, anche se non della purezza, di porre il segno della sua croce benedetta sulla fronte di tutti coloro che si rivolgono alla nostra Caritas, gemendo e lamentandosi per tante ingiustizie, perfino abominazioni perpetrate contro di loro”.

Il segno è un riconoscimento della propria dignità: “Porre ‘virtualmente’ questo segno su ogni assistito, su ogni professionista, su ogni essere umano che incontriamo, è riconoscere in lui la sua dignità di fratello in Cristo, di redento dal sangue del Salvatore, vedere in Lui la ferita aperta del Redentore che Egli offre la sua mano tesa perché possiamo riconoscere il mistero della sua incarnazione”.

Tale segno di ‘custodia’ è anche un ‘comando’ di Dio: “E’ anche assumere l’imperativo ineludibile del Signore che ci comanda: ‘non toccare il mio consacrato’. In questo senso, custodia è un nome divino, è Cristo stesso scritto sulla fronte di ogni uomo e di ogni donna e, come in uno specchio, nel cuore di ciascuno di noi che, nella nostra fragilità, vogliamo essere portatori del suo amore. in piccoli gesti di carità e di cura”.

(Foto: Santa Sede)

La Facoltà Teologica del Triveneto offre approfondimenti sui temi della vita

Cinque corsi del piano di studi del ciclo di licenza nell’anno accademico 2024/2025 della Facoltà Teologica del Triveneto approfondiscono alcuni temi di stretta attualità: l’educazione affettiva e la prevenzione della violenza di genere; il fine vita e implicazioni bioetiche; la sessualità e l’identità di genere; l’abuso spirituale; la meditazione spirituale.

Il corso ‘Educazione affettiva e prevenzione della violenza di genere’, tenuto dalle professoresse Marzia Ceschia e Michela Simonetto, offre un quadro generale sulle principali teorie dello sviluppo psico-affettivo, con alcuni percorsi di lettura sull’educazione di genere e sulle dinamiche che innescano la violenza. Mentre il corso ‘Incontro con il limite. Il ‘fine vita e le sue implicazioni bioetiche’ con il prof. Leopoldo Sandonà propone un approfondimento di carattere etico-spirituale sull’accompagnamento nei confronti delle persone assistite.

In un altro corso, ‘Giovani: sessualità e identità di genere’, il prof. Giovanni Del Missier offre un approccio al tema del gender per valorizzare il pensiero della differenza sessuale e individuare le questioni che tale teoria presenta alla chiesa e alla società contemporanea, con particolare attenzione alla realtà giovanile. Il quarto corso di approfondimento, ‘L’abuso spirituale’, condotto dal prof. Giorgio Ronzoni, analizza il tema dell’abuso spirituale e/o di coscienza.

Il quinto corso, condotto dal prof. Antonio Bertazzo, esplora ‘La pratica della meditazione. La tradizione cristiana e nuovi orientamenti’, in quanto la meditazione spirituale è una pratica che si sta diffondendo in differenti ambiti, dalle scuole ai luoghi di lavoro, nel tempo dello svago e delle attività ludiche, come una ricerca soprattutto di benessere psichico e fisico.

Per capire meglio le finalità che una facoltà teologica dedica a questi temi, abbiamo chiesto alla prof.ssa Assunta Steccanella, direttrice del secondo ciclo di studi teologici della Facoltà Teologica del Triveneto, di spiegare i motivi per cui una facoltà teologica dedica gli approfondimenti a temi quali violenza, sessualità e fine vita: “Ci sono due ragioni fondamentali per questa scelta, la prima di carattere strutturale, la seconda squisitamente teologica. La ragione strutturale: i corsi di cui qui parliamo fanno parte del piano di studi del ciclo di specializzazione (licenza) in teologia pastorale.

La teologia pastorale è una disciplina che non si limita ad ‘applicare’ le norme dottrinali all’agire della Chiesa: essa si struttura piuttosto intorno al dialogo nativo tra teoria e prassi o, per dirlo con le parole di Christoph Theobald, vive di un duplice ascolto, di Dio e dell’umano. In questa prospettiva sviluppiamo la nostra ricerca in relazione continua con le provocazioni del reale, per valutare i modi nei quali, come Chiesa, possiamo svolgere al meglio il nostro compito di servizio all’evangelizzazione e al bene comune nella realtà in cui siamo immersi oggi.

La ragione teologica: l’inculturazione del Vangelo è compito inesauribile di noi-Chiesa. Il termine indica l’incarnazione e la riespressione del Vangelo nelle varie culture. Il principio di incarnazione appartiene integralmente alla logica della salvezza: noi cristiani non possiamo esimerci dall’assumerlo come paradigma di quanto pensiamo e di quanto proponiamo come via all’evangelizzazione nel contesto storico in cui ci è dato di vivere”.

Tali temi pongono un confronto con le scienze: quale dialogo è disponibile ad aprire la Chiesa?

“Non si tratta di una disponibilità da offrire o meno, ma di una norma per tutta la riflessione teologica. Al n. 4 della Costituzione apostolica ‘Veritatis Gaudium’ sono illustrati ‘i criteri di fondo per un rinnovamento e un rilancio del contributo degli studi ecclesiastici a una Chiesa in uscita missionaria’ e si richiama al dialogo tra tutti i saperi e a una teologia che si sviluppi in prospettiva inter- e trans-disciplinare. Si tratta di un approccio epistemologico tipico della teologia pratica o pastorale che don Mario Midali, già professore emerito di teologia pastorale all’Università Pontificia Salesiana. descriveva già alcuni decenni fa come ‘disciplina-cerniera’, chiamata a porre in dialogo teologia, scienze umane, sacra scrittura, per individuare coordinate adeguate all’agire pastorale”.

Quale è la proposta della Chiesa su questi temi sensibili?

“La proposta della Chiesa non consiste prima di tutto in una serie di indicazioni concrete, ma nello sforzo continuo per promuovere la realizzazione dell’umano nella pienezza della sua vocazione. La ricerca muove quindi da uno sguardo antropologico fondato sulla Rivelazione e in dialogo con le scienze umane, per individuare alcune coordinate fondamentali in grado di orientare l’agire”.

Con quale linguaggio la Chiesa può affrontare l’emergenza educativa?

“Il problema del linguaggio è oggi centrale, ma non lo si affronta semplicemente adottando nuove tecniche comunicative: la risposta abita in un cambio di atteggiamento. Diceva il sociologo David Le Breton che ‘se l’altro non è apprezzato, la sua lingua è un rumore’. Uno sguardo positivo sul mondo e sull’umano, ascolto e accoglienza, sono gli elementi fondamentali che consentono ogni comunicazione”.

Quali indicazioni può offrire la meditazione cristiana?

“Riscoprire questa pratica antica aiuta prima di tutto noi-Chiesa a uscire dalla frenesia del fare, dall’ansia di ‘concludere’ qualcosa. Apre lo sguardo sulla nostra interiorità e ci dispone in ascolto di Colui che è il Bello, il Vero, il Buono. In relazione profonda con Lui, tutto diventa poi più sensato, e possibile”.

A chi sono rivolti tali approfondimenti?

“Oltre agli studenti ordinari, i corsi sono aperti agli uditori, operatori pastorali in genere, preti, diaconi, ministri e ministre istituiti e di fatto, insegnanti di religione, qualsiasi persona magari impegnata nel sociale, nella sanità… non ci sono preclusioni. Per chi sceglie la modalità di frequenza in formazione permanente c’è anche la possibilità di seguire i corsi online”.

(Tratto da Aci Stampa)

Simone Feder: prevenire l’abuso di droghe con proposte serie

Mercoledì 26 giugno si è celebrata la Giornata mondiale contro l’abuso ed il traffico illecito di droga sul tema proposto dall’UNODC (United Nations Office on Drugs and Crime) ‘The evidence is clear: invest in prevention’ (‘L’evidenza è chiara: investire in prevenzione’), suggerendo un approccio basato sull’evidenza scientifica che abbia come priorità prevenzione e trattamento.

Con la Risoluzione 42/112 del 7 dicembre 1987, l’Assemblea Generale ha scelto il 26 giugno per celebrare la Giornata internazionale contro l’abuso e il traffico illecito di droga, affermando la sua determinazione nel rafforzare l’azione e la cooperazione a livello nazionale e internazionale per combattere questi fenomeni.

Per rafforzare la lotta al traffico di droga, nasce nel 1997 l’Ufficio dell’ONU contro la Droga e il Crimine (United Nations Office on Drugs and Crime –UNODC) creato dalla fusione del Programma di Controllo sulla Droga delle Nazioni Unite e dal Centro per la Prevenzione del Crimine Internazionale.

UNODC, oltre a condurre attività di ricerca e analisi, e a promuovere la ratifica e l’adozione di convenzioni e trattati internazionali, sviluppa progetti di cooperazione tecnica e assiste gli Stati membri, grazie ad una vasta rete di uffici operativi presenti in tutte le regioni del mondo.

Il tema della giornata è molto interessante e stimolante e per un maggior approfondimento è stato contattato il dott. Simone Feder, psicologo e coordinatore dell’area ‘Giovani e Dipendenze’ della ‘Casa del Giovane’ di Pavia, organizzazione senza scopo di lucro fondata nel 1971 dal venerabile don Enzo Boschetti per dare ospitalità a giovani con problemi di tossicodipendenza: gli appelli funzionano?

“Gli appelli e queste giornate possono servire per alzare l’attenzione su temi che altrimenti finirebbero nel dimenticatoio o sarebbero utilizzati solo come slogan per campagne politiche. E’ fondamentale però non fermarsi alla celebrazione di qualcosa, la battaglia deve essere quotidiana e culturale, passare da gesti e azioni che non puntino solo a reprimere e bloccare. Non è più il tempo di proclami e bandiere, questa deve diventare una battaglia al di sopra di partiti e ideologie, per l’intera società e a capo di una comunità educante da cui nessuno può e deve sentirsi escluso a livello di responsabilità”.

In quale modo è possibile prevenire le dipendenze?

“Mi sembra, come sempre, che per i giovani manchino idee e proposte. Intorno a loro ci sono continui messaggi e testimonianze di ‘successo e benessere’ molto più convincenti e ammalianti. Bisogna lavorare per stimolare politica, società e genitori a cercare e proporre altro e guardare oltre! Andare oltre le logiche economiche di mercato, dei tornaconti e della visibilità mediatica immediata, per puntare ad un guadagno maggiore: il futuro della società. Il problema è che non ci sono alternative valide che sappiano conquistare e coinvolgere i ragazzi. Finché l’unica strategia sarà spaventare non si riuscirà a modificare la naturale propensione dei giovani a cercare l’oltre”.

Per quale motivo il fentanyl è pericoloso?

“E’ uno degli oppioidi sintetici molto potente, 50 volte più dell’eroina e una percentuale piccolissima del suo uso può causare effetti letali. Negli USA negli ultimi tre anni è stato causa di circa 200.000 morti. L’Italia a livello governativo ha emanato l’allerta di livello alto. Nelle zone di spaccio, come al bosco di Rogoredo, stiamo monitorando costantemente la situazione in modo da lanciare alert tempestivi qualora se ne presentasse la necessità. In Italia dobbiamo sicuramente giocare d’anticipo, se arrivasse l’ondata che è arrivata negli USA la situazione sarebbe devastante”.

In quale modo fornire risposte alle domande dei giovani?

“I giovani sono consapevoli dei rischi legati all’utilizzo di sostanze, le informazioni sono reperibili ovunque. Per fornire risposte alle domande sono fondamentali due aspetti. Il primo è aiutare i giovani ad essere portatori di quesiti, a chiedersi il perché di alcune situazioni ed a diventare soggetti attivi di nuove proposte e cambiamenti. Esiste oggi un movimento giovanile che, per certi tempi, sta iniziando a spingere e prendere maggiori consapevolezze, bisogna aiutarli a guardare nella direzione giusta. Seconda cosa essenziale è dedicare il tempo all’ascolto, fermarsi con loro e condividere esperienze concrete che possano diventare la porta d’ingresso al loro interno, permetter loro di aprirsi e raccontarsi”. 

Gli adulti sono ancora punti di riferimento per i giovani?

“Non si può pretendere di esserlo a priori, solo in quanto adulti, solo perché investiti di una qualche carica o professionalità. Oggi i ragazzi chiedono prima di tutto coerenza e presenza: è necessario andar loro incontro senza aspettarsi che siano pronti ad aprirsi con chi e quando pensiamo noi. Gli adulti devono riconquistarsi una credibilità che troppo spesso è messa a dura prova grazie a testimoni pubblici che veicolano valori e obiettivi di vita pericolosi. Troppi sono i messaggi contrastanti che passano attraverso i media e i passaparola, la musica, sta ad ognuno di noi, nella propria quotidianità rendersi portatore efficace e testimone di altro”.

(Tratto da Aci Stampa)

Domani è la Giornata dei bambini vittime della violenza

Come ricorda don Fortunato Di Noto, presidente dell’associazione ‘Meter’: “La Giornata Bambini Vittime, ideata dall’Associazione Meter vent’otto anni fa, è un appuntamento che offre, a quanti stanno dalla parte dei minori, l’occasione per richiamare ad un impegno imprescindibile e non delegabile. Insieme».

L’appuntamento finale della XXVIII Giornata Bambini Vittime della violenza, dello sfruttamento, della indifferenza contro la pedofilia e la pedopornografia è a Roma  il 5  maggio, in Piazza San Pietro al Regina Coeli. La GBV, come ogni anno, inizia il 25 aprile e termina la prima domenica di maggio che quest’anno cade  il 5 maggio coincidendo con quella nazionale, istituita solo nel 2009.

Una numerosa delegazione, sarà a Piazza San Pietro (ritrovo ore 10 all’obelisco) per la recita del Regina Coeli con papa Francesco.

La Giornata dei Bambini Vittime della violenza, dello sfruttamento e dell’indifferenza, contro la pedofilia (GBV), è nata nel 1996, su richiesta delle famiglie e dei gruppi di bambini della Parrocchia Madonna del Carmine di Avola (SR) e dell’Associazione Meter, a seguito del tentato omicidio nei confronti di una bambina di 11 anni, dei racconti di alcuni episodi di abuso e del suicidio di un ragazzo di 14 anni. In quella circostanza fu denominata Giornata dei Fiori Recisi (1995), ma già dall’anno successivo assunse la denominazione attuale.

Lo strutturarsi della pedofilia a livello criminale e le conseguenti pseudo-celebrazioni di ‘orgoglio pedofilo’, imposero un ulteriore slancio alla GBV che, grazie all’impegno dei volontari di Meter, ha assunto negli anni un carattere nazionale e internazionale.

Nel 2002, su sollecitazione istituzionale ed ecclesiale, la GBV è diventata un appuntamento e un forte richiamo in Italia e all’estero per la Chiesa, per la società civile e per le realtà politiche e culturali. La Regione Sicilia, con legge regionale n. 5 del 19 maggio 2005, art. 38, la istituisce come appuntamento annuale da celebrarsi in tutta la regione la prima domenica di maggio.

I referenti Meter, presenti in diverse città italiane, nonché le persone di riferimento all’estero e quanti aderiscono alla Giornata, sono impegnati a promuovere annualmente la GBV, celebrata dal 25 aprile alla prima domenica di maggio, attraverso due fondamentali momenti: il primo commemorativo, con preghiere e riflessioni; il secondo dedicato ai bambini e alle famiglie attraverso attività e incontri di riflessione e di informazione.

Don Fortunato Di Noto, fondatore di Meter, ha invitato all’unità nella lotta alla pedofilia: “L’abuso è abuso da qualunque parte provenga e da chiunque venga perpetrato, che sia in ambito civile o ecclesiale. Il dramma è sotto gli occhi di tutti e c’è la necessità di essere uniti senza alcuna contrapposizione. Non possiamo abbassare l’attenzione: l’impegno è quello di tutelare sempre le vittime, ascoltarle, accoglierle, accompagnarle e non farle sentire sole e abbandonate, anche nel digitale”.

E ‘Pedofilia e pedopornografia: la sfida contro la pedocriminalità non è un gioco’ è il titolo del Report 2023, presentato negli scorsi mesi nella sede dell’associazione Meter a Pachino, in provincia di Siracusa, da don Fortunato Di Noto, presidente di Meter, insieme a Marcello La Bella, primo dirigente della Polizia di Stato e dirigente del Centro Operativo Sicurezza Cibernetica-Polizia Postale per la Sicilia orientale, dal vescovo di Noto, monsignor Salvatore Rumeo e da Salvo Di Salvo, segretario nazionale UCSI, Unione cattolica stampa italiana:

“Se solo le 142 pagine del Report potessero gridare, farfugliare, piangere, forse capiremmo quante innocenti vite ogni giorno vengono violate nelle forme più abiette che l’uomo possa immaginare… La pedofilia on line rappresenta una gamma di delitti tra i più efferati che si inquadrano nell’ambito della criminalità transnazionale. Una vera e propria pedocriminalità strutturata e diffusa… Il report Meter “rappresenta e analizza non ‘numeri’, ma la quotidiana e costante operatività per contribuire a rompere la rete che incaglia le piccole vittime, spesso senza via di uscita”.

Le cifre in riferimento al 2023 confermano che il fenomeno della pedopornografia online è su scala mondiale e che nessun continente risulta immune. Le normative sulla privacy, nonostante le proposte di legge e le discussioni parlamentari europee, risultano non sufficienti per contrastarla; “Il mondo sommerso degli abusi online è diventato insondabile, i colossi del web si appellano alla tutela della privacy dei loro utenti, principio sacrosanto per tutti, ma deplorevole ostacolo alle indagini delle polizie del mondo che si trovano a combattere una lotta impari”.

Le cifre relative al 2023: 1100 i Protocolli inviati alle Polizie; 5745 i link segnalati; 85 i link scoperti nel deep web; oltre 2 milioni 110 mila le foto denunciare e 651.527 i video; 1260 i mega archivi denunciati e 237 le chat e i social. I grafici della geolocalizzazione dei server evidenziano che America (3.849 link) ed Europa (699 link) sono la culla della maggior parte delle aziende che gestiscono i server che permettono il funzionamento di molti siti o piattaforme in cui si divulga materiale pedopornografico. Riguardo all’età delle vittime di abusi, da qualche anno Meter registra il fenomeno dell’infantofilia (fascia 0/2 anni), cioè l’attrazione di adulti per i neonati. La fascia 8/12 anni con 1.649.946 foto individuate rimane quella più richiesta dai pedopornografi.

Secondo il report, il 2023 conferma la modalità di scambio evidenziata negli ultimi anni: la condivisione di mega raccolte di file con estensione. RAR per il traffico di bambini violentati. I pedopornografi, rivela Meter, sono già da qualche anno all’opera per la produzione di video e foto di “false rappresentazioni” di abusi sui bambini con l’ausilio dell’Intelligenza Artificiale e il materiale prodotto viene subito messo a disposizione dei pedofili nel deep web e nel dark web.

I social e le app di messaggistica, denuncia l’indagine di Meter, stanno diventando autostrade per le reti criminali transnazionali. Nell’anno 2023 Meter ha denunciato 237 chat, profili e gruppi sui social network e sulle app di messaggistica istantanea in cui avveniva lo scambio di materiale pedopornografico. Infine, viene rilevata la pericolosità dei giochi online in quanto ‘la coesistenza nel gruppo di partecipanti di minori e di adulti espone bambini e adolescenti all’adescamento in rete’

Nel 2023 il Centro Ascolto Meter ha accolto 220 richieste di tutela di minori, tra queste 52 riguardano abusi e 67 rischi online con la necessità di fornire risposte alle famiglie in merito alla gestione delle conseguenze psicologiche, giuridiche e informatiche relative ad un uso scorretto della rete internet da parte di un minore.

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