Il senso vero del Natale

Condividi su...

Sulle onde del consumismo e tra le invasioni dei nuovi santuari dell’epoca post-moderna dei centri commerciali, ci si appresta a vivere la festa del Natale. Che cosa è il Natale? Solo cenoni, baci, abbracci, regali e nient’altro?  Il Natale è un evento di salvezza: ‘Il Verbo si è fatto carne ed ha posto la sua tenda in mezzo a noi’ (Cf. Gv 1,14). Come afferma sant’Atanasio, Dio sì è fatto uomo perché l’uomo potesse diventare Dio, ovvero entrare a far parte della sua stessa vita.

Il Natale tra l’altro ricorda che il Dio della Rivelazione giudeo-cristiana ha un modus operandi fuori dal comune, sorprendente, trarre fiori da spine e rovi, far germogliare un fico sterile, mostrare la gloria e la potenza attraverso l’umiltà e la tenerezza. Aveva compreso ciò molto bene la giovane donna di Nazareth, Colei che fu ‘prescelta’ per essere in eterno il grembo che avrebbe accolto ‘l’Autore della vita’ quando esultante esclamò quanto segue: Allora Maria disse:

“L’anima mia magnifica il Signore ed il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome: di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili… (cf. Lc 1,46-52)”.

L’agire di Dio nella storia è proprio così: si configura come un ‘agire pedagogico’ in quanto Dio operando all’interno delle trame intricate della storia, al contempo svela anche all’essere umano di ogni tempo, quali sono i criteri su cui può basare il proprio agire per una esistenza piena e realizzata. Dio insegna facendo, mostra quali orme percorrere per una crescita piena e matura. Lo scenario biblico del Natale è un vero e proprio palcoscenico di sobrietà, umiltà, tenerezza…

Lo aveva ben intuito il santo patrono San Francesco d’Assisi che nel 1223 in Umbria a Greccio volle rappresentare questo evento biblico di salvezza del Natale per far ‘vedere’ e ‘toccare’ a tutti come la grandezza di Dio si rivela nella piccolezza, la potenza nella tenerezza. Una strategia pedagogica concreta mirata a far calare i fedeli all’interno del Mistero dell’Incarnazione, un’educazione dello sguardo che si collega al cuore passando per la mente: guardare, osservare, discernere, comprendere, credere.

L’evangelista Matteo rivela che i protagonisti della notte di Natale furono i pastori e i Magi. Dio non fa preferenze di persone, si rivela a tutti ai colti come agli ultimi e agli emarginati. I Magi erano dei sapienti paragonabili a degli odierni intellettuali peraltro erano presumibilmente degli astrologi (attuali scienziati) e dei governanti; i pastori, invece, erano all’ultimo gradino del ceto sociale di allora, erano poveri, emarginati, ‘gli ultimi’ eppure gli angeli annunciano loro l’opera di Dio.

La stella illumina il buio della notte, fornisce ai Magi una guida, una direzione, così come oggi la Parola di Dio si propone ancora come una bussola capace di orientare i passi dell’uomo verso sentieri di luce, pace e speranza. Il Natale vuole ricordare che l’essenza della vita non si trova nel potere, nella forza, nel successo ma nella tenerezza di un bambino indifeso. L’oro, l’incenso e la mirra costituiscono i tre ingredienti fondamentali perché ciascuno possa essere Re, Sacerdote e Profeta. Questi simboli richiamano il valore formativo del Battesimo: i credenti facendo nascere dentro di sé Gesù ricevendo il battesimo diventano re, sacerdoti e profeti.

Si è re tutte le volte che si è capaci di autocontrollo, di dominio di sé, di discernimento ed esercizio della responsabilità; si è sacerdoti quando si ha il coraggio di alzare lo sguardo al Cielo per ricercare soluzioni sostenibili per risolvere i problemi sulla terra, coltivare la preghiera, offrire il sacrificio di sé stessi per la causa del Regno; si è profeti quando alla scuola della Parola si apprende l’arte di leggere la storia umana e personale alla luce del pensiero di Dio.

Questa riflessione possa accompagnare tutti a vivere il Natale con spirito sereno e meditativo. I giovani possano cogliere in questa festività un’occasione di ‘Rinascita’. Il Natale possa fornire loro le coordinate essenziali per impostare la loro vita in modalità ‘accoglienza’, ‘dono’, ricerca del bene e desiderio di verità. Chat Gpt non potrà mai indicare la soluzione al mistero della vita, la Parola di Dio accolta nella comunione ecclesiale si.

151.11.48.50