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Il senso vero del Natale
Sulle onde del consumismo e tra le invasioni dei nuovi santuari dell’epoca post-moderna dei centri commerciali, ci si appresta a vivere la festa del Natale. Che cosa è il Natale? Solo cenoni, baci, abbracci, regali e nient’altro? Il Natale è un evento di salvezza: ‘Il Verbo si è fatto carne ed ha posto la sua tenda in mezzo a noi’ (Cf. Gv 1,14). Come afferma sant’Atanasio, Dio sì è fatto uomo perché l’uomo potesse diventare Dio, ovvero entrare a far parte della sua stessa vita.
Il Natale tra l’altro ricorda che il Dio della Rivelazione giudeo-cristiana ha un modus operandi fuori dal comune, sorprendente, trarre fiori da spine e rovi, far germogliare un fico sterile, mostrare la gloria e la potenza attraverso l’umiltà e la tenerezza. Aveva compreso ciò molto bene la giovane donna di Nazareth, Colei che fu ‘prescelta’ per essere in eterno il grembo che avrebbe accolto ‘l’Autore della vita’ quando esultante esclamò quanto segue: Allora Maria disse:
“L’anima mia magnifica il Signore ed il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome: di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili… (cf. Lc 1,46-52)”.
L’agire di Dio nella storia è proprio così: si configura come un ‘agire pedagogico’ in quanto Dio operando all’interno delle trame intricate della storia, al contempo svela anche all’essere umano di ogni tempo, quali sono i criteri su cui può basare il proprio agire per una esistenza piena e realizzata. Dio insegna facendo, mostra quali orme percorrere per una crescita piena e matura. Lo scenario biblico del Natale è un vero e proprio palcoscenico di sobrietà, umiltà, tenerezza…
Lo aveva ben intuito il santo patrono San Francesco d’Assisi che nel 1223 in Umbria a Greccio volle rappresentare questo evento biblico di salvezza del Natale per far ‘vedere’ e ‘toccare’ a tutti come la grandezza di Dio si rivela nella piccolezza, la potenza nella tenerezza. Una strategia pedagogica concreta mirata a far calare i fedeli all’interno del Mistero dell’Incarnazione, un’educazione dello sguardo che si collega al cuore passando per la mente: guardare, osservare, discernere, comprendere, credere.
L’evangelista Matteo rivela che i protagonisti della notte di Natale furono i pastori e i Magi. Dio non fa preferenze di persone, si rivela a tutti ai colti come agli ultimi e agli emarginati. I Magi erano dei sapienti paragonabili a degli odierni intellettuali peraltro erano presumibilmente degli astrologi (attuali scienziati) e dei governanti; i pastori, invece, erano all’ultimo gradino del ceto sociale di allora, erano poveri, emarginati, ‘gli ultimi’ eppure gli angeli annunciano loro l’opera di Dio.
La stella illumina il buio della notte, fornisce ai Magi una guida, una direzione, così come oggi la Parola di Dio si propone ancora come una bussola capace di orientare i passi dell’uomo verso sentieri di luce, pace e speranza. Il Natale vuole ricordare che l’essenza della vita non si trova nel potere, nella forza, nel successo ma nella tenerezza di un bambino indifeso. L’oro, l’incenso e la mirra costituiscono i tre ingredienti fondamentali perché ciascuno possa essere Re, Sacerdote e Profeta. Questi simboli richiamano il valore formativo del Battesimo: i credenti facendo nascere dentro di sé Gesù ricevendo il battesimo diventano re, sacerdoti e profeti.
Si è re tutte le volte che si è capaci di autocontrollo, di dominio di sé, di discernimento ed esercizio della responsabilità; si è sacerdoti quando si ha il coraggio di alzare lo sguardo al Cielo per ricercare soluzioni sostenibili per risolvere i problemi sulla terra, coltivare la preghiera, offrire il sacrificio di sé stessi per la causa del Regno; si è profeti quando alla scuola della Parola si apprende l’arte di leggere la storia umana e personale alla luce del pensiero di Dio.
Questa riflessione possa accompagnare tutti a vivere il Natale con spirito sereno e meditativo. I giovani possano cogliere in questa festività un’occasione di ‘Rinascita’. Il Natale possa fornire loro le coordinate essenziali per impostare la loro vita in modalità ‘accoglienza’, ‘dono’, ricerca del bene e desiderio di verità. Chat Gpt non potrà mai indicare la soluzione al mistero della vita, la Parola di Dio accolta nella comunione ecclesiale si.
Papa Leone XIV invita a riconoscere il grido del povero
“In questo Giubileo della spiritualità mariana, il nostro sguardo di credenti cerca nella Vergine Maria la guida del nostro pellegrinaggio nella speranza, guardando alle sue virtù umane ed evangeliche, la cui imitazione costituisce la più autentica devozione mariana. Come lei, la prima dei credenti, vogliamo essere grembo accogliente dell’Altissimo, ‘tenda umile del Verbo, mossa solo dal vento dello Spirito’. Come lei, la prima dei discepoli, chiediamo il dono di un cuore che ascolta e si fa frammento di cosmo ospitale. Attraverso di lei, Donna addolorata, forte, fedele, chiediamo di ottenerci il dono della compassione verso ogni fratello e sorella che soffre e per tutte le creature”: oggi pomeriggio in piazza san Pietro papa Leone XIV ha presieduto il Rosario per la pace in piazza san Pietro, riaffermando che nessuna ideologia, fede o politica può giustificare l’eliminazione del prossimo.
Infatti con le parole di p. Turoldo ha invitato a guardare alla Madre di Dio: “Guardiamo alla Madre di Gesù e a quel piccolo gruppo di donne coraggiose presso la Croce, per imparare anche noi a sostare come loro accanto alle infinite croci del mondo, dove Cristo è ancora crocifisso nei suoi fratelli, per portarvi conforto, comunione e aiuto.
‘In lei, sorella di umanità, ci riconosciamo, e con le parole di un poeta le diciamo: Madre, tu sei ogni donna che ama; madre, tu sei ogni madre che piange un figlio ucciso, un figlio tradito. Questi figli mai finiti di uccidere’. Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Vergine della Pasqua, insieme a tutti coloro in cui continua a compiersi la passione di tuo Figlio”.
Nella Madre di Dio il credente impara l’obbedienza: “Nel Giubileo della spiritualità mariana, la nostra speranza si illumina della luce mite e perseverante delle parole di Maria che il Vangelo ci riferisce. E tra tutte, sono preziose le ultime pronunciate alle nozze di Cana, quando, indicando Gesù, dice ai servitori: Qualsiasi cosa vi dica, fatela’. Poi non parlerà più. Dunque queste parole, che risultano quasi un testamento, devono essere carissime ai figli, come ogni testamento di una madre”.
L’obbedienza consiste nel fare le cose: “Qualsiasi cosa Lui vi dica. Lei è certa che il Figlio parlerà, la sua Parola non è finita, crea ancora, genera, opera, riempie di primavere il mondo e di vino le anfore della festa. Maria, come un segnale indicatore, orienta oltre sé stessa, mostra che il punto di arrivo è il Signore Gesù e la sua Parola, il centro verso cui tutto converge, l’asse attorno al quale ruotano il tempo e l’eternità”.
Ecco la necessità di mettere in pratica la Parola di Dio: “Fate la sua Parola, raccomanda. Fate il Vangelo, rendetelo gesto e corpo, sangue e carne, fatica e sorriso. Fate il Vangelo, e si trasformerà la vita, da vuota a piena, da spenta ad accesa. Fate qualsiasi cosa vi dica: tutto il Vangelo, la parola esigente, la carezza consolante, il rimprovero e l’abbraccio. Ciò che capisci e anche ciò che non capisci. Maria ci esorta ad essere come i profeti: a non lasciare andare a vuoto una sola delle sue parole”.
Fare tale Parola significa anche disarmarsi: “E tra le parole di Gesù che non vogliamo lasciar cadere, una risuona in particolare oggi, in questa veglia di preghiera per la pace: quella rivolta a Pietro nell’orto degli ulivi: ‘Metti via la spada’. Disarma la mano e prima ancora il cuore. Come già ho avuto modo di ricordare in altre occasioni, la pace è disarmata e disarmante. Non è deterrenza, ma fratellanza, non è ultimatum, ma dialogo. Non verrà come frutto di vittorie sul nemico, ma come risultato di semine di giustizia e di coraggioso perdono”.
Perciò, rivolgendosi ai governanti, li invita ad attuare il disarmo: “Metti via la spada è parola rivolta ai potenti del mondo, a coloro che guidano le sorti dei popoli: abbiate l’audacia del disarmo! Ed è rivolta al tempo stesso a ciascuno di noi, per farci sempre più consapevoli che per nessuna idea, o fede, o politica noi possiamo uccidere. Da disarmare prima di tutto è il cuore, perché se non c’è pace in noi, non daremo pace”.
E’ stato un invito a guardare il mondo da un’altra angolatura, quella dei poveri: “E’ anche l’invito ad acquisire un punto di vista diverso per guardare il mondo dal basso, con gli occhi di chi soffre, non con l’ottica dei grandi; per guardare la storia con lo sguardo dei piccoli e non con la prospettiva dei potenti; per interpretare gli avvenimenti della storia con il punto di vista della vedova, dell’orfano, dello straniero, del bambino ferito, dell’esule, del fuggiasco. Con lo sguardo di chi fa naufragio, del povero Lazzaro, gettato alla porta del ricco epulone. Altrimenti non cambierà mai niente, e non sorgerà un tempo nuovo, un regno di giustizia e di pace”.
Che poi è quella del ‘Magnificat’: “Così fa anche la Vergine Maria nel cantico del Magnificat, quando posa lo sguardo sui punti di frattura dell’umanità, là dove avviene la distorsione del mondo, nel contrasto tra umili e potenti, tra poveri e ricchi, tra sazi e affamati. E sceglie i piccoli, sta dalla parte degli ultimi della storia, per insegnarci a immaginare, a sognare insieme a lei cieli nuovi e terra nuova”.
Questa è la beatitudine insegnata da Gesù: “Beati voi. Fate quello che vi dirà. E noi ci impegniamo affinché si faccia nostra carne e passione, storia e azione, la grande parola del Signore: ‘Beati voi, operatori di pace’. Beati voi: Dio regala gioia a chi produce amore nel mondo, gioia a quanti, alla vittoria sul nemico, preferiscono la pace con lui”.
E’ stato un incoraggiamento a proseguire sulla comune strada: “Coraggio, avanti, in cammino, voi che costruite le condizioni per un futuro di pace, nella giustizia e nel perdono; siate miti e determinati, non lasciatevi cadere le braccia. La pace è un cammino e Dio cammina con voi. Il Signore crea e diffonde la pace attraverso i suoi amici pacificati nel cuore, che diventano a loro volta pacificatori, strumenti della sua pace”.
E concludendo ha rivolto alla Madre di Dio, che è anche Regina della pace, una preghiera: “Prega con noi, Donna fedele, grembo sacro al Verbo. Insegnaci ad ascoltare il grido dei poveri e di madre Terra, attenti ai richiami dello Spirito nel segreto del cuore, nella vita dei fratelli, negli avvenimenti della storia, nel gemito e nel giubilo del creato.
Santa Maria, madre dei viventi, donna forte, addolorata, fedele, Vergine sposa presso la Croce dove si consuma l’amore e sgorga la vita, sii tu la guida del nostro impegno di servizio. Insegnaci a sostare con te presso le infinite croci dove il tuo Figlio è ancora crocifisso, dove la vita è più minacciata; a vivere e testimoniare l’amore cristiano accogliendo in ogni uomo un fratello; a rinunciare all’opaco egoismo per seguire Cristo, vera luce dell’uomo. Vergine della pace, porta di sicura speranza, Accogli la preghiera dei tuoi figli!”
Inoltre ai pellegrini di alcune diocesi italiani ha ribadito la necessità dell’evangellizzare il presente: “Si tratta di una frontiera necessaria soprattutto rispetto alle sfide dell’evangelizzazione. Certamente, il vissuto esistenziale, sociale ed ecclesiale delle vostre diocesi è diverso, dal momento che provenite da tre Regioni italiane che hanno una propria storia: tuttavia, anche se con accenti diversi, siamo tutti chiamati a interrogarci e ad immaginare nuove vie pastorali per un rinnovato annuncio del Vangelo, soprattutto per affrontare alcuni temi come la catechesi dell’iniziazione cristiana, il calo delle vocazioni al ministero ordinato, la partecipazione attiva dei laici alla vita ecclesiale, la presenza delle Comunità rispetto alla vita delle famiglie, dei poveri, del mondo del lavoro, e così via”.
E’ stata un’esortazione particolare quello dello stare vicino nella vita quotidiana: “Vi esorto perciò ad essere una Chiesa vicina al mondo del lavoro, compassionevole e incarnata, perché l’annuncio del Vangelo diventi presenza concreta di consolazione e di speranza, ma anche parola profetica che richiami l’importanza di garantire il lavoro a tutti, in quanto esso ‘è una dimensione irrinunciabile della vita sociale’
Carissimi, alcune urgenze pastorali e sociali su cui ho desiderato soffermarmi, seppur in modi diversi e secondo priorità differenti, interessano tutte le Chiese locali e chiamano ciascuna delle nostre Comunità cristiane a un risveglio dell’evangelizzazione e a un discernimento sulle forme di presenza ecclesiale nel territorio”.
(Foto: Santa Sede)
Papa Leone XIV invita ad un sì libero
Al termine della recita dell’Angelus a Castel Gandolfo per la solennità dell’Assunzione in cielo di Maria papa Leone XIV ha invitato a pregare per la pace: “Oggi vogliamo affidare all’intercessione della Vergine Maria Assunta in cielo la nostra preghiera per la pace. Ella come madre soffre per i mali che affliggono i suoi figli, specialmente i piccoli e i deboli e tante volte nei secoli lo ha confermato con messaggi e apparizioni”.
Ed ha ricordato che il dogma dell’Assunzione era stato proclamato da papa Pio XII per ricordare che la vita è sacra: “Nel proclamare il dogma della Assunzione, mentre ancora era bruciante la tragica esperienza della Seconda Guerra Mondiale, Pio XII scriveva: tutti coloro che mediteranno i gloriosi esempi di Maria abbiano a persuadersi sempre meglio del valore della vita umana, e auspicava che mai più si facesse scempio di vite umane suscitando guerre”.
Parole ancora molto attuali: “Quanto sono attuali queste parole, ancora oggi purtroppo ci sentiamo impotenti di fronte al dilagare del mondo di una violenza sempre più sorda e insensibile a ogni moto di umanità. Eppure non dobbiamo smettere di sperare: Dio è più grande del peccato degli uomini, non dobbiamo rassegnarci al prevalere della logica del conflitto e delle armi. Con Maria crediamo che il Signore continua a soccorrere i suoi figli ricordandosi della sua misericordia ,solo in essa è possibile ritrovare la via della pace”.
Prima della recita dell’Angelus papa Leone XIV ha citato un pensiero del Concilio Vaticano II e Dante Alighieri, per il quale Maria è “sorgente viva, zampillante di speranza. Questa verità della nostra fede è perfettamente intonata al tema del Giubileo che stiamo vivendo: pellegrini di speranza. Il pellegrino ha bisogno della meta che orienti il suo viaggio.
Nel cammino dell’esistenza questa meta è Dio, Amore infinito ed eterno, pienezza di vita, di pace, di gioia, di ogni bene. Il cuore umano è attratto da tale bellezza e non è felice finché non la trova; e in effetti rischia di non trovarla se si perde in mezzo alla selva oscura del male e del peccato”.
Per questo il pellegrino ha bisogno di una meta: “Il pellegrino ha bisogno della meta che orienti il suo viaggio: una meta bella, attraente, che guidi i suoi passi e lo rianimi quando è stanco, che ravvivi sempre nel suo cuore il desiderio e la speranza. Nel cammino dell’esistenza questa meta è Dio, Amore infinito ed eterno, pienezza di vita, di pace, di gioia, di ogni bene. Il cuore umano è attratto da tale bellezza e non è felice finché non la trova; e in effetti rischia di non trovarla se si perde in mezzo alla ‘selva oscura’ del male e del peccato”.
Precedentemente presiedendo la messa nella parrocchia pontificia di san Tommaso da Villanova, a Castel Gandolfo aveva sottolineato la libertà di un’adesione a Dio da parte di Maria: “Sorelle e fratelli carissimi, oggi non è domenica, ma in modo diverso celebriamo la Pasqua di Gesù che cambia la storia. In Maria di Nazaret c’è la nostra storia, la storia della Chiesa immersa nella comune umanità. Incarnandosi in essa il Dio della vita, il Dio della libertà ha vinto la morte. Sì, oggi contempliamo come Dio vince la morte, mai senza di noi. Suo è il regno, ma nostro è il ‘sì’ al suo amore che tutto può cambiare”.
Una libertà fino alla morte: “Sulla croce Gesù liberamente ha pronunciato il ‘sì’ che doveva svuotare di potere la morte, quella morte che ancora dilaga quando le nostre mani crocifiggono e i nostri cuori sono prigionieri della paura, della diffidenza. Sulla croce la fiducia ha vinto, ha vinto l’amore che vede ciò che ancora non c’è, ha vinto il perdono”.
Quindi la presenza di Maria è sprone per una scelta, che molti hanno compiuto: “E Maria c’era: era là, unita al Figlio. Possiamo oggi intuire che Maria siamo noi quando non fuggiamo, siamo noi quando rispondiamo col nostro ‘sì’ al suo ‘sì’. Nei martiri del nostro tempo, nei testimoni di fede e di giustizia, di mitezza e di pace, quel ‘sì’ vive ancora e ancora contrasta la morte. Così questo giorno di gioia è un giorno che ci impegna a scegliere come e per chi vivere”.
Ed il brano evangelico della Visitazione propone la fecondità di un’adesione: “E’ bello ritornare a quel momento nel giorno in cui celebriamo il traguardo della sua esistenza. Ogni storia, anche quella della Madre di Dio, sulla terra è breve e finisce. Nulla però va disperso. Così, quando una vita si chiude, la sua unicità brilla più chiara. Il Magnificat, che il Vangelo pone sulle labbra della giovane Maria, ora sprigiona la luce di tutti i suoi giorni. Un singolo giorno, quello dell’incontro con la cugina Elisabetta, contiene il segreto di ogni altro giorno, di ogni altra stagione”.
Ma l’adesione cambia il mondo: “E le parole non bastano: occorre un canto, che nella Chiesa continua a essere cantato, ‘di generazione in generazione’, al tramonto di ogni giornata. La fecondità sorprendente della sterile Elisabetta confermò Maria nella sua fiducia: le anticipò la fecondità del suo ‘sì’, che si prolunga nella fecondità della Chiesa e dell’intera umanità, quando è accolta la Parola rinnovatrice di Dio. Quel giorno due donne si incontrarono nella fede, poi rimasero tre mesi insieme a sostenersi, non solo nelle cose pratiche, ma in un nuovo modo di leggere la storia”.
Solamente attraverso l’adesione è potuta avvenire la Resurrezione: “Le parole e le scelte di morte sembrano prevalere, ma la vita di Dio interrompe la disperazione attraverso concrete esperienze di fraternità, attraverso nuovi gesti di solidarietà. Prima di essere il nostro destino ultimo, infatti, la Risurrezione modifica (anima e corpo) il nostro abitare la terra”.
In tale modo può avvenire un sovvertimento ‘impossibile’: “Il canto di Maria, il suo Magnificat, rafforza nella speranza gli umili, gli affamati, i servi operosi di Dio. Sono le donne e gli uomini delle Beatitudini, che ancora nella tribolazione già vedono l’invisibile: i potenti rovesciati dai troni, i ricchi a mani vuote, le promesse di Dio realizzate. Si tratta di esperienze che, in ogni comunità cristiana, dobbiamo tutti poter dire di aver vissuto. Sembrano impossibili, ma la Parola di Dio ancora viene alla luce. Quando nascono i legami con cui opponiamo al male il bene, alla morte la vita, allora vediamo che nulla è impossibile con Dio”.
Ecco l’appello del papa a cambiare le abitudini: “A volte, purtroppo, dove prevalgono le sicurezze umane, un certo benessere materiale e quella rilassatezza che addormenta le coscienze, questa fede può invecchiare. Allora subentra la morte, nelle forme della rassegnazione e del lamento, della nostalgia e dell’insicurezza. Invece di vedere il mondo vecchio finire, se ne cerca ancora il soccorso: il soccorso dei ricchi, dei potenti, che in genere si accompagna al disprezzo dei poveri e degli umili”.
E si cambiano abitudini solo se si riesce a ‘testimoniare’ il magnificat mariano: “La Chiesa, però, vive nelle sue fragili membra, ringiovanisce grazie al loro Magnificat. Anche oggi le comunità cristiane povere e perseguitate, i testimoni della tenerezza e del perdono nei luoghi di conflitto, gli operatori di pace e i costruttori di ponti in un mondo a pezzi sono la gioia della Chiesa, sono la sua permanente fecondità, le primizie del Regno che viene. Molti di loro sono donne, come l’anziana Elisabetta e la giovane Maria: donne pasquali, apostole della Risurrezione. Lasciamoci convertire dalla loro testimonianza!”
Infine papa Leone XIV ha invitato a rivolgere lo sguardo alla Madre di Dio: “Tutti, in Cristo, possiamo inghiottire la morte. Certo, è un’opera di Dio, non nostra. Tuttavia, Maria è quell’intreccio di grazia e libertà che sospinge ognuno di noi alla fiducia, al coraggio, al coinvolgimento nella vita di un popolo. ‘Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente’: possa ognuno di noi sperimentare questa gioia e testimoniarla con un canto nuovo. Non abbiamo paura di scegliere la vita! Può sembrare in genere pericoloso, imprudente… Noi invece siamo discepoli di Cristo. E’ il suo amore che ci spinge, anima e corpo, nel nostro tempo. Come singoli e come Chiesa noi non viviamo più per noi stessi. E’ proprio questo (è solo questo) a diffondere la vita e a far prevalere la vita. La nostra vittoria sulla morte inizia fin da ora”.
(Foto: Santa Sede)
Il convegno mariano all’Istituto di Scienze Religiose “Alberto Marvelli”
«Nell’ambito dei festeggiamenti per i 175 anni dal prodigio del quadro della Madonna della Misericordia – afferma don Giuseppe Pandolfo, rettore del Santuario della Madonna della Misericordia – noi Missionari del Preziosissimo Sangue, unitamente alla Congregazione delle Sorelle dell’Immacolata, istituzione riminese che celebra i 100 anni dalla sua fondazione, e in collaborazione con l’Istituto Superiore di Scienze Religiose Alberto Marvelli, proponiamo un convegno mariano dal titolo Maria e Rimini: un legame indissolubile. Questo ciclo di incontri ci permetterà di riflettere non solo su Maria, nel mese a Lei dedicato, ma anche di approfondire come la figura della Vergine si intreccia con la storia della città riminese».
Sono previsti tre incontri di approfondimento dal 20 al 22 maggio alle ore 20:45. Martedì 20 maggio, presso la Sala Manzoni della diocesi di Rimini, la prof.ssa Rosanna Virgili parlerà della maternità di Maria come luogo evolutivo dell’umano. Mercoledì 21 maggio, presso il Santuario della Madonna della Misericordia, sarà la volta di don Gabriele Gozzi, vicedirettore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose Alberto Marvelli. Infine, sempre nello stesso Santuario, giovedì 22 maggio si terrà lo spettacolo musicale con i Divivaluce, band specializzata in spettacoli musicali a tema sacro.
«Il Magnificat è l’inno che dà voce all’umanità: l’intervento misericordioso di Dio riplasma il tempo rigenerando la storia – spiega don Marco Casadei, direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose Alberto Marvelli. Attraverso Maria siamo ricondotti dalla morte alla vita. La nostra città ha legato luoghi e tempi alla devozione mariana intrecciandola alla sua storia nello scrigno dell’arte sacra del nostro territorio. Questo convegno offre l’occasione per irrorare questa trama preziosa di fede e sapienza».
«Un ringraziamento va alla Commissione giubilare, perché questo evento è stato inserito all’interno degli appuntamenti del Giubileo vissuto nella nostra diocesi – concludono don Giuseppe Pandolfo e don Marco Casadei. Un grazie speciale va al vescovo di Rimini, mons. Nicolò Anselmi, al Vicario generale e a tutti coloro che hanno sostenuto questo progetto. Ci auguriamo che questo appuntamento possa portare frutto nella vita della diocesi e della città».
Dalla Lettonia un invito alla speranza con il canto del Magnificat
A Tallinn si sono riuniti molti giovani per contribuire a ridare speranza all’Europa ed al mondo, come ha sottolineato nelle meditazioni serali frère Matthew, priore di Taizè: “Siamo molto felici di essere riuniti in questi giorni a Tallinn. Siete venuti in Estonia come pellegrini, da quasi tutti i paesi d’Europa ed oltre, per pregare e condividere, segno di speranza nel nostro continente oggi. Sei stanco per i lunghi viaggi, quindi prometto di non parlare troppo a lungo”.
Ed ha ricordato la sua prima visita molti anni fa: “Ricordo la mia prima visita a Tallinn trent’anni fa. Quando arrivai alla stazione di Baltijaam con un altro fratello, un gruppo di giovani ci stava aspettando. Cantavano e portavano fiori. Il calore della loro accoglienza mi ha toccato molto e non l’ho mai dimenticato”.
Le parole del priore di Taizé è stato un invito ai giovani a non sentirsi appagati: “Viviamo in un’altra epoca, ma non c’è ancora dentro di noi il desiderio di uscire dalla nostra zona di comfort, che esprime la nostra aspirazione alla comunione con gli altri? Ci aiuta a comprendere che siamo chiamati a qualcosa di più grande di ciò che vediamo a prima vista”.
Le meditazioni di questo incontro europeo si baseranno sulla sua lettera ‘Speranza oltre la speranza’: “In un tempo in cui è facile lasciarsi scoraggiare da ciò che vediamo nel mondo e nella società, siamo disposti ad ascoltarci gli uni gli altri e a scoprire cosa è stato depositato gli uni nei cuori degli altri? Per scrivere questa lettera ho passato molto tempo ad ascoltare i giovani che vivono in zone di guerra. Sono rimasto colpito dal loro coraggio e dalla loro resistenza. Molti dei miei interlocutori mi hanno raccontato l’importanza della loro fede di fronte alla dura realtà della loro esistenza”.
La riflessione si è concentrata sulla preghiera del Magnificat, in cui la Madre di Dio si trova ad affrontare una situazione, in cui è chiesto di dare una risposta: “Vivendo in un paese occupato, capì l’importanza della fede in Dio e seppe dire ‘sì’ a ciò che Dio le chiedeva. Va a trovare sua cugina Elisabeth, anche lei in attesa di un parto improbabile. Come Maria, ognuno di noi ha bisogno di persone come Elisabetta che confermino ciò che abbiamo capito che Dio ci chiedeva, ma non abbiamo osato credere”.
La risposta è conseguenza di una ‘visione’ della realtà, che permette di vivere la speranza: “La conferma della cugina suscita in Maria il suo canto di lode. Vede che Dio esalterà gli umili e che i potenti saranno rovesciati dai loro troni. La sua visione è quella di un mondo che, sotto il segno dell’amore misericordioso di Dio, sia un mondo di giustizia e di pace dove a nessuno manca nulla. Quando sento queste parole, qualcosa in me osa credere che le situazioni possano cambiare e la mia speranza rinasce”.
Attraverso una citazione del teologo Gutierrez frère Matthew ha invitato i giovani a ‘cantare’ il Magnificat: “In questi giorni vi invito a cantare il canto di Maria. Mentre lo cantate, pregae per le situazioni che vorreste vedere cambiate. Ricordiamo le persone che vivono sotto regimi oppressivi e che desiderano giustizia e pace. Ricordo bene la rivoluzione cantata del 1991 che permise all’Estonia di riconquistare la propria indipendenza. Molti giovani con cui ho parlato durante la preparazione della Lettera mi hanno parlato dell’importanza del canto per rinnovare la speranza e dare loro il coraggio di perseverare”.
Quindi sperare vuol dire anche ricordare: “Ci vuole coraggio per sperare… Non possiamo dimenticare il passato, ma possiamo guardarlo per costruire l’oggi e costruire passo dopo passo il nostro futuro. Non è così che Dio opera? Attraverso lo Spirito Santo, Dio è costantemente all’opera in noi e intorno a noi, trasforma le nostre ferite e corona le nostre gioie. Non dimentichiamo il passato, ma osiamo sperare oltre ogni speranza”.
Inoltre molto sono stati i messaggi inviati; il patriarca Bartolomeo ha invitato i giovani ad essere speranza nel mondo: “In un mondo segnato da divisioni, conflitti e incertezze, voi siete portatori di nuova speranza. Riunendovi per pregare, condividere e riflettere insieme, manifestate la realtà dell’amore di Dio, che trascende i confini e unisce i cuori in autentica comunione. Attraverso il vostro esempio mostrate che la fede cristiana è una forza trasformatrice capace di portare pace e speranza anche nei momenti più bui. Inoltre, vi invitiamo a pregare in particolare per i paesi e le regioni devastati dalla guerra e dai conflitti, in particolare per l’Ucraina e il Medio Oriente”.
E’ stato un invito ad essere ‘costruttori di comunione’: “Siete chiamati ad essere artigiani di comunione, a costruire ponti dove ci sono muri e ad illuminare il mondo con le vostre azioni e le vostre parole. Preghiamo affinché questo Incontro Europeo sia fonte di ispirazione, rinnovamento spirituale e abbondanti grazie per ciascuno di voi. Il Signore vi guidi e vi rafforzi nel vostro cammino di fede e di testimonianza. Confidiamo che questa esperienza rafforzi in voi il desiderio di servire la Chiesa e la società con generosità e dedizione alla luce del nuovo anno che ci aspetta”.
Mentre il presidente dell’Estonia, Alar Karis, ha affermato che i giovani possono offrire un valido contributo per la ‘costruzione’ dell’Europa: “Voi giovani potete dare un contributo significativo affinché la fiducia nel futuro sia maggiore di quanto non lo sia oggi. La fiducia è la base di tutto, quindi è importante non solo parlarne, ma agire di conseguenza, ciascuno secondo le proprie possibilità. La fiducia alimenta anche la fiducia in se stessi e il coraggio di cui hanno bisogno i bambini, i giovani e gli adulti. Confidando gli uni negli altri e lavorando insieme, possiamo anche sperare che l’Europa di domani abbia il vostro volto e sia progettata da voi. Sarà unita e forte”.
Infine le decorazioni della pista di pattinaggio di Tondiraba, luogo delle preghiere serali, sono state ispirate dal lavoro dell’artista estone Anu Raud. Nata nel 1943, Anu Raud è una nota artista tessile estone. Vive e lavora in una fattoria nella campagna vicino a Tartu. Trae ispirazione dai motivi tradizionali del Paese, dall’osservazione dell’ambiente circostante e dalla vista fuori dalla finestra. E’ inoltre attivamente impegnata nella promozione dell’arte e della cultura popolare estone.
I formati e i motivi utilizzati per la decorazione ci immergono nell’inverno e nel freddo, riunendo diversi elementi della campagna e della cultura estone. Al centro di tutto c’è una scena semplice: la nascita di Gesù. Nel freddo e nella neve, una casa calda, una mangiatoia accogliente. La culla diventa il centro che ci riunisce per una preghiera comune, il calore che ci avvolge nel cuore dell’inverno.
Quando la comunità di Taizè ha presentato il progetto di decorazione ad Anu Raud, lei ha risposto: ‘Siamo nel bel mezzo dei giorni bui di novembre in Estonia, e stiamo aspettando la luce, stiamo aspettando la nascita di un re, la nascita di Gesù’.
(Foto: Comunità di Taizè)
Quarta domenica di Avvento: l’azione mirabile dello Spirito Santo in Maria e in Elisabetta
Nella Liturgia oggi cambia il protagonista: non è più Giovanni Battista ma apparentemente è Maria, la madre di Gesù; in realtà vero protagonista è lo Spirito Santo che opera in Maria, invitandola a visitare la cugina Elisabetta, che, a sua volta, accoglie la cugina Maria con le parole: ‘Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo’. Il mistero di questa visita è un’anticipazione della Pentecoste, grazie all’umiltà di queste due donne, dalle quali si evince le debolezza dell’uomo e la magnificenza dell’Altissimo.
Due donne che determinano solo stupore: l’Una vergine, l’altra ufficialmente sterile, ma entrambe già mamme in attesa ciascuna di un bimbo. L’arcangelo Gabriele aveva annunciato a Maria: ‘Tua cugina Elisabetta, la donna da tutti ritenuta sterile, è al sesto mese di gravidanza; nulla è impossibile a Dio’. Maria interpreta le parole dell’arcangelo come un progetto divino davanti al quale all’uomo non resta che dire il suo ‘eccomi’. ‘Age quod agis’, fai bene quello che fai e Dio compie il suo miracolo di amore. Chi sa rispondere a Dio con un suo ‘eccomi’ generoso, si ritrova sempre sulla via tracciata da Dio, che è amore, servizio, condivisione.
La liturgia, ormai alla vigilia del Natale, non poteva non presentare la protagonista del presepe, la Donna benedetta che con il suo ‘eccomi’ all’Angelo è divenuta ‘la serva del Signore’ contribuendo all’opera della redenzione. La grandezza di Maria sta nella sua umiltà e santità che la pone come la nuova Eva dell’umanità redenta da Cristo. Elisabetta, illuminata dallo Spirito, saluta la cugina Maria e, assai meravigliata, esclama: ‘A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?’
Maria, consapevole di quanto Dio ha operato in lei, intona il ‘Magnificat’: l’anima mia magnifica il Signore perchè Dio ha guardato l’umiltà della sua serva. Maria non inneggia alla sua umiltà di donna quanto alla grandezza singolare di Dio e alla sua misericordia, che ha realizzato la promessa di un Salvatore e ‘il Verbo si fece carne’.
Così al peccato di superbia ed orgoglio di Eva si contrappone l’umiltà di Maria: l’umiltà è verità, è presa di coscienza che tutto quello che siamo ed abbiamo è dono di Dio e a Lui va la lode e la gloria. Spinta dallo Spirito Santo Maria evidenzia che vivere è amare, amare è servire; da qui anche la sua corsa dalla cugina Elisabetta, il mettersi a suo servizio perchè la cugina è sola, è in età avanzata, necessita di assistenza.
Dio premia la sollecitudine di Maria e nella casa di Elisabetta si verifica una vera pentecoste: il Bambino, che Elisabetta porta nel grembo, ripieno della potenza dello Spirito Santo, sussulta di gioia mentre Maria innalza l’inno di gioia e di lode a Dio grande e misericordioso: ‘l’anima mia magnifica il Signore’. Il Magnificat ci parla solo di Dio, del suo agire, del suo stile divino: Egli disperde i superbi, ha rovesciato i superbi, ha rimandato a mani vuote i ricchi;
Dio è proprio quel padre buono, amorevole che Gesù mostra nella parabola della pecorella smarrita o del figliol prodigo: Padre sempre pronto a perdonare non sette volte ma settanta volte sette. Il Natale ci parla solo di ubbidienza ed amore; ci insegna che non si può essere cristiani, non si può essere discepoli di Cristo se non si esce fuori dal gretto egoismo e si abbraccia il fratello che tende la mano, alza le braccia, ha bisogno di amore concreto. E’ Natale se, come Maria, sai dire il tuo ‘eccomi’ al Signore. Da Maria impariamo ad accogliere la parola di Dio e a viverla nel quotidiano
4^ Domenica di Avvento, Maria: Io sono la serva del Signore
Protagonista di questa 4^ domenica di Avvento è Maria, personaggio principale ed insostituibile per il santo Natale. Un Angelo del cielo, infatti, è inviato, messaggero di amore, ad una donna, Maria; l’incontro avviene a Nazareth in una casa comune e non in un santuario, né tra candelabri d’oro nel Tempio di Dio a Gerusalemme. Il saluto angelico è un invito alla gioia: ‘Rallegrati, o piena di grazia, il Signore è con Te’; un saluto dal quale si evince tutta la misericordia del Padre, che non abbandona mai l’uomo peccatore; anzi è Dio stesso che fa il primo passo per salvare l’uomo che si è allontanato da Lui.
Maria Immacolata, una donna con un grande coraggio
“E’ tra questi due verbi, all’apparenza diversi tra loro, che si snoda il cammino di Maria. Confinata a vivere in un villaggio non identificabile nelle carte geografiche. Maria, piccola fanciulla di Nazaret, è invitata dall’arcangelo Gabriele a collaborare al progetto d’amore di Dio e subito ad intonare il canto dei poveri e degli esclusi.
La Santissima Vergine è assunta in cielo
Maria assunta in cielo!: ecco il grande mistero che si celebra oggi. Un mistero che ci porta a soffermarci sulla realtà della Chiesa trionfante, l’evento che ci permette di guardare il cielo come nostra patria dove la Santissima Vergine, madre di Gesù e nostra, ci ha preceduto. Da qui la nostra invocazione: ‘Vieni, Signore Gesù’. La sua venuta segna il trionfo su tutti i nemici e sulla stessa morte perché segna l’inizio della vita eterna.
Papa Francesco: la guerra è pazzia
“La vera risposta dunque non sono altre armi, altre sanzioni. Io mi sono vergognato quando ho letto che non so, un gruppo di Stati si sono impegnati a spendere il due per cento, credo, o il due per mille del Pil nell’acquisto di armi, come risposta a questo che sta succedendo adesso. La pazzia! La vera risposta, come ho detto, non sono altre armi, altre sanzioni, altre alleanze politico-militari, ma un’altra impostazione, un modo diverso di governare il mondo ormai globalizzato, un modo diverso di impostare le relazioni internazionali. Il modello della cura è già in atto, grazie a Dio, ma purtroppo è ancora sottomesso a quello del potere economico-tecnocratico-militare”:




























