A Trieste mons. Trevisi invita alla veglia di preghiera per la morte dei migranti
Accogliendo la proposta della Comunità di Sant’Egidio, il vescovo di Trieste, mons. Enrico Trevisi, e la Caritas diocesana invitano la comunità credente e la cittadinanza alla veglia di preghiera che si terrà oggi alle ore 20.00 a Trieste, nella chiesa di Sant’Antonio Taumaturgo, per ricordare il giovane di origine algerina rinvenuto senza vita in Porto Vecchio ed i tre giovani migranti recentemente trovati morti sul territorio regionale.
Quindi è stata ‘una morte annunciata’ quella di Hichem Billal Magoura, il cittadino algerino che ha perso la vita mercoledì 3 dicembre’ in un magazzino di Porto vecchio: “La quarta, dopo due a Udine ed una a Pordenone, a coinvolgere un giovane straniero in Friuli Venezia Giulia”, come scrive il Consorzio italiano di solidarietà, che lo chiama “non un fatto tragico e inevitabile, bensì il risultato della radicale assenza dell’intervento pubblico dovuto a tutte le persone che si trovano in situazioni di estrema emergenza”.
L’uomo non avrebbe chiesto aiuto a Ics, sostiene un comunicato: non risultava, infatti, tra coloro che si sono rivolti al centro diurno di via Udine: “Necessitava di un intervento di ‘bassa soglia’, che avrebbe potuto evitare la morte che lo ha prematuramente stroncato.
I servizi di bassa soglia esistono proprio per questo: devono essere attivati da ogni ente locale per garantire un riparo salvavita a chiunque si trovi in difficoltà, senza filtri di accesso né discriminazioni sulle cause della condizione di fragilità”; servizi che a Trieste, però, pur “aperti anche a chi non è residente e destinati a offrire protezione dal freddo, contano appena venti posti”. Altre morti analoghe, conclude il sodalizio, “potranno seguire in qualunque momento, perché a Trieste sono centinaia le persone lasciate senza alcun sostegno”.
Ed in questo tempo di avvento il vescovo di Trieste ha scritto una lettera per invitare alla fraternità: “In questo Avvento vogliamo aprirci alla fraternità riconoscendo che anche tra noi, nella diocesi di Trieste, ci sono situazioni difficili che necessitano l’impegno solidale di tutti. Ci sono piccole parrocchie o enti diocesani che negli anni sono stati gravati da mutui che ora faticano a saldare”.
Quindi la fraternità apre alla generosità: “La fraternità esige di incarnarsi in generosità che allevia le preoccupazioni e il gravame di passività, obblighi e interventi urgenti a cui si è vincolati. Ecco l’iniziativa straordinaria di una raccolta intitolata ‘Donare è ricevere’ che implica che il dono alle comunità in difficoltà di fatto è un allargare la fraternità, un dilatare la nostra famiglia cristiana, un diventare maggiormente corresponsabili.
Non lasciamo soli chi si trova in difficoltà, e non per colpa propria. Fin da adesso grazie a coloro che vorranno aiutarci a far crescere questo clima generoso che è pure un segno di speranza. Grazie alle famiglie, grazie alle imprese, grazie ai singoli che sapranno aprirsi a questo appello. Ogni contributo è prezioso”.
(Foto: Trieste Prima)




























