Papa Leone XIV invita a riconoscere il grido del povero
“In questo Giubileo della spiritualità mariana, il nostro sguardo di credenti cerca nella Vergine Maria la guida del nostro pellegrinaggio nella speranza, guardando alle sue virtù umane ed evangeliche, la cui imitazione costituisce la più autentica devozione mariana. Come lei, la prima dei credenti, vogliamo essere grembo accogliente dell’Altissimo, ‘tenda umile del Verbo, mossa solo dal vento dello Spirito’. Come lei, la prima dei discepoli, chiediamo il dono di un cuore che ascolta e si fa frammento di cosmo ospitale. Attraverso di lei, Donna addolorata, forte, fedele, chiediamo di ottenerci il dono della compassione verso ogni fratello e sorella che soffre e per tutte le creature”: oggi pomeriggio in piazza san Pietro papa Leone XIV ha presieduto il Rosario per la pace in piazza san Pietro, riaffermando che nessuna ideologia, fede o politica può giustificare l’eliminazione del prossimo.
Infatti con le parole di p. Turoldo ha invitato a guardare alla Madre di Dio: “Guardiamo alla Madre di Gesù e a quel piccolo gruppo di donne coraggiose presso la Croce, per imparare anche noi a sostare come loro accanto alle infinite croci del mondo, dove Cristo è ancora crocifisso nei suoi fratelli, per portarvi conforto, comunione e aiuto.
‘In lei, sorella di umanità, ci riconosciamo, e con le parole di un poeta le diciamo: Madre, tu sei ogni donna che ama; madre, tu sei ogni madre che piange un figlio ucciso, un figlio tradito. Questi figli mai finiti di uccidere’. Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Vergine della Pasqua, insieme a tutti coloro in cui continua a compiersi la passione di tuo Figlio”.
Nella Madre di Dio il credente impara l’obbedienza: “Nel Giubileo della spiritualità mariana, la nostra speranza si illumina della luce mite e perseverante delle parole di Maria che il Vangelo ci riferisce. E tra tutte, sono preziose le ultime pronunciate alle nozze di Cana, quando, indicando Gesù, dice ai servitori: Qualsiasi cosa vi dica, fatela’. Poi non parlerà più. Dunque queste parole, che risultano quasi un testamento, devono essere carissime ai figli, come ogni testamento di una madre”.
L’obbedienza consiste nel fare le cose: “Qualsiasi cosa Lui vi dica. Lei è certa che il Figlio parlerà, la sua Parola non è finita, crea ancora, genera, opera, riempie di primavere il mondo e di vino le anfore della festa. Maria, come un segnale indicatore, orienta oltre sé stessa, mostra che il punto di arrivo è il Signore Gesù e la sua Parola, il centro verso cui tutto converge, l’asse attorno al quale ruotano il tempo e l’eternità”.
Ecco la necessità di mettere in pratica la Parola di Dio: “Fate la sua Parola, raccomanda. Fate il Vangelo, rendetelo gesto e corpo, sangue e carne, fatica e sorriso. Fate il Vangelo, e si trasformerà la vita, da vuota a piena, da spenta ad accesa. Fate qualsiasi cosa vi dica: tutto il Vangelo, la parola esigente, la carezza consolante, il rimprovero e l’abbraccio. Ciò che capisci e anche ciò che non capisci. Maria ci esorta ad essere come i profeti: a non lasciare andare a vuoto una sola delle sue parole”.
Fare tale Parola significa anche disarmarsi: “E tra le parole di Gesù che non vogliamo lasciar cadere, una risuona in particolare oggi, in questa veglia di preghiera per la pace: quella rivolta a Pietro nell’orto degli ulivi: ‘Metti via la spada’. Disarma la mano e prima ancora il cuore. Come già ho avuto modo di ricordare in altre occasioni, la pace è disarmata e disarmante. Non è deterrenza, ma fratellanza, non è ultimatum, ma dialogo. Non verrà come frutto di vittorie sul nemico, ma come risultato di semine di giustizia e di coraggioso perdono”.
Perciò, rivolgendosi ai governanti, li invita ad attuare il disarmo: “Metti via la spada è parola rivolta ai potenti del mondo, a coloro che guidano le sorti dei popoli: abbiate l’audacia del disarmo! Ed è rivolta al tempo stesso a ciascuno di noi, per farci sempre più consapevoli che per nessuna idea, o fede, o politica noi possiamo uccidere. Da disarmare prima di tutto è il cuore, perché se non c’è pace in noi, non daremo pace”.
E’ stato un invito a guardare il mondo da un’altra angolatura, quella dei poveri: “E’ anche l’invito ad acquisire un punto di vista diverso per guardare il mondo dal basso, con gli occhi di chi soffre, non con l’ottica dei grandi; per guardare la storia con lo sguardo dei piccoli e non con la prospettiva dei potenti; per interpretare gli avvenimenti della storia con il punto di vista della vedova, dell’orfano, dello straniero, del bambino ferito, dell’esule, del fuggiasco. Con lo sguardo di chi fa naufragio, del povero Lazzaro, gettato alla porta del ricco epulone. Altrimenti non cambierà mai niente, e non sorgerà un tempo nuovo, un regno di giustizia e di pace”.
Che poi è quella del ‘Magnificat’: “Così fa anche la Vergine Maria nel cantico del Magnificat, quando posa lo sguardo sui punti di frattura dell’umanità, là dove avviene la distorsione del mondo, nel contrasto tra umili e potenti, tra poveri e ricchi, tra sazi e affamati. E sceglie i piccoli, sta dalla parte degli ultimi della storia, per insegnarci a immaginare, a sognare insieme a lei cieli nuovi e terra nuova”.
Questa è la beatitudine insegnata da Gesù: “Beati voi. Fate quello che vi dirà. E noi ci impegniamo affinché si faccia nostra carne e passione, storia e azione, la grande parola del Signore: ‘Beati voi, operatori di pace’. Beati voi: Dio regala gioia a chi produce amore nel mondo, gioia a quanti, alla vittoria sul nemico, preferiscono la pace con lui”.
E’ stato un incoraggiamento a proseguire sulla comune strada: “Coraggio, avanti, in cammino, voi che costruite le condizioni per un futuro di pace, nella giustizia e nel perdono; siate miti e determinati, non lasciatevi cadere le braccia. La pace è un cammino e Dio cammina con voi. Il Signore crea e diffonde la pace attraverso i suoi amici pacificati nel cuore, che diventano a loro volta pacificatori, strumenti della sua pace”.
E concludendo ha rivolto alla Madre di Dio, che è anche Regina della pace, una preghiera: “Prega con noi, Donna fedele, grembo sacro al Verbo. Insegnaci ad ascoltare il grido dei poveri e di madre Terra, attenti ai richiami dello Spirito nel segreto del cuore, nella vita dei fratelli, negli avvenimenti della storia, nel gemito e nel giubilo del creato.
Santa Maria, madre dei viventi, donna forte, addolorata, fedele, Vergine sposa presso la Croce dove si consuma l’amore e sgorga la vita, sii tu la guida del nostro impegno di servizio. Insegnaci a sostare con te presso le infinite croci dove il tuo Figlio è ancora crocifisso, dove la vita è più minacciata; a vivere e testimoniare l’amore cristiano accogliendo in ogni uomo un fratello; a rinunciare all’opaco egoismo per seguire Cristo, vera luce dell’uomo. Vergine della pace, porta di sicura speranza, Accogli la preghiera dei tuoi figli!”
Inoltre ai pellegrini di alcune diocesi italiani ha ribadito la necessità dell’evangellizzare il presente: “Si tratta di una frontiera necessaria soprattutto rispetto alle sfide dell’evangelizzazione. Certamente, il vissuto esistenziale, sociale ed ecclesiale delle vostre diocesi è diverso, dal momento che provenite da tre Regioni italiane che hanno una propria storia: tuttavia, anche se con accenti diversi, siamo tutti chiamati a interrogarci e ad immaginare nuove vie pastorali per un rinnovato annuncio del Vangelo, soprattutto per affrontare alcuni temi come la catechesi dell’iniziazione cristiana, il calo delle vocazioni al ministero ordinato, la partecipazione attiva dei laici alla vita ecclesiale, la presenza delle Comunità rispetto alla vita delle famiglie, dei poveri, del mondo del lavoro, e così via”.
E’ stata un’esortazione particolare quello dello stare vicino nella vita quotidiana: “Vi esorto perciò ad essere una Chiesa vicina al mondo del lavoro, compassionevole e incarnata, perché l’annuncio del Vangelo diventi presenza concreta di consolazione e di speranza, ma anche parola profetica che richiami l’importanza di garantire il lavoro a tutti, in quanto esso ‘è una dimensione irrinunciabile della vita sociale’
Carissimi, alcune urgenze pastorali e sociali su cui ho desiderato soffermarmi, seppur in modi diversi e secondo priorità differenti, interessano tutte le Chiese locali e chiamano ciascuna delle nostre Comunità cristiane a un risveglio dell’evangelizzazione e a un discernimento sulle forme di presenza ecclesiale nel territorio”.
(Foto: Santa Sede)




























