Papa Leone XIV chiede ai nuovi vescovi di annunciare il Vangelo
“Abbiamo 200 vescovi, un solo Papa, e non molto tempo a disposizione, quindi ne approfitteremo al meglio. Faremo una pausa verso le ore 11 o ci impegneremo per concludere verso le ore 11, e poi la seconda parte della mattinata sarà dedicata a un saluto individuale, a una bella foto, che potrete appendere da qualche parte nella casa del vostro vescovo, e almeno a un saluto reciproco. Questo sarà il programma della mattinata. Siete liberi di iniziare a pensare alle domande che potreste avere o a ciò che vorreste condividere”: così cordialmente il prefetto card. Luis Antonio Tagle, salutando papa Leone XIV ha iniziato l’incontro con i vescovi ordinati nell’ultimo anno, che sono 192 provenienti dai cinque continenti, impegnati dal 3 settembre nei corsi di formazione promossi dal Dicastero per l’Evangelizzazione e dal Dicastero per i Vescovi..
Quindi papa Leone XIV ha sottolineato che l’annuncio del Vangelo per un vescovo è un dono: “Desidero ricordare, anzitutto, una cosa tanto semplice quanto non scontata: il dono che avete ricevuto non è per voi stessi, ma per servire la causa del Vangelo. Siete stati scelti e chiamati per essere inviati, come apostoli del Signore e come servi della fede. Ed è proprio su questo che vorrei brevemente soffermarmi, prima di fare con voi un dialogo fraterno: il Vescovo è servo, il Vescovo è chiamato a servire la fede del popolo”.
Però oltreché un dono il servizio è caratteristica dell’identità cristiana: “Il servizio non è una caratteristica esterna o un modo di esercitare il ruolo. Al contrario, a coloro che Gesù chiama come discepoli e annunciatori del Vangelo, in particolare ai Dodici, è richiesta la libertà interiore, la povertà di spirito e la disponibilità al servizio che nasce dall’amore, per incarnare la stessa scelta di Gesù, che si è fatto povero per arricchirci. Egli ci ha manifestato lo stile di Dio, che non si rivela a noi nella potenza, ma nell’amore di un Padre che ci chiama alla comunione con Lui”.
In questo caso il pensiero agostiniano è molto chiaro: “Al contempo, egli ricorda che negli Apostoli si era insinuata ‘una certa smania di grandezza’, dinanzi alla quale Gesù dovette intervenire come un medico per guarirli. Ricordiamo infatti il monito del Signore quando vede il gruppo dei Dodici che discute su chi fosse il più grande: ‘Chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti’. Più volte il papa Francesco diceva: l’unica autorità che abbiamo è il servizio, e un servizio umile! E’ veramente importante che meditiamo e cerchiamo di vivere quelle parole”.
Questa è stata la raccomandazione di papa Leone XIV, che consiglia di ricordare un discorso di papa Francesco: “Vi chiedo perciò di vigilare sempre e di camminare in umiltà e preghiera, per farvi servi del popolo a cui il Signore vi manda. Questo servizio, ricordava papa Francesco in un’occasione come questa, si esprime nell’essere segno della vicinanza di Dio…
Allo stesso tempo, oggi dobbiamo chiederci cosa significa essere servi della fede del popolo. Per quanto importante e necessaria, non basta la sola consapevolezza che il nostro ministero sia radicato nello spirito di servizio, a immagine di Cristo. Esso infatti deve anche tradursi nello stile dell’apostolato, nelle varie forme della cura e del governo pastorale, nell’anelito dell’annuncio, in modi tanto diversi e creativi a seconda delle situazioni concrete che vi troverete ad affrontare”.
E questa crisi che si vive può essere un momento per ritrovare la ‘passione’ dell’annuncio del Vangelo: “La crisi della fede e della sua trasmissione, insieme alle fatiche che riguardano l’appartenenza e la pratica ecclesiale, ci invitano a ritrovare la passione e il coraggio per un nuovo annuncio del Vangelo. Nel contempo, diverse persone che sembrano essere lontane dalla fede, spesso tornano a bussare alle porte della Chiesa oppure si aprono a una nuova ricerca di spiritualità, che a volte non trova linguaggi e forme adeguate nelle proposte pastorali consuete”.
Insomma il papa ha esortato a non fuggire le sfide del mondo: “E non dobbiamo dimenticare, inoltre, le altre sfide, di carattere più culturale e sociale, che ci riguardano tutti e che, in special modo, interessano alcuni territori: il dramma della guerra e della violenza, le sofferenze dei poveri, l’aspirazione di tanti a un mondo più fraterno e solidale, le sfide etiche che ci interpellano sul valore della vita e della libertà, e la lista sarebbe certamente più lunga”.
L’intervento introduttivo del papa si è concluso con l’invito di essere ‘pastori’ tra le genti: “In questo contesto, la Chiesa vi manda come pastori premurosi, attenti, che sanno condividere il cammino, le domande, le ansie e le speranze della gente; pastori che desiderano essere guide, padri e fratelli per i sacerdoti e per le sorelle e i fratelli nella fede.
Carissimi, prego per voi, perché non vi manchi mai il vento dello Spirito e perché la gioia della vostra Ordinazione, come profumo soave, possa espandersi anche su coloro che andrete a servire”.
(Foto: Santa Sede)




























