Giubileo per persone di orientamento omoaffettive: il Vangelo è liberante
“Fratelli e sorelle, l’aspersione con l’acqua battesimale, che ha segnato l’inizio della nostra Eucaristia, ha permesso ai nostri occhi di scorgere ciò che veramente ci unisce: l’amore di Cristo che regna fra noi donandoci una dignità incancellabile . ‘Un piccolo passo, in mezzo a grandi limiti umani, può essere più gradito a Dio della vita esteriormente corretta di chi trascorre i suoi giorni senza fronteggiare importanti difficoltà’: queste parole del caro papa Francesco ci ricordano che ciò che Dio è capace di realizzare nelle nostre vite viene prima di qualunque proposito umano”:
con una frase dell’esortazione apostolica ‘Evangelii Gaudium’ il vice presidente della Cei, mons. Francesco Savino, ha celebrato la messa giubilare nella chiesa del Gesù di Roma per i partecipanti al pellegrinaggio giubilare de ‘La tenda di Gionata’ ed altre associazioni sabato scorso, a cui hanno aderito cristiani con orientamento omoaffettivo e persone transgender.
Nell’omelia il vice presidente della Cei ha sottolineato che Dio ‘opera’ nella Chiesa: “Dio, Dio solo, il Dio di Gesù Cristo, opera per mezzo della sua Chiesa. E la plasma per tutti, come invito e segno radicato nella comune umanità. Noi possiamo resistere o assecondare l’opera di Dio, che in Cristo si è compiuta, ma non si è conclusa. Questo è importante: in Cristo l’opera di Dio si è compiuta, non si è conclusa. Dio opera ancora”.
Però la Sua opera continua nel tempo per il Regno: “Basta guardarvi in volto, renderci conto di dove siamo e di che cosa stiamo vivendo, per constatarlo e commuoverci. Commuoverci, cioè lasciarci muovere dall’agire di Dio, che Gesù ha chiamato ‘Il regno di Dio’. Non c’è un altro Vangelo, non c’è un Vangelo diverso da quello che Gesù ha annunciato: ‘Il regno di Dio è vicino’. Dal principio questo implica una domanda: ‘Che cosa dobbiamo fare?’ Ed una risposta: ‘Convertitevi!’, cioè voltatevi, guardate nella direzione opposta rispetto a quella di prima”.
Infatti la dottrina della Chiesa si fonda sulla resurrezione di Gesù: “Nella pagina scelta per questa Eucaristia abbiamo ascoltato l’espressione di Pietro che meglio di ogni altra esprime il rapporto fra Chiesa e Rivelazione, fra Chiesa e Risorto, fra Chiesa e dottrina”.
Ma la libertà di accogliere questa realtà dipende dal singolo: “Ciascuno di noi (di voi qui presenti, dei vostri familiari, di noi pastori e discepoli del Signore) ha avuto nella vita da accogliere o da rigettare una verità vivente. Ricordiamo quello che diceva spesso papa Francesco: ‘La realtà è superiore all’idea’. Preferendo la realtà al pregiudizio Dio può entrare. Opponendo alla realtà le idee, le idee stesse impazziscono e uccidono. È la differenza tra una verità viva e una verità morta: la verità viva fa vivere, la verità morta uccide”.
Quindi il Vangelo libera: “Insieme allora possiamo pregare: Gesù tu sei via, verità e vita. Perché tu ancora precedi la tua Chiesa, chiedendo a Pietro e al Collegio apostolico di anteporre la verità viva alle verità morte… Liberaci (liberami) da qualsiasi tentazione polemica o ideologica, perché solo te vogliamo servire e seguire, così che venga il tuo Regno e nessuno debba più sentirsene escluso, nessuno debba più temerlo come una minaccia, per tutti, tutti, tutti, il tuo Regno sia vita della vita.
Gesù via, verità e vita, ancora rendi tua la nostra Chiesa”.
Per questo il giubileo libera e riconcilia: “Questa logica, di cui non approfittare per giustificare il male e le lentezze ingiustificabili, ci porta nel cuore del Giubileo, che è un tempo di riconciliazione e (dovremmo ormai dire) di giustizia riparativa.
Il Giubileo nella tradizione ebraica era l’anno della restituzione delle terre a coloro a cui erano state sottratte, della remissione dei debiti e della liberazione degli schiavi e dei prigionieri, il tempo in cui liberare gli oppressi e restituire la dignità a coloro a cui era stata negata. E’ l’ora di restituire dignità a tutti, soprattutto a chi è stata negata”.
Ciò non è cancellazione, ma affidamento a Dio: “Non si cancella il passato, non si strappano capitoli della nostra vita, non si nascondono le proprie stimmate: Dio però salva trasformando. Gesù, il Risorto riconoscibile dalle sue ferite, è il Nome di Dio. Siamo qui, a Roma, sulle tombe degli apostoli, per varcare quella sola porta santa che è Cristo…
Per lui si entra nella vita e concretamente (lo speriamo, lo vogliamo) nella vita della Chiesa, che per qualità umana e attenzione reciproca vuole e deve essere anticipazione della vita eterna. Così l’apostolo Pietro ci ha insegnato a ricrederci, l’apostolo Paolo a superarci”.
Al termine è stata ascoltata la testimonianza di Carola: “Devo confessare che all’inizio ero tiepida rispetto al pellegrinaggio giubilare de ‘La Tenda di Gionata’; la pigrizia mi stava tenendo a casa, poi, non fosse altro che per accompagnare il mio amico Enrico e salutare gli amici della Spagna, mi sono iscritta anch’io al pellegrinaggio. Alla veglia di preghiera nella chiesa del Gesù ho rincontrato tanti pezzettini della mia storia e della Storia del cammino lgbt credente”.
Quindi ha raccontato il cammino compiuto: “Siamo nella Chiesa del Gesù, fra le tombe di Ignazio e Francesco Saverio; penso a come il Signore mi è andato accompagnando in questi anni proprio attraverso la spiritualità ignaziana e le persone che ha messo al mio fianco nel cammino: padre Pino, don Cristobal, Maria Luisa,…
Allora, attraversando la Porta Santa, prego proprio con le parole di Ignazio: ‘Prendi, Signore, e ricevi tutta la mia libertà, la mia memoria, la mia intelligenza e tutta la mia volontà, tutto ciò che ho e possiedo; tu me lo hai dato, a te, Signore, lo ridono; tutto è tuo, di tutto disponi secondo la tua volontà: dammi solo il tuo amore e la tua grazia; e questo mi basta’.
Sulla tomba di Pietro in San Pietro abbiamo recitato il Credo. Lo vivo come un atto di fedeltà e di fiducia nella Chiesa che tanto ho criticato, e che invece ha bisogno di essere amata e ri-costruita dal di dentro. Se non fossi rimasta, il mio posto sarebbe rimasto vuoto, mi piace ricordarmelo”.
Mentre Fabiana e Luana durante la veglia di preghiera avevano sottolineato l’importanza della fede nella loro vita: “Nella nostra relazione la fede è un aspetto importante e nella quotidianità cerchiamo di conoscere e seguire la volontà di Dio sulla nostra vita, considerandoci una il dono dell’altra. Per questo motivo ci viene difficile accettare che il nostro amore possa essere visto come un peccato”.
Hanno fatto un paragone con la situazione di Bartimeo: “Chissà come si sarà sentito Bartimeo quando, nel desiderio di incontrare Gesù, veniva rimproverato perchè tacesse. Anche noi abbiamo sperimentato il giudizio e il rimprovero delle persone: non dobbiamo dare fastidio, non dobbiamo esistere, dobbiamo continuare a stare ai bordi della strada, invisibili, per non turbare nessuno, per non interrogare la coscienza di chi, dall’alto della propria integrità, onora il Signore”.
(Foto: Tenda di Gionata)



























