L’associazionismo cattolico: mai più Hiroshima e Nagasaki
“In modo particolare, esprimo i miei sentimenti di rispetto e affetto per i sopravvissuti di hibakusha, le cui storie di perdita e sofferenza sono un appello tempestivo a tutti noi per costruire un mondo più sicuro e promuovere un clima di pace. Sebbene siano passati molti anni, le due città rimangono ricordi viventi dei profondi orrori causati dalle armi nucleari. Le loro strade, scuole e case portano ancora cicatrici (visibili e spirituali) da quel fatidico agosto del 1945. In questo contesto, mi affretto a ribadire le parole così spesso usate dal mio amato predecessore papa Francesco: La guerra è sempre una sconfitta per l’umanità”.
Così inizia il messaggio che papa Leone XIV ha inviato a mons. Shirahama, vescovo di Hiroshima, per l’80^ anniversario del lancio della bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki, riprendendo un pensiero di un sopravvissuto, il dott. Takashi Nagai, che ha lasciato scritto: questa frase: ‘’La persona dell’amore è la persona del ‘bravery’ che non porta le armi’: “In effetti, la vera pace richiede la coraggiosa deposizione di armi, specialmente quelle con il potere di provocare una catastrofe indescrivibile. Le armi nucleari offendono la nostra umanità condivisa e tradiscono anche la dignità del creato, la cui armonia siamo chiamati a salvaguardare”.
Citando ancora papa Francesco nella lettera scritta nel 2023 al vescovo di Hiroshima, papa Leone XIV ha definito Hiroshima e Nagasaki ‘simboli della memoria’: “Nel nostro tempo di crescenti tensioni e conflitti globali, Hiroshima e Nagasaki si ergono come ‘simboli della memoria’, che ci esorta a respingere l’illusione della sicurezza fondata sulla distruzione reciproca assicurata. Dobbiamo invece forgiare un’etica globale radicata nella giustizia, nella fraternità e nel bene comune”.
Oggi, mentre si celebrano gli 80 anni dal primo uso bellico del nucleare, l’atomica non è più un fungo che si leva nel cielo, ma una nuvola invisibile che penetra nel sangue e nella psiche umana, in quanto le guerre odierne (dall’Ucraina al Medio Oriente) rimettono in circolo parole come ‘arma tattica’ e ‘deterrenza’, come hanno sottolineato Giuseppe Notarstefano, presidente nazionale di Azione Cattolica Italiana, Emiliano Manfredonia, presidente nazionale delle Acli, Matteo Fadda, presidente nazionale dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Francesco Scoppola e Roberta Vincini, Presidenti nazionali AGESCI, Cristiana Formosa e Gabriele Bardo, responsabili nazionali del Movimento dei Focolari Italia, e mons Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi Italia, in un messaggio in cui chiedono al Parlamento italiano di prendere posizione contro la ‘corsa’ al riarmo:
“Nel giorno in cui il mondo ricorda con dolore e vergogna il bombardamento atomico di Hiroshima, rilanciamo con forza l’appello al Parlamento e al Governo italiano: si ratifichi il Trattato ONU sulla Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW) e si prenda una posizione chiara contro la folle corsa al riarmo in atto nel nostro tempo”.
Il Trattato, entrato in vigore il 22 gennaio 2021, è una “svolta storica nella costruzione di un ordine mondiale fondato non sulla deterrenza della distruzione, ma sulla responsabilità condivisa, sul diritto internazionale e sul primato della vita umana”.
Per questo le associazioni richiamano il pensiero di pace di papa Francesco e papa Leone XIV: “Papa Francesco aveva affermato con chiarezza che è immorale non solo l’uso, ma anche il possesso e la produzione delle armi nucleari. Anche papa Leone XIV ha recentemente rimarcato che ‘la prospettiva di una rinnovata corsa agli armamenti e lo sviluppo di nuove armi, incluse quelle nucleari, la scarsa considerazione degli effetti nefasti della crisi climatica in corso e le profonde disuguaglianze economiche rendono sempre più impegnative le sfide del presente e del futuro’”.
E mettono in guardia coloro che ancora ‘gioca’ sulla deterrenza’: “La logica della deterrenza non garantisce la pace, ma perpetua il pericolo. E’ una logica antica, che oggi mostra tutta la sua inadeguatezza di fronte alle sfide globali, alle interdipendenze planetarie, alla necessità di salvare l’umanità dalla distruzione ecologica e nucleare”.
Per questo le associazioni cattoliche chiedono all’Italia di prendere posizione contro il riarmo nucleare: “L’Italia, Paese che ha fatto della pace un principio costituzionale e un tratto distintivo della sua presenza internazionale, faccia una scelta coraggiosa e lungimirante: aderire al TPNW, schierarsi per il disarmo nucleare, investire nella diplomazia, nella cooperazione e nella sicurezza condivisa. L’alternativa si chiama complicità e, di certo, porta ad un mondo meno sicuro, ad un futuro meno rispettoso della dignità umana”.
L’adesione a questo trattato dell’ONU per le associazioni è un chiaro messaggio di pace al mondo: “In un tempo in cui la guerra sta interessando direttamente l’Europa e il vicino Oriente, con la sua scia di orrori e di distruzioni, ratificare il Trattato Onu di proibizione delle armi nucleari, come da anni chiediamo in sintonia con la Campagna ‘Italia, ripensaci!’, rappresenterebbe un forte messaggio di pace e un preciso invito, rivolto anche agli altri paesi Nato, ad abbandonare la logica della deterrenza nucleare”.
Il messaggio si chiude con l’invito alla politica alla responsabilità di mettere al bando le armi nucleari: “Questo è il tempo della responsabilità. Questo è il tempo di dire: mai più Hiroshima. Mai più armi nucleari”.




























