Nella 6^ Domenica di Pasqua un nuovo stile di vita: amare!  

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Nella sera dell’addio Gesù affida agli Apostoli, che Egli aveva chiamato singolarmente a seguirlo,  il messaggio dell’amore: amatevi come io vi ho amato; da questo il Padre riconoscerà che siete miei. Gesù sapeva bene quello che sarebbe successo. Il brano del Vangelo si ricollega a quello di domenica scorsa: Io sono la vite, voi i tralci: il tralcio produce frutto se rimane legato ala vite. La vite è Dio, Dio è amore: i frutti del ‘cristiano’ debbono essere  frutti di amore; allora e solo allora si è figli di Dio.

Esistono due tipi di amore: a) quello evangelico, che proviene dal Padre, sorgente di amore, ed è detto ‘agape’; b) l’amore puramente umano, che in greco è detto ‘eros’: un amore dominato dalla legge della reciprocità ‘do ut des’: mi devi amare come io ti amo (dove non c’è amore se non c’è contraccambio). Il vero cristiano, il vero discepolo di Gesù non si distingue  perché prega, perché possiede carismi particolari o possiede una scienza raffinata, ma è vero cristiano perché ama come ha amato il suo Signore Gesù.

Nel Vangelo il Maestro divino ci presenta l’amore in tre piani: ; a) l’amore del Padre per il Figlio, il Verbo eterno: (Gesù dirà: come il Padre ha amato me, Io ho amato voi!); b) l’amore del Figlio (Gesù) per tutti gli uomini (un amore che porta Gesù a morire in croce per salvare tutti gli uomini);  c) l’amore degli uomini tra di loro (amatevi gli uni con gli altri come Io ho amato voi).

L’amore evangelico non è contraccambio ma è dono di Dio: esso parte dal Padre e tramite Gesù arriva sino a noi; è un dono, che siamo chiamati a trasmettere ai fratelli; questo amore nel concreto diventa perdono, generosità, servizio, fiducia, sopportazione. Diceva Gandhi: l’amore è l’anima del cristianesimo; Benedetto Croce parlando del cristianesimo evidenzia: l’amore di cui parla Cristo Gesù è amore verso tutte le creature, verso tutti gli uomini senza distinzione di genti o di classi, di liberi e di schiavi, amore verso tutte le creature, verso il modo intero, che è opera di Dio, quel Dio che è amore.

Siamo chiamati ad amare non perché Gesù ci comanda di amare, ma perché ciascuno di noi è realtà vivente dell’amore di Dio; Dio infatti amando crea e creando ama; Cristo Gesù assume la natura umana per salvarci, per aprire a noi le porte del regno dei cieli. Compito della Chiesa, dei credenti è quello di estendere e far conoscere questo amore a tutto il mondo, Gesù affida questo compito proprio alla Chiesa: ‘Come il Padre ha mandato me, Io mando voi’.

Il mondo oggi ha bisogno di aiuti, di opere umanitarie, filantropiche, ma ha soprattutto bisogno di Dio, che noi invochiamo: ‘Padre nostro che sei nei cieli’. E’ incapace di amare e perdonare solo colui che non ha conosciuto Dio, che è amore; dico amore cristiano, che non è eros, né filia, ma è carità, donazione, misericordia, compartecipazione alla vita dei fratelli in nome di Dio.

Mi dirai forse che è difficile; appunto per questo Gesù ha istituito l’Eucaristia, dopo aver lavato i piedi agli apostoli dicendo: ‘Voi mi chiamate Signore e maestro, e dite bene perché lo sono; ma Io vi ho dato l’esempio, fate allora come ho fatto Io’. Siete deboli, affaticati, oppressi, venite a me, dice Gesù, ed Io vi ristorerò. Ecco allora la celebrazione della Messa domenicale: serve per incontrarsi con Gesù, ascoltare la sua parola, rafforzare lo spirito per meglio attuare l’amore insegnato da Cristo Gesù.

Non è retorica, questo significa essere davvero cristiano. La missione del servire è la missione stessa dell’amore perché amore significa dare senza ricevere, offrire senza aspettare ricompensa; questa verrà poi dal Padre che sta nei cieli; con l’amore le piccole cose diventano grandi, senza l’amore crollano anche i palazzi e le cattedrali. Quanto grande e mirabile infatti è l’amore di Dio: questo Dio che pensa a te prima ancora che tu nascessi, questo Dio che per amore diventa il Redentore che dà la vita morendo in croce.

Amico/a, questo Dio oggi bussa alla porta del tuo cuore per essere compagno nel tuo viaggio, nel tuo dolore, per additarti la vera via della salvezza e si fa esempio: ‘Amatevi come io vi ho amato’; ci invita dicendo ‘Rimanete nel mio amore perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena’.

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