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115 anni fa papa Pio X benedisse l’Azione Cattolica

“La civiltà del mondo è civiltà cristiana; tanto è più vera, più durevole, più feconda di frutti preziosi, quanto è più nettamente cristiana; tanto declina, con immenso danno del bene sociale, quanto all’idea cristiana si sottrae. Onde, per la forza intrinseca delle cose, la Chiesa divenne anche di fatto custode e vindice della civiltà cristiana. E tale fatto in altri secoli della storia fu riconosciuto e ammesso; formò anzi il fondamento inconcusso delle legislazioni civili”: queste parole furono scritte da papa Pio X nell’Enciclica ‘Il fermo proposito’, pubblicata l’11 giugno 1905 ai vescovi italiani per l’istituzione e lo sviluppo dell’Azione Cattolica.

A Milano l’Azione Cattolica forma al futuro

“Di fronte a ciò che sta accadendo nelle ultime settimane, non possiamo oggi formulare delle tesi, perché purtroppo non le possiede nessuno. Così come del resto nessuno aveva previsto quanto sta accadendo con l’emergenza Covid-19. Abbiamo tante chiavi di lettura, ma nessuno può permettersi di avere risposte certe. Come Azione Cattolica ambrosiana abbiamo quindi pensato di non proporre percorsi strutturati e definiti, ma di ragionare insieme, ponendoci insieme delle domande”.

Da Bacau (Romania), tra le soste in diverse comunità rumene a Spoleto per arrivare in Valle D’Aosta. Incontri, ricordi e attese di un parroco di montagna.

Tra il 2007 e il 2009, appena ordinato sacerdote, fui mandato a Farcaseni, una delle più povere parrocchie della diocesi ma con credenti fervidi e generosi. Per la povertà molti di loro erano già andati  in Occidente per un pezzo di pane. Facevo anche l’insegnante di religione. Era un paese che contava 400 bambini, figli di simpatici contadini.

Là avevano fatto in una garage un gruppo di Azione Cattolica giovanile. Di chierichetti ne avevo una marea e, a Natale, un gruppo di famiglie di Milano mi mandava dei regali per loro, così diventava una ‘battaglia’ per chi voleva servire la Messa.

Mi ricordo che in quei due primi anni di sacerdozio avevo timore a predicare, volevo fare tutto ma all’omelia mi tremavano le gambe. Poi con gli anni mi è passato. Una volta un parroco mi chiamarono a predicare nel giorno dei morti, in un cimitero pieno, con migliaia di persone presenti: mi è andato bene ma non so come, forse ha lavorato lo Spirito Santo.

Nel 2009 il vescovo mi mandò in altre due comunità, più vicine al paese natale. Qui i cattolici erano di dialetto vecchio ungherese, quasi come se mons. Pietro sapesse che anche io avevo origini ungheresi. Sono stati due anni bellissimi: poter parlare il mio dialetto e sentirmi come a casa.

Ma mancava la strada per arrivare ogni domenica nella seconda comunità, nascosta in mezzo ad una foresta: in quel villaggio vivevano 76 famiglie e il comunismo non era arrivato. L’avevano respinta loro dall’inizio e il nuovo regime, gestito da Mosca, li aveva obbligati a rimanere chiusi, ma loro hanno preferito la foresta e soprattutto la loro libertà.

Hanno vissuto per circa 55 anni in isolamento totale: tutti contadini e allevatori, si sono costruiti la loro scuola e si sposavano tra di loro, ma sopratutto hanno mantenuto la loro fede. In tutti quegli anni ogni domenica arrivava a piedi un prete dalle parrocchie vicine, diceva la messa e battezzava i loro figli.

Per due anni ho fatto anche io la stessa cosa, anche se ormai era arrivata anche da loro la democrazia. Sono stati gli anni più belli della mia vita sacerdotale finora; ho pianto quando ho dovuto lasciarli (di solito non verso lacrime quando cambio comunità, ma quella volta l’ho fatto). Ricordo che a volte non avevano soldi per pagare un funerale ma mi davano una gallina, non la volevo per rispetto della loro povertà ma insistevano.

Quel villaggio si chiama Larguta, che significa in italiano ‘Una piccola valle’. Sempre in quegli anni per 6 mesi ho dovuto sostituire il sacerdote che era padre spirituale di una comunità di suore di Madre Teresa. E in quel periodo la mattina alle 6 dovevo essere da loro per celebrare la Messa. Sante donne: mi hanno insegnato ad amare i malati e i poveri.

“Santa Teresa di Calcutta ti ringrazio per questa esperienza!.. Per appartenere al cristianesimo non è necessario appartenere a una parrocchia o diocesi, ogni Chiesa locale è come sentirsi a casa”: questo mi ha detto il mio vescovo dandomi la benedizione prima della partenza. Ed io l’ho creduto ma non era proprio così. Il 15 settembre 2011 (è il giorno del mio compleanno) sono arrivato a San Giacomo di Spoleto, diocesi di Spoleto-Norcia. Là mi aspettava il mio nuovo parroco per cui dovevo fare il vice. ‘Da oggi questa è la tua nuova casa’.

Nel pomeriggio abbiamo preso la macchina e mi ha portato a conoscere il vescovo. Un uomo molto simpatico, deciso e alto, mons. Renato Boccardo, piemontese di origine, con una lunga carriera ecclesiastica in Vaticano. Mi ha accolto bene.

La mia missione era l’assistenza spirituale della comunità di lingua rumena della diocesi, così per non dimenticare la cultura materna. Mi impegnai per organizzare l’oratorio e sopratutto ero presente in confessionale. Si confessa parecchio in Umbria, certo è la terra di San Francesco. In un anno ho girato tutte le famiglie per conoscerle e portare loro la benedizione annuale.

Ma nel maggio del 2012 è arrivata una telefonata dalla Romania: dovevo essere trasferito in una diocesi del nord, dove c’è sempre la neve. Ero triste di lasciare i bravi umbri che mi accoglievano spesso nelle loro case per assaggiare il tartufo nero di Norcia; mi ero affezionato ai bambini con i quali avevo fatto un campo estivo, ma nella Chiesa bisogna anche obbedire.

Quando ho dovuto salutare il vescovo di Spoleto ho sentito le sue ultime parole con emozione ‘Mi spiace che te ne vai’ insieme al suo abbraccio paterno. Erano le 11,15 dell’8 settembre 2012 quando toccai per la prima volta la terra dei valdostani. Era il mio nuovo inizio in questa diocesi di montagna, Aosta.

Quel giorno non faceva freddo ma poi arrivò l’autunno e subito l’inverno. Da anni non vedevo tanta neve! E da quel settembre non mi sono mai mosso da questa diocesi, ottenendo nel settembre 2019 l’incardinazione in questa nuova mia seconda casa: diocesi della Valle d’Aosta.

Da settembre 2012 a settembre 2013 son stato viceparroco a Sant’Orso, la più antica chiesa di Aosta e ho ricoperto lo stesso incarico per la comunità calabrese della città nella chiesa di Sant’Anselmo. L’anno successivo il vescovo di Aosta mons. Franco Lovignana mi ha affidato tre comunità in Alta Valle: Arvier, Avise e Valgrisenche.

Wow! Era la mia prima esperienza come amministratore parrocchiale (equivalente al parroco) e l’ho fatto per sei anni. Sempre con la sua benedizione il vescovo mi ha mandato a Torino alla Facoltà teologica per seguire la Licenza in Morale sociale, che ho preso nell’ottobre del 2018.

Che grande grazia anche quei due anni vissuti in mezzo ai libri ad approfondire un tema molto caldo in Teologia. Tornando alle comunità e ai suoi fedeli, qui ho imparato tanto, ho imparato a fare il padre spirituale, a dimenticare me stesso e a vivere per gli altri senza eccezione, amare e basta.

E ve lo dico, i montanari non sono gente facile, ma siamo cresciuti e santificati insieme. Dopo questa esperienza, dal 15 settembre 2019 (ripeto, per me una data importante) sono stato trasferito in un’altra vallata, la Valle di Lys (c’è chi lotta per chiamarla Valle di Gressoney) a fare il parroco in quattro parrocchie: Lillianes, Fontainemore, Issime e Gaby. E da qui nasce un’altra storia, ora troppo prematura per essere raccontata…  

Poi, circa un mese fa, a febbraio, è arrivata anche l’epidemia di Coronavirus e la vita umana, sociale e implicitamente pastorale ha preso un altro tragitto. Concludo con un’unica frase: non so cosa Dio pensasse quando ha inventato il discepolato, o come lo chiamiamo noi il sacerdozio, ma vi assicuro che è una cosa stupenda, stupenda e difficile o semplicemente e misteriosamente stupenda!

(Fine)

L’Azione Cattolica di Macerata propone gli Esercizi Spirituali da casa

“In questo tempo favorevole, lasciamoci perciò condurre come Israele nel deserto, così da poter finalmente ascoltare la voce del nostro Sposo, lasciandola risuonare in noi con maggiore profondità e disponibilità. Quanto più ci lasceremo coinvolgere dalla sua Parola, tanto più riusciremo a sperimentare la sua misericordia gratuita per noi. Non lasciamo perciò passare invano questo tempo di grazia, nella presuntuosa illusione di essere noi i padroni dei tempi e dei modi della nostra conversione a Lui”.

Mons. Sigismondi: Azione Cattolica palestra di sinodalità

La Presidenza nazionale dell’Azione cattolica hanno accolto con gioia la conferma di mons. Gualtiero Sigismondi ad Assistente ecclesiastico generale dell’Ac italiana per il triennio 2020-2023, che poche settimane fa è stato nominato vescovo della diocesi di Orvieto-Todi, amministratore diocesano di Foligno, presidente della Commissione episcopale per il clero e la vita consacrata e presidente della Commissione mista vescovi – religiosi – istituti secolari.

Mons. Sigismondi è vescovo di Orvieto-Todi

“L’Azione Cattolica Italiana gioisce insieme a mons. Gualtiero Sigismondi, suo Assistente ecclesiastico generale, per la sua nomina a vescovo della diocesi di Orvieto-Todi. Ci stringiamo a lui nella preghiera, assicurandogli il nostro sostegno e la nostra collaborazione. Conosciamo bene mons. Sigismondi, la sua saggezza e la sua mitezza, la sua fede e la sua preparazione, la sua passione per la Chiesa e per gli uomini. Siamo perciò certi che saprà vivere nel miglior modo possibile questo nuovo ministero che Papa Francesco gli ha voluto affidare, segno di stima, affetto e gratitudine. Stima, affetto e gratitudine che riempiono anche il cuore di tutti gli aderenti dell’Azione Cattolica Italiana”.

Dall’Azione Cattolica ambrosiana un invito alla speranza

Ieri sera il primo ministro Giuseppe Conte ha convocato una conferenza stampa dopo aver preso atto che il contagio di coronavirus si diffonde velocemente in tutta Italia, annunciando un nuovo provvedimento, che si chiama ‘Io resto a casa’: ci sarà ‘l’Italia zona protetta’. In tutta Italia si dovranno evitare gli spostamenti, a meno che non siano motivati, così come accade da domenica in Lombardia e in 14 province, da comprovate ragioni di lavoro, necessità, motivi di salute.

Card. Parolin: la santità è speranza per il mondo

Cosa significa oggi ‘santità’, diventare ‘santi’? Quali sfide la chiamata universale alla santità propria di tutti i cristiani pone ai laici impegnati nella vita quotidiana e in relazione con il mondo? Le sfide sono diverse per adulti e giovani? Nel nord o nel sud del globo? A queste domande ha cercato di dare risposte il Simposio internazionale ‘Pedagogia della santità. Una sfida universale per i fedeli laici’, svoltosi a Roma e proposto dalla Fondazione Azione cattolica Scuola di santità ‘Pio XI’ in collaborazione con il segretariato del Forum internazionale di Azione cattolica.

Vittorio Bachelet nel ricordo dell’Azione Cattolica

“A mio sommesso parere, l’Azione Cattolica, per tradurre gli indirizzi di papa Francesco in orientamenti e scelte operative deve promuovere la formazione d’una fede adulta dei propri soci, capace di uscire sulle vie del mondo e affrontarne le sfide con passione evangelica”:

Ritorna la maratona di Telethon

Come ogni anno, le reti Rai ospitano la maratona tv della Fondazione Telethon, quest’anno giunta alla sua 30^ edizione. Tra le novità di questa edizione della maratona televisiva, tre programmi accompagneranno i telespettatori nella giornata del 14 dicembre, in attesa della grande ‘Festa di Natale’ in prima serata, proseguendo fino a sabato 21 dicembre, quando a chiudere ufficialmente l’edizione c’è Amadeus con la puntata speciale de ‘I Soliti Ignoti’ alle 20.30.

‘Una città per donare’ (Rai1, 12.30-13.30) sarà dedicato a chi con impegno raccoglie fondi per permettere alla ricerca Telethon di proseguire: aziende, volontari e associazioni. A rappresentare la rete di sostegno Telethon sul territorio saranno le città di Milano, con Arianna Ciampoli, e di Napoli, con Paolo Belli.

Su Rai2 (14.00-15.00) andrà in onda ‘Nel cuore della ricerca’ condotto da Arianna Ciampoli, un approfondimento scientifico sui risultati della Fondazione, raccontati attraverso interviste negli istituti Telethon di Milano e di Napoli, con un focus particolare sulla terapia genica che vede protagonista il prof. Luigi Naldini, direttore dell’SR-Tiget di Milano.

Su Rai1 (15.00-16.00) Alberto Matano, dallo studio di ‘Vita in Diretta’, condurrà Teche Telethon, un viaggio attraverso i 30 anni di maratone televisive, che segnano la grande partnership solidale dal 1990 tra Rai e Fondazione Telethon.

In prima serata su Rai1 andrà in onda ‘Festa di Natale’, anche quest’anno condotto da Antonella Clerici, accompagnata da Paolo Belli e la sua orchestra. La serata interamente dedicata a Fondazione Telethon, per la regia di Maurizio Pagnussat e con la direzione artistica di Angelo Bonello.

In studio inoltre, durante ‘Festa di Natale’, sarà ospitata una ‘delegazione’ di 19 bambini provenienti da tutto il mondo, nati con malattie genetiche che non lasciano scampo, che sono stati curati grazie alla terapia genica messa a punto dai ricercatori dell’Istituto San Raffaele-Telethon (SR-Tiget) di Milano. Sarà anche proiettato il 14^ cortometraggio promosso da Rai Cinema per Telethon, dal titolo ‘Il valore delle cose’, diretto da Luca Zingaretti, già Ambasciatore di Missione e volto delle campagne di Fondazione Telethon.

 Moltissimi i personaggi dello spettacolo, dello sport e della musica che anche quest’anno saranno presenti per sostenere la Fondazione e raccontare storie di ricerca, come gli Ambasciatori di Missione di Fondazione Telethon Luca Zingaretti, Carlotta Mantovan, Serena Rossi e Rocío Muñoz Morales, e ancora Pierfrancesco Favino, Gigi Proietti, Massimiliano Rosolino, Francesco Pannofino.

Conclusa la ‘Festa di Natale’, da mezzanotte, sempre su Rai1, la serata proseguirà con ‘Talenthon’, un programma di intrattenimento con ospiti del mondo della musica e della comicità, condotto da Gigi e Ross.

Mentre in radio alle 10 a ‘Radio di Bordo’ su Radio1 ospite Andrea Ballabio, direttore del Tigem, che racconta i trent’anni dell’Istituto di Napoli. In serata su Radio2, durante la trasmissione ‘Gli Sbandati’, Diego di Bernardo, ricercatore del Tigem e bioinformatico, racconta la figura del ricercatore 3.0.

Proprio per sensibilizzare quanti più cittadini sull’importanza della ricerca sulle malattie genetiche rare, anche la Testata Giornalistica Regionale (TGR), TG1, TG2, TG3, TG3 Leonardo, TG2 Medicina 33 e Rainews24 seguono con il consueto impegno la maratona Telethon, con approfondimenti sulla ricerca scientifica, sulle storie dei pazienti e sul coinvolgimento della rete territoriale Telethon impegnata nella campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi.

Quindi fino al 31 dicembre sarà attivo il numero solidale 45510. Il valore della donazione sarà € 2 per ciascun SMS inviato da cellulari WindTre, TIM, Vodafone, PosteMobile, CoopVoce e Tiscali. Sarà possibile donare anche chiamando da telefono fisso TIM, Vodafone, WindTre, Fastweb e Tiscali (€ 5/10); TWT, Convergenze, PosteMobile e Clouditalia (€ 5).

La campagna di raccolta fondi Telethon sarà inoltre promossa con la ‘Giornata negli Stadi’, un’iniziativa che si svolgerà sul campo di gioco nella fase precedente l’inizio degli incontri della 16^  giornata di Serie A (14-16 dicembre 2019), in concomitanza con la maratona televisiva in onda sulle reti RAI.

Infine domenica15, sabato 21 e domenica 22 dicembre in più di 3.000 piazze  italiane sarà possibile ricevere il ‘Cuore di cioccolato’ di Fondazione Telethon per supportare la ricerca scientifica sulle malattie genetiche rare. Il ‘Cuore di cioccolato’  è distribuito in tutte le province d’Italia dai volontari di Fondazione Telethon e  UILDM, e di Avis, Anffas, Azione Cattolica e UNPLI.

Il presidente nazionale di Azione Cattolica, prof. Matteo Truffelli, ha spiegato l’adesione alla ‘famiglia’ di Telethon: “Sicuramente che possa rendere più facile la vita di tante persone che sperimentano quotidianamente la fragilità legata alla malattia. Speriamo anche che questa iniziativa eserciti una influenza positiva su tante persone, aiutandole a vedere quello che non vedono e ad accorgersi delle situazioni di difficoltà che esistono molto vicino a loro.  Farlo in collaborazione con Telethon sarà ancora più efficace, per far sì che le nostre parrocchie diventino luoghi dove le persone si interrogano su questi temi, nei modi opportuni…

Il nostro primo obiettivo è quello di non far sentire le persone sole, abbandonate a sé stesse. Abbiamo la buona consuetudine di camminare insieme, invitando al centro le persone che spesso rimangono ai margini. È questo che intendiamo mettere in pratica anche in questo caso, e siamo sicuri che sapremo farci fratelli e sorelle di tanti nuovi fratelli e sorelle che magari ancora non conosciamo ma che presto saremo in grado di riconoscere e amare”.

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