3^ domenica del Tempo Ordinario: Gesù, Parola di Dio

Assai significativo il brano del Vangelo. Ogni volta che leggiamo il Vangelo ci segniamo la fronte, la bocca e il cuore ad indicare che la ‘Parola di Dio’  va meditata nella mente, proclamata con la bocca (la parola), custodita nel cuore. L’episodio del Vangelo è semplice ed affascinante: in un giorno di sabato Gesù si reca nella sinagoga di Nazareth, sua città dove era vissuto per circa trent’anni e da tutti gli abitanti era conosciuto come il figlio di Maria e del falegname Giuseppe.

Da tutti Gesù era stato sempre amato ed apprezzato, ma ora i suoi compaesani erano alquanto alterati perché Gesù era andato ad abitare a Cafarnao  e da tutte le parti la gente accorreva a Lui per ascoltarlo e ottenere la guarigione dei loro ammalati. Gesù avvertì il bisogno di recarsi almeno una volta  anche nella sinagoga di Nazareth.

Entra, al momento della preghiera, prende il volume della Bibbia e legge il passo del profeta Isaia: ‘Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato ad annunziare ai poveri  il lieto annuncio…’. Terminata la lettura, chiude il libro e dice ai presenti: ‘Oggi si è compiuta questa scrittura…’.

I compaesani restano trasecolati; conoscono Gesù come figlio di Maria e di Giuseppe ma non certo come il Messia promesso da Dio. Se leggiamo il proseguo: Gesù alla fine andrà via e non ritornerà più a Nazareth dicendo ‘nessuno è profeta accetto nella sua patria’. Nasce spontanea la domanda: chi è Gesù? Che cosa è venuto a fare? 

Da quando Gesù è nato, ha sempre suscitato ammirazione e, subito dopo, minacce di morte: alla sua nascita a Betlemme, è stato Erode che fece uccidere tutti i bambini nella speranza  di farlo morire, ma, avvisati da un angelo, Gesù con Maria e Giuseppe erano fuggiti in Egitto e vi rimasero sino alla morte di Erode.

A Nazareth, dopo circa trent’anni, si ripete qualcosa di simile; e Gesù è costretto ad andare via. In ogni fase della sua vita c’è sempre la prospettiva della croce. Ma chi è Gesù e in che cosa consiste il messaggio che viene a proclamare? In questa domenica siamo chiamati a scoprire il significato della Sacra Scrittura  che è ‘Parola di Dio’ per la quale ci siamo segnati la fronte, la bocca e il cuore. 

Gesù è proprio la ‘Parola di Dio’, o Sapienza divina, o il Figlio di Dio che nella pienezza dei tempi ha assunto un volto umano, il volto di Gesù; il Figlio di Dio che fu concepito per opera dello Spirito Santo, nacque da Maria vergine e patì sotto Ponzio Pilato; ma è risorto, come Egli stesso aveva predetto.  

Per chi non ha fede, il cristianesimo appare un vero paradosso; ma la Fede non nasce dalla ricerca umana di Dio, non deriva da desideri che nutriamo nel cuore e ai quali vogliamo dare una risposta, la Fede ha come fondamento l’amore di Dio che cerca l’uomo, si rivela a lui, lo chiama alla comunione con lui.

La soluzione del paradosso sta solo in una parola: Amore, l’amore di Dio per l’uomo creato a sua immagine; come Dio stesso disse a satana, dopo il peccato originale promettendo il Salvatore: ‘metterò inimicizia tra te e la donna  e… verrà colui che ti schiaccerà la testa!’.

Questo Salvatore incarnato è proprio il Figlio di Dio, la Seconda Persona della SS. Trinità; è il Verbo eterno (Parola), che esiste da tutta l’eternità e, pur essendo Dio, si è incarnato prendendo corpo  umano nel grembo di Maria.

Chi c’era a Betlemme, alla grotta per accogliere il Verbo, la Parola, la Sapienza eterna?  C’erano solo Maria, la madre di Gesù incarnato, Giuseppe, i pastori, poi arriveranno i Magi dall’Oriente. Dio, come vedi, ha rivelato il mistero del suo amore ai piccoli ( Mt. 11,25), ma vuole tutti salvi; è necessario pertanto approfondire le conoscenze mantenendo un animo di ‘piccoli’, uno spirito umile e semplice come quello di Maria ‘sede della Sapienza’. Proprio alla grotta di Betlemme ciascuno di noi può scoprire la verità di Dio e la verità dell’uomo.

Nel Bambino Gesù, nato dalla Vergine è coniugato, scriveva l’emerito Benedetto XVI, l’anelito dell’uomo alla vita eterna e il cuore grande e misericordioso di Dio che non si è vergognato di assumere la condizione umana.  Compito del credente è aiutare l’altro a scoprire il volto mirabile di Dio: questa è vera carità. 

Maria così ha rivelato il Cristo Gesù ai pastori e ai Magi ed ha conservato nel suo cuore quanto si diceva di Lui. Così Maria canterà davanti alla cugina Elisabetta: l’anima mia magnifica il Signore perché ha guardato l’umiltà della sua serva. 

Eleviamo, allora amici, lo sguardo a Maria, nostra dolcissima mamma, che ‘serbava nel suo cuore le parole del Figlio suo’; Maria, modello dei veri discepoli di Gesù, susciti nel nostro cuore il bisogno di conoscere Gesù, Parola di Dio, ed assumerla come orientamento di vita.

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