Le dimissioni del Papa? Una bufala di capodanno. Piuttosto ci sarà un rilancio del pontificato

Una bufala, nient’altro che una bufala di fine anno. Così sono da bollare le “insistenti voci” circa le dimissioni a tempo di Papa Francesco. A detta delle stesse – che conoscerebbero il giorno, l’ora, minuti e secondi della plateale rinuncia – il Pontefice seguirà le orme del suo predecessore, Benedetto XVI, gettando la spugna per l’impossibilità di riformare la Chiesa.

Pura fantascienza, presa in prestito dai film a basso budget. Si tratta di aspirazioni poco velate di certe correnti in seno al Vaticano. La speranza cioè di mescolare le carte, gettare fumo negli occhi e sfidare la sorte. Una roulette russa che però non decreta nè vincitori nè vinti.

Gli autori della bufala di fine 2020, consapevoli della plateale negazione rispetto a un percorso papale comunque evidente, seminano illazioni sulle presunte dimissioni del Vescovo di Roma, non supportandole da fatti, ma da “voci insistenti”, salvo poi scoprire che di tali voci, la più pacata ha un contenzioso aperto con Francesco.

Di questo Papa si può dire di tutto: che è atipico nella sua ostentazione, alle volte stucchevole della normalità; che forse con le sue esternazioni ha contribuito in modo determinate ad amplificare il solco tra modernità e tradizione della Chiesa; aggiungerei che è l’artefice del mancato successo del tradizionale del presepe in Vaticano, con una scelta dei personaggi degna della migliore saga di Star Wars.

Si può dire e contraddire su gran parte del suo mandato, ma occorre sottolineare un punto fermo: tra le righe, dai confini del mondo era stato chiamato per riformare la Chiesa, sovvertire l’ordine a cui ormai certe logiche in essa sottostavano.

C’è riuscito? Nel bene e nel male sta completando la riforma della Curia, seppur continuando a far parlare di se. Il mandato ricevuto, che mirava in primo piano a far chiarezza, alla gestione di quei chiaroscuri che hanno contraddistinto le “finanze vaticane”, con fatica si appresta ad essere onorato.

Sbagliano coloro i quali additano alla via della “perdizione” voluta da Francesco, la via del rigetto della Storia per una resa incondizionata alla modernità. Non è da ricercare nel Papa regnate la causa di tale malessere dentro le viscere del popolo di Dio.

Sono più o meno sessant’anni che il Cattolicesimo attraversa una profonda crisi identitaria, che causa smarrimento rispetto al Magistero petrino. Il compromesso con la società civile, lo scendere a patti in nome del politicamente corretto, ha radici profonde, che nel Concilio Vaticano II conserva i natali.

Tutto adesso è molto più enfatizzato ma è con quella matrice che occorre fare i conti. Lanciare i dadi adesso, per smuovere la stampa e l’opinione pubblica, sollecitate di continuo per polarizzarle da una parte o dall’altra del campo di battaglia è fatica sprecata.

Con la stessa intensità con la quale si mettono in giro certe voci, circa le dimissioni del Pontefice, ribadiamo l’invito a non prenderle in considerazione. Se proprio non si resiste, ascoltatele, ma con leggerezza, senza impegno, come si fa nei salotti degli studi televisivi al pomeriggio.

A creare caos in Vaticano son sono tali voci. Se di confusione si può parlare, deve essere determinata da una visione prospettica universale, che dall’ultimo Concilio manca. Riattaccare i cocci adesso è dura: ne ha pagato le conseguenze – con gli interessi – il Papa emerito.

I ritorni in Vaticano di certi battitori liberi, di certe ombre del passato, non fanno altro che confermare un presupposto: sotto la Curia la terra trema. Il Papa è la punta dell’iceberg o meglio, il capro espiatorio di chi cammina con il volto coperto.

I venti di burrasca che soffiano Oltretevere, sperano in minacciose perturbazioni, le cui cause, però, non possono essere attribuite solo al Vicario di Cristo in terra, il quale anzi prepara le sue contromosse in termini di rilancio del pontificato.