Cei: l’Avvento apre alla speranza ed alla carità

Nell’apertura in videoconferenza dei lavori della sessione straordinaria del Consiglio Episcopale Permanente mons. Mario Meini, vescovo di Fiesole e Pro-Presidente della CEI, ha sottolineato la costante preghiera della Chiesa per chi è nella sofferenza:

“Continuiamo a pregare per tutti quelli che si trovano nella prova e nella sofferenza, con la certezza che Dio Padre non abbandona i suoi figli. Assicuriamo anche la nostra vicinanza e la nostra ammirazione a tutti i medici e agli operatori sanitari, che stanno vivendo appieno la loro vocazione nella custodia del fratello malato e sofferente”.

L’introduzione del vescovo di Fiesole si è soffermata quindi su cinque “parole chiave che, come gemme, impreziosiscono la nostra identità cristiana e indicano un percorso luminoso nel periodo caliginoso che stiamo attraversando: speranza, gratuità, povertà, rinascita, famiglia”.

E per ognuna di esse il pro-presidente della Cei ha declinato contenuti e atteggiamenti, partendo dalla lettura del Vangelo odierno: “E’ una parola che ci riguarda come credenti e come vescovi: siamo chiamati a ‘vedere’ l’opera dello Spirito Santo che agisce nelle nostre comunità e a farne tesoro.

Insieme riusciremo a ‘vedere’, a ‘riconoscere’ i segni che Dio sta ponendo nel momento presente. Il nostro sguardo sia ‘convergente’, ispirato dall’unica fede in Cristo, che esprime la comunione nell’unica Chiesa e cerca una convinta unità nel compito che stiamo svolgendo”.

Le prime parole proposte per questo tempo sono speranza e gratuità: “Il cristiano è chiamato a confidare nella ‘speranza certa’ che scaturisce dal Vangelo e sostiene la fiducia. Una fiducia che si esprime nel discernimento e nell’impegno concreto di ogni giorno.

Nonostante le fatiche di questa fase storica, abbiamo tanti esempi positivi di dedizione al prossimo: esperienze che spesso nascono nelle nostre parrocchie e si concretizzano in attenzioni educative, gesti di gratuità, iniziative solidali verso i più fragili, proposte culturali per leggere i segni dei tempi.

Si moltiplicano i ‘semi di speranza’ che, come comunità cristiana, siamo chiamati a saper vedere e valorizzare, collaborando a diffondere una cultura che chiede fiducia nel domani”.

A queste prime due segue un altro binomio con le parole povertà e rinascita, perché l’Avvento chiede uno sguardo nuovo: “Le povertà vecchie e nuove impongono un coinvolgimento attivo, scevro da ogni fatalismo, capace semmai di generare dedizione verso chi è nel bisogno. E’ necessario sostenere un’operosità generosa come segno vivo che il Buon Samaritano cammina ancora sulle nostre strade. E’ appello alla rinascita!”

Ed ha invitato alla corresponsabilità, come ha ricordato papa Francesco durante l’iniziativa ‘The economy of Francesco’: “Mentre alcuni interventi di ordine socio-economico stanno maturando nelle sedi istituzionali, i cristiani sono chiamati, insieme a tutti i cittadini, a fare la propria parte: sul piano sanitario rispettando tutte le norme precauzionali anti-contagio; nell’ambito professionale compiendo il proprio dovere; nella sfera personale attendendo responsabilmente ai compiti che spettano a ogni membro della società. Papa Francesco ci ricorda che ‘siamo sulla stessa barca’ e che solo insieme potremo uscire bene da questa impervia fase della storia”.

Infine la parola che raccorda le precedenti è la famiglia: “I tempi di Avvento e Natale costituiscono un’occasione favorevole per trovare spazi di preghiera, capaci di sostenere e dare senso alla vita quotidiana. Preghiera individuale e comunitaria, comunque intensa, eventualmente anche utilizzando alcune possibilità offerte dalle tecnologie digitali.

Il confinamento ha fatto emergere l’opportunità della preghiera domestica, che si è inserita nelle case (talvolta gravate da preoccupazioni per la malattia, il lavoro, la scuola) favorendo l’incontro tra i coniugi, tra i genitori e i figli, tra le diverse generazioni. Sarà importante dare continuità e moltiplicare queste esperienze, con la famiglia credente che esprime la sua vocazione nel trasmettere la fede”.

Ha  concluso l’intervento  facendo chiarezza sugli orari delle messe natalizie, in particolare sull’orario della Messa nella notte di Natale: “Come abbiamo scritto nel recente ‘Messaggio alle comunità cristiane in tempo di pandemia’, se ‘le liturgie e gli incontri comunitari sono soggetti a una cura particolare e alla prudenza’, ciò ‘non deve scoraggiarci: in questi mesi è apparso chiaro come sia possibile celebrare nelle comunità in condizioni di sicurezza, nella piena osservanza delle norme’. Siamo certi che sarà così anche nella prossima solennità del Natale e continuerà ad essere un bel segno di solidarietà con tutti”.

Ed a tal proposito c’è un precedente: nella vigilia natalizia del 2009 papa Benedetto XVI anticipò la celebrazione eucaristica alle ore 22.00: “Quell’orario delle 22 è stato fissato per permettere a papa Benedetto XVI di affaticarsi un pò meno e di potersi ritirare prima, in previsione della lettura del messaggio il giorno successivo.

La messa, invece che iniziare a mezzanotte, finirà a quell’ora. Il calendario delle celebrazioni con gli orari è stato diffuso da diverse settimane, con largo anticipo. Dunque nessun allarme”, aveva precisato al ‘Giornale’ p. Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede.

(Foto: Cei)

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