Per una nuova economia c’è bisogno di Europa

Il Forum Ambrosetti si è concluso con un confronto tra i sindaci di Milano e Berlino  sull’Europa e la resilienza delle città nell’era del Covid ed in un’intervista il commissario europeo agli Affari Economici, Paolo Gentiloni, ha spiegato il piano di rilancio europeo:

“Sul Recovery fund molto dipende dalle prossime mosse dei Paesi, tra le prime ci sono i piani nazionali che non devono sprecare questa straordinaria occasione… Non è mai capitato di avere  ammontare di risorse così enorme. Se guardiamo alle future generali dobbiamo pensare alla sostenibilità ambientale e poi innovazione, competitività e poi una società inclusiva capace di ridurre le disuguaglianze”.

Anche il ministro dell’economia francese, Bruno Le Maire, ha ribadito lo sforzo dell’Europa in questi mesi: “Per la prima volta emetteremo debito insieme per finanziare la nostra ripresa comune… Tornare al passato, ci riconsegnerà al presente di crisi. Il futuro – ha concluso – deve essere diverso”.

In apertura il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, aveva sottolineato la risposta dell’Europa alla pandemia: “La pandemia ha posto in evidenza la nostra comune vulnerabilità, a fronte di una comune crescente interdipendenza. Ebbene, appare davvero paradossale pensare che, mentre a livello internazionale le società sono sempre più interconnesse per catene di valore e per culture, gli Stati possano essere percorsi da tentazioni in direzione opposta…

La salvaguardia dell’integrità delle conquiste in termini di progressiva integrazione, sulla quale si basa anche la prosperità di tutte le economie europee, ha motivato il cambio di paradigma sul debito comune, ma alla base di queste coraggiose scelte di bilancio vi è l’esigenza di proteggere ciascun cittadino dell’Unione, indipendentemente dallo Stato di nazionalità”.

Inoltre ha parlato della necessità del rilancio economico: “Non a caso il piano di rilancio è chiamato piano Generazione Futura UE, perché l’obiettivo vuole, e deve, essere quello di tracciare un orizzonte sostenibile per le giovani generazioni. La crisi obbliga, oggi, sia al livello nazionale sia al livello comunitario, a far ricorso massicciamente al debito. Un debito che inciderà su coloro che ci seguiranno nel tempo”.

Infine uno sguardo alle nuove generazioni: “Le prossime generazioni guarderanno in modo critico al periodo che stiamo vivendo. Chiederanno come sono state destinate e amministrate somme così ingenti e, nel caso di inattività o scarsa efficacia della nostra azione, si domanderanno perché una generazione che ha potuto godere, per un periodo così lungo, di circostanze favorevoli non sia, invece, riuscita a realizzare infrastrutture essenziali per la crescita e riforme necessarie per l’efficienza del sistema sociale ed economico, accrescendo solo la massa di debito”.

E nel messaggio anche papa Francesco ha detto che non ci si può salvare da soli: “In questa situazione l’economia, nel suo senso umanistico di ‘legge della casa del mondo’, è un campo privilegiato per il suo stretto legame con le situazioni reali e concrete di ogni uomo e di ogni donna. Essa può diventare espressione di ‘cura’, che non esclude ma include, non mortifica ma vivifica, non sacrifica la dignità dell’uomo agli idoli della finanza, non genera violenza e disuguaglianza, non usa il denaro per dominare ma per servire”.

Ed ha invitato l’Europa ad essere protagonista per un nuovo modo di intendere l’economia: “Oggi più che mai l’Europa è chiamata ad essere protagonista in questo sforzo creativo per uscire dalle strettoie del paradigma tecnocratico, esteso alla politica e all’economia. Questo sforzo creativo è quello della solidarietà, l’unico antidoto contro il virus dell’egoismo, ben più potente del Covid-19.

Se allora si prospettava una solidarietà nella produzione, oggi questa solidarietà va estesa al bene più prezioso: la persona umana. Essa va messa al posto che le spetta, cioè al centro dell’educazione, della sanità, delle politiche sociali ed economiche. Essa va accolta, protetta, accompagnata e integrata quando, in cerca di un futuro di speranza, bussa alle nostre porte”.

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