Card. Petrocchi invita ad una perseveranza’creativa’

Ancora una volta le finestre ed i balconi si sono illuminati alla mezzanotte tra il 5 e il 6 aprile, in occasione dell’XI anniversario del terremoto dell’Aquila che ha causato 309 morti e circa 1500 feriti, senza il corteo, come è stato scritto nell’appello, ricordando le ‘regole’ dettate dal coronavirus:

“Ci eravamo abituati a vedere una lunga fiaccolata a precedere i rintocchi, uno per ogni vittima. Quest’anno, le misure legate alla prevenzione dei contagi contro il Coronavirus impediscono alla gente di uscire dalle strada. Sarà un anniversario scandito dal silenzio e dall’isolamento quello che si appresta a celebrare L’Aquila. Lo impone la situazione difficile e complessa determinata dal coronavirus che vieta ogni forma di assembramento….

Ma possiamo sentirci uniti, nel ricordo, con un semplice gesto: accendendo una candela o un lume alle finestre, ai balconi, nei giardini delle nostre case, la notte tra il 5 e il 6 aprile. In memoria delle 309 vittime di quella terribile notte di 11 anni fa, ma anche di tutte le donne e gli uomini che a causa del contagio hanno perso la vita e se ne sono andati via da soli, senza il conforto di un familiare accanto, senza l’ultima carezza o l’ultimo sguardo di chi li ha amati e senza una cerimonia degli addii. Uno strazio che noi ben conosciamo e che aggiunge dolore al dolore. Chiediamo a tutto il Paese di partecipare a questo rito collettivo: una orazione fatta di luce. Così almeno quella notte saremo tutti meno soli”.

Alla stessa ora il card. Giuseppe Petrocchi, arcivescovo della diocesi, ha celebrato la Santa Messa nella chiesa di Santa Maria del Suffragio con la lettura dei nomi ‘dei 309 martiri’: “A undici anni dal terremoto, che ha devastato il nostro territorio, un altro ‘shock’ si abbatte sulla Comunità Aquilana: questa volta si tratta di ‘onde-d’urto’ non sismiche ma ‘virali’.

Il famigerato Covid-19 ha causato i rovinosi ‘sussulti’ sanitari che stiamo soffrendo. Solo quando questo ‘tsunami’ pandemico, che si è drammaticamente abbattuto sulle nostre abitudini, entrerà nella fase di riflusso, potremo capire l’entità e l’ampiezza dei danni che ha provocato. Infatti, alcuni effetti-percepiti delle calamità sociali sono “successivi” all’evento: come l’ematoma su un corpo non compare subito, ma dopo un po’ di tempo dal colpo subìto”.

Ed ha invitato i cittadini ad attivare le ‘risorse nascoste’ attraverso il rispetto delle norme: “Anche le ‘risorse nascoste’, quelle custodite nei depositi profondi (personali e collettivi) e necessarie per affrontare le fasi di emergenza, si attivano nella misura in cui si prende coscienza-collettiva del disastro.

La battaglia contro il coronavirus può essere combattuta e vinta solo serrando le fila e mantenendo lo schieramento compatto della Comunità: civile ed ecclesiale. Il rispetto severo delle norme decretate esige una disciplina condivisa, animata dall’amore e orientata verso una speranza che non sarà delusa”.

Questo impegno del rispetto delle norme per l’arcivescovo de L’Aquila significa attivare un’ ‘impresa’ che coinvolge tutto il popolo: “In questi casi non è sufficiente l’impegno di una ‘minoranza attiva’ (per quanto ampia); non basta neppure che siano in ‘tanti’ a mobilitarsi; occorre che ‘tutti’ rispondano a questa ‘chiamata generale’ e ciascuno faccia generosamente la propria parte. Bisogna mettere in ‘campo’ una solidarietà intera, cioè a 360°: attenta a rilevare e soccorrere le nuove ‘urgenze’ suscitate dalla condizione emergenziale. Compito, questo, che investe le Istituzioni, ma diventa anche ‘impresa’ di popolo”.

Ed ha richiamato la fierezza dei cittadini espressa nei giorni del terremoto per vincere una nuova sfida: “Il cuore della comunità non deve perdere colpi o subire fibrillazioni disadattanti, ma, con ancora più vigore, deve pulsare flussi di coraggio, di ‘cittadinanza etica’ e di tenace fiducia.

Ancora una volta siamo tenuti a vincere la sfida contro un destino avverso. Pure in questi tornanti faticosi della nostra storia troveremo la perseveranza creativa per andare avanti e costruire un futuro ricco di prospettive promettenti. La calma razionale e composta deve tradursi in partecipazione intelligente e fattiva”.

Ed ha incoraggiato la cittadinanza a non dimenticare la memoria di chi è morto sotto le macerie del terremoto, ringraziando coloro che ‘lavorano’ senza sosta in questo tempo di coroanvirus:  “Siamo chiamati, personalmente e insieme, a comprendere la ‘lezione’ che la storia, ‘magistra vitae’, ci sta dando. Gli insegnamenti, impressi sui tragici eventi di questo tempo, vanno letti attraverso ‘lenti’ interpretative culturali e scientifiche, ma anche alla luce della fede.

Certamente emerge con vigore un richiamo all’ ‘essenziale’, e l’energica spinta a distinguere saggiamente ciò che conta (e rimane!) rispetto a ciò che è effimero (e passa!). Come credenti abbiamo la certezza che ogni sofferenza, abitata dalla Pasqua di Gesù, viene riscattata e resa fonte di salvezza.

Per questo il ‘terreno’ umano dove è stato sparso un grande dolore, se vivificato con l’acqua del Vangelo, fruttifica in sovrabbondante risurrezione. Un grazie convinto e commosso va a tutti coloro che si prodigano per respingere gli attacchi insidiosi del coronavirus. Il monumento al loro eroismo, prima che venga costruito sulle piazze, è già stato edificato nel cuore della gente”.

Inoltre il card. Petrocchi ha scritto una lettera ai sacerdoti, invitandoli ad ‘impiantare’ una pastorale dell’emergenza: “Con questa ‘allerta sanitaria’ un altro ‘tsunami’ si abbatte sulle nostre comunità ecclesiali e sociali, già duramente provate dalla tragedia del terremoto.

Anche questa volta vi è chiesto di stare, in piedi e con coraggio, sulle postazioni avanzate che fronteggiano questa nuova calamità. Al dilagare del devastante contagio opponiamo la barriera evangelica della preghiera (anzitutto eucaristica) e della penitenza…

Siete consapevoli che il vento dell’ansia soffia forte, e può scatenare tempeste emotive. Si moltiplicano la fatica e lo stress: causati da una tensione alta e continua. I segnali di allarme arrivano da tutte le direzioni: nessuno può sentirsi totalmente al sicuro”.

Inoltre ha invitato i sacerdoti a scoprire l’azione compiuta da Mosè nell’intercessione a Dio: “In questa condizione di apparente stasi ministeriale siete chiamati a impiantare una nuova edizione della pastorale dell’emergenza e a riscoprire la forza della intercessione: la figura di Mosè sul monte deve essere centrale nelle nostre giornate.

La vittoria viene ottenuta dalle ‘braccia alzate’ dell’uomo di Dio, su una altura, in una posizione elevata ma isolata, mentre la battaglia si combatte in pianura, a grande distanza. Anche noi, in questi giorni, attraversiamo il deserto, sicuri che proprio dentro le aridità e nella povertà Dio ci parla e si manifesta”.

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