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Emergenza in Venezuela: al via la raccolta della Società San Vincenzo De’ Paoli
Venezuela, l’emergenza umanitaria continua ad aggravarsi. Per rispondere ai bisogni delle popolazioni colpite, la Federazione Nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli ODV, attraverso il Settore Solidarietà e Gemellaggi nel Mondo, ha avviato una raccolta fondi straordinaria con l’obiettivo di sostenere gli interventi di assistenza e di prima emergenza realizzati dalla rete vincenziana nel Paese.
Il disastro risale allo scorso 24 giugno 2026, quando un doppio sisma di magnitudo 7.2 e 7.5 ha colpito il nord del Venezuela, provocando gravissimi danni nella capitale Caracas e nella regione costiera di La Guaira. Oltre alle vittime e ai feriti, il terremoto ha distrutto abitazioni, strade e infrastrutture essenziali, lasciando migliaia di persone senza acqua, energia elettrica e un riparo sicuro, come ha affermato la presidente nazionale Paola Da Ros:
“Di fronte a una tragedia come questa, la solidarietà deve tradursi in gesti concreti. Con questa raccolta fondi vogliamo essere accanto alle comunità colpite, sostenendo il prezioso lavoro della Società di San Vincenzo De Paoli del Venezuela e dei volontari impegnati ogni giorno nell’assistenza alle persone più fragili.
Non possiamo restare a guardare!, dichiara Giancarlo Salamone, Responsabile del Settore Solidarietà e Gemellaggi nel Mondo. L’emergenza umanitaria si aggrava di giorno in giorno e noi vogliamo offrire un sostegno concreto: ogni donazione contribuirà a garantire cibo, medicinali, beni di prima necessità e un riparo temporaneo, grazie al lavoro instancabile dei volontari presenti sul territorio”.
Nelle zone maggiormente colpite, il Consiglio Nazionale della Società di San Vincenzo De Paoli del Venezuela, guidato dalla Presidente Genny Molina, sta coordinando gli interventi di assistenza attraverso le parrocchie, le strutture territoriali e l’impegno dei volontari locali, assicurando una presenza capillare accanto alle famiglie colpite.
Le donazioni raccolte serviranno a sostenere l’acquisto e la distribuzione di acqua potabile e generi alimentari di prima necessità; latte e alimenti specifici per neonati e bambini; medicinali essenziali, bende e materiale sanitario; materassini e attrezzature logistiche per l’accoglienza temporanea degli sfollati. La Federazione Nazionale Italiana, attraverso il Settore Solidarietà e Gemellaggi nel Mondo, invita tutti coloro che desiderano offrire un aiuto concreto a sostenere la raccolta fondi. Ogni contributo rappresenterà un sostegno immediato alle popolazioni colpite e rafforzerà l’azione della rete impegnata nell’assistenza e nella ricostruzione.
CONTO CORRENTE BANCARIO Presso Banca Intesa San Paolo IBAN: IT76I0306909606100000018852; CONTO CORRENTE POSTALE NR. 14798367 IBAN: IT94F0760111800000014798367; Intestati a: Fed. Naz. Soc. di San Vincenzo De Paoli ODV – Via G. Ziggiotti, 15 – 36100 VICENZA Causale: EMERGENZA VENEZUELA
Anche Aiuto alla Chiesa che Soffre ha raccolto direttamente le testimonianze che delineano un quadro preoccupante, come quella dell’arcivescovo di Caracas, mons. Raúl Biord Castillo, arcivescovo di Caracas, appena subito il terremoto: “Molte parrocchie presentano gravi danni strutturali, ma molte di esse hanno accolto persone affinché potessero trascorrere le notti nelle loro strutture. Abbiamo già attivato una rete di solidarietà attraverso le Caritas parrocchiali”.
Questo conferma il ruolo della Chiesa come presidio di prossimità nelle emergenze: presente prima dei soccorsi istituzionali, capace di trasformare strutture danneggiate in rifugi di speranza, come ha dichiarato Marco Mencaglia, direttore dei progetti di ACS Internazionale: “Il Venezuela è da molti anni un Paese prioritario per la nostra fondazione. La priorità ora sono le persone. La Chiesa sta facendo ciò che ha sempre fatto nei momenti di crisi: aprire le proprie porte, accompagnare chi ha perso tutto e portare speranza dove si è diffusa la paura”.
Terremoto in Venezuela: la solidarietà del papa
“Desidero esprimere la mia vicinanza ai nostri fratelli e sorelle venezuelani colpiti dai recenti terremoti che hanno causato numerose vittime e feriti, oltre a ingenti danni materiali. Mentre prego il Signore per l’eterno riposo dei defunti, rinnovo la mia vicinanza spirituale alle loro famiglie, ai feriti e a tutti coloro che sono stati colpiti da questa tragedia. Allo stesso modo, esprimo la mia gratitudine e il mio incoraggiamento a tutti coloro che si stanno generosamente adoperando nelle operazioni di ricerca e soccorso”: al termine della recita dell’Angelus domenicale papa Leone XIV ha ribadito la vicinanza al popolo venezuelano colpito dal terremoto che ha causato finora oltre 1.700 vittime, più di 4.000 persone ferite, oltre 3.000 le famiglie colpite, 383 edifici distrutti, di cui più di 150 nello Stato di La Guaira, 1.493 infrastrutture danneggiate a Caracas.
Il quadro resta in evoluzione e i numeri sono destinati ad aumentare con il proseguire delle operazioni di ricerca e soccorso. Le stime del Servizio Geologico degli Stati Uniti (USGS), indicano una probabilità del 40% che il numero delle vittime superi le 10.000 unità e perdite economiche stimate $ 10.000.000.000 circa, pari all’1–5% del PIL del Venezuela. Una catastrofe che colpisce un paese già investito da una crisi umanitaria prolungata.
Il papa si era fatto presente anche materialmente col Venezuela inviando, nel pomeriggio del 25 giugno, all’indomani della prima scossa, un aiuto economico. Attraverso l’Elemosineria Apostolica, papa Leone XIV ha inviato una cifra di € 100.000, stabilita dopo i contatti con il nunzio nel Paese, mons. Alberto Ortega Martín, arcivescovo titolare di Midila, e l’arcivescovo di Caracas, mons. Raúl Biord Castillo.
Anche la Cei ha espresso vicinanza alla popolazione del Venezuela colpita da violente scosse di terremoto che hanno provocato vittime, feriti, distruzione e paura, in particolare nello Stato di La Guaira e nella regione centrale del Paese.
In un messaggio inviato a mons. Jesús Andoni González de Zárate Salas, arcivescovo di Valencia e presidente della Conferenza Episcopale Venezuelana, il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della CEI, ha rinnovato la solidarietà alla Chiesa venezuelana e alle comunità parrocchiali e religiose impegnate accanto alla popolazione: “Seguiamo con dolore e trepidazione le notizie che arrivano dal Venezuela. In queste ore sentiamo vicini i volti di chi piange una persona cara, di chi cerca i propri familiari, di chi è rimasto senza casa, di chi soccorre e di chi attende aiuto”.
Per far fronte all’emergenza, la Presidenza della CEI ha disposto un primo stanziamento di € 500.000 dai fondi dell’8xmille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica: le risorse saranno utilizzate per gli interventi di soccorso immediati, coordinati da Caritas Italiana che, fin dal primo momento, è in contatto diretto con Caritas Venezuela e con la rete internazionale della Caritas. Particolare attenzione è rivolta alle famiglie più fragili, ai quartieri meno visibili e alle persone accolte nelle piazze e nei rifugi temporanei.
Le priorità riguardano acqua potabile, alimenti, medicinali, kit igienici e accompagnamento delle persone rimaste senza casa o in condizioni di forte precarietà. Intanto, sottolinea Caritas Italiana rilanciando l’appello di Caritas Venezuela, è importante convogliare la solidarietà attraverso canali coordinati e sicuri, evitando iniziative isolate che potrebbero risultare inefficaci o rischiose. Si sconsigliano inoltre raccolte di beni materiali in Italia. Notizie e aggiornamenti sulla situazione in Venezuela e sulle modalità di donazione sono disponibili sul sito di Caritas Italiana: www.caritas.it.
Anche Paola Da Ros, presidente della Federazione Nazionale Italiana della Società di San Vincenzo De Paoli ODV, ha espresso vicinanza alla popolazione, duramente colpita dal sisma: “In queste ore di dolore e di smarrimento, il nostro pensiero si rivolge alle vittime, alle loro famiglie, alle persone ferite e a quanti hanno visto crollare, insieme alle proprie case, certezze, progetti e affetti.
Le calamità ci ricordano quanto siamo fragili, ma anche quanto possiamo diventare forti quando scegliamo di sostenerci reciprocamente. L’attenzione e la cura delle persone più vulnerabili rappresentano una responsabilità condivisa, che interpella le istituzioni, le comunità, le organizzazioni umanitarie e ciascuno di noi. Nessuno dovrebbe essere lasciato solo davanti al dolore, alla paura e alla fatica di ricominciare”.
Un augurio finale: “E’ facendo appello a questi sentimenti di solidarietà, fraternità e speranza che auguriamo al popolo venezuelano di poter riprendere al più presto il proprio cammino, ricostruendo non soltanto edifici e strutture, ma anche esistenze, relazioni e fiducia nel futuro… Al popolo venezuelano giunga il nostro abbraccio fraterno, accompagnato dalla preghiera e dalla certezza che, anche tra le macerie, la speranza può trovare la forza di rialzarsi”.
(Foto: Caritas Venezuela)
Giubileo dei Giovani: una testimonianza dal Myanmar
In seguito al devastante terremoto che ha colpito il Myanmar il 28 marzo scorso, la situazione nel Paese si presenta drammatica. In questo contesto fragile, la Società di San Vincenzo De Paoli è impegnata con azioni concrete di sostegno, ricostruzione e accompagnamento delle comunità più colpite. In occasione del Giubileo dei Giovani Vincenziani, Veronica Ei Mon Myint Maung, coordinatrice dei giovani della Società di San Vincenzo De Paoli in Myanmar, è a Roma per partecipare agli eventi giubilari.
La sua presenza testimonia la forza del legame tra le realtà vincenziane di tutto il mondo e offre un messaggio di fraternità e speranza che unisce i giovani nel servizio ai più poveri: “Il terremoto del 28 marzo ha colpito in modo devastante le regioni di Mandalay e Sagaing. Oltre 3.500 persone hanno perso la vita, migliaia sono ferite o disperse. “I giovani, in particolare, si trovano ad affrontare traumi profondi, lutti, la perdita della casa e l’interruzione della scuola. Il caldo estremo, le scosse di assestamento e le restrizioni militari agli aiuti umanitari complicano ulteriormente la situazione”.
Grazie a una donazione iniziale di € 20.000 da parte della Società di San Vincenzo De Paoli sono stati acquistati materiali da costruzione (cemento, mattoni, calce, lamiere zincate) e sono stati coperti i costi della manodopera, spesso inaccessibili per molte famiglie: “L’assistenza in denaro diretto è il mezzo più efficace e dignitoso per aiutare le famiglie ad acquistare ciò di cui hanno davvero bisogno”.
Il supporto è erogato sulla base di valutazioni accurate dei bisogni familiari e il suo impatto è monitorato costantemente attraverso visite sul campo e il coinvolgimento attivo delle Conferenze locali: “I giovani non sono solo destinatari degli aiuti, ma protagonisti attivi. I membri più giovani dell’Associazione in Myanmar si dedicano a visite domiciliari, assistenza a malati, anziani e sfollati, distribuzione di cibo e materiali essenziali. Con l’avvio della ricostruzione il loro coinvolgimento sarà ancora più centrale, soprattutto per chi possiede competenze tecniche. Inoltre, sono stati attivati gruppi di supporto tra pari per condividere l’elaborazione dei traumi”.
Paola Da Ros, Presidente della Federazione Nazionale Italiana della Società San Vincenzo De Paoli ODV, ha dichiarato: “Il coraggio dei giovani vincenziani del Myanmar è un esempio concreto di solidarietà attiva. Come Federazione Italiana, ci impegniamo a rafforzare il legame con le realtà più fragili, perché crediamo in una rete mondiale capace di sostenere e ispirare. Il Giubileo dei Giovani ci ricorda che la speranza si costruisce insieme e che ogni giovane è chiamato a essere luce in un mondo che sembra diventare sempre più buio”.
Veronica infine ha espresso l’interesse a costruire ponti solidali con la Federazione italiana: “Sarebbe un’occasione straordinaria per condividere esperienze, rafforzare la formazione dei giovani volontari e testimoniare la solidarietà vincenziana globale”.
In tale contesto Monica Galdo, referente per la formazione nella giunta della Federazione Nazionale Italiana, ha dichiarato: “Partecipare all’apertura del Giubileo dei Giovani Vincenziani è stata un’esperienza che mi ha riempito il cuore di gioia e di speranza. Nei volti dei giovani vincenziani, giunti da ogni parte del mondo, ho visto la freschezza della fede e la forza della carità che trasforma la realtà. Ho riconosciuto il sogno di Federico Ozanam: una carità viva, capace di percorrere le strade, incontrare i poveri, combattere le ingiustizie e costruire comunità.
I nostri giovani ci ricordano che la carità non è soltanto un gesto occasionale, ma una scelta di vita, capace di rinnovare profondamente la società. Dopo questo incontro, la mia speranza per un futuro migliore ha preso il volto luminoso di questi ragazzi e ragazze, pronti a cambiare il mondo”.
Infine Veronica ha lanciato un importante messaggio ai giovani che partecipano al Giubileo: “Vi invio un messaggio di profonda fraternità e speranza dal Myanmar. Siamo parte di una grande famiglia vincenziana, unita dalla fede e dalla volontà di servire i più poveri. La vostra solidarietà ci ricorda che non siamo soli. Abbracciamo insieme lo spirito della fraternità, impariamo gli uni dagli altri e portate avanti la fiaccola della speranza. Che San Vincenzo De Paoli vi ispiri a essere strumenti dell’amore e della misericordia di Dio in un mondo che ne ha bisogno”.
E per questo giubileo dei giovani sono ritornati dopo 25 anni i Papaboys, fondati nel 2000 da Daniele Venturi: “Da un Giubileo all’altro. Era l’agosto del 2000 quando ci siamo ritrovati a Tor Vergata, rispondendo all’invito di san Giovanni Paolo II. Venticinque anni dopo, nello stesso luogo, i Papaboys si preparano a stringersi attorno a papa Leone XIV per vivere il Giubileo dei Giovani, dal 29 luglio al 3 agosto 2025.
Ma questo non sarà soltanto un anniversario. Sarà un abbraccio, una chiamata, un ritorno. Nel venticinquesimo anno dalla nascita dell’associazione nazionale Papaboys e nell’anno in cui ci ha lasciati il suo Presidente e fondatore, Daniele Venturi, nasce un appello forte e chiaro: è tempo di ricompattarci, di riaccendere quella scintilla. E proprio in queste ore, l’associazione si sta ricostituendo”.
Infatti nel ricordo del fondatore è stata lanciata l’adesione a Papaboys 5.0: “Daniele Venturi ha dedicato oltre vent’anni della sua vita a trasmettere ai giovani il battito del cuore della Chiesa. Lo ha fatto attraverso il sito www.papaboys.org, raccontando il magistero e gli eventi dei pontefici, da Giovanni Paolo II fino a Francesco. Con la musica, con la scrittura, con la passione.
Ha creato premi dedicati al mondo della musica cristiana, ha raccontato la GMG di Rio 2013 in un e-book, ha fondato il PENSIERO settimanale, un periodico diffuso su WhatsApp, con contenuti freschi e interessanti, un’autentica finestra aperta sul mondo dei giovani. Oggi, quella sua eredità non può restare un ricordo. Siamo chiamati a portarla avanti. Se vuoi sapere come aderire alla nuova Associazione Nazionale Papaboys 5.0, se vuoi essere parte di questa rinascita, scrivi a: riapriamopapaboys@gmail.com. Il viaggio continua. Insieme”.
(Foto: Società San Vincenzo De’ Paoli)
Cecilia Brighi: nel Myanmar guerra contro l’umanità
Da alcuni mesi nel Myanmar la giunta militare ha intensificato gli attacchi aerei contro i civili, cercando di distruggere i centri abitati che non può controllare, poiché in questi 4 anni dal colpo di stato, decine di migliaia sono i soldati morti, feriti, che si sono arresi o che hanno disertato a favore delle forze della resistenza democratica, rendendo possibile la perdita di controllo di molte basi militari e della maggior parte del territorio, a favore delle forze di opposizione che, nonostante la totale assenza di sostegni internazionali, continuano a lottare per far vincere la ‘Rivoluzione di Primavera’ e costruire uno stato democratico e federale.
Con la strategia ‘brucia tutto, uccidi tutti’, oltre 100.000 abitazioni sono state distrutte dai raid della giunta, provocando 3.600.000 persone sfollate interne, 18.000.000 persone necessitano di assistenza umanitaria e 13.300.000 persone hanno gravi livelli di insicurezza alimentare; oltre 27.694 dissidenti sono stati arrestati, oltre 50.000 sono i morti, di cui oltre 8000 civili, secondo l’Acled che ha affermato come il panorama del conflitto in Myanmar sia ‘diventato il più frammentato al mondo con oltre 2600 nuovi attori non statali, che dal 2021 partecipano al conflitto rappresentando il 21% del totale dei gruppi armati non statali attivi in tutto il mondo’.
Inoltre nell’anno scolastico, iniziato in questo mese, molti bambini non potranno frequentare le lezioni, perché l’aiuto internazionale è inadeguato, come ha dichiarato Abdurahman Sharif, direttore umanitario senior di Save the Children International: “Nonostante l’enorme portata della crisi in Myanmar la risposta della comunità internazionale è stata tristemente inadeguata. In una crisi come quella che sta vivendo il Paese, i bambini hanno bisogno di aiuti salvavita e tra questi di istruzione, che è davvero un intervento salvavita”.
Per capire meglio la situazione nel Myanmar abbiamo chiesto delucidazioni alla segretaria generale dell’associazione ‘Italia-Birmania. Insieme’, Cecilia Brighi: “Dal 1^ febbraio 2021, la giunta militare birmana, tiene sotto assedio il paese. Il suo capo, Generale Min Aung Hlaing è accusato dalla Corte Penale Internazionale di crimini di guerra e contro l’umanità, mentre alla Corte Internazionale di Giustizia è pendente una richiesta di accusa per genocidio nei confronti della popolazione Rohingya. Il presidente Win Myint, la consigliera di Stato, Aung San Suu Kyi, i membri del governo precedente e decine di migliaia di democratici sono tutt’ora in carcere in condizioni di estrema precarietà, spesso vittime di torture e maltrattamenti.
La giunta militare ha così posto fine a un decennio di governo semi-democratico. Oltre 3.600.000 sono sfollati interni. L’’UNOCHA ha dichiarato che il numero di persone bisognose in Myanmar arriverà a oltre 20.000.000 entro l’anno. Ovvero più di un terzo della popolazione del Paese. Tra loro 6.300.000 bambini e 7.100.000 donne, che stanno pagando un prezzo straordinario visto che sono spesso vittime di stupri e violenze, usate come arma di guerra. Secondo l’UNDP quasi la metà della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà rispetto al 27% nel 2017. La giunta militare in realtà controlla solo un terzo del Paese, con le principali città: Yangon, Mandalay e la capitale, Naypyidaw. Nonostante questo, la giunta, non vuole cedere il proprio strapotere, e per potersi legittimare a livello internazionale, ha deciso di organizzare a fine 2025 elezioni politiche illegali, che potranno tenersi solo in alcune città ancora sotto il controllo militare”.
A ciò anche il terremoto non ha risparmiato la popolazione?
“Il devastante terremoto che ha colpito il cuore del paese ha causato 4.345 morti, 7,890 feriti e 210 dispersi. Oltre 300.000 edifici sono stati distrutti come pure quasi 5.000 km di strade e oltre 1.800 scuole, che hanno subito vari gradi di danni strutturali. Ma non basta. La giunta, anziché interrompere la sua brutalità di fronte a tanto immane dolore e disastro, ha continuato a bombardare i villaggi dell’area del sisma e nel resto del paese. . Centinaia di monasteri, pagode e moschee si sono letteralmente sbriciolati o gravemente danneggiati, come pure monumenti storici e culturali. Molti di questi monumenti sono sopravvissuti per centinaia di anni, ma nonostante le richieste, come per le moschee di Mandalay, nel corso degli anni non è stato fatto nessun intervento di messa in sicurezza sismica.
Il Paese non ha un sistema avanzato di allarme e di pianificazione sismica. Pochissimi sono gli strumenti scientifici operativi, tanto che le stime iniziali dello slittamento della faglia sono state calcolate utilizzando solo letture di sismografi lontani. La corruzione endemica ha poi autorizzato uno sviluppo urbanistico di cartone, concausa del crollo generalizzato di palazzi e case, compresa la nuova scintillante capitale, crollata come se fosse di burro, perchè pur essendo stata inaugurata nel 2005 è stata costruita senza rispettare alcuna misura antisismica pur sapendo che era al centro di una faglia importantissima. Non solo la giunta bombarda ma vi sono evidenze certe di distrazione degli aiuti umanitari. La corruzione che domina nell’esercito ha fatto il resto”.
Per quale motivo la situazione del Myanmar è invisibile in Occidente?
“Il paese è al centro di straordinari interessi geopolitici da parte di Cina e Russia che intendono controllare il Mar delle Andamane garantendo la sicurezza dei loro traffici commerciali e il controllo militare con un occhio all’Oceano Pacifico che è dietro l’angolo. L’invasione dell’Ucraina da parte di Putin e il conflitto mediorientale ha distolto l’attenzione globale e se si guarda all’Europa si è ritenuto di non voler disturbare la Cina, nei confronti della quale ci sono enormi interessi commerciali.
Se si aggiunge il fatto che Cina e Russia da sempre hanno bloccato l’adozione di misure vincolanti al Consiglio di Sicurezza Onu, il risultato è una paralisi e una indifferenza molto pericolosa, soprattutto perché ormai i tempi stringono e se la giunta come ha dichiarato intende indire le elezioni per il prossimo dicembre, pur in una parte residuale del paese, il risultato sarà che i paesi ASEAN e Cina, Russia e India le ratificheranno, garantendo una nuova legittimità ad una giunta in abiti civili. Oggi e non chi sa quando, l’Europa e i paesi democratici dovrebbero svegliarsi e sostenere con risorse economiche robuste l’opposizione democratica di quel paese.
Già da gennaio 2026 sarà troppo tardi. In Italia ricordiamo sempre la lotta della resistenza al nazifascismo, e il coraggio dei nostri partigiani. In Myanmar oggi vi è una situazione simile, una lotta non violenta del Movimento di Disobbedienza Civile e una resistenza armata non solo degli eserciti degli stati etnici ma anche degli oltre 100.000 giovani e ragazze che fanno parte delle People Defence Forces, coordinati dal Governo di Unità Nazionale che, senza aiuti internazionali, sta cercando di sconfiggere la giunta e costruire un paese democratico e federale, nel rispetto delle differenze etniche, religiose e con un ruolo forte delle donne”.
Quali problemi sta causando alla popolazione il congelamento degli aiuti imposto dal presidente statunitense?
“Se per esempio si guarda alla Birmania, nel 2024 USAID aveva destinato al paese sotto una delle più violente dittature al mondo circa 238.000.000 di dollari. Il 47% per aiuti umanitari. Immediati sono stati gli impatti negativi. Gli ospedali che servivano oltre 100.000 persone nei campi profughi in Thailandia hanno sospeso a tempo indeterminato il lavoro. Joe Freeman, ricercatore di Amnesty International per la Birmania ha dichiarato: ‘La decisione ha bruscamente chiuso gli ospedali nei campi profughi, ha messo a rischio di deportazione i difensori dei diritti umani in fuga e ha messo a repentaglio i programmi che aiutano le persone a prevenire le atrocità della giunta, a sopravvivere nelle zone di conflitto e a ricostruire le proprie vite in mezzo alle continue ondate di violenza’.
Il blocco dei fondi a sostegno dei progetti per la promozione della democrazia, pari a 39 milioni ha immediatamente prodotto danni spesso irrecuperabili. Moltissime piccole associazioni locali che beneficiavano dei contributi USA per e la tutela dei dissidenti, il sostegno ai rifugiati interni, l’assistenza sanitaria dei rifugiati interni, sono state costrette a chiudere. I media e le agenzie di stampa indipendenti birmane (dal colpo di stato ad oggi oltre 200 giornalisti sono stati arrestati) sono a rischio di sopravvivenza. Molti media democratici che si erano organizzati al confine tra Thailandia e Birmania sono stati costretti a tagliare personale e stipendi. Ko Nyan Lin Htet, caporedattore della Mekong News Agency, ha affermato che la macchina della propaganda del regime e i media statali cinesi ne trarranno vantaggio; la Cina è sempre in osservazione. Se i media indipendenti si restringono, la propaganda sostenuta dalla Cina si espanderà.
Allora per quale motivo la Cina appoggia la dittatura del Myanmar?
“Come ho accennato prima, la Cina ha straordinari interessi geopolitici, economici e commerciali. Il controllo del Mar delle Andamane, di fronte all’india è un primo motivo. La possibilità di trasportare le merci e il gas verso la provincia dello Yunnan che non ha sbocco al mare è un secondo motivo per il quale ha costruito un gasdotto e oleodotto che attraversa la Birmania. Ora sta realizzando una ferrovia una mega zona industriale e un porto profondo nello Stato Rakhine che dovrebbe avere la possibilità di dual use. Moltissimi sono gli investimenti infrastrutturali e industriali in corso.
Se si guarda alle terre rare, la Birmania è uno dei più grandi produttori di alcune terre rare pesanti la cui estrazione nel nord del paese è stata fino ad oggi in mano alla Cina. Ovviamente il primo problema per Pechino è garantire la stabilità del paese che è alle sue porte. Per questo sta attuando la politica dei due forni. Da una parte, quella prevalente, sostiene la giunta, ma aiuta anche alcuni gruppi etnici che vivono alla sua frontiera e oggi sostiene le elezioni illegali per rafforzare la giunta, visto che i paesi democratici sono deboli, divisi e scarsamente interessati ad avere una Birmania democratica”.
Quale spazio occupa la questione dei diritti umani nel Myanmar in Occidente?
“La questione dei diritti umani in generale gode di una attenzione altalenante e spesso legata ad approcci ideologici e vecchi come un vecchio approccio antimperialista legato agli USA che oggi bisogna ammettere con Trump alla Casa Bianca ha motivo per ritornare sulla cresta dell’onda, mentre poco si guarda alle aggressive politiche predatorie di Cina e Russia soprattutto in Africa, ma non solo”.
E’ possibile assicurare alla giustizia i responsabili dei crimini contro l’umanità?
“Come si è visto recentemente anche chi è accusato di genocidio o di crimini di guerra ottiene spesso un salvacondotto per viaggiare indisturbato, anzi viene rispedito a casa tranquillamente. Bisognerebbe lavorare per una revisione e rafforzamento del sistema multilaterale e per un maggiore riconoscimento internazionale e un migliore funzionamento della Corte penale internazionale e della Corte internazionale di giustizia. Stiamo invece scivolando verso quello che Cina e Russia vogliono: Un sistema multipolare, dominato dalle autocrazie e da paesi vassalli, che ha l’obiettivo di sgretolare le regole internazionali, soprattutto quelle legate ai diritti umani.
Ci dovremmo tutti svegliare prima che sia troppo tardi.
I diritti conquistati non sono inviolabili e soprattutto non sono garantiti per sempre. Quindi bisognerebbe mettere al centro delle politiche europee la dimensione sociale, dei diritti umani e dello sviluppo sostenibile. Maggiore coesione europea, voto a maggioranza, saranno centrali, senza dimenticare però che serve anche una politica di sicurezza e difesa comune. Comune e non moltiplicata per 27. Solo una Europa più forte e coesa sarà in grado di tutelare quanto abbiamo conquistato sino ad oggi sul terreno dei diritti umani”.
(Tratto da Aci Stampa)
Terremoto in Myanmar: ecco come aiutare
Venerdì 28 marzo un terremoto di magnitudo 7.7 ha colpito il Sud-est asiatico. L’epicentro è stato registrato in Myanmar, a 16 chilometri a nord-ovest della città di Sagaing, a una profondità di 10 chilometri. La situazione è drammatica e in continua evoluzione: subito dopo la prima scossa registrata intorno alle 12:50 ora locale (7:20 ora italiana) ne è stata registrata un’altra di magnitudo 6.5. Il terremoto in Myanmar ha avuto una magnitudo 300 volte superiore a quella del sisma di Amatrice del 2016 e 8 volte superiore alla più alta mai registrata in Italia (7.1 a Messina nel 1908).
Il terremoto ha avuto un forte impatto nelle principali città, tra cui Yangon, Mandalay, Naypyidaw, Sagaing, Aungpan, Bago, Kalay, Magway, Kyaukse, Muse e Yinmapin e alcune parti di Shan East e Taunggyi. Di conseguenza, ci sono stati danni significativi ai servizi pubblici e alle infrastrutture come monasteri, moschee, pagode, seminari e chiese, scuole, ospedali, banche, alberghi, aeroporti, edifici residenziali, ponti, strade ad alta percorrenza, nonché la fornitura di elettricità e le telecomunicazioni, interrotte in molte regioni del Paese, però Caritas Italiana è in contatto con Caritas Internationalis e segue con attenzione gli sviluppi e l’evolvere dell’emergenza. Esprimiamo tutta la nostra vicinanza alla popolazione del Myanmar e alla Chiesa locale, così duramente colpite da questa nuova tragedia, assicura don Marco Pagniello, direttore di Caritas italiana.
Nel frattempo la Caritas nazionale del Myanmar (KMSS, Karuna Mission Social Solidarity) e gli uffici diocesani hanno attivato e mobilitato il team per assistere la diocesi di Mandalay che è la più colpita. L’ufficio nazionale KMSS si sta coordinando con la diocesi KMSS-Mandalay per il piano di valutazione e risposta rapida dei bisogni. Dopo quattro ore in cui le scosse si sono ripetute, KMSS è stata in grado di organizzare la sessione di orientamento alla valutazione rapida dei bisogni con la partecipazione di alcuni uffici diocesani:
“I team dei soccorritori sono riusciti ad arrivare a Mandalay, la zona più colpita dal sisma del Myanmar. Le difficoltà delle prime ore sono state le comunicazioni interrotte, non solo telefono e internet, ma anche quelle fisiche, con i ponti crollati e le strade inagibili. Ora è dunque cominciata la raccolta dei bisogni, per poi lanciare operazioni di risposta di primissima emergenza. Tutto questo mentre si scava a mani nude per salvare vite umane”.
Quindi è possibile contribuire agli interventi di Caritas Italiana per l’emergenza, utilizzando il conto corrente postale n. 347013, o donazione on-line, o bonifico bancario specificando nella causale ‘Emergenza Myanmar’ tramite: Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma – Iban: IT 24 C 05018 03200 00001 3331 111; Banca Intesa Sanpaolo, Fil. Accentrata Ter S, Roma – Iban: IT 66 W 03069 09606 100000012474; Banco Posta, viale Europa 175, Roma – Iban: IT 91 P 07601 03200 000000347013; UniCredit, via Taranto 49, Roma – Iban: IT 88 U 02008 05206 000011063 119.
Anche le organizzazioni umanitarie italiane presenti nel Paese si stanno già riorganizzando per rispondere ai nuovi bisogni. Una lista delle campagne di raccolte fondi che si possono sostenere. Fondazione Avsi è presente nel Paese dal 2007 e dal 2021 è impegnata in progetti di emergenza e sviluppo nelle aree interessate dal conflitto: “Siamo in contatto con i nostri colleghi birmani, stiamo verificando come stanno i 600 bambini sostenuti a distanza da famiglie italiane, che terremo informate, e tutte le persone coinvolte nei nostri progetti implementati nell’area dell’epicentro del terremoto in Myanmar. Le comunicazioni con il Paese però sono molto difficili”, ha sottolineato Guido Calvi, responsabile progetti dell’Avsi, che ha aperto una raccolta fondi ‘Emergenza terremoto in Myanmar’ per supportare la popolazione.
I progetti di AVSI si sviluppano a 200 km dall’epicentro del terremoto: “Non c’è ancora un bilancio delle vittime e una stima dei danni. Ma già prima del terremoto la rete elettrica, le infrastrutture, i trasporti erano molto compromessi a causa del conflitto in corso. Il team aiuto umanitario di Avsi sta valutando l’impatto e le necessità, ma è già certo che migliaia di persone avranno bisogno di cibo, kit sanitari, beni di prima necessità, riparo e assistenza. In questo preciso momento è incredibilmente difficile raggiungere le comunità colpite e fare assessment” . Si può donare online sul sito di AVSI oppure con bonifico bancario intestato a FONDAZIONE AVSI presso Unicredit SPA IBAN: IT 22 T 02008 01603 000102945081 BIC (Swift code): UNCRITMM; con bollettino postale sul conto corrente postale n. 000000522474 intestato a FONDAZIONE AVSI ONLUS ONG.
Le scosse hanno causato ingenti danni anche in Thailandia e sono state avvisate altrove nella regione. Le scosse hanno causato ingenti danni anche in Thailandia e sono state avvisate altrove nella regione, come ha testimoniato Save the Children: “I primi rapporti presentano numerose vittime in entrambi i Paesi, sebbene i numeri esatti non possano essere verificati a causa delle strade bloccate e delle comunicazioni interrotte. I primi rapporti presentano numerose vittime in entrambi i Paesi, sebbene i numeri esatti non possano essere verificati a causa delle strade bloccate e delle comunicazioni interrotte. I primi rapporti presentano numerose vittime in entrambi i Paesi, sebbene i numeri esatti non possano essere verificati a causa delle strade bloccate e delle comunicazioni interrotte. In Myanmar sino 6,7 i milioni di bambini nelle aree del Paese interessato dal Sisma”.
L’ong lavora in Myanmar dal 1995, fornendo programmi salvavita di assistenza sanitaria, cibo e nutrizione, istruzione e protezione dell’infanzia. Per sostenere l’attività di Save the Children in emergenza: https://dona-ora.savethechildren.it/dona-anche-tu-emergenza-adesso.
Mentre Rosario Valastro, presidente della Croce Rossa Italiana, annuncia un’azione di sostegno al Myanmar e ai territori interessati dal terremoto. Al link https://dona.cri.it/terremoto-myanmar la raccolta fondi della CRI per far fronte a questa grave crisi: “Siamo vicini alla popolazione del Myanmar colpita duramente dal terremoto di magnitudo 7,7 che stamattina ha distrutto vite, edifici e infrastrutture gettando nel panico un intero Paese. A questo scopo, per far sentire la nostra vicinanza davanti a questo drammatico evento, abbiamo aperto una raccolta fondi per sostenere le necessità di questa comunità e aiutare la Croce Rossa del Myanmar a far fronte ai bisogni del momento. Questa terribile scossa ha riportato ai nostri occhi il ricordo della devastazione seguita ai terremoti de l’Aquila e di Amatrice, due momenti che hanno segnato per sempre la recente storia del nostro Paese e che ci hanno visti impegnati in prima fila al fianco della popolazione, di chiunque fosse in difficoltà. Vi siamo vicini”.
Anche l’ong Azione Contro la Fame sta mobilitando le sue squadre per rispondere alla popolazione colpita e fornire acqua potabile, servizi igienico – sanitari, assistenza nutrizionale e supporto alle famiglie sfollate. A questo link donazioni.azionecontrolafame.it/emergenza-myanmar la campagna di raccolta fondi lanciata dall’organizzazione.
WeWorld ha avviato una raccolta fondi al link www.weworld.it/sostienici/campagne/emergenza-terremoto-myanmar per sostenere le attività che saranno messe in campo dal partner ChildFund presente nel Paese fin dal 2012. L’obiettivo, precisa l’ong è di essere al fianco «della popolazione del Myanmar per identificare i bisogni più urgenti e avviare i primi interventi di emergenza».
Anche le squadre di Fondazione Cesvi sono immediatamente intervenute per valutare i danni e rispondere ai bisogni urgenti della popolazione. Le zone di Mandalay e Shan State , già interessate da programmi Cesvi di educazione in emergenza e nutrizione a sostegno delle popolazioni sfollate dalla guerra civile, sono tra le più colpite, come ha dichiarato ha dichiarato Stefano Piziali , direttore Generale del Cesvi: “Le nostre squadre di soccorso hanno raggiunto le aree più colpite non lontane da quelle dove operiamo da tempo. Purtroppo, una delle nostre squadre presenti nella zona del sisma ha registrato un ferito , ma fortunatamente gli altri cinque colleghi dati inizialmente per dispersi sono stati ritrovati sani e salvi.
La situazione è estremamente grave: le comunicazioni sono interrotte, ospedali e servizi pubblici risultano tra le infrastrutture più danneggiate , e anche i collegamenti elettrici e telefonici sono compromessi. La nostra priorità ora è verificare se vi siano scuole colpite e bambini in condizioni critiche. Stiamo intervenendo nell’immediato, ma con i partner di Alliance2015 stiamo già pianificando una risposta integrata di medio-lungo periodo”. Per sostenere l’intervento di Cesvi in Myanmar, è possibile effettuare una donazione attraverso il seguente link: donazioni.cesvi.org/terremotomyanmarorg.
L’Aquila non dimentica i morti del terremoto del 2009
Un fascio di luce, acceso nel cortile centrale del Palazzo de L’Aquila, ha illuminato la notte del ricordo nel 15^ anniversario del terremoto che il 6 aprile 2009 provocò 309 vittime, sconvolgendo la vita del capoluogo abruzzese e di altri 55 comuni in Abruzzo. Un appuntamento che negli anni è cambiato ed ha evoluto la sua forma, senza mai cessare di rappresentare un momento di riflessione, di condivisione e segno di rinascita per una comunità che guarda al futuro senza lasciare dietro il passato.
A rappresentare il futuro due giovani aquilani entrambi nati nel 2009 ed iscritti al Conservatorio cittadino, chiamati ad accendere il braciere al Parco della Memoria al termine del percorso a piedi, partito da via XX Settembre, nei pressi del Tribunale: si tratta di Elisa Nardi, che per il suo percorso di formazione musicale ha intrapreso lo studio delle percussioni, e Tommaso Sponta, studente di violoncello.
Nell’omelia il card. Giuseppe Petrocchi ha invitato a non perdere la memoria di quell’evento tragico: “Facciamo memoria, nella liturgia, delle 309 vittime di quella catastrofica calamità; come anche di Coloro che sono deceduti successivamente, a causa dei traumi subìti. Portiamo nel cuore e nelle nostre preghiere il dramma di quanti sono stati profondamente feriti nella mente, negli affetti e nelle situazioni ‘esistenziali’ da quegli eventi distruttivi”.
La memoria accomuna: “Ricordiamo pure gli abitanti, delle aree a noi vicine, che hanno perso la vita o sono stati colpiti nelle rovinose ‘repliche telluriche’ del 2016-2017. Raccogliamo, nella nostra invocazione e solidarietà fraterna, tutte le Persone che hanno patito, in altre parti del mondo e nelle diverse epoche, questo stesso ‘martirio sismico’. Il terremoto del 2009 costituisce un ‘osservatorio’ sulle tragedie del mondo: le vittime di quella immane disgrazia sono ‘Compagni di sorte’ di altri Soggetti sui quali si sono abbattute le violenze di conflitti e di calamità dirompenti”.
Un anniversario che si è svolto nel periodo pasquale per meditare sulla rinascita della vita: “Facciamo nostra questa solenne ‘attestazione’ del Credo: la Pasqua di Gesù ci ha reso certi che la morte dei discepoli non rappresenta lo sfacelo ultimo e definitivo dell’esistenza, ma è passaggio alla Vita eterna: quella che non muore più. Stasera siamo riuniti qui proprio per proclamare, insieme al dolore per le vittime del sisma, la nostra certezza che il vincolo di unità, che ci ha legato a loro, non si è spezzato, ma si è stretto ancora più forte: perché in esso è stato impresso il sigillo dell’amore evangelico.
Sperimentiamo dolorosamente il ‘lutto’, che non viene meno perché è sacro, ma senza esserne sopraffatti: ha la meglio l’annuncio della Pasqua, che abbiamo ricevuto e accolto. Se è vero, infatti, che ‘tutto passa’, è ancora più vero, nella Carità, che ‘tutto resta’: infatti, l’amore autentico è siglato dal ‘per sempre’; ed ogni affetto, che dura solo a ‘tempo determinato’, non è amore, ma emozionalità volubile e inaffidabile”.
L’omelia dell’arcivescovo della città è stato un invito a non disperare in quanto concittadini del Regno di Dio: “Sappiamo che ‘Cielo’ e ‘Terra’ sono congiunti nel Signore, anche se, durante lo scorrere dei nostri giorni, questa ‘saldatura’ non si è ancora interamente compiuta. Siamo già tutti ‘Con-cittadini’ del Regno di Dio, anche se con diverse ‘titolarità’: i nostri Fratelli, che dimorano “lassù”, hanno già una appartenenza piena e definitiva; noi, che abitiamo ‘quaggiù’, camminiamo per raggiungerli nella stessa Patria celeste.
In questa assemblea liturgica ‘Loro’ non sono assenti, ma si rendono realmente presenti, nella stessa Famiglia degli ‘Ammessi alla Vita’. Per tale ragione, nel corso della celebrazione, ne vengono evocati i nomi: si tratta di una scansione solenne, a voce alta; dimostrazione che, nella loro vicenda, rifiutiamo qualunque ‘amnesia’ anagrafica ed esistenziale. Tuttavia la nostra memoria non intende rimanere solo ‘retroflessa’, cioè ripiegata all’indietro, ma vuole proiettarsi in avanti, sviluppando la capacità di affrontare creativamente il futuro”.
In questo senso la fede ha forgiato la comunità: “La luce della fede ha compiuto il ‘miracolo’ di far germogliare, in noi e tra di noi, il fiore prezioso della ‘consolazione’, che si espande dal grande albero della Speranza. Ma questo ‘approccio cristiano’ ha pure contribuito a forgiare atteggiamenti sociali ‘adeguati’, per sostenere una efficace ‘risposta ricostruttiva’ alla sfida lanciata dal sisma”.
La città non si è lasciata vincere dal pessimismo: “Dopo aver sperimentato la furia demolitiva del terremoto, L’Aquila non si è fermata: non ha messo la ‘marcia indietro’ della ‘rassegnazione perdente’, ma è subito ‘ripartita’ attivando una reazione coraggiosa e fattiva: si è spinta in avanti, accelerando il ‘ritmo operativo’ del suo robusto ‘motore’ religioso, etico e sociale. Così è stata avviata la grande e faticosa impresa della ‘rinascita’: avventura corale e permanente, tesa a riguadagnare la fiducia nel presente, custodendo con fierezza i valori del passato, per riaprire le prospettive di un promettente avvenire. La Comunità, al completo, si è mobilitata per ‘ri-edificare’ non solo ‘come’ prima, ma ‘meglio’ e ‘più’ di prima: in tutti i campi!”
Quindi è stato un invito a riconoscere la provvidenza, come l’apostolo Pietro dopo la pesca miracolosa: “Ricordiamo che il Signore ci parla attraverso il Vangelo e nella Comunità ecclesiale, come anche ‘dentro’ la nostra coscienza e per mezzo degli eventi che ci accadono. Sta a noi imparare a cogliere la Sua volontà, facendo il giusto discernimento e agendo con la dovuta coerenza: proprio questa fedeltà ci consentirà di ‘riconoscere’ e accogliere Gesù, dicendo, come Pietro: ‘è il Signore!’
La Provvidenza di Dio ci ha accompagnato in questi 15 anni, consentendoci di attraversare la tragedia del sisma, dirigendoci però verso orizzonti di speranza, e conquistando novità inedite e di maggior valore. Il dolore per il ‘distacco’ dalle Persone care rimane radicato nella nostra anima: e continuerà ad ardere nel cuore, come una lampada perenne, alimentata da un amore che non si spegne e attende il momento del ricongiungimento”.
(Foto: diocesi de L’Aquila)
Papa Francesco ai sindaci: porre attenzione alla sostenibilità
Federazione Nazionale Società di San Vincenzo De Paoli ed Acli: vicinanza alle popolazioni del Marocco e della Libia
Il Marocco è stato devastato nella notte di venerdì 8 settembre scorso da una forte scossa di terremoto (magnitudo 6.8 della scala Richter). Colpita in particolare la regione di Marrakech. Caritas Rabat si è attivata con la sua Equipe, sta contattando le parrocchie colpite e si sta organizzando per l’assistenza alle persone sfollate. E papa Francesco ha pregato per la popolazione del Marocco a conclusione dell’Angelus di domenica 10 settembre:
Papa Francesco: lo zelo apostolico è un invito alla carità
“Il mio pensiero va alle popolazioni della Libia, duramente colpite da violente piogge, che hanno provocato allagamenti e inondazioni, causando numerosi morti e feriti, come anche ingenti danni. Vi invito ad unirvi alla mia preghiera per quanti hanno perso la vita, per i loro familiari e per gli sfollati. Non manchi la nostra solidarietà verso questi fratelli e sorelle, provati da così devastante calamità.
Terremoto: la solidarietà italiana al popolo del Marocco
Al termine della recita dell’Angelus domenicale papa Francesco ha pregato per le vittime del terremoto che la notte di venerdì scorso ha colpito la popolazione del Marocco: “Desidero esprimere la mia vicinanza al caro popolo del Marocco, colpito da un devastante terremoto. Prego per i feriti, per coloro che hanno perso la vita (tanti!) e per i loro familiari. Ringrazio i soccorritori e quanti si stanno adoperando per alleviare le sofferenze della gente; il concreto aiuto di tutti possa sostenere la popolazione in questo tragico momento: siamo vicini al popolo del Marocco!”



























