Papa Francesco affida la Via Crucis al carcere di Padova

Papa Francesco ha scritto una lettera al direttore de ‘Il Mattino di Padova’, Paolo Possamai, nella quale ha detto che le meditazioni della Via Crucis di quest’anno sono state scritte dalla parrocchia della Casa di Reclusione ‘Due Palazzi’, ricordando che questo è anche l’anno di ‘Padova Capitale Europea del Volontariato 2020’, ma anche la ‘paura’ che molti vivono per il coronavirus:

“Scrivo a voi, dunque, per scrivere simbolicamente a tutti. La sofferenza e la morte che, come in altre parti d’Italia, state vivendo a causa del virus è per me motivo di preghiera e vicinanza umana. E’ anche la ragione della speranza cristiana: anche in questi momenti Dio ci sta parlando. Spetta all’uomo saper cogliere, dentro a questa voce, una guida per continuare a costruire, quaggiù, un pezzettino del Regno di Dio”.

A scandire la Via Crucis presieduta da papa Francesco saranno 14 storie intrecciate con la vita delle persone detenute ma anche con quella degli agenti di polizia penitenziaria, degli educatori carcerari, dei volontari, di coloro che amministrano la giustizia, raccolte da don Marco Pozza, teologo e cappellano della Casa di Reclusione Due Palazzi, e Tatiana Mario, giornalista e volontaria, che raccontano la loro esperienza in un momento assai difficile per il Paese alle prese con l’emergenza Coronavirus e con le proteste nelle carceri.

Però questa situazione può essere occasione di mostrare un senso di responsabilità: “Questa situazione di pericolo, però, è anche un’occasione per vedere di che cosa sono capaci gli uomini e le donne di buona volontà. Penso a chi, in questi giorni, si sta impegnando oltre il dovuto: il personale medico e paramedico innanzitutto. La buona volontà, sempre unita ad un forte senso di responsabilità e di collaborazione con le apposite autorità competenti, diventa un valore aggiunto di cui il mondo ha estremo bisogno”.

La volontà è collegata al volontariato: “Volontà è un termine che richiama il volontariato: un tema che per tutto quest’anno si abbina a Padova. Per la vostra città è un’occasione meravigliosa di raccontare al mondo il vostro DNA fatto di uso generoso del tempo e di condivisione dei talenti. Conosco il buon cuore della gente veneta: siate orgogliosi della vostra storia e responsabili di tutto il bene seminato da chi vi ha preceduto. Se immagino la carità come fosse un romanzo, allora ci sono dei capitoli bellissimi che sono stati scritti a Padova e poi messi a disposizione di tutti”.

Nella lettera il papa ha fatto riferimento al motto ‘Ricucire insieme l’Italia’, scelto come filo conduttore dell’anno: “Ricucire è un verbo che richiama la cucitura e il rammendo, operazioni che si mostrano necessarie maggiormente dopo uno strappo, una ferita.

Oggi siamo sottoposti alla tentazione di gettare invece che riparare, di sfasciare piuttosto che ricucire: è la sorte che riserviamo non solo agli oggetti, ma anche alle persone, soprattutto a quelle più indifese. Le storie personali degli uomini e delle donne, però, sono il patrimonio più importante che abbiamo: a nessuna di loro dovrebbe essere rifiutato uno sguardo amorevole di attenzione e un gesto di bontà. Gesti che raccontino quanto l’altro, a prescindere dalla situazione di vita in cui si trova, è importante e amato”.

Ed ha spiegato il motivo dell’annuncio dal giornale patavino: “Ho scelto di dare l’annuncio dalle pagine del suo giornale perché mi piacerebbe che questa mia scelta fosse una carezza alla sofferenza di questi giorni. Una carezza simbolica che, da ‘Padova Capitale Europea del Volontariato 2020’, possa estendersi a tutte le altre città che condividono questo momento e, contemporaneamente, stanno dando al mondo testimonianza di buona volontà. La storia grande è fatta di tante storie piccole, locali, particolari che hanno una bellezza tutta loro”.

Ha anche spiegato la scelta di affidare le meditazioni della Via Crucis a chi ‘abita’ il carcere: “Il carcere è un caleidoscopio di situazioni ed è sempre forte il rischio di raccontarne un particolare a scapito dell’insieme. La risurrezione di un uomo non è mai opera di un singolo, ma di una comunità che lavora alleandosi assieme”.

Davanti alla lettura delle riflessioni il papa non ha nascosto la propria commozione: “Quando ho letto le meditazioni scritte mi sono commosso: mi sono sentito molto partecipe di questa storia, mi sono sentito fratello di chi ha sbagliato e di chi accetta di mettersi accanto a loro per riprendere la risalita della scarpata.

Sono consapevole che non è semplice armonizzare giustizia e misericordia: laddove questo riesce, però, il guadagno è a favore di tutta la società. Ringrazio la parrocchia del carcere e, insieme a loro, ringrazio tutte le persone che operano a favore di questo mondo ristretto: Dio benedica il buon cuore di chi sfida l’indifferenza con la tenerezza”.

E dal giornale il direttore, Paolo Possamai, elogiando il volontariato, ha ringraziato il papa per la lettera inviata: “… chi è dunque il volontario? Colui che per propria scelta, con buona voglia e volentieri, si accorge di colui che ha meno e provvede. Senza velleità, senza volubilità ma con costanza, senza ricerca di piacere personale… 

Il volontario sono i ragazzi che in occasione dell’acqua ‘granda’ a Venezia nel novembre scorso si sono mobilitati per aiutare chi era prostrato. Il volontario sono anche i medici e gli infermieri che in questi giorni lavorano ben oltre il loro contratto di lavoro per soccorrere i malati alle prese con il contagio o con il panico da virus. Il volontario potrebbero essere le migliaia di giovani che in queste settimane sono privati della scuola dal virus e potrebbero dare una mano, per esempio, agli anziani impossibilitati a uscire di casa”.

Anche lo scrittore e collaboratore del giornale, Ferdinando Camon, ha ringraziato il papa per la lettera, ricordando ciò che è Padova: “Che la città dove scriviamo e stampiamo questo giornale venga riconosciuta come ‘Capitale Europea del Volontariato’ è un traguardo della Chiesa che qui predica e forma le coscienze, dell’università che richiama studenti da tutte le Venezie e da tutto il mondo e costruisce giorno per giorno la loro cultura, tecnica scientifica umanistica ma sempre e anzitutto morale, dei Centri Missionari che spediscono educatori e benefattori in tutti i continenti, specialmente nelle zone più disagiate, del Cuamm, che manda medici a curare e salvare vite nelle zone dell’Africa dove c’è bisogno assoluto di assistenza e nessun altro la fornisce, del Centro Comboniano dove i giovani che si radunano con la vocazione di fare del bene non vedono l’ora di partire… Ma è anche un traguardo nostro, Santità, di noi che facciamo questo giornale, seguiamo giorno per giorno, ora per ora, la vita di coloro che qui vivono, e la descriviamo, con lo scopo di favorire il suo miglioramento”.

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